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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nuvoli. Ne ha facoltà.
GIAMPAOLO NUVOLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, preannuncio il voto contrario dei Popolari-UDEUR sull'approvazione del rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2004. Dall'analisi del rendiconto si può rilevare come i risultati relativi all'esercizio 2004 dimostrino un sostanziale peggioramento dei conti pubblici e, in particolare, un indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni e una riduzione dell'avanzo primario.
La relazione della Corte dei conti ha evidenziato che l'andamento dell'economia italiana e dei conti pubblici propone motivi di seria preoccupazione. Ciò conferma il giudizio espresso più volte dalla stessa Corte sul deterioramento strutturale intervenuto negli ultimi cinque anni. Tale peggioramento dei conti deriva non solo dal cattivo andamento dell'economia nel suo complesso, ma anche dalla perdita di competitività del nostro sistema paese.
La situazione del paese è difficile e seria. L'Italia ha un debito pubblico enorme. Nella classifica della competitività dal 2001 al 2005 siamo scesi dal ventiseiesimo posto al quarantasettesimo. La percentuale di competitività complessiva della nostra economia si è riflessa nella ulteriore caduta della nostra quota di esportazione sul mercato mondiale, in relazione non solo ai paesi emergenti, ma anche ai paesi più industrializzati dell'Unione europea e dell'area dell'euro, come Germania e Francia.
I risultati negativi, che solo in parte vengono esposti nel disegno di legge di rendiconto, confermano il fallimento della gestione del bilancio perseguita dall'Esecutivo in questa legislatura e mostrano un netto peggioramento, che deve preoccupare soprattutto perché oltrepassa la soglia che sarebbe stata giustificata dallo sfavorevole andamento del ciclo economico.
Le misure una tantum hanno consentito in questi anni di contenere il disavanzo, ma il deficit di fondo è sempre risultato nel periodo ampiamente superiore alla soglia del 3 per cento. Insomma, vi è un quadro piuttosto allarmante, che ne prefigura uno ancora peggiore se non si agirà debitamente, in tempi rapidi e con interventi decisivi.
Da qui deriva, signor Presidente, il nostro giudizio fortemente negativo sul rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2004 (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Popolari-UDEUR e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Duilio. Ne ha facoltà.
LINO DUILIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il collega Maurandi è intervenuto per commentare i risultati che emergono dal rendiconto, evidenziando come quel che appare come un lieve miglioramento sia più apparente che reale, come ha affermato, perché sostanzialmente esso non incide sull'indebitamento
netto, che costituisce il parametro più significativo per quanto riguarda la situazione della nostra finanza pubblica. Peraltro, con riferimento all'assestamento del bilancio per il 2005, egli aggiungeva che il peggioramento dei saldi evidenzia una situazione che complessivamente non può essere certo definita positiva e apprezzabile.
A partire da queste considerazioni, ritengo che si debba innanzitutto stigmatizzare ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, il fatto che abbiamo perso e stiamo perdendo un'occasione, ossia quella dell'esame del rendiconto e dell'assestamento, per compiere una valutazione più complessiva sulla situazione dei conti pubblici del nostro paese e sulle sue prospettive di sviluppo.
Questo accade per tantissime ragioni, ad esempio per il fatto che ormai vi è un approccio contabile sostanzialmente inerziale nella costruzione del rendiconto rispetto agli anni precedenti. Negli anni scorsi vi sono stati, e continuano ad esservi, fenomeni di finanza creativa che non permettono più di raccapezzarsi all'interno della situazione di bilancio dello Stato. Inoltre, si è proceduto con interventi e con manovre - penso, ad esempio, al decreto «taglia spese» o ad altre manovre correttive - che poi, come i fiumi carsici, fanno riemergere i dati reali della condizione della nostra finanza pubblica.
Credo che tutto quanto è successo in questi anni richiederebbe un approccio radicalmente diverso. Anzi, mi permetto di dire che, poiché ormai siamo arrivati al punto di aspettare il dato Eurostat per avere un riferimento affidabile, forse sarebbe il caso, prima che finisca la legislatura, di mettersi d'accordo maggioranza ed opposizione per individuare un'authority che certifichi la condizione dei conti pubblici. Ciò anche per evitare che in futuro, sia che vinca - come mi auguro - l'attuale opposizione, sia che vinca l'attuale maggioranza, si continui a discettare sulla reale consistenza della nostra finanza pubblica.
A proposito di reale consistenza della finanza e della situazione del paese, in questi pochi minuti, prendendo spunto da quello che considero un appuntamento serio, cioè l'esame del rendiconto e dell'assestamento del bilancio, credo ci si debba soffermare su alcune questioni che costituiscono un indice sintetico e significativo della situazione. Un primo elemento porterà a constatare il peggioramento della situazione del debito che viaggerà verso i 108 punti su cento. Noi l'avevamo preso a 125 ed eravamo arrivati a 110; adesso stiamo risalendo verso il 110. Peraltro, mi permetto di osservare che un debito come il nostro, che è pari al doppio di quello degli altri paesi europei, con tutte le implicazioni che ne conseguono, dovrebbe far rabbrividire. Infatti, andiamo verso una prospettiva in cui questo macigno peserà sulle possibilità concrete di rilancio della nostra economia.
Un secondo elemento sintetico ed inoppugnabile che credo si debba prendere in considerazione attiene all'andamento della spesa, in particolare della spesa primaria, cioè che non tiene conto degli interessi passivi. Ormai i commentatori seri hanno evidenziato la situazione e rinvio, se ve ne fosse bisogno, ad un articolo pregevole del collega Visco sul quotidiano la Repubblica di oggi, ma la questione era già emersa anche su Il Sole 24 Ore. In questa legislatura abbiamo avuto un'inversione di tendenza dell'andamento della spesa primaria. Sarebbe auspicabile il ritorno a quello che è stato definito il «buco Visco», di cui si è tanto parlato in questi anni, visto che dopo ci si è deliziati con una serie di provvedimenti che vanno dai decreti «taglia spese» al metodo Gordon Brown (o Flash Gordon, come ironicamente è stato detto ricordando il mitico fumetto), che non hanno portato a nessun risultato. Anzi, si può constatare che, rispetto ad una spesa primaria che nel 2001 si collocava al 37,9 per cento, siamo arrivati nel periodo aureo tremontiano, dal 2001 al 2004, al 39,3 per cento, e poi con l'arrivo di Siniscalco e l'innovazione Gordon Brown, al 40,2 per cento del PIL. Insomma, ci sarebbe da andare a piedi al
santuario per tornare al tanto stigmatizzato «buco Visco» di cui si è parlato in questi anni.
Un'ultima considerazione che vorrei svolgere come indice paradigmatico della condizione della nostra economia, dei nostri conti pubblici e della nostra potenzialità di sviluppo riguarda la competitività del sistema economico. Anche in questo caso assumo un parametro che non dovrebbe essere contestabile, anzi è inoppugnabile.
Mi riferisco al parametro rappresentato da un indice aggregato, quello del World economic forum, che evidenzia anche in questo caso come nel passaggio di legislatura, dal 2001 in avanti, si sia verificata un'inversione radicale di tendenza per quanto riguarda la competitività del nostro sistema. Ciò si desume anche prendendo in considerazione i sottoindici che giustificano questo indice sintetico: parlo dell'indice di innovazione tecnologica, dell'indice di qualità delle istituzioni pubbliche e di quello della qualità del contesto macroeconomico. Al riguardo, cito testualmente quanto rilevato in modo oggettivo da Il Sole 24 ore: «Negli ultimi cinque anni, la governance della competitività del sistema paese si è come dissolta, dando luogo ad una dinamica involutiva, che non ha equivalente in nessun altro paese sviluppato».
Allora, per concludere, signor Presidente, cosa possiamo fare in questa situazione? Certamente, non soffermarci distrattamente, su ciò che è diventato un rito astratto, come quello che stiamo celebrando, in cui sia il rendiconto per il 2004, sia l'assestamento per il bilancio 2005 sostanzialmente non interessano a nessuno. La mente è proiettata verso un nuovo appuntamento miracolistico, che sarà la legge finanziaria da approvare prossimamente. Nessun discorso viene fatto sulle riforme strutturali, che sarebbero invece le uniche da affrontare per cercare di uscire da questa situazione: riforme strutturali che riguardino la crescita della produttività, con vere liberalizzazioni e «disboscamenti» regolamentari, per promuovere una vera concorrenza; insomma, una serie di iniziative che restituiscano la fiducia al paese.
Per ottenere questo risultato, signor Presidente, onorevoli colleghi, non servono - lo dico con molta serenità - i pannicelli caldi o l'illusionismo contabile. Noi siamo convinti che voi, signori del Governo e della maggioranza, non siete la nostra medicina. Per parafrasare una frase del ministro Tremonti nel suo ultimo libro, voi non siete la nostra medicina, voi siete la nostra malattia! Confidiamo che gli italiani presto vi tolgano democraticamente la possibilità di continuare a fare danni, come avete fatto in tutta questa legislatura (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michele Ventura. Ne ha facoltà.
MICHELE VENTURA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Rendiconto e l'assestamento, nel loro insieme, hanno il compito di offrire una visione complessiva della politica economica e della gestione della finanza pubblica praticata dal Governo. Si tratta di prerequisiti che consentono, osservando i dati del consuntivo e i dati assestati, di tracciare le scelte di politica economica per gli anni a venire.
Riguardo alle disposizioni di assestamento per il 2005, quanto appena detto è del tutto chiaro che appare non credibile, perché infatti occorre una certa dose di ironia per ritenere che i documenti che ci troviamo ad approvare in questa seduta possano costituire un punto di riferimento per la politica economica.
In sostanza, quest'anno in modo particolare, noi stiamo esaminando un provvedimento scaduto, non solo riguardo al progressivo scadimento del suo contenuto, dato che il Governo persevera nel presentarlo censurato di alcuni elementi, ma scaduto proprio riguardo al suo senso di esistere. È imbarazzante, colleghi, discutere delle disposizioni di assestamento per il 2005, perché a quei dati assestati si
accavallano un decreto-legge varato il 30 settembre per far quadrare i conti del 2005, un secondo decreto-legge varato il 17 ottobre e con effetto sui conti del 2005 per circa 2 miliardi, ed una nuova manovra, tramite emendamento, per 5 miliardi, relativa ufficialmente al 2006, ma causata dai mancati realizzi rispetto alle previsioni assestate per il 2005.
Vorrei rivolgermi ai colleghi della Commissione bilancio, perché credo che anch'essi abbiano, come me, viva ed impressa nella memoria l'audizione del ministro Tremonti di fronte alle Commissioni bilancio di Camera e Senato, svoltasi l'11 ottobre scorso (praticamente ieri, ma sembra un secolo!)
In quella sede, il ministro Tremonti, con la consueta sincerità che lo contraddistingue, sperticandosi in lodi per quelle 80 ore impiegate a costruire la responsabile manovra per il 2006, escludeva in modo perentorio un ulteriore intervento correttivo di fine anno, rispondendo con sdegno ai rilievi che noi dell'opposizione ponevamo, vale a dire che il deficit viaggiava oltre il 5 per cento, che i conti sembravano fuori controllo, che le dismissioni non c'erano e che le entrate languivano.
È, quindi, un ministro che ha mentito di fronte alle Commissioni, perché è del tutto evidente che era in cantiere la prima manovra correttiva, che ha visto la luce pochi giorni dopo. È lo stesso ministro, come giustamente ha ricordato il collega Duilio, che oggi ci vorrebbe convincere della bontà di un'ipotetica grande coalizione per il futuro di questo paese.
È del tutto evidente, colleghi, che, di fronte a personaggi del Governo che, nel corso di questi anni, hanno deliberatamente creato una situazione di grande difficoltà, anche in ordine alla conoscenza dei dati, per quanto riguarda il Parlamento, non vi è alcuna credibilità rispetto alle proposte che possono essere avanzate.
Inoltre, da un esame dei dati - sono stati esemplari gli interventi dei colleghi Mariotti e Maurandi - emerge una situazione di peggioramento complessivo, anche sotto il profilo dei dati più «freschi» rispetto a ciò che possiamo esaminare nel Rendiconto e nell'assestamento. Mi riferisco al peggioramento generale dei conti pubblici, ad un indebitamento netto che sale da 41 miliardi nel 2003 a 43,6 miliardi nel 2004, ad un avanzo primario che si riduce ulteriormente nel 2004, scendendo all'1,8 per cento, alla riduzione costante della spesa per interessi sul debito, che è andata a finanziare l'incremento della spesa corrente in crescita rispetto al 2003, anno in cui è stato registrato un forte incremento dei consumi intermedi.
Signor Presidente, vorrei altresì richiamare l'attenzione su un elemento: rimangono forti le eccedenze di spesa. Va detto che le eccedenze di spesa costituiscono una violazione della legislazione contabile, in contrasto con la sana gestione dei conti, come segnalato dalla Corte dei conti stessa. Permangono molto alti anche i residui passivi, ma soprattutto quelli attivi, specialmente del Ministero delle attività produttive, delle infrastrutture e dell'economia.
Quest'ultimo dato si accompagna alla forte contrazione delle spese in conto capitale nel 2004, pari al 20,1 per cento, a testimonianza della cronica incapacità delle pubbliche amministrazioni di spendere risorse stanziate per i diversi interventi e, nel caso particolare, del mancato impulso agli investimenti, allo sviluppo e al rilancio, nonostante i proclami del Governo. Il danno ha riguardato soprattutto le imprese ed il Mezzogiorno.
Onorevoli colleghi, questo è il quadro di fronte al quale ci troviamo e che preoccupa anche per le ricadute che si potranno avere negli anni futuri.
Questa mattina ho ascoltato il collega Giorgetti che, forse per dovere di ufficio, ha difeso il metodo adottato l'anno scorso, il famoso metodo Gordon Brown, basato sull'incremento del 2 per cento per tutte le unità previsionali di base. Solo che il collega Giorgetti si è dimenticato di dire che, nei primi sei mesi del 2005, i pagamenti per consumi intermedi sono cresciuti del 10,8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2004 e risultano essere più alti negli ultimi cinque anni, in barba a tutti
i tetti di spesa prefissati. Questa è la situazione con la quale ci dovremo misurare.
È del tutto evidente, colleghi, che questa discussione la continueremo in sede di confronto sulla legge finanziaria, anche se questo confronto si presenta già arduo per la posizione della questione di fiducia al Senato e per il possibile voto di fiducia anche qui alla Camera.
Noi continueremo ad insistere per avere chiarezza sui conti dello Stato e, in questo senso, non ci sfugge il ruolo positivo svolto da Eurostat, che ha obbligato a portare a conoscenza alcuni dati macroeconomici. Tuttavia, siamo consapevoli che l'intero paese, nei prossimi anni, pagherà un prezzo molto alto a causa della gestione economica di questo Governo. Per tale motivo riteniamo sia urgente una svolta nella politica economica e finanziaria del paese (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella, alla quale ricordo che ha a disposizione due minuti. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA. Signor Presidente, con riferimento all'assestamento di bilancio, vorrei sottolineare alcuni aspetti, visto che altri sono stati già sottolineati dalla collega Cima.
In particolare, occorre evidenziare alcune gravissime riduzioni di stanziamenti per la difesa del suolo, sia all'unità previsionale di base iscritta nello stato di previsione del Ministero dell'economia - per oltre 100 milioni di euro -, sia al centro di responsabilità n. 6 del Ministero dell'ambiente, con una riduzione di altri 14 milioni di euro. In tal modo sono diminuiti anche gli stanziamenti di cassa del Ministero dell'ambiente relativi agli investimenti per i piani di disinquinamento, per la prevenzione dell'inquinamento fluviale e marittimo, per acquedotti, fognature e opere igienico-sanitarie. Tutti settori per i quali sarebbe stato necessario un aumento degli stanziamenti.
Inoltre, sono previste riduzioni di risorse per il trasporto rapido di massa, pari a 126 milioni di euro, nonché riduzioni per la ricerca e per l'università.
Occorre anche ricordare che il Governo non ha ancora provveduto ad erogare alle regioni il 50 per cento del fondo per le politiche sociali, pari ad oltre 500 milioni di euro; risorse, peraltro, già stanziate a legislazione vigente. Un ordine del giorno presentato in XII Commissione chiedeva un preciso impegno da parte dell'Esecutivo ad erogare al più presto queste risorse indispensabili alle regioni e agli enti locali, ma il Governo non lo ha accolto neanche come raccomandazione.
Per queste ragioni e per le altre esposte dalla collega Cima, preannuncio il voto contrario dei deputati Verdi sul provvedimento in esame (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Unione).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benvenuto. Ne ha facoltà.
GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente, ripeto e sottolineo alcuni aspetti già richiamati dai colleghi, in particolare dall'onorevole Michele Ventura.
La correzione fatta dal Governo è la dimostrazione di come sia stata affrontata in maniera contraddittoria la politica economica nel corso di questi anni.
Voglio richiamare l'attenzione dei colleghi su alcune osservazioni che in questi giorni sono state fatte proprio in merito alla politica economica del Governo, in merito alla manovra correttiva e alla prossima legge finanziaria. Il rapporto annuale sull'economia italiana del Fondo monetario internazionale, che singolarmente ha incontrato grande favore da parte del ministro dell'economia, è stato molto severo, addirittura impietoso, in merito alla trasparenza dei nostri conti pubblici. Tale rapporto afferma che i conti pubblici italiani sono opachi e che la mancanza di trasparenza si concentra nella fase di definizione del dato tendenziale, ovvero quella in cui la stesura del bilancio è affidata al solo Governo.
Voglio inoltre aggiungere che il Fondo monetario internazionale rivolge una critica particolarmente severa al Governo, perché lo accusa di non aver utilizzato in questi quattro anni il dividendo del calo della spesa pubblica per interessi legato all'adozione dell'euro. Tale dividendo è stato gettato al vento per finanziare maggiori spese correnti; oltre due terzi di punto del PIL in quattro anni sono stati gettati a causa dell'aumento della spesa corrente primaria, cioè la spesa corrente al netto degli interessi per il servizio del debito, proprio mentre la spesa per interessi diminuiva grazie all'euro.
È questa la ragione per la quale siamo sconcertati di fronte all'opacità e alle continue manovre di aggiustamento compiute dal Governo nonché di fronte all'incapacità di affrontare i problemi che derivano dal peggioramento dei conti pubblici.
Ormai siamo arrivati alla fine della legislatura e, quindi, si possono trarre le conclusioni su quale sia stata la politica economica del Governo. Si tratta di una politica economica che non ha saputo essere coerente, che ha rimesso in discussione scelte importanti, quali quella di un'oculata politica di crediti di imposta, e che non ha saputo utilizzare i miglioramenti registrati nell'economia mondiale. In proposito voglio ricordare che l'economia globale nel 2004 ha segnato, dopo quanto avvenuto negli anni precedenti, il risultato migliore degli ultimi venti anni. Ripeto che si tratta del risultato migliore ottenuto negli ultimi venti anni.
Tuttavia, la maggioranza non ha saputo utilizzare questo momento favorevole, perseguendo una politica economica sbagliata - come dimostrano la manovra oggi in discussione e gli altri provvedimenti annunciati - e mettendo il nostro paese in una situazione di grave difficoltà. La maggioranza ha fatto precipitare l'Italia nell'ambito della classifica dei paesi maggiormente sviluppati, ponendola in una situazione economica di ristagno.
Sono questi i motivi per i quali il gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo esprimerà voto contrario sul provvedimento in esame (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
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