Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 677 del 26/9/2005
Back Index Forward

Pag. 19


...
(Repliche del relatore e del Governo - A.C. 2055-B)

PRESIDENTE. Prendo atto che il relatore rinuncia alla replica.
Ha facoltà di parlare rappresentante del Governo.

LUIGI VITALI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio precisare in questa sede, come già ho fatto al Senato, che stiamo discutendo una proposta di legge parlamentare; in quanto tale, la posizione del Governo su questa proposta è del tutto simile a quella su altre iniziative di carattere parlamentare. Quindi, non vi è particolare interesse, ma una posizione di confronto, come su ogni iniziativa che provenga da organi istituzionali e legislativi.
Non ho voluto prendere la parola prima, signor Presidente, perché ho atteso di ascoltare non solo la relazione dell'onorevole Perlini, ma anche il contenuto degli interventi che in questa sede sono stati svolti da parte di autorevoli esponenti dell'opposizione; ciò al fine di verificare quali fossero le residuali argomentazioni critiche nei confronti della proposta di legge. Al Senato della Repubblica, infatti, una parte delle motivazioni critiche, espresse in particolare in quella sede (ma già sostenute in prima lettura alla Camera dei deputati), sono state accolte dalla maggioranza parlamentare. A tali richieste il Governo si è assolutamente conformato.
Scaturisce da ciò un primo dato: non vi è assolutamente alcuna fretta, urgenza e tempestività - particolare o sospetta, come taluni paventano - nell'iter di questo provvedimento. Ricordo che la proposta di legge in discussione è stata presentata nel settembre del 2003; il suo esame è stato avviato nel settembre del 2004; tale testo è stato quindi approvato in prima lettura alla Camera nel dicembre 2004 e dal Senato nel luglio 2005; oggi, infine, a seguito delle modifiche apportate, questo provvedimento viene riesaminato nuovamente alla Camera. Mi sembra un iter assolutamente normale, conforme, che disattende moltissime delle affermazioni e argomentazioni sostenute in prima lettura dall'opposizione, quasi che questa fosse una proposta di legge da votare a tutti i costi: non si capisce per quali motivi od oscure ragioni.
Detto ciò, devo aggiungere che le argomentazioni dei colleghi, pur sostenute con garbo e con decisione (con garbo istituzionale e con decisione propria del ruolo d'opposizione, quindi di avversario a questa norma) non apportano nulla di nuovo «sotto questo cielo». Non ho ascoltato, cioè, valutazioni di ordine tecnico, così come ho ascoltato in prima lettura (in quella sede ero anche relatore) e come si è dibattuto al Senato. Ho riscontrato invece valutazioni di carattere squisitamente ed esclusivamente politico. Sappiamo come le valutazioni politiche siano soggettive e soprattutto come rappresentino una responsabilità di chi le sostiene nei confronti il paese.
Detto ciò, prima di affrontare il merito di alcune affermazioni, voglio segnalare l'esistenza di un altro elemento che ci differenzia dalla filosofia fin qui sostenuta dagli onorevoli Fanfani e Bonito. Onorevoli colleghi, per ciò che mi riguarda,


Pag. 20

come componente di un'Assemblea legislativa, mi preoccupo poco del nuovo impatto di una norma nel sistema complessivo del nostro paese ma, allo stesso tempo sono molto interessato alla giustezza o meno di quella norma nel nostro stesso sistema. Quindi è certo, anche il dato sull'impatto può essere importante, ma non è sufficiente a giustificare l'abbandono di una iniziativa legislativa parlamentare se questa ha senso, logica e fondamento.
Rispondo ora ad una critica: mi consentirà l'onorevole Bonito ma, senza nulla togliere al dottor Bruti Liberati, fino a prova contraria credo a quello che ha scritto - e non detto - il ministro della giustizia. In effetti, questi dati sono difficilmente reperibili quand'anche corrispondesse al vero - non voglio sindacarlo in questa sede -, la notizia del dottor Bruti Liberati, secondo la quale gran parte delle Corti d'appello avrebbe fatto confluire i dati al ministero.
Ammesso e non concesso che questo fosse vero, e a me non risulta che questi dati siano affluiti nelle percentuali numeriche citate nell'intervista alla quale ha fatto riferimento l'onorevole Bonito, non è importante conoscere, ammesso che sia arrivato, il dato della commissione e della natura del reato se non verifichiamo, all'interno del fascicolo, che per quel processo, in primo grado, siano state concesse o meno le attenuanti generiche o possano essere state concesse dal giudice di secondo grado.
Lo scandalo al quale si grida con questa norma è assolutamente strumentale perché quello che questa norma, per quanto mi riguarda, vuole sancire è la certezza del tempo entro il quale il cittadino deve essere giudicato. E questa certezza deve valere da Bolzano a Caltanissetta, per il tribunale di Melfi come per la Corte di appello di Lecce, ed essa deve dipendere esclusivamente dalla legge. Mentre oggi, come sappiamo, il tempo della prescrizione, quand'anche regolato dal codice, è rimesso esclusivamente alla discrezionalità del giudicante. E siccome la prescrizione incide sulla sussistenza del reato e, quindi, è una causa di estinzione, la causa di estinzione del reato non deve essere rimessa al giudice ma deve essere prevista dalla legge. Il giudice è libero nel suo convincimento e ancora più libero nella quantificazione della pena, ma non può decidere da solo se un reato si deve prescrivere o meno. Oggi, con la disciplina vigente, accade esattamente questo: è, cioè, il giudice che, nella sua indipendenza ed autonomia, decide se il cittadino Tizio deve vedersi dichiarato prescritto il suo reato o se il cittadino Caio debba essere condannato per lo stesso reato. E questo, parlando ad esperti e maestri del diritto, avviene con il meccanismo della concessione o meno delle attenuanti generiche. È questa la novità, è questa l'innovazione, è questo l'elemento democratico che viene introdotto nel sistema da questa norma.
Il fatto poi che questa norma, oltre ai 55 o ai 60 milioni di italiani, possa riguardare anche un cittadino qualunque, a me non interessa se la ritengo fondata e giusta. Allora, parlando di dati, un dato è certo ed incontrovertibile, nei cui confronti peraltro non ho sentito levate di scudi o critiche e censure: con l'attuale disciplina, nel 2004 si sono prescritti 180 mila processi. Si tratta di un dato riferito dal Procuratore generale della Corte di cassazione nel corso dell'illustrazione dell'anno giudiziario ultimo scorso. 180 mila processi senza che nessuno abbia gridato allo scandalo, senza che nessuno si sia lamentato! Certo, non sono così stupido, sprovveduto o fazioso da non riconoscere e ritenere che, probabilmente, con questa norma si potrebbero o si sarebbero potuti prescrivere un numero maggiore dei processi prescritti; ma questo è il prezzo che il sistema deve pagare per la sua normalizzazione. In democrazia c'è un prezzo da pagare, e questo è il prezzo, ripeto, della normalizzazione.
Trovo assolutamente ingenerosa la critica - parlo come esponente del Governo - rivolta dall'onorevole Fanfani, che probabilmente è stato poco attento a quanto è successo nel corso di questa legislatura, che accusa la maggioranza e il Governo di aver fatto, nel settore della giustizia, leggi ad personam, citando, a titolo di esempio,


Pag. 21

il falso in bilancio, le rogatorie, la sospensione dei processi per le alte cariche dello Stato, dimenticando, però, che, nel corso di questa legislatura - e faccio riferimento soltanto al settore della giustizia - è stata varata una riforma epocale in tema di diritto societario e di diritto fallimentare (una riforma che si aspettava da sessant'anni), e stiamo procedendo al varo delle riforme sulla procedura civile e sui processi di esecuzione, sui procedimenti speciali, sull'arbitrato, sulla Cassazione, sull'ordinamento giudiziario e sui fallimenti immobiliari.
È vero che non si è trattato di un'iniziativa del Governo, ma - mi dispiace che l'onorevole Fanfani sia assente in questo momento -, anche se non ero tra i firmatari della proposta di legge degli onorevoli Duilio e Castagnetti, credo di essere stato, nella mia qualità di rappresentante della maggioranza in Commissione giustizia, magna pars nell'avere fatto in modo che una proposta di legge arrivata all'esame della Commissione in sede referente con una formulazione ne uscisse con un'altra, dopo essere stata modificata con il concorso di tutte - di tutte! - le forze politiche. Quindi, anche sul piano dei bilanci, non accettiamo lezioni e critiche da alcuno!
Per finire, vorrei dire anche qualcosa di tecnico e non soltanto di politico. Ritengo che la norma, così come licenziata dal Senato, sani o chiarisca in maniera inequivocabile tutte le problematiche che erano state sollevate. Consiglio a tutti i colleghi di rileggere il rimodificato articolo 6, che, per alcuni processi, rende più difficile, rispetto alla disciplina attuale, il decorso del termine di prescrizione.
Infatti, per le aggravanti per le quali la legge prevede pene di specie diversa, il menzionato articolo non consente l'equiparazione od il concorso con le circostanze attenuanti. Questa è la vera novità! Se la legge fosse stata in vigore nel 2004, la prescrizione sarebbe stata dichiarata, probabilmente, in un numero di processi inferiore ai 180 mila di cui abbiamo detto, perché con il meccanismo che la maggioranza ha votato - e che l'opposizione ha chiesto, perché c'è stato un confronto democratico e costruttivo - i reati aggravati da circostanze per le quali sono previste pene di specie diversa si prescrivono in un termine più lungo. Allora, credo che anche da questo punto di vista l'atteggiamento della maggioranza non debba essere criticato strumentalmente sul piano politico.
Tutta la debolezza delle argomentazioni dell'opposizione è dimostrata dall'ultima esortazione dell'onorevole Fanfani, il quale, avendo evidentemente terminato tutti gli argomenti, ha affermato: approviamo la legge nella prossima legislatura! Questa legge l'approviamo in questa legislatura: perché in questa legislatura abbiamo sentito l'esigenza e perché in questa legislatura ci siamo convinti che è giusta! In questa legislatura, se ci saranno i voti, essa sarà approvata (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia)!

Back Index Forward