Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 657 del 18/7/2005
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(Repliche - A.C. 5470 ed abbinate)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il presidente dell'VIII Commissione, onorevole Armani.

PIETRO ARMANI, Presidente della VIII Commissione. Signor Presidente, rinunzio alla replica.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.

SILVANO MOFFA, Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Signor Presidente, vorrei intanto ringraziare il presidente dell'VIII Commissione per essere entrato nel merito specifico del provvedimento ed aver indicato, in maniera piuttosto chiara, le linee essenziali di questo intervento. Inoltre, intendo ringraziare anche gli onorevoli intervenuti per le loro considerazioni, comprese le eccezioni critiche avanzate a parte del provvedimento in oggetto.
Da parte mia, mi limito ad osservare ed a sottolineare due aspetti che reputo estremamente importanti. Il primo di questi attiene alla nuova cultura urbanistica che sostanzialmente trova conforto in un provvedimento che pone l'accento sul recupero e sulla riqualificazione urbana, con particolare attenzione ai centri storici. Si tratta di una cultura pianificatoria, ormai consolidata attraverso un percorso legislativo che, anche da ultimo, trova sostanzialmente conforto all'interno della riforma complessiva del governo del territorio di cui il Parlamento si sta occupando. Finalmente siamo entrati in una nuova fase di pianificazione territoriale, dove i concetti di integrazione, recupero e riqualificazione spingono verso scelte da parte locale che intendono valorizzare l'esistente, piuttosto che consumare altro territorio.
A mio avviso, si tratta di un aspetto importantissimo, come ha correttamente ricordato l'onorevole Reduzzi, perfettamente in linea con gli indirizzi e gli orientamenti che oggi provengono dall'Unione europea, anche in tema di rafforzamento di un sistema territoriale incardinato nelle città medie e che fa parte della programmazione di fondo per gli anni dal 2006 in poi. Quindi, è un elemento estremamente importante che trova conforto in questo articolato.
A questo va aggiunto un ulteriore aspetto che, a mio avviso, denota una particolare sensibilità del Parlamento a racchiudere in due norme, piuttosto stringate ma molto efficaci, la necessità di affrontare il meccanismo dello spopolamento dei centri storici, che ha interessato gran parte dei comuni italiani, soprattutto quelli minori. Quindi, la loro riqualificazione basata sul solo elemento pubblico sarebbe forse stata una buona intenzione, che però avrebbe portato a risultati poco concreti.
Intervenire creando attrattività anche sull'edilizia privata che riveste particolare valore dal punto di vista culturale e architettonico significa andare verso un sistema di sostanziale integrazione tra pubblico e privato e creare un mix di funzioni, consentendo anche di superare i limiti di natura finanziaria con i quali i piccoli comuni spesso debbono fare i conti.
Si tratta di un elemento importante, così come è apprezzabile la riserva, posta dall'VIII Commissione, circa la qualificazione terminologica di «borgo antico». Ritengo si tratti di un aspetto sul quale porre particolare attenzione. Se, infatti, da un lato si va verso una semplificazione dell'intervento e dunque un'accelerazione che consenta di disporre di risorse adeguate per riqualificare i centri storici, soprattutto dei comuni minori, dall'altro va evitato che il marchio «borgo antico» determini una nuova classificazione dei comuni. Come è noto, vi sono già troppe classificazioni, e spesso la differenza fra


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comuni di 5 mila abitanti e comuni di 6 mila abitanti è talmente marginale che costringerci a tenere conto esclusivamente dello standard di popolazione significa non comprendere la ricchezza effettivamente diffusa nel nostro paese, che vive intorno a queste realtà territoriali, a volte minute, ma impreziosite da una storia, da una cultura, da una tradizione, che il provvedimento in esame è volto a valorizzare.
Ritengo che il provvedimento stesso possa essere affinato a seguito del dibattito. Trovo estremamente positivo il fatto che vi sia una sostanziale convergenza circa il modo di affrontare la materia. Ciò accade, forse per la prima volta, con compiutezza di posizione, per quanto concerne la capacità di intervenire sul settore privato. Le difficoltà con le quali si misurano i sindaci, soprattutto dei comuni minori, non sono soltanto di natura finanziaria, ma derivano anche dall'inadeguatezza degli strumenti urbanistici volti a rispondere a tali esigenze.
Oggi, in un contesto sempre più globale, in cui spesso ci occupiamo di problemi relativi alle grandi urbanizzazioni e alla riqualificazione delle periferie, è importante non perdere di vista l'elemento costituito dal microcomune e dal piccolo territorio, che vive di un'economia propria e che può costituire un grande potenziale di sviluppo.
Richiamare quella indagine del Censis è stato opportuno, anche perché risulta utile per fornire un quadro concreto delle potenzialità inespresse da questo reticolo di patrimonio che vive nei centri storici dei nostri meravigliosi comuni e dei nostri borghi.
Pertanto, raccolgo l'invito a ragionare, giunto da ultimo anche dal collega Perrotta, circa l'individuazione di una classificazione di interventi. Ciò al fine di evitare che ci si limiti soltanto all'individuazione di una percentuale finanziaria complessiva da dirottare sui centri storici, in termini di riqualificazione, ma si compia uno sforzo aggiuntivo, volto a creare un plafond di risorse cui possano attingere proprio i cosiddetti borghi (che con questo provvedimento andremo a qualificare).
Credo che tale obiettivo rappresenti un indirizzo del quale si possa apprezzare il valore. Mi auguro, quindi, che anche questo strumento possa essere ricondotto all'interno di quel regolamento che la stessa normativa rimette nella concreta disponibilità del ministero delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il ministero per i beni e le attività culturali (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

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