Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 639 del 16/6/2005
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(Iniziative a tutela dei livelli occupazionali dell'IBM - n. 3-04746)

PRESIDENTE. L'onorevole Alfonso Gianni ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-04746 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 8).

ALFONSO GIANNI. Signor ministro del lavoro, come lei certamente sa, l'IBM ha annunciato l'apertura di una procedura di mobilità per 510 dipendenti. In altre parole, si tratta di licenziamenti collettivi di 430 unità nel settore IBM Global Services e di 90 unità nel settore IBM Business Consulting Services.
Oltre a questo la multinazionale ha annunciato la decisione, del tutto unilaterale, di chiudere il centro di calcolo di Vimercate e di trasferirlo a Brno, nella Repubblica Ceca. In conseguenza a ciò l'informatica italiana, che ha già conosciuto la fine dell'Olivetti, si trova in una condizione disperata. Inoltre, l'occupazione che in questo caso viene colpita è occupazione di qualità. Penso che non possiamo permettere alle multinazionali di fare quello che vogliono nel nostro paese e di spostare gli stabilimenti altrove. È necessario un intervento legislativo e del suo Ministero, anche con gli opportuni disincentivi per proteggere l'intelligenza ed il lavoro del nostro paese.

PRESIDENTE. Il ministro del lavoro e delle politiche sociali, onorevole Maroni, ha facoltà di rispondere.

ROBERTO MARONI, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, sono d'accordo con l'ultima parte dell'intervento dell'onorevole Alfonso Gianni. Credo sia utile studiare alcune misure che scoraggino il disinvestimento delle imprese che vanno in altri paesi a produrre beni che poi vengono reimportati nel nostro paese a prezzi più bassi. Ciò crea disoccupazione, problemi sociali, vantaggi indubbi per il conto profitti e perdite di tali aziende, ma dal punto di vista sociale è certamente una misura che va studiata. Quindi, raccolgo la sollecitazione dell'onorevole Alfonso Gianni.
Per quanto riguarda l'IBM i dati sono quelli citati dall'onorevole Gianni. È stata aperta una procedura di mobilità comunicata al Ministero il 27 maggio scorso per 510 dipendenti occupati presso unità dislocate nelle province di Milano e Roma. Le ragioni di tale esigenza di riduzione del personale sono state individuate dall'azienda nella necessità di ridurre la struttura e di mantenere gli adeguati livelli di competitività nel mercato, a fronte, soprattutto, della concorrenza dei paesi emergenti.
Ho avuto modo di incontrare i vertici di IBM anche recentemente e mi hanno garantito che a fronte di tale riduzione vi saranno interventi per favorire l'outplacement ed il reimpiego dei lavoratori con attività tutte finanziate direttamente dall'IBM, al fine di attutire i problemi derivanti a tali lavoratori. È ferma intenzione dell'IBM di mantenere e rafforzare la propria presenza in Italia. Tale operazione, quindi, si configura come una ristrutturazione attraverso una riduzione


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concordata con il sindacato del personale. L'aspetto importante mi sembra l'intenzione dell'IBM di rafforzare la propria presenza.
Concludo dicendo che il 23 ed il 24 giugno vi sarà il prossimo incontro tra l'azienda ed i sindacati per affrontare il problema. Speriamo che riescano a trovare un accordo su tale riduzione, così come recentemente è stato trovato per un'altra situazione di crisi che l'onorevole Alfonso Gianni conosce bene, cioè quella della Whirpool in provincia di Varese.

PRESIDENTE. L'onorevole Alfonso Gianni ha facoltà di replicare.

ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, prendo atto che una volta tanto c'è un punto di convergenza con il ministro del lavoro, ferma restando la nostra totale opposizione alla linea di politica economica ed industriale condotta dal Governo di cui lei fa parte.
Continuiamo ad assistere ad un declino industriale del nostro paese.
Posso anche credere che si possa risolvere in modo non del tutto disastroso - socialmente parlando - la condizione dei lavoratori, attraverso un'intesa sull'outplacement, ma il problema è che noi impoveriamo la qualità delle attività produttive presenti nel nostro paese, anche se non sono più di proprietà italiana. Ciò in quanto destiniamo all'estero attività che impegnano la creatività, la professionalità e l'intelligenza, in un livello che è strategico nella divisione internazionale del lavoro.
Ne deriva, quindi, un impoverimento del tessuto economico italiano nel suo complesso. Lei capisce, signor ministro, che la delocalizzazione di un centro di calcolo, come quello di Vimercate, non è la stessa cosa che spostare una fabbrica di scarpe nella ex Jugoslavia - con tutto rispetto per chi svolge questo tipo di attività -, perché è cosa ancora più grave. Comunque occorre certamente intervenire sul tema dei disincentivi, perché è effettivamente questo l'aiuto che dovrebbe dare un Governo pensoso di tutelare la struttura industriale del nostro paese: non dazi nei confronti della concorrenza altrui, perché ciò significa tornare ad una logica difensiva da piccola patria. La concorrenza è l'anima del capitalismo - lei me lo potrebbe insegnare -, quindi sostenete questa concorrenza. Facciamo però in modo che le imprese non si comportino in modo pilatesco; questo a partire dalle grandi multinazionali, che in questo caso non sono cinesi, come lei ben sa, dal momento che la minaccia arriva da altrove.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Ringrazio i telespettatori che hanno seguito i nostri lavori; ringrazio meno i parlamentari che non c'erano...

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