Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 703 del 10/11/2005
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(Iniziative per ridurre la misura dell'economia sommersa - n. 3-05149)

PRESIDENTE. L'onorevole Pagliarini ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-05149 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 2).

GIANCARLO PAGLIARINI. Signor Presidente, signor ministro, pochi giorni fa, mentre si discuteva della legge finanziaria, è venuto in Commissione il presidente dell'ISTAT che ha fornito un documento intitolato: «La misura dell'economia sommersa secondo le statistiche ufficiali».
Da tale documento emerge che il sommerso corrisponde a circa 200 miliardi di euro all'anno. Per dare un'idea della cifra, ricordo che l'intera IRPEF incassata dallo Stato e dagli enti locali corrisponde a circa 137 miliardi di euro. Quindi, si tratta di una cifra veramente enorme e pertanto le chiediamo quale iniziativa intenda adottare il Governo - soprattutto (ci auguriamo) con lo strumento del federalismo fiscale, adesso che sono conclusi i lavori dell'Alta commissione di studio - per ridurre questo dato, davvero incredibile e non degno di un paese civile.

PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevole Pagliarini, il fenomeno dell'economia sommersa esprime un problema di estrema complessità dovuto a diversi fattori. Il cosiddetto federalismo fiscale, dal canto proprio, è espressione di sintesi di un insieme di regole che, una volta attuate, realizzeranno strumenti di delocalizzazione dei livelli di governo della leva fiscale e produttiva e del gettito destinato alle regioni e agli enti locali.
Con riguardo a quanto richiesto, si può osservare che una parte cospicua della manovra finanziaria posta in cantiere dal


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Governo per quest'anno è appositamente impegnata ad irrobustire l'impegno operativo nella lotta all'evasione, rispetto al quale il contrasto del fenomeno dell'economia sommersa è una componente. In particolare risalta l'articolo 1 del recente decreto-legge, n. 203 del 2005, con il quale si richiamano i comuni ad un intenso rapporto collaborativo con l'amministrazione finanziaria centrale nell'azione di contrasto all'evasione fiscale e di recupero di basi imponibili, oggi riparate fra le pieghe dell'economia sommersa.
La norma risulterà anche migliorata una volta approvata la sua integrazione nell'ambito del più ampio intervento emendativo predisposto dal Governo e del quale lo stesso sta ottenendo la fiducia al Senato. Ne conseguirà uno strumento prezioso di interazione comuni-Stato nello sforzo di individuazione capillare di sacche di economia sommersa con soddisfazione, peraltro, dell'impegno concreto che verrà profuso dagli enti locali, tramite la riserva ai comuni di una quota finanziaria non indifferente, pari al 30 per cento, del maggior gettito riscosso a titolo definitivo proprio grazie all'azione utile posta in essere dalle amministrazioni locali. I risultati indicati dal Ministero nell'atto di indirizzo per il conseguimento degli obiettivi fiscali fanno emergere già nel 2004 il carattere strategico del disvelamento delle pratiche che danno vita a fenomeni di economia sommersa. Conseguentemente, seppur nell'ambito del più ampio processo di prevenzione e contrasto all'evasione, l'azione dell'Agenzia delle entrate è stata ed è tuttora diretta da un lato a una maggiore incidenza dell'attività di intelligence e dall'altro, ricorrendone i presupposti, al sistematico controllo volto a rilevare l'impiego di lavoratori non in regola con la normativa previdenziale e fiscale.
Per parte sua, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha rappresentato che, in ottemperanza a quanto previsto dalla direttiva generale per l'azione amministrativa del 2005, la direzione generale per l'attività ispettiva ha individuato gli obiettivi strategici della propria attività per l'anno in corso, fra i quali rientrano proprio le azioni di contrasto al lavoro irregolare.
Per quanto concerne il fenomeno del cosiddetto «sommerso totale», per l'anno in corso sono state effettuate anche ulteriori previste verifiche ispettive finalizzate soprattutto al miglioramento dei risultati qualitativi dell'attività, da realizzare mediante una più mirata selezione delle realtà aziendali da sottoporre a controllo, con particolare riguardo alle aziende maggiormente a rischio di fenomeni di lavoro sommerso.
Gli ambiti di attività cui rivolgere prioritariamente l'azione di vigilanza sono i seguenti: il lavoro irregolare di cittadini stranieri immigrati; il lavoro nel settore dell'agricoltura; il lavoro nel settore dei pubblici esercizi; il lavoro minorile. Particolare attenzione, tenuto conto della diffusione di forme di lavoro irregolare, è indirizzata al settore edile, per verificare non solo l'esistenza di fenomeni di lavoro sommerso, ma anche le complessive condizioni di sicurezza e di igiene dei luoghi di lavoro.

PRESIDENTE. L'onorevole Pagliarini ha facoltà di replicare.

GIANCARLO PAGLIARINI. Signor ministro, la parola giusta l'ha detta, ed è «delocalizzazione», però l'ha detta una volta sola, e se l'avesse detta dieci volte, sarebbe stato meglio; se poi l'avesse detta venti volte, sarebbe stato ancora meglio.
In sostanza, il «nero» è pari a circa 200 miliardi di euro. Se gli evasori pagassero le tasse - supponiamo il 30 per cento - gli enti locali incasserebbero una somma pari a circa tutto quello che oggi incassano dall'IRES, dalla famigerata IRAP e dall'ICI pagata ai comuni. Incasserebbero circa la stessa cifra. Quindi, se si combattesse efficacemente l'evasione fiscale, potremmo eliminare l'IRES, l'IRAP e l'ICI, tanto per dare un'idea e per far capire di cosa stiamo parlando. Inoltre, la pressione fiscale ufficiale è pari al 42 per cento, ma nel cento c'è il «nero» e togliendo il «nero» paghiamo più tasse della Svezia.


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Il punto, signor ministro, è che lo Stato da sempre dice che vuole combattere l'evasione fiscale, ma la verità è che ci riesce solo in parte. Ad esempio, nel 1992 l'evasione era pari al 12,9 per cento del PIL e oggi siamo al 14, 8: dunque, è strutturale. La soluzione è, per forza di cose, nel federalismo fiscale, in modo da ottenere una più forte contrapposizione di interessi. L'articolo 119 della Costituzione prevede che comuni, province e regioni dispongano di una compartecipazione al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio. Se il mio vicino di casa evade, mi danneggia, e dunque c'è la contrapposizione di interessi.
Pertanto chiediamo al Governo, oltre alle iniziative certamente utili da lei riferite, di presentare al Parlamento la relazione sul lavoro svolto dall'Alta commissione di studio per la definizione del federalismo fiscale, come previsto dalla legge, nonché una relazione sugli indirizzi e sui tempi previsti per l'attuazione dell'articolo 119 della Costituzione, che prevede che comuni, province e regioni dispongano di una compartecipazione sui tributi riferibili al loro territorio.

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