Allegato B
Seduta n. 678 del 27/9/2005


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ATTI DI INDIRIZZO

Mozione:

La Camera,
premesso che:
negli ultimi anni si è potuta registrare una progressiva tendenza all'accentuarsi dello stato di crisi del settore della Pesca italiana ed europea;
la flotta italiana si caratterizza per il basso grado di rinnovamento ed ammodernamento della struttura produttiva;
più specificamente, così come si evince da un documento dell'Assessorato Pesca del comune di Mazara del Vallo (maggiore tra le marinerie italiane per il comparto «pesca»), controfirmato dalle organizzazioni sociali maggiormente rappresentative del settore, «negli ultimi anni il livello delle catture realizzate della flotta italiana nel Mediterraneo ha registrato una costante flessione che può essere imputata» sia alla generale diminuzione delle capacità di pesca dovuta alle contraddizioni della cosiddetta politica europea delle demolizioni e demolizione/ricostruzione, sia alla diminuzione di alcuni «stocks ittici mediterranei sottoposti a fattori di stress ambientale», non sempre riconducibili, però, ad una attività di pesca troppo intensiva;
la politica europea per il rinnovamento della flotta prevede aiuti alla ricostruzione dei natanti demoliti volontariamente dall'armatore solo a condizione che si diminuiscano, rispetto all'imbarcazione precedentemente demolita, stazza e potenza motore, contribuendo paradossalmente alla creazione di una flotta che abbia meno capacità di allontanarsi dalla costa e, dunque, dalle zone dove più intensa è la riproduzione delle risorse marine, così come dimostrato da diverse ricerche scientifiche;
se è la positiva efficacia dell'interruzione tecnica di pesca (cosiddetto «fermo biologico») sulle risorse ittiche è a tutti nota, sia a livello di comunità scientifica, che di quella dei nostri pescatori, la mancanza di un contributo pubblico all'effettuazione di tale fermo non aiuta di certo a superare questo grave e duraturo momento di crisi;
il fenomeno dell'aumento del greggio ha comportato, lungo gli ultimi cinque anni, una triplicazione del costo carburante, voce di spesa pari al 40 per cento circa dei costi complessivi affrontati dalle aziende di pesca, così contribuendo ad un'ulteriore contrazione della capacità complessiva della flotta peschereccia nazionale ed europea, inoltre dimostrata dal saldo negativo tra l'ingresso nella categoria dei pescatori marittimi e l'abbandono delle attività negli ultimi anni;
l'aumento del greggio provoca, inoltre, l'aumento di tutti gli altri costi di gestione dei natanti (cassette, vaschette, cartoni, filo, reti, eccetera), nonché dell'autotrasporto del prodotto pescato;
le misure a favore di tal settore non hanno finora sortito l'effetto da tutti auspicato;
in definitiva, il concorrere di tutte queste problematiche, da un lato, ha diminuito il numero delle battute di pesca e completamente eroso i margini di sostenibilità economica delle aziende di settore, dall'altro, ha negato a molti pescatori financo il minimo garantito salariale, in virtù dell'assoluta atipicità del loro contratto di lavoro, cosiddetto «alla parte» o «a compartecipazione» dell'utile aziendale, così producendosi una situazione che può sfociare in drammatici turbamenti della pace sociale e dell'ordine pubblico;

impegna il Governo

ad adottare con urgenza un'iniziativa normativa che:
affronti il problema del «caro-gasolio», in modo da comportare un primo


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ed immediato ribasso del prezzo del carburante e prevedere una serie di interventi che mettano al riparo i settori produttivi, in specie quelli del settore primario, dalle turbolenze del mercato petrolifero e finanziario;
abbassi l'aliquota Iva per i prodotti ittici dal 10 per cento al 4 per cento, e quella Irap dal 4,25 per cento all'1,9 per cento, non solo come risposta alla drammatica situazione congiunturale ma anche per uniformarsi all'articolo 6, comma 5, del decreto legislativo 26 maggio 2004, n. 154, laddove recita: «fatte salve le più favorevoli disposizioni di legge, l'imprenditore ittico è equiparato all'imprenditore agricolo»;
equipari, ai fini della normativa di favore prevista dalla legge 30/98, il personale proveniente da quei Paesi extracomunitari, con i quali l'Italia abbia già stipulato convenzioni bilaterali per l'omologazione del trattamento previdenziale, a quello italiano;
preveda l'inserimento dei lavoratori imbarcati sulle navi da pesca nella categoria dei lavoratori soggetti ad «attività usuranti», soprattutto per ciò che riguarda i benefici di legge in materia previdenziale;
razionalizzi, semplificandole ed uniformandole, le diverse scadenze relative alle visite ed ispezioni (annotazioni sicurezza, certificato navigabilità, collaudi RTF, certificati sanitari, eccetera) cui sono sottoposte le imbarcazioni da pesca, magari calcando le orme di quanto avvenuto nel settore della revisione delle autovetture e, dunque, delegando i cantieri navali e/o officine meccaniche alla revisione periodica;
preveda l'avvio nelle marinerie di Sciacca, in provincia di Agrigento, e Mazara del Vallo, in provincia di Trapani e maggiore tra le marinerie italiane, di alcune campagne di pesca sperimentali volte all'individuazione di nuovi bacini, da realizzarsi da ministero delle politiche agricole e forestali in collaborazione scientifica col CNR di Mazara del Vallo;
ad adottare iniziative in sede comunitaria al fine di una non rinviabile rivisitazione della politica europea in materia di pesca e risorse ittiche, attraverso:
un nuovo impulso alla politica di rinnovamento della flotta peschereccia, supportando le misure che prevedono il contributo a fondo perduto per la demolizione dei natanti con l'accesso al credito agevolato, consentendo a tal fine il mantenimento della stazza e della potenza motore delle imbarcazioni precedentemente demolite, nell'intento di allargare le aree di pesca in direzione di fasce batimetriche sempre più profonde, ciò che, di fatto, contribuisce alla diminuzione dello sforzo di pesca;
la rimozione degli ostacoli comunitari in materia di contributo all'«interruzione tecnica di pesca» (cosiddetto «fermo biologico»), attraverso l'estensione del suddetto contributo a tutti i territori europei, in modo da superare le obiezioni comunitarie fondate sul divieto di concorrenza sleale;
l'elevazione del contributo comunitario de minimis allo stesso livello della generalità di tutte le imprese economiche (100 mila euro in tre anni);
infine, la soluzione della questione diplomatica inerente all'atto con cui la Libia ha esteso la propria zona economica esclusiva a 72 miglia oltre le 12 miglia territoriali, con grave danno degli interessi economici di tutta la marineria siciliana, di grande peso nel comparto europeo di settore.
(1-00484) «Cusumano, Acquarone, Iannuccilli, Mongiello, Nuvoli, Oricchio, Luigi Pepe, Pisicchio, Potenza, Santulli».