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GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, vorrei intervenire su quanto è avvenuto oggi. Come gruppo, abbiamo deciso di intervenire a fine seduta proprio per consentire uno svolgimento regolare dei lavori e non aumentare la tensione.
Ciò che è accaduto oggi, tuttavia, è molto grave e noi lo possiamo dire, visto che in quest'aula siamo stati protagonisti di scelte politiche molto precise - mi riferisco, ovviamente, allo striscione che è stato srotolato da diversi esponenti del nostro gruppo, tra i quali il sottoscritto -, che hanno causato una conseguenza politica molto grave, che abbiamo accettato. In conseguenza della nostra scelta, è stata disposta l'espulsione e l'interdizione dai lavori parlamentari per un periodo da cinque a otto giorni, a seconda dei deputati che hanno partecipato a quell'iniziativa.
Ebbene, oggi è avvenuto qualcosa di molto grave. Lei sa bene che un deputato dell'opposizione, l'onorevole Giachetti, cui va la mia stima personale, alle sue spalle ha esibito, per diversi secondi, assolutamente indisturbato, un cartello con una scritta particolare.
Lei ha convocato l'Ufficio di Presidenza. Io confido che l'Ufficio di Presidenza, da lei presieduto, adotti lo stesso metro di giudizio che è stato adottato nei mesi passati. Ciò non per volontà di semplice vendetta, ma perché i gesti politici, in questa Camera, devono avere una conseguenza politica. Se ciò non avverrà, ovviamente si creerà un precedente molto pericoloso, che, ovviamente, potrà essere utilizzato anche da altri deputati.
Nell'ambito dell'episodio che sto citando c'è stata, quanto meno, una grave disattenzione da parte degli assistenti parlamentari, i quali o sono stati molto disattenti - mi riferisco ai commessi d'aula che erano alle sue spalle -, oppure - ma non voglio pensare a questa ipotesi - sono stati accondiscendenti nel lasciare il deputato Giachetti diversi secondi alle spalle della Presidenza.
Anche su questo aspetto spero che la Presidenza riesca a dare una risposta chiara e ragionevole, e sono sicuro che la darà (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).
PRESIDENTE. Chiedo scusa, ma non vorrei aprire un dibattito su questo, dato che sono stanco anch'io...
TEODORO BUONTEMPO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Buontempo, sono stremato anche io alla fine della giornata. Comunque, ha facoltà di parlare.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, impiego solo 10 secondi per dire che i commessi dell'aula non possono intervenire se non dà l'ordine il Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Guido Giuseppe Rossi, se a lei interessa il mio pensiero, visto che si è rivolto a me, io non ho alcuna intenzione di fare sconti, perché le regole valgono analogamente per tutti, per la Lega, come per l'onorevole Giachetti, come per gli altri deputati.
Vorrei affrontare tale argomento solo in sede di Ufficio di Presidenza, perché non mi sembra appropriato aprire in questa sede e in questo momento una discussione su di esso.
ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. A che titolo, onorevole Giachetti?
ROBERTO GIACHETTI. Signor presidente, ritengo che il mio intervento sia utile anche per ciò che lei dovrà decidere in sede di Ufficio di Presidenza.
Non entro minimamente nel merito della questione, ma vorrei soltanto dirle, dal momento che sono stati chiamati in causa i commessi...
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, scusi se la interrompo, ma ho dimenticato di dare una risposta all'onorevole Guido Giuseppe Rossi in ordine agli assistenti parlamentari. Per quanto riguarda i commessi, ho una responsabilità personale come Presidente della Camera.
I commessi hanno agito esattamente in questo modo perché io, preavvertito del fatto che vi sarebbero stati disordini, ho stabilito che essi non dovessero assolutamente interferire con azioni che avrebbero potuto dar luogo a fraintendimenti; pertanto, i commessi hanno la mia totale approvazione per come si sono comportati.
SERGIO COLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SERGIO COLA. Vorrei solamente ricordare che da un anno è stato approvato il regolamento della Giunta per le autorizzazioni a procedere. Abbiamo reiteratamente sollecitato la calendarizzazione di tale argomento. Rinnovo questo invito poiché si tratta di un risultato molto importante, ottenuto attraverso la partecipazione e il contributo di quasi tutti i componenti della Giunta per le autorizzazioni a procedere.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno della seduta odierna prevede, al termine delle votazioni, la discussione sulle linee generali del disegno di legge: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 agosto 2005, n. 163, recante disposizioni urgenti in materia di infrastrutture, già approvato dal Senato.
Il presidente della V Commissione ha scritto in data odierna una nuova lettera, nella quale ha reso noto che la Commissione medesima ha convenuto in ordine all'esigenza di un ulteriore differimento dell'inizio della discussione in Assemblea, facendo presente che la Commissione medesima non è stata in grado di concludere l'esame in sede referente, perché il rappresentante del Ministero dell'economia e delle finanze ha manifestato l'impossibilità di fornire tutti gli elementi di chiarimento che erano stati sollecitati.
A questo punto chiedo al presidente della V Commissione e, soprattutto, al Governo se vogliano fornire indicazioni sul proseguo dei lavori.
Do la parola al relatore, onorevole Peretti, che interviene in vece del presidente della Commissione.
ETTORE PERETTI. Grazie, Presidente. La Commissione si è riunita più volte per cercare di concludere l'iter e dare il mandato al relatore su questo provvedimento. Ovviamente, non essendo stati in grado di superare le obiezioni poste al Governo in ordine alla copertura finanziaria, il mandato al relatore non è stato conferito. Pertanto, non siamo nelle condizioni di poter intervenire in Assemblea in sede di discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Il Governo?
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Ricordandomi un antico mestiere, mi permetto di dire che, apprezzate le circostanze, visti anche i tempi di scadenza del decreto-legge e l'attività parlamentare di questa settimana, il Governo non insiste per la discussione del provvedimento, anche alla luce delle dichiarazioni fatte testé dal relatore della Commissione bilancio.
ERMETE REALACCI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ERMETE REALACCI. Senza entrare nel merito, vorrei anche io «assolvere» i commessi e vorrei ricordare, per le valutazioni che l'Ufficio di presidenza dovrà esprimere, che la situazione era resa complessa
dal fatto che alcune centinaia di parlamentari, sia della maggioranza sia dell'opposizione stavano compiendo atti irrituali.
PRESIDENTE. Onorevole Realacci, lei assolve chi non è sotto accusa, per cui non vedo che bisogno c'è di assolvere uno che non è sotto processo.
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Ho bisogno di capire cosa significano le parole del ministro Giovanardi.
PRESIDENTE. Il ministro Giovanardi ha detto che il Governo rinuncia al decreto-legge, quindi il provvedimento decade.
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