Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 660 del 21/7/2005
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DICHIARAZIONI DI VOTO FINALE DEI DEPUTATI TINO IANNUZZI E MARGHERITA COLUCCINI SUL TESTO UNIFICATO DELLE PROPOSTE DI LEGGE N. 5470 ED ABBINATE

TINO IANNUZZI. Il gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo esprime il suo convinto e pieno sostegno al provvedimento che rappresenta una concreta e significativa risposta legislativa alla grande questione del recupero e della riqualificazione dei centri storici, nel rispetto della loro originalità e dei loro tratti tipici discretivi.
Si completa oggi in Aula un percorso che è partito da tre proposte di legge: della Margherita, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e di Alleanza Nazionale, tutte unite dalla forte volontà di rilanciare la politica di promozione e valorizzazione dei centri storici, intesi come straordinaria risorsa del nostro paese, una risorsa immensa e di enormi potenzialità, di indubbio fascino e suggestione.
I centri storici, infatti, sono un punto di forza e di eccellenza dell'intero sistema Italia, concorrono a rendere il nostro paese unico ed inimitabile, ci consentono di affrontare in questo campo senza timori la sfida del mercato internazionale e della competizione globale.
Tuttavia, assai spesso i centri storici, soprattutto ma non soltanto nel Mezzogiorno, sono in una condizione di degrado, di fatiscenza, o comunque di inadeguata tenuta.
Per questa ragione occorre insistere sulla realtà dei centri storici con determinazione e lungimiranza, nella consapevolezza che possono e debbono essere per il nostro paese un momento di attrazione nei confronti di fette nuove di una domanda turistica, che diviene sempre più esigente e diversificata.


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Da qui la necessità di una politica generale che, in un rapporto corretto e virtuoso fra lo Stato, le regioni, il sistema delle autonomie locali riservi attenzione normativa, risorse finanziarie, incentivi fiscali, misure di semplificazione e di snellimento amministrativo alla riqualificazione complessiva dei centri storici.
In questo spirito, la prima articolata ed organica proposta di legge è stata presentata dal gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo ed io ho avuto l'onore di essere il primo sottoscrittore.
Il testo unificato oggi all'esame dell'Assemblea di Montecitorio, si sforza lodevolmente di aprire una nuova stagione dei centri storici, dopo un intenso lavoro in Commissione lavori pubblici.
In tal senso promuove interventi integrati - fondati sull'apporto contestuale e sinergico del potere pubblico e dei privati - per riqualificare nell'ambito dei centri storici zone di particolare pregio architettonico e culturale, la cui individuazione concreta è rimessa ai comuni ed alla loro sovrana autonomia deliberativa.
Gli interventi integrati contemplano il risanamento, la ristrutturazione del patrimonio edilizio da parte dei privati proprietari e la contestuale realizzazione di opere pubbliche, la manutenzione straordinaria di beni pubblici, il miglioramento e l'adeguamento dei servizi urbani, opere di consolidamento statico ed antisismico degli edifici.
Per questo programma di interventi integrati pubblico - privati, viene istituito presso il Ministero dell'economia un apposito Fondo, un Fondo nazionale dell'importo di 25 milioni di euro annui, per ognuno degli anni 2005-2006-2007, per complessivi 75 milioni di euro nel triennio. Certo questa dotazione finanziaria non è sufficiente né pienamente soddisfacente, ma è senza ombra di dubbio un segnale positivo di estremo significato, anche tenuto conto della difficilissima situazione in cui versa la finanza pubblica. È un segnale che andrà rinforzato ed accresciuto con nuove e maggiori risorse e con il ricorso alla leva delle agevolazioni fiscali, utilissime per favorire il coinvolgimento attivo dei privati e delle loro risorse progettuali ed economiche.
Il modello degli sgravi fiscali - detrazioni ai fini dell'IRPEF del 36 per cento delle spese sostenute per le ristrutturazioni edilizie del proprio immobile; applicazione su questi lavori dell'IVA agevolata ridotta al 10 per cento - è esemplare: dal 1998 ad oggi questo istituto è stato utilizzato in oltre 2.100.000 interventi di ristrutturazione! Ne sono derivati benefici enormi per il settore delle costruzioni e dell'edilizia e per il vasto indotto che vi è collegato; per il recupero di aree rilevanti di evasione fiscale, di lavoro nero o irregolare; per l'ammodernamento del patrimonio edilizio, spesso fatiscente o in stato del tutto inadeguato per livelli irrinunciabili di decoro abitativo.
E la leva fiscale - al contrario di quanto continua ad assumere il Ministro dell'economia con una impostazione burocratica, ragionieristica, arida e priva di ogni indispensabile visione d'insieme - sostanzialmente si autofinanzia, compensando le riduzioni di entrata per le detrazioni fiscali con il maggior gettito complessivo, in considerazione del numero maggiore di interventi eseguiti e del recupero di zone di evasione fiscale.
La leva fiscale dovrà essere utilizzata per rendere la sinergia pubblico-privato più forte e per accrescere l'intervento dei privati nelle operazioni di riqualificazione urbana dei centri storici.
Tutto ciò anche nella prospettiva di un efficace rilancio della politica delle città, al fine di vedere le nostre cittadine, i nostri borghi, i nostri centri urbani più belli, più gradevoli, più accoglienti, più sereni; più rispettosi dell'ambiente e della natura, dei beni storici, architettonici e paesistici; sedi di funzioni diverse ed integrate, di grandi eventi culturali, musicali, di spettacolo, sportivi; forti delle loro identità, delle loro tipicità nel mondo dell'artigianato, delle tradizioni culturali, eno-gastronomiche.
In questa prospettiva, giustamente, un terzo dei finanziamenti disponibili è assicurato al recupero di insediamenti urbanistici di particolare pregio architettonico


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e culturale nei comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti, ricchi di borghi suggestivi e di straordinaria bellezza.
Il testo unificato è il risultato di un lavoro particolarmente intenso e proficuo, svolto in Commissione, con il contributo serio, qualificato e costruttivo di tutti i gruppi e con l'attenta e paziente opera di sintesi del relatore, il collega Lupi e del presidente Armani.
Oggi, con l'approvazione di questo provvedimento, è un giorno importante per dare impulso e slancio ad un paese che vuole utilizzare a 360 gradi ed a tutto campo le sue energie, i suoi talenti, le sue qualità, per crescere e per progredire, per competere e per vincere la sfida della concorrenza internazionale.
Il rilancio dei centri storici è un tutt'uno inscindibile con il rilancio della città, con la valorizzazione della «Qualità italiana» a tutti i livelli, con la tutela dei piccoli comuni e della cosiddetta «piccola grande Italia», con la riscoperta e l'incentivazione delle nostre tipicità.

MARGHERITA COLUCCINI. Signor Presidente, anche se brevemente, intendo intervenire per dichiarazione di voto finale sul provvedimento che abbiamo in discussione e riaffermare, come ho cercato di fare al momento della discussione generale, alcune considerazioni che, a mio giudizio, nonostante una volontà politica largamente condivisa sul tema dei centri storici e della loro riqualificazione e valorizzazione, non hanno trovato il giusto ambito di ascolto, la dovuta attenzione.
Il mio gruppo voterà a favore del provvedimento, perché siamo convinti che su questo tema troppo poco ad oggi si è fatto e qualunque atto, qualunque iniziativa che vada in favore di una nuovo approccio al tema della tutela e della valorizzazione del nostro importante e diffuso patrimonio culturale incontrano una convinzione che nasce dalla consapevolezza che attraverso di esso passa una nuova idea, una nuova opportunità, moderna e competitiva, per il nostro paese.
Qualunque atto e qualunque iniziativa che, però, devono essere realmente legati e adeguati ad un modello di sviluppo che metta al centro il nostro grande giacimento culturale, fatto di eccellenze artistiche, architettoniche e ambientali ma anche di un diffusissimo patrimonio, cosiddetto « minore» , la cui importanza è riconosciuta soprattutto nel valore storico che rappresenta piuttosto che in quello artistico. Un patrimonio diffusissimo e capillare che rende il nostro paese un «unicum», un vero e proprio museo a cielo aperto. In tutto questo i centri storici ci sono di diritto. Forme urbanistiche peculiari e caratterizzanti di una storia, di un percorso civile, di un idea di convivenza che si stringe intorno e si lega a forme architettoniche, spesso artistiche, adeguate e rispondenti ai bisogni, alle istanze, alla prospettiva che ciascuna comunità si è voluta dare nel corso del tempo.
Parlo volutamente, con un accento che può risultare improprio, di centri storici intesi quali beni culturali. Ma lo stesso, recente, Codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, nell'elencare con chiarezza i beni oggetto di tutela, indica « le cose immobili e mobili, a chiunque appartenenti, che rivestono un interesse particolarmente importane a causa del loro riferimento con la storia, politica, militare, della letteratura, dell'arte e della cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell'identità e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive o religiose», e nell'elencare gli immobili di notevole interesse pubblico, individua « i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale.
A queste enunciazioni, nelle quali è chiaro il riferimento anche ai centri storici, si attribuisce, e di fatto ha, un'accezione fortemente legata all'idea della tutela e quindi del vincolo e quindi di un approccio burocratico e immobile che, negli anni, intorno a questi concetti si è rafforzato.


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A questa impostazione va, decisamente, contrapposta una visione più moderna, più agile che, per davvero, possa rendere adeguabili e fruibili questi beni che sono, in prima istanza, luogo di vita e di lavoro, e poi anche mete turistiche e risorse da rendere fruibili anche in termini economici.
Quello delle identità locali, infatti, non può essere un concetto cristallizzato, immutabile ma, al contrario, la risultante di un continuo confronto con bisogni, aspettative, stili di vita diversi. Una identità sociale, quindi, costruita nel presente.
Ed è per questo che quando si parla di riqualificazione, valorizzazione e fruizione di questi beni non si può non tener conto di questa nuova prospettiva e dei tanti sforzi in questa direzione che alcune regioni, moltissimi comuni e le associazioni che li rappresentano, stanno facendo.
Ho parlato, riferendomi a questo provvedimento, di luci ed ombre. Ho già detto dell'importanza di una discussione e, soprattutto, di atti che diano senso alla attenzione che pure tutti hanno mostrato sull'argomento. Ho detto, anche, della necessità di un avanzamento sul terreno del confronto e della proposta legislativa. Ho affermato la necessità di una sua qualità superiore.
Da questo punto di vista, temo, che le risposte non siano completamente adeguate alle aspettative.
Se, infatti, le proposte di legge presentate e poi unificate nel testo che abbiamo all'esame sono partite dalla volontà di andare incontro alle tante sollecitazioni che partono dal territorio, dalle associazioni interessate alla salvaguardia del nostro patrimonio storico e urbanistico, nonché delle amministrazioni comunali, ci si è limitati, a mio giudizio a confezionare una norma i cui tratti caratterizzanti sono la parzialità, un incomprensione senso del limite, chiusura culturale. A cominciare dall'assegnazione del marchio a quei comuni che beneficeranno dei finanziamenti previsti.
Il tema del marchio è un tema serio su cui in molti, da anni, si esercitano e che avrebbe dovuto trovare una più corretta e solida articolazione. Il marchio dovrebbe essere uno strumento di riconoscimento e di riconoscibilità, oltrechè di tutela, degli insediamenti urbani più qualificati sotto il profilo della conservazione e del rispetto delle tipicità urbanistiche che li caratterizzano. Oltre a ciò esso dovrebbe essere uno degli elementi, o dei requisiti, attraverso i quali creare reti di comunicazione dei valori dei territori tale da essere in grado di affrontare la competizione turistica globale oltre, è ovvio, a dare un contributo dinamico al miglioramento della qualità della vita di tanti piccoli centri.
Qualità della vita, convivialità, ricerca di una diversa dimensione sociale, cultura della bellezza. Questo è ciò che rende unici i piccoli centri ed è, allo stesso tempo, l'aspirazione verso cui tendere, ciò che deve essere ricercato, apprezzato, e reso produttivo.
In questa visione deve stare il tema del marchio, nella ricerca della qualità e della possibilità di dare ad essa valore economico.
Ecco perché non soddisfa la definizione data nel testo che abbiamo all'esame. Perché non nasce da questa spinta ed anche perché, proprio nel testo, è del tutto assente la finalità che si vuole perseguire, gli obiettivi che si intendono raggiungere. A cominciare dalle modalità di assegnazione del marchio che avverrebbe in via del tutto discrezionale da parte del ministro, sulla base di non si sa quale principio, quali parametri e come detto, senza avere ben chiaro il traguardo da raggiungere.
Anche l'Istituzione del Fondo nazionale per il recupero e la tutela del patrimonio edilizio nei centri storici, così come previsto dal testo, è di per sé una iniziativa che tende a »stabilizzare" la nostra volontà, e quindi di per sé positiva. Pone, però, degli interrogativi. Perché se verrà mantenuta la norma che vede assegnare discrezionalmente i finanziamenti previsti, il rischio, o almeno la preoccupazione, potrebbe essere quello che si inneschino meccanismi tali per cui siano sempre gli


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stessi comuni, beneficiari del marchio, a vedere soddisfatte le proprie istanze grazie ad un Fondo ad hoc, una sorta di via preferenziale e privilegiata e quindi, discriminatoria.
In conclusione, io credo che uno sforzo in più sarebbe stato utile e temo che questa iniziativa, su cui ci siamo ritrovati in tanti, si possa trasformare in un'occasione perduta.
Per ciò che ci riguarda, come già detto, voteremo a favore del provvedimento perché siamo consapevoli delle necessità che salgono dal territorio, ed a cui ci sentiamo molto vicini e aderenti, ma non rinunceremo a cercare una qualificazione normativa ulteriore, un terreno di proposta più avanzata, più moderna, più culturalmente adeguata ai tempi.

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