Allegato B
Seduta n. 678 del 27/9/2005


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ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta immediata:

SASSO, GRIGNAFFINI, CAPITELLI, TOCCI, LOLLI, INNOCENTI, RUZZANTE, MONTECCHI, BUFFO, CARLI, CHIAROMONTE, GIULIETTI e MARTELLA. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
anche quest'anno l'inizio dell'anno scolastico ha mostrato, malgrado le dichiarazioni


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del Ministro interrogato, inadeguatezze, mancanze e problemi ancora irrisolti, che peseranno sul buon andamento dell'anno scolastico e, soprattutto, sulla qualità dell'apprendimento;
resta, innanzitutto, il problema del precariato. In questi anni, se sono diminuiti gli insegnanti, è aumentato il numero dei precari, ormai circa il 14 per cento dell'intera categoria. E l'immissione in ruolo, per questo anno scolastico, di 30.000 precari ha, secondo gli interroganti, solo il sapore di un'iniziativa elettorale. Perché questa non è altro che una goccia nel mare rispetto ai circa 100.000 posti disponibili, cioè assegnati di anno in anno per incarichi e supplenze. Né c'è traccia di quel piano pluriennale di assunzioni previsto dal decreto del luglio 2005, che doveva essere pronto entro la fine di settembre 2005;
sono 127.400 i docenti che cambiano scuola ogni anno (questo è ormai un dato costante). Ciò significa che, con una media di 25 alunni per classe, 3.185.000 studenti ogni anno cambiano insegnanti. E anche i docenti immessi in ruolo quest'anno provengono da graduatorie fortemente contestate e saranno destinati a cambiare posto entro breve tempo. Allora, l'ordinato avvio dell'anno scolastico appare più dichiarato che realizzato;
e il «caro-libri» che colpisce le famiglie italiane? Persino di fronte alle cifre fornite dalle associazioni dei consumatori, che hanno denunciato l'aumento del costo dei libri di testo, il ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca sottovaluta la questione;
diminuiscono i fondi per le scuole. Per le bambine e i bambini che entrano anticipatamente nelle scuole dell'infanzia e nella scuola elementare, soprattutto al Sud, non ci sono strutture e risorse adeguate. Diminuiscono le ore di inglese e non ci sono attrezzature valide per l'informatica. La drastica riduzione dei bidelli renderà difficile l'avvio dell'anno scolastico, in molte parti d'Italia;
le classi sono sempre più affollate e il tasso di dispersione scolastica è ancora assai elevato;
valga per tutti il dato rilevato a inizio dello scorso anno scolastico in Lombardia. La dispersione scolastica, nel primo anno della secondaria superiore, è stata circa del 20 per cento, mentre nei professionali che hanno attivato la sperimentazione del secondo canale - quello della formazione professionale - del 52 per cento nei corsi ordinari e del 48 per cento in quelli sperimentali;
restano, infine, tutte le perplessità e le incognite in merito alla riforma sul secondo ciclo dell'istruzione. E gli effetti già si vedono, con il fenomeno della fuga dagli istituti tecnici e professionale. Le famiglie hanno scelto;
in questo mare profondo di approssimazione e di incapacità resta un punto fermo: l'aumento del «buono scuola» in favore delle famiglie che mandano i figli alle scuole paritarie. E senza nessun vincolo di reddito per chi fa la domanda, ma sulla base del solo requisito dell'iscrizione e a scuola -:
come pensi il Ministro interrogato di garantire, rispetto a questi problemi, il diritto allo studio di studentesse e studenti e, soprattutto, il buon funzionamento di un settore così importante per la vita del Paese.
(3-05052)

Interrogazioni a risposta scritta:

TITTI DE SIMONE. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
il consiglio di amministrazione dell'accademia delle belle arti di Roma ha approvato una delibera con la quale è stato deciso un aumento del 500 per cento della tassa di iscrizione ai corsi di scuola libera del nudo portandola da 282,85 euro a 1.587,29 euro;
in seguito ad un aumento così consistente delle tasse, le iscrizioni si sono ridotte consistentemente ed attualmente


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hanno rinnovato l'iscrizione soltanto 7 dei 150 alunni presenti nello scorso anno;
a nulla sono valse le proteste degli allievi e del professor Boezio Balestrelli, titolare del corso, che hanno sottolineato la disparità di trattamento riservata alla scuola libera del nudo tenuto conto del fatto che altri corsi hanno subito aumenti delle tasse più contenuti arrivando ad una cifra di 699 euro;
l'Unicons, associazione per la difesa dei consumatori, definisce l'aumento del tutto ingiustificato;
appare all'interrogante evidente che la decisione del consiglio di amministrazione dell'accademia delle belle arti di fatto ottiene il risultato di far chiudere la scuola perché non si è raggiunto il numero minimo di allievi iscritti per attivare un corso;
ad avviso dell'interrogante, l'aumento delle tasse quindi è un modo surrettizio di spingere gli allievi verso soluzioni offerte dal mercato privato;
la scuola libera del nudo ha una sua tradizione ed importanza storica; l'Accademia di Roma e la scuola libera del nudo erano istituzioni importanti nella cultura artistica europea tra la fine del 500 e gli inizi dell'800 e la sua presenza ancora oggi rappresenta la testimonianza di un fervore, di un interesse e di una vita artistica presente nei secoli -:
quali iniziative intenda adottare affinché siano assegnati all'Accademia delle Belle Arti di Roma maggiori risorse e finanziamenti, in modo che le condizioni di iscrizione alla scuola libera del nudo, quale corso inserito nella programmazione dell'accademia delle belle arti di via di Ripetta, vengono ricondotte entro margini che ne permettano una vera fruizione da parte di tutti coloro che sono interessati, nell'ambito di un sistema di accesso alla cultura pubblico.
(4-16932)

BULGARELLI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato dall'ANSA del 27 settembre 2005, da dodici giorni, vale a dire da quando è cominciato l'anno scolastico, i bambini di una scuola materna in provincia di Palermo, precisamente a Castellana Sicula, nel palermitano, se ne stanno a casa. Per i genitori, 12 dei quali dal 26 settembre stanno occupando l'aula consiliare del Comune, l'istituto sarebbe inagibile e non sicuro;
lo scorso maggio, infatti, i tecnici comunali hanno deciso di trasferire gli alunni e chiudere l'istituto «per monitorare delle micro lesioni lungo le pareti». Controlli successivi avrebbero stabilito che non c'erano rischi per la stabilità; tuttavia, tutti i genitori, con la sola eccezione del sindaco, non la pensano così, perché, spiegano, le crepe sono sempre lì e «In questi mesi - non è stato fatto nulla»;
sfortunatamente il caso non è isolato, la maggior parte degli edifici scolastici versa ormai in uno stato di precarietà preoccupante che, anche quando non sembrano esserci reali pericoli imminenti, non giova certo alla serenità degli studi;
inoltre, date le caratteristiche sismiche del paese, anche deficienze strutturali apparentemente irrilevanti, possono rivelarsi letali; secondo quanto riportato nel Dossier di Legambiente sullo stato di salute degli edifici scolastici, denominato «Ecosistema scuola 2005», il 33,71 per cento degli immobili che ospitano le scuole sono, infatti, a rischio sismico;
appare quindi inderogabile un monitoraggio approfondito e sistematico di tutti gli edifici scolastici, con eventuali conseguenti operazioni di manutenzione, ristrutturazione e consolidamento;
incidentalmente, per quanto riguarda in particolare la regione Sicilia, l'interrogante fa osservare che gli inutili e dannosi mega investimenti strutturali previsti non giovano alle medie e piccole imprese di costruzione che stanno vivendo un momento di grande crisi e solo questo anno ha perso ventimila addetti -:


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se non ritenga, anche alla luce del caso sopra segnalato, di dover sollecitare la direzione regionale della Sicilia affinché siano espletate le verifiche ed i sopralluoghi necessari per l'ottenimento della certificazione di agibilità statica degli edifici scolastici della regione;
se, per i molteplici motivi sopraelencati, non appaia opportuno ripensare le priorità in materia di investimenti infrastrutturali in modo da poter garantire, con la prossima finanziaria, maggior sicurezza per gli studenti italiani.
(4-16968)