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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Milana. Ne ha facoltà.
RICCARDO MILANA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nonostante la disattenzione che ha caratterizzato l'intero andamento della discussione sui provvedimenti in esame, corre l'obbligo a tutti noi di prestare la necessaria attenzione a un problema fondamentale per il nostro paese. È in atto una discussione intorno agli andamenti di finanza pubblica, sul loro controllo e sulle loro dinamiche, e nonostante il tentativo del Governo e della
maggioranza di far passare in secondo piano questo dibattito, vi è un problema particolarmente grave, che non possiamo eludere. La finanza pubblica è - e lo dimostrano questi vostri dati - decisamente fuori controllo.
Non basta il modo un po' singolare con il quale si continua ad intervenire in materia di bilancio e di assestamento per nascondere quello che state provocando: un vero e proprio buco nella finanza pubblica. C'è stato, negli anni scorsi, un grande dibattito su tale vicenda. Credo che questo dibattito non possa esaurirsi oggi e che quello che avete prodotto peserà come un macigno nei prossimi mesi e nei prossimi anni sul Governo e sulle finanze del paese.
Dunque, nonostante una certa disattenzione e nonostante il modo in cui è stato condotto il dibattito, si è predisposto un atto e lo si è sottoposto alla discussione del Parlamento, e contemporaneamente lo stesso Governo che ha predisposto l'atto ha presentato ben due manovre correttive. Ciò segnala la preoccupante condizione in cui versa la finanza pubblica nel nostro paese.
Nel corso della discussione sulle linee generali abbiamo fatto notare ai colleghi e soprattutto al Governo l'esigenza di una maggiore accuratezza nella predisposizione di tali atti, in particolare dell'assestamento. L'impressione ampiamente diffusa è che il Governo continui a interpretare carattere e forma dei documenti in esame in maniera estremamente riduttiva. Gli stanziamenti iscritti per le varie voci di spesa vengono determinati secondo logiche meramente inerziali, di passiva riproduzione delle previsioni dell'anno precedente, salvo limitati aggiustamenti. Il carattere formale dei disegni di legge di bilancio, di rendiconto e, soprattutto, di assestamento, deve intendersi nel senso che non può procedersi, mediante tali provvedimenti, alla modifica di leggi sostanziali di spesa, e non invece, come tende a fare il Governo, nel senso che risulterebbe precluso a tali provvedimenti qualsiasi margine di manovra.
Assistiamo quindi, nel provvedimento sull'assestamento del bilancio, alla rappresentazione di dati che riproducono solamente in parte l'andamento effettivo dei saldi di finanza pubblica. Questo avviene da alcuni anni, anche per il sempre più frequente ricorso, da parte del Governo, a manovre correttive che incidono e hanno inciso direttamente sulla grandezza del bilancio e che, ciononostante, vengono poste in essere sempre in altra sede. La vicenda di questi giorni, di queste settimane è, da questo punto di vista, decisamente emblematica.
Ci troviamo cioè di fronte ad un Governo che, mentre predispone gli atti di assestamento di bilancio, su un altro binario fa partire ben due manovre correttive, con l'esilarante gag del ministro dell'economia Tremonti che spiega quanto è stato bravo. Egli, infatti, ha contato le ore durante le quali è stato in carica per preparare una finanziaria, sulla quale poi tornerò (al Senato sta assumendo tutt'altro aspetto); in questa vicenda, però, vi è stato un secondo tempo e poi un terzo tempo. Noi, in questa situazione, ci aspettiamo anche altre puntate, come se invece di un rigoroso esame dei conti pubblici stessimo predisponendo un esilarante serial televisivo...
Tra l'altro, la tecnica di apportare questi aggiustamenti in corso d'opera pone in essere un'operazione di vero e proprio illusionismo contabile che, dal punto di vista degli effetti sostanziali (non potrebbe essere diversamente), si dimostra assai precaria.
Inoltre, le varie manovre poste in essere negli anni scorsi, dal cosiddetto decreto «taglia spese» per la riduzione degli stanziamenti, con il ricorso alla cosiddetta regola del due per cento, per proseguire con l'ulteriore riduzione degli stanziamenti relativi ai consumi intermedi e agli investimenti fissi lordi (disposti, appunto, con i decreti in questione), sono accomunate da difetti di impostazione. I dati a disposizione, a partire dagli elementi di giudizio forniti dalla Corte dei conti e
dallo stesso ISTAT, evidenziano che questo tipo di manovre raramente riesce a conseguire i risultati attesi.
La contrazione della spesa che il Governo rivendica orgogliosamente - e del tutto immeritatamente -, attribuendole una rilevante valenza politica e economica, si riduce, alla prova dei fatti, a ben poca cosa. Ripeto, basta pensare al caso della regola del due per cento, che il ministro Siniscalco aveva prospettato come un'innovazione di carattere quasi rivoluzionario, ma che, alla prova pratica, non ha impedito una crescita della spesa (superiore anche alle previsioni tendenziali), anziché il suo contenimento.
Il quadro è ulteriormente aggravato dalla cosiddetta esplosione del fenomeno delle eccedenze di spesa, che si presta anche alla copertura di operazioni finanziarie poco trasparenti.
Si rinuncia quindi ad una serie di analisi di fattori che determinano gli andamenti della spesa pubblica e alla realizzazione degli interventi praticabili e sostenibili per il suo contenimento.
Un approccio diverso avrebbe implicato ben altre capacità di governo della finanza pubblica, in primo luogo attraverso un reale rafforzamento del monitoraggio dei comportamenti posti in essere dai diversi centri di spesa e l'attivazione dei controlli di gestione, in cui questo Governo non ha mai creduto, e che sarebbero invece indispensabili per verificare il livello di efficienza delle amministrazioni pubbliche, per raffrontare le risorse a disposizione con i risultati ottenuti. Ma la logica portata avanti in questi anni è ben altra. E credo che il considerevole peggioramento del saldo netto da finanziare ne sia in qualche modo la dimostrazione.
Tra l'altro, il disegno di legge recante disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato, sul quale esprimeremo voto contrario, non riporta l'andamento critico del gettito tributario e gli esiti prodotti dall'autotassazione. Si tratta di un gravissimo danno, provocato dalle decisioni di politica economica assunte nel corso di questa legislatura, con il continuo ricorso ai condoni.
Nella sostanza, si è favorita una vera e propria elusione sistematica. Siamo pertanto in presenza di uno scenario assai preoccupante che può riassumersi nei seguenti termini: sul versante delle spese, al ripetuto ricorso a misure di taglio pressoché generalizzato degli stanziamenti di bilancio fanno seguito risultati assai deludenti sul piano concreto, se non addirittura contraddittori, come si evidenzia nell'anno in corso nonostante il tetto fissato al 2 per cento; sul versante delle entrate, la predisposizione di misure di condono e le sanatorie, accompagnandosi allo stravolgimento di alcuni istituti importanti dell'ordinamento tributario al solo scopo di avviare la realizzazione della riforma tributaria voluta dal ministro Tremonti, dimostratasi largamente velleitaria al punto tale che il suo stesso creatore ha dimostrato di non crederci più, hanno provocato una caduta del gettito e favorito, come ricordavo, comportamenti opportunistici, legittimando così fenomeni di vera e propria elusione.
Per quanto riguarda la finanza pubblica nel suo complesso, non è stato compiuto alcun progresso.
PRESIDENTE. Onorevole Milana, concluda.
RICCARDO MILANA. Concludo, Presidente. Ricordo che i risultati negativi, che solo in parte vengono esposti nel disegno di legge in esame, rischiano di essere ancora più marcati dopo l'approvazione del disegno di legge finanziaria attualmente all'esame del Senato, anche perché si determinerà un ulteriore peggioramento dei saldi esclusivamente per ragioni elettoralistiche, senza che le presunte misure volte al contenimento delle spese correnti contenute nel disegno di legge finanziaria abbiano prodotto alcun risultato positivo.
Per queste ragioni e con l'esame del disegno di legge finanziaria alle porte, noi faremo di tutto perché sia la politica economica di questo Governo sia l'andamento della finanza pubblica, i cui risultati peseranno nei prossimi anni come un macigno sulla vita delle pubbliche amministrazioni
e soprattutto su quella delle famiglie italiane, non passi sotto silenzio. Noi denunceremo quello che voi avete fatto, il buco che state producendo oggi e che peserà, come detto, anche nei prossimi anni (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pennacchi. Ne ha facoltà.
LAURA MARIA PENNACCHI. Signor Presidente, la discussione sui disegni di legge concernenti rispettivamente il rendiconto generale dell'amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2004 e le disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato e dei bilanci delle amministrazioni autonome per l'anno finanziario 2005 non può essere considerata di routine, da compiere cioè come un atto burocratico fra i tanti, soprattutto quando tali adempimenti si debbono fare alla fine della legislatura e alla vigilia di una campagna elettorale di fatto già in corso e nell'imminenza dell'esame del disegno di legge finanziaria, già iniziato al Senato. Tale discussione non può essere considerata un atto burocratico perché noi possiamo cogliere, nell'analisi dei disegni di legge sul rendiconto generale e sull'assestamento del bilancio dello Stato, quanto giungano a maturità le dissennate scelte di politica economico-finanziaria che il Governo di centrodestra e la sua maggioranza hanno fin qui compiuto. Siamo dunque in grado di cogliere l'autentico disastro che è stato compiuto su due aspetti fondamentali. Il primo, è quello della lacerazione del tessuto istituzionale del processo di decisione sul bilancio dello Stato, quel processo di costituzionalizzazione del bilancio, iniziato a partire dal 1978 e protrattosi fino alla fine degli anni Novanta, ma che dal 2001 in poi ha conosciuto una battuta di arresto, anzi direi una inversione di tendenza che definire drammatica è poco. Un secondo aspetto rilevantissimo è il vero e proprio scasso dei conti pubblici, di quel risanamento che era stato realizzato con uno sforzo enorme da parte di tutto il paese nella seconda metà degli anni Novanta. Oggi assistiamo, ripeto, ad vero e vero e proprio scasso dei conti pubblici.
La lacerazione del tessuto istituzionale è tanto più grave quanto più va a colpire al cuore la democrazia del bilancio che, a sua volta, è la democrazia costitutiva della democrazia tout court.
Infatti, è sul bilancio, è sull'equilibrio tra entrate e spese che si stipulano i patti democratici tra i cittadini, come ci insegna proprio quel de Toqueville che ieri veniva citato dal ministro Tremonti, a mio parere molto impropriamente, in un'intervista rilasciata al quotidiano la Repubblica.
Qui emerge un aspetto specifico di opacità, che è stata immessa in questo processo e che è stata denunciata - in modo che definirei persino accorato - dal Fondo monetario internazionale. Altro che ammissioni di serietà! Leggete il testo scritto depositato dal Fondo monetario internazionale! Il Parlamento tutto, maggioranza e minoranza, è stato defraudato della possibilità più elementare di conoscere e, quindi, di controllare.
Signor Presidente, vorrei ricordarle - si tratta di una cosa che abbiamo già segnalato - che con la seconda «manovrina» di metà ottobre, che è stata seguita da una terza, sono stati tagliati i fondi dei ministeri prima che avessimo potuto valutare (con l'assestamento, appunto, perché questa valutazione si fa in sede di assestamento) se il residuo fosse congruo o meno alla bisogna. Siamo, dunque, di fronte ad una situazione di incertezza, ad un'arbitrarietà assoluta, ad una discrezionalità assoluta del Governo che pone il Parlamento nella condizione di vero e proprio defraudato!
Il dissesto dei conti pubblici è ancor più acclarato. Ne hanno già parlato i colleghi dell'opposizione intervenuti prima di me, ma vorrei rimarcare che le due cose stanno insieme: la lacerazione istituzionale - è grave perché era nella responsabilità dei Presidenti di Camera e Senato evitare che si arrivasse fino a questo punto - è stata perseguita esattamente per poter procedere con maggiore comodità su una
strada dissennata e, più in generale, perché c'è stata una vera e propria volontà di svuotamento delle funzioni pubbliche.
Vi ricordo che nella relazione di accompagnamento al primo disegno di legge finanziaria di questa legislatura, quella per il 2002, l'unico obiettivo scritto con chiarezza era che bisognava fare arretrare il perimetro pubblico: con esso dovevano arretrare, com'è accaduto, la responsabilità collettiva e l'etica pubblica. Ci troviamo, appunto, in una situazione la cui natura è segnalata, ad esempio, dall'entità delle entrate da condoni, che hanno un'influenza specifica sui bilanci del 2004 e del 2005. Vi ricordo che per il solo anno fiscale 2003 sono state contemplate 19 fattispecie diverse per una medesima tipologia condonativa.
A proposito di effetti di arbitrarietà, di incertezza e di svuotamento delle funzioni parlamentari, pensiamo a come ha operato - la Corte dei conti ce lo segnala continuamente, anche negli ultimi atti - il cosiddetto decreto «taglia spese»: con il «taglia spese» (era ministro dell'economia e delle finanze Tremonti) il Governo ha voluto concedere una vera e propria licenza a sforare! Proprio così! Abbiamo sovvertito addirittura l'articolo 81 della Costituzione, trasformando una regola di copertura che dovrebbe operare ex ante (così nell'intenzione del costituente e nella lettera dell'articolo medesimo) in regola di copertura ex post.
Di fatto, ciò ha consentito la discrezionalità più assoluta. Infatti, nel disegno di legge finanziaria che presto giungerà all'esame di questa Camera troviamo 4 miliardi di eccedenze di spesa che sono esattamente il frutto di questa incapacità di funzionare e, però, di agevolare la volontà discrezionale del Governo. Vi sono 4 miliardi di eccedenze di spesa ma, nel contempo, viene tagliato il fondo di riserva!
Ditemi dove è la coerenza in tutto questo procedere! Mi riferisco anche alla miriade di misure di finanza creativa, ai condoni, alle misure una tantum, alle cartolarizzazioni che, nel 2005, avrebbero dovuto produrre 7 miliardi di euro (hanno invece fatto incassare tra i 600 e gli 800 milioni di euro), alla configurazione ANAS di mercato (su cui abbiamo discusso quattro, cinque anni, ma il Governo si è rifiutato di realizzare ciò che Eurostat e l'opposizione chiaramente indicavano), al concordato fiscale dello scorso anno (entrate per 3 miliardi di euro).
In realtà, ci siamo trovati in una situazione nella quale tutto ciò, da una parte, veniva compiuto e, dall'altra, veniva continuamente occultato. Ricorderete, infatti, che lo scorso anno, in fase di chiusura dell'esame del disegno di legge finanziaria, si è voluto procedere ad un taglio dell'imposta personale sul reddito (la vecchia IRPEF) di quattro, sei miliardi di euro, a vantaggio dei più ricchi. I cittadini italiani non hanno dimenticato che, nella vostra relazione tecnica a quel provvedimento, si stabiliva che il 62 per cento dei cittadini non avrebbe beneficiato di alcunché e che l'un per cento di coloro che ne avrebbero beneficiato avrebbe acquisito l'80 per cento dei benefici.
Ci troviamo di fronte ad un'esplosione della spesa corrente. I colleghi della maggioranza hanno cercato di negare questo dato o di riferirlo alla mancata crescita del PIL. Ma la mancata crescita del PIL è frutto delle nostre politiche; non cade dal cielo, non nasce dalle Torri gemelle e dal cattivo andamento internazionale che, anzi, non è mai stato così buono come in questi anni!
Prendete il DPEF di quest'anno che, peraltro, sotto tanti aspetti, è fatto molto male; esso contiene una tabella che dimostra come, dal 2001 al 2004, la spesa corrente improduttiva (fatta soprattutto di consulenze, «auto blu» e quant'altro) sia cresciuta quasi di due punti di PIL.
PRESIDENTE. Onorevole Pennacchi...
LAURA MARIA PENNACCHI. Con il disegno di legge finanziaria per il 2006 (siamo al colmo del ridicolo) si sosterrà che il taglio di 3 miliardi di euro sugli enti locali sarà realizzato semplicemente attraverso i tagli agli sprechi. La relazione tecnica della finanziaria stabilisce nuovamente
che dai risparmi sulle «auto blu» si potranno ricavare 30 milioni di euro (60 miliardi delle vecchie lire) e dalle consulenze 70 milioni di euro (140 miliardi delle vecchie lire).
Tutto questo gioco di sotterfugi, di occultamenti ci dice che ci troviamo ancora in una situazione, se vogliamo, persino più allarmante di quella del recente passato. Da questo punto di vista, le profferte del ministro dell'economia Tremonti, se non apparissero così gravi, sembrerebbero ridicole, indurrebbero a sorridere. Ma - su ciò non si può dissentire - questo dissesto è opera vostra!
LAURA MARIA PENNACCHI. Noi avevamo realizzato il risanamento: voi avete compromesso il risanamento e avete ulteriormente dissestato la finanza pubblica.
La manovra di finanza pubblica avrebbe dovuto essere presentata nella sua interezza il 30 settembre, ma entro tale data la sua entità, a causa dei dati insufficienti, sarebbe ammontata a 27 miliardi di euro. Il ministro dell'economia, che, come un disco incantato, ha ribadito che è ministro da 400, 700, mille ore (in realtà, è stato ministro sempre; comunque, è stato sempre l'ispiratore e l'agente), ha preferito fare tre correzioni diverse (altra lacerazione gravissima al tessuto istituzionale!) per lasciarsi la possibilità di dare più un miliardo di euro, come elemosina, in modo caritatevole, alle famiglie italiane e 500 milioni di euro di regalini - lo ha detto apertamente - in particolare ai senatori (noi deputati, se qualcosa rimedieremo, saranno comunque solo briciole di questa miserevole vicenda).
Tutto questo ai danni di un paese che, comunque, di tutto ciò è consapevole, si sta ribellando e saprà manifestare la totale disapprovazione (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alberto Giorgetti. Ne ha facoltà.
ALBERTO GIORGETTI. Signor Presidente, nell'intervenire per dichiarare il voto del gruppo di Alleanza nazionale, dopo l'avvenuto dibattito in Commissione e oggi in aula, sento a maggior ragione la forza e la volontà di sostenere i provvedimenti al nostro esame alla luce di un confronto che, anche in questa sede, non è stato incentrato tanto - perdonatemi, cari colleghi dell'opposizione - sui temi, quanto, piuttosto, sulla necessità di utilizzare ogni momento per fare propaganda elettorale.
Ritengo che i toni apocalittici utilizzati dalla collega Pennacchi, che peraltro stimo, siano assolutamente fuori luogo nella ricostruzione di ciò che è avvenuto in questi anni e, in particolar modo, della situazione reale del paese e della dimensione del controllo della finanza pubblica che è al nostro esame e che continuerà ad esserlo con il dibattito che vi svolgerà sulla prossima legge finanziaria.
Vorrei soffermarmi, in particolare, sui temi posti dai colleghi Ventura e Stradiotto che, in modo molto più responsabile, hanno svolto considerazioni di natura politica che riterrei in qualche modo di mettere in discussione ma che complessivamente rispetto.
Innanzitutto, richiamo l'attenzione sul tema della crescita: l'onorevole Pennacchi tende evidentemente a considerare ininfluente l'area di riferimento economica in cui si colloca l'Italia. Stupisce che un economista porti all'estremo alcune considerazioni senza tenere conto dell'area complessiva in cui si muove l'Italia, che è quella dell'euro, la quale in questi anni ha fatto registrare in taluni paesi livelli di crescita anche leggermente superiori a quelli dell'Italia, ma che non si può certo collocare nelle aree di espansione e di crescita che hanno invece vissuto il sud-est asiatico, gli Stati Uniti e altre aree del mondo.
È evidente che, se esiste un problema, esso è legato all'area euro, ad un patto di stabilità che è stato sicuramente assai poco flessibile, che ha puntato poco a mettere i paesi dell'area euro nelle condizioni di sfruttare un percorso di sviluppo
tale da agganciare il momento di ripresa economica internazionale, così come invece altri paesi hanno fatto.
In questo quadro, è evidente che la cosiddetta «trappola di bassa crescita» resta per noi un elemento fondamentale per riuscire a dare la giusta dimensione al tema legato agli sforamenti sul fabbisogno e sull'indebitamento.
Vorrei ribadire, peraltro, come in tutti i passaggi adottati dal Governo in questi anni le scelte siano sempre state orientate verso alcuni elementi di politica economica che non abbiamo mai voluto negare, bensì sostenere con forza.
Un primo argomento è stato quello dell'attenzione verso un rigore dei conti pubblici: è vero, colleghi, sono state varate più manovre, più provvedimenti per mantenere complessivamente l'Italia all'interno dei patti di stabilità europei rispetto agli impegni assunti in sede internazionale. È altrettanto vero, però, che tutti questi provvedimenti non hanno mai inciso direttamente sulle questioni riguardanti la vita del cittadino, in particolar modo sull'aspetto della pressione fiscale, che in questi anni, se pur di poco, è stata sicuramente ridotta. Sono stati varati complessivamente interventi di sostegno alle imprese e all'economia ed esiste oggi una proiezione di crescita da tutti riconosciuta, che noi intendiamo ancora una volta ribadire in quest'aula a margine di un documento che resta comunque interessante in alcuni suoi aspetti.
All'interno di tali aspetti, occorre evidenziare - dal momento che, colleghi dell'opposizione, citate continuamente le pronunce della Corte dei conti - i meccanismi di controllo della spesa pubblica.
Vorrei rappresentare la nostra disponibilità a confrontarci sull'efficacia dei percorsi intrapresi al fine di contenere la spesa per i consumi intermedi. Infatti, possono essere discusse le procedure adottate, così come si può discutere anche dell'effettivo conseguimento dell'obiettivo del contenimento al 2 per cento della spesa.
Siamo altresì disponibili a discutere la questione posta dal collega Stradiotto: l'applicazione di tetti di spesa, infatti, può rappresentare uno strumento che agisce in maniera indiscriminata, anche se, tuttavia, all'interno delle maglie della pubblica amministrazione possono verificarsi le condizioni per poter derogare a tali norme.
Siamo favorevoli, inoltre, ad instaurare una discussione finalizzata alla revisione complessiva del nostro sistema normativo in materia contabile. Voi sapete bene quanto noi, colleghi dell'opposizione, che, per adottare adeguate politiche di risparmio, bisognerebbe riformare complessivamente la legislazione vigente. Infatti, occorrerebbe prima comprendere in maniera dettagliata il funzionamento puntuale di ogni legge e, attraverso questo enorme lavoro di approfondimento, studio e verifica, procedere successivamente ad attivare, in maniera selettiva, meccanismi in grado di consentire risparmi certi di spesa.
Credo si tratti di un terreno sul quale sia la maggioranza, sia l'opposizione possano trovare possibili convergenze. Ricordo, a tale riguardo, che noi stessi abbiamo posto all'attenzione del Comitato per il monitoraggio della spesa pubblica ulteriori iniziative per cercare di migliorare il testo del disegno di legge finanziaria, introducendo procedure selettive della spesa più efficaci rispetto allo strumento della predeterminazione dei tetti alla crescita.
Resta il fatto, onorevoli colleghi, che l'opposizione non ha avanzato proposte alternative, perché non possiede la ricetta magica per favorire lo sviluppo! Vorrei ricordare che, in questi anni, abbiamo adottato una serie di provvedimenti che puntavano comunque ad evitare ciò che voi declamate continuamente, vale a dire la decadenza ed il declino del sistema Italia! Vorrei ribadire con forza, in quest'aula, che oggi non ci troviamo in una situazione di declino e di decadenza del sistema paese. Esso è sicuramente ancora affetto da problemi di competitività, sui mercati internazionali, rispetto a paesi che oggi sono molto più spregiudicati (purtroppo, anche in termini di garanzie sociali e lavorative) e praticano una concorrenza
sleale, ma vorrei ricordare che abbiamo cercato di offrire risposte concrete sulle questioni della contraffazione, avviando anche un confronto per risolvere il problema dell'importazione di produzioni fallaci. Vorrei osservare, tuttavia, che è questa la strada inesorabile per intraprendere un percorso finalizzato al rilancio complessivo del nostro sistema economico.
Occorre avere la voglia di proseguire le riforme, e noi questa voglia l'abbiamo sicuramente. Vorrei evidenziare che uno dei temi centrali è rappresentato dalla riforma della legge di contabilità, poiché si tratta di una questione sotto gli occhi di tutti. Vorrei segnalare che la Corte dei conti - ma voi, colleghi dell'opposizione, vi dimenticate di dirlo - riconosce che sono stati compiuti passi in avanti nella predisposizione di percorsi idonei ad individuare i centri di responsabilità della spesa pubblica.
Oggi è necessario elaborare una proposta di riforma che riveda in toto le stesse procedure parlamentari per l'approvazione della legge di bilancio. Vorrei segnalare, a tale riguardo, che stiamo esaminando l'assestamento di bilancio senza avere a disposizione il dato definitivo delle entrate fiscali (mi riferisco, sostanzialmente, alle autoliquidazioni di fine novembre), che rappresenta un elemento fondamentale per comprendere il quadro complessivo sul quale stiamo intervenendo.
Pertanto, onorevoli colleghi, intendiamo ribadire la nostra forte determinazione a proseguire su questa strada, e vorrei ribadire che siamo disponibili ad avviare un confronto sui temi concreti.
Una delle questioni più rilevanti è rappresentata dagli enti locali. Vogliamo cogliere l'occasione per ribadire come, in materia di enti locali, si sia sviluppato, ancora una volta, un clima di scontro tra maggioranza ed opposizione. Esso è stato determinato soprattutto dalle posizioni di una minoranza che non vuole riconoscere le esigenze di rispetto del Patto di stabilità europeo, che devono vedere coinvolti e responsabilizzati sia lo Stato e la pubblica amministrazione centrale, sia, evidentemente, le autonomie e gli enti locali.
Se è vero che, da un lato, la Corte dei conti richiama lo Stato alle sue responsabilità ed, in qualche modo, ad interventi - anche eccessivi per rigore - sulla gestione della pubblica amministrazione - in particolar modo sui bilanci degli enti locali - è altrettanto vero che, dall'altro, essa ricorda, con grande forza, un percorso di crescita esponenziale dei costi delle autonomie locali, percorso che ha progressivamente fatto sforare i limiti posti dal Patto di stabilità, quelli sul tema più generale dei rapporti con i lavoratori dipendenti e sulle questioni che riguardano i livelli di indebitamento, particolarmente alti.
L'opposizione - l'onorevole Stradiotto, in particolare - sostiene che la responsabilità dei livelli di indebitamento è in capo al Governo. Noi ribadiamo che la responsabilità dei livelli di indebitamento è in capo alle singole amministrazioni, che - come afferma la Corte dei conti - molto spesso tendono ad utilizzare risorse che dovrebbero essere destinate agli investimenti in conto capitale assieme a risorse che, invece, vengono utilizzate per la parte corrente.
Onorevoli colleghi, ho ritenuto di dover svolgere queste considerazioni per ribadire che se si rimane sulle questioni, vi è la massima disponibilità al dialogo ed al confronto, con l'obiettivo di trovare soluzioni che possano essere condivise per il rilancio del sistema Italia. Quando, invece, si preferisce portare la campagna elettorale in quest'aula, noi ribadiamo, con forza, che siamo evidentemente per il sostegno allo sviluppo del nostro paese, contro la decadenza e contro il declino che voi, ogni giorno, celebrate, anche in quest'aula (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Perrotta. Ne ha facoltà.
ALDO PERROTTA. Signor Presidente, è il caso di dire che alcune delle voci
dell'assestamento sono di notevole importanza. In controtendenza con ciò che afferma la sinistra - ossia che noi, in alcuni capitoli di bilancio, tagliamo le spese - vorrei invitare i colleghi - ed anche l'opinione pubblica - a riflettere sulla IV tabella allegata al provvedimento, ossia sulle spese complessive per le funzioni-obiettivo e incidenza percentuale sul bilancio dello Stato.
Vorrei ricordare che nel bilancio per l'anno 2005 abbiamo aumentato i fondi a disposizione per la sanità di circa il 2,3 per cento. Rispetto al 2004 abbiamo aumentato i fondi a disposizione per l'istruzione da 49.128 a 49.165. Abbiamo aumentato le risorse per la protezione sociale da 67.047 a 68.317. Abbiamo portato il fondo per le abitazioni ed assetto territoriale da 2.302 a 2.391, e potrei andare avanti all'infinito.
Certo, quando si parla dell'assestamento, è chiaro che l'opposizione mette in rilievo gli aspetti negativi. Bisogna, tuttavia, tenere presente che alcune volte, per una precisa volontà politica, si decide di fare incidere di meno alcune spese, mentre si stanziano maggiori fondi per altre spese, perché alcuni settori hanno la necessità politica, economica e, soprattutto, sociale, che tali stanziamenti siano aumentati. Quindi, proprio in riferimento alle critiche che ci hanno rivolto i colleghi della sinistra quando è stato predisposto il bilancio preventivo, affermando che alcune spese, proprio nei settori che ho in precedenza richiamato, erano inferiori al 2004, si può constatare che, con l'assestamento definitivo, le spese sono addirittura in aumento. Dunque, le falsità che si sono dette nell'individuazione del bilancio preventivo vengono chiaramente smentite.
Vorrei, inoltre, ricordare altri aspetti importanti: ad esempio, le regolazioni debitorie. Faccio un esempio: nel 1999 le regolazioni debitorie erano pari a 33.267 miliardi di vecchie lire; oggi, facendo sempre il conto in miliardi di vecchie lire, esse sono pari a 14.500. Ricordo altresì l'aumento delle spese correnti: al riguardo è in corso un'altra grande discussione, originata dal vostro convincimento in base al quale noi avremmo tagliato i fondi agli enti locali. Non è vero, perché nel consuntivo si può constatare che i trasferimenti correnti a comuni ed enti locali evidenziano una maggiore spesa di 522 milioni di euro ed i trasferimenti ad istituzioni sociali sono aumentati di 81 milioni di euro.
Credo di dovermi fermare qui, perché ritengo sia sufficiente tutto ciò che è stato detto dai miei colleghi, naturalmente di maggioranza.
Preannunzio, dunque, il voto favorevole sul provvedimento in esame da parte del gruppo di Forza Italia (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
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