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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Antonio Leone...
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Chi è che dà la risposta a nome del Governo?
ELETTRA DEIANA. Chi ci risponde?
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non so se la risposta del ministro Giovanardi sia stata esauriente...
SILVANA PISA. Ma non ci ha detto niente!
PRESIDENTE ...ma, comunque, è la risposta del Governo. Il Governo ha indirizzato alla Presidenza della Camera la comunicazione che il ministro Giovanardi avrebbe risposto a nome del Governo.
Prendo atto che l'onorevole Antonio Leone non è presente in aula.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Minniti. Ne ha facoltà.
MARCO MINNITI. Signor Presidente, colleghi della Camera, sinceramente è significativo che il collega del principale partito della maggioranza non sia presente in aula per discutere su una questione che considero molto grave ed estremamente delicata.
Confesso anche, signor ministro, che in questi giorni non sapevo, da italiano, se augurarmi o meno che il Governo fosse informato di quanto è accaduto. Alla fine, signor ministro, mi sono convinto che entrambe le ipotesi sono, per diverse ragioni, altrettanto drammaticamente inquietanti. Lei oggi è venuto in questa sede, ma non ha alcun rapporto con questa vicenda; non c'è il Presidente del Consiglio, che ha la titolarità dell'intelligence italiana, non c'è il sottosegretario delegato, non c'è il ministro dell'interno, da cui dipende funzionalmente il SISDE, non c'è il ministro della difesa, da cui dipende funzionalmente il SISMI. C'è lei!
GERARDO BIANCO. Non c'è nessuno!
MARCO MINNITI. Ho la sensazione che lei sia ormai il ministro cui si chiede di mettere la faccia di fronte alle vicende e alle situazioni assolutamente indifendibili ed impresentabili.
Le chiedo, e lo chiedo anche a lei, Presidente, cosa altro doveva succedere per far scattare nel nostro paese un allarme rosso sulla sovranità nazionale! Un cittadino sottoposto a indagini giudiziarie viene prelevato in Italia da cittadini stranieri, presumibilmente membri di un'intelligence di un paese alleato, e viene trasportato in una base NATO...
ELETTRA DEIANA. Basi americane!
MARCO MINNITI. Dalla base NATO viene trasportato in Egitto e lì sottoposto a tortura!
Siamo di fronte ad almeno dieci reati e a qualche violazione della Costituzione italiana, e lei, dopo settimane di imbarazzato ed inquietante silenzio, viene a dirci candidamente: «Non sapevamo nulla!»
Lei comprende che è difficile pensare, signor ministro, che a Milano si muovano tra venti e quaranta cittadini stranieri, probabilmente membri dell'intelligence
statunitense, che seguono un esponente della comunità religiosa islamica sottoposto ad indagine, e quindi controllato, che tutto ciò avvenga nella moschea di Milano, uno dei posti più controllati d'Italia, senza che nessuno se ne accorga. È possibile che l'intera vicenda sia sfuggita a tutti? Abbiamo decine di intercettazioni telefoniche, hanno frequentato i migliori alberghi di Milano: nessuno si è accorto di nulla! Se così fosse, caro ministro, ci sarebbe da essere molto preoccupati!
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Anche per le Torri gemelle è andata così!
MARCO MINNITI. Penso che vi sia sufficiente materiale, affinché il Comitato di controllo sui servizi possa avviare un'indagine molto seria, poiché questo è il segno che il nostro è un paese profondamente insicuro; di fatto è un paese con le porte girevoli: si può entrare e uscire senza che nessuno se ne accorga (Commenti di deputati del gruppo di Forza Italia)!
Dietro queste vicende, tuttavia, signor ministro, vi è una questione che non voglio sottovalutare, una questione di princìpio. Questo tipo di iniziative e di operazioni vengono chiamate «spedizioni straordinarie». Vede, non vi è dubbio che dietro tutto ciò si sveli un'idea della lotta al terrorismo, che non esito qui in Parlamento a definire inaccettabile, ma - posso anche aggiungere - profondamente inefficace; una lotta al terrorismo - sia chiaro - che è un impegno irrinunciabile.
Contro il terrorismo occorre essere forti e intransigenti; tuttavia, c'è un punto sul quale vorrei sentire anche formalmente il Governo. Il fine non giustifica i mezzi: la lotta al terrorismo non può giustificare né Guantanamo né Abu Grahib né le spedizioni straordinarie; una lotta al terrorismo che violi i diritti umani e il diritto internazionale non funziona: la guerra sporca spesso si avvolge su se stessa e finisce per diventare inefficace.
Oggi - ed ho concluso - il Governo non può far finta di nulla. Il giudice Salvini scrive nell'ordinanza parole che suonano come un atto di richiamo verso il Governo; quella spedizione straordinaria è stato un atto infausto ed inquietante ai fini della più complessiva lotta al terrorismo.
Oggi noi chiediamo al Governo di esprimere un giudizio su quanto è avvenuto: un Governo serio e responsabile non può far finta che non sia successo nulla! Un Governo serio e responsabile deve reagire con fermezza!
È importante, signor ministro, che il Presidente del Consiglio abbia convocato finalmente l'ambasciatore degli Stati Uniti: io dico «finalmente». E questo è stato possibile solo dopo la nostra iniziativa, ma ciò non basta! Si espliciti formalmente una protesta, signor ministro, si chieda piena collaborazione all'amministrazione americana per quanto riguarda il processo in corso, a partire dalla messa a disposizione degli imputati per il processo. Questo è un punto chiave dal quale non si può prescindere! Fare a meno di questo, signor ministro, significherebbe una implicita ammissione di corresponsabilità; in ogni caso sarebbe il segno di scarsa autonomia, sarebbe il segno di una incapacità a difendere la sovranità del nostro paese. Amici degli Stati Uniti: certo...!
PRESIDENTE. Onorevole Minniti, concluda!
MARCO MINNITI. Io aggiungo ed ho concluso: «Certissimo, ma amici sempre a testa alta». In questo caso non abbiamo la testa alta (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Verdi-l'Unione)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gasparri. Ne ha facoltà.
MAURIZIO GASPARRI. Onorevoli colleghi, signor Presidente, ritengo che le comunicazioni testé rese dal ministro Giovanardi siano importanti, trattandosi di affermazioni che il ministro stesso ha voluto definire inequivocabili e che offrono taluni primi elementi di conoscenza.
Il rappresentante del Governo ha dichiarato con chiarezza, in una sede istituzionale autorevole ed elevatissima quale l'Assemblea di Montecitorio - ma le stesse affermazioni sono state fatte qualche ora fa a palazzo Madama - che Governo ed istituzioni (presumibilmente, quindi, anche i Servizi e le strutture territoriali delle Forze dell'ordine) nulla conoscevano di questa vicenda.
Si possono esprimere valutazioni sul fatto che vicende del genere - di cui ancora si deve acquisire una consapevolezza piena - possano accadere senza che se ne sia a conoscenza; però, oggi, le comunicazioni del Governo sono state chiare e nette.
Peraltro, non sottovaluto in alcun modo l'annunciata decisione di una convocazione, da parte del Presidente del Consiglio dei ministri, dell'ambasciatore degli Stati Uniti nella giornata di domani; un atto che ha una sua rilevanza formale. Anche ai fini dell'affermazione della dignità del paese e nella prospettiva dell'opportunità di affrontare a testa alta vicende complesse come questa, tale atteggiamento non può e non deve essere sottovalutato; il nostro gruppo certamente non lo sottovaluta e lo reputa adeguato alla necessità di portare ai massimi livelli il confronto su una vicenda così complessa, delicata e meritevole di approfondimenti a livello governativo e parlamentare. Ciò, a prescindere dalle iniziative che la magistratura per sua autonoma e doverosa iniziativa ha assunto.
Ritengo pertanto necessario - ma non lo sottolineo in maniera enfatica, come dianzi faceva il collega Minniti - che il Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato approfondisca la questione.
È stato annunciato un colloquio ai massimi livelli tra Presidente del Consiglio ed ambasciatore; ne scaturiranno verifiche, notizie ed approfondimenti. Lo stesso presidente del Comitato parlamentare, nell'esercizio delle sue funzioni, si è rivolto alla magistratura per acquisire - con le modalità riservate e responsabili proprie di questo particolare organo parlamentare - documentazioni e atti.
Quindi, ritengo che, preso atto delle affermazioni del Governo, la vicenda debba sicuramente ricevere gli approfondimenti necessari, anche a livello parlamentare, con l'acquisizione di diverse notizie, pur con le modalità che la delicatezza della vicenda - che non sfugge a nessuno - richiede. Gli approfondimenti devono riguardare i Servizi, che pure, in questo caso, non sono chiamati in causa se non per accertare cosa sapessero; ma il ministro Giovanardi ha già dichiarato che non erano in possesso di notizie al riguardo; devono riguardare altresì il rapporto di alleanza e di condivisione nella lotta al terrorismo. Certamente, approfondire tali profili mi sembra un atto dovuto, necessario, responsabile, da non drammatizzare, ma che ritengo il minimo che il Parlamento possa fare.
La considerazione che vorrei fare al riguardo è che la lotta al terrorismo è un problema che abbiamo in tutto il mondo, anche in Italia, negli Stati Uniti, ovunque. Il mondo dopo l'11 settembre 2001 e dopo tante altre vicende è cambiato in peggio. A me, come probabilmente a tanti altri colleghi, capita, ogni mattina, accendendo il telefonino e ricevendo le notizie dell'agenzia ANSA, di notare che le prime notizie concernono quasi sempre autobombe esplose a Baghdad o altrove con lutti e morti.
Vi è un fenomeno terroristico che non è presente solo in quelle terre martoriate ma che si è esteso in tanti luoghi, dagli Stati Uniti alla Spagna ad altri posti e che minaccia anche l'Italia; quante operazioni delle Forze dell'ordine e quante iniziative della magistratura hanno stroncato potenziali focolai di terrorismo, scoprendo complicità e basi. Tali basi sono spesso operanti in luoghi di culto che dobbiamo rispettare, essendo destinati all'espletamento di quella libertà di confessione religiosa che l'Italia ritiene un diritto di ciascuna persona. Ma questi luoghi spesso diventano anche posti dove non soltanto si prega ma avvengono anche incontri e si
definiscono strategie nell'ambito di vicende analoghe a quella di cui oggi ci stiamo occupando.
Quindi, la lotta al terrorismo è una necessità; al riguardo, vi è differenza tra gli Stati canaglia - come sono stati definiti - e gli Stati democratici (come l'Italia o gli Stati Uniti). Nei primi, spesso le istituzioni (non faccio riferimenti specifici ma mi riferisco in generale a tali situazioni) spesso il confine tra il terrorismo e la cosiddetta istituzione locale è molto labile. Nei secondi invece la lotta ai fenomeni più abietti e criminali, pur con la determinazione necessaria, va condotta, da parte dei servizi di sicurezza, delle Forze dell'ordine e della magistratura (quando è investita di tali casi), all'insegna dei principi della legalità, del rispetto della democrazia e della sovranità dei popoli.
Quindi, è chiaro che a nessuno sfugge l'emergenza in cui il mondo contemporaneo è immerso, di fronte ad un terrorismo che ha colpito città, metropolitane e ferrovie, vale a dire bersagli assolutamente estranei a qualsiasi contrapposizione. Sono state colpite, infatti, popolazioni civili: si è trattato non di bersagli sensibili, ma di bersagli qualunque!
Credo, dunque, che, nell'analizzare tali fenomeni, dobbiamo considerare la priorità della lotta al terrorismo ed il dovere della massima fermezza, all'interno della comunità internazionale, dell'Italia, la quale, tra l'altro, per esportare diritti e garantire democrazia ha pagato un duro prezzo, se ricordiamo gli eventi recenti. Mi riferisco alle missioni militari di pace, che hanno spesso comportato dei sacrifici; mi riferisco, altresì, alla vicenda, di cui abbiamo discusso anche in Parlamento, del sacrificio di Nicola Calipari, impegnato in un territorio per liberare ostaggi sequestrati.
Ecco, non bisogna dimenticare mai che il terrorismo minaccia la vita di tutti i cittadini del mondo: i giornalisti, i militari e la gente inerme che può prendere una metropolitana a Madrid, o trovarsi in un ascensore a New York, oppure stare in qualsiasi parte del mondo; vorrei altresì rilevare come in Italia vi siano fenomeni da non sottovalutare e da stroncare. Dobbiamo fare tutto ciò, però - ed è questo l'abietto vantaggio del terrorismo e degli «Stati canaglia» -, rispettando regole e doveri della democrazia, che, ovviamente, chi ordisce le attività terroristiche calpesta; anzi, l'obiettivo è proprio quello di annullare tali valori e regole laddove sono rispettati.
PRESIDENTE. Onorevole Gasparri, concluda!
MAURIZIO GASPARRI. Prendo atto, dunque - e concludo, signor Presidente -, sia delle dichiarazioni del Governo, che considero affermazioni chiare per ciò che è stato detto, sia dell'avvio di una attività di approfondimento da parte, in primo luogo, degli organi parlamentari preposti (poi, ovviamente, tale attività si svolgerà in tutti i luoghi nei quali il Parlamento riterrà opportuno), anche alla luce degli importanti colloqui che il Governo ha annunciato.
Occorre non sottovalutare il pericolo del terrorismo, senza tuttavia dimenticare che, questa volta, i paesi democratici conducono la loro lotta con regole trasparenti (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sinisi. Ne ha facoltà.
GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, non commento l'informativa resa dal ministro Giovanardi, perché - come ha detto l'onorevole Castagnetti - non c'è davvero nulla da commentare.
Voglio rilevare, tuttavia, che non c'è modo di uscire bene dalla vicenda del sequestro dell'egiziano Abu Omar, gravemente indiziato di terrorismo internazionale, consumato nel centro di Milano, in pieno giorno, il 17 febbraio 2003. Non c'è possibilità di accettare qualsiasi spiegazione delle autorità statunitensi, dei nostri servizi di sicurezza, dei rispettivi Governi ed anche della magistratura milanese, che
ha indagato senza trarne conclusioni che non offendano la dignità del nostro paese.
Se il Governo era stato informato, ci domandiamo come abbia potuto consentire una così clamorosa violazione dei diritti umani e di ogni altra regola giuridica internazionale ed interna. Come ha potuto il sottosegretario Ventucci rispondere al senatore Falomi, nel gennaio 2005, accusandolo di aver evocato distruttivi maestri del sospetto e della decostruzione?
Intanto, si sarebbe comunque consentito di esportare pratiche seviziatrici di prigionieri in paesi meno inclini al rispetto dei diritti umani, come l'Egitto. Si tratta, in buona sostanza, di una tendenza che ha fatto scuola anche in materia di immigrazione, con l'apertura dei centri di permanenza temporanea in Libia, uno Stato che non ha sottoscritto né la Convenzione sui diritti umani, né quella sul diritto d'asilo. Se il Governo, viceversa, non venne neppure informato, come ha affermato il ministro Giovanardi, allora bisogna chiedersi quale sia lo stato delle relazioni tra l'Italia e gli Stati Uniti e come si intenda reagire alla violazione della nostra sovranità nazionale offesa.
Questo Governo ha tenuto, fino ad ora, un imbarazzante e omertoso silenzio, salvo dire, con scarso senso del ridicolo, che si è immediatamente attivato con rigorosa determinazione. Anche la procura di Milano dovrebbe spiegare come mai il sostituto che si occupava dell'indagine abbia liquidato la questione in un libro, e non in un provvedimento giudiziario, come una bizzarra dietrologia, e come mai abbia lasciato tale inchiesta, nel 2004, per approdare alle Nazioni Unite.
Come è stato possibile che tutto ciò accadesse nei confronti di un soggetto, come Abu Omar, sospettato di terrorismo internazionale, appartenente alla moschea di viale Jenner ed ora destinatario di un provvedimento di cattura? Che egli sia stato sequestrato, nel centro di Milano, da dieci o venti persone, probabilmente appartenenti alla CIA, è un fatto assolutamente inspiegabile, e se lo si spiega, è veramente inimmaginabile.
Sarebbe stato assai utile sapere cosa hanno detto al pubblico ministero i responsabili dei nostri servizi di sicurezza. Avremmo voluto sapere anche cosa farà il Governo italiano per far emergere le responsabilità e garantire la cattura dei responsabili.
Il Governo sappia che il nostro sistema giudiziario è ammirato nel mondo, perché ha saputo combattere terrorismo e mafia secondo le regole dello Stato e non secondo quelle dei terroristi e dei mafiosi. Sarebbe sin troppo semplice ribadire che la lotta all'illegalità lo Stato di diritto la fa perseguendo, con determinazione, la forza della legge e non la legge della forza. Poiché, tuttavia, siamo stati invitati ad essere «uomini di mondo» da un quotidiano, per di più vicino al Presidente del Consiglio, indifferenti allo scoop, perché «nel mondo reale, contro il terrorismo si fa così», vorrei precisare alcuni aspetti. Supponiamo che il Governo italiano sia stato informato poco prima dell'azione che si stava compiendo, in un momento in cui non era più possibile intervenire per interrompere l'azione di «prelevamento forzoso» e «consegna straordinaria», la rozzezza dell'esecuzione di un'operazione coperta da operetta, con furgoni noleggiati, telefoni cellulari in dotazione all'ambasciata, soggiorni in alberghi di lusso di Milano e di Venezia, avrebbe imposto l'applicazione della prima regola che vige in quel mondo e tra «uomini di mondo»: queste operazioni, in un paese civile non si fanno, ma se si fanno, si sbaglia e ci si fa scoprire, chi ha sbagliato sa di dover pagare. È un prezzo che fa parte del «contratto».
Va solo aggiunto che chi copre e tollera tali negligenze è complice e colpevole anch'egli. Ciò vale per i nostri servizi segreti, per le autorità politiche e per tutti coloro che hanno potuto eventualmente svolgere un ruolo in questa orrenda vicenda. È il solo modo per restituire dignità allo Stato ed ai nostri organismi di sicurezza.
Mi auguro, quindi, che si traggano le dovute conseguenze politiche e giudiziarie da una storia che non è destinata a chiudersi, ma ad aprire nuovi interrogativi
sulle procedure di collaborazione tra Italia e Stati Uniti nella lotta al terrorismo, dopo tale sequestro, risalente al 17 febbraio del 2003 ed, in particolare, sulle conseguenze che tali procedure hanno potuto provocare.
Signor ministro, onorevoli colleghi, questa informativa non è stata in grado - né poteva esserlo - di dare risposte ai menzionati interrogativi. Servono altri strumenti, quale la sede del Comitato parlamentare, così come serve un nuovo Governo, che metta fine a questa stagione e riapra le porte ad una collaborazione proficua, negli Stati Uniti ed in Europa, per vincere insieme la minaccia terroristica, secondo regole condivise e con un diverso senso di responsabilità (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e di Rifondazione comunista - Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Antonio Leone. Ne ha facoltà.
ANTONIO LEONE. Signor Presidente, ringrazio il Governo e, in particolare, il ministro Giovanardi per l'informativa resa. Va anzitutto detto che, al fine di evitare una sorta di «passarella», con una serie di arringhe quasi da tribunale - e non da aula parlamentare -, bisogna inquadrare l'episodio per cui il Governo è stato chiamato a rendere l'odierna informativa.
La vicenda del sequestro dell'ex imam della moschea di viale Jenner, Abu Omar è avvenuta il 13 febbraio 2003, con la successiva inchiesta della procura di Milano che ha messo sotto accusa alcuni agenti dei servizi segreti statunitensi nell'ambito della lotta al terrorismo di matrice islamica che le democrazie occidentali devono portare avanti per difendere la sicurezza dei propri cittadini. Questa situazione di guerra strisciante non se la sono certo andata a cercare le democrazie occidentali, che sono tutte sostanzialmente sotto attacco. Dopo la strage dell'11 settembre 2001, si è verificata tutta una serie di attentati, tra cui spicca quello gravissimo di Madrid. Sarebbe pertanto sbagliato - oltre che imprudente - per i paesi occidentali non adottare contromisure adeguate alla gravità della minaccia che incombe sui loro cittadini.
I paesi di democrazia liberale sono, per loro natura, più vulnerabili nei confronti di possibili azioni terroristiche - specie se suicide -, in quanto nei nostri paesi sono presenti garanzie di libertà individuale di movimento che fanno parte del DNA del nostro sistema democratico e che, tuttavia, rendono più facile l'azione dei terroristi e specularmente più difficile l'azione di contrasto nei loro confronti.
Occorre, a tal proposito ricordare, ancora una volta, a coloro che fanno finta di dimenticarlo, che gli Stati Uniti, l'Italia e gli altri paesi occidentali - ed anche la Russia, anch'essa vittima di feroci attentati terroristici - sono sullo stesso lato della barricata nella lotta contro un terrorismo fanatico, che agisce in totale spregio della vita umana e che, negli ultimi anni, ha assassinato migliaia di civili innocenti. Pertanto, le accuse e l'indignazione della sinistra nei confronti di questo, che resta tuttora un episodio dai contorni oscuri e sul quale dobbiamo ancora attendere i risultati delle inchieste giudiziarie in corso, appaiono pretestuose, strumentali e, ritengo, del tutto sbagliate.
Esse sono il risultato non di una valutazione obiettiva dei fatti, bensì di un riflesso antigovernativo e antiamericano che la sinistra non riesce a superare, neanche a distanza di 15 anni dal crollo del muro di Berlino, e che in passato ha spinto le forze d'ispirazione filocomunista a prendere posizioni indecorose, quali (tanto per citarne una) la gazzarra inscenata contro l'installazione degli euromissili in Italia che rappresentavano una difesa contro precise minacce egemoniche della Russia sovietica, che aveva portato taluni intellettuali della sinistra europea a denunciare il tragico slogan «meglio rossi che morti».
Inoltre, i distinguo e le critiche della sinistra la dicono lunga sul senso della responsabilità e il senso dello Stato di quella parte politica che, l'anno prossimo, si candida al Governo di questo paese. Come può pensare, il centrosinistra, di
garantire la sicurezza del paese e dei cittadini, prescindendo da una solida alleanza con le democrazie occidentali, Stati Uniti compresi?
La tutela della sicurezza dei cittadini nei confronti delle minacce terroristiche è, a nostro giudizio, un tema troppo delicato ed importante per farne oggetto di polemica o, peggio, di propaganda politica.
Credo che nessuna persona responsabile, in questa situazione, possa ragionevolmente mettere in discussione la nostra salda alleanza con le democrazie occidentali e con gli Stati Uniti che - è bene non dimenticarlo mai - per cinquant'anni hanno garantito la nostra sicurezza nei confronti delle minacce dell'imperialismo comunista sovietico.
Chiarito doverosamente tutto ciò e sgombrato il campo dai fantocci polemici, è evidente che siamo di fronte ad un episodio dai contorni oscuri (Commenti del deputato Deiana), in quanto un'azione clandestina nel nostro territorio nazionale - se sarà confermata dalle inchieste giudiziarie - rappresenta un fatto molto sgradevole, soprattutto se il sequestrato è stato portato in un paese terzo per poter essere interrogato in modo particolarmente stringente.
FRANCESCO GIORDANO. Ma che «stringente»! È stato torturato!
ANTONIO LEONE. Usa i termini che vuoi, quando vuoi e come vuoi!
È chiaro che, fra paesi amici ed alleati, queste cose non devono accadere e, comunque, fanno trasparire una inclinazione troppo «muscolare» di alcuni civili e militari statunitensi, come dimostra, purtroppo, il recente episodio che ha portato alla morte del povero Calipari.
Ma fra forze occidentali amiche le incomprensioni e gli equivoci si chiariscono e non devono, in ogni caso, costituire un elemento per allentare la cooperazione di fronte ad una comune e grave minaccia quale il terrorismo di matrice islamica.
Va anche ricordato che le attività di Abu Omar a viale Jenner presentavano aspetti inquietanti e poco chiari (Commenti del deputato Mantovani) e, probabilmente, tali da mettere in pericolo la nostra sicurezza. Pertanto, l'impegno della sinistra a difesa di questo personaggio appare, francamente, fuori luogo, per usare un termine anche blando in questa occasione.
Un antico aforisma ricorda che, quando si indica la luna, lo sciocco vede il dito ed il saggio vede la luna. Noi di Forza Italia vogliamo guardare al problema generale della lotta e della difesa dal terrorismo suicida (Commenti dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista) e non farci distrarre da episodi, sia pur sgradevoli, ma comunque di secondaria importanza rispetto alle esigenze primarie della tutela della sicurezza dei cittadini nei confronti delle minacce del fanatismo islamico.
Dire che l'Italia è un paese «colabrodo», dove chiunque può entrare e uscire come vuole, evidentemente, riporta a memoria ciò è accaduto quando alcuni hanno portato in questa nostra Italia pericolosi e pericolosissimi terroristi ed hanno trovato il plauso di molte forze della sinistra (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
GIOVANNI RUSSO SPENA. Chi è il terrorista? Bush?
FRANCESCO GIORDANO. Stai parlando di Bush?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tucci. Ne ha facoltà.
MICHELE TUCCI. Signor Presidente, signor ministro, credo che sia ormai giunto il tempo - senza illudersi che la minaccia terroristica sia alle nostre spalle - di interrogarsi sulla logica dello stato di eccezione che ha condizionato dovunque in Italia, ma soprattutto a Milano, le indagini dell'antiterrorismo e di valutare, quindi, l'equilibrio di un lavoro che ha trasformato in fonti di prova ogni scheggia, voci, deduzioni, notule senza nomi dei servizi segreti, cabale diffuse in Internet, interrogatori senza alcuna garanzia di detenuti
in zone di guerra, elenchi di formazioni terroristiche redatti sulla base esclusiva di direttive politiche dell'amministrazione americana.
Per riprendere i fili di un più equilibrato rapporto tra protezione sociale e libertà delle persone, bisogna avere il coraggio di riflettere con spirito critico su quanto è accaduto in Italia dopo l'11 settembre e di ripensare all'impatto sul nostro ordinamento di un «sicuritarismo» cieco consigliato soltanto dal sospetto universale.
È questa una riflessione che deve arricchirsi soprattutto di fatti: come sono state condotte le indagini contro il terrorismo islamico? Come sono state condizionate dalle emergenze e dalla pubblica emotività? Come e dove sono state raccolte le prove?
E ancora: quanto larghe in questi anni sono divenute le maglie della legalità, che persino per la sinistra radicale oggi essa non è un valore, ma soltanto una situazione? Quanti hanno approfittato di questa situazione?
Di tale situazione, a quanto pare, ha approfittato senza dubbio l'intelligence americana. Almeno una dozzina di uomini della CIA il 17 febbraio 2003 hanno condotto un'operazione clandestina di antiterrorismo a Milano. In pieno giorno, in via Guerzoni, a poche centinaia di metri dall'istituto islamico di via Jenner, hanno sequestrato un egiziano di 42 anni, tale Abu Omar.
Stando a quanto trapelato dalla stampa, non solo italiana ...
GIOVANNI RUSSO SPENA. Dalla magistratura!
MICHELE TUCCI. ...quello stesso giorno lo hanno trasferito alla base militare americana di Aviano, dove è stato interrogato e picchiato per sette ore, prima di essere consegnato, la mattina del 18 febbraio, all'Egitto, dove ha conosciuto le torture delle carceri speciali - cito sempre le fonti giornalistiche - e dove ancora oggi è detenuto. Abu Omar ha perso parzialmente l'uso delle gambe e dell'udito.
La procura di Milano, signori parlamentari, conosce le foto e l'identità degli agenti americani che hanno condotto l'operazione e, forte di prove documentali indiscutibili (tracciati telefonici, piani di volo, note di albergo, noleggio di auto, registri aeroportuali), ha chiesto l'arresto di quegli uomini per sequestro di persona.
Uno di loro, addirittura, è pensionato e si trova ancora in Italia e non ha la minima intenzione di andarsene, a quanto pare, convinto di poter spiegare senza danni ciò che è accaduto, come se l'extraordinary rendition di Abu Omar (ossia, la consegna straordinaria, pratica che non si cura della sovranità degli Stati) non sia stata poi così clandestina; come se il lavoro dell'intelligence americana fosse stato in qualche modo obliquo, autorizzato non si sa da chi, a dispetto della dignità nazionale, oltre che delle regole di un codice.
È inaccettabile che gli agenti di un servizio segreto di un paese straniero, anche se amico, scorrazzino, all'insaputa delle autorità e dei servizi italiani, quasi liberamente nel nostro paese, sequestrando stranieri, anche se indiziati gravemente di terrorismo, usando violenza e tortura su di essi in una base aerea italiana, e infine trasferendoli illegalmente fuori dallo Stato e, per di più, partendo da una base militare nazionale concessa agli Stati Uniti per scopi del tutto diversi, per poi consegnarli ad uno Stato estero, con prosieguo di violenze e di torture.
Ha fatto bene, quindi, la Digos della Polizia di Stato di Milano ad investigare ed il pubblico ministero a procedere contro di loro, anche se credo, ritenendo di avere l'unanimità dei consensi dell'intero Parlamento, che sarebbe stato meglio se proprio gli uomini della Digos italiana avessero fatto arrestare l'imam Abu Omar.
È noto che gli americani avevano sempre considerato i Servizi segreti militari italiani, SIFAR e SIOS, in un rapporto di quasi subalternità e soffrivano particolarmente e non si fidavano dei più indipendenti Servizi del nostro Ministero dell'interno. Certe abitudini, quando si contraggono, non sono facili da dismettere.
È dunque opportuno rammentare al Governo americano nei modi più appropriati e significativi che l'Italia è uno Stato indipendente, a sovranità piena e non limitata, e che sono cessate definitivamente le drammatiche situazioni internazionali per cui poteva anche essere compreso e tollerato, in tempi di necessaria egemonia americana sull'Occidente e dell'Unione sovietica sui paesi dell'est e sulla maggior parte dei fronti interni dell'Occidente costituiti da partiti comunisti, che il nostro paese subisse una sorta di ragionata sudditanza in materia di politica estera e militare e di intelligence.
Per questo, oggi è doveroso non solo richiedere al Governo americano un indispensabile ed esaustivo chiarimento, come ha fatto il Presidente del Consiglio dei ministri convocando l'ambasciatore americano. Credo che occorra anche convincere gli Stati Uniti che, per una esigenza di verità, ma anche per una linearità e proficuità dei rapporti tra i due paesi, occorre agevolare il lavoro della magistratura italiana, impegnata anche a ripristinare il primato della sovranità dello Stato italiano, indebolita dall'azione degli agenti americani.
Questa ulteriore vicenda, signor ministro, impone ormai una puntuale e non più rinviabile rivisitazione della complessa regolamentazione che presiede al funzionamento delle basi militari americane in Italia, puntando a rafforzare il sistema delle garanzie e dei controlli sull'uso che di esse viene fatto, soprattutto in occasioni quali la delicata vicenda del rapimento dell'imam, anche da parte della Polizia militare italiana (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Guido Giuseppe Rossi. Ne ha facoltà.
GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, il dato incontrovertibile che si evince dall'informativa del Governo è che il Governo italiano non è stato assolutamente informato delle operazioni di cui stiamo discutendo e che nessun livello operativo o politico dello Stato italiano ha dato qualsiasi tipo di via libera a tale operazione. Vedremo, poi, a quali risultati porterà l'indagine della magistratura milanese. La Lega Nord giudica negativo - sia ben chiaro - il fatto che agenti di un servizio segreto di un paese straniero, benché amico e alleato, operino in maniera così plateale sul territorio nazionale effettuando un sequestro come descritto dai colleghi precedentemente intervenuti e dal ministro Giovanardi. Siamo assolutamente convinti che la convocazione immediata ed urgente da parte del Presidente del Consiglio dell'ambasciatore americano in Italia sia un gesto utile per fare luce e chiarezza sull'episodio.
Detto ciò, vorrei svolgere alcune considerazioni. Innanzitutto, il fondamentalismo islamico armato e terrorista ha posto le radici anche nel nostro paese ed utilizza - come noi da anni avevamo denunciato, spesso inascoltati e talvolta anche derisi - luoghi di culto e centri di ritrovo islamico per portare avanti l'opera di terrorismo e di eversione armata. La Lega l'aveva detto e bisogna reagire con tutti gli strumenti di cui lo Stato dispone, e si tratta di strumenti alla luce del sole.
In primo luogo, è necessario un controllo chiaro ed efficace delle frontiere del nostro paese per bloccare tutti i fenomeni di immigrazione clandestina e per controllare i flussi regolari. Non dimentichiamoci che il signor Abu Omar era in possesso dello status di rifugiato politico. Dunque, qualcuno aveva concesso a tale signore il permesso di entrare nel nostro paese non per motivi di studio, di lavoro, di famiglia o di culto, ma per motivi politici, per la persecuzione politica nel proprio paese. È chiaro che un paese civile e democratico come il nostro debba dare asilo politico a chi nel proprio paese è perseguitato per le proprie idee e per il proprio credo religioso. Tuttavia, non può dare asilo politico a chi pure nel proprio paese - anche se l'Egitto non corrisponde ai canoni della democrazia occidentale - portava avanti
progetti di terrorismo islamico, di cui l'Egitto stesso è stato vittima con una serie di attentati.
Dunque, è necessaria molta cautela nell'aprire la porta sul tema dell'asilo politico, porta che qualcuno vuole spalancare consentendo una nuova forma di ingresso di immigrati di cui spesso non siamo capaci, per la mancanza di informazioni, di valutare la pericolosità sociale.
Oltre al controllo delle frontiere è necessario attuare lo strumento dell'espulsione. Il ministro dell'interno ha facoltà - la legge Bossi-Fini glielo consente, così come faceva la precedente Turco-Napolitano - di espellere per via amministrativa personaggi che possono costituire un pericolo per l'ordine pubblico o la sicurezza nazionale. Attiviamo tali meccanismi prima di trovarci in queste spiacevoli e pericolose situazioni!
Alla sinistra vorrei dire che la politicizzazione dell'evento può essere interpretata in due modi. Se è una via per combattere meglio il terrorismo islamico armato, ben venga. Se, invece, è solamente una via per fare propaganda a buon mercato contro il Governo nazionale e contro gli americani, questo è il tempo ed il luogo sbagliato, che noi rimandiamo al mittente. Sfidiamo gli amici dell'opposizione: tra sette-otto mesi si vota. La grande coalizione dell'Ulivo, che va da Rifondazione, ai Verdi, a Prodi, inserisca nel suo programma elettorale la soppressione - se possiamo utilizzare tale termine - delle basi americane sul territorio nazionale. Ponetelo come problema di politica nazionale! Fatevi dare il mandato dai cittadini italiani e chiudiamo le basi americane in questo paese. È troppo semplice fare gli antiamericani a corrente alternata: antiamericanismo all'opposizione e «amerikani» quando si governa! Al riguardo, si vedano i casi del Cermis, del Kosovo e di Ocalan, perché qui, veramente, nessuno ha niente da insegnare a nessuno! Ocalan, presunto rifugiato politico, così come lo aveva giudicato il Governo di centrosinistra di allora, viene portato fuori dal territorio nazionale e in uno Stato estero, guarda caso, viene intercettato dagli agenti segreti della Turchia, il paese dove attualmente sta scontando l'ergastolo (e se gli va bene non lo condannano nemmeno a morte!).
GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Dunque, su tali questioni ci vuole molta comprensione e molto buonsenso, ma soprattutto la sovranità nazionale si difende e si conquista combattendo in maniera radicale, senza soluzione di continuità e senza compromessi, il terrorismo internazionale islamico (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).
FRANCESCO GIORDANO. Sul Kosovo non la pensavate come noi?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.
ELETTRA DEIANA. Signor ministro, lei personalmente in questa aula, e quindi il suo Governo, avete sempre negato la sussistenza dei fatti dei quali stiamo parlando. Nelle ultime settimane, di fronte agli sviluppi dell'inchiesta della procura di Milano sul sequestro di Abu Omar, avete taciuto ostinatamente: omertosamente, ha detto il collega Sinisi; un silenzio assordante, lo hanno definito alcuni giornali nazionali. Il suo Governo, signor ministro, ha trascinato il nostro paese in un'indegna avventura militare, giustificata da menzogne che si sono rivelate via via tutte tali, contro il diritto internazionale e in spregio alla nostra Costituzione.
Lo ha fatto - le chiedo, ministro Giovanardi - ignorando completamente le nuove regole del gioco inventate da Washington a sostegno della guerra preventiva? Le regole, cioè, di quella guerra sporca, omicida, nascosta, di cui si nutrono sempre le guerre, ma quella in Iraq in maniera intrinseca e strutturale, potremmo dire fondativa. Mi permetta, signor
ministro, di dirle che ne dubito fortemente, visto che il falso dossier sull'uranio nigeriano, che sarebbe stato acquistato da Saddam Hussein per le sue mai trovate armi di distruzione di massa, parla anche di possibili complicità italiane nel costruire le pezze giustificative per la guerra contro l'Iraq. E visto che le tattiche della CIA per sgominare i terroristi - veri o presunti non importa, come dimostrano alcuni interventi dei colleghi della maggioranza - sono di dominio pubblico fin dall'indomani dell'11 settembre, e in particolare lo sono le extraordinary rendition consegne speciali, di cui parlò l'allora capo della CIA, George Tenet, di fronte alle Commissioni difesa americane di Senato e Congresso nell'ottobre 2002, vantandosi che CIA ed FBI ne avevano condotte, di quelle operazioni, già un numero elevatissimo, in ben 50 paesi: sequestri di persona, realizzati in paesi stranieri, con consegna dei sequestrati in paesi amici degli USA esperti di torture e sparizione di esseri umani.
Questa è la storia di Abu Omar. Il punto, ministro Giovanardi, è che l'affare non è soltanto penale ma soprattutto e grandemente politico e istituzionale. Ci chiediamo, e le chiediamo - se lei ha orecchie per intendere - quale ruolo abbia avuto l'Italia nella guerra al terrorismo, pianificata da Washington. Quali attività illegali o extralegali sono state autorizzate? Quali sono stati i livelli di coinvolgimento delle autorità italiane? Quali le complicità, gli assensi, le coperture per costruire prove contro l'Iraq? Erano due poliziotti italiani quelli che hanno bloccato Abu Omar in viale Jenner? Palazzo Chigi ha dato il suo assenso all'operazione?
Delle due l'una, ministro Giovanardi. O il suo Governo non sapeva nulla, come lei ci ha detto, e quindi ha dimostrato che non è in grado di difendere la sicurezza del territorio italiano e la sovranità nazionale del nostro paese - dove possono scorazzare liberamente ieri gli agenti della CIA, oggi e domani chissà chi -, così come non è neanche in grado di protestare prontamente contro Washington, quando la vicenda viene alla luce; oppure il territorio è sotto il controllo delle nostre Forze di polizia (io penso sia così) e, allora, voi sapevate e, dunque, siete complici e avete reso complici tutti gli apparati dello Stato a tutti i livelli. Se vi è una terza possibilità, ministro Giovanardi, la dichiari e la dimostri e si assuma la responsabilità di dire dove sono state le complicità e le connivenze, quali apparati abbiano avuto ruolo negativo in questa oscura vicenda e come saranno duramente colpiti quei settori deviati a tutti i livelli per restituire dignità e credibilità alle nostre istituzioni democratiche.
Tuttavia, dubito fortemente che questa sia la strada, perché la vocazione alla guerra crea il contesto della guerra e le giustificazioni della guerra creano l'accettazione di quel contesto, di cui oggi la guerra sporca, di cui la vicenda di Abu Omar è un aspetto, è parte integrante.
La vostra complicità, la complicità del suo Governo, traspare chiaramente dal silenzio che vi ha contraddistinto in tutta questa vicenda; un silenzio che non è solo assordante, come ha detto la stampa, ma veramente inquietante (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-SDI-Unità Socialista e Misto-Verdi-l'Unione)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Intini. Ne ha facoltà.
UGO INTINI. Signor Presidente, mi associo alle risposte già giunte dall'opposizione alla relazione del Governo, svolta in stretto, strettissimo burocratichese. Vorrei aggiungere solo poche parole.
Sul piano giuridico e di principio, il caso Calipari, il caso Guantanamo ed il caso Abu Omar hanno un punto in comune: gli Stati Uniti violano le leggi, quelle internazionali e quelle nazionali.
Il caso Calipari e quest'ultimo hanno inoltre in comune un aspetto politico bilaterale: l'Italia è un alleato degli Stati Uniti ed i nostri soldati rischiano la vita in Iraq insieme con quelli degli Stati Uniti. Eppure, non vi è rispetto per la magistratura, la stampa e l'opinione pubblica dell'alleato italiano!
Le autorità americane vanno per la loro strada, come se l'alleato non esistesse, adoperando sempre due pesi e due misure: rimproverano, ad esempio, l'Italia, perché ha trattato con i terroristi iracheni (non importa se abbiamo violato la legalità per salvare una vita e, quindi, in stato di necessità) e poi, come il Pentagono ha appena riconosciuto, trattano loro con la guerriglia irachena. Per il caso Calipari e quello di Abu Omar, vi è, purtroppo, un altro punto in comune: la sorpresa è in entrambi casi fuori luogo. I soldati americani hanno infatti ucciso senza ragione ai posti di blocco in Iraq 311 innocenti e Calipari è uno di loro! Hanno sequestrato in paesi sovrani e torturato decine di presunti terroristi, spesso innocenti, e l'imam di Milano è uno di loro!
Sappiamo bene che il terrorismo porta gli Stati a mostrare il loro volto più crudo e spesso spietato (esattamente questo è uno dei suoi obiettivi), ma l'Italia ha qualcosa da ricordare. Noi abbiamo sconfitto il terrorismo rispettando sostanzialmente la legge. Lo abbiamo sconfitto non nonostante il rispetto della legge, ma grazie al rispetto della legge, perché non ci siamo posti neppure per un istante sullo stesso piano dei terroristi e perché neppure per un istante lo Stato ha perso di fronte all'opinione pubblica la sua superiorità morale. Questo dobbiamo ricordare sul piano politico al Governo americano.
Siamo alleati in una guerra sbagliata con gli Stati Uniti - ciò è già grave -, ma emerge ormai un fatto ancora più grave: siamo alleati e, tuttavia, non siamo trattati come alleati. Non siamo trattati con la lealtà ed il rispetto che gli alleati meritano!
Infine, non faccio illazioni né processi al Governo; non sostengo a priori, come il Washington Post, che il Governo italiano era informato e ha mentito. Noto soltanto una cosa: i giornalisti de Il Corriere della sera, semplici giornalisti, si sono interessati all'accaduto e hanno portato elementi di chiarezza prima dei servizi di sicurezza, prima del Governo e prima della stessa magistratura.
Ciò va ad onore del Corriere della Sera, ma certo non va ad onore delle nostre istituzioni. La stampa ha agito, mentre le istituzioni dormivano o fingevano di dormire (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-SDI-Unità Socialista, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Verdi-l'Unione)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bulgarelli. Ne ha facoltà.
MAURO BULGARELLI. Signor ministro, nella sua informativa vi è un piano surreale, nel passaggio in cui si afferma che il Presidente del Consiglio ha già convocato l'ambasciatore degli Stati Uniti d'America. Le ricordo che stiamo parlando di un fatto, di gravità assoluta, accaduto il 17 febbraio 2003 e che, su tale questione, sono state presentate decine di interrogazioni dai membri di questo Parlamento che ancora stanno aspettando una risposta. Quindi, il Governo avrebbe dovuto interessarsene nei tempi dovuti.
Il rapimento di Abu Omar evidenzia una serie di problemi di assoluta gravità. In quest'aula stiamo discutendo di spoliazione della sovranità nazionale, stiamo discutendo del ruolo strategico delle basi militari presenti nel nostro paese.
Quanto sottolineato nell'ottimo intervento reso dall'onorevole Tucci - che non è un rappresentante dell'opposizione - rispetto ad Aviano ritengo debba avviare un'immediata inchiesta da parte del Parlamento su come sia stato possibile che in una base militare - che ancora non riusciamo a capire se sia italiana, della NATO o degli Stati Uniti - siano avvenuti fatti in barba a tutte le leggi del nostro Stato. Oppure, anche in questo caso, signor ministro - parafrasando quanto da lei affermato in una conferenza stampa di ieri sull'uso di stupefacenti nel nostro paese -, occorre sapere quanto un soggetto sia stato picchiato per stabilire se ciò sia legale o illegale? La cosiddetta «modica quantità», che qualcuno in questo Parlamento ha richiesto rispetto alla tortura, che andrebbe considerata tale solo se
reiterata. Tutto ciò è accaduto in Italia, un paese che crede di essere democratico!
Stiamo discutendo di accordi segreti, di patti bilaterali secretati che riguardano basi e accordi tra due paesi e che non sono mai passati al vaglio di questo Parlamento. Stiamo discutendo dell'inquieto vivere quotidiano al quale avete piegato i cittadini nel nostro paese. Stiamo discutendo di democrazia, di Costituzione, di diritto ad una corretta informazione dei cittadini italiani. Di ciò stiamo discutendo, signor ministro!
Rispetto a quanto affermato dal Washington Post e dal New York Times su tale vicenda, in tali giornali non si dice solo quanto riferito oggi in aula da lei, signor ministro, ma vi è anche un passaggio ulteriore che ritengo particolarmente inquietante. In particolare, un alto funzionario della CIA riferisce che non solo i Servizi italiani sapevano - probabilmente una parte del Governo non ne era a conoscenza -, ma che l'accordo prevedeva il diniego di entrambe le parti nel caso in cui il sequestro fosse stato reso pubblico.
Dunque, hanno ragione i colleghi che mi hanno preceduto, delle due l'una: o in questo paese si dice chiaramente a tutti i cittadini che questo è terreno di scorribande per chicchessia, con violazione palese dei diritti minimi delle persone presenti sul nostro territorio, oppure voi sapevate e non avete detto nulla.
Pertanto, i Verdi chiedono l'immediata istituzione di una Commissione d'inchiesta, come già avvenuto in paesi di maggiore civiltà rispetto al nostro. Mi riferisco alla Svezia dove, con riferimento ad un caso accaduto nel 2001 - che è l'esatta fotocopia di quanto accaduto nel nostro paese ad Abu Omar -, è stata istituita una apposita commissione di inchiesta (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Unione e Misto-SDI-Unità Socialista).
NINO STRANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NINO STRANO. Signor Presidente, ho ritenuto di intervenire brevemente, perché se a qualcuno capitasse...
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Strano, per il suo gruppo è già intervenuto l'onorevole Gasparri.
NINO STRANO. Dovrei sentirmi rappresentato?
PRESIDENTE. Assolutamente sì. È previsto l'intervento di un deputato per gruppo e lei fa parte del gruppo al quale appartiene l'onorevole Gasparri.
NINO STRANO. Mi sento rappresentato. Rinunzio a parlare.
PRESIDENTE. È così esaurita l'informativa urgente all'ordine del giorno.
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