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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nuvoli. Ne ha facoltà.
GIAMPAOLO NUVOLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dichiaro il voto di astensione dei deputati del gruppo Misto-Popolari-UDEUR sul provvedimento in esame, che riordina la disciplina dell'impresa sociale.
Riteniamo, tuttavia, che questa riforma sia necessaria, poiché vi è l'esigenza di regolamentare meglio il settore del non-profit, così ampio e variegato.
In particolare, il provvedimento in esame definisce come imprese sociali le organizzazioni private senza scopo di lucro che esercitano in via stabile e principale un'attività economica di produzione o di scambio di beni o di servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità di interesse generale. Ma, contemporaneamente, nutriamo alcuni dubbi e constatiamo
carenze di fondo. Tali dubbi riguardano, in primo luogo, la definizione del carattere sociale di questa tipologia di imprese. Non possiamo non sottolineare, infatti, la persistente estrema genericità dei criteri direttivi e dei principi di legge delega previsti dal provvedimento; come non possiamo non rilevare la non specificazione della stessa nozione di impresa sociale, la quale, al di là della esclusione dello scopo di lucro, finisce per concretarsi in una vera e propria attività di impresa volta, in via stabile e principale, alla produzione e allo scambio di beni e servizi.
Dunque, riteniamo che questo provvedimento ponga un orizzonte, ma non definisca nel modo che ci saremmo aspettati dei principi e delle linee guida.
Emerge, poi, il problema dell'identità dei diversi soggetti del terzo settore, nel senso che vogliamo sia superato il rischio che alcune imprese si definiscano sociali solo per poter accedere ai benefici che ciò può comportare.
Vi è, poi, la questione del rapporto di lavoro, nel senso che siamo di fronte ad una situazione in cui si registrano rapporti molto ibridi: vi sono collaboratori e dipendenti; vi sono, poi, volontari che, allo stesso tempo, hanno magari un rapporto di lavoro a metà tempo, piuttosto che una forma di lavoro flessibile, mantenendo nel contempo il carattere volontario della prestazione.
Occorre, quindi, andare verso una forma contrattuale più precisa, che ovviamente non può essere uguale alle altre forme contrattuali esistenti nel mercato del lavoro.
Infine, bisogna evitare che il terzo settore e il non-profit si orientino verso la trasformazione in imprese più legate a un settore economico-produttivo rispetto all'ispirazione originaria, che è quella di imprese orientate a finalità sociali e solidaristiche.
Poiché pensiamo che sarebbe stato necessario un lavoro più complessivo di riordino di tutto il settore del welfare e non soltanto dell'impresa sociale, dichiaro il voto di astensione del gruppo Misto-Popolari-UDEUR (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Popolari-UDEUR).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, Rifondazione comunista esprimerà un voto di astensione. Il provvedimento che ci accingiamo a votare - il cui intento era quello di definire nuovi criteri in base ai quali riconoscere come sociale un'organizzazione imprenditoriale che opera senza fini di lucro e persegue interessi di utilità generale - è certamente positivo quanto allo scopo e alle sue finalità. Ma in seguito alle modifiche approvate al Senato l'obiettivo, in buona parte, non viene raggiunto.
Non vi è dubbio che un intervento legislativo nel settore fosse ormai necessario, in quanto le norme del codice di civile, risalenti al marzo del 1942, non potevano certamente comprendere e prevedere una realtà quale quella dell'impresa sociale così come essa si è sviluppata in questi anni e come, ancor più, si prevede si svilupperà nei prossimi anni.
Non era più procrastinabile, quindi, una chiara e moderna definizione di una disciplina complessiva idonea ad individuare ed a tutelare quegli enti (negli ultimi anni cresciuti in maniera esponenziale, come anche gli ultimi dati ISTAT dimostrano) che, senza scopo di lucro, operano nella realtà economica in modo organizzato e continuativo, perseguendo finalità di interesse generale.
In secondo luogo, non possiamo, tuttavia, non sottolineare che, mentre nella prima lettura alla Camera erano state apportate significative e positive modifiche all'iniziale progetto di legge, che era troppo generico nel delineare i principi e i criteri direttivi per l'esercizio della delega da parte del Governo, il testo approvato dal Senato oggi alla nostra attenzione risulta in parte snaturato nella sua impostazione e nelle sue finalità.
Il risultato è quello di un provvedimento che, dopo quasi tre anni di discussione
e nonostante l'importante contributo offerto - ciò va sottolineato - dal Forum permanente per il terzo settore, proprio nelle parti di sostegno all'impresa sociale appare svilito, soprattutto a causa della cancellazione delle norme relative agli incentivi fiscali, cui si è giunti - lo ricordo - su richiesta e responsabilità del Governo.
A fronte, infatti, delle positive modifiche introdotte dalla Camera in direzione sia di una più articolata definizione dell'impresa sociale, sia della puntualizzazione delle modalità di gestione del patrimonio nonché delle agevolazioni fiscali per essa previste, il testo che ci accingiamo a votare, a seguito della soppressione delle lettere d) ed e) del comma 1 dell'articolo 1 sugli incentivi fiscali, risulta privo di uno dei punti fondamentali e, in particolare, comporterà l'esclusione dell'impresa sociale e dalle agevolazioni di cui, invece, attualmente godono altri organi con finalità affini, quali organizzazioni non lucrative di utilità sociale, istituzioni di pubblica assistenza e beneficenza e le altre associazioni di volontariato. Quindi, vi è un palese disfavore e un'iniquità nei confronti di queste strutture.
Altro aspetto su cui siamo scettici è la soppressione dell'obbligo di corredare della relazione tecnico-finanziaria gli schemi dei decreti legislativi da presentare alle Camere per il parere delle Commissioni di merito. Senza queste modifiche, il testo finale sarebbe stato sicuramente più utile per lo sviluppo e la valorizzazione delle realtà che operano con finalità di solidarietà sociale.
Per i motivi succintamente espressi, quindi, a differenza del voto che nel 2003 fu espresso dal gruppo di Rifondazione comunista - rispondo anche al collega relatore -, che fu appunto favorevole, oggi, nella convinzione che si poteva fare molto di più, esprimiamo un voto di astensione sul provvedimento in esame. Si tratta di un provvedimento che avrebbe potuto essere l'occasione per una seria riflessione nella direzione di una più ampia e democratica riforma dello Stato sociale e che, invece, è stato squilibrato e svilito dal Governo al Senato ed è stato, quindi, in qualche modo ridotto ad un intervento inadeguato ed inefficace, soprattutto rispetto alle aspettative delle operatrici e degli operatori delle associazioni sociali.
Per questo motivo, il gruppo di Rifondazione comunista si asterrà nel voto finale sul provvedimento in esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rocchi. Ne ha facoltà.
CARLA ROCCHI. Non posso che confermare il voto del mio gruppo, che sarà di astensione, per le ragioni espresse sia in discussione sulle linee generali sia nell'intervento svolto in precedenza. È un atteggiamento che teniamo con rammarico, perché avremmo preferito assumere una posizione di piena condivisione e, quindi, di approvazione piena di un provvedimento che, nella sua versione iniziale e comunque nella sua essenza, presenta dei punti di forza, tanto è vero che il nostro voto non sarà contrario, ma di astensione.
Sottolineiamo, in particolare, il fatto che si sia posta attenzione ad un mondo così importante, variegato, complesso, crescente e anche così profondamente innovativo rispetto agli schemi produttivi economici e sociali del nostro paese. Quella del terzo settore non è soltanto una presenza in più, ma è una presenza qualificata in più che ha modificato profondamente il modo di lavorare, di interagire e di esistere nella nostra società.
Riteniamo che l'aver posto attenzione a tutto questo, attraverso l'accoglimento degli ordini del giorno, forse potrà mettere il Governo - anche se non ci illudiamo più di tanto - nella condizione di dare, con i decreti attuativi, la massima apertura rispetto a tale situazione.
Avremmo voluto di più e di meglio. Ci asteniamo, se è possibile dirlo, con la speranza e l'aspettativa di vedere il Governo fare il massimo e con il rimpianto, non lieve, di un'occasione che poteva dare immediatamente un avvio forte al provvedimento, che, invece, parte con passo lento. Ci auguriamo soltanto che sia un
passo sì lento, ma di montagna (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Messa. Ne ha facoltà.
VITTORIO MESSA. Signor Presidente, Alleanza Nazionale voterà a favore del provvedimento in esame che, per primo in Europa, intende adeguare la nostra legislazione all'evoluzione spontanea del contesto economico nazionale nel campo del cosiddetto terzo settore. Tale evoluzione ha reso inadeguata l'architettura codicistica di riferimento.
Le organizzazioni non-profit hanno ampliato la sfera di intervento, riuscendo a fornire risposte adeguate ed efficaci alle nuove istanze provenienti da un contesto sociale sempre più articolato. La pluralità delle forme nelle quali si sostanzia oggi l'intervento di tali organizzazioni - si tratta di associazioni di volontariato, cooperative, enti non-profit, tutti caratterizzati dall'elemento unificante dell'assenza del fine di lucro - ha reso necessario adeguare i principi normativi di riferimento, tutt'oggi ancorati a previsioni codicistiche pensate oltre sessant'anni addietro, quando non era immaginabile ipotizzare che le organizzazioni non-profit svolgessero attività economiche organizzate.
Come ha giustamente evidenziato il documento conclusivo dell'indagine conoscitiva condotta sul terzo settore dalla Commissione affari sociali nella scorsa legislatura, la tradizionale impostazione del codice civile del 1942, che escludeva sostanzialmente la possibilità che un ente non commerciale potesse svolgere un'attività economica organizzata al fine della produzione e dello scambio di beni e servizi, è stata praticamente superata dai fatti.
Con il disegno di legge che la Camera si accinge ad approvare, il Governo viene delegato ad emanare uno o più decreti legislativi per definire compiutamente le caratteristiche delle organizzazioni private senza scopo di lucro che esercitano in via stabile e principale un'attività economica di produzione o di scambio di beni o di servizi di utilità sociale. Dunque, tali decreti legislativi di attuazione dovranno avere particolare riferimento nella definizione del carattere sociale dell'impresa, individuando le materie di particolare rilievo sociale, il divieto di redistribuire gli utili e l'obbligo di reinvestirli. Dovranno essere dettate disposizioni omogenee che riescano a caratterizzare in maniera immediatamente visibile l'impresa sociale, quindi l'elettività delle cariche sociali, la responsabilità degli amministratori, le norme sull'ammissione e l'esclusione dei soci, l'obbligo di presentare e di redigere un bilancio, l'obbligo di iscrizione al registro delle imprese. Inoltre, dovranno prevedere l'obbligo di un controllo da parte del ministro del lavoro, con funzioni e servizi permanenti di monitoraggio.
Queste sono, in sostanza, le linee guida a cui dovranno attenersi i decreti legislativi che il Governo è delegato ad emanare.
Resta il problema, come hanno già evidenziato sia i gruppi della maggioranza sia quelli dell'opposizione, dell'esclusione, avvenuta al Senato, della previsione dei benefici fiscali per le imprese sociali. Riteniamo che la buona volontà del Governo nel porre rimedio a tale «handicap» sia stata già dimostrata con l'accoglimento degli ordini del giorno che impegnano il Governo stesso ad individuare, fin dalla prossima legge finanziaria, gli strumenti finanziari idonei a garantire che le imprese sociali che si costituiranno possano beneficiare di facilitazioni ed agevolazioni fiscali.
Per tali motivi, il gruppo di Alleanza Nazionale esprimerà un voto convintamente favorevole (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lucà. Ne ha facoltà.
MIMMO LUCÀ. Il gruppo dei Democratici di sinistra esprimerà un voto di
astensione sul provvedimento in esame, anche se avremmo preferito votare a favore, perché per una parte consistente dello stesso - al netto della questione sollevata precedentemente - noi ci riconosciamo nella formulazione del testo. Si tratta peraltro di un testo che è stato modificato dal Senato, facendo così venire meno quella parte fondamentale che prevedeva un forte incentivo alla promozione dell'impresa sociale, punto qualificante di un nuovo sistema di promozione e di sostegno in favore dello sviluppo e della crescita del terzo settore.
È un provvedimento rivendicato e largamente atteso dall'insieme dei soggetti del terzo settore - in particolare, da quei soggetti che svolgono una funzione caratterizzante dal punto di vista economico e sociale -, alla fine di una legislatura che non è stata particolarmente generosa nei confronti del terzo settore. Molto numerosi sono stati infatti, nel corso della legislatura, gli annunci ad effetto, che di volta in volta segnalavano come imminente l'approvazione di questo o di quel provvedimento: a volte a favore del volontariato, altre volte a favore dei contribuenti generosi con le erogazioni liberali a beneficio delle ONLUS, altre volte ancora a favore dei consumatori della grande distribuzione.
Si è parlato della famigerata detax, che è sparita dal nostro orizzonte, così come si è parlato di una nuova legge quadro per l'armonizzazione della legislazione in questo campo, ma poi non se ne è fatto nulla. Si è parlato più volte di un nuovo 8 per mille a favore del terzo settore - ne ha parlato un autorevole ex ministro dell'attuale Governo -, ma non se ne è fatto nulla neanche in questo caso. Si è parlato, poi, della riforma della legge n. 266 del 1991 sulle organizzazioni di volontariato, ma anche in questo caso siamo al palo, giacché all'attenzione delle sedi parlamentari non è arrivato neanche il provvedimento normativo.
Dunque, non si è approdato a nulla. L'unica misura giunta in porto - ne diamo atto al Governo -, che anche noi abbiamo condiviso, è quella meglio conosciuta con la formula «più dai, meno versi», proposta dal Forum del terzo settore e dal settimanale Vita e sostenuta da larga parte del terzo settore, direi dall'interezza delle forze del terzo settore, appoggiata poi da un gruppo trasversale di parlamentari di ogni forza politica. Tale misura incrementa i benefici fiscali per i contribuenti che decidono di devolvere parte del loro reddito in favore dei soggetti senza scopo di lucro. Peraltro, non appena giunta in porto tale misura, si è tentato (nello stesso provvedimento) di ridimensionare le risorse appannaggio del volontariato, attraverso la riduzione dei fondi ai centri di servizio, ma nei confronti di questo tentativo vi è stata poi una protesta da parte di tutte le organizzazioni del mondo del volontariato.
In tale quadro, dunque, il provvedimento al nostro esame poteva essere davvero una misura importante, al termine di questa legislatura che è stata un po' avara in materia. Il nostro voto avrebbe potuto essere favorevole, nonostante la scelta di procedere con una legge delega, a nostro avviso in modo non del tutto appropriato, e nonostante le imprecisioni e la genericità di alcuni importanti criteri direttivi contenuti nel testo. Riconosciamo tuttavia l'utilità di un provvedimento che è stato sollecitato da ampi settori del mondo delle organizzazioni senza scopo di lucro. L'esigenza di una disciplina organica sull'impresa sociale era peraltro contenuta anche negli accordi sottoscritti con il Forum del terzo settore dai Governi del centrosinistra nella passata legislatura.
Quindi, l'impegno e la disponibilità del gruppo dei Democratici di sinistra non rappresentano una novità o il segno di un'improvvisazione culturale o politica. Non vi è stata, e non poteva esservi, alcuna pregiudiziale al riguardo e, pertanto, consideriamo positivo che, accanto alla cooperazione sociale, possano nascere e svilupparsi nuove forme di impresa sociale o soggetti senza scopi di lucro, con prevalente profilo economico e sociale.
Sappiamo, tuttavia, che il terzo settore è in crescita ed in forte espansione, e mi riferisco, soprattutto, a quegli organismi
che svolgono un'attività forte dal punto vista economico ed imprenditoriale. La stessa riforma del sistema dei servizi (la legge n. 328 del 2000) ha valorizzato il ruolo delle formazioni sociali di questo tipo nel nuovo sistema integrato dei servizi sul territorio.
Si avverte la necessità di politiche pubbliche di sostegno e di incentivazione alla crescita, di politiche sociali attive, di formazione, di accesso agevolato al credito, ai flussi di finanza ordinaria, ai fondi comunitari; ma, naturalmente, si deve tenere conto - è l'invito che rivolgiamo al Governo - delle differenze esistenti nel terzo settore (lo abbiamo affermato alla Camera quando è stato esaminato il provvedimento in materia, e lo ripetiamo ancora una volta oggi). È importante - lo ripeto - che il Governo, nell'approvare i decreti delegati, tenga conto delle grandi differenze presenti nel mondo del terzo settore.
Non si può fare di tutta l'erba un fascio, perché vi sono le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale, le fondazioni, le comunità di accoglienza e le imprese sociali. Dobbiamo tenere conto di queste differenze: le politiche messe in campo ed i decreti delegati che verranno approvati devono tenere conto della necessità di intraprendere una politica di armonizzazione, ma anche di esaltazione e di valorizzazione dei carismi, delle vocazioni di ciascuna forza e di ciascuna organizzazione.
Concludo sottolineando che saremo molto attenti e rigorosi nel seguire il percorso lungo il quale il Governo è delegato ad operare, per garantire la piena osservanza dei criteri direttivi contenuti nel testo e la corretta attuazione delle disposizioni del provvedimento, alla cui elaborazione ha partecipato, con consapevole responsabilità, anche il nostro gruppo. Si poteva, comunque, evitare la mutilazione operata dal Governo al Senato relativamente alle norme fiscali.
Per questa ragione, ci asterremo sul provvedimento in esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Volontè. Ne ha facoltà.
LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, per tutto ciò che non dirò rimando a quanto espresso nel mio intervento sul complesso degli emendamenti.
Vorrei cogliere un aspetto positivo, sottaciuto dal collega Lucà. Questo Parlamento avrebbe potuto fare molto, ma molto è stato fatto. Ricordo l'approvazione, all'unanimità, del provvedimento sugli oratori, il consenso comune sulla sussidiarietà fiscale, la misura, ricordata dal collega Luca, del «più dai, meno versi»; e mi riferisco, altresì, alla suddetta votazione che, di fatto, mette insieme le sensibilità ed il lavoro comune di tutto il Parlamento.
Questo è il dato non solo dell'impegno di molti di noi, ma dell'insieme dei Parlamenti che, sul tema della sussidiarietà, stanno portando frutti copiosi alla nostra legislatura.
Chiedo al Governo di fare presto nell'attuare i decreti legislativi: prima si fa e prima si può mettere questa amplissima maggioranza del Parlamento, o almeno della Camera dei deputati, nella condizione di lavorare per riempire maggiormente di contenuti ciò che ci accingiamo ad approvare oggi.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
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