Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 656 del 14/7/2005
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Si riprende la discussione.

GERARDO BIANCO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GERARDO BIANCO. Signor Presidente, vorrei, in primo luogo, dare atto al ministro della salute della sensibilità parlamentare dimostrata, poiché è raro che un ministro assista ad un intero dibattito, peraltro delicato. È un riconoscimento che credo sia giusto attribuirle.
Vorrei, altresì, se mi consente, riprendere una battuta di un celebre scrittore inglese (rimango nel tema), contenuta nel celebre libro Ortodossia: «Quando un popolo pensa troppo alla salute, è già ammalato». Forse, sarebbe opportuno demistificare questo eccesso di preoccupazione, spostando, per esempio, l'attenzione più sulla salute che non sui medicinali; bisognerebbe occuparsi del problema dell'alimentazione, capire cosa provoca l'avvelenamento, accertando, ad esempio, la percentuale degli avvelenamenti da farmaci (sarebbe utile una campagna di informazione al riguardo). Far sì che si stia bene con se stessi e curare, insieme con il corpo, anche lo spirito può rientrare nella sua competenza.
Volevo comunque solo limitarmi a darle atto dell'attenzione da lei dimostrata, sperando che ne mostri altrettanta al buon vino ed ai buoni cibi, per evitare che gli avvelenamenti avvengano attraverso altre strade. Forse, allora, potremmo fare a meno di molti farmaci.
Personalmente, sono un pessimo consumatore e credo che, se tutti fossero come me, forse, si porrebbe un problema di crisi nel campo farmaceutico; ma non vorrei creare questo problema.

(Replica del Governo - A.C. 5952)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.


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FRANCESCO STORACE, Ministro della salute. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio l'onorevole Bianco per le cortesi espressioni, sottolineando che anch'io colgo la differenza tra sanità e salute, anche se ciò, quando ho prestato giuramento al Quirinale, non mi ha impedito di rispondere ad un giornalista, che mi chiedeva se ero contento del ministero, che «quando c'è la salute c'è tutto».
Detto ciò, signor Presidente, vorrei rispondere puntualmente alle osservazioni formulate nel dibattito, in quanto ritengo che la discussione svoltasi sul decreto-legge in esame sia stata importante e apprezzabile per le considerazioni svolte. Vorrei inoltre fornire risposta ad alcune affermazioni che non condivido, con la stessa libertà con la quale sono state espresse.
Innanzitutto, intendo rassicurare il relatore, onorevole Minoli Rota, in riferimento al rapporto tra i prodotti SOP e OTC, sui quali avremo modo di confrontarci. Ritengo che sarà opportuno un passaggio in Commissione - nonostante la legge non lo preveda - quando saranno varate le circolari attuative del decreto, proprio perché credo sia necessario garantire la massima trasparenza rispetto ad un tema che i tempi del decreto-legge non consentono di sviscerare compiutamente.
Inoltre, intendo rassicurare i colleghi Castellani e Lucchese in ordine all'impegno del ministero ad attivare una grande campagna di comunicazione proprio sui prodotti equivalenti. Vi è la necessità di far crescere questo tipo di mercato del farmaco e ciò servirà anche ad abituare il cittadino al tema rappresentato dal principio attivo e, quindi, alla corrispondenza del medicinale.
Intendo altresì rassicurare gli onorevoli Lucchese e Labate per quanto riguarda la norma contenuta nella legge finanziaria. Sarà mia cura farmene carico con immediatezza, cercando di risolvere una questione ancora irrisolta.
Vorrei ora soffermarmi sulle considerazioni svolte dai colleghi dell'opposizione sul decreto in esame. Ritengo che, tra i colleghi dell'opposizione, la più coerente sia stata l'onorevole Valpiana, rimasta fedele ad una impostazione basata su una cultura assolutamente dirigista delle istituzioni. Si tratta sicuramente dell'impostazione più coerente nel sostenere la necessità di sconti per tutti, ma ciò in un Stato liberale non è possibile, mentre in uno Stato a vocazione dirigista si può sostenere che il rapporto tra industria, farmacia e cittadino può essere deciso dallo Stato.
Ritengo che, in una economia liberale, ciò non possa essere attuato, quindi inviterei l'opposizione ad un ripensamento sul tema degli sconti per tutti, che non è tipico di una economia che procede secondo regole di mercato. E vorrei che su ciò svolgeste una riflessione approfondita, in quanto chiunque intenda governare un paese deve porsi il problema che, se si prevede uno sconto per un prodotto speciale, quale il farmaco - ricordo comunque che si chiedono sconti anche per il latte, che farmaco non è, e che si potranno chiedere anche per altri prodotti, ad esempio frutta e verdura, e chissà per cos'altro -, si rischia di avviare la nostra economia verso un sentiero che non è propriamente quello tipico di un paese che va avanti secondo regole di mercato.
Intendo inoltre rassicurare l'onorevole Valpiana in ordine all'analisi degli effetti del decreto in esame. È nostra intenzione verificare tali effetti, proprio perché siamo sensibili all'efficacia di un provvedimento che si propone di andare incontro alle fasce sociali più deboli della popolazione.
È chiaro - ma su questo tornerò alla fine del mio intervento - che, se dovesse verificarsi quello su cui lei ha lanciato l'allarme, ovvero il boicottaggio - (lei ha utilizzato questa espressione per riferirsi alle attività intraprese recentemente dalla Federfarma), allora si dovranno studiare altri provvedimenti. Infatti, è evidente che si porrebbe la necessità di rendere efficaci i provvedimenti varati.
Va aggiunta un'ulteriore considerazione, in modo che il Parlamento possa avere abbondante materiale di riflessione: fino ad ora l'ASSOFARM - con l'eccezione della Capitale, ma sono sicuro che il


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sindaco della città interverrà per fare il suo dovere nei confronti delle farmacie comunali di Roma - ha emanato una direttiva affinché le farmacie pubbliche in tutta Italia pratichino il massimo sconto possibile nelle loro attività per i clienti. A mio avviso, questo alimenterà una dinamica virtuosa, che consentirà finalmente di abbassare i prezzi di quella particolare tipologia di farmaci anche nelle farmacie private.
È evidente che qualcuno ha sperato di trovare in quest'aula alleati contro i cittadini e, per tale motivo, il provvedimento sugli sconti non ha trovato ancora piena efficacia nelle farmacie private. Infatti, si è fatto affidamento sulla decadenza del decreto-legge, contando di trovare nelle aule parlamentari insperate alleanze contro i cittadini. In realtà, il provvedimento marcia verso la conversione in legge e, quindi, avremo la possibilità di farlo attuare.
Dico questo perché ritengo ingeneroso qualche giudizio espresso; mi riferisco a talune affermazioni, sempre garbate nei modi ma durissime nella sostanza, rese a nome dei gruppi parlamentari dell'opposizione. Ad esempio, ricordo la considerazione, assolutamente risibile, rilasciata dall'onorevole Giacco, quando ho fatto riferimento al blocco dei prezzi dei farmaci. Ma come si può sostenere che il blocco dei prezzi espone il cittadino al rischio di quello che potrà accadere a partire dal 1o gennaio 2007? Attenzione ad utilizzare tale argomento! Sul blocco dei prezzi dei farmaci, misura attuata per la prima volta in Italia, mi sarei aspettato da parte di un'opposizione che ha a cuore i diritti sociali dei cittadini un sospiro di sollievo, perché finalmente il Governo blocca i prezzi. Invece, avete contestato tale misura ritenendo che si tratti di uno specchietto per le allodole, visto quanto potrebbe succedere a partire dal 2007. In realtà, ritengo di poter assumere un impegno di questo genere, visto che il tempo che ancora ci separa dal 2007 consentirà di intervenire sulla formazione del prezzo del farmaco con un accordo, ancora una volta concertato con l'associazionismo di impresa.
Onorevoli colleghi, attualmente i prezzi possono aumentare a dismisura ogni anno. Quindi, si è deciso di adottare questo provvedimento ogni due anni; a mio avviso, con questa misura si va incontro alle esigenze dei cittadini e delle fasce sociali più deboli.
Inoltre, per quanto riguarda il riferimento che l'onorevole Giacco (e forse anche l'onorevole Labate) ha fatto in merito all'introduzione della norma relativa alle attività intra moenia, faccio presente che al Senato è stato corretto lo stesso titolo del decreto-legge, perché l'altro ramo del Parlamento ha deciso, su richiesta unanime delle associazioni, delle organizzazione di categoria e del mondo medico, di prorogare il termine per le attività intra moenia allargate. A questo punto, però, si è deciso di modificare anche il titolo, altrimenti sarebbe mutata la natura stessa del decreto. Pertanto, tale argomentazione è stata probabilmente più frutto di distrazione che di oggettiva lesione dei princìpi che regolano la legislazione.
Tuttavia, il ragionamento che mi interessa approfondire con ancora maggiore attenzione - e non me ne vogliano gli altri colleghi - è quello posto dall'onorevole Labate; in proposito, vorrei essere molto preciso. L'onorevole Labate ha esordito nel suo intervento con un'espressione molto dura, quando ha fatto riferimento a minacce e ritorsioni. Ebbene, credo che quando un Governo propone al Parlamento di approvare una certa norma, il minimo che possa pretendere è che quella norma si applichi. Quindi, non si tratta né di minaccia né di ritorsione, ma semplicemente di un'affermazione relativa alla certezza del diritto. Se si approva una norma, si vuole che essa abbia piena efficacia nella quotidianità del percorso che questo paese ha di fronte a sé, anche rispetto alle politiche legate al prezzo dei farmaci.
Avrei auspicato argomentazioni più serene, ma ho constatato che quelle espresse


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in quest'aula sono state molto aspre. Tuttavia, anche in questo caso bisogna cercare di comprendersi. Infatti, da una parte, si dice che esiste il rischio di alimentare il consumo dei farmaci, dall'altra si afferma che il provvedimento è inefficace. Ebbene, vorrei sapere se esiste una via di mezzo tra queste accuse, tra di loro alternative.
Il provvedimento in esame è volto a consentire al cittadino di risparmiare, con il blocco dei prezzi, con l'opportunità di sconto che viene offerta e con la previsione relativa ai farmaci «ex generici» (consentitemi di definirli in tal modo). Mi meraviglia una sorta di insopportabile snobismo riguardante il diritto delle persone più povere di questo paese di poter risparmiare, anche magari prendendo l'autobus e recandosi nel paese più vicino: francamente, onorevole Labate, non ho compreso la sua osservazione al riguardo.

GRAZIA LABATE. Faccia un po' di conti e veda il rapporto costi-benefici...

FRANCESCO STORACE, Ministro della salute. Colleghi, vi ho ascoltato con molto rispetto, e spero di poter contare sulla reciprocità.
Nel momento in cui mi reco in farmacia probabilmente non ho il pensiero fisso sullo sconto, ma una persona con un reddito basso ha probabilmente necessità dello sconto. Vi soffermate sul problema dell'ubicazione della farmacia, anziché incentivare tutte le farmacie a praticare gli sconti per i cittadini. Si tratta di un ragionamento che rischia davvero di apparire classista. Dobbiamo cercare di far sì che questo paese si abitui a comprendere i problemi delle classi sociali più deboli. Non dobbiamo auspicare il boicottaggio del provvedimento, ma dobbiamo favorirne la piena attuazione. Avete infatti affermato, nella Commissione e, soprattutto, sulla stampa, che vi sono problemi legati all'attuazione del provvedimento, ma la soluzione non può essere certo il boicottaggio, bensì quella di favorire la possibilità di acquistare farmaci a prezzi più bassi.
È stata criticata, da parte di coloro che parlano di specchietto per le allodole per le classi sociali più deboli, persino la misura del blocco dei prezzi. Ritengo necessario, per onestà, chiarire al Parlamento e al paese quanto è accaduto fino ad oggi. Ho constatato che esiste, nella legislazione vigente, una norma del 1997 - il ministro della sanità era l'onorevole Bindi - la quale prevede che il ministro della sanità adotti provvedimenti nel caso di aumenti ingiustificati dei prezzi. È stata mai attuata questa norma? Parlare genericamente dell'adozione di provvedimenti non vuol dire nulla, perché qualunque provvedimento si adotti, ove non specificato con precisione nella legge, è suscettibile di ricorso. Si tratta di una norma che può essere vista come la contromossa rispetto alla previsione, precedentemente introdotta, dell'aumento libero da parte dei produttori. Da un lato, si attribuì al produttore la facoltà di fissare liberamente il prezzo del farmaco di fascia C e, dall'altro, si riservò al Governo la possibilità di intervenire. Tuttavia, se vi sono soltanto gli aumenti, come è accaduto quando governava l'onorevole Bindi, e non vi è mai il provvedimento a difesa del cittadino nel caso di aumenti spropositati, significa che tali aumenti spropositati non vi sono stati. Ce la sentiamo di affermare che non vi sono stati aumenti spropositati dei prezzi?
Il blocco dei prezzi era dunque necessario, per costringere tutti i soggetti interessati a sedersi intorno a un tavolo e a concertare le misure adeguate. All'indomani della conversione del decreto-legge in esame, il Ministero della salute, proprio al fine di evitare di arrivare impreparati al gennaio 2007 - si tratta di un problema che riguarda il futuro dell'Italia -, promuoverà l'adozione di misure concertate, anche con l'industria, oltre che con le farmacie e con i medici, per giungere ad una mutazione nel rapporto che regolamenta l'aumento del prezzo dei farmaci. Si può ipotizzare il passaggio dalla mera comunicazione da parte del produttore alla motivazione dell'aumento del prezzo: ciò costituirebbe un elemento di novità, che consentirebbe al cittadino di essere garantito dallo Stato ogni volta che si avvicina la stagione dell'aumento dei


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prezzi. Ritengo si tratti di una discussione che deve essere aperta: immagino le preoccupazioni, ma la politica deve occuparsi di misure da concertare.
Intendiamo certamente intervenire sulla formazione del prezzo del farmaco, ma anche ciò richiede la concertazione. L'onorevole Burtone ha fatto riferimento ad alcune proposte emendative.
Possiamo, tutti insieme, assumerci l'onere di approvare tali proposte prescindendo da una fase di concertazione con i rappresentanti delle stesse industrie? Oppure preferiamo che il Parlamento decida, a prescindere dalla discussione con i rappresentanti delle categorie chiamate a subire le conseguenze di determinati provvedimenti?
Credo sia necessario essere onesti fino in fondo, anche, onorevole Labate, nei richiami al contenuto di quanto trasmesso al Parlamento dall'Antitrust. Da una lettura completa di quel parere si evince che una sua integrale applicazione comporterebbe la possibilità di vendere i farmaci anche nei supermercati. Non credo sia questa la prospettiva da offrire al paese: è il parere dell'Antitrust, ma lei, onorevole, con il garbo che la caratterizza ha omesso questa parte, a mio avviso decisiva, di quel parere.

GRAZIA LABATE. Anche per l'Europa?

FRANCESCO STORACE, Ministro della salute. La politica di uno sconto uguale sicuramente non sarebbe rispettosa dell'Antitrust, né si concilierebbe con una normativa corretta; tale politica può essere molto lesiva del principio di concorrenza, anzi, lo annullerebbe. Inoltre dovremmo capire cosa accadrebbe in altri settori.
Onorevole Burtone, voglio sollevare una questione di metodo rispetto al suo intervento. Lei ha detto: «non ci avete ascoltato». Tutto si può rimproverare al Governo, almeno al sottoscritto, tranne di non aver ascoltato. Il Senato ha apportato modifiche, anche importanti, a questo provvedimento. Non è vero che questo decreto è giunto in Parlamento blindato. Sono la natura e i tempi dei decreti-legge che ci costringono oggi a tentare di approvare in tempi rapidi il disegno di legge di conversione in legge del decreto al nostro esame, pena la sua decadenza. Non credo che qualcuno possa auspicare la decadenza di un provvedimento che concede al cittadino l'opportunità di risparmiare sul prezzo delle medicine.
Siamo in prossimità dell'inizio della stagione estiva e della sospensione dei lavori parlamentari; sono in calendario provvedimenti importantissimi e non credo che questo provvedimento possa facilmente fare la «navetta» tra Camera e Senato.
Ecco perché non va sottovalutato quanto ho già ricordato in Commissione. In quella sede, per la verità, l'onorevole Burtone non è intervenuto; al contrario dell'onorevole Labate, la quale si interrogava sull'utilità degli ordini del giorno. Sono una persona seria e credo che un ordine del giorno approvato dal Parlamento debba avere degli effetti nel lavoro politico e parlamentare che siamo chiamati a compiere.

GRAZIA LABATE. Vediamo!

FRANCESCO STORACE, Ministro della salute. Non sottovaluto affatto l'importanza degli ordini del giorno. Vi chiedo davvero di ragionare sull'emendabilità del provvedimento e di tentare, invece, di lavorare in vista magari di un percorso futuro di costruzione legislativa il più possibile condivisa. Non è prevedibile che quello sia il destino dei provvedimenti; però si può provare a lavorare in tal senso: spero si affronti questa tematica in termini sempre meno ideologici.
Infine, vengo alla questione che più mi ha amareggiato e sulla quale desidero esprimermi con chiarezza. Ho citato in precedenza tale tema, onorevole Valpiana. Quando si fa riferimento al boicottaggio, vuol dire che si ha la sensazione o la certezza che ciò stia avvenendo. In riferimento al settore della concorrenza è l'Antitrust a dover intervenire; credo pertanto vada segnalata in quella sede la sua affermazione


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sull'ipotesi che le farmacie facciano cartello. Io non voglio immaginarlo. Voglio continuare a pensare che i farmacisti non si facciano condizionare dai vertici di un'associazione che ha siglato dei documenti e poi li ha contraddetti con le parole. Spero che quanto da lei denunciato in quest'aula non sia vero, che non vi sia boicottaggio e che non vi sia la volontà di fare cartello. Sarebbe molto grave per il paese.
Dico ciò perché l'ho vissuto personalmente. Colleghi deputati, ho voluto un provvedimento figlio della cultura della concertazione. Questo decreto-legge nasce dal dialogo; è stato costruito con la partecipazione di industriali, farmacisti e medici di famiglia. Sono stati questi i soggetti che per primi abbiamo ascoltato in vista della predisposizione delle misure oggi al nostro esame.
Proprio Federfarma - come è scritto nel sito Internet della stessa organizzazione e come posso agevolmente testimoniare qui alla Camera -, di fronte agli impegni assunti dal Ministero della salute al termine della trattativa, in data 17 giugno, ha preso atto con soddisfazione degli impegni assunti, ha garantito massimo impegno nell'attuazione del decreto-legge all'esame del Senato e ha infine proposto di esplicitare nel testo il riferimento alla specifica competenza professionale del farmacista, proposta che il ministro si è riservato di valutare.
E alla fine l'abbiamo valutata positivamente, tant'è vero che il Senato ha modificato il comma 1 dell'articolo 1 facendo riferimento alla specifica competenza professionale del farmacista. Ditemi voi se è sbagliato l'atteggiamento di un ministro che concorda un orientamento con una parte, oppure è sbagliato l'atteggiamento assunto da un'associazione che contraddice l'accordo raggiunto arrivando addirittura - ed è questa la questione che più mi ha amareggiato - a contestare l'operato di un'amministrazione comunale (si tratta del comune di Albenga) che ha deciso, con delibera, che la sua farmacia comunale operi il massimo degli sconti sui farmaci! Contro tale delibera si propone ricorso al TAR, e addirittura la stessa associazione, non quindi un farmacista, chiede il ricorso alla Corte costituzionale al fine di valutare la fondatezza della questione di costituzionalità.
Penso che questo sia molto grave, perché vuol dire distruggere il valore della concertazione, perché, da domani, ciascuno di noi, chiunque governerà, si dovrà chiedere che tipo di interlocutori ha di fronte se quando si firma un accordo lo si contraddice con la stessa facilità con cui si è sostenuta una tesi in precedenza sottoscritta. Per fortuna, ieri, nel corso di un incontro, abbiamo avuto la soddisfazione, da parte della Federazione degli ordini dei farmacisti italiani, del riconoscimento che il provvedimento di cui si discute oggi tutela il valore e la professionalità del farmacista. Ritengo che questo faccia giustizia di tutte le ingenerose affermazioni fatte nel corso di queste settimane.
Vi invito, quindi, nel corso del prosieguo dell'esame di questo provvedimento, in modo particolare durante la fase di esame degli emendamenti, a valutare quanto sia importante un provvedimento come quello alla nostra attenzione che ha assunto come stella polare due questioni: la concertazione con le categorie e il bene delle fasce sociali più deboli.
Ritengo sia importante dare un segnale di adesione a questo tipo di provvedimento; in caso contrario, significherebbe schierarsi contro i cittadini, ma sono sicuro che non è questa la volontà del Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, della Lega Nord Federazione Padana e Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI).

PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

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