Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 669 del 13/9/2005
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(Interdizione alla pesca nel mare prospiciente il poligono di Teulada - n. 2-01210)

PRESIDENTE. L'onorevole Cabras ha facoltà di illustrare l'interpellanza Violante n. 2-01210 (vedi l'allegato A - Interpellanze e interrogazioni sezione 3), di cui è cofirmatario.

ANTONELLO CABRAS. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, la presente interpellanza viene discussa dopo più di un anno dal verificarsi degli eventi che l'hanno originata.
Si tratta di eventi molto gravi, relativi ad una situazione di disagio presente da molti anni e che periodicamente si manifesta attraverso una dimostrazione da parte delle marinerie delle acque antistanti il poligono di Teulada, che hanno dato origine ad un episodio riprovevole: le forze militari hanno sparato colpi di avvertimento durante la manifestazione dei pescatori.
Tale avvenimento avrebbe richiesto una maggiore tempestività da parte del Governo nell'affrontare una discussione - peraltro non la prima - sul tema delle servitù militari che gravano sul territorio


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sardo. Tuttavia, quanto accaduto nel corso di questo anno probabilmente è stato utile a sviluppare una discussione in questa sede sulla base di più elementi.
Come sappiamo, le servitù militari costituiscono l'eredità di una lunga storia, che ha origine in un tempo nel quale le condizioni internazionali e locali erano completamente diverse da quelle attuali. In ogni caso, il peso di tali servitù in Sardegna rimane lo stesso; infatti, circa il 70 per cento delle esercitazioni a fuoco che le Forze armate svolgono nel nostro paese sono concentrate proprio in Sardegna.
Ritengo che tale quadro debba indurre ad un'attenta riflessione sulla vicenda, tenendo conto anche di quanto accaduto nella manifestazione svoltasi nel mese di giugno dello scorso anno - che ha anche fornito un segnale di rottura dell'equilibrio precario che si era costruito -, anche al fine di una attenta rivisitazione degli accordi tra Stato e regione, che ormai risalgono a 15 anni fa. Infatti, l'attuale regime è regolato da una legge del 1990, in base alla quale le servitù militari, quando interdicono l'azione economica di categorie, come quella dei pescatori, traducono tale peso in un indennizzo monetario. Nel 1990, ciò fu considerato una prima risposta rispetto a circa 35 anni durante i quali, invece, questo non si verificava.
Tuttavia, oggi siamo nel 2005 in una situazione molto diversa; pertanto, è evidente che occorre rivisitare quei contenuti e quelle intese. Ciò è tanto più vero se teniamo presente che la regione Sardegna ha sollevato il problema con il rifiuto di apporre la firma, per un periodo abbastanza lungo, sul documento che avrebbe dato vita al materiale pagamento dell'indennizzo. Tale decisione fu presa non certo per determinare un danno a carico dei pescatori, ma per sollevare una discussione, alla luce delle novità intervenute, e soprattutto per affrontare due questioni fondamentali.
La prima di queste è legata all'enorme peso delle esercitazioni a fuoco, tradottesi in un pericolo per la sicurezza, che va ovviamente valutato ed approfondito. In proposito, vorrei ricordare che all'interno del comitato misto paritetico che approva i programmi delle esercitazioni a fuoco è stato proprio un rappresentante del Governo - nel caso specifico del Ministero dell'economia - a sollevare più volte ha in maniera puntuale l'esigenza di conoscere nel dettaglio le munizioni impiegate e i relativi effetti prodotti, anche alla luce della discussione svoltasi nel corso degli anni sulle conseguenze dell'impiego di munizioni ad uranio impoverito.
Il secondo punto, che ha riacceso il conflitto tra Stato e regione, riguarda il peso delle servitù e l'avvio di una fase nuova di ridefinizione, quindi di graduale riduzione del peso delle servitù, sia dal punto di vista delle esercitazioni svolte che da quello dei siti destinati a questo fine.
Tale ridefinizione è assolutamente indispensabile per evitare che gli episodi verificatisi nel giugno del 2004 e che hanno dato origine alle tensioni tra i pescatori, la regione e lo Stato possano ulteriormente intensificarsi e superare la soglia tollerabile in normali relazioni di collaborazione. Pertanto, è assolutamente necessario dare una prima concreta attuazione agli accordi stipulati al termine degli anni Ottanta tra Stato e regione per la riduzione del peso delle servitù.
I pescatori sono la spia di un malessere non più risolvibile con il semplice strumento dell'indennizzo, o comunque non solo con questo. Il tempo trascorso e le modifiche intervenute nel frattempo rendono più che maturo un nuovo indirizzo, nel rispetto dei nostri impegni internazionali, affinché il Governo, di intesa con la regione Sardegna, svolga una politica di sostanziale ridimensionamento delle servitù militari, a partire da quelle imposte a favore di siti militari che non ricadono sotto la responsabilità diretta delle nostre Forze armate e che espongono ad un potenziale pericolo, limitando lo sviluppo dell'economia, ad esempio nel settore del turismo. Il riferimento è chiaramente rivolto a quello che accade nell'arcipelago della Maddalena, in particolare nell'isola di Santo Stefano, dove ha sede una base di appoggio a sommergibili nucleari statunitensi. In proposito è sorto in più occasioni


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un dibattito, anche in questa sede, ed è ormai ora che il Governo - e su questo punto intendo insistere -, di intesa con la regione, nell'ambito dello sviluppo e dell'approfondimento della cooperazione necessaria e fondamentale a questo riguardo, avvii una nuova fase di ridimensionamento e graduale riduzione del peso delle servitù, al fine di evitare che episodi come quelli verificatisi nel giugno del 2004 e ripetutisi anche nel corso del 2005 superino il livello di guardia e rendano più preoccupante quella tensione che invece tutti siamo interessati non solo a ridurre, ma possibilmente a superare del tutto.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la difesa, onorevole Cicu, ha facoltà di rispondere.

SALVATORE CICU, Sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, in via preliminare si reputa significativo porre in luce la notevole importanza dell'intesa raggiunta nei giorni scorsi tra la Difesa e la regione Sardegna, con la sottoscrizione di un protocollo integrativo a quello siglato nel 1999 dal presidente della regione e dal comandante della regione militare della Sardegna, generale Lunardo, al fine della ridefinizione degli indennizzi da corrispondere agli operatori economici delle marinerie di Teulada e di S. Anna Arresi, che restituisce agli stessi la necessaria serenità per la prosecuzione della loro attività lavorativa e della loro vita.
Sono stato protagonista diretto della vicenda, andando personalmente in mare, nel momento in cui si è sviluppata la legittima protesta, per dialogare, per confrontarmi e per discutere con i pescatori, e attraverso il confronto e la discussione sono riuscito a riportare quelle famiglie a casa, con il raggiungimento di alcuni obiettivi, vale a dire il riconoscimento, da parte del Ministero della difesa, di tutte le richieste legittimamente avanzate. Devo rilevare che ciò è accaduto con il disinteresse, con la negligenza e con la trascuratezza della regione, che sino a quel momento forse non si era resa conto di quanto stava accadendo o stava pensando a progettare altri percorsi od obiettivi.
Ritengo che occorra prestare attenzione a tale tema e pervenire ad un percorso obiettivamente serio. Mi fa specie che un ex rappresentante di governo, quale l'onorevole Cabras, che ha vissuto in Sardegna stagioni in cui nulla è stato realizzato per la riduzione delle servitù militari e affinché la situazione di alcune basi, come quella statunitense, trovasse un momento di approfondimento e di confronto, oggi con questi toni e - mi spiace dirlo - con questa animosità faccia crescere la tensione, piuttosto che ricondurre tali serie questioni, come è stato fatto da parte di chi vi parla e del presidente della regione, Soru, nell'ambito dell'approfondimento.
Va peraltro rilevato, onorevole Cabras, che vi sono alcune novità. Negli ultimi anni, infatti, è iniziato un processo non di rivisitazione, ma di riequilibrio della presenza militare in Sardegna, ad esempio con la riduzione del 50 per cento delle aree perennemente interdette, relative, appunto, al poligono di Teulada. Ci si dimentica che, per la prima volta, è stato effettuato un monitoraggio ambientale, il più importante in Europa, volto ad accertare la verità sulla presenza delle armi ad uranio impoverito. Le università di Pisa e di Cagliari hanno fornito un riscontro, certamente discutibile, ma obiettivo, prodotto da due atenei competenti sul tema, che hanno negato univocamente l'esistenza di uranio impoverito. Successivamente è emersa l'esistenza di altre situazioni, rappresentate in modo chiaro dalla ASL, rispetto alle quali non è stato tuttavia intrapreso alcun tipo di percorso da parte della regione Sardegna. Non condanno tale scelta, ma osservo che occorrerebbe comprendere con responsabilità che per l'attivazione di un meccanismo che consenta il riequilibrio al quale ho fatto cenno occorre la sinergia di tutti: non lo scontro, bensì il confronto. È dunque necessaria l'attivazione - senza guardare all'utilizzo del momento elettorale, nello scorcio di legislatura di cui disponiamo - di meccanismi che ci consentano di pervenire a soluzioni serie.


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Non va inoltre dimenticato, come ho più volte osservato ed intendo ribadire, che sono necessari l'ascolto, il coinvolgimento e le proposte delle amministrazioni locali. Non è pensabile che a Perdas de Fogu il sindaco, che peraltro non rappresenta la mia parte politica bensì quella dell'onorevole Cabras, sia oggi il primo ad asserire che non debba essere toccato nulla di quel poligono ed anzi richieda continuamente che in quel territorio arrivino progetti che aumentino la presenza militare.
Quindi, credo che si debbano attivare meccanismi che ci consentano di comprendere meglio il problema. Altrimenti, si sollevano inutili polveroni che, alla fine, non trovano riscontro nella realtà.
Peraltro, nel documento sottoscritto con l'amministrazione regionale e il presidente Soru, vi è un impegno, a mio avviso importante rispetto all'evoluzione che insieme stiamo perseguendo - dico: finalmente! -, affinché entro il 30 ottobre 2005 si giunga agli esiti delle indagini scientifiche affidate all'Istituto di scienze marine (ISMAR) del Consiglio nazionale delle ricerche. Sulla base delle risultanze che emergeranno, si valuterà la possibilità, ove saranno garantite le condizioni di sicurezza, di trasformare l'area da permanentemente interdetta a zona regolamentata. Si tratta di un passo in avanti importante, che costituisce un'altra pietra miliare rispetto alla nostra capacità di capire e rappresentare il territorio. È di tutta evidenza l'importanza di tale accordo, che ha permesso di conseguire l'obiettivo imprescindibile di contemperare al meglio le attività di natura addestrativa svolte presso il poligono di Capo Teulada con le esigenze connesse all'esercizio della pesca nelle aree interdette.
Ciò premesso, con specifico riferimento all'episodio citato nell'atto oggi in discussione, si precisa che l'attività a fuoco svolta il 3 giugno ultimo scorso dall'8o Reggimento di artiglieria terrestre, presso il poligono di Capo Teulada, si è svolta in aderenza alle procedure previste, ivi inclusa l'emanazione delle relative ordinanze di sgombero da parte delle competenti autorità.
Pertanto, la pianificazione dell'attività in questione e le predisposizioni organizzative messe in atto per il regolare svolgimento delle esercitazioni escludono che quanto avvenuto sia stata «un'iniziativa premeditata», così come ipotizzato dall'onorevole interpellante.
In particolare, l'esercitazione è iniziata alle ore 9, ossia con un'ora di ritardo rispetto all'orario programmato, per la presenza di un'imbarcazione all'interno dello specchio d'acqua, per la quale è stato necessario disporre l'allontanamento dalla zona di esercitazione.
L'attività a fuoco è quindi proseguita regolarmente fino alle ore 10, quando nel tratto di mare antistante Punta Niedda venivano individuate imbarcazioni da pesca provenienti dal porto di Teulada e dirette verso l'area di esercitazione che, tuttavia, per la loro posizione non pregiudicavano in quel momento il regolare svolgimento dell'attività in argomento.
Alle ore 10,20, durante lo svolgimento del secondo esercizio di fuoco, per il sopraggiungere dal citato porto di Teulada del corteo di barche da pesca, veniva disposta l'interruzione dell'attività di fuoco.
Successivamente, allo scopo di esaurire alcuni colpi ancora inseriti nelle bocche da fuoco ed evitare, per motivi di sicurezza, la complessa procedura per il disinnesco dei proiettili, e solo dopo che le vedette preposte al controllo della sicurezza dell'area avevano verificato che le imbarcazioni si trovavano esternamente alla campana di sgombero, veniva autorizzata la ripresa dell'attività.
Il reparto sospendeva le attività alle ore 10,40, mentre le imbarcazioni erano ancora ampiamente al di fuori della campana di sgombero.
Pertanto, in nessun momento il corteo di barche da pesca ha corso il benché minimo rischio.
Le circostanze di luogo e di tempo fin qui descritte sono documentate in una ripresa filmata, effettuata dal reparto che


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ha svolto l'esercitazione e messa a disposizione del procuratore della Repubblica presso il tribunale ordinario di Cagliari.
A tale riguardo, è altresì meritevole di riflessione il fatto che l'azione delle marinerie, oltre che violare palesemente l'ordinanza emanata a norma di legge, ha inciso sia sotto il profilo addestrativo, stante l'annullamento di tutte le altre attività previste per il giorno 3 giugno, sia sotto il profilo finanziario, per gli oneri connessi allo svolgimento di tale attività.
Quanto invece al «riserbo sulla tipologia e natura degli armamenti utilizzati durante le esercitazioni» e ai «possibili rischi di alterazione delle condizioni ambientali» (riprendo le argomentazioni cui si riferiva l'onorevole interpellante, relative al parere che il Comipa fornisce rispetto al calendario delle esercitazioni), più volte è stato ribadito, e ancora una volta viene confermato, che non esiste in alcun modo pericolo rispetto all'utilizzo di armi che non siano inserite nel regolamento del poligono, che impone a tutte le unità che lo utilizzano - sia nazionali sia estere - l'impiego di munizionamento esclusivamente convenzionale. Quest'ultimo aspetto è garantito attraverso la firma di apposito verbale di impiego munizioni al termine dell'esercitazione.
Lo ribadiamo e confermiamo per l'ennesima volta: non vi è in alcun modo utilizzo di armi che non siano previste dal regolamento e che non siano convenzionali, in riferimento sia ad esercitazioni che coinvolgono il nostro esercito sia ad esercitazioni relative alla nostra partecipazione alla NATO.
Si rileva, in maniera abbastanza banale, che nel poligono in questione non risulta sussistere alcuna situazione pregiudizievole né per l'ecosistema né per l'uomo. Ciò detto, le attività addestrative, come l'onorevole interpellante ha ricordato, sono preventivamente valutate ed autorizzate.
In conclusione, l'invito, che rivolgo a me stesso, è quello di porre da parte le argomentazioni che possono apparire sterili e invece di concentrarci con impegno - l'impegno è già in atto ed esso non vuole essere assolutamente di parte, ma vuole servire ad una comunità e ad un progetto di crescita, quello dell'intero sistema sardo - affinché siano raggiunti alcuni obiettivi.
Noi sappiamo quali sono le difficoltà esistenti con riferimento sia alle alternative da ricercare, sia alle richieste delle amministrazioni locali, sia al fatto che il 96 per cento dei soldati impiegati in Sardegna sono sardi. Quest'ultimo aspetto pone il problema di capire dove i soldati sardi sarebbero trasferiti se i progetti militari in Sardegna dovessero essere spostati altrove. Ritengo che quelli appena elencati siano argomenti centrali importanti.
Allo stesso modo, è necessario comprendere, e in questa direzione va lo studio che ho commissionato e che a giorni riceverò, qual è l'indotto che ricevono le amministrazioni e le comunità locali dalla presenza non solo di militari ma anche di civili, che significa dipendenti del Ministero della difesa ed appalti ai civili (servizio mense, pulizie, costruzione e realizzazione di servizi e di quant'altro è previsto per quei territori).
In conclusione, risulta evidente la complessità del tema in questione. Tale complessità dovrebbe porci tutti nella condizione di discutere serenamente su di esso al fine di trovare le soluzioni migliori.

PRESIDENTE. L'onorevole Cabras ha facoltà di replicare.

ANTONELLO CABRAS. Signor Presidente, sono rimasto abbastanza colpito dall'animosità con la quale il sottosegretario Cicu ha risposto all'interpellanza in esame.
Sono profondamente insoddisfatto della posizione assunta su questo tema dal Governo, perché ancora una volta esso elude il contenuto del problema che si è tentato di porre all'attenzione del Parlamento. Nessuno vuole risolvere in poco tempo un problema che ha una storia lunga come quella delle servitù militari in Sardegna. Però, la complessità dei problemi che abbiamo di fronte non può cancellare i cambiamenti che sono intervenuti


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nel complesso sistema delle alleanze e dei vincoli militari, che aveva dato origine al peso delle servitù. Questo è il tema intorno al quale la regione sta cercando di richiamare, in uno spirito di leale collaborazione, l'attenzione del Governo. Ciò è tanto vero che, nell'intesa raggiunta fra lo Stato e la regione alla fine degli anni Ottanta, già allora - ed era un tempo nel quale le condizioni delle relazioni internazionali erano profondamente diverse da quelle di oggi - si percepiva che il peso delle servitù militari in Sardegna aveva superato una soglia non più sopportabile.
Ferma restando la volontà di affrontare tali problemi, non possiamo però rifugiarci ancora una volta nelle ricadute derivanti dalle mense, dagli appalti e dalla presenza di impiegati civili dello Stato. Dico ciò perché è anche possibile che, in un'area come quella dell'arcipelago della Maddalena, lo sviluppo in un'altra direzione possa essere tale da determinare ricadute positive molto maggiori sia di quelle derivanti dalla presenza di impiegati civili dello Stato, sia di quelle prodotte dalle mense, sia di quelle determinate dai vari servizi che oggi vengono offerti ai sommergibili nucleari che stazionano presso l'isola di Santo Stefano.
La domanda sulla quale la regione ha tentato e tenta di sviluppare, sempre in uno spirito di leale collaborazione, un ripensamento e una riflessione attorno a questo tema non mi sembra eversiva, né mi pare ponga problemi tali da mettere in discussione le relazioni internazionali.
Come lei sa, queste sono, diciamo così, discussioni che vanno condotte con serietà e con equilibrio ed avendo presenti gli effetti per il sistema complessivo. Se questa strada fosse stata seguita fino ad oggi, probabilmente non vi sarebbero state le tensioni che si sono verificate. È possibile, però, seguirla d'ora in avanti; lo auspichiamo perché problemi siffatti non possono essere risolti dal Governo di turno né indotti a soluzione dalla minoranza di turno: essi richiedono tempi di soluzione che possono porsi a cavallo della durata di più Governi che si alternano (come capita nelle democrazie virtuose).
Allora, non si tratta di propaganda elettorale: vogliamo affrontare con serietà questi problemi e, soprattutto, vogliamo farci carico di una specifica questione. Non è ammissibile che, in presenza di discussioni di questo tipo, possa essere autorizzato l'ampliamento delle basi militari esistenti, nella fattispecie di quella americana presente nell'arcipelago: se stiamo discutendo di ridurre, non possiamo evidentemente determinare le condizioni per un ampliamento della servitù.
Per quanto concerne il materiale impiegato nelle esercitazioni a fuoco, il problema non è stato sollevato soltanto dai rappresentanti della Sardegna. Infatti, sono in possesso di una relazione del rappresentante del Ministero dell'economia e delle finanze nella quale si afferma testualmente: i programmi sottoposti all'approvazione del comitato sono, infatti, reticenti - viene usata esplicitamente la parola «reticenti» - proprio nella parte più delicata ed essenziale relativa all'esplosivo contenuto nei vari proiettili e teste dei missili.
Sottosegretario Cicu, queste affermazioni sono contenute in una lettera proveniente dal Ministero dell'economia e delle finanze, che è una componente del Governo del quale lei fa parte. Quindi, a proposito di animosità, mettetevi un po' d'accordo tra voi!

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