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La seduta, sospesa alle 10,10, è ripresa alle 10,40.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Su quale argomento, onorevole Boccia?
ANTONIO BOCCIA. Sull'ordine dei lavori, signor Presidente.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, l'ordine del giorno prevede il seguito dell'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 86 del 2005, che la Presidenza, il Governo e la maggioranza hanno sicuramente interesse a vedere approvato, possibilmente, entro la mattinata. Ebbene, poiché sussistono elementi che potrebbero compromettere tale risultato, intervengo per evitare che l'approvazione del provvedimento sia compromessa. Del resto, il viceministro Martinat sa bene che il Governo ha la possibilità di evitare uno stravolgimento dell'ordine del giorno e di fare in modo che si proceda all'approvazione del disegno di legge di conversione.
L'opposizione ha posto al Governo il seguente tema: non è possibile che si privino di risorse persone ultrasessantacinquenni indigenti, povere - le quali, al contrario, andrebbero aiutate in maniera prioritaria allorquando vengono colpite da un provvedimento di sfratto -, per destinare le risorse medesime, genericamente, al disagio abitativo nei grandi comuni. Signor Presidente, qualora le anzidette risorse dovessero risultare effettivamente non utilizzate, si potrebbe ammettere la possibilità di reimpiegarle. Tuttavia, poiché il testo prevede che la mancata utilizzazione entro il 31 ottobre 2005 possa dipendere anche da disfunzioni burocratiche e non da mancanza di domande, è evidente il pericolo reale di uno storno dei fondi pur in presenza di domande.
Signor Presidente, la risposta del Governo non riguarda il merito (perché non intervengo sul merito), ma i nostri comportamenti. Mi corre l'obbligo di far presente al Governo che, qualora il sottosegretario non dovesse fare chiarezza sulla questione, esprimendo un atteggiamento di comprensione ed avviando un confronto sulla formulazione del testo, difficilmente l'opposizione potrebbe consentire l'approvazione del provvedimento in esame in mattinata (naturalmente, utilizzeremmo i tempi a nostra disposizione ed agiremmo, quindi, nel pieno rispetto del regolamento, con le prevedibili conseguenze sui nostri lavori).
Signor Presidente, per correttezza, avevo il dovere di far conoscere al Governo - non tanto alla Presidenza della Camera, che è terza rispetto alla vicenda - la posizione dell'opposizione. Più che intervenire sugli emendamenti presentati, desidero segnalare al sottosegretario l'importanza, per noi, dell'indicata questione ed il fatto che la prosecuzione dei nostri lavori dipende dalle spiegazioni del Governo e dall'attenzione che esso vorrà riservare alla preoccupazione che ho poc'anzi espresso.
Presidente, mi sembra che il sottosegretario sia più interessato alla lettura del suo giornale... Dunque, noi saremo più attenti a fare in modo che il provvedimento in esame, nel giro di una settimana, possa trovare un maggiore approfondimento, in modo che il sottosegretario abbia il tempo di rifletterci sopra.
UGO MARTINAT, Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
UGO MARTINAT, Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti. Signor Presidente, probabilmente l'onorevole Boccia non sa che c'è stata la riforma Bassanini. Vi sono titoli diversi, ma questa è una disattenzione che dipende dal fatto che l'onorevole Boccia è occupato in altre faccende.
Il testo di questo provvedimento è il frutto di un confronto abbastanza serrato con l'ANCI, che, pur se con alcune riserve, ha ritenuto il testo di buon livello. Credo che proprio il comune di Roma, nella persona del suo assessore, abbia espresso un particolare interesse sui residui che sicuramente ci saranno al 31 ottobre. Dico «sicuramente», perché il testo è nato dopo che le prefetture ci hanno indicato il numero esatto degli sfrattati, nonché le città e le aree urbane interessate.
Onde evitare di lasciare residui perenti al 31 ottobre e, quindi, di dare disponibilità di ritorno al Tesoro, è stata prevista questa disposizione per permettere investimenti di collaborazione. Il Governo, infatti, non intende mettersi a costruire case; ha intenzione, invece, di dare contributi a chi acquista o opera in un certo modo nel settore.
PIETRO FOLENA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Folena, desidero farle presente che non intendo aprire un dibattito sulla questione posta dall'onorevole Boccia. Mi trovo in difficoltà, perché vorrei farla parlare. Tuttavia, le ricordo che, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del regolamento, dopo l'intervento del Governo si riapre la discussione solo se ci troviamo in sede di dichiarazioni di voto. Nel caso di specie, si tratta di interventi sull'ordine dei lavori. Quindi, tale norma non si applica.
In ogni caso, poiché lei ha chiesto di intervenire sul suo emendamento 2.4, se fosse d'accordo, passerei alla votazione dello stesso. Se, invece, volesse insistere, non avrei difficoltà a concederle due minuti. Prendo atto che non insiste.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, non credo voglia replicare, perché non è consentita la replica sull'ordine dei lavori.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, chiedo la parola sull'ordine dei lavori, in relazione alle sue dichiarazioni, e per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Le mie dichiarazioni...?
ANTONIO BOCCIA. Sì. Signor Presidente, lei sa che il Presidente della Camera, nell'ambito di una discussione rilevante, può consentire a ciascun gruppo di esprimere la propria opinione, anche in fase di dibattito sull'ordine dei lavori.
Per il buon andamento dei nostri lavori, credo che questa sia una circostanza nella quale sarebbe utile un approfondimento. Quindi, le chiedo di valutare (so che tale scelta rientra nell'ambito della sua discrezionalità) se non sia il caso di concedere due minuti per gruppo in maniera che il Governo possa avere chiara la posizione dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, la ringrazio del suo intervento, ma la Presidenza non ritiene di concedere questi due minuti per gruppo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Folena 2.4.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore e dal Governo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Folena. Ne ha facoltà.
PIETRO FOLENA. Signor Presidente, vorrei innanzitutto esprimere lo sconcerto del nostro gruppo a seguito delle osservazioni poc'anzi espresse dal viceministro Martinat.
Ieri, il relatore Foti, durante l'esame della nostra proposta emendativa 1.7 - che estendeva i benefici (invero, solo eufemisticamente li si può definire tali) di cui all'articolo 1 del decreto anche alle famiglie residenti in tante realtà collocate fuori dalle grandi aree metropolitane -, ha chiarito ai colleghi della maggioranza (alcuni fortemente orientati ad esprimere un voto favorevole) che l'approvazione dell'emendamento, pur condivisibile (come ha sostenuto anche il collega Buontempo), avrebbe vanificato la conversione del decreto.
Il Governo, poi, conduce un'operazione veramente spregiudicata attraverso il comma 3 dell'articolo 5: da un lato, per le famiglie sfrattate di Novara, Padova, Alessandria, Ferrara, Foggia e di tante altre città, nelle stesse condizioni delle famiglie sfrattate di Roma e Milano - rispetto alle quali, dunque, dovrebbero avere gli stessi diritti -, limita la possibilità di accedere allo stesso contributo, pur considerato il livello degli affitti; dall'altro, riserva, in modo discrezionale, previa emanazione di un decreto del ministro dell'economia e delle finanze, ad un «apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti» la destinazione dei fondi residui, assicurando che, in tal modo, anche alcuni comuni ed alcune realtà potrebbero ricevere i fondi necessari per perseguire una politica di alloggi sociali.
Ebbene, noi vorremmo una politica trasparente di ripresa dei finanziamenti all'edilizia sovvenzionata e a quella pubblica e per tale motivo abbiamo presentato una serie di proposte emendative. È invece semplicemente vergognoso, a sei mesi dalle elezioni, fare un'operazione del tutto poco trasparente: il Parlamento non sa né come né dove verranno utilizzate queste risorse e nel frattempo si nega il diritto di talune famiglie di avere le stesse possibilità di altre. Ritengo che queste siano ragioni che rafforzano la nostra opinione critica.
In merito al mio emendamento 2.4 voglio chiarire ai colleghi che, approvandolo, si consentirebbe il ricorso ai contratti agevolati quali definiti in tutti i comuni tra i sindacati degli inquilini e le associazioni della proprietà. Si stabilirebbe, altresì, per i proprietari, l'aumento delle detrazioni dal 30 per cento (come previsto dalla legge n. 431 del 1998) al 70 per cento.
Pertanto, invito l'Assemblea a rispondere all'arroganza discrezionale manifestata dal viceministro Martinat con l'approvazione di una proposta emendativa che permetterebbe di alleviare le conseguenze di un decreto distorto e dai risvolti preoccupanti quali quelli che già si sono configurati in apertura di seduta questa mattina (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, indubbiamente l'intervento del viceministro Martinat in riferimento alla situazione abitativa di Roma sembra alquanto una provocazione pur di evitare di dare le risposte che, invece, il Governo sarebbe tenuto a dare. Pronunciandosi in maniera a mio avviso positiva, non può che rendersi conto della ragionevolezza delle proposte emendative presentate dall'opposizione al provvedimento che, pur essendo stato discusso con l'ANCI e pur avendo riscosso in gran parte adesioni e consensi, però presenta aspetti di iniquità già sottolineati, non soltanto da parte dell'opposizione, ma anche da parte di alcuni colleghi della maggioranza. Ricordo al riguardo l'intervento svolto ieri dal collega Falanga, che evidentemente condivideva alcune proposte perché profondo conoscitore, per esempio, della realtà napoletana, in cui si verificano le stesse distorsioni denunciate dall'opposizione. Ci troviamo in una situazione in cui il costo degli affitti è diventato davvero eccessivo e sproporzionato rispetto ai redditi medi percepiti dalle famiglie. Ieri l'onorevole Folena ha citato, con grande precisione, i dati relativi agli stipendi dei lavoratori a reddito fisso. Si tratta di stipendi che non consentono certamente di avere una certa tranquillità nel momento di pagare un canone mensile di locazione, perché, evidentemente, le famiglie devono successivamente «stringere la cinghia» - come si suol dire - e ridurre i consumi.
Non possiamo non fare riferimento al calo dei consumi delle famiglie, perché i dati ufficiali illustrati nella seduta di ieri non sono cifre inventate dall'opposizione. Nel nostro paese, infatti, il calo dei consumi è pari al 3,9 per cento, e nel Mezzogiorno d'Italia tale flessione è addirittura pari all'11 per cento: ciò significa che le famiglie rinunciano ad acquistare anche i beni alimentari! Tutto si tiene, poiché, se vi fossero canoni di locazione più contenuti, aumenterebbe certamente la quota di reddito disponibile delle famiglie destinato ad acquistare anche generi alimentari, oltreché beni di abbigliamento e via dicendo.
Occorre, pertanto, che il Governo svolga una seria riflessione sulla sua politica economica: un provvedimento come quello in esame va reso più equo, anche per rendere giustizia a coloro che vivono il dramma dello sfratto e rischiano di trovarsi senza un alloggio (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sandri. Ne ha facoltà.
ALFREDO SANDRI. Signor Presidente, intervengo per rispondere al rappresentante del Governo, l'onorevole Martinat, che non è vero che vi è l'accordo dei comuni. Infatti, quando lei afferma che i comuni hanno formulato una riserva, non ha spiegato su cosa, poiché i comuni hanno avanzato la loro riserva su un punto specifico.
Vorrei ricordarle che avete presentato, lo scorso novembre, un provvedimento che prevedeva di intervenire, sull'intero territorio nazionale, a favore dei casi contemplati dal decreto-legge in esame, vale a dire gli ultrasessantacinquenni ed i portatori di handicap. In altri termini, avete concepito un ammortizzatore sociale in grado di intervenire su larga scala.
Oggi, invece, vi ripresentate con un decreto-legge, che reca il titolo enfatico di «misure urgenti di sostegno nelle aree metropolitane» per coprire altre cose, e restringete anche le aree geografiche di intervento, attraverso meccanismi volti a limitare l'accesso ai contributi previsti, per potere avere a disposizione risorse che, a mio avviso, servono probabilmente a soddisfare accordi che lei, signor viceministro, ha sottoscritto in giro per realizzare, qua e là, qualche progetto!
È questo il problema: il Governo di centrodestra, nel mese di novembre ha varato un decreto-legge che si propone di intervenire sull'intero territorio nazionale; tale provvedimento, tuttavia, non ha funzionato
- perché è stato utilizzato da venti famiglie! -, ed allora l'Esecutivo torna in Parlamento e propone di concentrare le risorse e di destinarne una parte ad altri scopi! Su tale aspetto, l'ANCI ha già affermato di non essere d'accordo: signor rappresentante del Governo, precisi dunque che sono state espresse riserve proprio su questo punto!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pistone. Ne ha facoltà.
GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, il provvedimento in esame, come è stato già sostenuto dai colleghi intervenuti nei giorni scorsi, nasce per rispondere ad un'esigenza drammatica: tentare di ridurre il disagio creato dal problema degli sfratti. Con il decreto-legge in esame, sostanzialmente, si cerca di limitare, per quanto possibile - ed in un modo che riteniamo assolutamente insufficiente -, il problema abitativo, aiutando i soggetti più deboli ed impiegando, a tale scopo, il maggior volume di risorse finanziarie disponibili.
Il problema qual è? A questo provvedimento, noi parlamentari dell'opposizione abbiamo presentato diversi emendamenti, alcuni dei quali ritenevamo potessero essere condivisi anche da alcuni parlamentari della maggioranza, se non altro nei loro principi ispiratori. Ci troviamo, invece, di fronte ad una scelta che viene sostanzialmente disattesa, poiché i fondi stanziati con un provvedimento precedente, il decreto-legge n. 240 del 2004, sono sostanzialmente ridotti della metà, per essere destinati non si sa a quale scopo. O meglio, i fondi sono sempre destinati all'edilizia abitativa - non vi è dubbio: vi sono precisi vincoli in merito -, ma non si sa bene come saranno impiegati, in che modo potrebbero essere scelte le aree, le tipologie, eccetera.
Ritengo che quest'Assemblea dovrebbe manifestare un moto improntato all'imparzialità, alla trasparenza e ad un interesse davvero generale e superiore e non - come già sottolineato dal collega Sandri - a favorire, o comunque ad accontentare, alcune realtà a scapito di altre.
Noi, ieri, avevamo offerto un'occasione al Governo ed alla maggioranza per ovviare a tale inconveniente, agendo - lo ripeto - per il bene universale e non per quello specifico o particolare di taluno rispetto a qualcun altro, estendendo le zone di beneficio a tutte le aree; non solo, dunque, alle 13 individuate dal provvedimento in esame, oppure alle altre prescelte all'interno del bacino rimanente.
Ritengo, dunque, che dovremmo avere l'onestà e la capacità di capire che di ciò si tratta, e che l'unico principio ispiratore dovrebbe essere alleviare il disagio dei più deboli. Ciò è quanto mi sento di affermare, a nome del mio gruppo, per sostenere una battaglia che non nasce oggi ma viene da lontano (Applausi dei deputati del gruppo Misto-comunisti italiani e di Rifondazione Comunista).
TOMMASO FOTI, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TOMMASO FOTI, Relatore. Signor Presidente, non sarà sfuggito all'Assemblea che abbiamo fatto un passo indietro rispetto a ieri. La questione posta dall'onorevole Boccia, infatti, se non è meramente dilatoria è, quanto meno, tardiva.
Abbiamo avuto la possibilità di esaminare il tema oggi riproposto nel discutere ieri l'emendamento Sandri 1.20. Infatti, l'onorevole Folena, che ha parlato se non erro per dichiarazione di voto sul suo emendamento 2.4, sa bene che esso ha un altro contenuto rispetto alla richiesta formulata dall'onorevole Boccia, che - lo dico quale relatore - non può essere accolta. Il relatore, in questa fase, non può, infatti, «inventarsi» un emendamento che contraddica una precedente deliberazione sul punto. Pertanto, se l'onorevole Boccia vuole fare ciò per ritardare l'approvazione del provvedimento in esame fino ad una certa ora, può anche farlo.
Se, invece, egli, che è un esperto della Commissione bilancio, vuole rifarsi alla possibilità offerta dall'articolo 5, comma 3, per il caso dallo stesso sottolineato, si potrebbe pensare solo ad un ulteriore emendamento della Commissione - che però dovrebbe essere sottoposto al parere della Commissione bilancio - nel quale si stabilisca che, nel caso in cui non vengano utilizzati, per mero errore formale nella presentazione delle domande, alcuni fondi, questi ultimi possono essere recuperati. È evidente che si tratta di un procedimento tortuoso.
La questione politica è già stata affrontata nel corso dell'esame dell'emendamento Sandri 1.20. Siamo in sede di prima lettura del provvedimento e, se vi sarà la volontà di modificarlo in seconda lettura, lo si potrà fare in quella sede.
Mi rivolgo a coloro i quali, come l'onorevole Boccia, temono che qualcuno possa presentare la domanda in modo errato: tanto meno tempo diamo agli interessati per poter presentare la domanda e, sicuramente, maggiori potranno essere le possibilità di errore nella presentazione della medesima. Quindi, la conversione in legge del decreto-legge in esame in tempi brevi è nell'interesse dei destinatari di questo provvedimento.
Mi sono permesso di svolgere un'osservazione di tipo formale. Se tale questione fosse stata posta dall'onorevole Boccia con riferimento all'emendamento Sandri 1.20, avremmo potuto accantonarne l'esame, per riflettere su una possibile riformulazione. Ma ora, tecnicamente, non è possibile riprendere un argomento sul quale la Camera si è già espressa.
Ritenevo di dover rappresentare ciò, onde evitare una discussione inutilmente capziosa.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Chianale. Ne ha facoltà.
MAURO CHIANALE. Signor Presidente, non mi avventuro nella discussione e confesso la mia mancata preparazione formale. Direi che la questione sta nel merito in ordine alle procedure parlamentari. Anzitutto, stiamo esaminando per la quarta volta un provvedimento che è stato presentato, reiterato e modificato; su tale aspetto, è meglio non parlare.
Mi limito ad affrontare una questione che riguarda il merito. Siamo alla prima lettura del decreto-legge in esame: se il viceministro si impegna a rivedere questo aspetto al Senato, è chiaro che il nostro atteggiamento sarà diverso.
Vorrei, poi, fare una battuta sulla vicenda relativa ai comuni. L'emendamento proposto dall'ANCI, di fatto, chiede in modo chiaro che gli interventi vengano estesi a tutti i comuni italiani che vivono il problema della tensione abitativa. Quindi, ribadisco che, se il viceministro si impegnasse a rivedere questo aspetto, ad allargare le aree di intervento ed a rimettere in pista i 100 milioni previsti nel precedente provvedimento, il nostro atteggiamento potrebbe cambiare.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Folena 2.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 366
Votanti 365
Astenuti 1
Maggioranza 183
Hanno votato sì 180
Hanno votato no 185).
Prendo atto che l'onorevole Mongiello non è riuscito a votare.
Prendo atto, altresì, che gli onorevoli Volontè e Fragalà non sono riusciti a votare e che avrebbero voluto esprimere un voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Folena 2.7.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore e dal Governo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Folena. Ne ha facoltà.
PIETRO FOLENA. Signor Presidente, il relatore Foti mi darà atto che sto intervenendo da ieri in modo molto specifico sui nostri emendamenti. L'ho fatto anche con riferimento all'emendamento precedente; riguardo a quello in esame, invito il relatore a rileggerlo: esso propone una specificazione necessaria, altrimenti non si capisce con chi si dovrebbero stipulare i contratti. Si tratta di un difetto di formulazione del testo piuttosto evidente.
Tuttavia, credo che, anche rispetto a questo emendamento, sia opportuno tornare sul punto che riguarda il peso che ha il costo dell'affitto per le famiglie con lavoro dipendente o anche lavoro autonomo a basso reddito.
Questa mattina, su tutti i giornali - non si tratta di propaganda dell'opposizione, bensì di cifre ufficiali - sono stati resi noti i dati di aprile sulla nostra economia: nel mese di aprile, il calo di vendite al dettaglio è stato pari al 3,9 per cento. Le famiglie tagliano sui generi alimentari (meno 3,6 per cento): questo, forse, è il dato più indicativo, unitamente a quanto ormai accade in alcuni grandi ipermercati, che stanno offrendo mutui alle famiglie che si indebitano per acquistare generi alimentari.
La contrazione delle vendite nel settore dell'abbigliamento è stata del 4,3 per cento, senza parlare di quella relativa ad altri beni (cultura e libri, meno 4 per cento; musica, meno 6,3 per cento; elettrodomestici, meno 5,7 per cento). Nel Mezzogiorno questa contrazione è drammatica. Nel mese di aprile, rispetto all'anno precedente, la contrazione delle vendite è stata dell'8 per cento.
Parliamo, quindi, di problemi che riguardano la fascia più popolare e i redditi medio-bassi del nostro paese, che fotografano come la ricchezza nel corso di questi anni si sia spostata in poche mani.
Qualche volta, in passato, si è potuto contrapporre la condizione degli inquilini a quella dei proprietari. Ma, se andiamo ad analizzare la proprietà immobiliare nel nostro paese, i dati ufficiali del CRESME e dell'ANCI sono molto significativi. In un ventennio, tra il 1984 e il 2004, la composizione percentuale dei promotori delle nuove iniziative immobiliari con le nuove costruzioni si è così modificata: il pubblico è sceso dall'8 all'1 per cento e le cooperative dal 15 al 5 per cento. Fin qui in qualche modo già si sapeva. Il privato - intendendo come tale le piccole iniziative immobiliari, a proposito della retorica che si fa sul fatto che tutti si costruiscono la casa o la comprano - è sceso dal 45 al 42 per cento. L'unica voce che risulta aumentata - afferma il CRESME - è quella relativa alle imprese, che, nella composizione percentuale dei promotori delle nuove iniziative immobiliari, sono passate dal 32 al 50 per cento.
Non si tratta, quindi, di una questione ideologica, di sinistra, di destra o di centro, ma di una questione concreta. Abbiamo la fotografia del fatto che alcune grandi immobiliari (poco importa che siano immobiliaristi d'assalto nati in questi anni sull'onda delle cartolarizzazioni, piuttosto che grandi gruppi immobiliari che sono più consolidati all'interno del mercato), hanno visto un trasferimento gigantesco di ricchezze e di forza in poche mani.
È necessario, pertanto, intervenire con grande coraggio. Voglio dare atto in questa sede che, grazie alle lotte condotte dall'Unione inquilini e dal Movimento per la casa di Roma, si sono ottenuti dei risultati importanti, come la delibera del comune di Roma. Ora, però, vi è la necessità di cambiare strada e questo decreto-legge può essere l'occasione per farlo, così da permettere agli immobiliaristi di svolgere la loro attività nel mercato, senza peraltro danneggiare il diritto alla casa delle persone, tenendo conto dell'impoverimento molto pesante di tantissime famiglie italiane
(Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. L'emendamento in esame è di una chiarezza tale che rende comprensibile a tutti la necessità di correggere l'articolo 2, che risulta incompleto.
Voglio sottolineare soltanto un dato: gli sfrattati, di solito, sono le persone più deboli, come i pensionati, che hanno un reddito di 420 euro. Come fanno ad accedere ad alloggi più costosi? La falcidie dei redditi familiari è stata tale da costringere molte persone, anche ultraottantenni, a subire gli sfratti in alcune grandi realtà del nostro paese.
Occorre pertanto rendere più giusta ed equa la norma che stiamo esaminando (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Folena 2.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Invito i colleghi a votare ciascuno per sé.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 389
Votanti 388
Astenuti 1
Maggioranza 195
Hanno votato sì 189
Hanno votato no 199).
Prendo atto che l'onorevole Mongiello non è riuscito a votare.
Passiamo agli identici emendamenti Realacci 2.11, Pistone 2.12 e Cima 2.20.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore e dal Governo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, gli identici emendamenti in esame rispondono ad una logica normativa e ad un processo decisionale corretti, quindi crediamo possano essere condivisi senza problemi anche dai colleghi e dalle colleghe della maggioranza.
Tali emendamenti tendono a correggere quella che, giustamente, il collega Folena prima definiva l'arroganza decisionale del Governo, che appare in maniera evidente nel provvedimento in esame. Mi riferisco alla centralizzazione eccessiva sul piano decisionale presente nella struttura del provvedimento.
Il comma 4 dell'articolo 2 stabilisce che: «Con decreto del ministro delle infrastrutture dei trasporti, da adottarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, si provvede alla individuazione delle modalità di erogazione delle risorse di cui all'articolo 1, comma 1, tra i comuni di cui all'articolo 1, comma 2». Al di là delle critiche che, come opposizione, abbiamo con puntualità espresso nel dibattito sia ieri sia oggi, riteniamo necessario - trattandosi di provvedimenti che incidono sul territorio urbano, metropolitano e, comunque, sull'articolazione locale della struttura dello Stato - concordare con comuni e regioni le modalità di erogazione delle risorse. Non pensiamo che si possa intervenire nei territori delle regioni e dei comuni con una centralizzazione perfino delle modalità e dei criteri dell'intervento nel Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
Con il successivo emendamento Folena 2.13 intendiamo fornire più tempo, sostituendo la data del 31 ottobre 2005 con quella del 30 giugno al 2006, sia per la stipula dei contratti da parte dei soggetti di cui al presente decreto, sia per permettere
ai comuni di effettuare le opportune verifiche con tempi adeguati. Ci sembra indispensabile una codecisionalità delle regioni e dei comuni per un provvedimento che riguarda il territorio urbano.
Dunque, con gli identici emendamenti in esame interveniamo per correggere una grave centralizzazione nel processo decisionale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Frigato. Ne ha facoltà.
GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, intendo sottoscrivere l'emendamento Realacci 2.11 e vorrei rivolgere un invito sereno agli amici della Lega: dopo anni di dibattito sui temi del federalismo, mi pare che gli identici emendamenti in esame dovrebbero avere una particolare attenzione da parte loro. Mi auguro che tale attenzione possa essere espressa concretamente con i loro voti favorevoli.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Realacci 2.11, Pistone 2.12 e Cima 2.20, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
Ciascuno voti per sé, altrimenti sarò costretto ad effettuare formali controlli.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 393
Votanti 392
Astenuti 1
Maggioranza 197
Hanno votato sì 195
Hanno votato no 197).
Prendo atto che gli onorevoli Mongiello e Misuraca non sono riusciti ad esprimere il proprio voto.
Prendo atto altresì che i presentatori dell'emendamento Folena 2.13 non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore e dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Folena 2.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
RENZO INNOCENTI. Presidente, è una vergogna!
PRESIDENTE. Invito i colleghi a votare ciascuno per sé! Vale per tutti!
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 382
Votanti 381
Astenuti 1
Maggioranza 191
Hanno votato sì 189
Hanno votato no 192).
Prendo atto che gli onorevoli Parolo e Mongiello non sono riusciti a votare.
Prendo atto altresì che i presentatori dell'emendamento Folena 3.20 non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore e dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Folena 3.20, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 388
Maggioranza 195
Hanno votato sì 192
Hanno votato no 196).
Prendo atto che gli onorevoli Parolo e Mongiello non sono riusciti a votare.
Prendo atto altresì che i presentatori dell'emendamento Folena 3.3 non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore e dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Folena 3.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni - Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Unione).
(Presenti 389
Votanti 387
Astenuti 2
Maggioranza 194
Hanno votato sì 194
Hanno votato no 193).
Prendo atto che gli onorevoli Parolo e Mongiello non sono riusciti a votare.
A questo punto, colleghi, risulta preclusa la votazione dell'emendamento Folena 3.2.
Chiedo al relatore se intenda fare qualche comunicazione riguardo al prosieguo dell'esame del provvedimento.
TOMMASO FOTI, Relatore. Signor Presidente, chiedo una breve sospensione della seduta (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Sospendo dunque la seduta.
La seduta, sospesa alle 11,20, è ripresa alle 11,40.
PRESIDENTE. Chiedo al relatore, onorevole Foti, di riferire all'Assemblea sulle determinazioni assunte in Commissione.
TOMMASO FOTI, Relatore. Signor Presidente, sull'emendamento Folena 3.3 è stato espresso un parere contrario dalla Commissione bilancio, come è noto. Tuttavia, a nostro avviso, non ha una rilevanza fondamentale, poiché l'articolo 1 prevede il monte delle risorse destinate al finanziamento delle misure contenute nel provvedimento. La norma, per come è stata modificata alla Camera, stabilisce che si debba operare nel limite delle risorse assegnate ed è giusto che l'opinione pubblica sappia che è stato elargito un bonus non di 2.500 euro l'anno, ma di 6.000 mila euro l'anno. Quindi, per un contratto di quattro anni, noi elargiremo la modica cifra di circa 48 milioni delle vecchie lire.
Forse, sarebbe stato meglio riconoscere tale contributo per l'acquisto dell'immobile! In questo caso, il contributo - come appare evidente - è fuori da una certa logica e, pertanto, il vero rischio che si corre (non si tratta più di un problema che il relatore dovrà affrontare in sede di Commissione, ma si porrà in termini della sua applicazione) - è che diminuisca la platea dei beneficiari. Vorrà dire che vi saranno più disagiati!
Per quanto riguarda l'aspetto meramente tecnico, si può proseguire nell'esame del provvedimento.
PIETRO FOLENA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIETRO FOLENA. Signor Presidente, collega Foti, la spregiudicatezza di certe affermazioni dovrebbe trovare un limite.
Voi, con questo decreto-legge, avete dimezzato i fondi che bisognava concedere alle famiglie!
TOMMASO FOTI, Relatore. Tu li hai dimezzati!
PIETRO FOLENA. Avete previsto di ridurre il numero dei territori sui quali intervenire per mettere nelle mani del viceministro Martinat la metà dei fondi previsti da questo decreto-legge per fare una vergognosa campagna elettorale nei prossimi mesi!
Allora, onorevole Foti, non ci venga a dare lezioni sulla dimensione del contributo (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale), perché ciò si ricollega al fatto che avete previsto il regime del libero mercato, con i prezzi che hanno gli affitti! Se voi aveste accettato la nostra proposta di favorire i contratti agevolati, ci troveremmo in un'altra condizione. Voi avete i fondi e mi riferisco ai 50 milioni che il viceministro accantona pro domo sua! Quindi, non cambiamo le carte in tavola, perché le risorse ci sono. Si può intervenire in questo modo.
La cifra di 10.000 euro non è stata altro che una presa in giro per quelle famiglie che, in poco tempo, si sarebbero trovate ad avere un contratto in regime di libero mercato, non spalmato su quattro anni, ma alla fine del primo anno e di nuovo sarebbero state sfrattate per morosità.
Un intervento sociale spalmato su tutta la durata del contratto va nella direzione delle famiglie con un reddito annuale fino a ventimila euro che non si possono permettere di pagare affitti da 1.000 euro (questa è la media nelle grandi città), 800 euro nei capoluoghi di provincia e 400 nelle piccole città.
Pertanto, in seguito all'approvazione di questo emendamento molto importante occorrerà semplicemente e obbligatoriamente - non vi sono altre strade - rivedere quella soluzione pasticciata, negativa e pericolosa che l'opposizione ieri e questa mattina aveva già evidenziato (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!
CESARE CAMPA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CESARE CAMPA. Signor Presidente, l'onorevole Folena ha veramente la faccia tosta, quando mente, sapendo di mentire (Commenti dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)! Credo che egli sappia leggere: nell'articolo 3 si fa riferimento al limite delle risorse assegnate a ciascun comune.
Allora, onorevole Folena, visto che in questi giorni lei è particolarmente attento ai problemi della casa, dovrebbe preoccuparsi delle centinaia di persone che, attraverso l'approvazione di questo emendamento, avete escluso dal beneficio del contributo (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
La demagogia dell'onorevole Folena e della minoranza pone i cittadini di Venezia, del mio comune, che attendevano con ansia il contributo di 20 milioni per un contratto di quattro anni...
PIETRO FOLENA. Era fuori dal decreto! Era per Roma e Napoli! Di cosa parli?
LUCA VOLONTÈ. Di cosa parlate voi!
CESARE CAMPA. Dunque, con la previsione contenuta nell'emendamento, che dovremo correggere al Senato, vi saranno cittadini di serie A e cittadini di serie B.
Allora, onorevole Folena, occorre un limite alle bugie; avete realizzato un'operazione che va contro le persone che intendevano godere del contributo. Avete commesso un errore e poi vi arrampicate sugli specchi! Almeno abbiate il coraggio di pentirvi di tale errore (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)!
ALFREDO SANDRI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALFREDO SANDRI. Onorevole Campa, non si esclude nessuno! Attraverso l'approvazione dell'emendamento Folena 3.3 si riconosce un contributo maggiore a coloro che ne hanno diritto.
Detto ciò, l'elenco dei comuni e dei soggetti destinatari del contributo, secondo quanto previsto dal testo, deve essere predisposto dal ministro che, in questo caso, si vedrà costretto ad aumentare il contributo incidendo su quella quota che aveva immaginato di accantonare per realizzare operazioni non spiegate nel decreto.
Pertanto, l'emendamento approvato consiglia buonsenso e il buonsenso vuole che il viceministro affermi in questa sede ciò che avrebbe dovuto dire all'inizio della mattinata, cioè che vi sarebbe stata la disponibilità al Senato a correggere alcuni aspetti che, sinceramente, non stanno in piedi.
La nostra sollecitazione è dunque quella di utilizzare l'emendamento per realizzare ciò che non si è voluto fare questa mattina.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, porto a conoscenza dell'Assemblea che sono presenti in tribuna alcuni giovani calciatori in rappresentanza della federazione giovanile calcio della provincia di Asti. La Presidenza li saluta e augura loro successi, sportivi e non (Applausi).
TOMMASO FOTI, Relatore. Chiedo di parlare per una precisazione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TOMMASO FOTI, Relatore. Signor Presidente, la Commissione bilancio nell'esprimersi sugli emendamenti ha suggerito al relatore anche un emendamento volto ad aggiungere, al comma 1 dell'articolo 3, dopo le parole: «nella misura», la parola: «massima». Dunque, oggi, non si leggerà più «nella misura massima di 10.000 euro», ma «nella misura massima di 6.000 euro per ogni anno di durata del contratto».
Il che significa che, se il monte ipotetico delle risorse era di 2.500 euro all'anno, in ragione del termine massimo e non esclusivo, sarà possibile prevedere anche i 2.500 euro proposti inizialmente nel decreto governativo.
PRESIDENTE. Si tratta di una questione che sarà valutata nel prosieguo dei lavori.
Ricordo che l'emendamento Folena 3.2 è precluso.
Passiamo all'emendamento Folena 3.4.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Folena 3.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti401
Maggioranza 201
Hanno votato sì 187
Hanno votato no 214).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Folena 4.2, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 407
Votanti 397
Astenuti 10
Maggioranza 199
Hanno votato sì 383
Hanno votato no 14).
Passiamo all'emendamento Sandri 4.3.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore e dal Governo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sandri 4.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 409
Maggioranza 205
Hanno votato sì 197
Hanno votato no 212).
Passiamo all'emendamento Folena 4.7.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore e dal Governo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Folena. Ne ha facoltà.
PIETRO FOLENA. Signor Presidente, con l'emendamento in oggetto contestiamo, anche sulla base dei dati forniti dal Ministero dell'interno, in particolare dall'Osservatorio sugli sfratti, che debba essere il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ad indicare con decreto da adottarsi successivamente all'entrata in vigore del decreto-legge in esame, in quali comuni sarà in vigore il differimento degli sfratti al 30 settembre 2005.
Vorrei assicurare l'onorevole Campa, così certo che Venezia sia inclusa nelle misure previste da questo decreto, che non stiamo votando questo aspetto, bensì l'affidamento alla discrezionalità del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti della scelta relativa ai comuni. In particolare, proprio perché nella stessa relazione allegata al decreto-legge si afferma che le dichiarazioni irrevocabili sono state pochissime - ed infatti si auspicava un'ulteriore proroga, - il numero di 400 sfratti è semplicemente astruso.
In realtà, con questa proposta emendativa e con le altre che seguiranno avanziamo e sosteniamo la proposta unitaria dell'ANCI e dei sindacati degli inquilini. Tale proposta chiede che il differimento sia più ampio ed applicato anche ai comuni di cui alla delibera CIPE del 2003. Tali obiettivi verrebbero raggiunti nel caso fosse approvato l'emendamento in oggetto o gli altri a scalare.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Folena 4.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 408
Maggioranza 205
Hanno votato sì 196
Hanno votato no 212).
Prendo atto che i presentatori degli identici emendamenti Realacci 4.9, Pistone 4.10 e Cento 4.20, nonché delle proposte emendative Folena 4.11, 4.6 e 4.5, Cento 4.21 e Sandri 4.14 non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore e dal Governo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Realacci 4.9, Pistone 4.10 e Cento 4.20, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 412
Maggioranza 207
Hanno votato sì 198
Hanno votato no 214).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Folena 4.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 408
Maggioranza 205
Hanno votato sì 196
Hanno votato no 212).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Folena 4.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 407
Maggioranza 204
Hanno votato sì 194
Hanno votato no 213).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Folena 4.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 406
Votanti 404
Astenuti 2
Maggioranza 203
Hanno votato sì 193
Hanno votato no 211).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cento 4.21, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 406
Maggioranza 204
Hanno votato sì 194
Hanno votato no 212).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sandri 4.14, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 405
Maggioranza 203
Hanno votato sì 193
Hanno votato no 212).
Passiamo agli identici emendamenti Realacci 5.2, Pistone 5.3 e Cima 5.20.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore e dal Governo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boccia. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, ho precedentemente chiesto al viceministro Martinat e al relatore di compiere una valutazione sull'opportunità di devolvere le risorse non utilizzate al 31 ottobre 2005 per il disagio abitativo di alcune grandi città, sottraendo tali risorse ai provvedimenti riguardanti persone in particolare stato di disagio. Il viceministro Martinat ha risposto, a mio avviso, senza aver correttamente compreso l'osservazione da me formulata, mentre il relatore si è reso conto che il mio suggerimento è
costruttivo, ma ha sostenuto l'impossibilità di intervenire, in quanto la norma è stata già approvata.
L'articolo 5 reca le procedure con le quali si dovrà provvedere, tanto che la proposta di soppressione del comma 3 in esame è ispirata proprio dall'intenzione di impedire che avvenga tale prelievo di risorse. Mi permetto di suggerire al relatore e al Governo di chiarire, con un subemendamento ad horas, che la quota delle risorse non impegnate per le finalità di cui all'articolo 1, comma 1, è quella derivante dalla mancanza di domande: questo è il senso della mia osservazione. Ho proposto di impedire che le domande di persone ultrasessantacinquenni o handicappate, per motivi burocratici o artificiosamente costruiti, non possano essere accolte a partire dal 1o novembre. Concordo sul fatto che, qualora non vi fossero domande a tale data, sarebbe sconveniente mantenere risorse inutilizzate. Tuttavia, in presenza di domande di soggetti ultrasessantacinquenni, handicappati o poveri, per quale motivo si deve impedire a costoro di usufruire di una precedenza e di un'opportunità? Ho dunque proposto una specificazione, al fine di impedire che ciò accada, mediante l'inserimento, con uno specifico subemendamento, nel comma 3 dell'articolo 5, dopo le parole «comma 1,» delle parole: «a causa della mancanza di domande».
In tal modo, si chiarirebbe che la quota delle risorse non impegnate per le finalità di cui all'articolo 1, comma 1, a causa della mancanza di domande, nella misura accertata, è immediatamente versata. Si tratterebbe di un intervento tardivo, che tuttavia consentirebbe di interpretare la previsione di cui all'articolo 1. In tal modo, peraltro, si eviterebbe che in presenza di domande di ultrasessantacinquenni, handicappati o poveri, si determini un danno a carico di queste persone, che certamente non lo meritano e che la stessa norma considera meritevoli di un riconoscimento.
Insisto, pertanto, ribadendo la posizione assunta questa mattina. Stiamo esaminando l'articolo 5 del decreto-legge; se il relatore ed il Governo riterranno opportuno salvaguardare le domande presentate, sarà cosa buona e giusta (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
TOMMASO FOTI, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TOMMASO FOTI, Relatore. Signor Presidente, ho già parzialmente risposto all'onorevole Boccia in occasione del mio precedente intervento. In realtà, stiamo ora esaminando delle proposte emendative soppressive del comma 3 dell'articolo 5 del decreto-legge.
Personalmente, ritengo che le osservazioni svolte e le ipotesi suggerite, le quali incidono anche sull'articolo 1, possano avere un certo fondamento. Riterrei opportuno pertanto, qualora fosse possibile, che sia presentato un ordine del giorno rispondente a tali esigenze. Successivamente, il Governo, durante l'esame al Senato del disegno di legge di conversione, potrebbe farsi carico di questa problematica. Le osservazioni svolte riguardano, in particolare, l'erronea presentazione materiale delle domande, o comunque alcuni aspetti meramente formali che non intaccano i diritti dei vari soggetti ad accedere al contributo: mi sembra quindi ragionevole intervenire in tal senso. Inoltre, più semplici saranno i moduli per la presentazione delle domande, minori saranno le possibilità di errore: la riterrei una soluzione ottimale.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Realacci 5.2, Pistone 5.3 e Cima 5.20, non accettati dalla Commissione né dal Governo e sui quali la V Commissione ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti399
Maggioranza 200
Hanno votato sì 194
Hanno votato no 205).
Prendo atto che l'onorevole Bottino non è riuscito a votare.
Prendo atto altresì che i presentatori non accedono all'invito al ritiro dell'articolo aggiuntivo Pistone 5.021 formulato dal relatore e dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Pistone 5.021, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 405
Votanti 404
Astenuti 1
Maggioranza 203
Hanno votato sì 195
Hanno votato no 209).
Prendo atto che l'onorevole Testoni non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Pistone 5.022.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore e dal Governo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pistone. Ne ha facoltà.
GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, le ultime due proposte emendative esaminate vertono sostanzialmente sul medesimo argomento. In particolare, l'articolo aggiuntivo 5.022 a mia prima firma, è relativo all'istituzione di un fondo straordinario ed è volto ad evidenziare un problema che riguarda tutto il territorio nazionale, ma è molto avvertito a livello locale. Mi riferisco a quelli che una volta erano denominati istituti autonomi case popolari. Il problema, infatti, si pone nella sua interezza sul versante dell'edilizia residenziale pubblica e riveste una certa gravità proprio perché, come abbiamo già avuto modo di ricordare ieri, a livello europeo l'Italia è davvero il fanalino per quanto concerne il patrimonio di edilizia pubblica. Vi è una percentuale bassissima di questa tipologia abitativa. Inoltre, gli edifici di edilizia residenziale pubblica versano in uno stato manutentivo a dir poco terribile e molto spesso sono fatiscenti.
È necessario rivedere urgentemente l'impostazione di fondo, l'opzione politica di investire nel settore casa. Lo ripeto: è un problema che va oltre la situazione contingente e che deve essere affrontato in maniera strutturale, globalmente, perché incide in maniera sempre maggiore, essendo entrato a pieno titolo nella tematica dell'emergenza sociale.
Quello della casa è un tema a sé stante, che oggi rientra a pieno titolo nel welfare. I Comunisti italiani hanno presentato - i colleghi ne troveranno a giorni il testo in casella - una proposta di legge, che sostanzialmente riprende i due articoli aggiuntivi a mia prima firma 5.021 e 5.022, con la quale si pone in rilievo l'opportunità di addivenire alla costituzione sia di un fondo straordinario per l'edilizia residenziale pubblica a livello nazionale, sia di un fondo straordinario per la manutenzione degli edifici residenziali pubblici.
In ordine al problema della casa, qui a Roma si registrano casi a volte incredibili, da prime pagine dei giornali, che vedono spesso coinvolti anziani o persone portatrici di handicap o comunque persone che versano in condizioni disagiate, che non hanno la possibilità di uscire di casa per via degli ascensori rotti. Viceministro Martinat, di questo si tratta, e lei questa situazione la dovrebbe conoscere perché sicuramente avrà ricevuto diverse sollecitazioni al riguardo.
Da anni, insieme con il collega Angioni e con altri parlamentari, abbiamo posto in
evidenza il tema dell'edilizia residenziale pubblica proprio perché riteniamo la situazione nei quartieri popolari di Roma, ma non solo, davvero drammatica. Le risorse destinate a far fronte a questa situazione sono sempre limitate e insufficienti, ma in cinque anni le risorse utili a risolvere questi problemi prioritari e centrali per la vita di molte famiglie, in particolare per quelle che versano in condizioni disagiate, si potevano certamente reperire.
Cari signori, non è proprio vero che l'Italia è il paese di Bengodi, come probabilmente pensa il nostro Presidente del Consiglio! Il problema che stiamo affrontando è molto serio: le famiglie italiane diventano sempre più povere, e crescono i canoni di affitto e il numero degli sfratti per morosità. E tutto ciò sta proprio ad indicare la povertà crescente e un conseguente incremento del disagio sociale.
Ciò detto, cerchiamo di dare una risposta puntuale a questa problematica. In questo senso, ho già chiesto un impegno del Governo. Al Senato, inoltre, a questo provvedimento si potrebbero apportare delle modifiche che vadano nella direzione che noi auspicavamo con i nostri emendamenti che qui alla Camera non sono stati accolti.
PRESIDENTE. Onorevole Pistone, concluda.
GABRIELLA PISTONE. Concludo, Presidente. Invito, pertanto, i colleghi a tornare ad affrontare il problema della casa con grande serietà e correttezza e manifestando la disponibilità a considerarlo come un problema centrale del welfare (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Pistone 5.022, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 403
Votanti 402
Astenuti 1
Maggioranza 202
Hanno votato sì 190
Hanno votato no 212).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.050 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 405
Votanti 225
Astenuti 180
Maggioranza 113
Hanno votato sì 223
Hanno votato no 2).
Prendo atto che l'onorevole Luigi Pepe non è riuscito ad esprimere il proprio voto e che avrebbe voluto astenersi.
Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, si procederà direttamente alla votazione finale.
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