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PRESIDENTE. L'onorevole Dario Galli ha facoltà di
DARIO GALLI. Il recente e tragico episodio dell'aggressione di Gerenzano (Varese), dove una ragazza tredicenne è stata aggredita a martellate da un malato psichiatrico e lotta ora per la vita (a lei, come alla sua famiglia, vanno i nostri migliori auguri), solleva nuovi interrogativi sul sistema di assistenza che il nostro servizio sanitario nazionale predispone nei confronti dei soggetti affetti da patologie psichiatriche.
PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. A legislazione vigente, il piano sanitario nazionale 2003-2005 ha evidenziato alcune problematiche di particolare criticità dell'assistenza psichiatrica, come l'esigenza di adeguare le piante organiche, di un migliore coordinamento fra i servizi del dipartimento di salute mentale, di un miglioramento della formazione universitaria, di un'implementazione dell'assistenza domiciliare del paziente e di quella alle famiglie, anche con il ricorso al volontariato, di una maggiore omogeneità nella caratterizzazione scientifica delle strutture residenziali mediante programmi terapeutici e riabilitativi basati su prove di efficacia.
PRESIDENTE. L'onorevole Dario Galli ha facoltà di
DARIO GALLI. Signor ministro, la ringrazio per le considerazioni svolte su un tema così delicato e complesso, sia sotto il profilo medico-sanitario sia sotto quello più propriamente politico e sociale.
essere messa in discussione. Occorre uscire dall'ideologia di qualche anno fa e di una certa area politica qualunquistica del «tutti fuori», considerando che le persone pericolose per la società devono comunque essere poste nelle condizioni di non nuocere a se stessi e agli altri cittadini (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).
In particolare, il caso di cronaca dimostra l'inadeguatezza della legislazione sull'assistenza psichiatrica e, segnatamente, della nota legge n. 180 del 1978, con la presa in carico responsabile dei circa 600 mila pazienti psichiatrici gravi esistenti in Italia. La legge n. 180 non solo non affronta il problema della cronicità psichiatrica, abbandonando, di fatto, i malati a se stessi o alle loro famiglie, ma rende estremamente difficile il ricorso ai trattamenti sanitari obbligatori nei confronti dei malati psichiatrici che rifiutano di sottoporsi alle prestazioni assistenziali prescritte da medici.
Dei circa 600 mila pazienti psichiatrici gravi esistenti in Italia, si stima che almeno 50 mila siano resistenti alle cure, dato, questo, che solleva numerose preoccupazioni ed interrogativi. Quindi, chiediamo quali iniziative normative il Governo intenda adottare al fine di risolvere questo problema.
Naturalmente, ricordo che, per quanto riguarda questi aspetti, le competenze sono largamente regionali e non del Governo nazionale.
Tra tali criticità, la più specifica riguarda proprio la gestione dei pazienti, che non solo non ricorrono a terapie, ma hanno, a causa delle loro patologie, comportamenti pesantemente disturbati, con scarso controllo della pulsione aggressiva, come nel caso in esame.
Sulla base delle esperienze, il Ministero della salute ritiene che per questi pazienti si renda necessario individuare un percorso specifico di presa in carico, con una presenza assistenziale in tutto l'arco delle ventiquattr'ore. Se la gestione della fase acuta può essere condotta in regime di ricovero ospedaliero, anche tramite ricorso al trattamento sanitario obbligatorio, una ulteriore soluzione può essere trovata nelle strutture residenziali ad hoc, una per regione, in numero limitato o comunque dimensionato in rapporto alle evidenze epidemiologiche. Tali residenze dovrebbero uniformarsi agli standard delle comuni strutture residenziali psichiatriche con un numero limitato di posti letto, ma con un livello di posizione più elevato, adeguato ai target dei pazienti ricoverati e con il mantenimento del profilo sanitario (attivazione di programmi terapeutico-riabilitativi intensivi di durata variabile, mirati al recupero del massimo di autonomia possibile).
Il Ministero della salute, per quanto di competenza, si attiverà per la realizzazione di tale proposta, acquisendo le necessarie consultazioni con le regioni, previ ulteriori approfondimenti all'interno di un confronto con le società scientifiche di settore e con le associazioni nazionali rappresentative delle famiglie.
Insomma, la legge n. 180 del 1978 intendeva favorire il recupero sociale, disincentivando la cronicizzazione del ricovero manicomiale, ma è evidente che vi sono situazioni e casi nei quali non è possibile, né per le famiglie né per la società, lasciare libere e incontrollate persone che fanno male a se stesse e agli altri.
Pertanto, occorre attivarsi per costruire tali realtà sul territorio. Ciò, naturalmente, dovrà avvenire in maniera adeguata e con la previsione di trattamenti che mirino comunque al recupero, salvaguardando sia la personalità del soggetto curato sia la sicurezza delle persone che non sono in grado di convivere con tali patologie.
Vorrei comunque ribadire che l'interessamento del gruppo della Lega Nord al caso di cronaca di Gerenzano è motivato dalla convinzione che il problema dell'assistenza psichiatrica rappresenti un tema di fondamentale importanza dell'attuale agenda politica, che richiede interventi normativi tempestivi e radicali.
La legge n. 180, pur presentando una serie di importanti pregi, ha di fatto confinato l'assistenza psichiatrica in uno stato di assoluto isolamento e abbandono, che ovviamente si è ripercosso sulle stesse condizioni dei malati psichiatrici, aggravando gli oneri a carico delle famiglie di appartenenza e, nei casi più estremi, compromettendo lo stessa sicurezza della collettività.
Sotto tale profilo, riteniamo che due siano le principali lacune della legge: da una parte, la negazione della cronicità psichiatrica e, quindi, la mancata previsione di un sistema di prestazioni assistenziali sufficientemente differenziate, al fine di venire incontro alle diverse esigenze dei pazienti e delle loro famiglie e, dall'altra, la superficialità con cui viene affrontato il problema dei trattamenti sanitari obbligatori, la cui concreta applicazione non solo viene ridotta ad un periodo di tempo non superiore a 15 giorni, ma anche irrigidita in una serie di procedure burocratiche poco lineari.
Nella convinzione che proprio da tali lacune sia necessario partire ai fini di una riforma dell'intero settore dell'assistenza psichiatrica, auspichiamo che il Governo sappia farsi portavoce di questa esigenza e che in futuro la collettività non debba più soffrire per le deficienze del sistema pubblico nella corretta presa in carico dei soggetti più deboli.
Ovviamente, abbiamo il massimo rispetto dei malati psichiatrici, che sono persone sfortunate con problemi genetici o derivanti da traumi psicologici, ma la sicurezza collettiva non può minimamente


