Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 634 del 30/5/2005
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Sull'ordine dei lavori.

FRANCESCO GIORDANO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, ieri, la Francia, con un voto che ha coinvolto oltre il 70 per cento dei cittadini che ne avevano diritto, ha detto «no» alla Costituzione europea. La questione interessa non poco il Parlamento italiano. Ho chiesto di intervenire in aula per ragioni di merito e per evidenziare un'analogia con ciò che è accaduto nel nostro paese. In Francia si è sviluppata una discussione serrata sulla Costituzione europea, che ha coinvolto con grande intensità una vasta popolazione; in Italia l'intera vicenda è stata sbrigata in poche


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ore, nel chiuso del Parlamento, senza determinare una discussione di massa: una scelta burocratica ed elitaria. Si tratta di una materia in cui la socializzazione di massa deve essere visibile e praticabile.
Signor Presidente, quello francese non è un voto, come da più parti si legge, antieuropeista; è un voto che chiede un'altra Costituzione europea. Questa Costituzione europea aveva, come ascissa, una Costituzione proposta solo dai Governi e, come ordinata, un'idea ispirata solo ed esclusivamente al mercato, con l'esasperazione di percorsi liberisti.
Riteniamo che debba svolgersi un dibattito in aula, perché finalmente si possa ricostruire un percorso democratico e si possa discutere su una Costituzione in cui i diritti sociali siano esigibili; il percorso democratico deve essere radicalmente diverso. Dunque, chiediamo formalmente che si svolga una discussione in Assemblea per affrontare politicamente questa tematica.
Vorrei aggiungere che un dibattito in materia è possibile anche perché esiste una Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti nazionali motore della cooperazione tra i Parlamenti. Ritengo che tale materia debba essere affrontata in quella sede e, prima di arrivare in tale sede, il Presidente della Camera deve sentire il Parlamento italiano.
Solo attraverso la ricostruzione democratica, senza la logica autoritaria che ha caratterizzato le precedenti ratifiche del Trattato sulla Costituzione europea, si può invertire una tendenza ed essere in sintonia con la società europea.
Per questa ragione, riteniamo che occorra ricostruire un percorso democratico, partendo dai Parlamenti nazionali e dal Parlamento europeo. Bisogna ricostruire, rendendo esigibili e visibili i diritti sociali della popolazione europea. C'è un'altra Europa che, oggi, ha vinto alle urne francesi e che vuole esprimersi, come si è espressa, in questi anni, con una soggettività forte nei movimenti e nella conflittualità sociale.
Il nostro, dunque, è un consenso ad un altro percorso. È una scelta pienamente europeistica, non antieuropea. Noi vogliamo un'Europa sociale in cui i popoli possano contare, decidere e autorappresentarsi. Per questo, ci siamo schierati contro questa Costituzione europea e oggi siamo felici che si possa iniziare un nuovo percorso. Coloro che hanno espresso un «sì» critico sulla Costituzione, oggi, grazie al voto francese, possono costruire insieme con noi un'altra idea e un altro percorso democratico all'Europa medesima (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prima di dare la parola a quanti chiederanno anch'essi di intervenire sull'argomento, vorrei osservare che non si può avviare un dibattito sulla vicenda europea; altrimenti, oggettivamente, diviene problematico...

FRANCESCO GIORDANO. Io ho chiesto una discussione in Assemblea motivando tale richiesta.

PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Giordano, ma, rispondendo alla sua domanda, mi rivolgo anche ai colleghi che interverranno, segnalando loro come sia convocata, per il 1o giugno, la Conferenza dei presidenti di gruppo. Sarà quella la sede nella quale potrà essere adottata la decisione che lei chiede, anche considerato il rilievo che la materia in oggetto ha assunto e assume. Ritengo, invece, esuli dalla mia competenza disporre in ordine alla questione, peraltro non inserita nell'ordine del giorno dei lavori di questa Assemblea.
Domando, dunque, ai colleghi che chiederanno di intervenire sull'argomento di mantenersi nell'ambito di quanto testé ho rappresentato all'Assemblea.

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. La ringrazio, signor Presidente.


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Mi consenta di dissentire da quanto lei ha testé dichiarato; le parole poc'anzi da lei proferite rappresentano, infatti - e lo osservo con assoluto rispetto della sua funzione -, la coerente e, a mio avviso, assolutamente errata perseveranza nell'atteggiamento culturale-politico invalso in questo Parlamento, alla Camera come al Senato (più in generale, all'interno del mondo politico-culturale del nostro paese), sulla questione relativa alla Costituzione europea. Un approccio minimalista e formalista che, in Italia, più o meno, ha tenuto, ma che l'esplosivo esito del voto registrato ieri in Francia ha definitivamente «spazzato via».
Infatti, questa Assemblea, con riferimento all'organizzazione dei propri lavori, anche in relazione all'ordine del giorno - pur assolutamente rispettabile nell'ambito della programmazione dei lavori parlamentari -, deve tenere conto di quanto avvenuto in un paese che fa parte del contesto europeo. Dunque, è sotto gli occhi di tutti la differenza abissale sussistente tra la Francia ed il nostro paese: in Francia, si è svolto un dibattito politico profondo, difficile, arduo, che ha scavato solchi profondi all'interno degli schieramenti (nel partito socialista come nella destra). Si è registrata una partecipazione eccezionale al referendum (il 70 per cento degli aventi diritto); ciò per la natura vincolante di quella consultazione popolare.
Tale elevata partecipazione, infatti, costituisce, per così dire, la prova provata che in tutti i paesi dell'Europa, quando i cittadini possono effettivamente contare, partecipano; al contrario, non partecipano quando il loro voto o la loro scelta contano poco, come abbiamo potuto constatare in Spagna, dove il referendum era solo consultivo e la partecipazione è stata circa la metà rispetto a quella registrata in Francia. Dunque, questo è il primo dato che possiamo osservare.
Ovviamente, in Italia, la situazione è totalmente diversa, essendosi registrati l'assenza di qualsiasi dibattito e un approccio minimalista e formalista; è mancata la volontà di prendere in seria considerazione non solo le richieste di una parte dell'opposizione - e anche di una parte importante della coalizione di maggioranza (la Lega) - di indire un referendum sulla materia -, ma anche i progetti di revisione della Costituzione in vista di un passaggio così difficile. Nulla di tutto ciò: in questo Parlamento, in Italia, si è giunti alla ratifica del Trattato istitutivo della Costituzione dell'Unione europea con legge ordinaria. Dunque, con la stessa fonte con la quale si ratifica una collaborazione consolare con l'Ucraina o con altro paese abbiamo ratificato la Costituzione europea, ovvero la cosiddetta Costituzione europea.
Ebbene, ritengo che assolutamente non possa più essere accettato un tale «andazzo»; ritengo, altresì, che, pur tenendosi la Conferenza dei presidenti di gruppo il 1o giugno, nell'immediato, in questi due giorni di lavori parlamentari nei quali è possibile contare sulla presenza dei colleghi deputati, il Governo, nella persona del ministro degli affari esteri - o del Presidente del Consiglio dei ministri -, debba riferire in Assemblea su quanto accaduto in Francia, aprendo un minimo di dibattito. Non si chiedono giornate intere di discussione, ma un minimo di confronto democratico-parlamentare sulla questione deve pur potersi svolgere!
Noi chiediamo ciò, in attesa che la segreteria politica della Lega, integrata dai gruppi parlamentari, rivolga domani una serie di richieste alla maggioranza e al Governo, per dare una risposta su tale tema. Non si può, infatti, non dare una risposta.
Mi rivolgo, infine, ai colleghi del centrodestra: sappiamo che i colleghi del centrosinistra hanno usato tale materia in chiave antigovernativa, tentando di «bollarci» quali «antieuropei». Abbiamo visto com'è finita in Francia! Abbiamo constatato come la sinistra francese si sia divisa profondamente, ed in maniera democratica, su tale tema. Onorevoli colleghi del centrodestra, una risposta, lo ripeto, la dobbiamo dare. Ci siamo appiattiti sul tema: ebbene, il «no» francese può rappresentare una leva da utilizzare sia in chiave europea sia in chiave nazionale.


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PRESIDENTE. Onorevole Guido Giuseppe Rossi, concluda.

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. A mio avviso, la rinascita ed il «contropiede» della nostra maggioranza dipenderanno anche dal coraggio con cui affronteremo tali questioni.
Chiediamo, dunque, formalmente, signor Presidente, un'informativa urgente del Governo, presente il ministro degli affari esteri o il Presidente del Consiglio, da tenersi nella giornata di oggi o in quella di domani, perché la presenza dei deputati, prima della sospensione dei lavori, sarà limitata, appunto, a questi due giorni (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. Onorevole Guido Giuseppe Rossi, riferirò al Presidente della Camera la sua richiesta, ma le ricordo che il Presidente della Camera oggi è all'estero.

FRANCESCO GIORDANO. È in Francia!

PIER PAOLO CENTO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, anche noi Verdi riteniamo indispensabile, alla luce delle sollecitazioni fatte poc'anzi dal collega Giordano, che al più presto la Camera - o, meglio, l'intero Parlamento - sia investita degli effetti politici del voto che si è svolto in Francia e che ha bocciato la Costituzione europea. Ciò anche in considerazione di quello che probabilmente accadrà, tra 48 ore, con il referendum in Olanda.
Come i colleghi sanno, i Verdi sono stati tra coloro che in questo Parlamento hanno presentato la proposta di indire un referendum consultivo-popolare sulla Carta europea. I fatti, oggi, ci danno ragione! Ce la danno perché non vi è dubbio che un dibattito così complesso e rilevante per il futuro dell'Europa non si poteva «rinchiudere» in una discussione parlamentare durata poche ore, con l'estromissione dell'opinione pubblica e degli elettori italiani da un confronto che, proprio per chi ha a cuore le ragioni dell'Europa e dell'europeismo, avrebbe dovuto svolgersi in modo ampio e trasparente. Non averlo fatto è stato un errore.
Certo, oggi, di fronte al dato politico della bocciatura da parte della Francia della Costituzione europea, il Parlamento italiano deve essere reinvestito della discussione in materia. Lo deve essere, perché vi è la necessità di riaprire un confronto rispetto a quella parte della Costituzione europea che, in modo molto miope, si è «chiusa» di fronte alle domande di nuova cittadinanza, di nuovi diritti e di nuova capacità di rappresentare l'Europa quale uno spazio giuridico, economico e sociale di libertà e non, invece, quale uno spazio burocratico e sostanzialmente lontano dalle domande di sicurezza sociale provenienti dall'opinione pubblica europea, che in modo così forte si sono espresse nel voto francese.
Noi Verdi, che ci astenemmo sia dal partecipare al dibattito sia nella votazione finale della ratifica del trattato in quest'aula, volendo rappresentare in tal modo un «sì» critico alla Costituzione europea, riteniamo sia necessario riproporre, proprio a partire dal giudizio critico confermato dal voto francese, un dibattito parlamentare in grado di far superare le difficoltà dell'Europa, non chiudendosi in se stessi o guardando con fastidio al risultato del voto francese, ma prendendo atto delle ragioni che hanno determinato, in gran parte dell'opinione pubblica francese, una scelta così radicale.
Credo che faccia bene sia agli europeisti sia alla stessa Europa che anche nel Parlamento e nell'opinione pubblica italiana si riapra una discussione sulla Costituzione che, è del tutto evidente, così come è stata ratificata dal voto parlamentare non potrà più essere approvata dall'Europa, perché viene meno uno tra i paesi fondanti dell'Unione europea, quale la Francia, e che, quindi, necessita di un intervento positivo del Parlamento ed anche di un'iniziativa italiana.


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Ciò affinché si cambi radicalmente pagina in Europa e lo si faccia con coraggio, mettendo al primo posto l'Europa dei diritti, l'Europa della pace e l'Europa dell'ambiente rispetto ad una preminenza inaccettabile, che si è manifestata fino ad oggi, dell'Europa dei Governi, della moneta unica e della grande finanza (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Unione).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, concluderei qui la discussione, anche se altri, giustamente, avrebbero la titolarità di intervenire; però, in tal caso, si aprirebbe davvero un dibattito.

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