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PRESIDENTE. L'onorevole Canelli ha facoltà di
VINCENZO CANELLI. Signor Presidente, vorrei innanzitutto ricordare che, il 15 febbraio 2005, il collega Tabacci presentò in Assemblea un'interrogazione a risposta immediata volta ad ottenere chiarimenti in merito a notizie di stampa secondo le quali circa 400 milioni di euro di bond argentini, mano a mano che cresceva la difficoltà dello Stato argentino nel rimborso dei titoli, venivano trasferiti dal portafoglio delle banche a quello di privati cittadini.
PRESIDENTE. Onorevole Canelli...
VINCENZO CANELLI. ... oppure se si renda necessario cambiarla.
PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, illustrerò i dati forniti dalla Banca d'Italia al Comitato interministeriale per il credito e il risparmio.
vendita dei titoli, che transitano per i portafogli dei proprietari, ed il valore attribuito dalle banche ai titoli presenti nel loro portafoglio.
PRESIDENTE. L'onorevole Canelli ha facoltà di
VINCENZO CANELLI. Signor Presidente, ringrazio il ministro per la risposta, ma non la considero esauriente. Infatti, il problema dei titoli argentini va, a mio avviso, inquadrato in un problema più generale, che ha riguardato, come lei sa, signor ministro, anche i titoli Cirio, Parmalat, Giacomelli ed altri, per un totale di 56 mila miliardi di vecchie lire. Tradotto in euro, si tratta di 28 miliardi, ossia un importo superiore alla manovra finanziaria che il Governo si accinge a varare e superiore al totale del valore dei titoli delle prime 2000 società quotate in borsa, nel 2004.
che siffatti comportamenti si verifichino ancora ed inoltre ponga attenzione sull'effettiva ed incisiva attività di vigilanza della Banca d'Italia.
Il ministro Giovanardi, in quella circostanza, promise che avrebbe interpellato la Banca d'Italia per sapere se il fenomeno denunciato corrispondesse o meno alla verità.
I dati sono essenziali per verificare se il sistema bancario si sia comportato in maniera corretta e se la Banca d'Italia abbia vigilato in maniera corretta e, soprattutto, per valutare se la normativa vigente sia ancora all'altezza della situazione...
I dati forniti dall'onorevole interrogante fanno riferimento al valore contabile dei titoli diversi da azioni, di proprietà delle banche italiane, emessi da amministrazioni pubbliche e da enti di assistenza e previdenza sociale residenti in Argentina. Tali informazioni possono essere desunte dal flusso di ritorno della matrice dei conti, inviato mensilmente dalla Banca d'Italia a tutte le banche segnalanti e ad alcuni centri servizi di cui si avvalgono (dall'ABI all'ACRI e all'Associazione nazionale delle banche popolari).
Per quanto riguarda la variazione nel tempo del valore contabile dei titoli di proprietà delle banche - il quale, come ricordato nella stessa interrogazione, per i titoli diversi dalle azioni emessi nel settore pubblico argentino è passato da 460,8 milioni di euro alla fine del 1999 a 63,1 milioni alla fine del 2003 ed a 53,3 milioni di euro alla fine del 2004, come risulta dai dati delle matrici e dei conti -, la Banca d'Italia ha precisato che la variazione è il risultato di due fattori: l'acquisto o la
Sulla base dell'approfondimento condotto dalla Banca d'Italia e richiamato nell'interrogazione, sono emersi diversi punti.
Con riferimento ai titoli emessi dalla sola Repubblica Argentina - che rappresentano, comunque, la quasi totalità dei titoli in questione -, il confronto tra le variazioni del valore contabile e quelle del valore nominale dei titoli mostra chiaramente l'effetto della svalutazione; in particolare, tra la fine del 1999 e la fine del 2003, l'ammontare complessivo dei titoli al valore contabile si è ridotto dell'86 per cento, mentre quello al valore nominale del 50 per cento. Nello stesso periodo, il valore di mercato dei titoli argentini risulta svalutato di oltre il 70 per cento. Ricordo, tuttavia, che - sempre sulla base dei dati comunicati dal CICR - la diminuzione non ha riguardato solo i titoli argentini: il valore contabile dei titoli statunitensi si è ridotto del 34 per cento; quello dei titoli messicani del 29 per cento; quello dei titoli russi del 22 per cento; quello dei titoli brasiliani del 34 per cento; quello dei titoli turchi del 47 per cento. In media, i titoli non azionari emessi dal settore pubblico dei paesi non appartenenti all'Unione europea hanno conosciuto una diminuzione del valore contabile pari al 32 cento.
Inoltre, dalle segnalazioni di vigilanza inviate dalle banche non è possibile ricavare alcuna informazione su chi sia effettivamente l'acquirente dei titoli venduti dalle banche. In ogni caso, l'ammontare dei titoli venduti da queste ultime risulta, dal punto di vista economico, non consistente rispetto agli 11 miliardi e 380 milioni di euro in possesso degli investitori italiani.
Si pongono, inoltre, due problemi seri riguardanti tali dati: il primo è rappresentato dalla riforma in corso, perché evidentemente qualcosa non ha funzionato a dovere riguardo alla vigilanza; il secondo è rappresentato dal rimborso. Alcune banche lo stanno effettuando spontaneamente, su sollecitazione della Banca d'Italia, verso i risparmiatori che hanno acquistato bond argentini in condizioni di non trasparenza; in altri casi sono in corso cause che gli investitori hanno intentato nei confronti di altre banche che non intendono restituire gli investimenti, cause che hanno già avuto, in alcuni casi, una soluzione positiva.
Come può constatare, signor ministro, si tratta di una cifra rilevante. Si tratta anche di capire nelle mani di chi siano andati a finire i 56 mila miliardi «sfilati» dalle tasche degli italiani e quale sia stato il ruolo del sistema bancario nella vicenda. È chiaro che il sistema bancario vede ridurre il suo portafoglio titoli ed è normale che le banche acquistino e vendano dei titoli. Signor ministro, lei dice che non si sa nelle mani di chi siano andati a finire tali titoli. Dalle notizie di cui disponiamo, sappiamo che la totalità degli stessi titoli è finita nelle tasche di poveri pensionati, di persone che avevano una liquidazione investita in titoli della propria società. Sono, quindi, andati a finire nelle tasche di persone che non dispongono di un'alta cultura finanziaria.
Ebbene, ciò che noi ci aspettiamo è che il Governo si impegni, non soltanto con la legge sul risparmio - che langue al Senato -, ma attraverso norme precise, per impedire


