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PRESIDENTE. L'onorevole Pistone ha facoltà di
GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, signor ministro, in questi anni il Governo ha ripetutamente tagliato i finanziamenti del Fondo unico per lo spettacolo. Il settore è vicino ad un vero e proprio collasso. Il mondo dello spettacolo dal vivo attende un'inversione di tendenza, capace di garantire le risorse per farlo degnamente competere sulla scena europea, soprattutto in termini di qualità.
PRESIDENTE. Il ministro per i beni e le attività culturali, onorevole Buttiglione, ha facoltà di rispondere.
ROCCO BUTTIGLIONE, Ministro per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, è difficile negare che le risorse disponibili per lo spettacolo siano continuamente diminuite a partire dal 1993. È necessario fermare ed invertire questo trend. Vi è quasi l'impressione che la cultura sia un qualcosa di superfluo, un lusso, qualcosa di cui fare anche a meno.
ma di sostegno affinché questa possa affermarsi nel rapporto con il pubblico.
PRESIDENTE. L'onorevole Pistone ha facoltà di replicare.
GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, ringrazio il ministro per il tipo di risposta fornito alla mia interrogazione. Rimango un po' sbalordita perché mi pare che il ministro Buttiglione non faccia parte di questo Governo e di questa maggioranza, ma sia espressione, forse, di se stesso, il che, dal mio punto di vista, è molto positivo.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pistone. Chiedo scusa ai colleghi; purtroppo i tempi sono quelli televisivi: parlando di spettacolo, a maggior ragione...
Compagnie, operatori vari, associazioni culturali, attori, autori, registi e tecnici sono a rischio di estinzione, con manifeste conseguenze sul livello occupazionale.
A livello europeo, signor ministro, si percorre una strada opposta, che vuole sancire unanimemente l'eccezionalità per la cultura rispetto alle logiche di bilancio.
Quali provvedimenti e azioni concrete il Governo intende adottare per sottrarre il mondo dello spettacolo dal vivo ai continui tagli di risorse e per avere certezza del futuro e quali provvedimenti intende prendere a tutela dei diritti della dignità e della professionalità degli operatori?
Invece, un genio del senso comune, San Tommaso D'Aquino, ha scritto una volta: genus humanum arte et cultura vivit (l'uomo vive attraverso la cultura e l'arte).
Per una grande nazione come l'Italia, in particolare, i consumi culturali fanno parte del processo di autodefinizione della propria identità culturale. Quindi, è indubbio che questo processo (che non va attribuito soltanto a questo Governo, ma ha radici più antiche) va fermato e la tendenza invertita.
Mi sono espresso a proposito dei recenti ultimi tagli del Fondo unico per lo spettacolo, e sono lieto del fatto che il Senato li abbia revocati, e mi auguro che la Camera confermi questa giusta decisione. Nella prossima legge finanziaria chiederò al Governo e a tutte le forze politiche di fornire un contributo per invertire questa tendenza. Invertirla attraverso un ampio dibattito in cui l'Italia decida se vuole far fronte agli oneri connessi con l'onore di essere una grande nazione di cultura, o se ritiene che questi oneri siano troppo elevati ed insostenibili.
Debbo però anche dire che esistono in questa materia troppi sprechi, che esiste un certo disprezzo dell'élite culturale verso il popolo, che esiste troppa produzione fatta non in funzione - non dico del mercato proprio per non offendere qualche sensibilità - dello spettatore. Dico ciò perché anche chi ha delle riserve verso il mercato non deve mai dimenticare che l'opera d'arte è fatta per incontrare la persona e che quindi lo spettatore, il pubblico, alla fine, è giudice. Non è pensabile sovvenzionare un'industria culturale che sfugge all'incontro con il suo giudice naturale, cioè il pubblico.
È stato ricordato il concetto di eccezione culturale, a questo riguardo voglio far presente che a Parigi, con Chirac, abbiamo parlato di eccezione culturale - è giusto che quello culturale non sia considerato un bene come tutti gli altri -, ma anche di industria culturale europea. Noi dobbiamo quindi creare le condizioni affinché l'industria culturale europea possa crescere ed acquisire i favori del pubblico in misura uguale o maggiore all'industria culturale americana. Non si tratta pertanto di protezionismo sterile,
Ministro Buttiglione, posso condividere quasi tutto quello che lei ha detto, tranne una cosa. Mi riferisco al trend relativo alla cultura, il quale è stato invertito dal 1996 al 2001 - ho qui con me i dati che possono dimostrarlo, ma non è mia intenzione annoiare con essi i cittadini -; questo trend è cresciuto costantemente dal 1996 - Governo Prodi - fino al 2001, ed è arrivato a superare la soglia storica dei mille miliardi. Dal 2001 ad oggi questo trend è diminuito, ed è ritornato esattamente alla soglia del 1996, ovvero, oggi siamo tornati indietro di dieci anni.
Questo è un aspetto che, come Comunisti italiani e come centrosinistra, valutiamo molto negativamente, e altrettanto vale da parte dei lavoratori del settore dello spettacolo: attori, registi, e tutti coloro che si adoperano - come ha detto il ministro poc'anzi - non in lavori futili o superflui, ma in lavori che rappresentano l'asse portante del nostro paese. Ovviamente, in questo settore, come ha detto il ministro Buttiglione, avvengono degli sprechi; ma chi non è d'accordo a combattere gli sprechi? Soprattutto, chi non è d'accordo a fare una politica di qualità culturale? Dico questo perché quello che è veramente importante non è destinare risorse tanto per destinarle, ma fare cultura di qualità, e per fare questa occorrono anche le risorse, senza le quali la qualità è pessima...


