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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Federazione
russa nel campo dello smantellamento dei sommergibili nucleari radiati dalla marina militare russa e della gestione sicura dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare esaurito, fatto a Roma il 5 novembre 2003, con allegato e Scambio di Note effettuato a Roma il 2 aprile 2004, a Mosca il 7 maggio 2004 e a Roma il 25 maggio 2004.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al resoconto della seduta del 25 maggio 2005.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che la III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Naro, ha facoltà di svolgere la relazione.
GIUSEPPE NARO, Relatore. Signor Presidente, già negli anni Novanta, Stati Uniti, Russia, Giappone, Unione europea e Canada convenivano sulla necessità di intervenire per mettere in sicurezza gli arsenali di armi di distruzione di massa, nucleari, biologiche e chimiche in gran parte distribuiti sul territorio dell'ex Unione sovietica.
Infatti, quel territorio, in quel periodo, deteneva un grande quantitativo di armi chimiche, pari a 40.000 tonnellate di gas nervino e sostanze affini e 600 tonnellate di materiale nucleare, e anche 193 sottomarini nucleari, che nel corso degli ultimi decenni sono stati messi fuori servizio.
Tali armi costituivano e costituiscono ancora una preoccupante fonte di pericolo per l'intera umanità. Nasceva allora la CTR (Cooperative Threat Reduction), ma dopo l'attentato dell'11 settembre alle Torri gemelli si ebbe la consapevolezza che quelle armi ancora numerose e non sufficientemente sorvegliate potessero cadere in mano a terroristi.
Per questi motivi, al successivo vertice G8 tenuto a Kananaskis nel 2002 fu lanciata l'iniziativa della Global partnership con lo scopo non solo di mettere in sicurezza quelle armi quanto anche di incentivare la cooperazione fra gli Stati ai fini della lotta totale al terrorismo di massa.
Per questo fu deciso uno stanziamento di 20 miliardi di dollari, da erogare nel corso di un decennio e da utilizzare come lo strumento degli accordi sia bilaterali che multilaterali. Gli Stati Uniti si impegnarono in quella occasione per la metà della cifra deliberata. L'Europa, da parte sua, dopo Kananaskis e dopo l'approfondimento della tematica al vertice G8 di Evian, al Consiglio europeo del successivo dicembre ha assunto la determinazione di estendere al più articolato progetto della Global partnership, a datare dal 2004 e per un decennio ancora, il piano di assistenza alla Russia precedentemente utilizzato nel quadro della CTR. A tale proposito, è bene ricordare che la Commissione europea, a favore di quanto deliberato a Kananaskis, aveva previsto lo stanziamento di un miliardo di euro nel complesso ambito di tali relazioni. Anche l'Italia a Kananaskis ha assunto l'impegno per l'erogazione del miliardo di euro.
In tale contesto si inquadra l'accordo tra l'Italia e la Federazione russa sullo smantellamento dei sommergibili nucleari radiati dalla marina militare russa e sullo smantellamento dei materiali fissili residui del cui relativo disegno di legge di ratifica ci stiamo occupando.
Nel dettaglio, la specifica delle attività previste dal piano di assistenza, elencate in maniera chiara e completa all'articolo 2 dell'Accordo e minuziosamente illustrate nella relazione che accompagna il disegno di legge, prevede non solo lo smantellamento dei natanti quanto anche il riprocessamento, il trattamento, il trasporto, lo stoccaggio del combustibile nucleare esaurito, la protezione fisica dei siti nucleari e la bonifica di quelli contaminati da sostanze radioattive e conseguentemente anche la creazione e il mantenimento di una struttura per provvedervi.
Per la realizzazione di quanto l'accordo prevede, sono state messe a disposizione risorse finanziarie per trecentosessanta milioni di euro in dieci anni, di cui otto milioni per l'anno 2005 e 44 per ciascuno degli anni successivi dal 2006 al 2013. Un contributo questo la cui entità conferma le sensibilità dell'Italia in tema di sviluppo e cooperazione e dimostra ancora una volta il sostegno offerto dal nostro paese ai problemi della sicurezza e della pace nel mondo.
L'Accordo regola una molteplicità di rapporti che hanno attinenza con gli ambiti politico, amministrativo, organizzativo e scientifico e investe aspetti rilevanti di particolare riservatezza tra gli Stati. Intanto, assegna il coordinamento generale e lo svolgimento delle attività amministrative operative alla SOGIN (Società gestione impianti nucleari) e individua gli organi competenti nel Ministero delle attività produttive per l'Italia e in quello per l'energia atomica per la Russia. Prevede un comitato direttivo paritetico che vigili sull'andamento dell'Accordo, proponga eventuali modifiche da applicare previo accordo scritto tra le parti, approvi i tempi e le procedure per la realizzazione dei progetti e dirima le controversie ove non risolte con consultazione tra le parti.
Le attività tecnico-professionali sono affidate invece ad una gestione progettuale integrata (UOG) le cui competenze e regole di funzionamento sono quelle che, in campo internazionale, vengono assegnate ad unità di omologa natura e che la relazione tecnica che accompagna il disegno di legge specifica nel dettaglio, onde fugare fraintendimenti e possibili devianze interpretative.
I progetti vengono eseguiti da un fornitore scelto di comune accordo in base ad una gara regolata secondo norme e regolamenti della Federazione russa. I contributi italiani seguiranno di pari passo l'emissione delle fatture da parte dell'impresa contraente, mentre la parte russa è responsabile della tenuta della contabilità ed ha l'obbligo della rendicontazione.
Non si possono comunicare a terzi informazioni confidenziali o sensibili, salvo accordo scritto preliminare dell'altra parte contraente.
La proprietà intellettuale è tutelata e, nel caso si sviluppi nell'ambito dell'accordo, è prevista un'appropriata ripartizione.
PRESIDENTE. Onorevole relatore...
GIUSEPPE NARO, Relatore. Alle attività di assistenza la Russia accorderà esenzioni doganali e fiscali; l'eventuale imposizione di tributi costituirà condizione ostativa all'inizio o alla prosecuzione di un singolo progetto.
La previsione, nell'ambito dell'Accordo, del trattamento per responsabilità civile a causa di danno nucleare che si potrebbe verificare è da giudicare positivamente; sono fatti salvi diritti e doveri derivanti alle parti dalla sottoscrizione di altri trattati internazionali.
Ad ogni modo, ritengo di dover esprimere il convincimento che una tale e complessa realtà ha ricevuto, con la stesura di questo Accordo, una definizione di immediata comprensione, efficace e commisurata alla realizzazione degli scopi prefissi.
Come da più parti si è osservato, ritengo che l'assistenza fornita dall'Italia alla Federazione russa sia in grado di migliorare i rapporti economici e il trasferimento di tecnologie fra i due paesi, con evidenti positive ricadute nell'ambito dei rapporti commerciali.
Tutto ciò permetterà di consolidare le relazioni di amicizia tra i due Stati e i rapporti proficui tra le diverse istituzioni dei medesimi. Per quanto riferito, auspico una tempestiva approvazione da parte della Camera dei deputati.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, vorrei solo sottolineare che la volontà italiana di allocare
con questo Accordo un ammontare così rilevante di risorse - un miliardo di euro in dieci anni - a favore dell'iniziativa discende dalla piena convinzione che l'iniziativa della Global partnership di cui al ricordato Vertice del G8 ha una fondamentale valenza nel miglioramento della sicurezza e della stabilità internazionale e costituisce un valido strumento per affrontare efficacemente il problema della proliferazione delle armi di distruzione di massa attraverso progetti ed iniziative concrete.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Pisa. Ne ha facoltà.
SILVANA PISA. Signor Presidente, prima di svolgere alcune considerazioni, vorrei anzitutto chiedere che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale del mio intervento.
PRESIDENTE. Onorevole Pisa, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.
SILVANA PISA. Dunque, il provvedimento è assolutamente condivisibile nelle finalità che si prefigge; riteniamo, infatti, che mettere in sicurezza l'arsenale ex sovietico rappresenti una questione «ambientale» planetaria. Pur non avendo il tempo di illustrare il quadro geopolitico evolutosi in questi anni, devo però prendere atto della circostanza che - dalla costituzione dell'AIEA nel 1956 al trattato di non proliferazione nucleare del 1968 fino agli accordi Salt e Start degli anni Settanta e Ottanta - si è passati da una forte ostilità al nucleare ad una inversione di rotta. Inversione di rotta realizzatasi in particolare negli anni Novanta con il Presidente Clinton e commentata molto negativamente anche in questi giorni, in sede di discussione a New York del trattato di non proliferazione nucleare. Ciò fa dire ai commentatori che, mentre Bush considera il nucleare altrui una delle minacce maggiori alla pace mondiale, continua però a chiedere al Congresso fondi per la dotazione di micidiali armi nucleari. Quindi, risulta poco credibile chiedere agli altri quanto gli Stati Uniti stessi non sono disposti a fare; d'altra parte, anche Putin - dunque, per così dire, gli azionisti di maggioranza -, a sua volta, pur firmando accordi per il decommissioning - di cui ci occupiamo oggi - delle armi atomiche obsolete, il 16 ottobre 2004 ha annunciato nuove armi atomiche che nessun'altra nazione possiede e possiederà.
Dunque, è un corto circuito perverso: mentre viene avviata una colossale opera di smaltimento e demolizione, la corsa al riarmo continua e gli Stati Uniti diventano il massimo collettore di tutte queste sostanze, uranio altamente arricchito, plutonio ed altri materiali recuperati.
In questo scenario si inserisce un altro accordo, che tende al miglioramento - come afferma la relazione - della sicurezza e della stabilità internazionali. Ne ha parlato, in modo molto preciso, il collega Naro, nell'illustrare il suddetto accordo. Non entro nel merito, anche a causa del poco tempo a disposizione. Si tratta, comunque, di un compito complesso, soprattutto considerando che la controparte russa sarà il Minatom, il Ministero dell'industria atomica russa, soggetto che non brilla per trasparenza e che gestirà fondi ed appalti. Per la parte italiana il soggetto competente è stato individuato esclusivamente nella Sogin, società dell'ex gruppo ENEL, di proprietà del Ministero dell'economia e delle finanze, a cui gli indirizzi operativi sono forniti dal ministro delle attività produttive, controllata dall'APAT, dipendente dal Ministero dell'ambiente.
La Sogin ha assunto molte delle competenze già dell'ENEA, pur presentando la contraddizione di essere soggetto pubblico finanziato dai ricavati delle bollette elettriche, ma con una gestione di tipo privatistico. Tale società fa, dunque affari (e precedentemente ne aveva fatti altri in Russia). Già in Commissione difesa noi avevamo chiesto garanzie circa gli standard di sicurezza e l'impatto ambientale. Inoltre, avevamo domandato perché, e con quali modalità, fosse stata scelta la Sogin, trascurando le competenze - non solo
nucleari, ma multidisciplinari - e le professionalità espresse dall'ENEA sulla ricerca. Chi ha fatto ricerca sul nucleare in Italia, negli ultimi anni, è stata solo l'ENEA e non certo la Sogin. Nonostante ciò, l'ENEA è stata assolutamente trascurata. Ci è stato risposto che gli standard di sicurezza sono abbastanza garantiti dal fatto che la Russia ha comunque recepito la normativa dell'AIEA.
Ciò non non ci tranquillizza, perché non dice nulla sull'applicazione di tali standard. Gli standard nucleari in Russia sono, infatti, molto diversi dai nostri. Basti ricordare che, come si afferma, i marinai dei sottomarini russi sono «fosforescenti». I russi, ripeto, si basano su standard molto diversi dai nostri e su un turn over frequente, mentre la nostra filosofia di protezione è integrale e di vita. Dunque, le garanzie rispetto alla sicurezza dei lavoratori con cui avremo a che fare non sono sufficienti.
Noi, quindi, siamo insoddisfatti delle risposte ricevute. Il collega Calzolaio e la sottoscritta abbiamo presentato un'interrogazione, chiedendo perché la Sogin avesse avuto una sorta di «corsia preferenziale» fin dal 2000 su diverse attività e non solo per quanto riguarda i sommergibili atomici. Tale società, aveva, infatti, ha già stipulato contratti che erano stati successivamente «ratificati» con una sorta di autorizzazione «postuma». Anche in questo caso avviene la stessa cosa, signor sottosegretario. Constatiamo, infatti, che fin dal 2003, la Sogin ha stipulato contratti in vista dell'attuazione dell'accordo che forse oggi ratificheremo (da parte nostra, l'eventuale voto positivo dipenderà dalle risposte che lei ci darà). Dunque, la Sogin aveva già stipulato contratti, chiesto consulenze, sponsorizzato convegni ed aperto una sede in Russia. Nella nostra interrogazione, chiedevamo a quale titolo Sogin avesse intrapreso tale iniziative, estranee alla propria missione statutaria, quali tra i ministeri vigilanti avesse autorizzato dette attività, quale sia stato l'importo economico, ed un'altra serie di domande a cui non c'è stata data risposta.
Concludendo, signor Presidente, noi chiediamo che nel corso della discussione odierna siano date risposte esaustive. Ci rimangono, infatti, molti dubbi, pur condividendo completamente le finalità del provvedimento in esame, sulle modalità individuate e sul procedimento con il quale l'accordo sarà realizzato. Ci restano sospetti, ad esempio, sui possibili business sulle scorie.
Cosa intende il generale Jean, quando, in un'intervista rilasciata a Panorama, nel febbraio 2004, afferma: «Per il futuro, puntiamo a fare da capofila per aprire la strada, in questo settore, alle imprese private italiane del nucleare»? Ricordo, tra l'altro, che il nucleare, nel nostro paese, è stato abolito nel 1987, da un referendum popolare. Abbiamo ascoltato, nei giorni scorsi, il ministro Scajola invocare il ritorno al nucleare come possibile soluzione al declino italiano, ma ricordo anche che, a tutt'oggi, non si è trovata una soluzione soddisfacente - neanche la Sogin ci è riuscita - al problema dello smaltimento delle scorie nucleari: l'esperienza di Scanzano ci insegna qualcosa! Il principio di precauzione consiglia che, quando non si è in grado di controllare le conseguenze di una attività, non la si intraprende.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Rocchi. Ne ha facoltà.
CARLA ROCCHI. Signor Presidente, il provvedimento in esame, dal punto di vista formale, sembra non presentare controindicazioni. Si propone di avviare a soluzione uno dei problemi più inquietanti e globali del nostro momento storico; mi riferisco ad una serie di situazioni riguardanti lo smaltimento delle scorie e dei rifiuti radioattivi e la gestione di impianti che rappresentano a tutt'oggi una minaccia irrisolta non soltanto per i siti interessati, ma per l'intera comunità internazionale.
Per troppo tempo le situazioni che saremo chiamati a sanare con l'approvazione di questo Accordo sono state gestite con poco o nessun interesse per le condizioni dei luoghi, per le condizioni di chi
vi ha lavorato, per le condizioni delle popolazioni vissute nei pressi di queste localizzazioni e per l'intero ecosistema.
A proposito di sommergibili, tutti sappiamo che tipo di minaccia ha rappresentato e rappresenta ancora oggi per l'ecosistema in generale la presenza di potenzialità così negative. Pertanto, un Accordo che tenda alla soluzione di tale problema non può che avere il plauso di chi è chiamato a ratificarlo.
Resta, tuttavia, in piedi una serie di perplessità che riguardano non solo le intenzioni di chi, ripulendo il retrobottega delle cose che non vanno più, si impegna in termini economici e anche in termini propositivi, in termini di captazione di consenso, su programmi nucleari che sarebbe veramente il caso di abbandonare; ma ci si domanda anche quali capacità e quali controlli garantiranno l'effettiva realizzazione di un programma ambizioso come questo.
Ecco il motivo per cui, alla necessaria valutazione positiva di quello che consideriamo un passo necessario, poiché implica la presa in carico del problema (cosa che in precedenza non era stata fatta), deve seguire una serie di attenzioni, rispetto alle quali non si deve mai abbassare la guardia. Ciò, perché alla dichiarazione di intenti segua necessariamente la concreta fattualità.
Non potrebbe avvenire niente di peggio che avere la coscienza pacificata dal fatto di intervenire in virtù di un Accordo, considerando ripuliti, tra virgolette, il mondo dalle scorie e noi dalla nostra cattiva coscienza, senza che ciò non comporti le conseguenze che, invece, si auspicano.
Cosa fare a questo proposito? Necessariamente, il Governo dovrà porre la massima attenzione al riguardo e pretendere - attraverso l'intervento diretto di chi è delegato dalla parte italiana ed anche coinvolgendo il Parlamento - che il controllo sia reale e concreto e che le difficoltà che ostacoleranno questo cammino non vengano nascoste sotto il tappeto, bensì valutate, denunciate e corrette.
L'auspicio è che intanto sia fatto un passo di riconoscimento, perché, per tanto tempo, tutto ciò è stato negato e sottovalutato, sia naturalmente da chi gestiva gli impianti e produceva tali scorie, sia dal mondo occidentale, che ha assistito in maniera inerme alla proliferazione di una situazione complessa, difficile e pericolosa, che necessita di interventi di sanatoria che, tuttavia, sono tardivi, anche se presenti.
Ecco perché anche la Margherita, riservandosi di valutare le risposte che il Governo vorrà dare agli interrogativi sollevati, porrà la massima attenzione nella valutazione del provvedimento oggi in discussione.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
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