Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 656 del 14/7/2005
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(Natura giuridica della «roulottopoli» di Bari-Palese - n. 2-01595)

PRESIDENTE. L'onorevole Nardini ha facoltà di illustrare l'interpellanza Sasso n. 2-01595 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 8), di cui è cofirmataria.


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MARIA CELESTE NARDINI. Signor Presidente, signor sottosegretario, è davvero con grande tribolazione che abbiamo vissuto la creazione della nuova roulottopoli di Bari - Palese.
Come noto, nel nostro paese si sta svolgendo, soprattutto nel corso degli ultimi mesi e degli ultimi giorni, un grande dibattito sulla questione dei centri di permanenza temporanea. È un momento molto proficuo, perché da più parti avvenga una riflessione in materia.
Noi riteniamo profondamente giusto l'intervento del presidente della regione Puglia, Nichi Vendola, perché ha finalmente prodotto nel paese il sollevamento di un velo. Al legislatore spetta verificare le leggi varate, da qualsiasi governo esse siano state poste in essere. Vi sono state in materia la legge Turco - Napolitano e, successivamente, la Bossi-Fini. Quest'ultima ha prodotto danni enormi; è del tutto evidente che a noi spetti, in questa fase, capire ciò che è accaduto. È necessario, in particolare, capire che l'apertura dei centri di permanenza temporanea è soltanto una negazione dei diritti. Tali luoghi sono, infatti una falsa accoglienza.
In questa fase, abbiamo bisogno di svolgere delle riflessioni e rimettere in discussione quanto detto negli anni precedenti. Credo che il tempo possa portare delle ragioni al riguardo e l'esperienza che abbiamo vissuto nel corso di questi anni con riferimento ai centri di permanenza temporanea ci ha fatto comprendere quanto essi siano inefficaci e come neghino i diritti.
Abbiamo sollevato tale problema con un'interpellanza urgente, perché alcuni di noi hanno vissuto come una grande provocazione la riapertura della roulottopoli a Bari-Palese e, soprattutto, perché non è chiara la natura di questo campo. Infatti, in primo luogo, i centri di permanenza temporanea sono individuati per legge e in Italia sono undici. In secondo luogo, anche i centri di identificazione sono individuati per legge e sono sette.
Non entro nel merito della gestione del campo di Palese, perché potremmo solamente elogiare sia il personale della prefettura sia il personale volontario che frequenta il campo. Naturalmente, ci sarebbe molto da dire sul fatto che uomini, donne e bambini vivano all'interno di roulotte: vi lascio immaginare come può essere la loro vita in questi giorni in cui la temperatura raggiunge i 38-40 gradi e come sarà nei periodi invernali.
Non entro, quindi, nel merito, perché il quesito che poniamo è di altra natura. Vorremmo conoscere il motivo per cui avete mandato delle persone da Lampedusa in questa struttura: avete riaperto un campo la cui natura giuridica non è chiara.
Quali sono le intenzioni del Governo con riferimento a questo campo? Infatti, fino a questo momento, non abbiamo ottenuto alcuna spiegazione, da nessun organo. Ovviamente, la prefettura, che deve poter eseguire i trasferimenti a Bari-Palese, non è stata esaustiva nelle sue risposte, perché la sua competenza è quella di eseguire l'impegno del Governo in questo senso.
Allora, con la nostra interpellanza urgente, vi chiediamo di fare chiarezza sul punto. Le norme che abbiamo approvato in questo Parlamento, come quelle contenute nella legge Bossi-Fini, alla fine non vengono applicate. Quest'ultima è una legge profondamente sbagliata ed ingiusta; tuttavia, in questo caso, non viene nemmeno applicata, nel senso che comunque resta incomprensibile il passaggio di uomini, donne e bambini da Lampedusa al campo di Bari-Palese.
Se avete maturato un altro proponimento, se avete pensato di aprire un ennesimo CPT e lo avete fatto senza nemmeno dichiararlo al Parlamento, abbiamo bisogno di saperlo. Infatti, in questi mesi, nel paese è in corso un approfondimento di tale tematica.
Nella prossima legislatura - e anche prima, se fosse possibile - ci auguriamo di poter davvero produrre proposte alternative a tutto questo, affinché si ponga fine alla sofferenza di questi uomini, donne e bambini, che, come potete verificare, sono circa 500. Essi provengono in larga misura dall'Africa e sfido chiunque a negare un


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permesso di soggiorno, un permesso umanitario o, comunque, l'asilo politico a chi ha vissuto situazioni così drammatiche.
Detto ciò, ho esaurito il mio intervento ed attendo la risposta del sottosegretario.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'interno, onorevole D'Alia, ha facoltà di rispondere.

GIAMPIERO D'ALIA, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, il centro di accoglienza di Bari-Palese è stato realizzato nel 1997, ai sensi della legge n. 563 del 1995 - la cosiddetta legge Puglia - per fronteggiare l'emergenza profughi dall'Albania e, successivamente, utilizzato per ospitare croati, bosniaci, kosovari e rom in fuga dall'ex Jugoslavia, nonché, negli ultimi tempi, immigrati clandestini sbarcati sulle coste della Sicilia.
La struttura è stata istituita per dare il primo soccorso agli stranieri giunti nel nostro paese o, comunque, presenti sul territorio nazionale, per il tempo strettamente necessario al fine di verificarne la posizione giuridica.
Il centro, che sorge su una pista dismessa dall'omonimo aeroporto militare, è costituito da un'area destinata all'alloggio con circa duecentocinquanta roulotte, per una ricettività di circa 600 posti, uno spazio comune adibito a mensa, un magazzino, un'area coperta per attività ludico-ricreative e una zona destinata ai servizi igienici.
La struttura è separata dall'attigua zona militare da una rete di recinzione leggera ed è dotata di container adibiti a sedi di uffici ed infermeria. La gestione è affidata alla Croce rossa italiana in virtù di una convenzione stipulata con il Ministero dell'interno, fino al 10 ottobre 2005. L'attività di coordinamento e il raccordo con la Croce rossa italiana e con gli altri enti del territorio è svolta dalla prefettura di Bari.
Il 10 giugno 2005, dopo un periodo di chiusura, il centro è stato riaperto e, da quel momento, vi sono transitati complessivamente 757 immigrati trasferiti da Lampedusa via terra o con volo militare. Al 13 luglio scorso, risultavano presenti 418 immigrati di varie nazionalità, di cui 27 donne, 380 uomini e 11 minori.
Operatori dell'ufficio immigrazione della questura procedono a identificare gli immigrati per i conseguenti provvedimenti e a ricevere eventuali istanze da inoltrare alla commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato.
Sottolineo, infine, che, tra il 29 giugno e l'8 luglio scorsi, la citata commissione territoriale ha iniziato le audizioni dei richiedenti di nazionalità somala, eritrea e sudanese attualmente ospitati nel centro, ascoltando sinora complessivamente 146 cittadini stranieri.

PRESIDENTE. L'onorevole Sasso ha facoltà di replicare.

ALBA SASSO. Signor Presidente, devo dire che la risposta resa dal sottosegretario non mi soddisfa per niente, perché non risponde alla domanda che avevamo posto.
Infatti, lei, signor sottosegretario, diceva che questi centri sono centri di prima assistenza istituiti a norma della legge n. 563 del 1995, ossia la cosiddetta «legge Puglia». Voglio ricordare, in primo luogo, che quella legge è stata adottata per autorizzare la presenza della polizia per accogliere gli immigrati e prevedeva che ci fossero, laddove sbarcavano gli immigrati, dei centri di prima accoglienza.
La cosiddetta legge Bossi-Fini e i suoi decreti attuativi non prevedono più i centri di accoglienza, ma dei centri di identificazione, che, come diceva l'onorevole Nardini, sono 7, e i centri di permanenza temporanea, che, a tutt'oggi, sono 11, ma ne dovrebbero essere aperti degli altri.
Quindi, la risposta alla domanda che abbiamo posto, ossia che cosa è questa roulottopoli di Palese, non ci è stata fornita.
Non solo: nella sua risposta, signor sottosegretario, lei ci dice che in questo centro si provvede all'identificazione degli immigrati. Non si riesce a capire, però, perché queste persone non siano state trasferite a Borgo Mezzanone, che è un vero centro di identificazione. Non si capisce


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perché esse siano state trasferite da Lampedusa a Bari. Infatti, se lei cita la legge Puglia, tale legge non prevede il trasferimento da Lampedusa a Bari, ma che, se gli immigrati sbarcano a Bari, com'è successo per anni sulle coste della Puglia, si devono predisporre dei luoghi per dare una prima assistenza. La legge Bossi-Fini tuttavia non prevede più tali centri.
Allora, mi chiedo perché lei non ha risposto alla nostra domanda. Perché avete riaperto la roulottopoli di Bari-Palese? Qual è la sua configurazione? Non si tratta di un centro di accoglienza, che non sono più previsti dalla legge che avete approvato voi. Non è un centro di identificazione, perché esso non è inserito nell'elenco dei centri di identificazione, e non è un CPT.
Allora, cosa dobbiamo pensare? Dobbiamo pensare che questa sia una sollecitazione? Quando la commissione avrà identificato e attribuito lo status di rifugiati politici ad alcuni che ne hanno fatto richiesta, cosa se ne farà di tutti gli altri la cui domanda sarà respinta? Si dovrà aprire quel CPT di Bari, sul quale c'è tanta polemica ed anche un ordine del giorno del consiglio comunale di Bari che non vuole l'apertura di quel centro?
Questa è la domanda che poniamo. Credo che in questo momento su tale terreno si debba avere una grande attenzione ed una grande delicatezza, signor sottosegretario.
Ho ascoltato l'altro giorno il ministro Pisanu: si parlava di immigrazione irregolare, criminalità e terrorismo facendo un corto circuito sbagliato. Il problema è che in questo paese bisogna combattere la mafia e la criminalità organizzata che attirano nelle proprie maglie i clandestini ed i disperati che arrivano nella nostra terra. La lotta alla clandestinità va fatta, ma non è lotta al clandestino. Soprattutto, va fatta mettendo in campo politiche adeguate e non soltanto prevedendo l'apertura di centri di permanenza temporanea, che non fanno che moltiplicare la clandestinità.
Neanche per la legge Bossi-Fini un clandestino commette un reato, ma una violazione amministrativa. Tuttavia, per tale violazione amministrativa viene privato della libertà personale. Dunque, qual è la strada per combattere la clandestinità? Credo sia un altra: superare la rigidità delle quote di ingresso per favorire la domanda di immigrazione e la richiesta di manodopera. Se il vostro Governo l'anno scorso ha regolarizzato 640 mila migranti vuol dire che questo paese ha bisogno di tali persone o no?
Bisogna modificare radicalmente il meccanismo delle espulsioni. Adesso si stanno moltiplicando anche i comportamenti illegittimi: espulsioni ancora prima del decreto di convalida. Come dicevo prima, bisogna lavorare per combattere mafia e criminalità organizzata e, soprattutto, lavorare per una legge sul diritto d'asilo che semplifichi le procedure per riconoscere lo status di rifugiati a coloro che fuggono da guerra e terrore e permetta a tali persone una dignitosa permanenza nel nostro paese. Perché non avete più finanziato il piano nazionale asilo per questo? Dal forum pugliese è emersa la proposta di un tavolo interistituzionale per affrontare le questioni complesse che la materia pone: credo che bisognerebbe ripartire da ciò.
Se mi permette, signor sottosegretario, vorrei citare quanto ha scritto nel 1999 Aharon Barak, il presidente della Corte suprema di Israele: qualche volta la democrazia deve combattere con un braccio legato dietro la schiena. Nonostante questo c'è un altro braccio che può usare: quello che difende le regole della legge ed il riconoscimento delle libertà civili individuali. Solo questo può garantire la democrazia.
Per concludere, credo che non vi sia sicurezza per nessuno senza il riconoscimento dei diritti delle persone, senza solidarietà, senza coesione, senza giustizia sociale. Non c'è sicurezza quando un paese si chiude a riccio. Credo che le vostre politiche siano proprio il contrario di questo.

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