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UMBERTO RANIERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
UMBERTO RANIERI. Signor Presidente, ieri, a Kabul, Clementina Cantoni, una giovane cooperante italiana, è stata rapita da un commando armato. Ancora non è seguita alcuna rivendicazione; tuttavia, in noi è forte la preoccupazione per la sorte di Clementina.
Clementina Cantoni è una giovane che lavora ad un progetto di cooperazione a sostegno di donne rimaste vedove a causa della guerra e delle tragedie che si sono abbattute su quel paese. Tale progetto, dietro al quale vi è la storia di decine e decine di cooperanti italiani che operano in queste tormentata e difficile realtà, sostiene la vita di migliaia di donne, di giovani e di bambini.
Noi chiediamo che il Governo riferisca sullo svolgimento dei fatti, e fornisca al Parlamento tutte le informazioni di cui dispone, il più rapidamente possibile, già nelle prossime ore.
Invitiamo il Governo a compiere ogni sforzo e ad adottare ogni misura diplomatica e politica affinché si creino rapidamente le condizioni per la liberazione di Clementina (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PIER PAOLO CENTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, anche noi Verdi ci associamo alla richiesta avanzata dal collega Ranieri affinché il Governo venga al più presto a riferire in aula sulle iniziative che intende intraprendere - e che sollecitiamo già da questo momento - per arrivare alla liberazione della nostra concittadina rapita in Afghanistan e per determinare quel clima che già in passato ha consentito di assumere iniziative umanitarie di dialogo e di trattativa, senza ipocrisia, in quanto la vita di una persona, in questo caso di una nostra connazionale, vale certamente più di qualsiasi ragione di Stato e di qualsiasi ragione di guerra.
Questo fatto gravissimo riporta alla nostra attenzione la guerra in Afghanistan, troppo facilmente dimenticata dal Parlamento. Si tratta di una guerra che vede un'occupazione militare di cui l'Italia è partecipe e che non ha stabilizzato quel paese, anzi lo ha ulteriormente destabilizzato. Basti tener presente il dato relativo alla produzione e alla commercializzazione dell'oppio e dei suoi derivati, che da un anno a questa parte, con la presenza delle truppe di occupazione, ha fatto registrare, anziché una situazione di controllo, un incremento senza precedenti nella storia dell'Afghanistan. Tuttavia, di ciò dovremo parlare in uno specifico dibattito, così come della necessità di ritirare al più presto i nostri soldati dall'Afghanistan, ponendo fine alla missione militare in quel paese. Oggi ci interessa soprattutto sollecitare il Governo a presentarsi
in Parlamento per capire quale supporto può dare il Parlamento stesso alle iniziative per l'immediata liberazione di Clementina dai suoi rapitori.
CESARE RIZZI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CESARE RIZZI. Signor Presidente, ogni qual volta vi è un rapimento sembra quasi che sia colpa del Governo. Si tratta del terzo rapimento avvenuto, e l'opposizione dice che il Governo deve intervenire.
Il Governo è sempre intervenuto, a prescindere dal fatto che questa ragazza, sulla base delle informazioni di cui dispongo, si trovava, come accaduto in altre circostanze, in una zona ad altissimo rischio. Dunque, il Governo non ha colpa se accadono rapimenti o fatti del genere.
Il Governo ha sempre informato, il Governo si è sempre dato da fare, il Governo verrà a riferire, e pertanto è inutile che l'opposizione faccia scene del genere - si tratta di pura demagogia - ogni volta che c'è un rapimento: non mi sembra il caso!
FRANCESCO GIORDANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCESCO GIORDANO. Nessuna «scena», signor Presidente: vogliamo semplicemente, come credo sia istituzionalmente corretto, discutere con il Governo le modalità attraverso le quali determinare, collettivamente e rapidamente, la liberazione dell'ostaggio (Commenti dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana). Ritengo sia prerogativa del Parlamento ricevere informazioni in merito.
Aggiungo, purtroppo amaramente, che quel territorio continua ad essere pericoloso e che in esso vi è, per certi versi, una vera e propria guerra. Dunque, tale paese non è stato per nulla pacificato, e resta purtroppo valida, dato l'attuale contesto, la nostra richiesta di ritiro delle truppe italiane sia dall'Afghanistan sia dall'Iraq, come da ogni altra zona in cui vi sia un conflitto.
Quindi, auspichiamo che il Parlamento si adoperi, insieme al Governo (con il naturale riserbo sulle modalità di azione che quest'ultimo deve porre in essere) affinché la nostra connazionale venga immediatamente liberata.
È nostro auspicio che tutti si impegnino per conseguire questo obiettivo.
GIOVANNI BIANCHI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANNI BIANCHI. Signor Presidente, a nome del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo, mi associo alla richiesta formulata dai colleghi intervenuti, circa l'esigenza che il Governo riferisca in Parlamento sulla vicenda del sequestro della cittadina italiana verificatosi in Afghanistan.
Rivolgo questo invito non soltanto con il normale spirito di chi siede in Parlamento, ma anche con un'evidente attitudine di collaborazione. Questo episodio, infatti, coinvolge una nostra connazionale impegnata in un teatro che non dovrebbe essere più di guerra, ma tutti abbiamo appreso, oramai, che è più facile vincere la guerra che non la pace.
Credo che, in questa direzione, vada evidenziata la posizione di quanti, come Clementina Cantoni, lavorano per le organizzazioni non governative in situazioni di particolare difficoltà agendo su due piani. Il primo - forse quello più vicino a queste istituzioni - è quello della creazione delle condizioni per la democrazia. L'altro, non disgiunto dal primo (ne costituisce quasi la base sociale), è quello di agire affinché i rapporti fra le persone raggiungano un livello di dignità umana che consenta alla democrazia, come tale, di esplicitarsi.
La presenza degli italiani che lavorano nelle organizzazioni non governative risale, in maniera consistente, alla guerra in Bosnia Erzegovina e rappresenta una sorta di avamposto del nostro paese.
Credo, quindi, sia dovere di questo Parlamento occuparsi dei nostri cittadini che, all'interno del mondo globalizzato, svolgono il proprio compito con tale dignità, mantenendo alta la bandiera del nostro paese.
In tal senso chiediamo che lo spirito di collaborazione tra Parlamento e Governo, che fin qui ci ha caratterizzati in occasione di tali congiunture - pur nell'ambito delle rispettive responsabilità -, abbia anche questa volta l'occasione di manifestarsi. Ribadisco pertanto la nostra richiesta di approfondimento della vicenda.
RENZO LUSETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO LUSETTI. Signor Presidente, nell'associarmi alle richieste dei colleghi che mi hanno preceduto, ricordo che già ieri sera, nell'immediatezza della notizia del rapimento di Clementina Cantoni, ho sollecitato il Governo, attraverso agenzie di stampa, affinché riferisse immediatamente e urgentemente su quanto accaduto a Kabul. Non avendo ricevuto una risposta concreta (comprendo che il Governo stia ancora raccogliendo informazioni), ci rivolgiamo a lei, signor Presidente, affinché l'esecutivo riferisca in Parlamento su quanto di grave è accaduto ieri a Kabul.
Tutti ormai sappiamo di Clementina Cantoni, anche grazie a quanto pubblicato oggi dai giornali. Sappiamo che la nostra connazionale era impegnata in un progetto relativo alle donne, in particolare alle vedove afghane. La nostra connazionale si occupava del grande tema della solidarietà verso chi soffre, chi non ha, o ha meno, e nei confronti di chi versa in condizioni di difficoltà. Abbiamo il dovere, come italiani, di tutelare tutti gli operatori di pace affinché, trovandosi in zone spesso teatro di guerra, possano godere della libertà di accesso ma anche di operare sino in fondo.
Mi auguro che lei, Presidente, accolga questo appello e quello dei colleghi che mi hanno preceduto, affinché il Governo venga urgentemente e immediatamente in Parlamento, cioè nella sede dovuta, a riferire sull'accaduto e sulle condizioni per liberare al più presto Clementina Cantoni.
GUSTAVO SELVA, Presidente della III Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUSTAVO SELVA, Presidente della III Commissione. Signor Presidente, per la parte che compete alla Commissione affari esteri, che ho l'onore di presiedere, informo i colleghi che è stata già convocata, insieme alla Commissione esteri del Senato, una riunione straordinaria per ascoltare il Governo sulla vicenda del rapimento della nostra connazionale in Afghanistan.
Non entro nel merito delle considerazioni fin qui svolte: mi limito a dire che la prontezza del Governo, e anche la diligenza delle Commissioni competenti, ha consentito di stabilire subito, prima ancora che venissero rivolte richieste formali, la convocazione delle due Commissioni congiunte. Confermo, dunque, che per giovedì prossimo è già stata convocata una riunione delle Commissioni riunite affari esteri della Camera e del Senato.
PRESIDENTE. Onorevole Selva, lei ha anticipato la risposta della Presidenza.
Il Presidente della Camera, infatti, ha già preso contatti con il Governo, data la gravità e l'importanza, anche di natura umana, personale e solidale, di ciò che accade alla giovane Cantoni, ed ha avuto l'assicurazione che il Governo stesso verrà ad informare il Parlamento sui fatti verificatisi. Ciò accadrà già giovedì presso le competenti Commissioni riunite di Camera e Senato, ma il Presidente della Camera si è anche riservato di decidere la sede ed i modi con cui l'intervento potrà verificarsi.
Ciò che lei ha detto è un aspetto dell'interesse - e non del disinteresse, che non potrebbe esserci - del Governo e del
Parlamento di fronte a ciò che accade ad una nostra connazionale impegnata in opere di umanità.
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