Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 679 del 28/9/2005
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 5864)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà. Onorevole Mascia, le ricordo che ha cinque minuti di tempo a disposizione.

GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, anche in cinque minuti è possibile esprimere il nostro dissenso sul provvedimento in esame, che ha visto una grande discussione in Assemblea. Anche se un emendamento che riteniamo significativo è stato approvato, il nostro giudizio complessivo...

PRESIDENTE. Scusate, onorevoli colleghi, ma vorrei ricordarvi che di qui a pochissimo avrà luogo la votazione finale sul provvedimento: non vorrei successivamente richiamare tutti a doversi pentire per essere usciti in massa dall'aula!
Prego, onorevole Mascia, prosegua il suo intervento.

GRAZIELLA MASCIA. Come stavo dicendo, il nostro giudizio complessivo non è per nulla mutato, poiché il provvedimento manca il suo obiettivo dichiarato; anzi, a nostro avviso entra in contraddizione proprio con la finalità per la quale è stato presentato.
Si tratta, infatti, come abbiamo più volte ripetuto nel corso di questo dibattito, di un provvedimento che si basa anche su esperienze precedenti e su un percorso sperimentato, il cui obiettivo sarebbe snellire la grande mole dei provvedimenti normativi esistenti nel nostro ordinamento giuridico. È un istituto che è nato con l'idea di semplificare i provvedimenti amministrativi, al fine di riequilibrare il rapporto tra i cittadini ed i poteri pubblici; dal piano amministrativo, poi, si è gradualmente passati a quello legislativo. Si è messa quindi in discussione una quantità enorme di leggi, con l'obiettivo di rendere meno complesso il nostro ordinamento,


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poiché la complessità in cui ci si trovava ad operare non consentiva una piena applicazione del diritto.
I primi strumenti utilizzati ai fini della semplificazione sono stati i regolamenti di delegificazione, approvati comunque a seguito di un'autorizzazione legislativa.
Tali provvedimenti sono stati varati a partire dal 1993, in particolare con la legge n. 59 del 1997, Si trattava - e si tratta - di provvedimenti con cadenza annuale. La finalità è quella di rendere sistematica tale operazione di riordino. Aspetto rilevante da sottolineare è che, con riferimento a tutti questi passaggi ed a tale cadenza annuale, la «regia» è sempre stata quella del Parlamento. Non sempre, poi, si è riusciti a perseguire l'obiettivo dichiarato; in particolare, la legge di semplificazione è stata approvata solo due anni dopo, ossia nel 2003 e, quindi, si è mancato l'obiettivo della cadenza annuale. Ci si è dunque orientati, proprio in virtù di tale esperienza, verso un processo di semplificazione parzialmente diverso, finalizzato non alla riduzione dei singoli procedimenti, ma volto ad un riassetto per grandi materie.
Il problema della semplificazione, in tal modo, si è posto in termini diversi rispetto al passato ed il tentativo è stato quello di ridurre l'enorme produzione legislativa, non solo sotto il profilo quantitativo, ma anche sotto quello qualitativo e ciò spiega perché si è giunti, ad un certo punto, a preferire lo strumento della delega legislativa, operando una modifica sostanziale della disciplina di settore e raccogliendo tutti gli insiemi di norme nei cosiddetti codici di settore.
Si sono potuti verificare in tal modo, con le recenti esperienze, i fenomeni contrastanti, spesso disordinati, che hanno reso più complicato il lavoro dell'operatore del diritto, che ha dovuto districarsi tra le norme utilizzate per il processo di semplificazione. Numerosi interventi di presunta o vera semplificazione sono comunque stati effettuati attraverso lo strumento del decreto-legge, anche quando detti interventi erano previsti in progetti di legge all'esame del Parlamento.
Dunque, vi è un passaggio fondamentale che rappresenta anche una tra le critiche principali rivolte in quest'aula al provvedimento legislativo in esame, ossia la circostanza che la «regia», che era propria del Parlamento, in tal modo è stata trasferita al Governo con i decreti-legge e, successivamente, anche nel merito, sulla base di quanto previsto proprio dal provvedimento in esame, che configura un meccanismo mirato all'abrogazione di tutte le norme entrate in vigore prima del 1970. Quindi, con un procedimento automatico che si presta ad una serie di considerazioni critiche, si offre allo stesso Governo una grande discrezionalità, perché di fronte ad un automatismo talmente eccessivo, per la quantità e per il tempo assegnato, è stata attribuita al Governo la possibilità di scegliere le leggi da salvare in tale procedimento automatico. Ciò rischia di aprire un altro vulnus dal punto di vista della qualità delle leggi che sarebbero abolite, quelle che sono o che dovrebbero essere considerate fondamentali, perché in assenza di esse verrebbero meno i principi fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione.
Dunque, le problematiche principali, oltre ad una altra serie di dettagli che sono stati oggetto di discussione e di emendamenti, sono fondamentalmente due e riguardano questioni di principio e di grande rilevanza: la prima di esse è nel merito, rispetto ai risultati concreti che questo provvedimento rischia di produrre; la seconda riguarda un principio che noi continuiamo a considerare fondamentale, non solo perché affermato nella Costituzione, ma perché si tratta di un principio di democrazia cui non vogliamo rinunciare, ossia quello relativo ai poteri propri del Parlamento, che con questo provvedimento vengono, ancora una volta, messi in discussione.
Pertanto, preannunzio il voto contrario del gruppo di Rifondazione comunista sul provvedimento in esame (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zaccaria. Ne ha facoltà.

ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, intervengo per motivare il voto contrario della Margherita su questo disegno di legge.
In altre occasioni, ho già ricordato il carattere problematico e le contraddizioni contenute nel testo che ci accingiamo a votare. Pertanto, mi limiterò a delineare soltanto alcuni temi.
Vorrei svolgere una considerazione preliminare sulla bontà del disegno originario di questo tipo di provvedimenti, che non trova però attuazione in molte delle norme che abbiamo esaminato, in particolare, nell'articolo 15.
Sul piano del metodo, innanzitutto, vorrei dire che il disegno di legge di semplificazione risulta privo dell'analisi di impatto della regolamentazione: manca, cioè, di un elemento da considerare assai importante. È una sorta di contraddizione, perché il Governo, il legislatore, ha premura di ribadire la necessità che tutti i disegni di legge governativi siano corredati dall'analisi di impatto della regolamentazione, al punto da riproporne una fase sperimentale. Però, in questa fase, si dimentica di dare attuazione a questo importante principio, come è stato ricordato più volte.
In seconda battuta, si prosegue nell'utilizzo dello strumento della delega legislativa, al fine di attuare l'obiettivo del riassetto normativo. Tale scelta può dirsi idonea fino a quando si consente un'effettiva modifica sostanziale della materia secondo le indicazioni del Parlamento. La delega, come abbiamo ribadito più volte, è utile nel momento in cui bisogna procedere ad un'azione mirata, richiedente particolari competenze specialistiche e tecniche, che il Governo potrebbe in alcune materie possedere in misura maggiore del Parlamento. Ma ecco che emerge la seconda e grave contraddizione: quali particolari competenze specialistiche in più ha il Governo rispetto alle Assemblee legislative, tali da giustificare un'attribuzione quasi permanente del potere legislativo negativo su materie non definite? In una materia di questo tipo non si tratta di competenze specialistiche; si tratta soltanto di esercitare una volontà legislativa. L'ampia delega contenuta nell'articolo 15 opera mediante il meccanismo dell'abrogazione, che è pur sempre un «disporre diversamente», volendo citare Crisafulli (anche se non so se sia il caso di farlo in questo contesto).

MARCO BOATO. Il Vangelo dice: «Non gettate le perle ai porci»...

ROBERTO ZACCARIA. Quindi, siamo sempre in presenza dell'esercizio di un potere normativo.
Non siamo riusciti a circoscrivere questa delega straripante, né ponendo ulteriori criteri direttivi né elencando altre eccezioni alle norme da abrogare. Tale difficoltà dovrebbe indurre ad una maggiore riflessione.
Altro elemento da rilevare è che l'azione del Governo opera su un arco temporale vastissimo, non solo in termini di concreto esercizio della delega (lo ripeto per l'ennesima volta: 72 mesi!), ma soprattutto dal punto di vista dell'oggetto dell'attività normativa del Governo. Le disposizioni di questo disegno di legge considerano il termine del 1o gennaio 1970 come punto di partenza per procedere a ritroso nel tempo, senza alcuna limitazione.
Dato che non sempre l'Esecutivo è riuscito ad adempiere nei tempi opportuni alle scadenze previste dalle leggi (lo hanno dimostrato i vari provvedimenti «mille proroghe» ed altri), si presuppone che, anche in questo caso, l'obiettivo sia largamente superiore alle possibilità. Sarebbe stato più opportuno - lo diciamo ancora una volta - prevedere una fase transitoria, nella quale sperimentare un sistema di abrogazione generale riferito, però, ad oggetti definiti ed in relazione ad un periodo più breve, onde poter apportare correttivi in corso d'opera.
A questo proposito, vorrei aggiungere che, durante la votazione di oggi, nel sopprimere l'articolo 14, la Camera ha


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recepito in parte un'indicazione proveniente dal Comitato per la legislazione. Quest'ultimo segnalava l'inopportunità, dal punto di vista della tecnica di redazione dei testi normativi, di intervenire su una legge entrata in vigore recentemente (mi riferisco alla legge n. 80 del 2005), che modificava la legge n. 241 del 1990, in quanto questa è una cattiva modalità di legiferare.
Tuttavia, le perplessità restano e riguardano, in particolare, la minaccia al principio di separazione dei poteri e al principio democratico, che la collega Mascia ha già illustrato.
Vorrei evidenziare un'ultima contraddizione di questa legge, così com'è stata formulata: non è facile che essa abbia effetti positivi in sede di applicazione, vista l'estrema complessità dell'articolato e i problemi attinenti alle fonti normative.
Inoltre, c'è la «perla» - vorrei chiamarla così - dell'eliminazione del vincolo pertinenziale sui parcheggi, che rappresenta una sorta di «ciliegina» su questa grande torta.
Mi auguro che l'occasione che vi è stata data di far tornare al Senato il provvedimento possa essere costruttiva per rivedere l'articolo 12, comma 9, e i commi da 14 a 22 dell'articolo 15, ossia l'ormai tristemente famosa norma «taglia leggi».
Per queste ragioni, ribadisco il voto contrario mio e del gruppo cui appartengo (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-l'Unione).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Amici. Ne ha facoltà.

SESA AMICI. Signor Presidente, c'è il rammarico da parte dei gruppi dell'opposizione di aver discusso di questo complesso provvedimento in una situazione in cui è stato difficile anche per noi, a volte, argomentare nel merito, dato il contesto politico nel quale abbiamo agito, ossia quello di un legittimo e dichiarato ostruzionismo promosso in conseguenza delle vicende che riguardano la legge elettorale.
Questo rammarico, tuttavia, non ci impedisce, non ci fa velo, proprio nelle dichiarazioni di voto finale, così com'è stato fatto nella discussione generale, di entrare nel merito di alcuni argomenti, che inducono anche il gruppo dei Democratici di sinistra ad esprimere un voto contrario al provvedimento.
Vedete, colleghi, la semplificazione è un concetto molto importante. Effettivamente, così come è stata concepita negli anni Novanta, essa costituisce il tentativo di costruire un rapporto tra i cittadini e lo Stato. Erano gli anni in cui si parlava anche delle amministrazioni amiche, con il tentativo concreto di realizzare, attraverso la semplificazione, una riduzione dell'impatto, non tanto legislativo, quanto delle burocrazie, sui cittadini, che li aiutasse a percorrere una strada più facile, proprio nella certezza dei loro diritti.
Vi sono state, quindi, una grande intuizione culturale e una grande capacità della cultura complessiva della classe dirigente di allora di individuare alcuni strumenti volti a dare concretezza al principio del rapporto tra cittadini e Stato.
La semplificazione rientra in questa normativa e per questo motivo, sottosegretario Saporito, onorevole Migliori, c'è un certo rammarico, perché la maggioranza ha ribadito che, in un'altra situazione, se non vi fosse stata la fretta, molti degli emendamenti presentati sarebbero stati accoglibili per una riflessione. Questa è una giustificazione che fa torto ad una discussione di merito. Infatti, è evidente che l'argomento avrebbe richiesto tempo, saggezza e capacità di ragionamento, poiché si discuteva di questioni che riguardano l'assetto dei poteri, la capacità normativa da parte dello Stato e l'aspetto regolamentare, anche considerando che tale modifica interviene nel contesto delle riforme costituzionali, a partire da quella relativa al Titolo V della Costituzione.
Ciò non è stato possibile e, quindi, si è prodotto un vero e proprio «mostro». Siamo passati da un'idea di semplificazione come atto importante, che annualmente permettesse agli organi parlamentari una verifica concreta di ciò che veniva


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deciso e veniva posto sul piano normativo, a far saltare il primo tassello. La semplificazione, infatti, non è più una legge annuale, ma ci è stata presentata nel 2003.
Il secondo elemento, invece, è dato dalla previsione della possibilità da parte dello Stato di unificare le materie dei testi unici, per rendere il lavoro più semplice non solo ai lavoratori del diritto, ma anche ai singoli cittadini. Si è decisa - questo è stato uno dei passaggi per i quali oggi esprimiamo nuovamente un voto contrario - la definizione di codici di settore. In realtà, i codici di settore solo apparentemente semplificano, perché nella concretezza testimoniano una difficoltà straripante, come diceva il collega Zaccaria, molto incerta e indefinita, giacché nelle materie del codice di settore difficilmente si riesce a trovare quell'equilibrio e quell'armonia con tante leggi, che comunque afferiscono proprio a quei settori, anche se non esplicitamente normati.
Questi sono gli elementi. Vi era un'idea importante, culturalmente positiva, che imponeva a tutti noi legislatori la capacità di corrispondere ad un bisogno. Noi questo lo abbiamo in qualche modo delegittimato ed abbiamo agito compiendo un'operazione che complica e che introduce anche degli errori, che, come ricordavano ora i colleghi Mascia e Zaccaria, tecnicamente rendono questo provvedimento assai complesso, oltre che assolutamente inefficace. Vale per tutti l'esempio dell'articolo 15. Quest'ultimo compie un'operazione che, anche nella definizione così come l'abbiamo trattata della famosa «legge ghigliottina», testimonia che quando si decide di abrogare tutte le leggi dal 1970 in poi si compie un'operazione non solo generica, ma anche pericolosa, perché in tal modo si possono anche abrogare importanti leggi che ancora vengono varate.
Qual è l'equilibrio tra l'abrogazione di una legge e il decidere che tutto è normato attraverso i codici di settore? Questo è un aspetto che testimonia la farraginosità del meccanismo che abbiamo costruito.
Infine, colleghi, il collega Marone, per il gruppo dei Democratici di sinistra, nella discussione sulle linee generali ha fatto ricorso ad un'ironia che forse la dice più lunga di tante parole e riflessioni. Si tratta di una legge di semplificazione che utilizza le parole in codice (penso, ad esempio, alla DIA, la disciplina di inizio attività), ma non semplifica, così come sarebbe necessario fare. Essa dà quasi la sensazione di mettere un paletto teorico e culturale tra chi quelle leggi le deve applicare e chi invece ne deve usufruire. Con il meccanismo che avete costruito, di fatto, ciò è esattamente invertito. Una difficoltà in più per il cittadino. Una difficoltà in più per le amministrazioni, che dovrebbero tornare ad essere amiche e non semplicemente elementi di impaccio e di vessazione, verso un'idea forte e democratica della pubblica amministrazione dello Stato. Credo che questi siano elementi sufficienti per esprimere un voto contrario (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-l'Unione).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi deputati, ho ascoltato con attenzione gli interventi che mi hanno preceduto da parte della collega Mascia di Rifondazione comunista, del collega Roberto Zaccaria della Margherita, il quale in modo sistematico in questi giorni ha affrontato puntualmente, nei limiti ristrettissimi di tempo a sua ed a nostra disposizione, tutti i nodi cruciali sotto il profilo giuridico, istituzionale e costituzionale di questo provvedimento, e, da ultimo, - l'abbiamo appena ascoltata - da parte della collega Sesa Amici, dei Democratici di sinistra, la quale è riuscita positivamente ad inserire in questa così difficile e complessa problematica di carattere giuridico e istituzionale anche il cuore della vicenda che riguarda, come lei ha detto giustamente, il rapporto tra i cittadini e lo Stato, con la capacità di costruire amministrazioni amiche rispetto agli utenti, che sono in realtà i cittadini e il popolo sovrano.


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Nel corso di questi interventi, come nel corso di tutto l'esame di questo provvedimento, i colleghi che sono intervenuti, sia pure nei tempi ristrettissimi a loro concessi, hanno cercato di fare emergere tutti gli aspetti di discutibilità, di criticità e tutte le esigenze che ci sarebbero state di modifica e di miglioramento di questo disegno di legge. I temi anche di tipo metodologico che ha affrontato poco fa il collega Zaccaria, per esempio la mancanza totale dell'analisi di impatto della regolamentazione, fanno emergere il vizio di fondo di un disegno di legge che pure, per le materie che disciplina, avrebbe potuto essere affrontato in modo diverso in un normale confronto parlamentare fra maggioranza e opposizione.
Sia il collega Zaccaria, sia la collega Mascia e, da ultimo, la collega Amici, hanno anche affrontato la problematica difficile e discutibile dei cosiddetti codici di settore. Di tutto questo avremmo potuto parlare più approfonditamente, più pacatamente e serenamente se solo ci fosse stata, da parte della maggioranza, una disponibilità al confronto, se non verso quegli emendamenti soppressivi - che è comprensibile siano respinti dalla maggioranza pro tempore (anche se questo tempo si sta concludendo per questa maggioranza) - almeno verso quegli emendamenti di merito che su l'uno o l'altro degli aspetti di questo complesso disegno di legge avrebbero potuto essere affrontati.
Invece, il collega Migliori, che esprime la volontà della maggioranza (non solo e non tanto quella sua personale che, anche quando è durissima, viene espressa sempre con garbo, grazie alla sua personalità che si manifesta anche durante i momenti di scontro politico), a nome della maggioranza stessa ha respinto tutti - lo sottolineo -, nessuno escluso, gli emendamenti. Non parliamo poi di quando qualche gruppo della maggioranza - penso alla Lega - fa finta di proporre qualche modifica, annunciando magari un voto di astensione mentre, dopo tale annuncio, concretamente, sono solo in tre ad astenersi e gli altri votano contro.
Queste sono le sceneggiate cui abbiamo assistito in questi giorni e anche nelle ultime ore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è inutile che ce lo nascondiamo: la collega Amici, con la consueta lealtà intellettuale e coerenza politica, lo ha detto in apertura della sua dichiarazione di voto. Questa vicenda, che avrebbe potuto essere affrontata in modo diverso, in un Parlamento normale, in un paese normale, in una situazione normale e corretta di rapporti fra maggioranza e opposizione, si colloca, invece, nel vivo di uno scontro politico durissimo che non l'opposizione, bensì la maggioranza ha scatenato nei confronti dell'opposizione e del popolo sovrano imponendo in modo totalmente unilaterale, con un autentico blitz istituzionale, lo stravolgimento totale delle regole elettorali.
Questa maggioranza, che all'epoca era minoranza, all'inizio del 2001, per bocca dell'allora leader dell'opposizione Berlusconi, dell'attuale ministro dell'interno Pisanu...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi vorrei invitarvi a fare silenzio. Vi invito a liberare l'emiciclo e a fare silenzio, a sinistra come a destra.

MARCO BOATO. La collega Amici, io stesso e tutti noi vogliamo ricordare quale è la realtà, perché essere ipocriti in Parlamento è la peggiore delle qualità. La realtà è che un confronto che avrebbe potuto essere di merito, anche nell'espressione di eventuali posizioni di dissenso, che avrebbe potuto spingerci, insieme, a cercare di affrontare una materia così complessa come quella della semplificazione (anche se questa legge appare più come una legge di «complicazione») per tentare di migliorarla, modificarla, magari mostrando un atteggiamento diverso, anche da parte dell'opposizione, questa possibilità è stata impedita, cancellata dall'imposizione unilaterale da parte dei gruppi della maggioranza di un totale stravolgimento della legge elettorale, cancellando in questo modo il referendum popolare, cioè la vera espressione della


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sovranità popolare che si è avuta a proposito di questa materia nel 1993, quando il 18 aprile - una bella data da ricordare - il 77 per cento dei cittadini italiani parteciparono a quel referendum e l'82,7 per cento votò a favore.
Ora, assistiamo ad un colpo di mano. Cinque anni fa l'attuale Presidente del Consiglio, allora leader dell'opposizione, l'attuale ministro dell'interno e il ministro degli affari regionali, onorevoli Berlusconi, Pisanu e La Loggia, stigmatizzavano una situazione analoga, ma solo parzialmente analoga, come un colpo di mano, appellandosi alla necessità di rivolgersi al Capo dello Stato Ciampi - eravamo nel 2001 - alla necessità di fare le barricate, secondo quanto affermava il ministro dell'interno Pisanu: faremo le barricate se ci imporrete unilateralmente la legge elettorale, dicevano! Ebbene, adesso, questa stessa maggioranza, che allora era all'opposizione e che da noi venne ascoltata (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)...

PRESIDENTE. Onorevole Boato, le sto consentendo di parlare per dichiarazione di voto, ma lei sta introducendo un argomento...

MARCO BOATO. No, signor Presidente, non sto introducendo un argomento...!

PRESIDENTE. Onorevole Boato, le consento di concludere il suo intervento.

MARCO BOATO. Signor Presidente, stavo per concludere.
Quello che, cinque anni fa, ci avete chiesto di non fare e che non abbiamo fatto, voi lo state facendo adesso e ciò ci costringe non ad agire ma a reagire, non ad attaccare, ma a difendere noi e lo Stato di diritto, le regole democratiche.
Questo, purtroppo, è il motivo per il quale cercheremo in tutti i modi di batterci affinché, in questo Parlamento, non avvenga tale scempio.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi invito innanzitutto a prendere posto. Le votazioni non avverranno per procura...
La Presidenza autorizza, sulla base dei criteri costantemente seguiti, la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale della dichiarazione di voto finale dell'onorevole Di Giandomenico, che ne aveva fatto richiesta.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saia. Ne ha facoltà.

MAURIZIO SAIA. Signor Presidente, il gruppo di Alleanza Nazionale esprimerà convintamente un voto favorevole sul provvedimento in esame.
Intendo comunque rimarcare la pochezza degli interventi dell'opposizione su un provvedimento importantissimo per rilanciare l'economia del paese.

MARCO BOATO. Come la pochezza? Puoi dire che non sei d'accordo...

MAURIZIO SAIA. Parlo di pochezza in quanto le motivazioni sono sbagliate. In particolare, intendo ricordare alla collega Amici, in termini di coerenza politica, il fatto che al Senato vi è stato il voto favorevole dei Democratici di sinistra e al collega Zaccaria che il Parlamento non è esautorato, vista la previsione di una Commissione bicamerale che dovrà seguire l'attuazione del provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Parolo. Ne ha facoltà.

UGO PAROLO. Signor Presidente, preannuncio il voto favorevole del gruppo della Lega Nord sul disegno di legge e respingo al mittente - ovvero all'onorevole Boato - l'accusa rivolta al mio movimento di aver fatto sceneggiate.

MARCO BOATO. Avete cominciato con l'astensione e poi avete votato contro!

UGO PAROLO. Peraltro, di sceneggiate l'onorevole Boato è un grande esperto, se non altro per la sua storia personale.
Intendo dunque ribadire che il nostro è stato l'atteggiamento responsabile di una forza politica di maggioranza. Infatti, questa


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mattina, non abbiamo fatto una sceneggiata, ma abbiamo evidenziato al Governo un problema vero - che purtroppo persiste -, vale a dire quello relativo al comma 9, dell'articolo 12, che potrebbe produrre effetti devastanti per quanto riguarda la materia dell'urbanistica. A tale proposito voglio ribadire al rappresentante del Governo che bisognerà porre rimedio a tale norma. È giusto ricordare che il nostro Esecutivo dovrebbe essere più attento di fronte a certe iniziative parlamentari che nascono non tanto per difendere esigenze generali, quanto necessità di qualche gruppo di interesse ed è giusto ricordare che è stato comunque accettato l'ordine del giorno che impegna il Governo ad assumere le iniziative necessarie per risolvere tale questione.
Quindi, non abbiamo fatto una sceneggiata; semplicemente, ci rendiamo conto dell'importanza di questo provvedimento e non ne abbiamo voluto ostacolare l'approvazione. Certo, se avessimo potuto prevedere che la maggioranza sarebbe venuta a mancare sul successivo emendamento, probabilmente il nostro atteggiamento sarebbe stato diverso.
Pertanto, invitiamo il Governo a porre rimedio a tale problematica in sede di esame al Senato o attraverso un provvedimento ad hoc.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi ricordo che, dopo il voto finale sul disegno di legge in esame, i nostri lavori proseguiranno con il secondo punto all'ordine del giorno, vale a dire con deliberazioni per la ratifica della costituzione in giudizio della Camera in relazione a conflitti di attribuzione.
Dopodiché, si passerà all'esame di due importantissimi decreti-legge; quindi, ciascuno si regoli ai fini della necessaria presenza.

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