un autorevole organo di stampa, il settimanale l'Espresso, ha pubblicato un lungo articolo che denuncia una situazione di estrema gravità sociale, ambientale e politica che si sarebbe creata in alcune zone del territorio nazionale, a partire dalla seconda metà degli anni ottanta, in relazione ad attività criminali messe in atto al fine di smaltire illegalmente grandissime quantità di rifiuti tossici e radioattivi;
l'inchiesta del settimanale, che a partire dal mese di giugno 2004 ha pubblicato una lunga serie di articoli riguardo al traffico internazionale di rifiuti tossici e radioattivi, ha preso le mosse da un documento indirizzato alla Direzione nazionale antimafia, di cui il giornale è venuto in possesso, che sarebbe stato scritto da un «ex-capo della 'ndrangheta calabrese», già collaboratore di giustizia ed attualmente detenuto;
tale documento conterrebbe rivelazioni circa una lunghissima serie di attività illecite di smaltimento di rifiuti tossici e radioattivi messe in atto da associazioni criminali nazionali e internazionali, attraverso la supposta complicità di uomini dello Stato e dei servizi di sicurezza;
il documento, ampi stralci del quale vengono riportati dal settimanale, cita, in maniera molto circostanziata, una moltitudine di fatti, luoghi e persone, che sarebbero coinvolte in tali traffici e che riguarderebbero alcune delle maggiori indagini di cui anche il Parlamento italiano si è occupato negli ultimi dieci anni, attraverso il lavoro delle Commissioni bicamerali di inchiesta sul ciclo dei rifiuti;
le parti del documento che il settimanale pubblica fanno riferimento ad attività di smaltimento illecito di rifiuti radioattivi in Somalia e nel territorio italiano, all'affondamento delle cosiddette «navi dei veleni», all'ipotesi di occultamento, nei fondali marini, di scorie radioattive e ad altri fatti illeciti, sui quali le Commissioni di inchiesta sul ciclo dei rifiuti hanno condotto e continuano a condurre indagini;
le rivelazioni contenute nel documento citato dal settimanale riportano: nomi di persone appartenenti ad organi dello Stato, a strutture ed istituzioni pubbliche; nomi di persone e di società nazionali ed internazionali coinvolte nelle operazioni di trasporto; luoghi di transito, di destinazione e di smaltimento finale di tali rifiuti;
in particolare, nell'articolo del settimanale si parla di grandi quantità di rifiuti tossici e radioattivi, la cui destinazione finale e lo smaltimento illegale dei quali sarebbero da collocarsi nel territorio della regione Basilicata e, più specificatamente, «nel comune di Pisticci, in località Coste della Cretagna, lungo l'argine del fiume Vella»;
ove ciò fosse confermato dalle attività investigative sicuramente in corso, ci troveremmo di fronte ad una delle più gravi e pericolose azioni di criminalità ai danni dell'ambiente e della salute pubblica mai verificatesi nel nostro Paese e, in particolare, nei territori della regione Basilicata, che rappresenterebbe tuttora un serio pericolo di inquinamento e di rischio per l'incolumità pubblica;
nella vicenda emergerebbero coinvolgimenti di persone, dirigenti e tecnici di enti statali, di politici e di uomini dei servizi di sicurezza dello Stato, che avrebbero collaborato, se non addirittura guidato, tali attività criminali -:
quali attività di indagine e di controllo, a garanzia della salute pubblica e a salvaguardia del territorio, intenda avviare, nell'ambito della sua legittima competenza istituzionale, per verificare l'inquinamento dei territori indicati ed il conseguente nocumento della salute pubblica.
(3-04739)
(15 giugno 2005)