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La seduta comincia alle 10,05.
VITTORIO TARDITI, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.
ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, rapidamente, solo perché, evidentemente, ragioni di sintesi non lo hanno consentito, vorrei spiegare il mio pensiero e, approfittando dell'occasione offerta dal processo verbale, vorrei chiederle a quale valutazione è addivenuta la Presidenza sull'emendamento Giudice 9.203, visto che ieri sera tale pronunciamento era rimasto in sospeso. Avevo già espresso la mia opinione ieri a fine seduta riguardo alla votazione, possibile o meno, dell'emendamento Giudice 9.203, ancorché riformulato, sul quale lo stenografico lascia a mio avviso margini di ambiguità in ogni senso.
In occasione della votazione dell'emendamento Antonio Leone 9.201 si è aperto un breve dibattito, che ha visto gli interventi del relatore per la V Commissione e del Governo stesso, nonché di molti altri deputati. Dalla lettura del resoconto stenografico si evince chiaramente che, non solo nelle intenzioni, ma anche per espressa dichiarazione del relatore per la V Commissione, onorevole Crosetto, e - se ricordo bene - anche del viceministro Vegas, veniva dato per acquisito che l'emendamento Giudice 9.203 sarebbe stato assorbito nel momento in cui si fosse votata la prima parte dell'emendamento Antonio Leone 9.201.
Signor Presidente, su questo punto si è sviluppato un dibattito e vi sono state alcune dichiarazioni. Prima del voto relativo alla prima parte dell'emendamento Antonio Leone 9.201, riguardante lo stesso argomento dell'emendamento Giudice 9.203, è stato chiesto espressamente all'onorevole Giudice se intendeva ritirarlo. Il collega Giudice ha preso la parola e, evidentemente dando per scontato che l'emendamento Leone sarebbe stato approvato, ha annunciato testualmente: «È chiaro che l'approvazione della prima parte dell'emendamento Antonio Leone 9.201 assorbirebbe il mio emendamento 9.203, che quindi ritirerei».
Signor Presidente, capisco che il condizionale è una forma... tuttavia, se l'onorevole Giudice intendeva ritirare il suo emendamento dopo il voto sull'emendamento Antonio Leone 9.201, non avrebbe dovuto fare altro che prendere la parola successivamente ed annunciare la sua intenzione di ritirarlo o meno. A mio avviso, dopo l'importante dibattito sviluppatosi prima della votazione suddetta, la scelta del termine «ritirerei» è una forma di cortesia usata nei confronti della Presidenza, che però evidentemente esprimeva la volontà di ritirarlo, alla luce del dibattito prima svolto.
Non credo di essere depositario della verità; tuttavia, ritengo che il dibattito in sé mantenga dei margini di ambiguità. Quindi, per la tranquillità dei nostri lavori, le chiedo di conoscere le decisioni che la Presidenza intende assumere su questa questione (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, in questi casi controversi le nostre uniche stelle polari sono il resoconto stenografico e la lingua italiana. Quindi, non possiamo inferire da altro se non da questi.
Stiamo parlando degli emendamenti Giudice 9.203 ed Antonio Leone 9.201. Quando si è arrivati alla votazione dell'emendamento Antonio Leone 9.201, il rappresentante del Governo ha formulato un rilievo circa il possibile assorbimento dell'emendamento Giudice 9.203. Allora, il Presidente ha interpellato l'onorevole Giudice che ha dichiarato testualmente: «È chiaro che l'approvazione della prima parte dell'emendamento Antonio Leone 9.201 assorbirebbe il mio emendamento 9.203, che quindi ritirerei».
Onorevole Giachetti, a suo avviso si tratta di una formula di cortesia, per dire «ritiro». Tuttavia, il condizionale ha la caratteristica di essere, appunto, condizionale, ovvero di indicare un'azione subordinata a qualcos'altro: fosse approvato, lo ritirerei.
Non posso quindi che prendere testualmente in parola l'onorevole Giudice. Essendo stata successivamente respinta la prima parte dell'emendamento Antonio Leone 9.201, che è stato posto in votazione per parti separate, il Presidente ha nuovamente chiesto all'onorevole Giudice se intendesse o meno mantenere il proprio emendamento. Ciò risulta chiaramente dal resoconto stenografico.
A quel punto, l'onorevole Giudice ha «revocato» il condizionale e, usando l'indicativo, ha detto: «mantengo l'emendamento», che è stato successivamente accantonato. Mi pare che la sequenza e i verbi usati, risultanti dal resoconto stenografico, indichino chiaramente la volontà dell'onorevole Giudice di mantenere l'emendamento. Spero che ciò sia sufficiente a chiarire il dubbio procedurale.
Se lo si ritiene, si può procedere alla votazione; altrimenti, se non vi sono ulteriori osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
(È approvato).
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