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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanni Bianchi. Ne ha facoltà.
GIOVANNI BIANCHI. Signor Presidente, sarò rapidissimo.
Innanzitutto, annuncio il voto favorevole dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo sul provvedimento in esame, di ratifica ed esecuzione del Protocollo n. 14 alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. È stata condotta, infatti, un'operazione di filtro e di snellimento delle procedure che, oltre a comportare una razionalizzazione, evita intasamenti e, da questo punto di vista, rende la giustizia più produttiva e più mirata.
Del resto, già con la legge n. 98 del 1990 il nostro paese aveva ratificato una procedura che conteneva garanzie contro l'espulsione dello straniero e riconosceva il diritto del condannato in giudizio penale ad un grado di giurisdizione superiore, il diritto all'indennizzo per l'errore giudiziario ed al ne bis in idem nei procedimenti penali, il principio dell'eguaglianza dei diritti tra i coniugi (ho menzionato una parte per il tutto).
Desidero sottolineare un altro aspetto. La nostra legge per la remissione del debito estero (svolsi proprio io le funzioni di relatore) conteneva un articolo che consentiva ai rappresentanti dei paesi fortemente indebitati (cosiddetti HIPC o IDA-only) di convenire davanti alla Corte i paesi creditori accusandoli di usura. In Commissione, votammo all'unanimità l'articolo, che fu successivamente approvato da quest'Assemblea. L'ho citato non soltanto per il suo significato, ma anche per la sua genesi: un gruppo di giuristi meridionali, raccolti intorno ad un vescovo, presentò una produzione voluminosa - dovetti chiedere loro, con garbo, di fornirci lo schema di un lavoro così ponderoso - dalla quale scaturì, a mo' di concentrato, l'articolo in parola.
Ciò sta a significare che l'elaborazione e l'attenzione da parte del nostro Parlamento, e dell'opinione pubblica e della società civile possono essere produttive: diminuendo la distanza tra tali componenti, aumenta l'efficacia dell'azione.
Ecco perché il nostro voto sarà favorevole (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di Sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.
VALDO SPINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, stiamo trattando il tema dei diritti dell'uomo a livello europeo. Quello del mio gruppo e dei deputati Verdi (l'onorevole Cima mi ha autorizzato in tal senso) sarà un voto convinto.
Siamo consapevoli dei tempi stretti della Camera, ma vogliamo, in ogni caso, sottolineare la grande importanza di questo Protocollo fatto a Strasburgo solo l'anno scorso (quindi, per quanto riguarda i tempi di ratifica, siamo quasi solleciti).
Un efficiente funzionamento della Corte europea dei diritti dell'uomo è di grandissima rilevanza anche nella prospettiva dell'allargamento dell'Unione europea. È significativo che tale iniziativa parta dal Consiglio d'Europa e sia ratificata dagli Stati membri dell'Unione europea. La capacità di garantire efficacemente i diritti dell'uomo e le libertà fondamentali in questa temperie politica è di estrema importanza.
L'onorevole Bianchi ed il relatore hanno sottolineato come questa Convenzione possa rendere effettivo l'esercizio di questi diritti, sia per i singoli cittadini sia per gli Stati. Sia gli uni che gli altri possono ricorrere alla Corte.
Con l'augurio che sia attuato in tutto il suo spirito, esprimeremo un voto favorevole sulla ratifica del Protocollo n. 14 alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Trantino. Ne ha facoltà.
ENZO TRANTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in genere accade che, per ogni trattato internazionale, come quello in esame, le quote di sovranità costituiscano
l'argomento su cui si appunta l'interesse di tanti perché, a volte, suscita gelosie ed egoismi di natura nazionale. Nel caso di specie, tutto questo viene a cessare, perché finalmente abbiamo la facoltà di licenziare un provvedimento che deve essere condiviso con orgoglio ed applicato con convinzione.
Il conflitto si instaurava, sul piano delle preoccupazioni interpretative, tra garantisti e limitatisti. Per garantisti intendo tutti coloro i quali volevano mantenere lo statu quo; i limitatisti, invece, erano quelli che volevano la certezza della norma a fini di un interpretazione che non consentisse contenziosi.
Il provvedimento in esame è riuscito a limitare al massimo gli eventuali rischi di arbitrarietà interpretativa. È un risultato non da poco, nel momento in cui la fluidità dei provvedimenti potrebbe autorizzare interpretazioni aberranti.
Un'altra significativa innovazione riguarda la facoltà, attribuita al comitato dei ministri, di avviare una procedura davanti alla Corte avverso lo Stato contraente che non adempie gli obblighi derivanti dalle sentenze di condanna pronunciate nei suoi confronti, nonché di richiederle l'interpretazione di una sentenza. Infine, è prevista la possibilità per la Corte di decidere, con un unico provvedimento, tanto la ricevibilità quanto il merito dei ricorsi, ipotesi oggi eccezionale che diverrà, invece, la procedura ordinaria. Su quest'ultima osservazione, mi permetto di rilevare che si tratta di una novità di natura tecnico-giuridica non da poco in tema di diritto internazionale. Infatti, questa ricevibilità a doppia mandata consente, da un lato, la garanzia interpretativa della norma, dall'altro, l'estensione dei limiti di applicabilità della stessa.
Con il nostro voto favorevole, vogliamo dimostrare che si tratta non di un provvedimento puramente solidaristico, ma di un provvedimento meditato ragionando in diritto.
Quando abbiamo affrontato, per la prima volta, il problema del tribunale internazionale (il collega Bianchi lo ricorderà), abbiamo posto proprio i problemi che oggi stanno trovando una soluzione. Quindi, salutiamo con favore questo provvedimento e ribadiamo il nostro voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cola. Ne ha facoltà.
SERGIO COLA. Signor Presidente, per la verità, l'onorevole Trantino ha sviluppato alcune osservazioni che avrei voluto fare. Dunque, mi riallaccio alle sue argomentazioni.
Mi permetto di fare in questa sede solo un rilievo che, d'altra parte, traspare anche dalla relazione in cui si legge testualmente: «da parte italiana si è compiuta la scelta strategica di favorire comunque il consenso sull'ipotesi di riforma, sia pure con il minor sacrificio dello status attuale e limitando al massimo eventuali rischi di arbitrarietà interpretativa». Il discorso naturalmente è limitato alla irricevibilità, ovverossia alla inammissibilità dei ricorsi.
Mi permetto altresì di rilevare che il rischio che si corre con l'approvazione di questa Convenzione è la mancanza di tassatività non soltanto dei casi di irricevibilità, che pare possano andare de plano, ma soprattutto di quelli di inammissibilità; ciò è dovuto anche al fatto che il singolo componente dell'alta Corte di giustizia possa, con un provvedimento proprio e non collegiale, salvo il correttivo cui faceva riferimento l'onorevole Trantino, dichiarare l'inammissibilità in assenza di tassatività dei casi di inammissibilità. È questo il rischio e lo dico con grande preoccupazione, perché quotidianamente in sede di Corte di cassazione si pronunciano in pubblica udienza sentenze con dichiarazioni di manifesta infondatezza del ricorso per Cassazione. Non vorrei che, in mancanza di tassatività, attribuendo alla discrezionalità del componente dell'alta Corte di giustizia la possibilità di dichiarare l'inammissibilità del ricorso, le cose vadano a peggiorare e non a migliorare.
Era questa l'unica osservazione che mi sono permesso fare e che d'altronde sembra trasparire nella parte della relazione prima citata. Dichiaro quindi il voto favorevole con tale specificazione.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
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