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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.
PRESIDENTE. L'onorevole Pagliarini ha facoltà di
GIANCARLO PAGLIARINI. Signor Presidente, sono particolarmente lieto che a rispondere alla mia interpellanza sia proprio il sottosegretario Pescante, il cui nome è sinonimo di sport.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali, onorevole Pescante, ha facoltà di
MARIO PESCANTE, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, ringrazio il collega Pagliarini non solo per i riferimenti personali, ma anche per l'oggetto della sua interpellanza urgente che va al di là del fatto specifico della Società Calcio Como Spa e del presidente Preziosi, ed investe un problema avente carattere molto più generale. Lo stesso collega Pagliarini ha, infatti, fatto riferimento all'esistenza di altre situazioni analoghe.
non li ho trovati, nemmeno io, soddisfacenti, sebbene provengano dal CONI e dalla Federcalcio. Conseguentemente, proprio oggi ho convocato i funzionari del settore ed ho preso contatti con la Federcalcio, con il CONI e con il Ministero dell'economia e delle finanze.
del capitale della Calcio Como, ed il presidente del Genoa, è chiaro che ci sarà un intervento degli organi di giustizia federali a breve scadenza. Per ora, la documentazione non è ancora pervenuta e, secondo quanto riferitomi dalla Federazione, è attesa per le prossime ore.
PRESIDENTE. L'onorevole Pagliarini ha facoltà di
GIANCARLO PAGLIARINI. Signor sottosegretario, la ringrazio per la sua risposta esaustiva che mi rende davvero molto soddisfatto.
Dalle notizie apprese a mezzo stampa si evince che la società di calcio Como è stata dichiarata fallita (adesso partecipa al campionato di serie C1). A seguito di asta del tribunale fallimentare, la società di calcio Como è stata assegnata alla società Royal per un controvalore molto basso, circa 1, 4 milioni di euro.
In realtà vi è un problema: il signor Preziosi, presidente di un'altra società di calcio, il Genoa, ha dichiarato pubblicamente - si è appreso dalle agenzie e dai giornali - che la società Royal è a lui riconducibile.
Vi è anche un'altra questione, e cioè che, oltre ad essere attualmente il presidente di un'altra società di calcio, il signor Preziosi per molti anni è stato presidente dello stesso Como, ovviamente in una fase antecedente a quella del suo fallimento, dichiarato nel dicembre del 2004.
Notizie di stampa - da verificare - riportano diverse operazioni societarie (in epoca precedente al fallimento del Como calcio), tra la stessa società comasca ed il Genoa. Tale circostanza risulta alquanto strana - non so se risponda al vero - e chiedo chiarimenti al sottosegretario. Se ciò corrispondesse a realtà, non avrebbe molto senso, perché tali notizie dimostrerebbero che il valore patrimoniale della società Como calcio - poi fallita - sarebbe stato diminuito. Lo ripeto, il patrimonio della società di calcio Como risulta ora trasferito al Genoa, il cui attuale presidente è stato in precedenza presidente del Como. Tali circostanze - sia pure da appurare - colpiscono l'attenzione.
A ciò si aggiunga che le norme federali vietano la contemporanea proprietà di due società di calcio, anche se ciò (è di tutta evidenza) non si è ufficialmente verificato. Oltre alla circostanza appena evidenziata, con l'interrogazione odierna vorremmo conoscere anche la reale sostanza di tale operazione. Credo sia interesse di tutti.
Desideriamo, inoltre, conoscere quali azioni intenda intraprendere lo Stato per evitare il rischio di perdere 13 milioni di euro di tributi non pagati. Tale cifra si apprende dai giornali: sono dati pubblici. Probabilmente anche i creditori della società Como, dichiarata fallita, incontreranno dei problemi.
Oltre a tale precisa richiesta di chiarimenti, vi è una questione di carattere più generale, alla quale, se lo vorrà, potrà rispondere il sottosegretario Pescante. Se si continuerà così, a rischio non saranno solo i creditori e i finanziatori della società Como dichiarata fallita, ma anche moltissime altre società di calcio: tutti conosciamo, infatti, a quali meccanismi queste facciano ricorso.
Per semplicità, citiamo il caso di una società che registri perdite per un valore pari a 100: per fronteggiare tale perdita, la società in oggetto ricorrerà ad un giocatore di valore pari a 1 e lo rivenderà con un valore pari a 110, realizzando una grande plusvalenza. Sorge una domanda: chi è disposto ad acquistare un tale giocatore a quel prezzo? Glielo compra un'altra società che non gli dà in cambio soldi, ma un altro giocatore, ad esempio, un'ala sinistra, che ha in carico in bilancio per due lire e che in questo caso viene valutato 110 lire. In questo modo si realizzano in bilancio plusvalenze, evitando così di sostenere perdite. Ma questa situazione durerà fintanto che il sistema non esploderà.
Ricordo, inoltre, che proprio in questa sede è stata approvata una legge sulla quale stanno ridendo anche sulla galassia. Dico questo perché, da un lato, nei bilanci delle società di calcio italiane si iscrivono, tra le attività, solo «cose belle» (soldi in banca, terreni, crediti e fabbricati), dall'altro, la Repubblica italiana consente a tali società di inserire tra le attività anche le perdite. Tutto ciò, però, mette a rischio, in prospettiva, creditori e finanziatori di società di calcio perché è evidente che una roba del genere non può mica durare tanto!
Detto questo, ascolterò con molto interesse la risposta del sottosegretario Pescante, nei confronti del quale nutro, qualsiasi cosa lo stesso dirà su questa vicenda, grandissima stima.
Debbo anche dire che la mia risposta doveva essere un po' più pertinente al tema trattato, ma, e lo dico con molta franchezza, sono stato avvisato soltanto ieri dell'interpellanza urgente, e gli elementi che ho raccolto a questo riguardo
Le fornirò pertanto una risposta a braccio e non le consegnerò la memoria preparatami dagli uffici, proprio perché, come detto, non la trovo esauriente; resterà comunque, il resoconto stenografico del mio intervento.
Gli elementi della mia risposta risulteranno in parte soddisfacenti, quali quelli che riguardano le azioni intraprese dal Ministero dell'economia e delle finanze per tutelare le ragioni dell'erario, e in parte meno soddisfacenti, proprio perché siamo ancora in una fase fluida e le date della vicenda in questione sono molto vicine alla data della risposta dell'interpellanza presentata. A questo proposito, è sufficiente ricordare che il 23 giugno la società Royal, cui si fa riferimento nella interpellanza urgente, ha variato la sua denominazione in quella di Calcio Como Srl, e, alla richiesta rivoltagli dalla Federcalcio diretta ad ottenere chiarimenti, questi ultimi, ad oggi, non sono ancora arrivati.
Procediamo comunque con ordine. Quello che lei, onorevole Pagliarini, ha detto, illustrando la sua interpellanza, sono considerazioni che oserei definire quasi notarili, nel senso che il 25 giugno 2005 sono stati chiesti degli elementi in ordine al fallimento della Società Calcio Como Spa e, da parte della Federcalcio, ci sono pervenute le seguenti annotazioni: vi è stata un'autorizzazione all'esercizio provvisorio di impresa, disposta dal tribunale di Como, che ha consentito alla società medesima di completare il campionato di calcio di serie C1, mentre la procedura fallimentare ha proseguito il proprio corso portando alla stima del patrimonio della società (il patrimonio della società in questione è composto dal parco calciatori, nonché da alcuni beni immobili). Quanto appena detto fa riferimento alla cifra complessiva del patrimonio della società suddetta; cifra che l'onorevole Pagliarini riteneva fosse esigua in termini di controvalore per il passaggio di proprietà, alla società Royal, della Società Calcio Como Spa a seguito del fallimento di quest'ultima. Ricordo, inoltre, che l'asta fallimentare ha visto un solo offerente: la società Royal Srl con sede in Como, in via Ricchi, 2.
Mi permetto di precisare meglio quello che ha affermato l'onorevole Pagliarini in merito alle notizie apparse sugli organi di stampa in base alle quali si sarebbe dedotto che il proprietario della società Royal sia il signor Preziosi.
In realtà, la società Royal risulta ufficialmente costituita per tali operazioni, come si evince da atto rogato dal notaio Marsala di Sesto San Giovanni, l'11 maggio 2005; inoltre, alla data di costituzione, l'unico socio era «Enrico Preziosi Srl», con sede in Milano (quindi, più che anticipazioni della stampa, ci sono atti formali). Questo dato è accertato.
Alla luce di ciò, la Federcalcio ha chiesto elementi, che però tardano a pervenire in quanto la società aggiudicataria, «Royal Srl», ha variato la denominazione sociale in quella di Calcio Como Srl con assemblea totalitaria (e ci voleva poco!) tenuta in data 23 giugno 2005 (pochissimi giorni fa) presso lo stesso notaio Marsala. Successivamente, sono pervenute alla Federcalcio, via fax, comunicazioni di cessione del capitale sociale in favore della «1907 Como Srl».
Come lei fa giustamente rilevare, onorevole Pagliarini, una norma dello statuto federale (se non erro, si tratta dell'articolo 6, comma 6) precisa con chiarezza: «Non sono ammesse partecipazioni o gestioni che determinino controlli diretti o indiretti in società della sfera professionistica da parte del medesimo soggetto. Tale divieto vige anche per le società partecipanti al campionato organizzato dal Comitato Interregionale». Pertanto, ove dai documenti che stanno per pervenire alla Federcalcio (tra domani e dopodomani) si dovesse accertare che esiste identità tra la persona del Preziosi, proprietario della società «Royal Srl» e, quindi, praticamente, detentore
Notizie più tranquillizzanti ed esaurienti posso dare per quanto riguarda le azioni del Ministero dell'economia e delle finanze, poiché il Dipartimento per le politiche fiscali ci ha trasmesso una nota, pervenuta recentemente, del cui contenuto mi accingo a dare lettura: «Per i profili di competenza della scrivente Direzione, si manifesta quanto segue. L'interrogazione di cui trattasi concerne le misure che questa Agenzia intende adottare per tutelare le ragioni creditorie dell'erario nell'ambito della procedura concorsuale che ha interessato la società in oggetto. Al riguardo, si precisa che il «credito erariale iscritto a ruolo» - le dico subito, onorevole Pagliarini, che c'è corrispondenza tra i dati in suo possesso e quelli forniti dal ministero - «nei confronti della società Como calcio Spa ammonta a euro 8.714.457 e che RILENO Spa, concessionaria del servizio di riscossione per la provincia di Como, ha ottenuto l'ammissione al passivo fallimentare per euro 6.615.099 con i privilegi che per legge assistono il credito tributario, mentre la restante somma di euro 2.099.000 è stata ammessa in via chirografaria. Si precisa, altresì, che il summenzionato concessionario, a garanzia del credito erariale come sopra specificato, ha provveduto, in data 26 aprile 2004, ad iscrizione ipotecaria ai sensi dell'articolo 77 del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973 sugli immobili di proprietà della società presso la Conservatoria dei registri immobiliari di Como. Inoltre, in data 20 maggio 2004, il menzionato concessionario ha iscritto presso la Conservatoria dei registri immobiliari di Como, sui medesimi beni della società, una seconda ipoteca per un totale di euro 893.049».
Per quanto riguarda la sua preoccupazione per le azioni intraprese dal Ministero dell'economia e delle finanze per tutelare le ragioni dell'erario, in una procedura concorsuale dall'esito discutibile, mi sembra una risposta assai pertinente.
Credo che, nei prossimi giorni, non appena arriverà la documentazione richiesta dalla Federcalcio, vi saranno sicuramente le istruttorie della Federcalcio ed una risposta adeguata a quella che si palesa chiaramente con una violazione dell'articolo 6, comma 6 dello statuto della Federcalcio.
Per quanto riguarda le tasse, sono d'accordo. È stato fatto tutto ciò che si doveva fare con riferimento a questa società. Ma se fosse vero che il Como calcio ha venduto al Genoa calcio alcuni giocatori e (sembra sia vero) che tali operazioni non sono state condotte con il cosiddetto meccanismo del «come se fosse un terzo», vi sarebbe il pericolo che un giocatore, che nel Como valeva 100 e che quindi poteva essere venduto a tale cifra, sia ceduto al Genoa calcio per meno.
Se da atti notarili risulta che la società che ha acquistato il Como calcio appartiene al presidente del Genova, credo che occorrerà esaminare una per una le operazioni tra le società del Como e del Genoa, perché magari non sono state condotte in base ai valori di mercato.
Inoltre, il fatto che l'ex presidente del Como calcio sia l'unico azionista della società che ha acquistato il Como calcio e, contemporaneamente, presidente di un'altra società (al riguardo vorrei sottolineare che non conosco il signor Preziosi; quindi, non ho nulla contro di lui), al di là dello schermo societario, dimostra che questo signore è contemporaneamente padrone di due società: del Genoa in via ufficiale e del Como in via non ufficiale, con la barriera di una società (lo dico forse perché la mia tesi di laurea riguardava il modo in cui far crollare gli schermi societari!).
Lo sport deve essere scuola di vita e di comportamento e queste vicende non fanno assolutamente bene. Quindi, la raccomandazione che mi sento di fare è di andare a fondo e magari di farne un caso. Non ho nulla -lo ripeto - contro questo signore, tuttavia, se fosse vero tutto ciò, bisognerebbe dare alcune «lezioni», per far sapere che non è giusto che accadono cose poco trasparenti nel calcio.
Poiché lei, signor sottosegretario, è membro del Governo, vorrei raccomandarle il famoso principio contabile NAP (nutella's accounting principle, la legge che consentirà alle società di calcio di «spalmare» i propri debiti in dieci anni). Queste cose non devono accadere.
Poche ore fa abbiamo sospeso la discussione del provvedimento sullo sviluppo economico e sociale al quale era stata presentata, da parte del Governo, una proposta emendativa che, per fortuna, siamo riusciti a bloccare; essa prevedeva che le perdite che risultano tra le attività e che in passato hanno generato plusvalenze che sono andate al conto economico - ma che bravi: hanno guadagnato! - andavano tolte dalle attività, senza passare dal conto economico (perché sarebbero delle perdite), ma togliendole direttamente dal patrimonio. Già tutta l'Asia ci ride dietro a causa del nutella's accounting principle! Questo sarebbe stato il nutella's accounting principle-bis!
Quindi, se non possiamo accettare che nello sport ci siano principi di comportamento meno che trasparenti, non è bello che il cattivo esempio venga dal Governo. Infatti, consentendo l'approvazione in quest'aula di quel provvedimento e proponendo quest'altra norma, che abbiamo bloccato (magari ce la ritroviamo in un'altra circostanza), il Governo non da il buon esempio. Da, invece, un pessimo esempio.
Mi affido alla sua sensibilità, per evitare che noi, membri del Parlamento, ci troviamo in futuro di fronte a simili disposizioni di iniziativa governativa. È veramente un peccato. Lo sport deve essere bello, trasparente e pulito.


