Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 644 del 23/6/2005
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 5882)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mereu. Ne ha facoltà.

ANTONIO MEREU. Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro sul provvedimento in esame e per chiedere che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo della mia dichiarazione di voto (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).

PRESIDENTE. Onorevole Mereu, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.

LAURA CIMA. Signor Presidente, ritengo di avere già illustrato, intervenendo sul complesso degli emendamenti, i motivi per cui noi Verdi siamo assolutamente insoddisfatti e riteniamo che il Governo, vergognosamente, non abbia perseguito alcuna seria politica per la casa; a nostro avviso, infatti, anche questo provvedimento è poco utile, nonostante l'approvazione della proposta emendativa dell'op


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posizione recante disposizioni che, quantomeno, rendono più dignitoso l'ammontare degli stanziamenti.
Ci troviamo in una situazione grave di aumento continuo della fascia di quanti vivono sulla soglia della miseria; nuovi poveri che sono spesso famiglie monoreddito. Sovente, si tratta di donne abbandonate e con figli a carico, le quali non riescono a far quadrare il bilancio ed a pagare un affitto oggi divenuto insopportabile.
Abbiamo assistito al progressivo aumento di speculazioni inaudite sul mercato immobiliare e personaggi emergenti hanno dimostrato chiaramente come la «mano libera» del Governo, per quanto riguarda la politica della casa e del mercato immobiliare, abbia creato una situazione spesso al limite della legalità e comunque poco chiara nel settore.
Anche quei pochi risparmi che qualche famiglia riesce ad accantonare dopo tutta una vita di lavoro e che, in ipotesi, vuole utilizzare per l'acquisto di un alloggio per un figlio difficilmente risulta sufficiente. Non vi è, del resto, altro modo di investire il risparmio con la garanzia di mantenere il capitale invariato se non rivolgendosi al mercato immobiliare.
In questa situazione, ovviamente, la lievitazione degli affitti è a livelli incredibili e di fatto crea una situazione di gravissimo disagio, perché la casa è forse il primo dei bisogni, insieme a quello del cibo, che nella nostra società civile deve essere garantito ai cittadini. Probabilmente, per la prima volta dal dopoguerra, non viene più garantito il soddisfacimento di tale bisogno. Non è stata promossa, infatti, alcuna politica volta ad investire in case popolari e ad aiutare i cittadini ad acquistare la loro abitazione. Vorrei ricordare che, nella scorsa legislatura, il ministro Mattioli, dei Verdi, aveva proposto una serie di iniziative molto importanti, che allora ebbero un'ottima eco, ma che furono prontamente abbandonate.
La nostra componente politica, ovviamente, è molto sensibile a tale problema, sia perché l'abitazione riguarda i diritti fondamentali dei cittadini, sia perché, come sapete, siamo contrari alla creazione di zone abitative inutili o di doppie e triple case allo scopo di favorire gli investimenti, poiché ciò non fa altro che riempire di cemento il poco verde che, data l'alta densità abitativa, rimane sul nostro territorio.
Ciò, dunque, ci induce ad essere molto attenti riguardo alla situazione degli affitti nel nostro paese. Pertanto, occorre che il decreto-legge in esame (sulla cui conversione voteremo convintamente contro) venga superato da ben altre politiche abitative, da avviare con determinazione. Riteniamo che ciò accadrà, di fatto, solamente se, come auspico, il centrosinistra riuscirà a vincere le prossime elezioni politiche. Infatti, condurre una politica dell'abitazione solamente a livello di enti territoriali, anche laddove governiamo, rimane molto difficile quando esiste un quadro nazionale così deprimente, che favorisce semplicemente gli speculatori, che abbiamo visto crescere, anche nel settore considerato, forti ed arroganti.
Ricordiamo, altresì, che la modifica del Titolo V della Costituzione avrebbe dovuto valorizzare le competenze delle regioni e che, da parte del Governo, dovrebbe esserci una maggiore attenzione verso le politiche di edilizia residenziale pubblica. Auspichiamo, comunque, che, come ho già affermato, quando torneremo al Governo sia possibile aiutare le famiglie ad accedere all'acquisto dell'abitazione, nonché sostenere quelle fasce sociali che vivono in una condizione drammatica di povertà e che non riescono neppure a pagare affitti bassi.
Vi sono, infatti, famiglie che coesistono nelle stesse abitazioni non per loro volontà, ma perché non hanno la possibilità di permettersi ciascuna una casa: mi riferisco a coloro che vivono, conviventi o sposati, con i loro figli assieme ai genitori. Non parliamo, poi, della situazione degli immigrati, che sappiamo benissimo come sia drammatica: infatti, spesso finiscono nelle mani di speculatori, che nessuno controlla e che lo Stato non persegue, che


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affittano a prezzi incredibili monolocali in cui gli immigrati sono costretti a stare accatastati l'uno sull'altro!
In conclusione, esprimiamo un giudizio critico sul merito del decreto-legge n. 86 del 2005.
Crediamo sia assurda la discriminazione - che, come ho già rilevato, presenta anche profili di incostituzionalità - tra coloro che risiedono in una grande area metropolitana e coloro che risiedono in altre aree. Ricordava ieri il collega Folena che proprio in una città della mia regione, Novara, che non è un grande centro, ma un capoluogo di provincia, si registra oggi il massimo numero di sfratti in Italia. Quindi, è discrezionale la logica che ispira questo provvedimento e, soprattutto, con il medesimo provvedimento non si intravede - neanche in lontananza - un abbozzo di politica della casa da parte di questo Governo.
È noto che il Fondo sociale di accesso alle locazioni, che ha sostituito i patti in deroga ed il Fondo GESCAL, è stato fortemente indebolito e si sono ridotti drasticamente i finanziamenti. Ci troviamo, quindi, in una situazione di centralizzazione. Come ho già rilevato, le risorse finanziarie necessarie alle regioni non sono state trasferite. Non sono stati trasferiti neanche i poteri necessari, nonostante le previsioni dei rappresentanti del Governo.
Il nostro paese non è più in grado di garantire ai giovani che vogliono sposarsi e avere una famiglia un luogo in cui vivere e ciò mi sembra un segnale drammatico della situazione italiana attuale. Credo, infatti, che neanche nel dopoguerra vi fossero previsioni così pessimistiche rispetto al futuro dei nostri giovani ed alle garanzie che il nostro paese offre loro.
Ritengo di aver indicato un numero sufficiente di ragioni per spiegare il nostro «no» convinto al provvedimento d'urgenza. (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Unione).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Iannuzzi. Ne ha facoltà.

TINO IANNUZZI. Signor Presidente, la discussione, in quest'aula, del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 86 dello scorso 27 maggio ha sicuramente rappresentato un'occasione utile ad un confronto sulle politiche della casa nel nostro paese.
Faccio, anzitutto, una premessa di fondo, che vale per oggi, ma che naturalmente non può che essere tenuta presente anche per il futuro, anche in vista dello scenario del 2006 e della contesa elettorale per la conquista della direzione politica del paese. Tale premessa è volta a sottolineare come il tema della casa e la questione abitativa debbano recuperare una centralità nelle politiche generali del nostro paese. Ciò implica, anzitutto, un intervento concreto, programmato ed organico dello Stato, in un rapporto corretto con le regioni, che hanno rilevanti competenze in tale materia e vanno poste nelle condizioni di agire con compiutezza per incidere su un tema così delicato. Si tratta di un tema che ci porta al cuore della nostra comunità, sicuramente ad interessi forti, generali e verso i quali lo Stato ed il complesso di tutti i pubblici poteri non possono non prestare attenzione specifica, e attuare politiche concrete, misure legislative e finanziarie. Penso che tale premessa debba essere posta con grande forza e determinazione, perché non vi è dubbio che vi è stata, negli ultimi anni, una caduta di attenzione su un tema che investe le esigenze sacrosante di molte famiglie che versano in una condizione di drammatico disagio abitativo e di gravissimo e giustificato allarme sociale.
Rispetto a tali questioni, ritengo che la risposta debba svilupparsi, innanzitutto, sul piano di un nuovo intervento e di nuovi programmi di edilizia residenziale pubblica. Si tratta di un tema che, negli ultimi tempi, è stato quasi accantonato, come se vi fosse una sorta di timore a parlarne con nettezza e con chiarezza. Noi, invece, riteniamo che, su queste tematiche, il Governo, il Parlamento e la globalità di tutte le forze politiche debbano essere fortemente impegnati.


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Rilanciare un intervento ed una politica di edilizia residenziale significa anche tener conto della nuova situazione sociale che si è determinata nel nostro paese. Occorre tener presenti le esigenze di tanti nuclei familiari che si trovano in condizioni di estremo disagio abitativo, che non sono nelle condizioni economiche di sostenere l'onere per l'accesso alla locazione e tanto meno per l'acquisto della proprietà immobiliare.
Certamente, situazioni di questo tipo non possono essere circoscritte - come si stabilisce con questo decreto-legge - a tredici aree metropolitane definite ad alta emergenza abitativa, ma investono una grande quantità di centri e di comunità del nostro paese.
Sono emerse anche nuove esigenze da parte di soggetti che chiedono di poter accedere al mercato dell'abitazione e che ne sono oggi drammaticamente esclusi. È il caso dei lavoratori e degli studenti fuori sede, è il caso delle giovani coppie, è il caso dei single, che non desiderano vivere più con la famiglia d'origine, è il caso degli immigrati regolarizzati: è una nuova casistica di esigenze sociali che, accanto a quelle tradizionalmente esistenti e che tuttora rimangono forti e presenti, vanno attentamente considerate e ponderate, al fine di rispondere con politiche ed interventi incisivi.
In questo contesto generale, in ordine a tutti questi temi non vi è stata alcuna iniziativa significativa del Governo per un rilancio dell'edilizia residenziale. Si è anche lasciata cadere nel vuoto la disponibilità del mondo degli operatori economici e degli imprenditori privati a concorrere, con proprie risorse finanziare, a programmi integrati pubblico-privati di riqualificazione urbana e di nuova edilizia residenziale.
Vi è, poi, la necessità di sostenere la situazione delle famiglie che si trovano in condizione di forte e grave disagio abitativo. Nella precedente legislatura erano stati attivati alcuni strumenti, a cominciare dal fondo sociale di accesso alla locazione, che questo Governo ha sistematicamente indebolito e vulnerato con una costante e progressiva riduzione delle risorse finanziarie a disposizione di tale fondo.
Ancora, vi sono nuove ipotesi di ridisegno del ruolo dei poteri e delle competenze in questo ambito intervenute nella precedente legislatura con il trasferimento di competenze dallo Stato alle regioni e con il trasferimento, ad opera delle leggi finanziarie della precedente legislatura, di 1 milione di euro alle regioni. Tali fondi sono stati, invece, bloccati da questo Governo e centralizzati in capo allo Stato ed ai ministeri, introducendo una gravissima contraddizione per il ruolo delle regioni, impossibilitate ad incidere con pienezza e concretezza. Si è, poi, verificata anche la solita, abituale e tragica paralisi burocratica a livello centrale, per cui molti di questi fondi non sono stati spesi e non vi è stata alcuna nuova e significativa iniziativa di edilizia residenziale.
In questo contesto complessivo, il decreto-legge vuole intervenire su situazioni di particolare disagio abitativo. Non condividiamo l'impostazione rispetto alle risorse finanziarie autorizzate dall'articolo 5 del decreto-legge n. 240 del 2004 nel limite massimo di 104.940 migliaia di euro disponibili alla data del 1o aprile 2005: non siamo d'accordo sul fatto che, rispetto a questa dotazione finanziaria, si preveda una sorta di norma capestro, che innanzitutto fissa un termine perentorio e vicinissimo (la data del 31 ottobre 2005), in maniera apodittica, senza spiegare i presupposti che possono determinare la diversa utilizzazione di questi fondi. Tale norma prevede che le risorse che non siano state utilizzate per venire incontro alle situazioni di disagio abitativo di una serie di famiglie possano essere destinate ad una diversa utilizzazione, quali programmi di alloggi di edilizia sociale, la cui realizzazione inevitabilmente sarebbe, nella migliore delle ipotesi, proiettata negli anni futuri e non inciderebbe affatto, nell'immediatezza, sulla concretezza, la difficoltà e la drammaticità delle situazioni di disagio abitativo.
Perché non condividiamo questa impostazione? Perché, se ci sono dei fondi


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disponibili, non possono essere circoscritti nella loro utilizzazione unicamente ai comuni capoluogo delle tredici aree metropolitane identificate dall'articolo 1 del decreto e nei comuni ad alta tensione abitativi ad esse confinanti.
Non è possibile prevedere una norma in base alla quale, laddove vi siano disponibilità finanziarie residuali, che sicuramente ci saranno, esse non siano destinate per andare incontro a tutte le situazioni di disagio abitativo di nuclei familiari in qualunque località italiana, ma soltanto nell'ambito di queste tredici aree metropolitane. Infatti, le situazioni di disagio abitativo investono sacrosante questioni sociali e diritti fondamentali della persona umana, che compongono il volto del nostro Stato sociale e che, quindi, non possono subire disparità di trattamento, ingiustificate limitazioni o situazioni, privilegiando unicamente alcune aree, pure drammaticamente colpite da questo fenomeno, ed escludendo tutte le altre.
Questa situazione è assolutamente ingiustificata. Si tratta di un provvedimento contraddittorio, che non è affatto equilibrato poiché crea differenziazioni di trattamento del tutto immotivate e non prevede di destinare, come sarebbe giusto e doveroso, tutte le risorse finanziarie disponibili (quelle che già ci sono e quelle che andrebbero reperite) ad un'azione di Governo veramente oculata e saggia verso tutte le situazioni di disagio e di difficoltà abitativa.
Su questi temi riteniamo che si delineino anche i due diversi volti delle coalizioni che si contendono il Governo del paese. Per noi, tali questioni affondano in profondità nei valori di socialità e solidarietà, che debbono essere posti al centro dell'azione dello Stato, e vanno adeguatamente coniugate con l'esigenza di modernizzazione dello Stato e di sviluppo economico e produttivo, ma non possono essere affatto trascurate o tenute sotto silenzio.
Su questi temi, sui quali ci sentiamo profondamente impegnati nelle istituzioni e rispetto alla pubblica opinione, temi penso che debba ripartire un grande dibattito non solo, come è accaduto in questi giorni, nelle aule del Parlamento, ma anche nel paese.
Per tutte queste ragioni, ribadiamo un convinto «no» a questo provvedimento (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Folena. Ne ha facoltà.

PIETRO FOLENA. Signor Presidente, il gruppo di Rifondazione comunista esprimerà un voto contrario su questo provvedimento. Noi ne abbiamo parzialmente migliorato un aspetto, grazie ad un lavoro importante svolto, prima in Commissione e poi in Assemblea da noi e da tutta l'opposizione.
Sappiamo che il decreto in esame è il frutto delle lotte e delle iniziative che i movimenti per la casa, i sindacati degli inquilini, i sindacati confederali, le amministrazioni comunali e l'ANCI hanno condotto. Tuttavia, il risultato è ancora assolutamente insufficiente sia per la platea che viene investita e per le nuove ingiustizie che si provocano, sia soprattutto per il fatto che non si intravede alcun significativo cambio di rotta rispetto alla rinuncia da parte del pubblico a svolgere una funzione diretta nel settore abitativo del nostro paese.
Vorrei sottolineare negativamente il fatto che la maggioranza e il Governo hanno respinto alcuni emendamenti assolutamente di buonsenso. Prima, colleghi della maggioranza, avete cercato di reagire, indispettiti per la sconfitta subita in quest'aula a causa della vostre stesse assenze, parte delle quali probabilmente segnala il disagio che sui temi della casa esiste anche fra i parlamentari del centrodestra, accusando l'opposizione, il nostro gruppo e chi vi parla di aver sottratto delle risorse ad altri. Non era evidentemente così - del resto, il relatore Foti ha avuto modo di spiegare la corretta interpretazione di tale norma -, perché voi


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avete rifiutato di considerare la possibilità della vera strada alternativa rispetto a quella dei contratti a libero mercato. La norma che abbiamo ottenuto non fa saltare un bel niente, anche nelle attuali compatibilità finanziarie, perché - lo ripeto - è una minoranza esigua che ricorre ai contratti a libero mercato. Tale minoranza potrà aumentare un po' grazie all'approvazione della suddetta norma, ma certamente non in modo tale da mettere in discussione la disponibilità finanziaria complessiva.
Noi, invece, vi avevamo proposto un'altra strada: usare prima di tutto la leva fiscale per favorire i contratti agevolati e sfavorire i contratti a libero mercato. Se fosse passata la nostra proposta di far scendere dal 15 all'1 per cento la detrazione dei contratti a libero mercato e di aumentare dal 30 al 70 per cento la possibilità di realizzare tali contratti concordati tra associazioni degli inquilini, associazioni dei proprietari ed amministrazioni comunali, avremmo avuto, probabilmente, la possibilità di far partire quel mercato intermedio tra gli alloggi pubblici e sociali e gli alloggi del libero mercato che è una delle vere risposte. Ci avete detto di no e ci troviamo ancora in questa condizione.
Soprattutto, non rispondete - e spero che qualcuno di voi abbia ascoltato il collega Foti - a quanto la Corte costituzionale aveva dichiarato, che non è l'illegittimità delle proroghe degli sfratti. La Corte, con la sua sentenza, chiede al Parlamento ed al Governo di legiferare per riavviare una politica positiva, che eviti di dover ricorrere di proroga in proroga generalizzata, come è avvenuto nel corso degli anni passati. Quindi, la Corte ci chiedeva un investimento ed un piano serio per la casa e per le abitazioni.
Avete poi voluto introdurre alcune ingiustizie, che abbiamo già avuto modo di denunciare, tra i comuni delle grandi aree metropolitane e gli altri comuni, nei quali si registrano percentuali di sfratti - abbiamo fornito i dati nella giornata di ieri - molto superiori a quelle dei comuni delle grandi aree metropolitane. Vorrei dire al collega Campa, che ho sentito difendere con toni molto accesi gli sfrattati del comune di Venezia, che probabilmente questi ultimi non si potranno giovare della suddetta norma. Infatti, poiché si parla di un limite di 400 sfratti e di altri requisiti, forse si gioveranno della norma il comune di Roma e quello di Napoli; ma sicuramente il comune di Venezia e grandi città come Milano e Torino, dove vivono operai e famiglie monoreddito, non potranno giovarsi di tale norma. Infatti, l'avete «ritagliata» a tal punto che tali fondi non saranno utilizzati e le proroghe verranno limitate solo a poche realtà; poi, il 31 ottobre, avrete la possibilità di usare i fondi residui non utilizzati per farvi un po' di campagna elettorale! Questa non è politica per la casa e per gli alloggi.
Vorrei aggiungere un'altra considerazione, onorevoli colleghi. La percentuale delle abitazioni in affitto, in Italia, come ha ricordato ieri la collega Pistone, insieme a quelle dell'Irlanda e della Spagna, è tra le più basse dell' Unione europea: siamo al 19 per cento. Visto che molti colleghi della maggioranza di Governo sostengono che bisogna copiare il riformismo di Blair e il modello britannico vorrei informarli che in Gran Bretagna la percentuale delle abitazioni in affitto è del 31 per cento, in Germania del 55 per cento e in Olanda del 45 per cento.
Tuttavia ciò che è più grave è la bassissima incidenza percentuale delle abitazioni sociali in Italia: abbiamo il 4 per cento di abitazioni sociali (costruite dunque con il denaro pubblico), sul complesso del mercato immobiliare, ed il 21 per cento di abitazioni sociali riferito al settore della locazione. Ciò vuol dire che solo il 21 per cento delle abitazioni in locazione è abitazione sociale! Non solo quindi abbiamo una percentuale più alta di case in proprietà - dato anche positivo, che vorremmo potesse crescere, ma non con l'indebitamento che c'è oggi! -, ma nell'ambito del settore della locazione - questa è la vera distorsione italiana - vi è una percentuale troppo bassa di abitazioni sociali, a fronte di una percentuale troppo elevata di mercato libero.


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Del resto, tali dati sono confermati dal CRESME, che ci dice che l'Italia è penultima nell'Unione europea per ciò che riguarda la percentuale, sul prodotto interno lordo, dei sussidi governativi alla casa: si passa dall'1,9 della Francia allo 0,01 per cento della Grecia, anche se ho già avuto modo di rilevare, in sede di discussione sulle linee generali, che il Governo greco offre garanzie per prestiti pubblici, con un incidenza sul PIL pari allo 0,73 per cento; pertanto, di fatto, l'Italia è fanalino di coda in questo campo.
Vi sono poi alcune categorie sociali che vengono fortemente colpite; la collega Cima prima si riferiva alle giovani coppie che non possono uscire di casa e che non possono costruire una famiglia. Il dato più evidente è che, ormai, il nucleo familiare allargato rappresenta l'unico vero ammortizzatore sociale esistente, in una condizione in cui tutti gli altri sono venuti meno. Tuttavia, quello che non si dice abbastanza è che i canoni chiesti ad alcune categorie particolarmente svantaggiate sono superiori. Non voglio qui parlare degli studenti universitari fuori sede e del vergognoso mercato speculativo che avviene sulla loro pelle, ma vorrei parlare degli immigrati regolari. Visto che i colleghi della maggioranza sono lì a farci lezioni sugli immigrati regolari, mettendo in un calderone tutti i cosiddetti clandestini, ebbene gli immigrati regolari pagano un canone per gli alloggi che è di media il 30-40 per cento più elevato del canone libero. A Roma, il canone per gli immigrati è di 17.000 euro - sono dati ufficiali anche questi -, mentre il canone libero è pari a 14.000 euro; a Milano, è di 13.100 euro, mentre il canone libero è di 10.400 euro; a Napoli, è di 13.200 euro, mentre il canone libero è di 10.000 euro.
Dobbiamo dunque sapere che l'unico modo per invertire questa tendenza è sconfiggere quella logica speculativa, quella bolla immobiliare, cresciuta nel corso di questi anni, peraltro non solo in Italia; al riguardo, vi segnalo un articolo apparso ieri sul New York Times sulla bolla immobiliare esistente in tutte le grandi realtà europee, che prima o poi esploderà. Ma in Italia questa bolla immobiliare è finanziata con l'indebitamento record delle famiglie: 160 miliardi di euro!
Per concludere, signor Presidente, noi dobbiamo rispondere a 600 mila famiglie, collocate nelle graduatorie comunali per gli alloggi popolari, che hanno avuto di fronte 1.900 nuovi alloggi lo scorso anno. È questa cifra che, da sola, indica l'esigenza di cambiare strada! Anche l'Unione, il centrosinistra, nella formazione del suo programma, dovrà proporre una significativa correzione rispetto agli anni novanta.
Poiché sono per difendere la legalità, voglio dire con chiarezza che penso sia illegale ed immorale il fatto che alcuni grandi poteri immobiliari e finanziari lavorino in questo modo, nelle nostre realtà territoriali, quando ci sono migliaia e migliaia di famiglie che non hanno il diritto alla casa! La delibera recente, che il Movimento per la casa, il sindaco Veltroni ed il comune di Roma hanno approvato, rappresenta l'indicazione di una strada che a livello nazionale noi dobbiamo seguire (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani)!

PRESIDENTE. Non ho voluto frenare l'empito oratorio, onorevole Folena, ma i tempi a sua disposizione erano stati superati...
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Chianale. Ne ha facoltà.

MAURO CHIANALE. Signor Presidente, ci troviamo a discutere per la quarta volta su questo tema e per tre volte abbiamo dovuto riscontrare l'inefficacia dei provvedimenti adottati.
Le politiche sulla casa rappresentano uno dei capisaldi delle garanzie sociali a cui lo Stato deve offrire certezza. Con onestà, la maggioranza non può non sottrarsi al giudizio severo espresso sulle azioni confuse compiute dal Governo ed, in particolare, mi riferisco al sostegno alla locazione a favore delle categorie speciali.
È dal 2001 che cerchiamo di affrontarla, prima con lo strumento delle proroghe e, poi, con provvedimenti che sono


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risultati assolutamente inefficaci. Tra l'altro, sono stati gli unici provvedimenti adottati sulla casa che poi si sono rivelati sbagliati, assolutamente non atti a soddisfare le esigenze di un certo numero di soggetti (si era previsto un numero di 26 mila beneficiari, mentre oggi è assolutamente indefinito).
Dopo le opportunità sprecate e le diverse proroghe che sono state utilizzate con disinteresse ed inerzia, è stato emanato il decreto-legge n. 240 del 2004 sul quale la nostra analisi è stata molto critica e la nostra posizione ferma (il viceministro era, invece, molto determinato e convinto che questo decreto-legge avrebbe risolto il problema).
È stata prevista una farraginosa procedura di incentivi economici e fiscali che avrebbero dovuto favorire la stipulazione di nuovi contratti.
Tra l'altro, non si capisce come si correli con questo nuovo decreto-legge la normativa precedente e questa discrasia è stata rilevata dal Comitato per la legislazione. In quell'occasione abbiamo insistito affinché si prolungasse il termine della proroga (se non fosse stato per noi avremmo esaminato il decreto-legge in condizioni ben più drammatiche); eravamo, infatti, consapevoli di questa inefficacia e del fatto che il decreto-legge n. 240 non avrebbe risolto il problema, tant'è che siamo qui a discuterne con un nuovo provvedimento che ci vede nuovamente contrari.
Tale provvedimento, infatti, al di là di ciò che è stato inventato nel passato (mi riferisco allo sportello delle emergenze sfratti, agli istituti autonomi delle case popolari che non hanno dato alcun risultato), ha creato un problema ulteriore, dando un segnale di confusione e di incertezza a quei soggetti che, invece, avevano bisogno di risposte e di indicazioni precise.
Si sono, altresì, esautorati i comuni, mentre, a nostro avviso, nelle procedure previste dal decreto-legge, dovevamo esaltarli. Abbiamo attribuito ai comuni la responsabilità di non aver fatto nulla, ma, in realtà, hanno gestito e gestiscono le contribuzioni del Fondo speciale e del Fondo sociale e monitorato gli aspetti relativi alla locazione, anche con riferimento agli utenti disagiati.
In ordine a tale aspetto, la nostra proposta alternativa a quella offerta dal decreto-legge era di reintegrare il Fondo sociale, di tornare all'aspetto fondativo della legge n. 431 del 1998 ed, al limite, di costituire un fondo ad hoc, riservato a queste categorie.
Occorrerebbe - è un elemento importante - garantire nel tempo il sostegno economico alla locazione. Quindi, tali interventi devono, per forza di cose, ricondursi alla legge fondativa n. 431.
Si tratta di un provvedimento tampone - come dite voi stessi nella relazione - che presenta elementi di difficoltà: zoppica, non è lineare né chiaro. Non è più astruso come quello precedente, ma evidenzia, in modo crudo, la superficialità con cui si vuole affrontare la problematica della politica della casa, anche se in termini parziali per quanto riguarda il settore disagiato.
Non vi è un disegno programmatico e non vi sono elementi che permettano di inserire questo provvedimento in un contesto più ampio e, quindi, si cade in talune genericità che diventano croniche.
Infatti, anche in ordine alle modalità di riparto dei fondi ai comuni e sulla definizione delle zone di intervento limitata alle 13 città capoluogo di aree metropolitane, abbiamo insistito molto, abbiamo cercato di comprendere il motivo per il quale si è tornati indietro, passando da una situazione distribuita su tutto il territorio nazionale ad una indicazione di aree metropolitane, tra l'altro con qualche difficoltà relativamente alle aree contigue, anch'esse sofferenti di tensioni abitative. Anche su tale aspetto il decreto-legge non è chiaro perché parla di zone confinanti; dunque, i centri non confinanti ma poco distanti con la medesima tensione abitativa non sarebbero coinvolti.
Mi auguro che tali problematiche possano essere approfondite in sede di esame al Senato, anche perché la chiusura dimostrata fornisce un segno di non ragionevolezza


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e di non comprensione dei temi sollevati. Non si capisce - mi riferisco agli aspetti finanziari - perché dagli originari 109 milioni di euro si sia passati a 50 milioni. Non credo che ciò costituisca il risultato della fallimentare applicazione della legge n. 240 del 2004, che è risultata fallimentare per il numero delle domande presentate, ma non certo perché il problema non esista. Semplicemente, non vi è stata informazione e i cittadini non sono stati posti nelle condizioni di accedere ai contributi previsti dal suddetto decreto.
Tornando alle questioni relative alle modalità, è stata prevista la nuova soluzione dell'elezione del domicilio e il contributo ad un soggetto ospitante l'anziano o l'individuo della famiglia disagiata. Tale sistema di contribuzione, se non correttamente gestito con sanzioni, con modalità cauzionali e con obbligo di istituzione di quota parte o di tutto il contributo, a mio avviso, può dar vita ad uno pseudo mercato dell'ospitalità, finalizzato ad intercettare il contributo e poi ad abbandonare l'anziano o il disagiato al suo destino.
Un capitolo a parte costituisce l'aspetto relativo alle risorse non utilizzate. La costituzione di questo fondo speciale per progetti finalizzati ad un aumento della disponibilità degli alloggi di edilizia sociale costituisce un progetto che non potrà che avere uno sviluppo a lungo termine, in quanto i tempi di realizzazione degli alloggi - specialmente nell'edilizia pubblica - sono piuttosto lunghi.
Quindi, queste iniziative un po' improvvide sono state intraprese e sono fallite proprio perché, a mio avviso, non si è voluto affrontare con determinazione la problematica. Tale modo di procedere sta producendo un effetto deleterio, vale a dire quello di un ulteriore ricorso alla previsione di proroghe. Tutto ciò ci induce a confermare la nostra contrarietà sul provvedimento in esame.
Vorrei aggiungere che, con grande responsabilità, l'opposizione è rimasta in aula, anche se avrebbe potuto far mancare il numero legale.
Lo abbiamo fatto con senso di responsabilità perché sul tema in oggetto abbiamo sensibilità, interesse e determinazione ad essere concreti e a trovare una soluzione definitiva. Infatti, dal 2001 si continua a non affrontare questo problema, procrastinandolo e rendendolo davvero endemico.
Mi auguro che la mia sia solo una sensazione; tuttavia, non vorrei che esistesse la voglia di dilazionare e spossare questa materia affinché si risolva da sola, in modo quasi endemico, gestendo con meno impatto gli sfratti, magari per utilizzare le risorse stanziate per altri obiettivi.
Davvero mi auguro che il Senato possa compiere una rilettura del testo con uno spirito che vada al di là delle divisioni politiche, necessario quando si affronta un problema sociale. Quindi, mi auguro che al Senato sia ripristinata la disponibilità originale corrispondente a 100 milioni euro, utilizzando gli argomenti che a nostro avviso possono risultare risolutivi (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pistone. Ne ha facoltà.

GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, siamo giunti alla conclusione del dibattito in merito al decreto in oggetto, l'ennesimo provvedimento utile per prorogare di qualche mese gli sfratti a beneficio di una ridottissima platea di inquilini italiani. Questo dimostra la totale assenza di una politica sulla casa da parte del Governo.
Molti colleghi hanno ricordato lo studio del CRESME, commissionato dall'ANCI; nella conferenza stampa di presentazione il Centro di ricerche afferma che oggi si sta riaprendo la questione della casa in tutta la sua gravità e che siamo di fronte ad un'emergenza. Quindi, il problema non è più congiunturale bensì strutturale. Si tratta di una frase che abbiamo ascoltato e ripetuto in quest'aula più di una volta, restando del tutto inascoltati.
Tuttavia, dobbiamo metterci in testa che bisogna ripartire dal rilancio della


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politica di edilizia residenziale pubblica. Più in generale, la politica sulla casa è composta da tante voci e non può essere risolta soltanto in un modo. Intanto esiste l'aspetto fiscale che va assolutamente affrontato ed anche reso omogeneo, signor viceministro. Si diventa matti perché una parte rilascia certe dichiarazioni, mentre l'altra si comporta diversamente! Bisogna agire sul recupero del patrimonio esistente, sulle ristrutturazioni e sulla riutilizzazione del patrimonio immobiliare, cercando di intervenire nelle situazioni di maggior degrado.
Tuttavia, quanto a questo, dobbiamo anche promuovere e realizzare una nuova edilizia residenziale pubblica perché siamo di fronte a nuove esigenze sociali che non erano presenti 20 anni fa, ma che adesso emergono in tutta la loro prepotenza. Vi sono i problemi dei giovani, compresi i single (quindi non solo le coppie), perché è legittimo desiderio dopo i 25 anni poter iniziare un cammino di vita autonomo, anche dal punto di vista della residenza. Vista la situazione attuale, questo non è possibile.
Vi sono dunque le nuove esigenze dei giovani, delle giovani coppie, degli immigrati regolari e comunque degli immigrati che vivono nel nostro paese da molti anni e che sono tuttora costretti a coabitare in case in cui vengono turlupinati e derubati dai proprietari, che hanno il coraggio di chiedere, per un posto letto, 500 euro (si tratta della situazione esistente a Roma e in molte altre parti d'Italia).
Vi sono le esigenze dei single, degli anziani, degli studenti universitari fuori sede. Le soluzioni devono necessariamente costruire un sistema: non si può immaginare di avere la bacchetta magica e di risolvere il problema con un singolo provvedimento. Si tratta infatti di questioni complesse, che devono essere affrontate in modo globale, tenendo presente che ciascuna parte è necessaria a costruire l'insieme.
Dal rapporto del CRESME emerge inoltre che l'Italia è all'ultimo posto per quanto riguarda i sussidi governativi alla casa in percentuale sul PIL, con un miserrimo 0,07 per cento: ritengo che dovremmo vergognarci. La Francia fa molto più di noi, ed è prossima al 2 per cento del PIL in sussidi governativi alla casa; la Spagna, la Svezia, l'Olanda, il Portogallo, la Germania, il Belgio perseguono politiche più avanzate rispetto a quelle del nostro paese, anche per quanto riguarda altri settori del sistema di protezione sociale. È dunque necessaria un'inversione di rotta, e sono certa che le posizioni sostenute dall'opposizione costituiranno il progetto politico del futuro e la nuova piattaforma politica per la prossima legislatura.
Occorre partire dalle esigenze sociali più forti e più stringenti per ricostruire un nuovo tessuto sociale e una politica che sia molto attenta ai problemi di chi ha di meno e molto meno attenta ai problemi dei «soliti noti». Purtroppo, questo Governo ha dato dimostrazione di essere attento agli interessi di poche persone, e non ha certamente perseguito gli interessi generali del paese e gli interessi dei più deboli, non ha scelto di stare dalla parte del cittadino e delle categorie più esposte dal punto di vista economico e non ha tenuto conto delle esigenze sociali, che sono mutate nel nostro paese.
Nella società italiana di oggi vi sono circa 2 milioni 800 mila anziani ultrasessantacinquenni che vivono da soli, mentre i giovani tra i 25 e i 34 anni non sono in grado di pagarsi un alloggio e restano nella casa dei genitori. Si tratta di un tema che dobbiamo essere in grado di affrontare, non solo dal prossimo anno, ma già a partire dalle prossime settimane, con il Documento di programmazione economico-finanziaria e con la legge finanziaria.
Porremo con forza la questione.
Lo faremo con la forza, la passione e la capacità di cui disponiamo. Credo che i cittadini ci comprenderanno e sapranno intendere la bontà dei nostri ragionamenti: non vogliamo vendere fumo o promesse e chiacchiere inutili. Intendiamo garantire a chiunque la certezza del domani, ma purtroppo ciò non è possibile per tutti e, allora, questa certezza va sicuramente garantita a quelle persone che, nella nostra


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società, hanno un credito verso lo Stato. Infatti, quando i cittadini hanno gli stipendi bloccati e posti di lavoro assolutamente precari e saltuari, non si può chiedere loro un progetto di vita stabile, che li renda forti nella società del futuro. Non è possibile chiedere loro un tale progetto perché da una parte si toglie e, dall'altra, si fa altrettanto, non concedendo alcuna certezza, ma promettendo sempre miracoli e chiacchiere, poi puntualmente disattese (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Perrotta. Ne ha facoltà.

ALDO PERROTTA. Signor Presidente, sarò breve.
Al di là del libro dei sogni, che la sinistra non ha mai realizzato quando era al Governo, e al di là della demagogia (Commenti dei deputati dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)... Colleghi, ho qui il testo dell'interrogazione urgente n. 2-01589, presentata dagli onorevoli Provera e Giordano, riguardante il comune di Torino: cercate di essere coerenti!
Come napoletano, ringrazio il Governo, perché finalmente viene risolto un drammatico problema che affligge 800 famiglie della mia città. Auspico che il comune di Napoli, che non ha mai fatto nulla, questa volta intervenga (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Parolo. Ne ha facoltà.

UGO PAROLO. Signor Presidente, nell'annunciare il voto favorevole del gruppo della Lega sul provvedimento in esame, vorrei svolgere alcune considerazioni che ritengo necessarie.
Voglio, anzitutto, dare atto ai colleghi del centrosinistra di avere tenuto un atteggiamento responsabile durante l'esame in Assemblea del disegno di legge di conversione in esame, che mi auguro venga approvato. Ricordo loro, però, che il dibattito si è quasi per intero incentrato sulla possibilità di allargare la platea dei beneficiari del provvedimento, rispetto a quella originariamente individuata dal Governo. È allora giusto far presente, anche a chi segue i nostri lavori, che il decreto-legge al nostro esame si pone su una linea di continuità rispetto ad un analogo provvedimento varato dal precedente Governo di centrosinistra. La platea degli utenti, quindi, è stata individuata dal Governo dell'Ulivo alla fine della scorsa legislatura, per tentare di risolvere - direi per prorogare in maniera « armoniosa » - la situazione di criticità che riguardava una parte ristretta degli inquilini, i più disagiati, gli ultrasessantacinquenni e i portatori di handicap, ai quali non era ancora stata fornita una soluzione.
Pertanto, l'introduzione di nuovi soggetti aventi diritto ai benefici previsti dal provvedimento in esame, ma mai interessati da tutti i precedenti provvedimenti in materia, equivarrebbe a snaturare le disposizioni in oggetto. Pertanto, le osservazioni svolte dai colleghi al riguardo, a mio avviso, andavano considerate, più correttamente, estranee alla problematica che il decreto-legge si propone di risolvere.
Detto ciò, convengo con molte delle osservazioni svolte circa la necessità di rivedere comunque la politica dell'edilizia abitativa, e in particolare quella delle locazioni. A tal fine, a mio avviso, andrebbero seguite tre strade.
La prima è quella del Fondo sociale, con il quale si mettono risorse a disposizione delle categorie più disagiate - le famiglie con redditi bassi e precari -, che non sono in grado di pagare il canone di affitto; per esse non vi è altra soluzione che quella dell'aiuto dello Stato. Questa strada rappresenta solo un aspetto del problema, che non può essere considerato l'aspetto principale, come invece sostengono alcuni colleghi del centrosinistra.
La seconda strada è quella che ha tentato di individuare il Governo con questo provvedimento, quella cioè di incrementare il patrimonio pubblico costruendo


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nuove case e mettendole a disposizione a canoni calmierati, tali da essere accessibili a chiunque.
Una terza strada, spesso dimenticata, è data dalla situazione patrimoniale immobiliare specifica del nostro paese. Non bisogna dimenticare che l'Italia è, in Europa, il paese in cui si registra il maggior numero di case di proprietà. Spesso, quando si citano a titolo di esempio paesi come la Germania, la Svizzera o l'Olanda, ci si dimentica che in questi paesi la stragrande maggioranza delle case non è di proprietà, ma si tratta di immobili a patrimonio misto, pubblico e privato, o comunque di case di proprietà di grandi gruppi immobiliari (banche o grandi società), che le concedono in locazione a canoni calmierati grazie all'intervento dello Stato, il quale, in alcuni casi, interviene in misura più incisiva di quanto avviene oggi in Italia. In questi paesi, quindi, il mercato immobiliare presenta caratteristiche completamente diverse da quelle italiane.
Allora, se in Italia la stragrande maggioranza delle case è di proprietà e se il patrimonio immobiliare continua ad aumentare (i dati di questi ultimi anni lo evidenziano), mi chiedo per quale motivo non vi sono immobili disponibili ad essere dati in locazione. La risposta, a mio avviso, è solo una: perché i proprietari delle case non hanno la certezza del rilascio degli immobili alla scadenza dei contratti di affitto. Molti proprietari non vogliono affittare sulla base dei contratti previsti dalla legge per la prima abitazione...

GABRIELLA PISTONE. Affittano, affittano, e si beccano un sacco di soldi!

UGO PAROLO. ... e preferiscono stipulare contratti di affitto a breve termine con soggetti che manifestano un temporaneo bisogno degli immobili. Mi riferisco agli studenti, ai contratti turistici. I proprietari, quindi, non affittano le loro case sulla base di contratti per prima abitazione perché sanno perfettamente che, nel momento in cui il contratto di affitto giungerà a scadenza, non hanno nessuna certezza di rientrare in possesso del loro immobile.
È necessario pertanto uscire da questo circolo vizioso, così come si deve avere il coraggio di rendere il contratto di locazione titolo abilitativo al rilascio dell'immobile al momento della scadenza del contratto, mentre gli eventuali diritti dell'inquilino possono trovare tutela con sentenza del giudice, ma soltanto dopo che l'immobile è stato rilasciato.
Sono convinto che, agendo in questo modo, si amplierebbe sul mercato la disponibilità degli immobili e si potrebbe così far fronte alle esigenze che oggi non riescono ad essere soddisfatte. Ovviamente, non faccio riferimento alle persone che non sono in grado di pagare il canone di affitto, perché in tal caso, come ho detto, è necessario l'intervento dello Stato. Per fortuna, a differenza di quanto sostiene la sinistra, la maggior parte delle persone, in Italia, è in grado di pagare il canone di affitto. Il problema è che non si trovano gli immobili da affittare oppure per essi sono richiesti canoni di affitto così elevati da essere inaccessibili a molte fasce della popolazione.
Concludo, sottolineando che con l'articolo aggiuntivo 5.050 della Commissione, approvato oggi, al comma 4, si consente ai comuni - tale previsione è frutto di un'apposita richiesta avanzata dalla Lega Nord Federazione Padana - di azzerare l'imposta comunale sulla prima casa, a condizione che resti invariato il gettito totale dell'imposta comunale e previo contestuale incremento delle aliquote da applicare alle aree edificabili. Questa previsione discende dal fatto che noi riteniamo corretto non far pagare ai cittadini l'imposta comunale sugli immobili per la prima casa, mentre riteniamo giusto penalizzare chi è stato premiato con un incremento di valore del proprio immobile dai piani regolatori; incremento di valore che, come sappiamo, non è generato da reddito da lavoro ma da una rendita di posizione o da una scelta discrezionale dei sindaci.
Per tutti questi motivi, ci dichiariamo soddisfatti del provvedimento in esame e, conseguentemente, i deputati della Lega


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Nord Federazione Padana voteranno a favore di esso (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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