Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 638 del 15/6/2005
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DICHIARAZIONE DI VOTO FINALE DEL DEPUTATO FLAVIO RODEGHIERO SUL DISEGNO DI LEGGE N. 4735-A/R

FLAVIO RODEGHIERO. La legge che andiamo ad approvare è una riforma necessaria del decreto del Presidente della Repubblica n. 382 del 1980.
Una dichiarazione di intenti con questo fine si era avuta da parte del Governo nella scorsa legislatura già a fine '98, nell'ambito del patto sull'occupazione siglato con le parti sociali.
Si trattava di risolvere la vacatio legis in materia di stato giuridico in particolare dei ricercatori.
La proposta di legge atto Camera 5980, approvata in sede deliberante al Senato nell'aprile del 1999, modificata e approvata in sede legislativa alla Camera, viene rimessa, su richiesta del prescritto numero di deputati, all'Assemblea il 16 dicembre 1999.
Tuttavia si valutò come intempestiva l'approvazione delle disposizioni sulla terza fascia, alla luce dell'esigenza di ridisegnare tutta la materia sulla base della riforma dello stato giuridico, provvedimento che venne elevato a collegato ordinamentale della finanziaria 2000, stralciando il provvedimento sulla terza fascia e facendolo confluire nel più ampio provvedimento relativo alla nuova impalcatura della docenza.
Il 26 gennaio 2000 iniziò l'esame del disegno di legge n. 6562 (il collegato e le tredici proposte in allegato) la discussione proseguì in sei sedute in febbraio, una a marzo, poi più nulla fino all'8 giugno quando venne costituito un Comitato ristretto, a testimonianza delle visioni antitetiche in Commissione ma anche degli accesi dibattiti nel mondo accademico.
L'esame del provvedimento è continuato lentamente dopo la pausa estiva: tre sedute a settembre, due ad ottobre, tre a novembre, più qualche altra a dicembre. Fino ad arrivare al termine della legislatura.
Rimangono in piedi alcuni problemi : quello dei concorsi; l'attuale sistema, introdotto nel 1998, ha sviluppato un localismo che ha finito con il privilegiare nella quasi totalità dei casi (il 97 per cento) il candidato locale, certamente non secondo logiche di merito, quindi in concreto è servito solo per la mobilità interna agli atenei; solo di recente (1998) è stata introdotta la possibilità per le università di attivare rapporti di lavoro a tempo determinato, i cosiddetti assegni di ricerca: si tratta dell'unica tipologia di personale non inquadrato nei ruoli, a differenza di quanto avviene in molti paesi europei, dove la presenza di una più ampia varietà di figure di docenti e di tutor contribuisce ad una differenziazione dei compiti e delle competenze.
La normativa in vigore indica gli impegni temporali totali, ma non risulta definito il totale degli impegni complessivamente dovuti su base annuale, né esistono indicazioni sui vincoli per la utilizzazione del tempo complessivo da ripartire tra attività didattica, attività di ricerca scientifica attività di gestione, così come su cosa debba intendersi per «attività didattica» si verificano interpretazioni alquanto difformi a livello di singolo ateneo o facoltà. In particolare non è mai stato


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definito, a livello generale, quali siano gli obblighi minimi di attività didattica da prestare in aula sotto forma di lezioni o esercitazioni e per quante settimane all'anno; tale obbligo può essere ricavato solo in modo indiretto: l'articolo 4 della legge n. 370 del 1999 prevede che possano essere destinatari degli interventi di incentivazione i docenti che superino le centoventi ore di didattica frontale; il preoccupante invecchiamento del corpo docente richiede una politica organica di pianificazione del ricambio, considerato che entro i prossimi 8 anni il 45 per cento dei docenti universitari andrà in pensione.
La retribuzione del ricercatore italiano all'ingresso nel ruolo è la più bassa fra quelle a pari livelli dei paesi europei; certo tale elemento, per essere correttamente valutato, va rapportato al più generale assetto retributivo del paese e riferito al livello dei prezzi; ma occorre soprattutto sottolineare come in Italia la scala retributiva risulti penalizzare eccessivamente i livelli più bassi di ciascun ruolo: fra i livelli di ingresso (ricercatore non confermato) e la massima qualifica (professore ordinario anziano) vi è quasi un fattore 4; all'interno della stessa qualifica la retribuzione raddoppia per effetto della sola anzianità, dal momento che l'unica verifica avviene dopo tre anni dall'ingresso, a momento della conferma del ruolo.
Ho voluto sintetizzare questo percorso a dire quanto in ritardo siamo, come Parlamento, al di là delle appartenenze partitiche, nell'affrontare un aggiornamento della situazione universitaria che ci riporti davvero a parametri europei.
L'Italia, tra i quaranta Stati che hanno sottoscritto la Dichiarazione di Bologna, è impegnata in prima linea nel processo di armonizzazione e convergenza dei sistemi universitari europei e nella realizzazione dello spazio europeo dell'istruzione superiore e della ricerca.
Il Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa, prevede, all'articolo III 248, la costituzione di uno spazio europeo della ricerca nel quale i ricercatori, le conoscenze scientifiche e le tecnologie circolino liberamente al fine di rafforzare le basi scientifiche e tecnologiche.
A tale scopo l'Unione incoraggia le imprese, i centri di ricerca e le Università nei loro sforzi di ricerca e di sviluppo tecnologico di alta qualità.
In tale contesto e nell'ottica di perseguire l'obiettivo fissato dal Consiglio europeo a Lisbona nel marzo 2000, affinché nella Comunità europea entro il 2010 l'economia basata sulla conoscenza divenga più competitiva e dinamica del mondo, la Commissione europea ha adottato lo scorso 11 marzo 2005 la Raccomandazione 2005/251/CE riguardante la Carta europea dei ricercatori e un codice di condotta per la loro assunzione.
Nel 2002 il Consiglio europeo di Barcellona ha stabilito che gli investimenti dell'Unione Europea per le attività di ricerca e sviluppo tecnologico devono aumentare fino a raggiungere l'obiettivo del 3 per cento del PIL. Il raggiungimento della soglia del 3 per cento del PIL è un obiettivo per 1'Unione europea nel suo complesso. Non è certamente possibile che tutti gli Stati membri raggiungano questo traguardo singolarmente entro il 2010, ma è certo che tutti devono contribuire, coordinandosi per creare quel dinamismo necessario a far aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo in tutta l'Unione.
Le risorse e le politiche necessarie vanno ben oltre gli investimenti pubblici : in realtà, nel settore degli investimenti di ricerca e sviluppo oltre 1'80 per cento del divario con gli Stati Uniti riguarda il settore delle imprese.
Per questo il Consiglio europeo di Barcellona ha invitato il settore privato ad incrementare il livello di finanziamento, che dovrebbe passare dall' attuale 56 per cento a due terzi degli investimenti complessivi, percentuale già raggiunta negli Stati Uniti con il 67 per cento, e dal Giappone con il 72 per cento.
Così, per far fronte all'invecchiamento della forza lavoro nel settore della ricerca a livello europeo, sono necessari altri settecentomila ricercatori: si tratta di offrire ai ricercatori delle prospettive di carriera,


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di rafforzare la ricerca e lo sviluppo come professioni e di creare delle condizioni favorevoli alla mobilità.
È il mercato del lavoro europeo per i ricercatori che sta manifestando già da tempo qualche segnale di tensione : dai dati disponibili risulta che gli studenti europei rappresenta il 36 per cento degli studenti stranieri degli Stati Uniti, dei quali il 60 per cento, dopo cinque anni dalla fine degli studi, rimane negli USA. Si tratta di intervenire per migliorare la messa in rete della ricerca e sviluppo pubblica e privata all'interno dell'Unione europea, promuovendo la mobilità dei ricercatori tra strutture di ricerca pubbliche e settore privato, che deve essere agevolata.
La Carta europea dei ricercatori indica che i «datori di lavoro» e/o i finanziatori dovrebbero garantire che le prestazioni dei ricercatori non risentano dell'instabilità dei contratti di lavoro e dovrebbero pertanto impegnarsi nella misura del possibile a migliorare la stabilità delle condizioni di lavoro dei ricercatori, ma subito dopo ricorda che «i datori di lavoro» e/o i finanziatori devono riconoscere il valore della mobilità geografica, intersettoriale, inter- e trans-disciplinare e virtuale nonché della mobilità tra il settore pubblico e privato, come strumento fondamentale di rafforzamento delle conoscenze scientifiche e di sviluppo professionale in tutte le fasi della carriera di un ricercatore. Dovrebbero pertanto integrare queste opzioni nell'apposita strategia di sviluppo professionale e valutare e riconoscere pienamente tutte le esperienze di mobilità nell'ambito «sistema di valutazione/avanzamento della carriera».
Il provvedimento al nostro esame va nella direzione europea: permette di superare il modello localistico dei concorsi in università, prevedendo il ritorno ai concorsi nazionali per ordinari ed associati con la presenza nelle commissioni di concorso anche di professori stranieri come avviene negli altri paesi europei. Certo noi avremmo preferito una competenza regionale, che vediamo funzionare benissimo in Germania dove la piena competenza in questo settore è propria dei Lander. Certo non ci piace la previsione di una legge delega per il reclutamento (mentre per lo stato giuridico è giustamente prevista una legge ordinaria) ma crediamo che in tal modo il ministro possa recuperare anche quei principi che nel frattempo abbiamo perso per strada, soprattutto quel piano programmatico di investimenti che possa garantire un aumento dei dottori di ricerca, un potenziamento della ricerca di base e dell'alta formazione, la promozione della mobilità tra atenei e enti di ricerca italiani e stranieri, certo nel rispetto di quel percorso di autonomia iniziato nel 1989 con la predisposizione di norme per l'autonomia statutaria degli atenei, proseguita nel 1993 con l'autonomia finanziaria, nonché nel 2000 con quella didattica.
Va nella direzione europea la possibilità per le imprese di finanziare le istituzioni di cattedre e la chiamata di docenti anche esterni su progetti di ricerca specifici; così positiva è la previsione di una parte variabile di retribuzione legata alla produzione scientifica e alla maggiore attività didattica.
Certo il modo a volte convulso e a volte confuso con il quale ha proceduto l' iter parlamentare di questo provvedimento, come era già accaduto nella scorsa legislatura, ha determinato anche alcune incongruenze che andranno valutate nel passaggio al Senato. Di certo il problema dello status giuridico va inserito in un disegno più vasto di riforma dell'Università che potenzi l'autonomia e la valutazione, con meccanismi premianti o sanzionatori, come pure deve essere previsto in un organico disegno governativo un maggiore investimento per la ricerca, altrimenti saranno assolutamente ridotti e non andranno nel senso di portarci a livelli europei gli sforzi che abbiamo fin qui prodotto per approvare questo provvedimento.
Sulla base di queste considerazioni, annuncio il voto favorevole del gruppo Lega Nord Federazione Padana.

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