Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 638 del 15/6/2005
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(Esame dell'articolo 3 - A.C. 4735-A/R)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 3 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 4735-A/R sezione 2).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

MARIO PEPE, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sugli identici emendamenti Sgobio 3.600 e Titti De Simone 3.601, nonché sugli emendamenti Bimbi 3.603 e Martella 3.604.
La Commissione, inoltre, raccomanda l'approvazione del suo emendamento 3.750, mentre formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sull'emendamento Angela Napoli 3.602.

PRESIDENTE. Il Governo?

GIOVANNI RICEVUTO, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sgobio 3.600, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Vorrei dire al collega là in alto che ognuno deve votare per sé! Ognuno voti per sé!

MAURA COSSUTTA. Presidente, guardi là!

NITTO FRANCESCO PALMA. Guardi anche a sinistra!

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 400
Maggioranza 201
Hanno votato
186
Hanno votato
no 214).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.750 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 421
Maggioranza 211
Hanno votato
225
Hanno votato
no 196).


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Avverto che il successivo emendamento Bimbi 3.603 è precluso.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Martella 3.604, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 418
Maggioranza 210
Hanno votato
195
Hanno votato
no 223).

Vorrei dire ad alcuni colleghi che il fatto che Dio vi veda va bene, ma vi vedo anche io! È questo il problema!

ANTONIO LEONE. Da tutte le parti, Presidente!

PRESIDENTE. Sì, da tutte le parti, guardi!
Passiamo alla votazione dell'emendamento Angela Napoli 3.602.
Chiedo all'onorevole Angela Napoli se acceda all'invito al ritiro del suo emendamento 3.602 formulato dal relatore.

ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, chiedo al relatore ed al Governo di esplicitare la motivazione di questo invito al ritiro, che presumo possa nascere semplicemente dal nome di chi ha sottoscritto questo emendamento, cioè il mio. Vorrei chiedere al relatore ed al Governo che cosa ci sarebbe di tanto strano nell'inserire tra i compiti e i doveri dei professori universitari quello di partecipare agli organismi accademici e a quelli collegiali ufficiali e nel collegare la loro attività all'anno sabbatico.
Vorrei che essi spiegassero ufficialmente da che cosa nasce l'invito al ritiro dell'emendamento; non basta dire: invitiamo al ritiro!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.

FRANCA BIMBI. Signor Presidente, noi voteremo a favore dell'emendamento Angela Napoli 3.602, perché, come anche altri nostri emendamenti, esso riconosce ai professori universitari il dovere, nonché il diritto, di partecipare agli organi collegiali riguardanti la didattica, l'organizzazione ed il coordinamento delle strutture didattiche e di ricerca esistenti nella sede universitaria di appartenenza. Non soltanto, esso riconosce al professore, a qualunque livello egli appartenga, anche nel periodo dell'anno sabbatico, la possibilità di continuare ad utilizzare i fondi di ricerca. Si tratta di due princìpi molto importanti.
Vi dovete rendere conto che qui abbiamo un articolo presentato dalla maggioranza e dal Governo che originariamente si intitolava «Compiti e doveri dei professori», come i bambini a scuola. Finalmente, su nostra sollecitazione, sono stati introdotti i diritti e i doveri che fanno parte dei compiti istituzionali.
Tra questi compiti istituzionali la maggioranza ed il Governo non prevedono la partecipazione agli organi collegiali e l'assunzione di responsabilità all'interno dell'organizzazione delle strutture didattiche e dei gruppi di ricerca.
Come dire che l'università è una specie di self service per i professori in cui un singolo docente svolge attività di ricerca e si occupa del suo «pezzo» di didattica senza avere alcuna responsabilità, perché non si assumerebbe obbligatoriamente alcuna parte del lavoro che riguarda la gestione stessa. L'onorevole Angela Napoli con il suo emendamento ha posto il dito in questa piaga. Così facendo noi finiremmo per avere una università i cui professori la frequentano soltanto per il tempo sufficiente a svolgere le lezioni, avvalendosi di qualche giovane che lavori, magari in nero, per loro. Inoltre, durante l'anno sabbatico essi non dispongono di fondi per la ricerca, sebbene la ratio dell'anno sabbatico sia proprio quella di


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fare ricerca, ma questa, come sappiamo, è una vecchia querelle.
Ora, aver detto «no» a tutto ciò sta ad indicare una mancanza di attenzione nei confronti della istituzioni universitarie e denota grande insipienza nello scrivere il testo del provvedimento.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 11,40)

MARIO PEPE, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARIO PEPE, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi avete convinto di avere, in parte, torto. Conseguentemente, modificando il precedente avviso, esprimo parere favorevole sull'emendamento Angela Napoli 3.602 (Applausi).

PRESIDENTE. Il Governo?

LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Angela Napoli 3.602, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 421
Maggioranza 211
Hanno votato
421).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Bimbi 3.605.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.

FRANCA BIMBI. Signor Presidente, per questioni di sostanza oltre che di forma noi abbiamo provato, proprio perché non siamo quelli dei « no » pregiudiziali, in questo caso per il bene dell'università, a definire una serie di diritti e di doveri che fungano da punti di riferimento per le funzioni svolte sia dai professori universitari, e quindi anche dagli attuali ricercatori che ora si vuole trasformare in professori di III fascia, sia dai docenti e dai ricercatori a contratto.
Poc'anzi ho posto in rilievo come la maggioranza proponga di trasformare in professori sulla base di un titolo aggiuntivo, tutta una serie di figure professionali senza però dire come queste figure debbano essere valutate. Con l'emendamento a mia prima firma - Bimbi 3.605 - si propone di definire la base, la struttura, proprio al fine di poter effettuare questa valutazione. Con tale emendamento si prevede che anche i docenti e i ricercatori a contratto si conformino alla piattaforma di diritti e di doveri fissata per i professori. Faccio riferimento, in particolare, oltre al diritto-dovere di fare ricerca, a quello di partecipare alla competizione scientifica e culturale secondo gli standard internazionali, alla didattica, ai processi di autogoverno delle comunità scientifiche di appartenenza, alla progettazione della didattica e a tutti gli organismi di gestione e di rappresentanza, alle procedure di reclutamento e selezione anche per scegliere i professori a contratto, e a tutte le attività di valutazione che debbono essere svolte principalmente dagli scienziati che fanno ricerca.
Questo emendamento nella sua sobrietà viene a rappresentare una piattaforma minimale. Pertanto, invito il relatore a ripensare il parere contrario espresso, perché con esso non si intende fare altro che dare sostegno e risposte soprattutto a chi nelle università si attiene già a questo stile di lavoro che, con l'approvazione di questo emendamento, sarebbe riconosciuto anche con legge.

GERARDO BIANCO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


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GERARDO BIANCO. Signor Presidente, avevo auspicato, qualche minuto fa, la presenza del ministro: consideravo che, aggirandosi nei paraggi, potesse affacciarsi in aula.
Vorrei esprimere la mia soddisfazione per il fatto di vederla seduta nei banchi del Governo.

PRESIDENTE. Da ex ministro della pubblica istruzione...
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bimbi 3.605, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 425
Votanti 422
Astenuti 3
Maggioranza 212
Hanno votato
203
Hanno votato
no 219).

Prendo atto che l'onorevole Daniele Galli non è riuscito a votare e che l'onorevole Bimbi avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'articolo 3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone.

TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, il nostro voto sarà contrario non soltanto perché l'articolo 3 si inscrive in un impianto che non condividiamo ma, in particolare, perché esso detta diritti e doveri dei docenti universitari senza risolvere i nodi fondamentali che, invece, doveva affrontare: quelli della democratizzazione dell'università e della sua docenza, a partire proprio dai meccanismi di reclutamento, materia centrale del provvedimento in esame. Non è affatto indifferente, infatti, che un'istituzione decisiva per il futuro della società, qual è l'università, si ispiri a logiche democratiche ovvero autoritarie e di mera occupazione del potere (come spesso avviene).
Oggetto della nostra valutazione è un provvedimento che, lungi dal definire un unico ruolo dei professori universitari - cosa richiesta, oramai, dalla stragrande maggioranza del mondo accademico -, fissa artificiose differenziazioni nell'ambito delle funzioni didattiche, scientifiche e di governo degli atenei, accentua la gerarchizzazione e, con riferimento al reclutamento, prospetta l'adozione generalizzata di rapporti di lavoro precari, destinati a durare indefinitamente, con l'ovvio risultato di allontanare dalla carriera universitaria i migliori giovani studiosi, introduce valutazioni periodiche assai incerte nella definizione dei meccanismi, caratterizza la funzione docente in senso centralistico e burocratico, in contrasto con i principi e con i criteri di autonomia degli atenei, prescrive orari e vincoli, anziché definire funzioni, competenze, qualità scientifiche e momenti di pubblicizzazione dei risultati conseguiti.
Insomma, di quali diritti e doveri stiamo e state parlando se viene a mancare un adeguato impianto complessivo? Com'è possibile procedere in questa direzione?
Una democratizzazione della docenza e del reclutamento non risolverebbe certamente tutti i problemi, ma rappresenterebbe una precondizione per un diverso funzionamento dell'università. Un corpo docente finalmente liberato da logiche feudali di subordinazione personale può dare il senso giusto all'autogoverno universitario e può permettere allo stesso di progettare democraticamente il proprio futuro.
Non v'è traccia di tutto ciò nel provvedimento in esame; anzi, necessità così importanti e salienti vengono contraddette. Per queste ragioni, il nostro voto sarà contrario.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tocci. Ne ha facoltà.


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WALTER TOCCI. Signor Presidente, nel dichiarare il voto contrario del mio gruppo, approfitto della presenza del ministro Moratti per confutare i numeri che ella ha illustrato, ieri sera, nel «salotto» di Bruno Vespa.
In quel salotto, invero, nessuno poteva confutare i numeri richiamati dal ministro; ma in quest'aula, avvalendoci dell'efficienza del Servizio studi della Camera dei deputati, possiamo ben disporre della documentazione necessaria e contestare le cifre indicate. Lei, ministro, ha dichiarato che il finanziamento per l'università italiana è aumentato del 10 per cento; la tabella mostrata nella nota trasmissione indica tale percentuale, non è così?

VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Il 13 per cento!

WALTER TOCCI. Benissimo; invero, era stata mostrata repentinamente. Ebbene, intanto vi era una furbizia in quella tabella: il confronto, partendo dal 2000, includeva, quindi, la legge finanziaria per il 2001 che, varata dal precedente Governo, ha registrato un aumento del 6 per cento rispetto all'anno precedente.
Signor ministro, mi segua bene nel calcolo; considerando soltanto le quattro leggi finanziarie da voi varate in questa legislatura, l'aumento portato dal suo Governo al finanziamento dell'università è del 5,3 per cento. Se confrontiamo tale periodo con quello corrispondente della precedente legislatura, l'aumento è del 18 per cento. Quindi, 18 per cento con i Governi dell'Ulivo; 5 per cento con il suo Governo.
Si deve peraltro considerare un'altra voce, l'edilizia universitaria; come tutti sappiamo, si devono rinnovare le strutture universitarie, migliorare le sedi, e via dicendo. Ebbene, durante l'ultimo quadriennio dei Governi dell'Ulivo, il fondo per l'edilizia universitaria era aumentato del 21 per cento mentre, in questo quadriennio, è diminuito del 44 per cento.
Questi sono i dati; ovviamente, nel salotto di Bruno Vespa nessuno era in grado di confutare le cifre. Riflettiamo, allora, sulla percentuale di aumento del 5,3 nel finanziamento dell'università; aumento da voi realizzato con le quattro leggi finanziarie varate in questi anni. Ebbene, è chiaro a tutti che, se teniamo conto dell'inflazione ed attualizziamo tali valori, appuriamo che questo aumento del 5,3 per cento rappresenta, in termini reali, una diminuzione del finanziamento dell'università. Tanto più ciò è vero se consideriamo gli aumenti intervenuti nei costi contrattuali, voce che, come è noto, per l'università italiana costituisce gran parte dei bilanci degli atenei.
Quindi, in questo quadriennio avete fatto mancare risorse; a ciò si è aggiunto anche il blocco delle assunzioni, reiterato per ben tre leggi finanziarie.
Mentre ciò accadeva nella politica di bilancio, aumentavano le immatricolazioni (del 20 per cento, nell'ultimo quadriennio) ed il tasso di laureati, come lei ha riconosciuto. Poteva, altresì, riconoscere che ciò si deve anche alla cosiddetta riforma del «tre più due» varata nella scorsa legislatura: i giovani che di nuovo si affacciano all'università sono una speranza importante, in quanto potrebbero consentirci di superare quel ritardo strutturale italiano per cui abbiamo la metà dei laureati rispetto alla media europea. Si tratta, per così dire, di una piantina che sta crescendo e che andava innaffiata; invece, si è passato il diserbante, facendo mancare le risorse finanziarie.
Peraltro, anche oggi state varando un provvedimento che è a costo zero; non si prevedono nuove risorse. Il problema non si dovrebbe porre sotto il profilo delle normative giuridiche e delle burocrazie; occorrerebbe, invece, bandire nuovi concorsi per giovani professori universitari. Infatti, l'età media dei nostri docenti è di circa cinquant'anni, mentre abbiamo bisogno di immettere in ruolo giovani di trenta o quaranta anni, come avviene in tutti i paesi europei.
Quindi, vi sarebbe stato bisogno, in questo provvedimento, di scrivere magari meno articoli e meno commi, prevedendo, tuttavia, risorse finanziarie per dare la


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possibilità ai giovani talenti, a quelli più brillanti, di inserirsi nell'università e nella ricerca pubblica. Invece, avete bloccato tutte le porte di accesso e state costringendo i nostri giovani più brillanti a recarsi all'estero.
Questa è la realtà! Siccome la giornata sarà lunga, è bene comunque ribadire la verità in ordine ai dati sul finanziamento all'università italiana (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3, nel testo emendato.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 417
Maggioranza 209
Hanno votato
217
Hanno votato
no 200).

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