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PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo 4 e delle proposte emendative ad esso presentate.
Ricordo che questa mattina è stato, da ultimo, votato l'emendamento Grignaffini 4.644.
GIOVANNI RICEVUTO, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANNI RICEVUTO, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, intervengo soltanto per comunicare che il Governo, a seguito di un più attento esame del parere espresso, nella seduta di questa mattina, sull'emendamento 4.754 della Commissione (riguardo al quale aveva uniformato il proprio parere a quello del relatore), esprime, invece, parere contrario.
PRESIDENTE. Chiedo al relatore se intenda aggiungere qualcosa.
MARIO PEPE, Relatore. Signor Presidente, la Commissione conferma il parere precedentemente espresso e raccomanda l'approvazione del suo emendamento 4.754. Se non è possibile...
PRESIDENTE. È possibile. Vi sono pareri difformi: la Commissione è favorevole ed il Governo è contrario. Non si crea alcun problema; vi sarebbe, invece, se la Commissione modificasse il proprio parere, perché si dovrebbe riunire il Comitato dei nove.
Passiamo, dunque, alla votazione dell'emendamento Bimbi 4.645.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garagnani. Ne ha facoltà.
FABIO GARAGNANI. Signor Presidente, desidero svolgere alcune riflessioni sugli emendamenti presentati (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo), già illustrati dal relatore e dai colleghi.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego.
FABIO GARAGNANI. Come ha detto il collega Maggi, credo che, affrontando il problema della riforma dello stato giuridico dei docenti universitari, non si possa prescindere da una valutazione sullo stato dell'università.
Proprio perché si tratta di colmare una lacuna e gravi deficienze che hanno avuto luogo in questi anni, credo che la sottovalutazione dell'impegno del Governo e della maggioranza nell'affrontare un argomento come questo sia estremamente dannosa.
Non pretendiamo comprensione da parte della minoranza né una legittimazione a posteriori di determinati provvedimenti e, soprattutto, delle ragioni di fondo che hanno determinato questo disegno di legge; ma almeno la comprensione della difficoltà e anche del danno recato all'università italiana dai provvedimenti e, soprattutto, dall'inazione dei precedenti Governi in questi ultimi anni. Essi hanno lasciato decantare una situazione esplosiva, che noi tutti verifichiamo costantemente, anche per effetto dei danni che il sistema scolastico universitario italiano ha ricevuto non solo a seguito di provvedimenti scarsamente comprensibili, privi di un'intima coerenza, ma soprattutto - come dicevo prima - a causa di mancati interventi o interventi tampone che non hanno configurato un sistema
universitario realmente in grado di affrontare le sfide dell'innovazione e, soprattutto, della modernità.
In Italia si parla molto spesso di ricercatori che fuggono dal nostro paese sia per carenza di posti, sia per le indennità loro dovute, che sono estremamente limitate. Non si fanno i conti, però, con la realtà e con determinati processi che hanno favorito rendite di posizione inaccettabili all'interno dell'università, una capacità di selezione dei docenti, soprattutto delle nuove figure professionali, alquanto limitata, per non dire nulla, e il perpetrarsi di situazioni di ingiusto privilegio che molto spesso hanno scoraggiato ogni tentativo dei migliori di inserirsi e di svolgere una loro carriera professionale, con vantaggio per loro stessi e, soprattutto, per la collettività.
Di fronte a questa situazione che si è creata nel tempo, si sono determinate stasi notevoli e - è bene ricordarlo, perché anche questo aspetto è all'origine degli emendamenti che sono stati presentati dai colleghi della maggioranza e dal Governo e, soprattutto, del disegno che il Governo ha definito e la Commissione ha votato - per quanto riguarda molti corsi di laurea in questi anni sono stati attivati insegnamenti con scarsissimi discenti.
I colleghi del centrosinistra in mattinata hanno fatto riferimento al carico di lavoro dei docenti universitari e soprattutto al rapporto docente-studente, che attualmente è il più alto in Europa. Credo che ci sia una grande responsabilità. In nome dell'autonomia universitaria, in realtà, si sono create situazioni di privilegio e si sono moltiplicate le cattedre a dismisura senza alcuna logica.
Chi vi parla proviene dalla città di Bologna, dove vi è una delle più grandi università italiane, che ha visto in questi anni il proliferare, soprattutto in alcune discipline umanistiche, di cattedre prive totalmente di un riscontro culturale e sociale. Lo stesso è avvenuto anche in altre realtà del paese.
Non voglio fare un discorso di maggioranza o di minoranza per quanto riguarda il proliferare di insegnamenti del tutto inutili o, perlomeno, non completamente convincenti ai fini di una valorizzazione dell'insegnamento universitario. Si tratta di un problema di senso civico che, purtroppo, è stato scarsamente inteso da molte università che hanno favorito questo malcostume, per cui l'autonomia universitaria, in realtà, è stata intesa come autonomia per salvaguardare rendite di posizione, non ovunque ma quasi, e soprattutto privilegi ingiusti.
Questa è la ragione per cui credo che gli emendamenti che abbiamo presentato e sui quali mi soffermerò ulteriormente meritino un'attenta considerazione da parte dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola agli altri deputati che lo hanno richiesto, l'onorevole Boccia mi ha chiesto di orientare l'Assemblea in ordine agli impegni dei parlamentari. Lo faccio volentieri, perché c'è stata una modifica rispetto al nostro programma che non è dovuta alla nostra volontà - per questo non sono tenuto a convocare la Conferenza dei presidenti di gruppo -, ma alla votazione per l'elezione di un giudice della Corte costituzionale prevista per domani.
Oggi andiamo avanti a vele spiegate, se possibile, con questo provvedimento. Stasera non avrà luogo la discussione generale sul decreto perché prima si dovrebbe votare la questione pregiudiziale. Pertanto, andremo avanti fino alle 21 circa, finché possiamo, con questo provvedimento.
Domani mattina alle 9 si svolgerà la votazione per l'elezione di un giudice della Corte costituzionale. I primi a votare saranno i senatori e, pertanto, dalle 10 circa, presumibilmente, voteranno i deputati. Dalle 11,30-12 riprenderemo l'esame dei provvedimenti oggi non conclusi o della pregiudiziale di costituzionalità sul decreto, come previsto.
ANTONIO BOCCIA. La legge comunitaria?
PRESIDENTE. Certamente, anche la legge comunitaria, che è all'ordine del giorno.
MARIO PEPE, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARIO PEPE, Relatore. Signor Presidente, non sono d'accordo con quanti sostengono che la terza fascia sia dannosa perché si accentuerebbe il carattere feudale della nostra università, dove vi sono vassalli e valvassori e, quindi, i ricercatori di terza fascia sarebbero i valvassini, ciascuno signore nel proprio feudo. Tuttavia, sono convinto che non renderemmo un buon servizio ai ricercatori perché, comunque, per diventare docenti di terza fascia dovrebbero sostenere un concorso. Allora, tanto vale farli diventare professori di seconda fascia, come abbiamo fatto. Infatti, con il provvedimento in esame favoriremo il passaggio dei ricercatori alla fascia dei professori associati riservando loro, ad ogni tornata di giudizi di idoneità, una percentuale congrua: abbiamo previsto che nell'arco di quattro tornate circa 6 mila ricercatori diventeranno professori associati.
Dunque, invito i colleghi a sostenere il provvedimento in esame, che garantirà un buon futuro ai nostri ricercatori che lo meritano.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rodeghiero. Ne ha facoltà.
FLAVIO RODEGHIERO. Signor Presidente, intervengo sull'emendamento in esame che, in un'ottica di tipo parlamentare, giustamente intende togliere la delega al Governo per riportare all'interno di un semplice regolamento del Ministero dell'istruzione le modalità di selezione.
Il provvedimento in esame segue l'ampia discussione svoltasi già nella scorsa legislatura senza arrivare ad una conclusione. Credo che non si stia dando una delega all'oscuro dei principi fondamentali ai quali deve attenersi il provvedimento del Governo. In particolare, è ben previsto, all'articolo 4, comma 1, entro quali limiti debba muoversi tale delega. Mi riferisco, ad esempio, alle modalità di sorteggio ed alle procedure per la formazione delle commissioni giudicatrici. Vi è finalmente la possibilità, che l'Italia non conosceva ancora, di partecipazione di docenti designati da atenei dell'Unione europea. Inoltre, vi sono le procedure finalizzate al conseguimento dell'idoneità scientifica nazionale entro un termine ben specifico nell'anno ed altri elementi che si possono leggere nelle varie lettere del comma 1.
Ritengo che l'elemento fondamentale sia quello previsto nella lettera e) del suddetto articolo. Attualmente sono in servizio 22.150 ricercatori, dei quali 4.400 circa hanno un'età compresa tra i 51 ed i 65 anni, 9.600 tra i 35 ed i 50 anni e circa 8.100 sono i giovani appena inseriti nel ruolo. La norma di cui all'articolo 4, lettera e), potrebbe interessare i soggetti in età compresa tra i 31 ed i 50 anni, cioè un numero di circa 12.450 ricercatori. Credo che ciò possa far capire che nel lasso di tempo in cui saranno stabilite le prime quattro tornate di giudizi di idoneità vi sarà la possibilità di assorbire tale contesto alla luce di una copertura ben prevedibile. La differenza stipendiale per finanziare il passaggio di tali soggetti alla fascia degli associati è di circa 15-20 mila euro l'anno.
L'onere complessivo finanziabile assommerebbe quindi a circa 180.240 milioni di euro. Per il collocamento a riposo dei professori di prima e seconda fascia e dei ricercatori, nel periodo 2006-2010, si prevedono le seguenti uscite: per i professori ordinari (che saranno 3.348), 168.714 euro pro capite; per i professori associati (1.700), 122.748 euro pro capite; per i ricercatori (639), 90.481 euro pro capite. Complessivamente, al termine del quinquennio sopra indicato, si renderanno quindi disponibili le seguenti risorse: per i professori ordinari, 564 milioni di euro; per i professori associati, 208 milioni di euro; per i ricercatori, 57 milioni di euro, per un totale di 831 milioni di euro. Atteso che la norma vincola il 30 per cento delle risorse disponibili, pari a circa 276 milioni di euro, la copertura finanziaria è assicurata ad abundantiam. Credo che questo
aspetto contabile sia alquanto rassicurante per ciò che concerne l'articolo 4, in quanto le previsioni di idoneità e quindi le previsioni in ordine al reclutamento dei professori universitari hanno comunque una sufficiente copertura di bilancio.
Tornano al merito dell'emendamento presentato dalla collega, con esso viene posta la questione di far tornare il provvedimento in mano al Parlamento, eliminando la delega in esso contenuta. Al riguardo, vorrei evidenziare che la previsione della delega si giustifica in quanto lo stesso intervento previsto nella scorsa legislatura non ha conosciuto una felice approvazione, stante le divisioni interne alla Commissione ed al mondo accademico e stante le spinte corporativistiche, che hanno fortemente condizionato tutta la nostra attività parlamentare; la collega Bimbi se lo ricorderà bene, perché abbiamo lavorato su questo provvedimento in modo molto ampio.
Si tratta quindi di una riforma necessaria, proprio perché il decreto del Presidente della Repubblica n. 382 del 1980 ha evidenziato tutti i suoi limiti, ma anche perché possiamo far risalire già alla fine del 1998, nell'ambito del patto sull'occupazione siglato con le parti sociali, una dichiarazione d'intenti del Governo precedente in ordine a questa riforma. Dunque sono sette anni che parliamo della necessità di questa riforma. Direi quindi che risolvere la vacatio in materia di stato giuridico dei ricercatori diventa un'urgenza e in un certo senso giustifica anche la delega contenuta nell'articolo 4. A tale proposito, vorrei ricordare l'atto Camera 5980, approvato in sede deliberante al Senato nell'aprile del 1999, approvato poi con modifiche in sede legislativa alla Camera e rimesso all'Assemblea, su richiesta del numero prescritto di deputati, il 16 dicembre 1999. Poi si colse come intempestiva l'approvazione delle disposizioni sulla terza fascia, alla luce dell'esigenza di ridisegnare tutta la materia sulla base della riforma dello stato giuridico: un provvedimento che venne elevato a collegato ordinamentale della finanziaria 2000, stralciando il provvedimento sulla terza fascia e facendolo confluire nel più ampio provvedimento relativo alla nuova impalcatura della docenza.
Sto cercando di ripercorrere storicamente e cronologicamente le difficoltà che questo tentativo di intervento, che anche oggi stiamo facendo, ha conosciuto in anni che ormai non sono più vicini, ma che facevano riferimento alla stessa problematica, ad oggi ancora più evidente e forte. Il 26 gennaio 2000 iniziò l'esame del disegno di legge n. 6562 (il collegato e le 13 proposte di legge abbinate); la discussione proseguì in sei sedute a febbraio e in una a marzo; poi più nulla fino all'8 giugno, quando venne costituito un Comitato ristretto, a testimonianza, come dicevo prima, delle visioni antitetiche in Commissione, ma anche degli accesi dibattiti nel mondo accademico.
L'esame del provvedimento è continuato poi lentamente dopo la pausa estiva (tre sedute a settembre, due ad ottobre, tre a novembre, più qualche altra a dicembre). Direi che l'analisi storica della difficoltà dell'intervento su questo tema dimostra come la celerità dello stesso tramite lo strumento della delega al Governo sia ampiamente giustificata.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Perrotta. Ne ha facoltà.
ALDO PERROTTA. Signor Presidente, considero riduttivo l'emendamento in esame: lo stesso, infatti, propone di sostituire il comma 1 dell'articolo 4, definendo le modalità di selezione per l'accesso al ruolo di professore universitario, sentiti la Conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI) ed il Consiglio universitario nazionale (CUN), disponendo, tra l'altro, affinché siano assicurati la trasparenza e l'imparzialità dei giudizi, nonché i criteri per la valutazione specifica dei candidati provenienti dall'estero. Viene, altresì, previsto che il ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca destini specifici fondi al cofinanziamento dei bandi degli atenei per posti riservati a professori provenienti da altra università o a ricercatori
provenienti da enti di ricerca. Conseguentemente, si prevede la soppressione dell'articolo 6.
Se questo emendamento venisse approvato, risulterebbe estremamente riduttivo rispetto al contenuto dell'articolo 6, perché lo stesso concerne norme procedurali (rifacendosi all'articolo 4, che prevede norme di delega per il riordino del reclutamento dei professori universitari), prevedendo l'adozione di decreti legislativi, di cui all'articolo 4, comma 1, sentiti la CRUI ed il CUN. Pertanto, se l'emendamento in esame fosse approvato, una gran parte di disposizioni rimarrebbe inattuata.
Le previsioni dell'articolo 6 sono nettamente superiori, per modalità di lavoro e di applicazione, rispetto a quelle dell'emendamento in esame.
Credo che sia un modo come un altro per svilire la sintesi, il lavoro compiuto al riguardo e, soprattutto, l'humus del provvedimento in esame. Invito, pertanto, i colleghi ad una brevissima riflessione: è vero che dobbiamo presentare emendamenti, ma gli stessi devono essere costruttivi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maggi. Ne ha facoltà.
ERNESTO MAGGI. Signor Presidente, a dire la verità, mi si pone un problema di coscienza, perché il comma 1-bis dell'emendamento in esame è relativo ai professori di terza fascia, cui ha fatto riferimento la collega, nonché amica, Angela Napoli, che da tempo si sta battendo in ordine a tale questione.
Mi rendo conto che questa posizione di dialettico contrasto possa anche dispiacere, come mi rendo conto possa dispiacere alla collega Angela Napoli. Anche se nutro una grande stima per lei, devo - ahimè - fare il mio dovere fino in fondo, non condividendo, fra l'altro in linea di principio, questo emendamento. Quindi, per la stima ricordata prima, chiedo scusa alla collega Angela Napoli.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bimbi 4.645, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 429
Votanti 426
Astenuti 3
Maggioranza 214
Hanno votato sì 211
Hanno votato no 215).
Prendo atto che l'onorevole Ranieli non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bimbi 4.646, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 441
Votanti 440
Astenuti 1
Maggioranza 221
Hanno votato sì 215
Hanno votato no 225).
Passiamo all'emendamento Angela Napoli 4.624.
Prendo atto che il presentatore non accede all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Angela Napoli 4.624, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 442
Votanti 296
Astenuti 146
Maggioranza 149
Hanno votato sì 77
Hanno votato no 219).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bimbi 4.647.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, l'emendamento in esame torna sul tema della terza fascia per i ricercatori, questione sulla quale abbiamo già insistito e insisteremo.
Signor ministro, ai fini della realizzazione di una riforma universitaria degna di tale nome, vi sono due prospettive di fondo: una è quella di una riforma più coraggiosa, sul modello anglosassone, basato su fondazioni, sull'eliminazione del valore legale del titolo di studio nonché su una maggiore concorrenza e meritocrazia; l'altra è quella di una razionalizzazione attenta ai problemi dell'università italiana.
Lei tuttavia, signor ministro, con questo provvedimento non ha realizzato nessuna di queste due prospettive. Infatti, attraverso la soluzione dei cosiddetti professori aggregati o «todos caballeros», si intende provocare un danno non solo al principio di meritocrazia, di efficienza e di rispetto delle prospettive di carriera dei giovani nelle università, ma anche in termini di efficienza e di mancata o scarsa conoscenza dei problemi propri dell'università italiana.
Chiedendo il riconoscimento della terza fascia di docenza per i ricercatori, prendiamo le mosse dalla situazione specifica delle nostre università; è noto che, con l'istituzione del cosiddetto «3 più 2» e con la proliferazione dei corsi di laurea, oggi circa il 45 per cento dei corsi di laurea e quindi delle funzioni di docenza è svolto proprio dai ricercatori.
Questo è il motivo che ci porta a condividere le richieste provenienti dal mondo dei ricercatori e dalla didattica e ad insistere per l'istituzione della terza fascia di docenza che, ovviamente, dovrà essere accompagnata dalla distinzione tra i meccanismi di reclutamento e quelli di avanzamento di carriera.
Anche la soluzione dei professori aggregati, così distante dalla Carta dei ricercatori, approvata dalla Commissione europea con una raccomandazione dell'11 marzo 2005, costituisce un modo subdolo di non risolvere i problemi. Si dà un titolo ai professori cosiddetti «a contratto» o titolari di insegnamento senza concorso e valutazione di merito, senza tuttavia prevedere una retribuzione per gli stessi. Abbiamo parlato della mancanza di copertura finanziaria di questa «non riforma», ma non abbiamo detto che, in cambio di un titolo da esibire su un biglietto da visita, si istituzionalizza una sorta di caporalato, perché i professori a contratto sono pagati mediamente 3 mila euro l'anno.
Quindi, stiamo parlando di una università affidata a docenti pagati in questi termini che, tra l'altro, verrebbero a confondersi con chi ha svolto una carriera di ricerca e con chi esercita le funzioni docenti.
Ecco perché insistiamo per l'istituzione della terza fascia docente, guardando ai problemi delle università italiane e cercando soluzioni efficienti. Soluzioni siffatte, tuttavia, non sono individuate neppure negli altri punti del provvedimento, perché questa «non riforma» non affronta i veri problemi.
PRESIDENTE. Onorevole Mantini, la prego di concludere.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, sto concludendo.
Ad esempio, vorrei citare la questione del finanziamento delle università italiane. Le nostre università, al contrario della media europea, sono quasi per intero finanziate ancora con le risorse pubbliche, ma nulla è stato fatto in proposito, neppure
in merito al tempo definito e alla possibilità per gli atenei di svolgere servizi professionali.
Dunque, si tratta di una «non riforma»; tuttavia, spero che almeno sul problema dell'istituzione della terza fascia di docenza non venga perduta questa occasione, se non altro per limitare i danni la cui responsabilità ricade sul Governo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
Onorevole Lettieri, le ricordo che ha a disposizione un minuto.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, innanzitutto desidero sottoscrivere l'emendamento Bimbi 4.647.
Si è parlato molto di università, ma forse in maniera disattenta. La vita dei nostri atenei probabilmente andrebbe conosciuta meglio. I ricercatori sono coloro che assicurano continuità alla didattica e alla presenza nella vita degli atenei. Spesso, i professori di ruolo sono impegnati in altre professioni (sono avvocati, ingegneri), con il conseguente degrado di molte università.
Pertanto, si dovrebbe prestare maggiore attenzione agli studenti, perché di questi si è parlato molto poco. Per fortuna, spesso essi sono seguiti dai ricercatori, che assicurano la continuità nella didattica, mentre «lorsignori», i grandi titolari di cattedra, pensano a difendere i propri clienti in tribunale o a progettare opere pubbliche.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rodeghiero. Ne ha facoltà.
FLAVIO RODEGHIERO. Signor Presidente, qualche collega ha citato la Carta europea dei ricercatori e il codice di condotta per la loro assunzione, risalente all'11 marzo 2005, sotto forma di raccomandazione della Commissione europea. Tra i princìpi generali, è previsto che i datori di lavoro e i finanziatori garantiscano che le prestazioni dei ricercatori non risentano dell'instabilità dei contratti di lavoro. Pertanto, essi dovrebbero impegnarsi, per quanto possibile, a migliorare la stabilità delle condizioni di lavoro dei ricercatori, attuando e rispettando le modalità stabilite nella direttiva 1999/70/CE del Consiglio.
Tuttavia, la Carta europea nei princìpi generali contiene molti altri articoli che vanno tenuti presenti. Ad esempio, mi riferisco al valore della mobilità. In proposito, il testo afferma che i datori di lavoro e/o i finanziatori devono riconoscere il valore della mobilità geografica, intersettoriale, inter e transdisciplinare e virtuale, nonché della mobilità tra il settore pubblico e privato, come strumento fondamentale di rafforzamento delle conoscenze scientifiche e di sviluppo professionale in tutte le fasi della carriera di un ricercatore. Pertanto, dovrebbero integrare queste opzioni nell'apposita strategia di sviluppo professionale, valutare e riconoscere pienamente tutte le esperienze di mobilità nell'ambito del sistema di valutazione ed avanzamento nella carriera.
In sintesi, i princìpi cui si richiama questa Carta sono molteplici, perché il problema non è soltanto né tipicamente italiano. Si pensi, ad esempio, a quanto stabilito dal Consiglio europeo di Barcellona in merito al settore privato, in cui si invita tale settore ad incrementare il livello di finanziamento, che dovrebbe passare dall'attuale 56 per cento a due terzi degli investimenti complessivi.
Tale percentuale è già stata raggiunta negli Stati Uniti, con il 67 per cento, e in Giappone, con il 72 per cento. Lo stesso mercato del lavoro europeo per i ricercatori sta manifestando già da tempo qualche segnale. Dai dati disponibili risulta che gli studenti europei rappresentano il 36 per cento degli studenti stranieri negli Stati Uniti, dei quali il 60 per cento dopo cinque anni dalla fine degli studi rimane negli USA.
Allora, non si tratta semplicemente di predisporre un intervento nazionale, anche se, alla luce della strategia di Lisbona, tutti i paesi membri devono contribuire, così come i quaranta paesi aderenti alla
Carta di Bologna. Si tratta di intervenire complessivamente nella direzione non di confermare privilegi, bensì di rendere più elastico questo rapporto, per migliorare la messa in rete della ricerca, sviluppando non solamente quella pubblica ma anche quella privata, promuovendo la mobilità dei ricercatori tra strutture pubbliche e settore privato e agevolando tale mobilità anche mediante specifiche previsioni fiscali.
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