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PRESIDENTE. L'onorevole Rosato ha facoltà di
ETTORE ROSATO. Signor Presidente, «La Repubblica riconosce e tutela i diritti dei cittadini italiani appartenenti alla minoranza linguistica slovena presente nelle province di Trieste, Gorizia e Udine, a norma degli articoli 2, 3 e 6 della Costituzione». Signor ministro, ho voluto espressamente leggere l'articolo 1 della legge n. 38 del 2001, che lei ben conosce, la quale stabilisce norme a tutela della minoranza linguistica slovena. Infatti, a quasi cinque anni di distanza dalla sua approvazione, molti di questi diritti non sono ancora tutelati e molte disposizioni previste dalla legge sono rimaste lettera morta.
del Governo - che riconosco anche a lei, che poche ore fa, con parole condivisibili, richiamava questo problema - di applicare la normativa in questione.
PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, il finanziamento annuale per la minoranza slovena era stato di 4 milioni e 950 mila euro per il 2005. Per la prossima finanziaria è stato richiesto un ammontare pari a quello dello scorso anno.
PRESIDENTE. L'onorevole Rosato ha facoltà di
ETTORE ROSATO. Ringrazio il ministro per la risposta fornita. Ritengo che ci siano alcune questioni che competono, invece, al Governo. Mi riferisco, in particolare, agli importi della legge finanziaria, che sono rimasti ancora uguali a quelli del 2001. Lei capisce che questo, dal punto di vista del livello di tutela di una minoranza, è ritenuto un dato sensibile; la legge del 2001, prima ancora che si pensasse alla riforma della scuola superiore (quindi, con la mancata istituzione della sezione slovena all'interno del conservatorio Tartini),
ne è frutto. A quell'epoca, poi, a questo episodio si è sommata una nuova burocrazia generata da una scelta del Governo.
In particolare, ricordo la mancata realizzazione della sezione slovena del conservatorio «Tartini» di Trieste, le problematiche relative alle scuole con lingua d'insegnamento slovena e l'apertura degli appositi uffici della pubblica amministrazione bilingui a Trieste, Gorizia e Cividale, previsti dalla legge.
Le chiedo, pertanto, signor ministro, quali provvedimenti il Governo intenda predisporre affinché, sia pure con grave ritardo, le norme previste trovino immediata applicazione, posta l'asserita volontà
Per quanto riguarda il conservatorio «Tartini» di Trieste, si deve sottolineare, in questo caso, che la dilazione dei tempi non dipende dalla volontà di non applicare la legge, ma dai tempi di attuazione della riforma della scuola (legge n. 53 del 2003). In tale ambito si stanno elaborando i percorsi dei licei musicali, che sono propedeutici per la definizione della parte riguardante i conservatori. Pertanto, il tempo occorrente per attuare la legge è certamente legato alla definizione della legge di riforma della scuola.
Per quanto attiene alla scuola di insegnamento slovena, è da evidenziare che è stato istituito l'ufficio scolastico per l'istruzione in lingua slovena e che presso il centro per i servizi amministrativi di Gorizia opera una sezione distaccata dello stesso ufficio.
L'ufficio regionale si sta operando affinché la riforma degli ordinamenti scolastici del 2003 possa trovare la migliore applicazione e, a questo scopo, sono stati tradotti in lingua slovena la legge stessa e tutti successivi documenti, tra i quali le indicazioni nazionali per i piani di studio.
Relativamente al comitato paritetico per i problemi della minoranza slovena e la zonizzazione per la tutela dei diritti, il Governo ha fatto il suo dovere. Infatti, il Consiglio dei ministri aveva recepito le indicazioni del comitato paritetico e aveva approvato il provvedimento.
Tuttavia, il Consiglio di Stato, purtroppo, con il parere n. 6742, emesso in data 5 maggio 2004 - oltretutto, non eravamo stati noi ad interpellarlo -, ha stabilito che la delibera originaria del comitato paritetico non era chiara e che, quindi, il recepimento di quella zonizzazione da parte del Consiglio dei ministri doveva essere rivisto.
Quindi, vi è stata la necessità di rinviare ancora al comitato paritetico la problematica per definire una nuova zonizzazione, che io auspico avvenga al più presto, anche con la possibilità per il comitato di lavorare.
Nelle more, la Presidenza del Consiglio dei ministri, al fine di accelerare l'applicazione delle misure di protezione della legge del 2001, con una circolare, fin dal 2002, ha impartito disposizioni alle amministrazioni dello Stato interessate localmente volte ad applicare quanto disposto dagli articoli 7 e 8 della legge del 2001 nei comuni delimitati territorialmente, ai sensi dell'articolo 3 della legge n. 482 del 15 dicembre 1999, riguardante le minoranze linguistiche.
Non mi sfugge, onorevole Rosato, che, mentre c'è una volontà del Governo ben chiara e precisa, ci sono anche difficoltà collegate alla realtà frastagliata degli enti locali di quella regione, che insorgono non per colpa del Governo - ci tengo a sottolineare questo aspetto - bensì a causa di difficoltà applicative che non dipendono dalla volontà del Governo ma, più spesso, dalla resistenza degli enti locali.
Riconosco, però, che una sua osservazione è condivisibile. Infatti, c'è un blocco relativamente agli enti locali, che, per alcuni ambiti, non può essere risolto dal Governo. Chiedo però a quest'ultimo di tenere un comportamento forte rispetto all'applicazione della legge per l'istituzione degli uffici della pubblica amministrazione a Trieste, Cividale e Gorizia. Questa è un'azione che il Governo può senz'altro portare avanti in applicazione di una legge che risale a quattro anni e mezzo fa.
Ritengo che sia importante, quando arriverà il parere e la definizione del perimetro di zonizzazione da parte del comitato paritetico (a settimane, in base alla richiesta formulata dal Governo in tal senso), che il Governo stesso, in ottemperanza a quanto previsto dal parere del Consiglio di Stato citato dal ministro, ne prenda integralmente atto e lo approvi così com'è.


