![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 4 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 4735-A/R sezione 3).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Tocci. Ne ha facoltà.
WALTER TOCCI. Signor Presidente, cerco nuovamente di instaurare un dialogo con il signor ministro, nella speranza che possa successivamente esprimere il proprio orientamento. Cerco tale dialogo poiché - mi consenta, ministro Moratti - vi è un abisso tra le parole che lei ha pronunciato in tutti questi mesi ed i fatti, vale a dire ciò che è previsto nel provvedimento in esame.
Lei ha affermato di voler privilegiare il merito. Ciò è giusto: bisogna premiare i migliori, come prevede anche la nostra Costituzione. Tuttavia, se si analizzano i commi di cui è composto l'articolo 4 del disegno di legge in esame, vediamo emergere criteri che confliggono con il principio del merito. Ad esempio, nel passaggio da professore associato a professore ordinario si attribuisce un premio all'anzianità, vale a dire a quei docenti che sono stati per quindici anni professori associati: essi, infatti, godono di una riserva particolare nel passaggio al ruolo di professore ordinario.
Ora, signor ministro, le chiedo...
PRESIDENTE. Per cortesia, onorevoli colleghi!
Scusate, ma ho richiamato l'onorevole Adornato a non parlare del partito unico, poiché l'argomento in discussione è l'università...
WALTER TOCCI. Sì, appunto: dalla padella alla brace!
PRESIDENTE. Qual è la brace? Andiamo avanti...!
WALTER TOCCI. Sarebbe lunga, signor Presidente!
Come stavo dicendo, ci troviamo in presenza di criteri che privilegiano non il merito, bensì l'anzianità. Lei infatti sa, signor ministro, che nell'articolo in esame si stabilisce che, dopo quindici anni di anzianità, è prevista una riserva nel passaggio a professore ordinario.
Signor ministro, a lei che conosce la legislazione degli altri paesi europei, domando allora: conosce un altro paese europeo nel quale il criterio dell'anzianità risulta rilevante per il passaggio al ruolo di professore ordinario?
ANTONIO LEONE. La Francia!
NITTO FRANCESCO PALMA. La Francia!
WALTER TOCCI. Non credo che ciò sia previsto in altri paesi europei!
In secondo luogo, signor ministro, vorrei ricordare che lei aveva annunciato la
volontà di moralizzare i concorsi universitari. Anche in tal caso, vi sono effettivamente molti aspetti da modificare; tuttavia vorrei osservare che, con l'articolo in esame, si attribuisce il titolo di professore universitario a tutti coloro che hanno un contratto di insegnamento, ed addirittura ai tecnici laureati e agli impiegati amministrativi che operano in certe condizioni all'interno dell'università e via dicendo.
Mi riferisco a circa 30 mila persone, che diventeranno professori universitari senza sostenere alcun concorso. Sappiamo bene che si tratta semplicemente di un «pennacchio», poiché la concreta condizione di vita di queste persone non viene affatto modificata; tuttavia, voi concedete, sostanzialmente, un «pennacchio» in più. Le domando, allora: è questo il modo di moralizzare i concorsi universitari, attribuendo il titolo di professore senza sostenere alcun concorso? È questa la soluzione alla quale siete approdati?
Vorrei evidenziare, inoltre, che lei ha parlato di valutazione. Si tratta anche in questo caso di un principio importante, tanto è vero che, come lei sa, signor ministro, avevamo presentato una proposta emendativa (che ricordo essere stata inizialmente approvata in sede di Commissione, per essere successivamente «stralciata» da una nuova deliberazione della Commissione medesima) per l'istituzione di una agenzia della valutazione del sistema universitario. A nostro avviso, si sarebbe dovuto trattare di una agenzia «terza» rispetto sia all'università sia al Governo.
Ritengo molto importante l'indipendenza di tale agenzia dal Governo, poiché, altrimenti, rischia di ripetersi ciò che è accaduto in questi ultimi mesi, vale a dire l'istituzione di una nuova università in assenza di alcun requisito.
Signor ministro, la invito a recarsi a Villa San Giovanni, dove, con un suo decreto, è stata istituita l'università Ranieri. La invito a verificare se effettivamente in tale università vi sono 34 professori ordinari, come ha dichiarato il signor Ranieri nel presentare la domanda, che poi è stata accolta, bisogna ricordarlo, non con una pratica ministeriale, ma ancor prima con un annuncio durante il comizio di chiusura della campagna elettorale per le elezioni regionali dal Presidente del Consiglio, onorevole Berlusconi. Lei, signor ministro, capisce che in tali condizioni non si può affidare la valutazione del sistema universitario al Governo. Infatti, lo stesso Governo utilizza tale sua prerogativa per operazioni che sono puramente clientelari. Lo ripeto, poiché il tema è ancora aperto: vorrei che lei, o i suoi ispettori, si recasse a Villa San Giovanni a verificare in quale stato si trova la nuova università che voi avete istituito in quel luogo.
Per quanto riguarda i ricercatori, in questa sede si è svolta una discussione per più di un anno. Voi avevate annunciato di collocare ad esaurimento il ruolo dei ricercatori universitari. È stato un messaggio dannosissimo. Avete, infatti, detto a 20 mila ricercatori: «non abbiamo bisogno di voi». Si tratta di un messaggio devastante, perché l'università italiana, oggi, si regge sullo sforzo e sull'impegno di questi 20 mila ricercatori. Se non ci fossero loro, la didattica nelle università italiane si bloccherebbe immediatamente. Noi abbiamo proposto, pertanto, di riconoscere tale stato di fatto, trasformando il ruolo dei ricercatori in terza fascia docente, ovviamente per i ricercatori che effettivamente svolgono tale funzione.
Si è trattato, comunque, di una discussione in cui si sono misurate due posizioni antitetiche, ma chiare. Noi volevamo trasformare i ricercatori in terza fascia; voi li volevate collocare ad esaurimento. L'approdo cui si giunge nell'articolo in esame non corrisponde, tuttavia, né alla sua posizione iniziale, né alla nostra proposta. Si tratta di un approdo il più negativo possibile, perché si accede nuovamente al livello dei ricercatori, ma con procedure meno qualificate rispetto alle attuali. Lei, signor ministro, sa che oggi si accede ancora al ruolo dei ricercatori con concorso normato a livello nazionale. Voi state stabilendo, invece, che si può diventare ricercatori a tempo indeterminato - ripeto, a tempo indeterminato - semplicemente
con procedure interne alle singole università. Avete, dunque, declassato il concorso per ricercatore, ossia l'esatto opposto di ciò che lei, signor ministro, ha dichiarato nell'ultimo anno e mezzo.
Signor ministro, vi è un abisso tra le sue parole ed i fatti, tra le sue dichiarazioni e le norme scritte nel provvedimento in esame. È suo dovere spiegare il motivo di tale cambiamento. Si tratta di un dovere democratico che lei ha. Spero che ella abbia la sensibilità di chiarire, in quest'aula, perché si è approdati a risultati che sono assolutamente in contrasto con le sue dichiarazioni di principio. Lo chiediamo noi, ma anche molti soggetti: il movimento di mobilitazione, la CRUI, il CUN; l'ha chiesto l'Accademia dei lincei; l'ha chiesto, ieri, la Confindustria; lo chiedono, oggi, gli editorialisti dei quotidiani. A lei, signor ministro, spetta di spiegare questo abisso tra le parole ed i fatti (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vorrei dire ai membri della Giunta per il regolamento che, poiché sono in corso votazioni, aggiorno al pomeriggio di martedì prossimo la riunione della Giunta, che avevo convocato per le 12 di oggi raccogliendo la sollecitazione dell'onorevole Giachetti. Comunicherò in seguito l'ora della convocazione.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, anche noi vorremmo approfittare della presenza del ministro in aula per fare maggiore chiarezza. Negli ultimi anni non abbiamo avuto, infatti, molte occasioni per farla, fondamentalmente perché questo Governo si è sottratto puntualmente all'esercizio di un confronto democratico in sede parlamentare sul terreno della riforma dell'istruzione, già scegliendo lo strumento della delega, con cui ha deciso di lavorare e di affrontare questa importante discussione. Anche per questa ragione, signor ministro, vorremmo approfittare della sua presenza.
Credo davvero che l'incongruenza dei fatti, a fronte di ciò che si sta puntualmente realizzando, meriti una maggiore attenzione; ed occorre maggiore chiarezza nei confronti non solo del mondo universitario nelle sue varie articolazioni, ma anche di tutta la società. Infatti, il tema dell'università non riguarda solo l'istituzione universitaria; ed è del tutto evidente che l'importanza di tale istituzione richiama una funzione sociale e, quindi, l'interesse di tutta la collettività.
Rimaniamo sbalorditi (non è la prima volta) di fronte ai dati che vengono sponsorizzati (uso un termine che, sicuramente, è più consono alla cultura di questa compagine governativa) attraverso importanti trasmissioni televisive, anche in considerazione di quanto avvenuto puntualmente attraverso gli interventi legislativi e di Governo succedutisi in questi anni. Essi riguardano, in primo luogo, la riduzione degli investimenti in questo settore così strategico: mi riferisco alla scuola, all'università e alla ricerca scientifica. Si tratta di dati su cui non si può mentire: le leggi finanziarie e i decreti sono stati approvati in questa sede, e la comparazione tra i finanziamenti disposti negli anni precedenti e quelli disposti in questi anni è sotto gli occhi di tutti, signor ministro! Varrà bene qualche argomento demagogico in qualche trasmissione televisiva in cui, magari, non siamo presenti ed è più difficile rispondere punto per punto alle sue argomentazioni; ma, francamente, vorremmo che ci risparmiaste questo spettacolo così indecente, almeno in quest'aula parlamentare dove, in questi anni, ci siamo confrontati aspramente non su parole o su chiacchiere, ma sui fatti. E i fatti parlano chiaro!
Anche il provvedimento in esame si inserisce all'interno di questo registro. Siamo di fronte ad un'enorme operazione ope legis, che regala il titolo di professore a 30 mila docenti che hanno stipulato un contratto universitario ma che ancora non possiedono il ruolo, senza farli passare attraverso una regolare prova concorsuale, facendo strame di qualsiasi criterio di trasparenza.
Allo stesso tempo, si sbarra la strada alle giovani aspirazioni e alle speranze di decine di migliaia di ricercatori precari che, con questo sistema di reclutamento, voi ponete in una situazione di precariato senza fine. Ciò compromettendo il livello di qualità, di sviluppo e di efficienza dell'intero sistema universitario e costringendo anche le migliori intelligenze a rivolgersi all'estero, per cercare la fuga verso università che garantiscono diversi trattamenti e diversi accessi alla professione.
È sotto gli occhi di tutti, come risulta anche dalle analisi e dagli studi più autorevoli compiuti a livello europeo, che il nostro sistema, così come si va cristallizzando in termini di gerarchizzazione, di flessibilità e di precarizzazione drammatica che introducete, precipita rispetto alla qualità e all'efficacia anche nel quadro europeo.
È evidente che puntualmente vengono rispedire al mittente le richieste di tutte le organizzazioni della docenza. Si tratta di organizzazioni unitarie della docenza universitaria. Non c'è una sola proposta emersa nelle varie audizioni e nei confronti svolti che sia stata accolta.
PRESIDENTE. Onorevole Titti De Simone...
TITTI DE SIMONE. Concludo, signor Presidente.
Per esempio, sono stati richiesti la distinzione tra il reclutamento con concorsi e l'avanzamento nella carriera con un giudizio nazionale di idoneità non corporativo, il ruolo unico della docenza e l'istituzione della III fascia, che richiama ad un riconoscimento di un ruolo della docenza svolto, senza il quale le università italiane non andrebbero avanti, e che si riconduce anche alla necessità di aprire un processo di democratizzazione all'interno dell'università.
Di tutto questo non vi è traccia. Voi andate in un'altra direzione e, purtroppo, vi trascinate la nostra università, vincolandola ad un destino molto amaro (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Angela Napoli. Ne ha facoltà.
Avverto che alcuni gruppi hanno quasi esaurito i tempi a loro disposizione. Naturalmente, non ho alcuna intenzione di impedire di parlare, perché non siamo solo un «votificio», tuttavia vi chiedo la cortesia di usare il tempo che vi concederò nel modo migliore.
Parli pure, onorevole Angela Napoli.
ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, ho chiesto di intervenire a titolo personale perché sono presentatrice, sempre a titolo personale, di alcuni emendamenti al provvedimento in esame e, in particolare, all'articolo che ci apprestiamo a votare.
Sento il dovere di intervenire sul complesso degli emendamenti in Assemblea, alla presenza del ministro, entrando nel merito nel rispetto dei tempi che mi saranno consentiti, perché vorrei giustificare al ministro, all'Assemblea, ai rappresentanti del gruppo politico al quale appartengo e a quelli della maggioranza politica la motivazione della mia persistente contrarietà a questo provvedimento.
Signora ministro, mi dispiace se all'esterno posso apparire irriguardosa nei suoi confronti. Le ricordo semplicemente che, essendo stata la relatrice di maggioranza del provvedimento che ritengo sia il più importante varato da questo Governo, quello di riforma del sistema di istruzione e formazione, e di gran parte dei relativi decreti attuativi, ritengo di aver dimostrato tutt'altro che mancanza di rispetto nei confronti del suo lavoro e del ministero che lei rappresenta.
La mia posizione nasce, però, dal merito e dal convincimento che, purtroppo, si sta svolgendo in quest'aula la discussione di un testo completamente stravolto rispetto anche a quello iniziale presentato dal Governo.
Quest'ultimo poteva anche contenere alcune parti non condivisibili, ma aveva una sua organicità. Quello che stiamo discutendo è un testo con particolari carenze di continuità e di collegamenti. Peraltro, non garantirà le università italiane che tanto danno alla cultura, alla ricerca
ed alla didattica del nostro paese. Soprattutto, tale testo non prende in alcuna considerazione la situazione in cui si trova buona parte del corpo docente universitario - mi riferisco in particolare ai ricercatori - che attendeva fin dal 1980 (ed entro i quattro anni successivi) il riconoscimento della definizione del proprio stato giuridico.
Anche se il mio intervento potrebbe essere riferito essenzialmente all'articolo successivo piuttosto che a quello in esame, ritengo opportuno intervenire sull'articolo 4 nel quale vengono definite le norme di delega per il riordino del reclutamento dei professori universitari. Devo dare atto al ministro, e si tratta di un riconoscimento dovuto, che il disegno di legge iniziale, che era un disegno di legge delega nella sua totalità, ha riportato la delega solo alla fase di reclutamento.
All'articolo 4, che riguarda appunto il reclutamento dei professori universitari, sono stati aggiunti alcuni commi che prevedono riserve di idoneità, e non so fino a che punto possiamo parlare di riserve in termini costituzionali. A parte ciò, mentre nella prima parte di tale articolo, cioè al comma 1, lettera a), punto 1), vengono correttamente definiti i principi ed i criteri direttivi per l'emanazione dei bandi di idoneità, il tutto decade nelle lettere c), d) ed e) del medesimo comma. Infatti, mentre al punto 1) si dice, giustamente, che è possibile far conseguire l'idoneità scientifica a soggetti, suddivisi per fascia e per settori disciplinari, pari al fabbisogno indicato dalle università per cui è garantita la relativa copertura finanziaria, poi si parla di tornate che sappiamo benissimo non potranno essere gestite dalle università italiane proprio per mancanza di finanziamenti: ciò continuerà a lasciare nel precariato molti dei docenti attuali.
Il problema di fondo, onorevole ministro, è però il seguente. Si tratta peraltro di un problema per il quale a tutt'oggi, nonostante gli interventi in Commissione, non sono riuscita ad ottenere una delucidazione; delucidazione, si badi, che andrebbe offerta non alla sottoscritta, bensì alla categoria interessata. Pertanto, le chiedo, onorevole ministro - la pregherei di fornire una risposta chiara - dove dovranno «parcheggiare» gli attuali ricercatori, i quali non vedranno neanche con questo provvedimento il riconoscimento del loro status giuridico e del loro ruolo.
Le pongo inoltre una seconda questione. Ho qui con me la risposta, con i dati del ministero - non sono dati assolutamente miei -, che mi è stata cortesemente fornita in sede di svolgimento di una interrogazione parlamentare riguardante proprio il blocco dei concorsi disposto a suo tempo in attesa della definizione programmatica da parte delle università. In quella risposta mi sono stati elencati i dati riferiti alla situazione attuale, rispetto ai concorsi già espletati ultimamente e rispetto a quelli già banditi, ma da espletare. Al di là degli appartenenti alle altre fasce, si tratta di concorsi banditi per la bellezza di 4.102 ricercatori. Al momento, sono già stati conclusi concorsi per 315 ricercatori. In tutto, si registrerà un aumento di personale pari a circa 9 mila unità (che si aggiungeranno alle unità dei concorsi già espletati). Quindi, in generale, si avrà un aumento di 11.300 unità di personale. Peraltro, il periodo per la conferma dei ricercatori, attualmente previsto in tre anni, è stato ridotto ad un anno.
Per il bene non di chi vi sta parlando ma delle università, chiedo che ruolo avranno i ricercatori attuali e tutti coloro che nel tempo sono stati assimilati a quelli attuali, anche - lo riconosco - con provvedimenti ope legis. È mai possibile che a persone le quali hanno lavorato per anni, dando lustro alle università italiane ed andando al di là dei loro compiti, cioè al di là della semplice attività di ricerca, noi riconosciamo semplicemente il titolo di professore aggregato, senza, in corrispondenza, riconoscere il loro ruolo ed il loro status giuridico? Non è, peraltro, questione di risorse finanziarie, perché il testo al nostro esame, onorevole ministro, risorse e coperture finanziarie non ne ha!
Si può anche prevedere la definizione in terza fascia degli attuali professori - ai quali, per carità, potremmo anche riconoscere
l'idoneità attraverso bandi di concorsi dilatati negli anni -, ma in questo momento dove li metteremmo? Non possiamo chiedere ancora ai professori ricercatori il sacrificio di continuare ad esercitare l'attività didattica, peraltro cresciuta negli ultimi anni, soprattutto dopo la riforma dell'ordinamento universitario.
Il «3 più 2» richiede il riconoscimento del ruolo di chi deve esercitare, insieme alla didattica, l'attività di ricerca. Fornite dunque una risposta al riguardo, definendo il ruolo e lo status giuridico da riconoscere a tali professori! Da legislatore, e sebbene appartenga ad una maggioranza politica, non riesco a sentire sulle spalle la responsabilità di creare, rispetto ad istituzioni di livello elevatissimo, quali le università italiane, situazioni di precariato che si aggiungeranno, nel corso degli anni, a quelle già esistenti.
Credo che tale riconoscimento rappresenti un atto dovuto; inoltre, lo stesso, mantenendo l'attuale situazione economica, non comporterebbe nella maniera più assoluta la necessità di ulteriori dispendi finanziari. Non chiedo assolutamente il relativo riconoscimento economico, perché ciò sarà previsto quando si passerà alle fasce superiori. Peraltro, mi si lasci dire che procedere alla revisione dello stato giuridico universitario senza parlare anche dell'inquadramento economico, che pure dovrebbe accompagnarla, è assolutamente privo di coerenza formale. Questo è il mio convincimento!
Concludo, ricordando che la mia è una battaglia che ho condotto fin dalla scorsa legislatura, quando mi trovavo all'opposizione, e che sento, per dovere morale e per il riconoscimento del lavoro delle università italiane, di continuare a portare avanti anche nell'attuale contingenza.
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
MARIO PEPE, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sugli identici emendamenti Sgobio 4.606, Titti de Simone 4.607, Grignaffini 4.641 e Bimbi 4.642, nonché sugli emendamenti Martella 4.643, Pistone 4.640, Grignaffini 4.644 e Bimbi 4.645 e 4.646, mentre invita a ritirare, altrimenti il parere è contrario, l'emendamento Angela Napoli 4.624. Esprime parere contrario sugli emendamenti Bimbi 4.647 e Titti de Simone 4.609 e 4.619, mentre esprime parere favorevole sull'emendamento Marras 4.636 (l'emendamento 4.757 della Commissione è ritirato).
La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Titti de Simone 4.610 e Grignaffini 4.648; invita a ritirare, altrimenti il parere è contrario, gli emendamenti Marras 4.637, Emerenzio Barbieri 4.635 e Catanoso 4.630, mentre raccomanda l'approvazione dell'emendamento 4.750 della Commissione. Il parere è contrario sugli emendamenti Bimbi 4.649 e 4.650, Titti de Simone 4.611, Bimbi 4.653, Martella 4.654 e Marras 4.638; è altresì contrario sugli identici emendamenti Angela Napoli 4.625, Martella 4.655 e Bimbi 4.656, mentre vi è un invito a ritirare, altrimenti il parere è contrario, gli emendamenti Fatuzzo 4.601 e 4.602 e Carlucci 4.639. Esprime, altresì, parere contrario sugli identici emendamenti Martella 4.658 e Bimbi 4.659.
La Commissione formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, degli emendamenti Angela Napoli 4.626 e Fatuzzo 4.603 e raccomanda l'approvazione dei suoi emendamenti 4.751 e 4.752. Formula altresì un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, degli emendamenti Maggi 4.622 e Antonio Russo 4.600.
La Commissione esprime parere contrario sugli identici emendamenti Angela Napoli 4.627, Grignaffini 4.660 e Bindi 4.661 nonché sull'emendamento Bimbi 4.662; formula un invito al ritiro, altrimenti il parere contrario, sull'emendamento Angela Napoli 4.628; raccomanda l'approvazione del suo emendamento 4.755; esprime parere contrario sull'emendamento Grignaffini 4.663; formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è
contrario, sull'emendamento Angela Napoli 4.629 ed esprime parere contrario sull'emendamento Martella 4.664.
La Commissione raccomanda altresì l'approvazione del suo emendamento 4.754; esprime parere contrario sugli emendamenti Grignaffini 4.665 e Titti de Simone 4.620 e 4.621; formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sugli emendamenti Maggi 4.623 e Antonio Barbieri 4.651 e 4.652 ed esprime parere contrario sugli articoli aggiuntivi Titti de Simone 4.0600, 4.0601, 4.076 e 4.0251.
PRESIDENTE. Il Governo?
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Sgobio 4.606, Titti de Simone 4.607, Grignaffini 4.641 e Bimbi 4.642,
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grignaffini. Ne ha facoltà.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, con l'articolo 4 si entra nel cuore del provvedimento, nel senso che vengono presentate le norme di delega per il reclutamento dei docenti universitari. Quindi, prima di addentrarci nel contenuto dell'articolo, vorrei interloquire - se possibile - con il ministro Moratti, sulla falsariga di quanto già fatto dal collega Tocci, il quale ha espresso i numeri reali degli investimenti in università e ricerca da parte dei Governi di centrosinistra e da parte dell'attuale esecutivo.
Le cifre assolute parlano di un 18 per cento in più da parte del nostro Governo e di un 5 per cento in più da parte del Governo in carica. Se poi tali cifre vengono analizzate al netto dell'inflazione, nel 2002 si registra una diminuzione di investimento pari al 2,6 per cento, nel 2003 pari al 5 per cento, nel 2004 pari al 2,3 per cento, mentre nel 2005 si evidenzia un aumento pari all'1,9 per cento. È vero, c'è stata una grande mobilitazione, i rettori hanno chiuso le università e dunque si è registrato un cambiamento di rotta da parte dell'attuale Governo volto all'allocamento di nuove risorse, che tuttavia, sia in termini reali sia per il recupero degli aumenti di scatti di anzianità che non erano stati riconosciuti negli anni precedenti, risultano comunque misere.
Inoltre, se si osserva la destinazione al Fondo di finanziamento ordinario di questo 1,9 per cento, tale incremento viene anche diminuito dal fatto che la metà di tale fondo è destinata alle università private e non a quelle pubbliche.
Il punto di partenza del provvedimento in esame evidenzia che nell'università italiana sono aumentate le iscrizioni, le lauree rispetto al numero delle iscrizioni, nonché i carichi didattici rispetto all'applicazione della riforma «del 3 più 2».
I dati, inoltre, della CRUI e dell'ALMA-LAUREA riportano anche che il rapporto tra docenti e studenti nelle università italiane è il più alto di Europa: 1 versus 24 o 32, a seconda che siano inclusi o meno i fuori corso.
PRESIDENTE. Onorevoli Grignaffini...
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, mi scusi. Da questo punto di vista, è ovvio che ci si chiede se esista una relazione tra la mancanza di docenti e ricercatori e l'assenza di competitività del sistema Italia. Quello di cui tanto si parla non sarà forse legato al fatto che mancano investimenti nel settore strategico della conoscenza, di cui il lavoro universitario è uno degli elementi?
Allora si sarebbe dovuto rispondere innanzitutto con maggiori risorse ed, invece, siamo di fronte ancora una volta ad un provvedimento a costo zero. Inoltre, anche entrando nel merito dell'articolo 4, signor ministro, il provvedimento persegue una logica aberrante, non facendo proprio il principio di «non contraddizione». Infatti, si affermano quattro cose diverse l'una dall'altra.
Nel rispetto della sua antica opzione, si afferma che bisogna avere il pugno duro
nei confronti dell'università, senza quindi dare alcun riconoscimento al ruolo dei ricercatori. A mio avviso, tale ragionamento è sbagliato, non solo per quanto hanno fatto i ventimila ricercatori nelle università italiane, ma anche perché gli incarichi attribuiti loro per anni dalle università - non solo supplenze, ma veri e propri incarichi - sono la testimonianza di una selezione operata nei confronti di queste figure.
PRESIDENTE. Onorevole Grignaffini, la prego di concludere.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Mi accingo a concludere.
PRESIDENTE. Onorevole Grignaffini, concluda davvero!
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Quindi, da una parte non si dà alcun riconoscimento al ruolo già svolto dai ricercatori, mentre dall'altra ci si spaventa e quindi si valuta la possibilità di allargare le maglie, istituendo un titolo puramente formale - quasi un biglietto da visita da mettere nel taschino - di «professore aggregato».
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Ma, in ogni caso, si ha il terrore di questa vuotezza assoluta ed allora si inventano una serie di fasce, di riserve, di ope legis che accontentano l'una o l'altra delle varie categorie. Inoltre, si aumenta la quota di precariato possibile all'interno dell'università, contravvenendo ad esempio all'ultima risoluzione della Commissione europea. Nella Carta dei diritti dei ricercatori e dei docenti universitari, infatti, si recita che la valorizzazione del ruolo e della funzione docente nelle università, quindi del «non precariato» di questo titolo, è uno degli elementi centrali di competitività (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e Alleanza Nazionale).
ROBERTO MENIA. Tempo!
PRESIDENTE. Onorevole Grignaffini, per favore, concluda!
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Allora, di fronte a tutte queste contraddizioni, rivolgo un invito per un gesto di pietà nei confronti dell'università italiana. Signor ministro, se lei ritira questo provvedimento, ritengo che tutti le saranno grati (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acquarone. Ne ha facoltà.
LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nutro molta stima e rispetto nei confronti dell'onorevole Angela Napoli, che con coerenza in quest'aula da anni sostiene la battaglia a favore della terza fascia. Tuttavia, vorrei che fosse rivolto un analogo attestato di coerenza anche nei miei confronti; infatti, ho sempre ritenuto che la terza fascia fosse un errore ed arrecasse un grave vulnus ad una buona università.
A mio modesto avviso, dopo tanti anni di insegnamento, chi inizia a percorrere la carriera universitaria può gettare buone premesse ma non avere la capacità di produrre il quid novi richiesto nella ricerca scientifica. Allora, anni di preparazione non possono tramutarsi in anni di ruolo.
Quando io stesso (tra la prima e seconda guerra punica...!) ero un giovane studioso, esisteva il concorso da assistente ordinario; se uno non riusciva a conseguire la libera docenza entro dieci anni, decadeva dall'incarico oppure transitava nella scuola media o nei ruoli statali di allora.
Queste sono le ragioni alla base della mia posizione. So che molta gente ha cambiato idea, e non vorrei essere maligno pensando che i rettori hanno cambiato idea dopo che è cambiato il loro elettorato...
Ritengo che l'istituzione di una terza fascia sia - mi si perdoni il bisticcio di parole - uno sfascio dell'università. Vi sia dunque la possibilità che i giovani vengano, siano guidati - un eccesso di giovanilismo, forse è l'età che mi fa dire questo, a volte è un errore, perché in queste materie la guida è sempre molto importante - e diano prova della loro idoneità alla ricerca scientifica e alla didattica, per poi accedere ai posti di professore associato e di ordinario. Il ruolo a tempo indeterminato dei ricercatori, a mio avviso, non è opportuno.
L'onorevole Napoli, con coerenza, ha condotto la sua battaglia: la ammiro; non voglio ammirazione, ma vado sostenendo tali argomenti da tre legislature e non vorrei passare dalla parte di coloro che siccome è cambiato il vento cambiano idea (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Popolari-UDEUR).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zaccaria. Ne ha facoltà.
ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, intendo svolgere alcune brevi considerazioni sugli emendamenti soppressivi dell'articolo 4. Ritengo infatti che per quello che è rimasto del provvedimento in esame la delega sia totalmente ingiustificata. Non sostengo ciò sulla base delle considerazioni ripetutamente svolte sull'opportunità di utilizzare la delega in una materia di questo tipo. Esaminando le statistiche sulle deleghe, si riscontra che questo ramo del Parlamento approva una delega ogni tre leggi. Ciò comporta che la percentuale di attuazione delle deleghe sia estremamente modesta, vale a dire non superiore al 50 per cento; se ci si limita alla legislatura in corso, il dato è addirittura del 35 per cento.
Il ministro, al termine della legislatura, propone una delega da esercitare entro sei mesi: nessuno crede che su questa materia si possa esercitare una delega entro sei mesi. Dunque, si tratta di una legge-manifesto, di una legge finta con cui si vuole salvare l'anima, ma in realtà non si salva nulla. Tale manifesto, peraltro, presenta gravi ambiguità al suo interno. Se fosse un manifesto chiaro, avrebbe un valore politico. Tuttavia, ad esempio sull'indennità scientifica nazionale, si dice una cosa e anche il suo contrario: si prevede una certa dimensione, vale a dire le richieste delle università, e poi le si incrementa di un certo numero.
Dunque sarebbe molto più semplice dedicare il tempo residuo ad approvare non una delega, bensì una legge sostanziale. In tal modo, potremmo comprendere fino in fondo le scelte che vengono compiute. Non ripeto le considerazioni che ho ascoltato fino alla noia ma che, ahimè, sono vere, vale a dire che il provvedimento in esame contiene un'ope legis di dimensioni estremamente rilevanti. Si tratta di un'ope legis che si pone in contrasto con l'articolo 1 che è stato soppresso ma il cui spirito deve essere riconosciuto, a mio avviso, tuttora valido dal ministro. In tale articolo si prevedeva di «favorire l'accesso dei giovani alla docenza universitaria in modo da garantire un qualificato ricambio generazionale ed assicurare la continuità dell'offerta didattica e della ricerca».
Credo, signor ministro, che non esistano soluzioni alternative: o si amplia l'ope legis, chiudendo la porta in faccia alle categorie indicate dalla lettera dell'articolo 1, che è stato soppresso ma che certamente esiste nella volontà politica di chi lo ha ispirato, oppure si estendono le previsioni.
Signor ministro, la invito a rivolgere la sua attenzione alle aree riservate. Si fa riferimento a persone che hanno realizzato opere molto serie nelle università, ma anche a persone che in questo settore hanno trascorso solo pochi mesi ed in maniera del tutto insignificante. Con la normativa «manifesto» al nostro esame impediamo ai giovani che intendono farlo di avvicinarsi alle università.
Un'ultima osservazione, spesso ribadita, che mi porta ad esprimere la contrarietà all'articolo 4 riguarda la mancanza di copertura. Per un manifesto tale mancanza è accettabile, per una legge no: tutti
ricordiamo l'articolo 81 della Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Sgobio 4.606, Titti De Simone 4.607, Grignaffini 4.641 e Bimbi 4.642, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 410
Maggioranza 206
Hanno votato sì 199
Hanno votato no 211).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Martella 4.643.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martella. Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Stamani, i nostri interventi in aula, unitamente a quello dell'onorevole Angela Napoli, che appartiene alla maggioranza, non sono stati sufficienti per realizzare un'interlocuzione con il ministro Moratti. Pertanto, signor ministro, vorrei tentare di conseguire questa interlocuzione leggendole un testo che non è frutto di una nostra elaborazione, ma proviene direttamente dalla comunità accademica. Affrontiamo così, con precise osservazioni, il merito del provvedimento in esame.
La comunità accademica considera inaccettabile il testo del disegno di legge sullo stato giuridico dei docenti universitari al nostro esame. Tale provvedimento desta sconcerto e viva preoccupazione per gli elementi di confusione, indeterminatezza, contraddittorietà e improvvisazione introdotti su punti qualificanti. Questo testo non fornisce alcuna risposta definitiva ai problemi della ridefinizione dello stato giuridico e del reclutamento, soprattutto con riferimento all'esigenza di intrattenere i migliori giovani nei nostri atenei assicurando, sulla base di rigorosi criteri di merito, la possibilità di accesso alla docenza universitaria, ciò al di fuori di qualsiasi prospettiva di immissione in ruolo attraverso forme, pur mascherate, di ope legis. D'altra parte, tale testo non garantisce neppure un adeguato riconoscimento del lavoro svolto dai ricercatori in servizio, né va incontro alle richieste espresse in proposito dall'intero mondo accademico. Appare grave, inoltre, la distinzione tra impegno a tempo pieno e impegno a tempo definito.
Si ribadisce, pertanto, l'impossibilità di procedere al varo di una legge sullo stato giuridico e sul reclutamento a costo zero, come è stato invece espressamente dichiarato nel testo elaborato dalla VII Commissione (Cultura).
Ebbene, signor ministro Moratti, è triste ascoltarla intervenire in quest'aula esclusivamente per esprimere un parere conforme a quello del relatore. Vorremmo, piuttosto, sapere da lei cosa pensa di questo testo in relazione alla mozione dell'8 giugno scorso della Conferenza dei rettori delle università italiane, cioè del principale soggetto che, assieme al ministero, dovrebbe garantire il funzionamento delle università. Vorremmo ascoltare la sua opinione in tal senso.
Benché sia molto difficile intervenire su un testo definito inemendabile, abbiamo scelto di presentare alcune proposte emendative. L'emendamento 4.643 a mia prima firma è particolarmente significativo al riguardo: proponiamo nuovi e trasparenti criteri per la composizione delle commissioni concorsuali e per la chiamata degli idonei per la copertura dei posti dei professori delle tre fasce. Dico delle tre fasce perché noi siamo per l'istituzione della terza fascia. Mi dispiace per il presidente Acquarone, il quale però non dice che in questo testo non vi è più la terza fascia mentre vi sono cose molto più gravi di cui non si è parlato.
Abbiamo proposto l'istituzione della terza fascia del ruolo dei professori con inquadramento a domanda dei ricercatori
in servizio con attività di docenza; abbiamo previsto il varo di un programma straordinario per il reclutamento, entro i prossimi sei anni, di 6 mila professori di terza fascia in aggiunta al fabbisogno già programmato dell'università per lo stesso periodo.
Lei, signor ministro, ha affermato recentemente, in un articolo pubblicato sul Corriere della sera, che per l'Europa dovremmo avere 700 mila nuovi ricercatori nei prossimi anni. Bene, se non interverremo in questo senso, attraverso un piano straordinario che preveda almeno 6 mila professori di terza fascia in aggiunta al fabbisogno già programmato dell'università, non raggiungeremo mai gli standard europei!
Proponiamo, inoltre, un tetto massimo per il numero dei professori a contratto, la differenziazione - questo è un altro punto qualificante - delle prove concorsuali per il reclutamento da quelle per il passaggio delle tre fasce, nonché, con questo emendamento, criteri nuovi per la composizione delle commissioni concorsuali e per la chiamata degli idonei per la copertura dei posti di professori delle tre fasce.
PRESIDENTE. Onorevole Martella, non approfitti della «desinenza» e concluda...!
ANDREA MARTELLA. Lei sa, Presidente, che ci divide una consonante...
PRESIDENTE. E appunto per questo: non ne approfitti e concluda!
ANDREA MARTELLA. Concludo sottolineando che, con questo emendamento, noi provvediamo ad attribuire un rango nazionale ai concorsi locali, anziché ritornare ai concorsi nazionali che hanno bloccato il turn over nelle università, per i quali attualmente abbiamo il corpo docente più vecchio d'Europa (Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana); prevediamo invece che vi sia, attraverso la composizione delle commissioni, maggiore rigore, anche con la presenza di docenti stranieri...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Martella! Colleghi...!
ANDREA MARTELLA. ... in modo da consentire che questi concorsi, seppure svolti dalle università, abbiano un rango nazionale.
Concludo, Presidente - mi rivolgo a lei e ovviamente anche al signor ministro -, dicendo che su tutti questi argomenti ci piacerebbe conoscere la sua opinione, al di là del fatto che ella si sia dichiarata, un po' tristemente, favorevole al parere espresso dal relatore sugli emendamenti presentati.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, signor ministro, viceministro, sottosegretario, colleghe e colleghi, credo che quasi ognuno di noi abbia un figlio o una figlia che hanno frequentato o frequentano l'università. Vorrei dunque che ci chiedessimo tutti insieme come vorremmo che fossero i professori dei nostri figli, e credo che già lo sappiamo: lo sappiamo anche io e lei, signor ministro, che abbiamo dei figli!
Vogliamo professori competenti, che amano l'insegnamento, valutati e stimati a livello nazionale ed internazionale, indipendentemente dal fatto che insegnino in una piccola o grande università; vogliamo professori capaci di lavorare in una organizzazione universitaria che aiuti anche i nostri figli ad orientarsi nel mondo del lavoro. Vogliamo professori flessibili, cioè capaci di lavorare bene in un corso di primo livello, in una laurea specialistica, in un dottorato o in un master. Orbene, non vi è nulla di tutto questo nel provvedimento in esame, e in particolare in questo articolo.
Illustrerò la nostra proposta, ma voglio dire innanzitutto: che tristezza il ritorno al listone nazionale! E che tristezza far sapere ai nostri colleghi all'estero che stiamo litigando sul fatto se esistano o no i professori di terza fascia, quando docenti
di terza e di quarta fascia esistono in tutte le università, in nessuna delle quali vi sono docenti di due soli livelli o quasi di due livelli!
Noi siamo una provincia, e anche disorganizzata.
È una provincia che, con il ritorno al listone nazionale, vuole tornare sostanzialmente a concorsi ancora meno trasparenti e meno efficienti di quelli attuali.
Come li vogliamo i docenti universitari? Li vogliamo bravi, cioè con una formazione adeguata. Noi vogliamo, quindi, che i docenti delle nostre università siano tutti in possesso del dottorato di ricerca - non mi riferisco ai docenti a contratto, ma a quelli che complessivamente costituiscono un corpo docente stabile o relativamente stabile -; un dottorato di ricerca svolto possibilmente con un periodo trascorso all'estero, magari in co-tutela con colleghi di università di altri paesi. Vogliamo, inoltre, che i docenti facciano, come avviene nel Regno Unito e negli Stati Uniti, esperienze autonome di ricerca e didattiche post dottorato di cui si assumano la responsabilità, entro certi limiti, relativamente ad una facoltà o a un dipartimento. Vogliamo, altresì, docenti bravi il cui merito sia valutato secondo criteri che tengano conto degli standard internazionali, e sulla base di una valutazione obbligatoria effettuata ad personam e, come tale, suscettibile di determinare differenze in termini di remunerazione economica. Vogliamo che essi entrino giovani, a ventisette, massimo trenta anni, e dopo aver effettuato un periodo di prova di due più due anni.
PRESIDENTE. Onorevole Bimbi, concluda.
FRANCA BIMBI. Concludo, Presidente. Vogliamo che essi abbiano la sicurezza della posizione di docenti che consenta loro di dedicarsi agli studi e all'insegnamento, con la possibilità di avvalersi di fondi di ricerca adeguati ed autonomi; tutto ciò senza la «mannaia» di un precariato privo di futuro. La valutazione, quindi, deve riguardare sia la progressione economica sia quella di carriera. Li vogliamo, infine, selezionati dalle università in base alle loro esigenze: non uno di più né uno di meno rispetto alle loro necessità.
Quella che noi avanziamo a me pare una proposta seria e assolutamente alternativa a quella della maggioranza.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Martella 4.643, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 415
Votanti 409
Astenuti 6
Maggioranza 205
Hanno votato sì 198
Hanno votato no 211).
Colleghi, per cortesia, ognuno voti per sé!
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pistone 4.640, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 413
Maggioranza 207
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 207).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grignaffini 4.644.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, se mi consente, desidererei intervenire per dichiarazione di voto sul successivo emendamento.
PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Mantini.
GABRIELLA PISTONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, intervengo soltanto per precisare, affinché rimanga agli atti, che non sono riuscita a votare, anche perché avevo chiesto di parlare sul mio emendamento 4.640...
PRESIDENTE. Onorevole Pistone, mi scusi, ma a me non risultava che avesse chiesto di parlare.
MARIO PEPE, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARIO PEPE, Relatore. Signor Presidente, desidero riprendere brevemente le considerazioni espresse in precedenza dal collega Tocci, che ringrazio per il contributo dato al dibattito politico (Applausi polemici dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)... Il collega ci ha accusati di volere attuare, con il testo di riforma in esame, un ritorno al passato, ai concorsi riservati.
Orbene, quando si lavora ad una riforma di grande portata, bisogna fare i conti con il passato (Applausi polemici dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo): un passato buio (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo ) ...che ha visto (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia!
MARIO PEPE, Relatore. ...un'intera generazione di ricercatori sacrificata!
Infatti, per ben 18 anni, nelle università italiane non sono stati indetti concorsi. E quando questi ricercatori si sono trovati in un'età scientificamente feconda, non hanno avuto la possibilità di fare carriera (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo) e di far fruttare i loro talenti. Ebbene, quando sono stati ripristinati i concorsi, ormai era troppo tardi: la loro vita era già segnata (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!
A questi ricercatori dobbiamo dare un riconoscimento, consistente nel riservare loro, nella idoneità nazionale, una certa percentuale.
SERGIO SABATTINI. Sono già entrati!
MARIO PEPE, Relatore. Signor Presidente, se vogliamo eliminare il malessere che turba la vita interna dei nostri atenei (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non siamo mica allo stadio!
Prego, onorevole Mario Pepe.
MARIO PEPE, Relatore. ...dobbiamo capire le motivazioni di questi ricercatori, i quali, nella sostanza, sono docenti a tutti gli effetti (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo). E, se sono docenti nella sostanza, perché non chiamarli professori? Per questo è nato il titolo di professore aggregato, che va conferito ai ricercatori con un incarico di insegnamento (Applausi polemici dei deputati dei
gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani - Dai banchi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo si grida: Bravo!)!
Presidente, questo riconoscimento ai ricercatori italiani...
PRESIDENTE. Onorevole Mario Pepe, vedo che l'unico riconoscimento viene tributato a lei attraverso gli applausi che udiamo (Applausi - Si ride)...!
MARIO PEPE, Relatore. Questo riconoscimento è molto importante, perché i ricercatori italiani hanno dato molto all'università, hanno fatto grandi scoperte (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo) ed hanno, così credo, ancora molto da offrire (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
Per questo, il 30 giugno di ogni anno, bandiremo i concorsi (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo). Mentre la vostra gestione è stata un'eclissi totale di vent'anni (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo), noi garantiremo i concorsi tutti gli anni (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Scusate colleghi!
Onorevole Mario Pepe, capisco l'enfasi, ma vorrei ricordarle che lei è il relatore (Applausi - Si ride)...
MARIO PEPE, Relatore. Lo so, signor Presidente, va bene.
ALFREDO BIONDI. Anche i relatori hanno un cuore (Si ride)!
MARIO PEPE, Relatore. Comunque, d'ora in avanti, i ricercatori avranno la certezza che il 30 giugno di ogni anno potranno partecipare ad un concorso per avanzare nella carriera, cosa che non è avvenuta negli anni passati (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale - Commenti dei deputati dei gruppi Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!
ERNESTO MAGGI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ERNESTO MAGGI. Signor Presidente, non cercherò gli applausi, come ha fatto il mio collega relatore Mario Pepe, anche per evitare che una questione estremamente seria quale la riforma dello stato giuridico dei docenti universitari si traduca in una specie di manifestazione che mi sembra più da stadio che da aula parlamentare (Commenti).
Pregherei i colleghi, che sembrano alquanto semplicioni nell'affrontare il problema della riforma dello stato giuridico dei docenti universitari, di non «inventare» proposte appositamente irrealizzabili, avanzate sposando, a mio avviso, una tesi che eleva a principio l'improvvisazione in quanto bisogna essere opposizione tout court. Ebbene, mi permetto di chiedere, a chi sta lanciando proposte a volte veramente demagogiche, se, l'università, la conosca o meno: se voi, colleghi, voleste convincere noi che l'università italiana, nella realtà attuale, è un centro di studi e di ricerca tout court, sareste fuori della realtà.
SERGIO SABATTINI. Sei un insegnante di francese...
ERNESTO MAGGI. Guardi, si dà il caso che io sia ingegnere, e quindi provi ad accertare quanto sto affermando; l'essenziale, collega, in ciò che si dichiara, non è tanto il rispetto della forma quanto la ricerca della sostanza. Abbia la bontà di affacciarsi con me nelle università e verifichi quanta attività di «non docenza» e di «non ricerca» effettuano i docenti. Non tutti, ovviamente; vi è, certo, una componente che, il proprio
dovere, lo adempie; ma verifichi nelle università quanta attività si traduce, anziché in ricerca, nella suddivisione dei fondi solo in funzione del numero degli studenti che si hanno...
GIACOMO STUCCHI. Ha ragione; è vero!
ERNESTO MAGGI. ...allora, si risolve, ciò, in un ambito che ricerca non è; è solo una finta ricerca, che non ha riscontro nelle verifiche documentali. Questa è la realtà (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana); nelle università italiane, da decenni non si effettuano riscontri sull'aggiornamento dei docenti. Molti docenti, sovente, vivono di rendita.
GIACOMO STUCCHI. Dille queste verità, dille!
ERNESTO MAGGI. Se davvero nelle università funzionasse il tutorato, non avremmo tanti studenti fuori corso; questa è la realtà dell'università (Commenti)... Colleghi, abbiate pazienza...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia, consentite al collega Maggi di completare il suo intervento.
ERNESTO MAGGI. Di stranezze, ne sto ascoltando parecchie in quest'aula; mi permetto di aggiungere che, frequentemente, parecchi di noi, dell'università ne hanno sentito parlare ma non l'hanno mai frequentata; sono, perciò, lontanissimi dalla realtà universitaria (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
Non dobbiamo difendere le caste in quanto tali; la CRUI, per esempio, non deve esprimere giudizi alternativi, tali da mettere in difficoltà il Governo e la maggioranza nel trovare soluzioni decorose per una riforma necessaria. Sovente, il mondo universitario è schizofrenico in Italia (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale) e ognuno cerca soluzioni per la propria casta.
A fronte di questi problemi, siamo in difficoltà perché il mondo universitario è in fibrillazione da decenni e non trova, al suo interno, le risoluzioni che noi attenderemmo da un tale ambito. È un mondo, quello universitario, che ci è sempre avverso in quanto, sovente, non vuole riforme ma cerca di conservare la situazione attuale. Abbiamo invece la necessità di un rinnovamento...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Maggi.
ERNESTO MAGGI. ...e questo è lo sforzo che stiamo facendo (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Perrotta. Ne ha facoltà (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
Scusate, onorevoli colleghi! Prego, onorevole Perrotta, ha facoltà di parlare.
ALDO PERROTTA. Signor Presidente (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo), vorrei leggere l'emendamento in esame, per ritornare nell'ambito di una corretta dialettica. È vero che a volte facciamo il gioco delle parti, ma anche è vero che poi occorre entrare nel merito dei problemi.
L'emendamento in esame recita che la legge finanziaria fissa annualmente la quota minima di risorse, in proporzione al prodotto interno lordo, garantita al sistema della formazione e della ricerca: bellissimo! La proposta emendativa prevede altresì che il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca garantisce, secondo procedure certe - giustissimo! - e calendari prefissati le risorse anche aggiuntive necessarie al
reclutamento dei docenti, dei ricercatori (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)...
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Perrotta, ma lei sta parlando di un altro emendamento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
ALDO PERROTTA. Mi scusi, signor Presidente (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!
GIOVANNI KESSLER. Parla dopo!
ALDO PERROTTA. Signor Presidente, stiamo esaminando l'emendamento Pistone 4.640?
PRESIDENTE. Come?
ALDO PERROTTA. Qual è la proposta emendativa attualmente in esame (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)?
PRESIDENTE. È l'emendamento Grignaffini 4.644.
ALDO PERROTTA. Chiedo scusa, chiedo scusa (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Va bene. Allora...
ALDO PERROTTA. Signor Presidente...
PRESIDENTE. Prego, onorevole Perrotta...
ALDO PERROTTA. Signor Presidente, chiedo scusa, ma vorrei intervenire in ordine alle modalità di selezione (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)... Ma è inutile che lo leggo, perché è troppo lungo...
PRESIDENTE. Esatto: grazie!
ALDO PERROTTA. ...e non voglio togliere tempo (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Grazie!
ALDO PERROTTA. Però vorrei sapere: queste modalità di selezione sono state stabilite per caso nel 1996? Le avete approvate nel 1997 (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)?
PRESIDENTE. Scusate...
ALDO PERROTTA. Le avete fatte nel 1998 (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)?
PIERO RUZZANTE. Hai sbagliato ancora!
ALDO PERROTTA. Quando le avete fatte?
PRESIDENTE. Scusate...
ALDO PERROTTA. Quando le avete fatte?
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Perrotta, ma desidero informare l'Assemblea che l'emendamento in esame, per ragioni tecniche, sarà l'ultimo ad essere posto in votazione, poiché dopo avrà luogo la riunione del Parlamento in seduta comune per l'elezione di due giudici della Corte costituzionale.
ALDO PERROTTA. Posso concludere (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)?
PRESIDENTE. Onorevole Perrotta, cortesemente, concluda!
ALDO PERROTTA. Allora, vorrei dire che, nel gioco delle parti, non possiamo chiedere sempre la luna quando siamo all'opposizione e non dare nulla quando
siamo al Governo (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
Concordo con quanto affermato dal relatore (Una voce dai banchi dei gruppi di opposizione: «Basta!»): stiamo procedendo all'approvazione di una riforma che, dopo un passato «buio», garantisce finalmente un'opportuna visibilità al settore interessato (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Volpini. Ne ha facoltà.
DOMENICO VOLPINI. Signor Presidente, intervengo soltanto per rivolgere una domanda al collega Maggi: se questa è la situazione dell'università, su cosa si fonda l'ope legis che immetterà tutti questi «semilavativi» nel ruolo di professori associati ed ordinari (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)?
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 4.644, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
Scusate, ma ognuno voti per sé!
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 435
Votanti 434
Astenuti 1
Maggioranza 218
Hanno votato sì 210
Hanno votato no 224).
Rinvio il seguito del dibattito al prosieguo della seduta.
![]() |
![]() |
![]() |