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PRESIDENTE. Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta è stato votato, da ultimo, l'emendamento Bressa 1.70.
Avverto che nell'emendamento 1.603 della Commissione, a pagina 67 del fascicolo degli emendamenti, prima colonna, quinta riga, deve leggersi «quelle che non hanno» e non «quelle che hanno», come compare per un mero errore tipografico.
Avverto, altresì, che sono stati ritirati gli emendamenti Bertolini 1.460, 1.424 (Nuova formulazione), 2.462 e 2.413 (Nuova formulazione) e Collè 2.409.
PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, desidero sollevare una questione adesso perché si è appena concluso il question time, che solitamente si svolge il mercoledì pomeriggio.
Signor Presidente, intervengo, in particolare, per un richiamo al regolamento. Vorrei ricordare che più volte, nel corso del dibattito svoltosi in questi giorni, abbiamo giustamente fatto riferimento al nostro regolamento, ritenendo che dovesse essere rispettato in tutti i suoi articoli. Desidero fare, allora, un riferimento all'articolo 135-bis del regolamento della Camera, che ha introdotto le interrogazioni a risposta immediata, il cui svolgimento avviene, di norma, il mercoledì ed in diretta televisiva.
Signor Presidente, vorrei segnalare che l'articolo 135-bis - lei lo conosce, ma intendo ricordarlo a quei colleghi che, magari, hanno una consapevolezza minore - chiarisce che lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata presenta due caratteristiche. La prima è il question time premier, che dovrebbe svolgersi due volte ogni mese; l'altra è che, nello svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, non possano rispondere, ad esempio, i sottosegretari di Stato, ma esclusivamente i ministri competenti per le materie oggetto delle interrogazioni presentate. Si tratta, ovviamente, di un problema di tutela non solo delle opposizioni, ma di tutti i gruppi parlamentari che presentano al Governo interrogazioni a risposta immediata.
Allora, signor Presidente, le sottopongo due questioni. La prima riguarda il question time premier, il quale, indipendentemente da quanto è previsto dal nostro regolamento, abitualmente e puntualmente non viene rispettato dal Presidente e dai Vicepresidenti del Consiglio dei ministri.
Si è svolto 127 volte il question time, dall'inizio della legislatura. Al question time non è mai stato presente - una sola volta - il Presidente del Consiglio, nonostante oggi il medesimo sia rimasto in quest'aula fino alle 13,30. Egli non è mai stato presente al question time, nonostante vi siano esempi, fuori dei nostri confini nazionali - mi riferisco al Parlamento del Regno Unito -, in cui il premier è presente al question time ogni settimana, rispondendo alle interrogazioni dei parlamentari. Si sono visti, in occasione dello svolgimento del question time solo, quattro volte, il vicepresidente Fini ed, una volta, il vicepresidente Follini. Quindi, noi chiediamo il rispetto del regolamento.
Oggi vorrei porre una seconda questione, signor Presidente. Vi è, infatti, una seconda previsione contenuta nell'articolo 135-bis del regolamento che non viene rispettata: dovrebbero venire a rispondere al question time i ministri competenti. Ebbene, il mio gruppo oggi aveva scelto di porre una questione, ossia quella relativa al prelievo fiscale a carico dei lavoratori che hanno raggiunto l'età pensionabile e che, quindi, hanno diritto al trattamento di fine rapporto. Vi è stato un aumento del 33 per cento della tassazione, a causa delle scelte del ministro dell'economia e delle finanze, onorevole Tremonti. Il ministro Tremonti era qui fino alle 13,30. Al question time era presente il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi. Quest'ultimo non ha risposto solo all'interrogazione a risposta immediata proposta dal gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, ma ha risposto a sette interrogazioni a risposta immediata su otto, in sostituzione del ministro Tremonti, del ministro Storace, del ministro Lunardi e del ministro Castelli.
Allora, noi chiediamo, signor Presidente, il rispetto del regolamento, in tutte
le sue parti, affinché sia garantita la presenza del premier. Ormai siamo a fine legislatura e riteniamo che il Presidente del Consiglio, per primo, debba rispettare il regolamento parlamentare, se si vuole che i singoli parlamentari lo rispettino a loro volta.
In secondo luogo, chiediamo anche l'applicazione della seconda previsione dell'articolo 135-bis del regolamento, che stabilisce che debbano venire a rispondere, quando si tengono le interrogazioni a risposta immediata, solo ed esclusivamente i ministri competenti. Il ministro Giovanardi non può essere competente per sette materie su otto, ogni mercoledì pomeriggio!
Chiediamo il rispetto del nostro regolamento, signor Presidente.
MARCO BOATO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, intervengo molto brevemente, per associarmi ai rilievi ed alle considerazioni che, opportunamente, il collega Ruzzante ha svolto. Lei sa, signor Presidente che, a quattro anni e mezzo dall'inizio della corrente legislatura, moltissime volte, anche nella Conferenza dei presidenti di gruppo, abbiamo insistentemente sollevato la questione relativa alla sistematica violazione del regolamento per quanto riguarda l'applicazione dell'istituto del question time, sia sotto il profilo dell'obbligo della presenza del Presidente del Consiglio, sia sotto il profilo della mancata presenza dei ministri competenti, quasi sempre sostituiti dal ministro per i rapporti con il Parlamento. Per di più, proprio in questi giorni, ieri ed oggi, abbiamo avuto la presenza in aula - ora non lo vedo - per tutto il giorno, del Presidente del Consiglio. Sarebbe stato logico aspettarsi, per rispetto dell'istituzione parlamentare, che almeno oggi il Presidente del Consiglio adempisse ai suoi obblighi istituzionali. So che lei, signor Presidente, con lettera, qualche volta l'ha richiamato a tale adempimento. Tuttavia, forse dal punto di vista dell'incisività politica ciò non è stato sufficiente. È forse venuta meno, rispetto al Presidente del Consiglio, non dico l'autorevolezza - che spero vi sia - ma sicuramente l'autorità del Presidente della Camera.
PRESIDENTE. Onorevole Boato, sicuramente concordo con lei e con l'onorevole Ruzzante. Non faccio il difensore delle cause perse. Il Governo sta dando un pessimo esempio nell'inosservanza del regolamento della Camera. Il Presidente del Consiglio deve intervenire al question time, così come lo devono fare i ministri competenti. Noi apprezziamo molto il ministro Giovanardi: tuttavia, anche se sappiamo che egli ha tante conoscenze su molte materie, non può sostituire tutti i ministri.
Questo biasimo è assolutamente sincero. Francamente, devo dire che non è un biasimo nuovo: lo rinnovo ancora in questa circostanza, dicendo che quanto affermato oggi dall'onorevole Ruzzante rappresenta non solo il suo gruppo politico, ma rappresenta totalmente anche il pensiero del Presidente della Camera. Prenderò una nuova iniziativa in questo senso e spero che sia più efficace delle precedenti.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Cabras 1.71.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Magnolfi. Ne ha facoltà.
BEATRICE MARIA MAGNOLFI. Signor Presidente, ieri sera, uscendo da Montecitorio alla fine dei lavori dell'Assemblea, un collega anonimo del centrodestra, rivolgendosi ad un altro collega, ha detto: non so cosa stiamo facendo, ma lo stiamo facendo bene (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
Colleghi, io vi capisco: se vi guardate un attimo intorno, capirete anche voi cosa sta succedendo. Non penso né a ricatti né a minacce; questo assolutamente no! Penso che voi siate contenti della vostra determinazione unitaria: è bello essere orgogliosi per la tenuta della coalizione, di fronte ad una prova parlamentare che si prospettava difficile.
I vostri leader vi hanno motivato a dovere, hanno lavorato sul senso di appartenenza, che è un sentimento nobile. I vostri leader, del resto, sono presenti in aula da due giorni, quando a volte, in ordine a provvedimenti anche molto importanti per il paese e per i cittadini, è difficile avere l'interlocuzione di un ministro; non parliamo, poi, del Presidente del Consiglio, che in quattro anni e mezzo non è mai intervenuto nello svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata!
Al di là delle modalità di questa battaglia parlamentare, concentratevi sui contenuti. Al di là dei doveri verso i capi e verso i leader, vi è un dovere nei confronti degli elettori, che deve valere più di tutti, perché è il più importante. Molti di voi in campagna elettorale - ne sono certa e ce lo ricordiamo - non hanno svolto i ragionamenti che abbiamo ascoltato in questa aula da parte dell'onorevole Tabacci. Non hanno fatto l'elogio della prima Repubblica. Anzi, molti di voi hanno sfoggiato un programma opposto, anche con molta retorica. Avete invitato a votarvi per fare una politica nuova, per voltare pagina, contro i vecchi vizi della politica, per dire basta al consociativismo, alla partitocrazia, ai ribaltoni, ai trasformismi, alla politica «dei due forni», per dire basta ai governi balneari, sempre sotto ricatto, per dire basta ai governi che non decidono, perché sono sempre condizionati dal potere di interdizione o dal potere di veto. Ai vostri elettori avete detto tutto questo ed avete detto che il maggioritario era stabilità e trasparenza. Il Presidente del Consiglio ha parlato di religione del maggioritario.
Con minore enfasi, tuttavia, credo che sia un sistema dove chi vince governa, mentre se agisce male va a casa e governano gli altri, come avviene in tante democrazie avanzate che, non a caso, sono chiamate democrazie dell'alternanza.
Con questa riforma voi rinnegate tutto questo e rinnegate gli elettori che vi hanno creduto. In un paese normale le riforme si fanno per i cittadini e non per tutelare se stessi e i propri interessi (ora gli interessi giudiziari, ora quelli economici o, come in questo caso, gli interessi politici).
Cosa vorrebbero i cittadini elettori quando vanno a votare? Poniamoci questa domanda; in fondo, non è una domanda difficile, ma è proprio quella cui si deve rispondere ogni volta.
Allora, provo a rispondere: innanzitutto, i cittadini elettori vorrebbero sapere per chi votano, e con questa riforma voi, in pratica, glielo impedite. I cittadini elettori vorrebbero scegliere i candidati migliori per rappresentare un territorio, e con questa riforma voi glielo impedite. Essi vorrebbero essere certi che gli eletti, una volta ricevuto il loro consenso, poi manterranno un'attenzione vigile e costante sui problemi del territorio, che saranno presenti e non dimenticheranno gli impegni assunti in campagna elettorale: voi glielo impedite, perché questa riforma allarga così tanto le circoscrizioni che gli elettori non potranno controllare l'operato dei propri deputati e dei propri senatori.
Ma soprattutto, i cittadini vorrebbero che il loro voto fosse utile per garantire stabilità e governabilità al paese, per risolvere gli enormi problemi economici dell'Italia, per contenere la spesa pubblica, che è fuori controllo, per dare certezza alle imprese e per non essere richiamati a votare dopo pochi mesi. Voi impedite tutto ciò.
C'è un rischio enorme che anche voi correte. È inutile parlare del dovere civico di andare a votare. Il rischio è quello della disaffezione, della fuga dalla partecipazione e dell'allontanamento dalla politica. Ciascuno di voi si sta assumendo questa enorme responsabilità (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tanoni. Ne ha facoltà.
ITALO TANONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la giornata parlamentare di ieri non è stata di certo esaltante. Conviene, quindi, dimenticarla al più presto.
La proposta di legge che stiamo discutendo stravolge completamente il sistema elettorale attualmente in vigore nel nostro paese. Ci state imponendo una legge elettorale che, così com'è articolata nel provvedimento in esame, andrà ad indebolire e a destabilizzare il sistema democratico della nostra nazione.
In questi anni ci avete fatto ingoiare ogni genere di nefandezze, risolvendo i vostri problemi personali e non quelli degli italiani. Avete approvato leggi su misura, il più delle volte lesive della collettività, calpestando ogni principio di civiltà giuridica.
La legge proporzionale attualmente in discussione nasce da una richiesta di un partito dell'attuale maggioranza e voi l'avete portata avanti senza alcuna convinzione, ma con l'intento di quietare le esigenze e i malumori nati all'interno della maggioranza stessa, anziché concordare con l'opposizione un provvedimento di così grave e rilevante impatto per il nostro paese.
Superando le vostre contraddizioni, ancora una volta avete utilizzato la logica della spartizione interna, accontentando, una dopo l'altra, tutte le vostre componenti, senza trascurare il ricorso al poco nobile strumento del ricatto.
Al nostro manifesto disappunto avete replicato con risposte insoddisfacenti ed inaccettabili. Vi siete trincerati dietro ragionamenti che, per la loro infondatezza, riuscivano incomprensibili anche ai partiti della vostra coalizione, motivando la vostra scelta con l'obiettivo di garantire la governabilità, la stabilità e il buon funzionamento delle istituzioni. Nulla di più falso! Il sistema maggioritario, infatti, ha garantito stabilità nelle ultime legislature sia ai Governi di centrosinistra, sia ai Governi di centrodestra.
Oggi state calpestando la decisione che gli italiani hanno già assunto, a stragrande maggioranza, il 18 aprile 1993, scegliendo appunto il sistema di voto maggioritario attualmente in vigore. Saremmo stati anche disposti ad accettare delle limitate correzioni all'attuale «Mattarellum», ma, purtroppo, non ci è stato consentito.
L'unico vero motivo per cui ci state imponendo questa legge proporzionale è quello di tentare di capovolgere il risultato elettorale delle prossime elezioni politiche, ma ciò non sarà consentito, non da noi, che siamo soccombenti a causa della vostra forza numerica in quest'aula, ma dagli italiani. Dovete prendere atto, infatti, che siete maggioranza in quest'aula, ma che non lo siete più nel paese.
ANDREA RONCHI. Questo lo dici tu!
ITALO TANONI. Saranno gli italiani a fermarvi, come hanno già fatto nelle ultime competizioni elettorali votando in massa la coalizione cui appartengo.
È tali questi motivi che noi ostacoleremo questo provvedimento in ogni modo e diremo con profonda convinzione: no, no e poi no a questa inutile e sciagurata legge (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!
CESARE RIZZI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CESARE RIZZI. Presidente, visto che ormai è diventata una moda intervenire tutte le settimane sulle modalità degli interventi nel question time, vorrei far notare al Presidente, che giustamente deve garantire sia la maggioranza che l'opposizione, alcune cose.
In questa legislatura, il ministro Giovanardi in genere ha risposto a tutte le interrogazioni a risposta immediata, ma non si può dire altrettanto per quanto riguarda la scorsa legislatura. Sapete benissimo che la funzione delle interrogazioni a risposta immediata è quella di affrontare avvenimenti di attualità, rispetto ai quali non avrebbe alcun valore parlare del tempo passato. Guarda caso, ogni qualvolta veniva presentata da noi un'interrogazione urgente su problemi di scottante attualità, il ministro non poteva essere presente e veniva rinviata la discussione. Questa è la differenza tra l'attuale legislatura e quella passata.
Caro Ruzzante, prima di intervenire su determinati argomenti, cerca di informarti e ricordati bene ciò che accadeva nella passata legislatura (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana e di Forza Italia)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Duca. Ne ha facoltà.
EUGENIO DUCA. Presidente, vorrei svolgere un intervento in dissenso dai colleghi dell'Unione, che continuano ad appellarsi alle regole e al comportamento istituzionale. Forse, i colleghi non hanno compreso bene la situazione. Per fare un esempio, se Al Capone, condannato per frode fiscale negli Stati Uniti d'America, avesse compreso l'importanza dei mezzi di comunicazione, avrebbe comprato quei mezzi e li avrebbe utilizzati per farsi eleggere Presidente degli Stati Uniti (Commenti di deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)... Non ragliate, anche se vi è riuscito molto bene in questi quattro anni e mezzo, non ragliate ancora!
PIERANTONIO ZANETTIN. Non è possibile dire queste cose!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego! Onorevole Duca, concluda, la prego.
EUGENIO DUCA. Se Al Capone avesse capito l'importanza dei mezzi di comunicazione, ne sarebbe diventato proprietario e sarebbe diventato Presidente, e se per caso Lucky Luciano o Joe Gambino fossero stati inquisiti ed imputati, avrebbero fatto una legge affinché quei reati venissero cancellati.
Quindi, cari colleghi dell'Unione, basta chiedere il rispetto delle regole a chi delle regole ha fatto strame dal primo momento! Basta, per favore (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cabras 1.71, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 559
Votanti 555
Astenuti 4
Maggioranza 278
Hanno votato sì 243
Hanno votato no 312).
Prendo atto che l'onorevole Lucchese non è riuscito a votare e che avrebbe voluto esprimere voto contrario.
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