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PRESIDENTE. L'onorevole Crisci ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01608 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti).
NICOLA CRISCI. Signor Presidente, l'interpellanza urgente, presentata insieme ad altri colleghi, mira ad ottenere alcune doverose informazioni su procedure e misure coperte da una ingiustificata segretezza, che interessano opere urgenti e straordinarie che si svolgono all'interno del massiccio montuoso del Gran Sasso,
che è stato inserito nel Parco nazionale Gran Sasso-Monti della Laga con decreto del Presidente della Repubblica del 5 giugno 1995 e che, pertanto, è da considerare area di rilevante interesse naturalistico, paesaggistico e culturale.
All'interno della montagna opera l'Istituto nazionale di fisica nucleare, che svolge attività di ricerca scientifica di importanza internazionale. Per completare e potenziare le strutture del laboratorio di fisica nucleare, nel novembre del 1990 fu approvata la legge n. 366.
Tale legge prevede uno stanziamento di 110 miliardi delle vecchie lire per la costruzione di due nuove sale laboratorio in sotterraneo ed una galleria carrabile di circa 6 chilometri, che si affianca alle due gallerie autostradali esistenti, che hanno una lunghezza di poco più di dieci chilometri.
L'ANAS, ente preposto alla realizzazione delle opere previste dalla legge n. 366 del 1990, non ha mai concluso il complesso iter previsto per l'appalto dei lavori, anche a causa della forte e motivata opposizione di enti e di associazioni, che ripetutamente e tenacemente, nel corso degli anni, hanno evidenziato gli effetti che gli interventi avrebbero avuto sulla struttura idrogeologica del Gran Sasso che, tra l'altro, è la più importante fonte di alimentazione idropotabile dell'intero Abruzzo e che soddisfa il fabbisogno idrico di circa ottocentomila persone.
Il progetto di costruzione del terzo tunnel del Gran Sasso, che sembrava essere stato abbandonato, fu improvvisamente rilanciato nel 2001 dal ministro Lunardi che, nonostante la forte opposizione istituzionale e sociale, sostenne, con ingiustificata iattanza, la necessità di realizzare la terza galleria, considerata, invece, da gran parte della comunità abruzzese un'opera per molti versi inutile e dannosa.
Le posizioni del ministro Lunardi, espresse sia attraverso i mezzi di informazione, sia in risposta a diverse interrogazioni parlamentari, hanno contribuito a radicalizzare l'opposizione istituzionale delle associazioni, sfociata in numerose manifestazioni di protesta ed in ricorsi alla magistratura tuttora pendenti.
Le diffuse preoccupazioni sulle possibili interferenze dei laboratori e delle opere da realizzare con l'acquifero hanno trovato conferma negli effetti prodotti da un incidente verificatosi il 16 agosto 2002 nel corso di un'attività di ricerca e di sperimentazione svolta nei laboratori di fisica nucleare, che causò lo sversamento di liquidi inquinanti nel fiume Mavone.
A seguito di questo incidente, fu avviata un'inchiesta dalla magistratura, che portò alla nomina di un consulente tecnico d'ufficio, che, nell'aprile del 2003, concluse le sue verifiche evidenziando una situazione di rischio per la popolazione e per gli stessi addetti ai laboratori ed il pericolo di un possibile inquinamento delle preziose falde acquifere del Gran Sasso.
Si è giunti così alla determinazione di intervenire con assoluta urgenza per far fronte alla grave situazione socio-ambientale determinatasi. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha adottato il 18 luglio del 2003 l'ordinanza n. 3003 con la quale ha nominato, fino al 30 giugno 2004, il dottor Angelo Balducci commissario delegato per il superamento dello stato di emergenza, dichiarato con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 giugno 2003.
Il commissario, la cui nomina successivamente è stata prorogata fino al 31 dicembre 2005, può operare per realizzare gli interventi necessari per la messa in sicurezza del sistema del Gran Sasso in deroga alle disposizioni relative alla pubblicità delle procedure di affidamento dei lavori pubblici e può avvalersi - chissà perché - anche dei poteri previsti per la realizzazione di opere per le quali sono richieste speciali misure di sicurezza e segretezza, ai sensi dell'articolo 33 della legge n. 109 del 1994, che interviene per far fronte alle esigenze di protezione degli interessi essenziali della sicurezza dello Stato.
L'entità dei lavori da effettuare, la loro urgenza e anche la loro delicatezza hanno indotto il Consiglio dei ministri ad emettere
un'ordinanza in data 24 marzo 2005, con la quale si autorizza l'ANAS a trasferire al commissario delegato le risorse finanziarie previste dall'articolo 5 della legge n. 366, pari a 110 miliardi delle vecchie lire.
Queste considerazioni ed una vicenda complessa e per molti versi oscura, che ha portato alla nomina di un commissario che opera da ben due anni, hanno indotto me ed altri colleghi ad interpellare il Governo per sapere se il commissario delegato abbia provveduto a predisporre i cronoprogrammi delle attività da porre in essere per la messa in sicurezza del sistema Gran Sasso e se si sia dotato di uno studio idrogeologico, idrochimico ed idrodinamico essenziale per la bonifica e la messa in sicurezza del sistema del Gran Sasso. Vorremmo sapere, inoltre, se e quali istituzioni siano state informate sulla natura e sulla pericolosità degli interventi effettuati e da realizzare e se si escluda definitivamente la realizzazione di opere collegate o collegabili alla costruzione della terza galleria tanto cara al ministro Lunardi. Infine, vorremmo sapere con quali tempi, ai sensi della legge n. 109 del 1994, sarà rimessa al Parlamento la prescritta relazione sull'attività esercitata e sulle opere in corso.
Credo vi siano tante ragioni per essere preoccupati e per chiedere notizie su ciò che sta accadendo all'interno del massiccio del Gran Sasso e nei laboratori in cui si svolgono attività di ricerca di rilevanza notevolissima. Si tratta di una riserva d'acqua fondamentale per la vita di 800 mila cittadini ed anche per l'intera economia abruzzese.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti, Silvano Moffa, ha facoltà di
SILVANO MOFFA, Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Signor Presidente, in relazione ai quesiti posti dagli onorevoli interpellanti sono stati richiesti pertinenti elementi conoscitivi all'ufficio del commissario delegato per il superamento dell'emergenza del sistema Gran Sasso-L'Aquila-Teramo.
del Gran Sasso, la strada dei parchi, la prefettura di Teramo, la prefettura de L'Aquila, la polizia stradale, i vigili del fuoco, l'ARPA, il consorzio trasporti.
PRESIDENTE. L'onorevole Crisci ha facoltà di
NICOLA CRISCI. Nel ringraziare il sottosegretario Moffa, devo però dichiararmi insoddisfatto delle sue dichiarazioni, perché esse non rispondono alle domande che si pongono i cittadini della provincia di Teramo, le associazioni, i vari comitati che hanno lavorato in questi anni per cercare di impedire la realizzazione di un'opera per molti versi inutile e dannosa. È una risposta quasi burocratica, che riporta acriticamente la posizione del commissario delegato, dimenticando che si opera in una condizione di emergenza, in un'area delicatissima, ormai da due anni. Si dimentica, altresì, che sono state trasferite somme ingenti dall'ANAS al commissario delegato (ai sensi della legge n. 366 del 1990), per realizzare opere di bonifica e di messa in sicurezza di cui pochi conoscono la natura e l'entità.
Il commissario delegato ha preliminarmente inteso dare rassicurazioni in ordine agli interventi già posti in essere ed a quelli di futura realizzazione riguardanti l'emergenza in parola precisando quanto segue.
Per quanto riguarda la predisposizione di cronoprogrammi delle attività da porre in essere e le iniziative di informazione alle diverse istituzioni sulla natura e pericolosità degli interventi effettuati e da effettuare, è stato evidenziato che, fin dalla prima relazione relativa al primo trimestre di attività al 30 ottobre 2003, è stato definito nel dettaglio il cronoprogramma delle attività da porre in essere, successivamente aggiornato nelle relazioni trimestrali e trasmesso, di volta in volta, al Dipartimento della protezione civile.
Al fine di assolvere ai compiti stabiliti, il commissario delegato ha provveduto subito alla creazione di un ufficio di emergenza Gran Sasso composto da personale del SIIT e da un qualificato nucleo di esperti delle diverse discipline che hanno supportato l'ufficio nelle due fasi in cui sono state suddivise le attività.
Tenuto conto del ruolo del comitato tecnico scientifico istituito dal dipartimento della protezione civile con funzioni consultive, lo stesso è stato costantemente informato circa soluzioni tecniche proposte nei vari interventi necessari alla messa in sicurezza del Gran Sasso ai fini di averne i necessari indirizzi.
Per quanto riguarda le informazioni ad enti ed operatori istituzionali, va sottolineato che questo è stato un primario obiettivo del commissario delegato ai fini di coinvolgere in ogni fase tutti i seguenti enti, ciascuno in rapporto allo specifico compito assegnato dal quadro normativo e segnatamente ai fini di ottenere i necessari contributi e coinvolgimenti operativi ove necessario. Gli enti informati sono l'ANAS, la regione Abruzzo, le province di Teramo e L'Aquila, i comuni di Teramo e L'Aquila, l'acquedotto del Ruzzo, il Gran Sasso, l'ATO L'Aquila e Teramo, il dipartimento provinciale ARTA L'Aquila e Teramo, la polizia giudiziaria, il dipartimento della protezione civile, l'ente parco nazionale
Tutti gli enti coinvolti hanno partecipato alla Conferenza di servizi tenuta nel mese di settembre 2004 su un primo piano di interventi, e successivamente hanno comunque contribuito alla definizione delle problematiche poste dal commissario delegato sul programma da realizzare. Per quanto riguarda, quindi, la relazione che il Governo deve trasmettere al Parlamento ai sensi del comma 1 dell'articolo 33 della legge n. 109 del 1994, si precisa quanto segue.
Il commissario delegato, in base a quanto previsto dall'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3303 del 18 luglio 2003, ha provveduto con relazioni successive ad informare dettagliatamente il Dipartimento della protezione civile circa lo stato di attuazione degli interventi.
Sotto tale profilo, in considerazione del particolare ambito nel quale è intervenuta l'emergenza, particolare cura è stata data alle attività esercitate per la risoluzione delle problematiche idrauliche e di inquinamento ambientale. Lo svilupparsi delle specifiche attività è stato raccolto in cronoprogrammi (articolo 5 dell'ordinanza) delle attività da svolgere, evidenziando e motivando gli eventuali scostamenti, nonché indicando le eventuali misure da adottare per ricondurre la realizzazione degli interventi ai tempi stabiliti dai cronoprogrammi. Tutto ciò è stato convenientemente eseguito con l'invio di rapporti trimestrali riguardanti lo stato di avanzamento e le principali linee di intervento. Nei rapporti è stata puntualmente descritta tutta l'attività svolta sia nella fase ricognitiva, sia in rapporto alle successive proposte tecniche necessarie alla messa in sicurezza del sistema Gran Sasso. Ad ulteriore informazione, il commissario delegato ha trasmesso il settimo rapporto riepilogativo delle attività e degli indirizzi operativi, che si rimette in allegato all'attenzione del Parlamento.
In conclusione, il commissario delegato provvederà all'esecuzione delle sole opere urgenti e indifferibili, secondo il dettato dell'ordinanza e nei limiti fissati dalla stessa, necessarie al superamento della dichiarata emergenza socio-ambientale, lasciando poi agli enti competenti il bagaglio di studi e proposte tecniche elaborate necessari per completare la messa in sicurezza del sistema Gran Sasso nella sua totalità.
Per quanto riguarda la realizzazione della terza canna, il commissario delegato precisa che non è stata mai contemplata alcuna ipotesi di realizzazione della stessa, nell'ambito degli interventi in essere; è da notare infatti che l'intervento relativo alla realizzazione di tale ulteriore galleria non può farsi rientrare fra questi, in quanto, ovviamente, l'opera comporta un iter tecnico-amministrativo che non rientra nei fini e nei compiti fissati dall'ordinanza.
Per quanto riguarda gli aspetti normativi e le procedure fissate per rendicontare l'attività svolta, si fa riferimento a quanto stabilito dall'ordinanza in oggetto, che indica le fonti normative adite, nonché le facoltà operative assegnate al commissario delegato.
Si è parlato di Conferenza di servizi. Personalmente, so che la provincia di Teramo ha più volte chiesto, informalmente e formalmente, informazioni sulla natura degli interventi che si stavano effettuando all'interno del Gran Sasso, e soprattutto sul programma delle opere da realizzare. Sono domande alle quali non sono seguite risposte. È vero che si è tenuta una Conferenza di servizi, ma essa si è svolta su un progetto di limitata rilevanza, riguardante l'impermeabilizzazione del pavimento dei laboratori. È una piccola misura stabilita prima del trasferimento delle somme previste dall'articolo 5 della legge n. 366 del 1990.
La comunità teramana, le istituzioni e le associazioni, che hanno mostrato saggezza, responsabilità e conoscenza tecnico-scientifica, hanno portato più volte all'attenzione del ministro determinati argomenti, sostenendo che la realizzazione del terzo tunnel, interferendo con i lavori e le sperimentazioni compiuti all'interno della montagna, avrebbe potuto mettere in discussione l'equilibrio, l'assetto idrogeologico della montagna stessa, pregiudicando la qualità dell'acqua.
Tali considerazioni, suffragate da documentazioni scientifiche, sono state spesso irrise sia del ministro Lunardi sia da qualche incauto operatore della scienza.
Si sono poi verificati incidenti, nonché disversamenti di liquidi inquinanti nel fiume Mavone, con una preoccupante possibilità di inquinamento delle falde acquifere nelle stesse condotte idriche; si continua, inoltre, ad operare in una condizione di segretezza.
Che bisogno c'è di mantenere la segretezza su interventi di messa in sicurezza del sistema Gran Sasso? Che bisogno c'è di continuare a far sapere solo a chi deve sapere (non si sa chi) cosa si sta facendo all'interno della nostra montagna? Che bisogno c'è di non dire come si cerca di salvare l'equilibrio di quella montagna, nonché la grande ricchezza che contiene (soddisfa il fabbisogno idrico di 800.000 persone)?
Credo che i cittadini pretendano risposte e che la risposta del sottosegretario sia stata burocratica. Si è trattato di una mera riproduzione delle posizioni del commissario delegato; costui è una persona rispettabilissima e sicuramente competente, ma un uomo solo al comando non mi piace, come non piace, soprattutto, alla comunità teramana.
Vorremmo conoscere le determinazioni del caso in merito alla questione, avendo dato dimostrazione di responsabilità; abbiamo dimostrato che le posizioni assunte dalle province di Teramo e di Pescara, in particolare, da quasi tutti i comuni della provincia di Teramo, contro la realizzazione del terzo traforo e, quindi, contro gli interventi all'interno della montagna (che si aggiungono a quelli già effettuati negli anni passati), sono state irrise e, comunque, non considerate. È stato persino impedito agli abitanti dell'Abruzzo un referendum consultivo per dire «no» al terzo tunnel ed ai lavori all'interno della montagna. Occorrono 110 miliardi per i lavori del terzo tunnel. È necessario bonificare la nostra montagna? Credo sia una cosa giusta, ma sarebbe opportuno che il Governo mettesse la parola «fine», che dicesse chiaramente che di terzo tunnel non si parlerà e che i lavori per bonificare l'area in questione, per mettere in sicurezza il Gran Sasso saranno svolti, con la partecipazione costruttiva dell'intera comunità e, soprattutto, delle istituzioni teramane.


