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PRESIDENTE. L'onorevole Folena ha facoltà di
PIETRO FOLENA. Signor Presidente, il Presidente del Consiglio, intervenendo all'assemblea dell'Associazione nazionale costruttori edili (Ance), ha affermato che è intenzione del Governo procedere alla vendita dell'intero patrimonio delle case popolari gestite dagli ATER/IACP, consistente in circa 750 mila alloggi.
PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture, professor Lunardi, ha facoltà di rispondere.
PIETRO LUNARDI, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Signor Presente, onorevole Folena, è chiaro il monito - al quale mi associo - che il Presidente del Consiglio ha voluto lanciare sulla forte necessità di una migliore e più efficiente gestione del patrimonio immobiliare pubblico.
PRESIDENTE. L'onorevole Folena ha facoltà di replicare.
PIETRO FOLENA. Signor ministro, siamo totalmente insoddisfatti; evidentemente, lei ha cercato di mettere una pezza sulla ennesima gaffe compiuta dal Governo, spostando l'attenzione su un altro terreno. Tuttavia, questi fondi di cui lei parla, volti a risanare le periferie, i quartieri popolari e gli alloggi, mancano del tutto.
parti e arricchitisi con le cartolarizzazioni, volete far pagare agli assegnatari le condizioni del miglioramento della loro situazione.
Noi, signor ministro, vogliamo inviarvi un messaggio molto chiaro: siete stati male informati. Il Governo non ha alcun titolo per vendere le case popolari, dal momento che il Titolo V della Costituzione ha già stabilito che la proprietà delle case popolari passasse alle regioni e, in alcuni casi, come la Toscana e l'Emilia Romagna, la titolarità degli alloggi popolari è stata attribuita ai comuni. Quindi, il Governo non ha alcun titolo per vendere le case popolari; semmai, ce lo avrebbero le regioni ed i comuni.
Oltretutto, avendo sotto gli occhi la crisi abitativa del paese (ne abbiamo parlato anche in occasione del decreto-legge sugli sfratti), ci aspettiamo dal Governo lo sviluppo del comparto abitativo e non la promessa di vendere qualcosa di cui non ha la proprietà.
Tranne alcuni casi di eccellenza e buone pratiche gestionali, si assiste a situazioni estremamente insoddisfacenti, con evidenti e dirette ripercussioni sugli assegnatari degli alloggi, che coinvolgono purtroppo famiglie disagiate. Per queste ragioni e per conoscere a fondo la situazione della condizione abitativa anche nel settore dell'edilizia residenziale pubblica, entro l'anno corrente, verrà attivato presso il mio ministero il tanto richiesto osservatorio.
Ho già richiamato nel corso della risposta resa all'interrogazione dell'onorevole Iannuzzi l'iniziativa ormai in corso di definizione denominata «contratti di quartiere 2», finalizzata ad incrementare, anche con l'aiuto di privati, la dotazione infrastrutturale dei quartieri degradati dei comuni a più forte disagio abitativo. Verranno al riguardo stanziate risorse per oltre 1 miliardo e 300 milioni di euro, di cui il 65 per cento a carico dello Stato.
Altre proposte sono al vaglio degli organi competenti e riguardano alcuni comuni ricadenti nelle regioni Toscana, Campania e Calabria, fautrici di proprie iniziative. Sono tutti interventi che agiscono sulla qualità dell'edilizia abitativa.
Compatibilmente con il nuovo assetto delle competenze stabilito dalla riforma del Titolo V della Costituzione, sono allo studio iniziative che consentano di destinare risorse aggiuntive al comparto dell'edilizia residenziale per attivare nuovi programmi costruttivi attraverso un'interazione tra Stato e regioni.
Ricordo infine che, con il recente decreto-legge del 27 maggio 2005, n. 86, in corso di conversione, sono state attivate misure contributive a favore dei conduttori di immobili in condizione di particolare disagio, prevedendo altresì che i comuni possano destinare i fondi non assegnati alla realizzazione di alloggi sperimentali e progetti speciali per aumentare le disponibilità abitative di edilizia sociale nei comuni metropolitani a maggiore emergenza abitativa.
Stamattina la Camera ha approvato il decreto al quale lei, signor ministro, faceva riferimento, ma purtroppo i fondi sono estremamente risicati. Si cerca di contrapporre le esigenze delle famiglie in cerca di alloggi con le esigenze di costruire nuovi alloggi sociali dei quali vi è bisogno.
Il Governo non risponde al problema di 600 mila famiglie presenti nelle graduatorie dei comuni italiani per l'assegnazione di case popolari. Quindi, al di là della titolarità del diritto, la vera questione è che non si risolve il problema con l'annuncio di vendere le case popolari, tra l'altro costruite con i contributi ex GESCAL, sapendo benissimo che oggi gli oneri delle manutenzioni delle case popolari sono degli inquilini delle stesse. Infatti, questi ultimi devono pagare l'ICI, accollandosi le spese per questa condizione.
Piuttosto che favorire gli evasori fiscali e i grandi immobiliaristi, corteggiati da più
Chiediamo un piano straordinario per la casa - lo abbiamo proposto questa mattina in aula durante l'esame del decreto-legge n. 86 - per rispondere a queste esigenze. Sappiamo, tuttavia, che la condizione per vararlo è che le 800 mila famiglie degli alloggi popolari diano, con il loro contributo elettorale, una svolta decisiva per mandare via un Governo che ha regalato il mercato immobiliare ai grandi signori del settore immobiliare privato del nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).


