Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 634 del 30/5/2005
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Seguito della discussione del disegno di legge: Delega al Governo concernente la disciplina dell'impresa sociale (Approvato dalla Camera e modificato dal Senato) (3045-B) (ore 18,50).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dalla Camera e modificato dal Senato: Delega al Governo concernente la disciplina dell'impresa sociale.
Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta odierna si è conclusa la discussione sulle linee generali delle modifiche introdotte dal Senato

(Esame dell'articolo unico - A.C. 3045-B)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge modificato


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dal Senato e degli emendamenti presentati (vedi l'allegato A - A.C. 3045-B sezione 3).
Avverto che le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (vedi l'allegato A - A.C. 3045-B sezioni 1 e 2).
Avverto, altresì, che non sono pubblicati nel fascicolo, a norma dell'articolo 70, comma 2, del regolamento, gli emendamenti presentati direttamente in Assemblea non riferiti a parti modificate dal Senato.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Fanfani. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE FANFANI. Signor Presidente, abbiamo accolto positivamente il testo normativo proposto oggi al nostro esame, e lo abbiamo fatto con lo spirito positivo conseguente alla constatazione che si fornisce risposta ad uno dei problemi esistenti, già affrontato nel corso della XIII legislatura. Mi riferisco alla necessità di coprire normativamente lo spazio oscuro tra le società con finalità di lucro e quelle che, invece, non perseguono tali finalità. Questa area, in cui risultano impegnate numerosissime imprese (la cui attività è certamente connotata da una positività sociale), andava certamente colmata.
Questo provvedimento di legge, pur con tutti i suoi limiti, l'ultimo dei quali citerò a conclusione di questo breve intervento, ha certamente la caratteristica di affrontare questo problema.
Già nella XIII legislatura si era posto il problema, in una delle leggi finanziarie, di estendere le agevolazioni date alle piccole e medie imprese anche a quella che veniva per la prima volta definita «impresa sociale». La mancanza di una definizione normativa di questo concetto, però, aveva impedito anche di attuare positivamente questo proposito, che era da tutti ritenuto da perseguire, anche perché tale concetto copriva tutta una realtà di volontariato e di imprese non lucrative, tutto il non-profit, che nella nostra realtà sociale ha una diffusione enorme, con un fatturato di oltre 35 di miliardi di euro (questo già nell'anno 2000), con circa 600 mila lavoratori diretti e oltre 3 milioni e 200 mila volontari che operano in tali settori.
Questo disegno di legge, affrontando la materia e dettando alcune linee alle quali il legislatore delegato dovrà attenersi nella redazione dei decreti, ha affrontato positivamente questo problema, dando mandato al legislatore delegato sia di definire le materie di particolare rilievo sociale alle quali il provvedimento è volto e dovrà applicarsi, sia di individuare nel divieto di redistribuzione degli utili e nella garanzia del carattere non speculativo dell'impresa gli elementi connotativi di questo comparto economico, che esiste indipendentemente dal fatto che lo si voglia o meno. Nella nostra realtà sociale, infatti, le imprese che hanno un contenuto di carattere sociale costituiscono una realtà che nessun legislatore può permettersi il lusso di non considerare.
Riteniamo che il provvedimento sia corretto e come tale da perseguire. Lamentiamo, peraltro, che il Senato abbia apportato delle modifiche tutte soppressive delle agevolazioni finanziarie. Si badi bene che la realtà economica è per sua natura spontanea in un sistema liberista e queste realtà esistono o meno indipendentemente dal fatto che ad esse si dia una disciplina normativa. L'unico spazio di intervento da parte del legislatore non è tanto quello di definirne i connotati, che esistono - lo ripeto - indipendentemente e che distinguono questo tipo di attività economica da quella lucrativa tipica e da quella cooperativa, definendo una figura che potremmo definire «mediana» ma che in realtà ha peculiarità autonome. Non è la definizione del legislatore l'aspetto importante, perché nella libertà di autodeterminazione statutaria qualsiasi attività economica che si prefiggesse queste stesse caratteristiche elencate nel provvedimento al nostro esame sarebbe per se stessa apprezzabile. È importante che lo Stato, attraverso la leva fiscale, economica e finanziaria, qualifichi l'indirizzo preferenziale che occorre dare a questa attività. Se manca questo, oggettivamente corriamo il rischio di avere creato un quadro di


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riferibilità normativa apprezzabile destituito di contenuti, perché tale realtà esiste indipendentemente da ciò che noi faremo.
Ma ritengo che il futuro consentirà anche di colmare questa lacuna oggettiva e di dare conseguentemente corpo alle buone intenzioni che questo provvedimento intende nel complesso perseguire (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Volontè. Ne ha facoltà.

LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, oltre a dichiarare il mio convinto voto a favore sul provvedimento in esame, desidero rivolgere un appello a tutti i colleghi che, come il sottoscritto, hanno votato in prima lettura - il 20 novembre 2003 - questo disegno di legge in materia di impresa sociale, sul quale si registrò un voto sostanzialmente unanime. Del testo approvato in prima lettura dalla Camera mancano, dopo le modifiche apportate dal Senato, alcuni pezzi significativi. Si tratta delle parti concernenti i vantaggi fiscali a favore all'impresa sociale.
Il disegno di legge in esame è di iniziativa governativa, ma è stato anche oggetto di una petizione popolare durante la campagna elettorale di allora. Le parti del testo originario espunte dal Senato rappresentano certamente degli aspetti significativi. Oggi, a distanza di quasi due anni, siamo di fronte all'interrogativo se approvare comunque un testo importante e significativo, tanto atteso da tutto il mondo del volontariato, pur mancando le parti espunte dal Senato. A questo riguardo, rivolgo un appello agli onorevoli Lucà, Ruzzante, Delbono e ai tanti altri colleghi che hanno presentato proposte emendative con le quali si intendono recuperare, da un lato, i 18 mesi di silenzio del Senato, dall'altro, le parti espunte dal Senato.
Insieme a tutti i colleghi che hanno votato consapevolmente a favore di questo provvedimento ritenevamo e riteniamo importanti le parti sopra richiamate. Riteniamo, però, anche importante una certa dose di realismo. Dico ciò perché, approvando questo provvedimento, noi siamo nelle condizioni di dare un segnale importante, significativo e tanto atteso al mondo del volontariato. Dobbiamo, inoltre, renderci conto che quello al nostro esame è un provvedimento che, se fosse nuovamente modificato dalla Camera, quasi certamente, non sarebbe approvato dal Senato in questa legislatura. Dico ciò per realismo, in quanto ci sono voluti quasi due anni perché questo provvedimento ritornasse nuovamente alla Camera.
Queste sono le motivazioni che mi spingono a rivolgere un appello ai colleghi che hanno presentato proposte emendative. Proposte che, se approvate, farebbero naufragare la possibilità di approvare questo disegno di legge delega nell'attuale legislatura, impedendo così di giungere alla definizione di una normativa per l'impresa sociale. Di fronte a questo doppio interesse, il buon senso ci induce a dare innanzitutto un segnale importante al mondo del volontariato (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lupi. Ne ha facoltà.

MAURIZIO ENZO LUPI. Signor Presidente, mi associo a quanto già detto dai colleghi che mi hanno preceduto e rivolgo un appello a tutta l'Assemblea per una rapida approvazione in via definitiva di questo provvedimento che, ricordo, è stato fortemente voluto dalla Camera.
Il testo che ci accingiamo ad esaminare è sicuramente monco in termini di valenza rispetto a quella che lo stesso rivestiva nel momento in cui fu approvato in prima lettura dalla Camera. Tuttavia, questo non può far dimenticare il grande valore che avrebbe per tutto il paese l'approvazione di questo disegno di legge delega in materia di impresa sociale. Una materia sulla quale, nel corso di questi anni, sono state approvate norme che hanno fatto crescere la coscienza del valore che riveste l'impresa sociale in Italia.
Da un punto di vista fiscale, ad esempio, non posso non ricordare che, in


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occasione dell'approvazione del decreto-legge sulla competitività, è stata affermata la regola secondo la quale «più dai, meno versi»: riconoscendo un ruolo fondamentale al mondo del non-profit nel nostro paese, è stata offerta al cittadino la possibilità di scegliere di destinare parte delle proprie risorse direttamente a tale settore, in tal modo riconoscendo, non soltanto implicitamente, l'utilità pubblica del mondo del terzo settore.
Analogamente, non posso non ricordare l'introduzione, all'interno della riforma costituzionale, del principio della sussidiarietà, declinata anche come sussidiarietà fiscale. In questi anni, è aumentata la consapevolezza della necessità di introdurre nella nostra legislazione, in maniera forte e definitiva, un pilastro sul quale si può costruire una nuova società.
Certamente, il fatto che, per motivi di copertura ed altri, sia stato eliminato dal disegno di legge in materia di impresa sociale tutto il tema della fiscalità è un elemento negativo, ma ciò non può far venir meno il grande valore che deriverebbe dall'approvazione, in via definitiva, da parte della Camera dei deputati.
Proprio per questo affermo, a conclusione del mio intervento, che vi è bisogno di un atto di responsabilità da parte di tutto il Parlamento. Al termine della precedente lettura, il disegno di legge fu approvato all'unanimità dalla Camera dei deputati. Oggi, l'approvazione del disegno di legge in esame sarebbe un ulteriore segno di persistente senso di responsabilità: facciamo in modo che, almeno in questa legislatura, un altro pilastro si aggiunga a quelli che ho indicato in precedenza e ci permetta di costruire, così, la casa di una società che fa della sussidiarietà il suo elemento fondante (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rocchi. Ne ha facoltà.

CARLA ROCCHI. Signor Presidente, credo che a nessuno, in quest'aula, sfugga l'importanza dell'oggetto del disegno legge in esame. Non a caso, quando il provvedimento fu portato al nostro esame in prima lettura, vi fu, com'è stato ricordato, un'approvazione unanime. Perciò, nessuno discute la necessità di legiferare nel settore e di dare ampio riconoscimento a tanto lavoro, a tanto impegno, ad un movimento di forze, al coinvolgimento del volontariato che ne deriva.
Premesso che sulla sostanza siamo tutti d'accordo, e pur comprendendo le ragioni per le quali il collega Volontè sollecita un'approvazione tout court, il vero punto di riflessione è, oggi, il seguente: che senso ha o, meglio, quale peso può avere l'approvazione di una dichiarazione di intenti? È chiaro, infatti, che il nostro lavoro produrrebbe poco più di una dichiarazione di intenti qualora non fossero approvati gli emendamenti presentati, mediante i quali tentiamo di reintrodurre una sostanza vera, le gambe che servono al provvedimento in oggetto per camminare.
Mi astengo da lunghe considerazioni sui tempi, cioè sull'elemento che aveva giustificato il ricorso allo strumento della delega, la quale doveva essere uno strumento veloce per un'approvazione veloce. Così non è stato: sono passati anni! Certo, il Senato aveva il diritto di modificare il testo licenziato dalla Camera, ma le modifiche introdotte non trovano il favore di questo ramo del Parlamento (e non è detto che debbano trovarlo per forza, ma quanto meno deve essere possibile manifestare il proprio scontento).
Ecco perché mi domando che senso abbia approvare il provvedimento così com'è, come una sorta di dichiarazione di intenti. Mi rendo conto che, se i tempi finora sono stati biblici, è difficile pensare ad uno scatto d'orgoglio, ad un colpo di reni o ad altre cose simili, affinché il provvedimento, nuovamente modificato da questa Camera, concluda il suo iter. Infatti, non esprimo, in questa fase, a nome del mio gruppo politico, un intento di voto negativo. Tuttavia, non posso fare altro che riconfermare quanto ho già dichiarato in sede di discussione sulle linee generali: il nostro voto sarà favorevole in caso di


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approvazione degli emendamenti; sarà di astensione nel caso di mancata approvazione degli stessi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Saglia. Ne ha facoltà.

STEFANO SAGLIA. Signor Presidente, intervengo per sottolineare l'importanza di questo provvedimento e per cercare di capire le ragioni di chi crede che il disegno di legge in esame sia, in qualche misura, insufficiente.
Vale la pena di sottolineare che, anche in questo caso, è meglio guardare al bicchiere mezzo pieno e non a quello mezzo vuoto, innanzitutto perché quella riguardante l'impresa sociale è una disciplina senza precedenti nelle legislazioni europee. L'Italia, quindi, si porrebbe in Europa come apripista, considerato che solo in Belgio si è tentato di codificare l'attività dell'impresa sociale. In questa maniera, si potrebbe finalmente rompere la rigidità esistente tra titolo I e titolo V del codice civile, riconoscendo anche alle attività sociali una capacità di intrapresa.
Siamo di fronte ad un settore che non va visto solo ed esclusivamente come uno strumento di assistenzialismo, perché, dalle statistiche che abbiamo avuto modo di esaminare, si evince che oltre l'80 per cento delle imprese sociali vive non solo di contributi pubblici, ma anche della capacità imprenditoriale di stare sul mercato.
Alla base di questa disposizione vi è la considerazione che il servizio è pubblico non in quanto erogato dal pubblico, ma in quanto rivolto ad un pubblico di cittadini ai quali possano essere erogati servizi e beni. Si tratta di un concetto da un certo punto di vista rivoluzionario, che va a codificare nella legislazione e nei codici italiani una nuova figura di impresa, che avrà un ruolo centrale nella riforma del welfare, laddove vi è - come hanno ricordato i colleghi precedentemente - il riconoscimento della sussidiarietà orizzontale, quindi non solo la devoluzione di competenze tra diversi livelli degli enti pubblici, ma anche il riconoscimento dei corpi intermedi e soprattutto delle imprese che, pur intervenendo in settori di provata importanza sociale, hanno anche una vocazione di carattere imprenditoriale.
La Camera aveva introdotto una mediazione attraverso il riconoscimento di agevolazioni di carattere fiscale. Purtroppo, il Senato ha ritenuto di fare diversamente. Tuttavia, credo sia importante approvare il provvedimento in esame, per consentire al Governo, attraverso la delega e nei tempi più celeri, di codificare tutti gli aspetti relativi anche al sostegno economico di queste tipologie di imprese.
Mi auguro, dunque, che i colleghi possano condividere questo percorso, senza tuttavia approvare gli emendamenti presentati, non perché non si condividono, ma per la necessità di dare un rapido avvio a questa legislazione, che potrebbe essere veramente apripista in Europa (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

CIRO FALANGA, Relatore. Signor Presidente, la Commissione invita al ritiro delle proposte emendative presentate. Sul punto vorrei svolgere un'osservazione e mi rivolgo, in particolare, alla collega Rocchi, la quale ha dichiarato che senza l'approvazione di questi emendamenti il provvedimento rimarrebbe sostanzialmente una dichiarazione di intenti.
Il provvedimento assolve a due funzioni; la prima di ordine scientifico, di ordine sistematico, di ordine squisitamente giuridico, di assetto di un panorama legislativo attualmente frammentario nel terzo settore.
Ebbene, questa è un'attività necessaria; è vero, d'altra parte, che il provvedimento, depauperato e svilito dall'assenza della seconda parte recante, appunto, le agevolazioni fiscali, perde l'elemento centrale della propria ratio che è, per così dire, umanista, risiedendo nell'adempiere ad una funzione - e, aggiungerei, ad un


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precetto costituzionale - di solidarietà umana.
Però, devo anche osservare che, se nel nostro ordinamento non disporremo di uno strumento vigente consistente in un nuovo modello societario - per l'appunto, l'istituto dell'impresa sociale, che verrebbe così introdotto nel sistema giuridico -, non saranno, a mio avviso, praticabili in futuro eventuali interventi nel settore tesi a prevedere agevolazioni fiscali. Quindi, il provvedimento, seppure inadeguato per la mancata approvazione di queste proposte emendative, conserva un suo significato ed in questa direzione deve essere considerato; solo per tale ragione, e non perché non si condividano, invito i presentatori al ritiro di tutte le proposte emendative.

PRESIDENTE. Onorevole relatore, nel caso non dovesse essere accolto l'invito al ritiro delle proposte emendative che ella ha testé formulato, il parere deve intendersi contrario?

CIRO FALANGA, Relatore. Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Il Governo?

GRAZIA SESTINI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo agli identici emendamenti Lucà 1.1 e Delbono 1.2.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro formulato dal relatore e dal Governo.

MIMMO LUCÀ. No, signor Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MIMMO LUCÀ. Signor Presidente, ho colto il senso dell'invito al ritiro delle proposte emendative formulato dal relatore; ritiro auspicato anche dai colleghi dianzi intervenuti. Voglio però ricordare a tutti noi - e porre, in particolare, all'attenzione della maggioranza - che si tratta di un provvedimento approvato da questo ramo del Parlamento con una maggioranza di straordinaria ampiezza. Voglio altresì rammentare come il testo sia frutto di un lavoro corale dei gruppi, degli schieramenti politici e dei singoli parlamentari. Frutto di un lavoro che definirei trasversale, il quale ha conosciuto un esito positivo nel senso che ha consentito alla maggioranza dei deputati di potersi riconoscere nel testo finale.
Naturalmente, ciò è stato reso possibile dalla circostanza che tale iniziativa trasversale si è rivolta nei confronti del Governo con un intendimento di persuasione; ricordiamo tutti, infatti, che il Governo, in una certa fase, ha manifestato una forte resistenza nei confronti dell'ipotesi di introdurre nel testo la previsione di agevolazioni fiscali a favore dell'impresa sociale. Ipotesi che veniva considerata la via attraverso la quale riconoscere la particolarità, l'eticità, la finalità sociale e la pubblica utilità dell'impresa sociale. In altri termini, secondo tale ipotesi, lo Stato riconosce un trattamento di maggiore favore per l'impresa sociale, sicché la incentiva e la promuove: non solo la riconosce, ma pone in essere un'attività positiva.
Però, questa previsione, al Senato, è caduta, e non per una iniziativa estemporanea di un gruppo parlamentare ma per una iniziativa del Governo. Al riguardo, sorge il sospetto che in ipotesi si sia consentita, alla Camera, l'introduzione delle dette previsioni nel testo nutrendo, per così dire, il retropensiero circa una possibile modifica durante il successivo esame al Senato.
Non presentiamo ora talune proposte emendative con un intendimento demolitorio; non vogliamo demolire il provvedimento, in quanto in larga misura ci riconosciamo in esso. Avremmo votato, come abbiamo già fatto in prima lettura, a favore dell'approvazione del provvedimento se il testo fosse tornato dal Senato - peraltro dopo un anno e mezzo - nella sua interezza e nella sua formulazione originaria.


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Il Senato, per così dire, ha prodotto una mutilazione consistente, modificando il testo nella sua natura, in quanto la soppressione delle agevolazioni fiscali non è propriamente di poco conto.
Noi, quindi, non intendiamo ritirare quest'emendamento. Anzi, rivolgo un appello ai colleghi della maggioranza: abbiamo approvato, con una larga maggioranza, questo testo, quasi all'unanimità. Esso non si qualifica per ragioni di appartenenza a questo od a quello schieramento politico. Nessuno di noi lo riconosce per ragioni di appartenenza. Credo che sarebbe coerente, dunque, un voto della Camera, nella sua interezza, sul testo precedentemente approvato, prevedendo, in particolare, il ripristino delle norme sulle agevolazioni fiscali.

PRESIDENTE. Prendo atto che anche i presentatori dell'emendamento Delbono 1.2 insistono per la votazione.
Passiamo, dunque, ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Lucà 1.1 e Delbono 1.2, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 325
Maggioranza 163
Hanno votato
148
Hanno votato
no 177).

Prendo atto che i presentatori degli emendamenti Delbono 1.3, 1.4, 1.5, 1.6, 1.7 e 1.8 insistono per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Delbono 1.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 329
Maggioranza 165
Hanno votato
151
Hanno votato
no 178).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Delbono 1.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 332
Votanti 330
Astenuti 2
Maggioranza 166
Hanno votato
150
Hanno votato
no 180).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Delbono 1.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 336
Votanti 334
Astenuti 2
Maggioranza 168
Hanno votato
153
Hanno votato
no 181).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Delbono 1.6, non accettato dalla


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Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 333
Votanti 332
Astenuti 1
Maggioranza 167
Hanno votato
151
Hanno votato
no 181).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Delbono 1.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 336
Votanti 335
Astenuti 1
Maggioranza 168
Hanno votato
151
Hanno votato
no 184).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Delbono 1.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 339
Votanti 338
Astenuti 1
Maggioranza 170
Hanno votato
155
Hanno votato
no 183).

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