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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rotondi. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO ROTONDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, lasciate parlare l'onorevole Rotondi con un minimo di serenità.
GIANFRANCO ROTONDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo avere ascoltato la replica del Presidente del Consiglio, la Democrazia cristiana riconferma che sosterrà il Governo non solo per quanto ha realizzato, ma anche nella convinzione che questo anno sarà più fruttuoso (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Ecologisti democratici e di Forza Italia).
Signor Presidente del Consiglio, questi anni sono stati straordinari, ma la cosa più straordinaria è che, all'indomani di un'elezione importante ma pur sempre amministrativa, la coalizione di maggioranza, anziché avviare una riflessione politica sul perché ha perduto, faccia la crisi di Governo. In questi quattro anni siamo stati in tanti a chiedere un'attenzione della Casa delle libertà per la politica, siamo stati in pochi a chiedere che si avviasse una costituente per il partito popolare europeo, ma sembrava che in questa maggioranza a tutte le obiezioni venisse invariabilmente risposto col cartello di infelice memoria «qui non si fa politica, si lavora». Dopo questi quattro anni di buon lavoro, ad avviso della Democrazia cristiana, il suo intervento di ieri e la replica di oggi dimostrano che si vuole ritornare alla politica. Noi salutiamo con un «benvenuto» tale ritorno ad un'attenzione per la politica.
Vogliamo ricordare a lei ed ai suoi alleati che nel 2001 il centrodestra vinse perché credette nella politica e seppe aggregare tutti quelli che erano alternativi alla sinistra secondo la lezione di un politico che non è stato democristiano, Tatarella, il quale si chiedeva se fosse possibile unire tutti quelli che non sono di sinistra. Il monito - e concludo, signor Presidente - su cui oggi dobbiamo riflettere è che corriamo il rischio serio che si aggreghino tutti quelli che non sono di destra (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Ecologisti democratici)...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rotondi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Widmann. Ne ha facoltà.
JOHANN GEORG WIDMANN. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghe e colleghi, il Presidente Berlusconi le elezioni del 2001 le ha vinte stipulando con gli italiani un contratto pieno di promesse. Il 3 e 4 aprile 2005 gli italiani hanno risposto con il loro voto alle tante promesse non mantenute mentre, in compenso, sono state varate diverse leggi su misura per lei e per i suoi amici.
Nel programma di fine legislatura sono stati elencati tanti successi e le importanti riforme del suo Governo e della sua maggioranza che, però, gli elettori sembra non abbiano recepito, così come lei sembra non aver recepito la loro delusione.
Negli ultimi anni mi ha sempre preoccupato l'antieuropeismo suo e di tanti della sua maggioranza. Ieri, poi, nella presentazione del suo programma tale antieuropeismo era ancora più evidente quando, per giustificare il suo insuccesso, ha scaricato tutte le colpe sulle norme
europee o su eventi internazionali. Noi, invece, siamo convinti che proprio le regole comuni europee aiutino nel tempo tutti quanti a crescere ed a corrispondere con successo alle sfide globali.
Le riforme iniziate sono rimaste incompiute. Le nuove regole di mercato del lavoro rischiano di creare un esercito di precari con poche speranze per il futuro. Alla riforma pensionistica mancano i decreti attuativi, che servono a definire il sistema pensionistico complementare. Il sostegno alle famiglie ed alle imprese è un lodevole intendimento rimasto, però, solo nelle intenzioni per ben quattro anni. Ora tutto dovrebbe essere risolto in soli dieci mesi?
Il primo passo della riduzione del peso fiscale è andato a beneficio della parte sbagliata della nostra società. Per il giusto calcolo del costo della vita servirebbe una ridefinizione radicale del paniere, tenendo conto del reale fabbisogno delle famiglie. Le parti sociali, le associazioni dell'imprenditoria ed i sindacati dei lavoratori hanno elaborato e presentato diverse proposte per aiutare a riformare il sistema economico, ma non sono stati presi in considerazione.
Le autonomie locali, in questi quattro anni, sono sempre rimaste nella trincea della difesa, perché non hanno trovato un interlocutore convinto di un federalismo vero e proprio. Solo con l'aiuto di dispersi amici della maggioranza e con gli amici del centrosinistra abbiano impedito il peggio!
Durante la discussione sulla riforma costituzionale abbiamo avvertito un forte vento centrista e nemico, nonché una profonda preoccupazione per il sistema democratico, anche per il ripetuto mancato rispetto della separazione dei poteri.
Tutte queste esperienze negative inducono i deputati del Südtiroler Volkspartei a negare la fiducia a questo Governo (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Minoranze linguistiche, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, Misto-SDI-Unità Socialista e Misto-Verdi-l'Unione).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Moroni. Ne ha facoltà.
CHIARA MORONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, i socialisti appoggiano e partecipano all'azione di questo Governo, convinti della necessità di fornire, in questo ultimo anno di legislatura, concrete risposte ai cittadini e al paese.
Il programma che il Presidente del Consiglio ha proposto ci convince. È evidente la necessità di commisurare un piano d'azione mirato alle priorità, alle urgenze ed ai limiti dei tempi parlamentari e delle risorse disponibili.
La selezione delle poche cose sulle quali concentrarsi deve ovviamente anche basarsi sull'efficacia, nel brevissimo periodo, che esse possono esplicare. I settori verso cui concentrare l'impegno sono, ovviamente, le famiglie, le imprese ed il Mezzogiorno.
È necessario però il massimo di specificità rispetto alle azioni da attuare: misure a sostegno dei redditi delle famiglie di livello basso e medio-basso, con particolare riferimento alle famiglie con tenore di vita basato sui redditi da lavoro e trattamenti pensionistici; misure relative al rafforzamento della competitività delle imprese sia sul fronte del costo del lavoro sia su quello dei costi dell'energia e della logistica, al fine di allargare i margini a disposizione delle imprese per l'investimento; misure relative al più efficace inserimento del sistema economico italiano nel processo di internazionalizzazione e globalizzazione dell'economia; interventi specifici mirati ed a rapido effetto nel Mezzogiorno d'Italia, nella direzione di promuovere il ruolo strategico di tale parte del paese, nella prospettiva del rafforzamento della dimensione mediterranea dell'Europa e, quindi, della promozione di un processo di integrazione esteso all'intera area mediterranea medio-orientale; riforma dell'IRAP e riduzione consistente del carico fiscale sulle imprese, che deriverà dalle nuove modalità di esazione
del tributo, modificando i meccanismi in modo tale da eliminare ogni riferimento alla componente lavoro.
Per la ricerca e l'innovazione, nell'ambito della realizzazione dell'Istituto italiano per la tecnologia, si dovranno prevedere specifiche iniziative nel Mezzogiorno su infrastrutture, materiali ed immateriali, in forma diretta (attraverso l'istituzione di laboratori di ricerca) ed indiretta (facendo leva su collaborazioni a rete, collaboratori e gruppi d'eccellenza, nazionali ed internazionali), potenziando le iniziative di laboratori di ricerca pubblici e privati e sui distretti tecnologici.
Si prevede la promozione di una politica di attrazione degli investimenti nazionali e, soprattutto, esteri che possa contare, a breve, sulla fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno, su un'appropriata riforma del sistema degli incentivi, sulla semplificazione delle procedure e sulla stretta collaborazione tra università, ricerca ed impresa.
Questi sono alcuni dei punti che riteniamo dovrebbero qualificare la politica di questo Governo, interpretando e realizzando l'esigenza riformista che i cittadini esprimono, e sui quali i socialisti intendono dare il proprio contributo. È chiaro ed evidente che il presupposto indispensabile per la realizzazione di pochi, ma fondamentali obiettivi in quest'ultimo anno di legislatura è la compattezza e l'unità di intenti della maggioranza.
La valorizzazione di un'area laica e riformista all'interno della maggioranza stessa ci pare strategica e necessaria non solo all'allargamento della base consensuale della coalizione, ma anche al mantenimento della vitalità della maggioranza stessa, nonché alla costruzione di una risposta programmatica capace di convincere i cittadini e di dare sviluppo.
Di fronte alle necessità del paese, il senso di responsabilità deve coinvolgere tutte le forze politiche, abbassando i toni del confronto e riportando la dinamica, maggioranza e opposizione, alla normale dialettica politica nel merito.
L'impegno socialista, di tutti i socialisti ovunque collocati, anche oggi in questa direzione non può e non deve mancare, contribuendo a far sì che l'interesse generale sia sempre anteposto all'interesse particolare (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pecoraro Scanio. Ne ha facoltà.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, abbiamo assistito ad un intervento del Presidente del Consiglio un po' imbarazzante, che sembrava l'intervento di un capo fazione, un comizio in Parlamento, tutto teso ad attaccare le opposizioni e anche la Corte costituzionale come se, in questa sede, anziché parlare dei problemi del paese dovessimo aprire un'ulteriore stagione di scontro, di agitazione.
Ritengo che un Presidente del Consiglio dovrebbe impostare un lavoro che rassereni il paese e i cittadini, non utilizzando il Parlamento quale cassa di risonanza per parlare più alla televisione che ai parlamentari e ai cittadini italiani.
Presidente Berlusconi, lei ha affermato che noi siamo disfattisti, ma la vera disfatta elettorale la vostra coalizione l'ha subita alle elezioni del 3 e 4 aprile e anche nelle tornate successive.
I cittadini italiani non le hanno chiesto un bis, le avevano chiesto di tornare a casa e lei, invece, ci ha presentato un Governo che, ove possibile, è peggiore del precedente. Siete arrivati quasi a cento tra ministri e sottosegretari, una cifra record! Avete ampliato le poltrone, avete aumentato i ministeri, avete dichiarato che vi occuperete del Mezzogiorno, ma in realtà non avete neanche usato tale termine per il ministero, altrimenti i leghisti si sarebbero arrabbiati. Inoltre, avete arricchito il tutto con questo intervento assurdo del vice premier Tremonti che, prima ancora di ottenere il voto di fiducia, propone di vendere le spiagge italiane per reperire risorse.
Secondo voi, in questo modo si incoraggia la ripresa, l'impresa, l'occupazione
o fornite il segno della disperazione? Il vero disfattismo lo realizzate voi, se proponete di vendere le spiagge e i beni degli italiani, dimostrando di avere le casse vuote; questo è il dramma (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!
Su tali questioni dovete interrogarvi, in quanto fornite messaggi devastanti al paese. Infatti, perfino il ministro Pisanu ha dovuto affermare che l'intervento del ministro Tremonti era da ultima spiaggia e voi stessi avete dovuto dire al ministro appena nominato che parlava a vanvera!
Questa è la compagine che presentate al paese, questo è il Governo che presentate all'Italia e oggi lei stesso, signor Presidente del Consiglio, ha detto ai giornalisti che con questa squadra non poteva andare da nessuna parte, evidenziando proprio le nostre preoccupazioni.
Di fronte a tali temi, vogliamo interventi veri, vogliamo che sul sud vi sia un investimento reale, che vi siano fondi per la ricerca e l'innovazione nelle imprese, che vi sia un rinnovo del parco veicolare italiano nonché investimenti sull'energia solare, sull'idrogeno, su fonti energetiche rinnovabili e alternative.
Abbiamo, come sistema paese, grandi potenzialità, grande capacità. Se invece della rissa quotidiana all'interno del centrodestra che lei, signor Presidente del Consiglio, ci ha riproposto insultando l'opposizione, si lavorasse insieme sulle questioni concrete, ciò interesserebbe i cittadini italiani e anche l'opposizione. Al contrario, lei non ci propone di lavorare su una nuova edilizia di qualità nel paese, di creare nuove occasioni di lavoro per i giovani. Noi abbiamo un'ipotesi alternativa, un programma diverso.
Presidente, è inutile che ci continui a parlare dei prezzi alti, perché il controllo sul cambio dell'euro lo doveva svolgere lei, mentre ci ha inviato a casa solo una piccola calcolatrice, peraltro made in China; e poi fate propaganda sull'euro (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Unione)! Lei sull'euro ha realizzato solo una atto propagandistico, inviando a casa di tutti gli italiani una piccola calcolatrice. Poi non vi è stato alcun controllo, nessuna azione sul change over. Queste sono le vere problematiche.
Dovete fornire un segnale nuovo, ma non siete capaci di darlo. State insistendo anche su una proposta assurda di sfascio della Costituzione repubblicana e siete l'unica destra europea che contesta i valori della Resistenza e dell'antifascismo. Tutte le altre destre europee condividono invece tali posizioni.
Pertanto, sono questi i grandi motivi per cui il gruppo Misto-Verdi-l'Unione, ma anche tutta l'Unione di centrosinistra, non potrà che esprimere voto contrario a questo Governo, perfino peggiore del precedente (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Unione, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boselli. Ne ha facoltà.
ENRICO BOSELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ieri (ma anche oggi, nel corso della sua replica colorita), il Presidente del Consiglio dei ministri è venuto in Parlamento a dire che tutto procede bene e che, se proprio qualcosa non va, la colpa non è certo sua, bensì dei grandi avvenimenti accaduti nel mondo, oltre che della congiuntura economica - che non aiuta l'Italia - nonché dell'Europa.
In alcune sue dichiarazioni Berlusconi ha addebitato le responsabilità anche ai suoi alleati, indisciplinati ed irrequieti, che non gli avrebbero consentito di fare quello che invece avrebbe voluto. È arrivato persino a pronunciare parole sferzanti: «Non vedo perché gli elettori dovrebbero dare fiducia ad una squadra che ha dimostrato di non saper stare insieme».
Dopo la sconfitta - e che sconfitta! - da parte del Capo del Governo non vi è stato, non dico un radicale ravvedimento, ma neppure l'affiorare di pur modesti elementi di autocritica. La crisi cui è andato incontro il primo Governo Berlusconi non nasce solo dai contrasti e dalle divisioni, per nulla risolti e semmai ag
gravati, bensì dal fallimento di una politica che non è riuscita a dare alcun impulso alla crescita economica, ha provocato dissesti di non poco conto alla finanza pubblica - come ha osservato l'Unione europea - ed ha allargato le diseguaglianze sociali e territoriali del nostro paese.
Attribuire tutta la responsabilità della diminuzione del potere di acquisto di salari, stipendi e pensioni all'euro è solo una artificio propagandistico di un convinto euroscettico, usato per sottacere le responsabilità del Governo, sia per quanto ha fatto, sia per quanto - e non è poco - non ha neppure fatto.
Occorrerebbe subito operare un forte e visibile cambiamento, che però non è congeniale alle destre: rilanciare la concertazione tra Governo, sindacati ed imprese; gettare alle ortiche uno stravolgimento pasticciato della nostra Costituzione, realizzato a colpi di maggioranza; lavorare ad un progetto di sviluppo fondato sulla qualità e sul rispetto dei valori dell'ambiente; riportare la nostra politica estera sui temi fondamentali della sicurezza e della pace, abbandonando l'appiattimento sulle scelte dell'amministrazione statunitense e tornando in sintonia con gli altri grandi paesi fondatori dell'Unione europea. Di tutto ciò - e me ne dispiace - non si vede neppure l'ombra, e allora sarebbe meglio ritornare subito alle urne.
Nel suo discorso di ieri l'onorevole Berlusconi ha evocato la necessità di un nuovo soggetto politico nel centrodestra. Egli comprende bene che la sua creatura politica, la leva della coalizione, è diventata fonte di debolezza. Forza Italia non regge più come prima e trascina alla sconfitta tutto il centrodestra. Al contrario, l'Ulivo cresce e conduce alla vittoria l'Unione di centrosinistra. Tutto ciò rende fragile la leadership di Berlusconi e sempre più forte quella di Romano Prodi.
Oggi è ritornato con maggiore vigore sull'argomento del partito unico. In proposito, potremmo dire che, a suo modo, esso imita il progetto di Prodi, non presentandosi, tuttavia, come una proposta, bensì come un aut aut, dettato dalla forza della disperazione. Questo affondo però può contribuire a dare maggiore chiarezza, spingendo coloro che si trovano innaturalmente al fianco delle destre, come il partito di De Michelis e di Bobo Craxi, a ritrovare la via di casa.
Quindi, non è per vanteria che vi diciamo di essere pronti a governare. La maggioranza dei cittadini aveva creduto al vostro sogno: tutti più liberi, più ricchi, più sicuri. Dopo quattro anni, il sogno si è infranto sulla realtà e tutti avvertono che vi è meno libertà, meno ricchezza e meno sicurezza.
L'unico miracolo, tra i tanti annunciati e irrealizzati, che il Presidente del Consiglio forse può fare è durare per un altro anno. Francamente, non ce lo auguriamo. Votiamo contro la fiducia al Governo, non promettiamo ai cittadini un miracolo, ma un buon governo per gli anni a venire (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-SDI-Unità Socialista, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Verdi-l'Unione e Misto-Popolari-UDEUR - Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Diliberto. Ne ha facoltà.
OLIVIERO DILIBERTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, una volta si sarebbe chiamato «Governo balneare», vale a dire incapace di governare, diviso al suo interno, non in grado di affrontare le questioni gravissime che hanno determinato la crisi del precedente esecutivo. Un Governo del «tirare a campare», un Governo di riciclati e di sconfitti: presidenti di regione bocciati dall'elettorato promossi a ministri, ministri già cacciati per volontà della vostra stessa maggioranza recuperati e promossi, una pletora fra ministri, viceministri e sottosegretari cresciuti in modo abnorme. È il trionfo della vecchia e brutta politica.
Ci è stato presentato un programma inconcludente, di bassissimo profilo. Non vi siete posti la domanda di fondo, vale a dire quale sia il motivo della vostra disfatta elettorale. Infatti, se l'Italia andasse così bene, come il Presidente del Consiglio
ha dichiarato, per quale motivo avreste subito questa sconfitta elettorale? Non avete più una maggioranza nel paese, fra la gente, e dubito che abbiate realmente la maggioranza anche in quest'aula. Da domani - e lo sapete benissimo - siete a rischio tutti i giorni, perché la vostra maggioranza politicamente non esiste più. La via maestra sarebbe stata quella dello scioglimento anticipato delle Camere e delle elezioni, per chiedere ai nostri concittadini da chi vogliono essere governati. Avete scelto diversamente, e non mi sembra, neppure per voi, la soluzione migliore; certamente, è la peggiore per l'Italia.
Infatti, le ricette che avete prospettato sono illusorie e drasticamente sbagliate. Il creativo ministro Tremonti, promosso vice premier per rinsaldare ulteriormente il rapporto con la Lega, è già riuscito a farsi sbeffeggiare dai suoi colleghi ancora prima di avere la fiducia - un vero record - per la sua prima esternazione (temo prima di una lunga serie), sulla privatizzazione delle coste italiane. Se questa è la ricetta per il Mezzogiorno, non c'è proprio da stare tranquilli. In questo anno, continuerete a rendere gli italiani più poveri ed aumenteranno precarietà e insicurezza. Il taglio annunciato alla spesa pubblica significa meno servizi sociali (quelli per la povera gente, per chi lavora, per chi è in pensione), e la cosiddetta devoluzione, tanto cara alla Lega, aumenterà nella sanità e nella scuola le differenze tra le regioni ricche e le regioni povere.
Nel frattempo - non dobbiamo dimenticarcene mai, e non dobbiamo abituarci mai - per colpa vostra l'Italia è in guerra, e i vostri padroni, gli Stati Uniti d'America, ci umiliano di fronte al mondo intero, non ammettendo alcuna responsabilità nell'assassinio di Nicola Calipari, addossandole tutte a chi hanno assassinato (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani)!
La vergogna e la rabbia di tutto il nostro popolo vi puniranno. La nostra opposizione continuerà senza alcuno sconto, nel Parlamento e nel paese. Vi aspettiamo tra breve, al momento della definizione, se vi riuscirete, del Documento di programmazione economico-finanziaria. Constateremo in quella sede che non riuscirete a far fronte alle gravissime emergenze dell'economia e alle vostre stesse contraddizioni interne.
Me lo lasci dire, signor Presidente del Consiglio: dopo lo show da stadio di questo pomeriggio, dimostrate di non riuscire neppure a finire questa vostra triste esperienza di Governo con un pizzico di dignità. Ascoltando il suo discorso, signor Presidente del Consiglio, mi è venuto in mente il titolo di un grande romanzo: al di là delle apparenze, signor Presidente del Consiglio, lei oggi è Triste, solitario y final (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cusumano. Ne ha facoltà.
STEFANO CUSUMANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è sotto gli occhi di tutti il rifiuto della maggioranza di prendere atto che la sua generale sconfitta nelle elezioni regionali e amministrative non è un incidente di percorso, bensì la manifestazione di una profonda frattura tra la società italiana ed il Governo Berlusconi.
È il bilancio fallimentare di quattro anni di Governo che ha prodotto la crisi politica del centro destra. La crescita economica è vicina allo zero. I conti pubblici sono fuori controllo. Il potere di acquisto dei cittadini è svuotato. Si aggiungano, poi, temi delicati quali l'occupazione, la giustizia e la riforma costituzionale. Sono tutti temi affrontati con molto pressappochismo e senza una visione strategica e complessiva.
Si ha la presunzione di intervenire su problemi complessi con la più assoluta superficialità, suscitando disagio e sconcerto in larghe fasce della popolazione. La soluzione della crisi, per come si è definita, rappresenta soltanto una preoccupante scorciatoia che dimostra come il premier e i suoi alleati non abbiano ancora guardato in faccia la realtà dopo la grave
sconfitta elettorale, che ha reso inequivocabilmente visibile la profonda spaccatura tra il paese e chi lo governa. La coalizione di centrodestra è paralizzata e impantanata da posizioni interne progressivamente sempre più contraddittorie.
La preoccupazione nostra e dei cittadini si sta evolvendo in un vero e proprio allarme. Non ci sono affatto le condizioni perché il Governo assicuri al paese qualcosa che assomigli ad una rotta programmatica sicura e coerente. Il Berlusconi-ter è soltanto una riproduzione del Governo precedente, in cui sono aumentate soltanto poltrone e incoerenze: basta osservare le dichiarazioni e gli atteggiamenti interni, che sono sotto gli occhi di tutti.
Lo stesso premier è ostaggio di partiti che strutturalmente confliggono, del tutto impegnato ad annunciare misure per le quali non dispone di un solo euro, in una situazione economica fortemente disastrosa. Nell'azione di Governo urgono cambiamenti significativi e chiari, che non hanno alcuna possibilità di essere introdotti, se non altro per la diversità di opinioni e strategie che affollano la Casa delle libertà.
Il Berlusconi-ter rinforza e approfondisce lo scollamento tra il Governo e la maggioranza, da un lato, ed il paese reale dall'altro. È ormai disgregato e usurato il blocco sociale su cui la Casa delle libertà aveva costruito la sua rendita di posizione ed il successo delle politiche del 2001. La conclusione di questa lunga verifica è il Berlusconi-ter, con tutti i suoi limiti e difficoltà, senza un chiaro orizzonte programmatico di fine legislatura, ma con un'evidente accentuazione del carattere nordista della coalizione. È dunque un Governo che fa prevedere per il futuro un'azione ancora più inconcludente e dannosa di quella degli ultimi quattro anni. Di sicuro questo rimpasto di Governo non è sufficiente a garantire un Esecutivo forte e stabile. Pertanto, dietro a tutto ciò si intravede già il rischio di una nuova crisi, magari in autunno, a ridosso dell'esame della manovra finanziaria.
All'orizzonte, al di là della vicenda della crisi dell'Esecutivo, vi è un'evidente difficoltà nel fare emergere un'azione di Governo temperata, equilibrata, mite, sviluppata sul terreno della riaffermazione della nostra Carta costituzionale - senza pulsioni secessioniste e pseudo federaliste -, sviluppata anche sul terreno di scelte coraggiose, che rimuovano il tarlo malefico di uno storico dualismo tra il nord ed il sud del paese e che rilancino - in una nuova fase della politica italiana - il solidarismo, un nuovo welfare, la famiglia, i ceti medi produttivi e il Mezzogiorno, grazie ad un programma innovativo e attraverso un franco confronto tra maggioranza e opposizione, per determinare così, nei prossimi anni, un quadro di alleanze coerenti ed omogenee.
Non escludo che la corsa a processi federativi e di aggregazioni unitarie, con sullo sfondo il partito unico, nel centrosinistra prima e nel centrodestra dopo, siano in linea con l'obiettivo, mai venuto meno, di azzerare le componenti moderate che puntano nei due schieramenti a rianimare una politica che ha rischiato e rischia ancora oggi una preoccupante deriva costruita sulla personalizzazione delle leadership, con la crescente debilitazione del ruolo storico dei partiti, che molto spesso rappresentano nella visione personalizzante della politica l'ostacolo all'affermazione di una politica dentro la quale soltanto pochi decidono, con i partiti sempre più residuali ed ingombranti.
Dobbiamo dire con tutta franchezza che questi quattro anni, senza crisi di Governo, in un contesto socio-politico molto precario, non hanno consolidato il quadro politico complessivo; hanno semmai fatto emergere un permanente contrasto sui temi di fondo all'interno del centrodestra; hanno allentato e quasi annullato il valore del robusto risultato elettorale delle elezioni politiche del 2001; hanno fatto emergere una coalizione rissosa, divisa, scollegata con il paese e priva di una vera e propria cabina di regia, che potesse esaltare con un programma coerente la forza riunitiva dei partiti che compongono l'alleanza stessa.
Tutto è stato permanentemente precario, tutto è apparso improvvisato; ed il
paese ha pagato e continua a pagare il pesante prezzo di una lacerante azione di governo...
PRESIDENTE. Onorevole...
STEFANO CUSUMANO. ... che oggi si tende a rilanciare con un modesto aggiustamento di uomini senza una chiara rotta programmatica.
Per tali ragioni noi confermiamo il nostro voto contrario al Governo presentato (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Popolari-UDEUR, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-SDI-Unità Socialista e Misto-Verdi-l'Unione)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giordano. Ne ha facoltà.
FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio lei ha or ora definito l'opposizione «disfattista»; ha qui rivendicato la bontà delle vostre politiche economiche e sociali; ha raccontato di un paese in salute ed ha addebitato le esigue difficoltà sociali alle cogenze dell'Unione europea; ha raccontato di tasse ridotte, di una buona legge sul mercato del lavoro, sulla previdenza, sulla scuola; ha promesso che la riforma costituzionale andrà in porto; visto che l'armonia notoriamente regna sovrana fra di voi, ha proposto persino un soggetto unico delle destre.
Mi scusi la domanda un po' diretta e brusca: per quali ragioni, allora, avete così clamorosamente perso in queste elezioni? Per quali ragioni il Presidente del Consiglio Berlusconi si trova oggi a chiedere la fiducia ad un Governo-bis che ha sempre rifiutato? Per colpa di un destino cinico e baro? Di una congiuntura astrale sfavorevole? Voi rimuovete le cause della vostra sconfitta e presentate al paese un Governo che enfatizza tutte le contraddizioni di quello precedente.
Per avere un giudizio politico su questa compagine governativa basterebbe ascoltare le tante dichiarazioni di esponenti del Polo: altro che soggetto unico! Siete l'un contro l'altro armati! Vi è un vero e proprio crollo del vostro blocco sociale ed è venuto meno il collante politico tra le forze che sostengono questo Esecutivo; è saltato quell'impasto tra populismo e liberismo che ha permesso la vostra vittoria nel 2001. Non essendovi alcun dividendo da ripartire su una crescita sempre annunciata ma mai alimentata, è rimasta solo la politica liberista: ve la potete immaginare la centralità del Sud con una politica liberista!
Continuate ad avere una tentazione permanentemente autoritaria, come fate attraverso la riforma costituzionale che affida agli esecutivi ed al Presidente del Consiglio poteri assoluti che alterano gli equilibri democratici del paese. Vi siete accorti del messaggio che vi ha mandato il paese il 25 aprile? Voi alimentate in questa maniera disparità territoriali e sociali!
Lei, signor Presidente, non può più qui presentare alcun progetto per il paese, non può perché tra di voi vi è una lotta in corso per accaparrarsi le esigue risorse finanziarie e tutelare magari piccole aree sociali di riferimento.
Per questo vi chiediamo oggi di abbandonare ogni velleità e permettere che il paese abbia un Governo vero, alternativo al vostro, in grado di garantire una prospettiva e un futuro.
Voi dite che i conti sono a posto. Non è la prima volta che lo affermate. L'attuale vice premier, onorevole Tremonti, nel luglio del 2003 stimava una crescita del PIL, se non ricordo male, del 2 per cento, un deficit dell'1,8 e un avanzo primario del 3,1. Sempre lo stesso attuale vice premier qualche mese dopo dovette diminuire la crescita del PIL dal 2 all'1,2 per cento, il deficit dal 1,8 al 2, 9 e l'avanzo primario dal 3,1 al 2, 2. Oggi, il ministro Siniscalco ci parla di un deficit al 2,7, la Comunità europea parla di un deficit pari al 3,6 per cento per il 2005 e del 4,6 per cento per il 2006.
Noi non abbiamo mai condiviso politiche restrittive, ed abbiamo sempre criticato i parametri di Maastricht e il Patto di
stabilità, ma voi, di queste risorse, ci spiegate che cosa ne avete fatto? Come avete potuto dissipare tante risorse, e chi si è avvantaggiato di tante risorse? Lo dicono i dati: la rendita finanziaria e la rendita immobiliare. Se guardaste al paese reale scoprireste le ragioni della vostra sconfitta. Per la sola differenza tra inflazione reale e inflazione programmata le retribuzioni hanno perso in questi anni il 5 per cento del potere di acquisto. Ci sono contratti aperti nel pubblico impiego e nel settore metalmeccanico: chiedono aumenti, e gli vengono date delle mance. Con un salario netto medio di 1.300 euro gli inquilini in affitto pagano mediamente a Milano il 51 per cento dello stipendio, a Roma il 55 per cento e a Napoli il 43 per cento. Signor Presidente del Consiglio dei ministri, cosa resta per vivere ? Ci sono millecinquecento inquilini che hanno meno di diecimila euro l'anno: siamo all'ultimo posto in Europa per offerta di canone sociale.
Parlate di nuova occupazione quando la stragrande maggioranza di questi lavori sono lavori precari e atipici. Non vi accorgete che ogni anno dal Mezzogiorno decine di migliaia di giovani, diplomati e laureati, risorsa straordinaria da un punto di vista intellettuale e morale per questo paese, lasciano la propria terra per conoscere l'amarezza e le durezze dell'emigrazione per cercare lavoro. Un fenomeno questo che sembrava essere un ricordo antico, ma che torna di drammatica attualità: è come se dal sud ogni anno scomparisse una città.
Vi vantate di aver tagliato le tasse: se ne sono accorti solo una parte delle classi abbienti. Noi, al contrario, vogliamo una politica che tenda ad aumentare le retribuzioni e le pensioni, che produca forme di salario e reddito sociale. Voi avete portato questo paese nel vicolo cieco della competitività di prezzo, esponendolo alla concorrenza più feroce, comprimendo diritti e tutele del lavoro. Il risultato è un disperante declino produttivo, come testimoniano le crisi della FIAT, delle acciaierie di Terni, della siderurgia in generale e del tessile. Noi vogliamo investire sull'intervento pubblico, sulla ricerca, sulla formazione, abolire ogni forma di precarietà; vogliamo investire sulla qualità delle nostre produzioni.
Ci sono delle leggi - lo vogliamo dire apertamente e, a tal proposito, abbiamo sentito interventi autorevoli - che il paese ha respinto. Queste leggi il paese non le vuole più! Sono la legge n. 30 del 2003, la cosiddetta legge Moratti e la cosiddetta legge Bossi-Fini. Noi le abrogheremo perché sono leggi inaccettabili!
Sono queste le ragioni della vostra sconfitta. Esse non vanno ricercate nei millimetrici e insondabili conflitti in questo Palazzo, ma nella società, nella crescita di un protagonismo sociale e dei movimenti!
Ci avete coinvolto in una guerra feroce e disumana, come tutte le guerre certo, ma la vostra subalternità agli interessi degli Stati Uniti d'America non ci salverà, come lo stesso Rumsfeld ha dichiarato nelle stesse ore in cui parlava qui il Presidente del Consiglio dei ministri, dall'umiliazione di subire l'assoluzione da ogni forma di responsabilità per la morte di Calipari dopo l'ignominia delle assoluzioni americane per le torture nel carcere di Abu Ghraib. Anche, e non solo per questo, occorrerebbe signor Presidente del Consiglio dei ministri, uno scatto di dignità nazionale per organizzare l'immediato ritiro delle nostre truppe dall'Iraq.
C'è una spinta fortissima al rinnovamento del paese. Un vento allegro e primaverile spira dal sud: pretende politiche nuove, vuole valorizzare le risorse di memoria e di natura.
Mettete giù le vostre mani - lo dico seriamente - dalle coste e dalle spiagge! Sono un bene comune, come l'acqua, l'aria, il mare. Le nostre coste sono state luoghi di incontro e di scambio, di cooperazione tra civiltà antiche. Vi impediremo di contabilizzarle nel vostro cinico calcolo aziendale e di profitto e di mercato. Quella di Tremonti è una carta di intenti: la vostra logica è la logica della svendita e delle privatizzazioni!
C'è un vento nuovo che viene dal sud, come quello spagnolo, che rivendica nuovi
diritti contro ogni forma di discriminazione ed ogni tentativo di imprigionare o negare la ricchezza delle relazioni fra le persone. Esso ci spinge a battere tutte le regressioni proibizioniste nel referendum sulla fecondazione assistita.
Con la spinta dei movimenti e del conflitto sociale, emerge una società italiana pacifista ed antiliberista.
Come si vede, signor Presidente del Consiglio, siamo ottimisti. È alternativa, questa società, a quella vostra ed è maggioranza nel paese: vi conviene prenderne atto (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo - Congratulazioni)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cè. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente del Consiglio, oggi, la Lega le rinnoverà la fiducia, una fiducia che, da parte nostra, non è mai venuta meno; né avremmo voluto questo passaggio, che ricorda troppo da vicino i rituali della vecchia politica. La nostra fiducia è basata sulla convinzione che non c'è alternativa, oggi, al Governo della Casa delle libertà per poter cambiare realmente questo paese.
In questi quattro anni, noi siamo stati trasparenti e leali verso gli elettori, verso di lei e verso gli alleati. Abbiamo sempre avuto come punto di riferimento gli interessi diffusi e come bussola il nostro programma elettorale del 2001. Quel programma aveva ed ha un cuore dei valori che mantengono inalterata la loro forza e validità: si trattava - e si tratta - di ribaltare la concezione giacobina e retriva di una gestione della cosa pubblica basata sull'onnipotenza dello Stato, sullo strapotere della burocrazia e delle lobby, sull'elitarismo della classe politica, sul controllo oligarchico dell'economia, sull'assistenzialismo e sulle clientele, che rappresentano il modo borbonico di controllare il consenso attraverso la spesa pubblica.
Il valore fondante di quel patto elettorale del 2001 consisteva nel porre al centro il cittadino, la persona qualunque, focalizzando le sue esigenze e cercando di fornire le risposte corrette. Quel contratto con gli italiani, per la prima volta, poneva le persone, le famiglie e le comunità - gli interessi diffusi, insomma - in diretto contatto con i detentori del potere politico: era, ed è, una sfida epocale, ...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di fare un po' di silenzio!
ALESSANDRO CÈ. ...sicuramente una sfida difficile da vincere, ma veramente rivoluzionaria.
Signor Presidente, a quattro anni da quel voto plebiscitario del 2001, è importante fare qualche riflessione ed un minimo di autocritica: faremmo un torto alla nostra intelligenza se non avessimo questa umiltà.
Perché si è originato questo disamoramento per la Casa delle libertà? Veda, la Politica - quella con la «p» maiuscola - è fatta di coraggio, di determinazione, di parole chiare, di trasparenza ma, innanzitutto, di valori. I valori vengono percepiti dalla gente comune, anche da quella che sembrerebbe distante ed incapace di decifrare il linguaggio, spesso volutamente incomprensibile, della politica.
Bisogna riconoscerle, signor Presidente, di aver dimostrato abnegazione nell'azione di Governo, ma alcuni di quei valori - ragione sociale della Casa delle libertà e fondanti il patto con gli elettori - sono stati trascurati. Mille sono state le difficoltà contingenti che hanno condizionato i nostri risultati.
È vero: alcune riforme importanti sono state realizzate e daranno, a breve, risultati apprezzabili. Tuttavia, molte componenti della Casa delle libertà hanno perso il collegamento con gli elettori, si sono rinchiuse nel «Palazzo», hanno assunto logiche trasformistiche, hanno stravolto e frenato l'attuazione del programma elettorale; e lei, signor Presidente, in alcune occasioni, non ha dimostrato la forza sufficiente per riportare tutti alle loro responsabilità.
La Lega non ha ceduto voti, anzi, si è rinvigorita. Questo vorrà dire qualche
cosa! Il radicamento, il rapporto con gli elettori e con tutti i cittadini, la concretezza, la coerenza rispetto agli impegni assunti sono aspetti determinanti per il successo in politica.
Per questo, non abbiamo apprezzato, da parte di qualcuno, il tentativo maldestro di scaricare sul presunto «asse del nord» la responsabilità della débâcle di altre componenti della Casa delle libertà. Si è trattato di un esercizio di miopia politica, teso a nascondere le proprie responsabilità, che si chiamano: governo locale inadeguato, mancanza di concretezza, lontananza dai problemi reali della gente, disattenzione verso l'emergenza carovita, tutti temi da moltissimo tempo sollecitati dalla Lega e sui quali la stessa ha proposte adeguate, che sono rimaste inascoltate.
Signor Presidente, per risalire la china occorre solo riscoprire lo spirito del 2001 ed esercitarlo nello scorcio di legislatura che abbiamo davanti. Il paese ha voluto dare una scossa alla Casa delle libertà. L'alternanza di Governo è uno strumento democratico che abbiamo messo nelle mani degli elettori ed essi giustamente lo usano.
Il paese non ha nostalgia di Prodi né di Bertinotti. Non vuole né la patrimoniale né l'abolizione della proprietà privata, tanto amate da Bertinotti e dai nipotini di Stalin. Il paese non ha dimenticato che Prodi non è il nuovo, l'innovatore, bensì colui che, durante il Governo dell'Ulivo, inasprì la pressione fiscale, condivise l'introduzione dell'IRAP - oggi dichiarata illegittima -, gestì il baraccone dell'IRI, promosse le privatizzazioni a favore dei soliti noti, che acquistarono i tesori dello Stato (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale) a prezzo di svendita e con i soldi delle banche, ossia dei cittadini! Gli stessi che oggi detengono posizioni monopolistiche in settori strategici dell'economia nazionale!
La maggioranza degli italiani non vuole essere governata dall'uomo che, come Presidente della Commissione europea, ha danneggiato l'immagine del nostro paese, ha la responsabilità dell'introduzione traumatica dell'euro, ha promosso un'Europa sempre più burocratica e lontana dai cittadini. Dunque, dipende soltanto ed unicamente da noi la possibilità di riappropriarsi dei consensi che sono latenti, ma guardano alla Casa delle libertà come unica speranza per il cambiamento.
Onorevole Berlusconi, nel suo intervento ha tratteggiato il programma di fine legislatura, un programma ambizioso. La Lega Nord lo condivide. Signor Presidente Berlusconi, signor Presidente della Camera, ci auguriamo che sia così anche per tutti gli alleati. Che nessuno si permetta, ancora una volta, di stare alla finestra o di frenare! Questo non sarebbe tollerabile, né per noi né per lei, onorevole Berlusconi!
Questo programma, che si proietta anche sugli anni a venire, deve concretizzarsi, in questa ultima fase di legislatura, in pochi interventi che possano essere apprezzati dai cittadini in tempi brevi. Non ci deve essere alcuno spazio per interventi demagogici o elettoralistici, come invece fece la sinistra nel 2001. Bisogna mirare al cuore dei problemi veri che affliggono il paese. Pertanto, subito interventi efficaci a favore del potere di acquisto delle famiglie, interventi sulla benzina, sulle tariffe, sui bolli, interventi di monitoraggio e di informazione sui prezzi dei beni di prima necessità, riduzione consistente dell'IRAP, che si traduca in aumenti nella busta paga.
Signor Presidente, in attesa delle grandi opere, dobbiamo migliorare, in tempi brevissimi, la viabilità locale, ormai al collasso (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana). Per realizzare questi interventi è necessario incidere sulla riduzione della spesa corrente, riducendo gli sprechi, diminuendo gli organici della pubblica amministrazione, bloccando, come lei ha giustamente sostenuto, gli automatismi ed introducendo la meritocrazia nel settore pubblico.
Sul sud, la Lega ha sempre dato la propria disponibilità, ma ribadiamo che la strada giusta è quella non dell'assistenzialismo, ma della responsabilità. Il vantaggio
competitivo del sud deve essere correlato innanzitutto al minor costo della vita e alla produttività, come, più volte, segnalato in questi anni dal Fondo monetario internazionale e dell'OCSE. Dubbi ci rimangono sulla fiscalità di vantaggio, che finirebbe per penalizzare le piccole e medie imprese del resto del paese, già oggi in grande difficoltà nella sfida della globalizzazione.
Sul tema della competitività, è fondamentale l'azione che il Governo saprà svolgere a livello europeo per difendere le nostre aziende dalla concorrenza sleale; dazi e quote, che fino a ieri sembravano tabù insuperabili anche per molti alleati, oggi sono diventati la proposta anche di molti Governi europei. Ne siamo felici ed è la conferma che, per l'ennesima volta, la Lega aveva visto giusto ed aveva visto prima.
Per rilanciare le imprese ed il risparmio, bisogna garantire che le banche operino con maggiore trasparenza e responsabilità; a tal proposito, signor Presidente del Consiglio, si è domandato quanti voti abbia perso la Casa delle libertà tra i risparmiatori e gli imprenditori maltrattati dalle banche, le stesse che, in questi mesi, hanno presentato bilanci fortemente in attivo?
Signor Presidente del Consiglio, è fondamentale agire con grande rapidità e determinazione al fine di garantire maggiore sicurezza ai cittadini; la gente vuole essere tranquilla in casa propria, esige più rigore per chi delinque, vuole una giustizia più snella, vuole magistrati meno ideologici e più preparati. Quindi, le riforme nel settore della giustizia vanno approvate rapidamente e senza alcun timore.
Infine, per chiudere un elenco che non può essere esaustivo, bisogna semplificare, semplificare, semplificare; è una promessa che abbiamo mantenuto solo in parte. Non costa nulla e migliora enormemente la vita dei cittadini.
Pur avendolo lasciato per ultimo, il capitolo delle riforme costituzionali è il più importante; sull'argomento, le riconosciamo, signor Presidente del Consiglio, di essere stato coerente. Lei, infatti, ha confermato che le riforme si vareranno, e ciò è fondamentale per noi, ma anche per il paese: senza le riforme, il paese muore; senza riforme, non possono esserci risanamento e rinascita, risultati che «passano» attraverso la responsabilità e l'autogoverno nei vari territori.
Il centrosinistra ha una paura terribile delle riforme; basta vedere come inveisce e chiama a raccolta i centri di potere che si oppongono al cambiamento. Federalismo vuol dire più libertà, più democrazia, più responsabilità, più efficienza, più servizi, meno sprechi, meno corruzione, meno clientele: esattamente il contrario di quanto Prodi e la coalizione di centrosinistra ambiscono; costoro, infatti, vogliono più potere e più controllo sulla gente.
Alleati della Casa delle libertà, è importante essere chiari: non esiste un asse del nord; esiste l'asse del cambiamento, che «passa» attraverso le riforme: è l'asse obbligatorio, del nord come del centro e del sud; esso deve costituire patrimonio comune (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale). È perdente l'atteggiamento ambivalente che anche alcuni di voi hanno assunto su questo tema.
PRESIDENTE. Onorevole Cè...
ALESSANDRO CÈ. Concludo, Presidente.
La vostra stessa sopravvivenza dipenderà dalla capacità di coinvolgere i vostri elettori in questa sfida, che essi hanno dimostrato di condividere dandoci fiducia nel 2001. Permettetemi di sostenere che è stata la vostra inadeguatezza, e non la presunta aggressività della Lega, ad allontanarvi dai vostri elettori; se non avrete coraggio, a prevalere sarà la sinistra, molto più abile nell'usare gli apparati conservatori della prima Repubblica.
In conclusione, signor Presidente, il problema di oggi non è il partito unico, onorevole Berlusconi - tema insidioso, che valutiamo da osservatori esterni - ma il contratto con gli italiani che, firmato in diretta televisiva, va onorato. Gli elettori
non si aspettano, Presidente Berlusconi, il compimento di miracoli ma giudicheranno la sua buona fede e la sua tenacia. Noi, come sempre, siamo pronti a fare la nostra parte (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Follini. Ne ha facoltà.
MARCO FOLLINI. Signor Presidente, a conclusione della crisi, il nuovo Governo chiede fiducia alla maggioranza parlamentare e ciò impone a tutte le forze politiche che la compongono uno sforzo di chiarezza e di lealtà.
All'origine di questa crisi sta, come è noto, il giudizio critico che molti cittadini hanno espresso con il loro voto alle elezioni regionali. Ci è stata rivolta da tante persone una domanda severa, cui non potevamo dare una risposta distratta nel solco di una pigra, compiaciuta e, in ipotesi, orgogliosa contiguità. Molte situazioni non vanno bene nel nostro paese: lo sviluppo è lento, nuove disuguaglianze avanzano fin troppo veloci, il sistema delle imprese è frammentato, ricerca ed innovazione segnano drammaticamente il passo, sono sempre più i figli che cercano il lavoro dei loro padri, troppi mercati attendono liberalizzazioni che tardano.
Queste sono le difficoltà di cui, nella scorsa legislatura, il centrosinistra non ha saputo venire a capo. Ma sono le difficoltà che hanno segnato, in mezzo a tante altre, il cammino anche nostro. Su come affrontare i nodi della modernizzazione del nostro paese, abbiamo avuto, nella maggioranza, idee comuni ed anche diverse. Sotto la volta della stessa coalizione, si sono confrontate - e, talora, opposte - differenti visioni e proposte.
Tutti abbiamo tenuta ferma la nostra alternatività alla sinistra, ma non sempre lo abbiamo fatto con lo stesso spirito politico. Alcuni di noi hanno identificato nel centrodestra i doveri, le responsabilità e la misura di una forza tranquilla; altri hanno scommesso di più sulla forza che sulla misura. Alcuni di noi hanno cercato di coltivare la regola europea; altri hanno concesso qualcosa di più all'anomalia italiana e al mutevole vento del «nuovismo».
Ora siamo tutti impegnati a cercare una via di uscita. Non ho pregiudizi, né a favore dei vecchi partiti, né contro quelli nuovi e, magari, futuri. Scruto anch'io l'orizzonte. Lo faccio, ripeto, senza pregiudizio e senza spirito di particolarismo, ma so, per un'antica scuola, che prima viene l'identità e poi la forma, prima il progetto e poi gli uomini, prima i contenuti e dopo i contenitori. Da parte nostra, coltiviamo con tenacia l'idea di un centrodestra moderato, pluralista, popolare, ma non populista. Una forza rappresentativa e non plebiscitaria. Un insieme di opinioni e di forze, e non un'alleanza presidenzialista. Un'alleanza che trova un leader, ma che si definisce a partire dalla sua missione e non dalla sua guida. Un centrodestra come lo pensiamo noi e come lo chiedono tanti nostri elettori, non «l'armata dell'esercito del bene» che sfida «l'armata delle tenebre». Si tiene, anzi, a prudente e doverosa distanza da ogni rappresentazione manichea della lotta politica.
Per quanto sta in noi, dovremmo cercare di corrispondere ad un sentimento dell'unità del paese che tante volte abbiamo trovato nell'opinione pubblica lungo i passaggi più tormentati - e, magari, più dolorosi - degli ultimi anni. Unire e non dividere. Spogliare l'avversario dei panni del «nemico». Archiviare la disputa ideologica. Prendere atto che non vi è un «demonio» da alcuna delle due parti della barricata maggioritaria.
Tutto ciò, senza ombra di consociativismo, è il minimo che il paese si aspetta oggi da noi, e se lo aspetta in gran misura da noi - mi rivolgo alla maggioranza -, perché fin troppe volte il centrosinistra ha scelto, invece, di dare fuoco alle polveri, evocando - l'ha fatto, qualche giorno fa, il presidente Prodi - surreali pericoli per la democrazia.
Questa politica temperata, come avrebbe detto Luigi Sturzo, capace di cucire
e non di strappare, capace di modernizzare per consenso e mai per forzatura, è anche la migliore prospettiva che la maggioranza può dare a se stessa. È il suo dovere e, insieme, la sua convenienza.
Noi risaliremo la china che abbiamo disceso in questi ultimi tempi solo se imboccheremo con decisione questa strada. Non credo che ci possa aiutare l'inerzia, ma il contrario. Nei primi tempi della legislatura vi era una sorta di leggenda: diceva che avremo vinto con facilità e con continuità. Non era vero. Ora si fa strada un'altra leggenda: dice che perderemo; dovremo essere capaci di smentire anche quest'ultima.
Un centrosinistra tanto contraddittorio - e, spesso, anche tanto fazioso - non meriterebbe, a mio giudizio, di vincere così. Ma un centrodestra che si sentisse destinato, a sua volta, a continuare così, senza cambiare nulla di sé, finirebbe per essere, suo malgrado, il migliore alleato dei propri avversari.
Noi vogliamo cercare di spezzare questo incantesimo. Non possiamo rotolare verso il 2006 su una sorta di piano inclinato, quasi tutto fosse già deciso: l'assetto dei partiti, la leadership, e, magari, anche l'esito del voto. Ecco perché abbiamo tanto insistito perché dalla nostra parte si avviasse un cambiamento.
Non c'è minaccia né pericolo né obliquità se ripeto la cosa più ovvia, ossia che il cambiamento qui comincia, non finisce. Non sarei leale né costruttivo se dicessi: «tutto è per il meglio»; «la svolta c'è già»; «siamo appagati». Non è così: la strada della rimonta è lunga e ripida e chi, come noi, la vuole percorrere ha il dovere di avvertire che non esistono scorciatoie.
Il programma del nuovo Governo fa perno su quelle tre priorità - le famiglie, le imprese, il Mezzogiorno - che dovranno essere il cuore della nostra iniziativa nell'ultimo tratto della legislatura. Sono tre priorità che oggi richiedono politiche differenti da quelle seguite fino ad ora. Non si tratta di aggiungere tre capitoli al libro delle buone intenzioni. Si tratta, per conto mio, di scegliere e, dunque, di dire dei «sì» e dei «no», gli uni a condizione e garanzia degli altri, e di farlo con chiarezza.
Il primo dovere della politica del Governo sarà quello di assicurare la difficile ma fondamentale stabilità dei nostri conti pubblici: un dovere, e non un creativo gioco di prestigio. Questo esclude dal novero delle nostre possibilità l'idea di una legge finanziaria elettoralistica, sul modello di quella che il centrosinistra approvò cinque anni fa in una rincorsa al consenso che mi sembra non abbia portato loro né fortuna elettorale né virtù repubblicana. In questo contesto, è ovvio che destinare risorse alle famiglie e allo sviluppo esclude interventi a pioggia.
Nel 2001 l'argomento era «meno tasse per tutti». Oggi, l'argomento è un fisco più equo e, prima o poi (e noi diciamo più prima che poi), il quoziente familiare. Nel 2001 la questione cruciale era l'abbassamento delle aliquote. Oggi, la questione cruciale è la ripresa dello sviluppo e, insieme, la difesa del potere d'acquisto delle famiglie. Questo cambia molte cose e dobbiamo esserne consapevoli fino in fondo.
Signor Presidente, sulla nostra politica incombe la maledizione del vecchio «Gattopardo» che, agli albori dell'unità nazionale, ammoniva sul fatto che dovesse cambiare tutto perché tutto potesse restare come prima. Credo che oggi per noi sia tanto più vero l'opposto: se noi non cambiamo, cambierà tutto contro di noi. È così per il paese, è così tanto più per la nostra maggioranza.
Il Governo oggi ci chiede fiducia e noi gliela accordiamo. La esprimiamo con responsabilità e spirito costruttivo. La esprimiamo senza gelo, anche se ognuno di noi ha il suo carattere politico e non vi rinuncia. La esprimiamo senza illusioni, come si conviene a una fase difficile che il paese e la politica stanno attraversando. E la esprimiamo, infine, con la consapevolezza che in una democrazia rappresentativa la fiducia parlamentare è il plebiscito quotidiano dei Governi. Signor Presidente, buon lavoro (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani
e dei democratici di centro e di Alleanza Nazionale e di deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana - Congratulazioni)!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Follini.
Prima di dare la parola all'onorevole Rutelli, consentitemi di salutare i colleghi che oggi sono entrati a far parte di questa Assemblea, il primo del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e gli altri tre del gruppo di Forza Italia: Giovanni Rainisio, Paolo Dalle Fratte, Michele Zuin e Riccardo Tamburro. Auguro loro un anno di proficuo lavoro (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rutelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO RUTELLI. Signor Presidente, c'è il sapore di un cambio di stagione politica nel dibattito di oggi...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di fare silenzio.
FRANCESCO RUTELLI. Come dicevo, vi è nell'aria il sapore di un cambio di stagione politica nell'Assemblea di Montecitorio. Cinque anni fa non mi trovavo in Parlamento, perché ero sindaco di Roma, ma ricordo che non vi era un clima troppo diverso, a parti rovesciate.
Il centrodestra aveva vinto le elezioni regionali. D'Alema, con una scelta non richiesta e coraggiosa, lasciò il Governo. Si creò nel paese l'aspettativa che vi ha accompagnati in questi cinque anni, l'aspettativa e la spinta che hanno accompagnato questo Governo e la sua maggioranza negli anni trascorsi.
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Rutelli. Onorevole Barbieri e onorevole Sgarbi, per cortesia...
FRANCESCO RUTELLI. Signor Presidente, non si preoccupi. La ringrazio moltissimo.
PRESIDENTE. Anche lei, come Berlusconi, mi dice di non preoccuparmi! Io, invece, mi preoccupo!
FRANCESCO RUTELLI. Non la vorrei caricare di troppe preoccupazioni!
Dicevo ai colleghi che quel clima di cinque anni fa oggi si è rovesciato. Sappiamo, da cinque anni a questa parte, come sono cambiate le cose. Soprattutto se ne sono accorti gli italiani. Gli italiani, signor Presidente, si sono pronunciati con estrema chiarezza nel voto delle elezioni regionali. Tre milioni di elettori si sono spostati nell'equilibrio generale dei consensi dal centrodestra verso l'Unione del centrosinistra. Gli italiani sanno cosa è cambiato in questi cinque anni e sanno perché quelle attese e quelle aspettative si sono infrante sulla realtà.
Che cosa ci attende oggi, signor Presidente del Consiglio, in quest'anno che ci separa dalle elezioni politiche? Abbiamo ascoltato ora gli accenti dell'onorevole Follini, gli interventi dei rappresentanti della Lega e le opinioni di diversi deputati della maggioranza, e chiunque abbia sentito le loro parole ha capito che oggi voi votate la fiducia, ma non siete d'accordo. Oggi siete profondamente divisi e vi accingete ad andare verso un ultimo anno di legislatura profondamente divisi.
Cosa ci aspetta in quest'ultimo anno? Oggi il Presidente del Consiglio ha detto di nuovo, poco fa, una cosa fantastica! Egli ha detto che nei mesi che ci separano dalle elezioni politiche vuole attuare sia il programma che ha presentato agli elettori cinque anni fa, sia un nuovo programma che ha presentato al Parlamento ieri. Poiché ha fallito nel realizzare il suo programma nei primi quattro anni di Governo, voi oggi gli darete la fiducia: votate per uno, ma prendete due programmi di Governo (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo). Avete l'illusione di completare quel programma e di metterne in cantiere addirittura un altro.
Si dirà che ciò è impossibile. Gli italiani lo sanno benissimo e sanno bene che fine hanno fatto le due leggendarie aliquote di quel programma e la diminuzione dei reati. I reati sono aumentati, ma certo non per la responsabilità di questo o di quello.
Se il Governo taglia del 20 per cento le risorse alle forze dell'ordine, risparmia sui giubbotti antiproiettile e sul carburante per i mezzi che debbono garantire la sicurezza, è evidente che gli obiettivi con cui vi eravate presentati al paese non li potrete realizzare (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia).
So che questo è un problema per Alleanza Nazionale, in particolare, che ne aveva fatto un cavallo di battaglia, ma gli italiani hanno capito che le cose stanno andando in modo diverso da quanto avevate promesso al popolo e all'elettorato.
In più c'è un nuovo programma e la cosa straordinaria, signor Presidente della Camera, è che quel secondo programma è in contraddizione con il primo, ma voi li volete realizzare tutti e due! Volete tagliare l'IRPEF, ma volete ridurre il cuneo fiscale, dimentichi che noi, da questi banchi, vi abbiamo sfidato da due anni a questa parte a spostare la manovra fiscale sul cuneo contributivo, cioè sulle tasse sul lavoro che gravano sulle famiglie, sui lavoratori e sulle imprese e che colpiscono la competitività, senza scoraggiare il lavoro nero nel Mezzogiorno. Quella che vi abbiamo proposto è una strategia sul fisco alternativa e voi l'avete già cestinata.
Voi parlate ora di rilancio del Mezzogiorno, ma cosa avete fatto in questi quattro anni? Perché avete perso in tutte le regioni del Mezzogiorno? Forse gli elettori sono ciechi e non si accorgono che avete spostato le priorità per ridimensionare l'esigenza fondamentale di dar forza al Mezzogiorno d'Italia?
Oggi voi parlate di rinnovo dei contratti. Ma perché li avete portati a marcire suscitando malcontento, sfiducia, perdita del potere d'acquisto nel pubblico impiego, tra gli autoferrotranvieri, nella sanità ed in altri settori fondamentali?
Oggi voi parlate di un intervento selettivo sulla spesa. Tuttavia, prima l'avete fatta crescere e poi avete iniziato a tagliarla - ho già citato gli interventi per le forze dell'ordine - con una ghigliottina indiscriminata, senza criteri selettivi volti alla qualità ed a migliorare l'efficienza del nostro sistema pubblico.
D'altronde, questo nuovo ciclo di Governo, signor Presidente del Consiglio, dopo la sortita del vice premier Tremonti sulla vendita delle spiagge, non poteva iniziare in un modo più chiaro. Vi è stata la dimostrazione che siete in confusione profonda: il primo che parla la spara grossa, il secondo la corregge ed il terzo dice che siamo noi a non aver capito (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
Vorrei segnalare al Vicepresidente Tremonti che nei banchi del Governo, anche se ora non lo vedo, siede un esperto da questo punto di vista. Mi riferisco all'ex presidente della regione Lazio che si è distinto, addirittura, per la cartolarizzazione degli ospedali del Lazio. Sono stati cartolarizzati 39 ospedali ed i cittadini del Lazio pagheranno ogni anno decine di milioni di euro per le banche che hanno preso in carico tale patrimonio! Tutti noi pagheremo 85 milioni di euro all'anno, dunque avete un buon insegnante nel presidente Storace. Tuttavia, meditate: se nella regione Lazio hanno vinto Piero Marrazzo ed il centrosinistra sarà dovuto anche al modello sanitario che la destra ha portato in tale regione (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, Misto-SDI-Unità Socialista e Misto-Verdi-l'Unione).
D'altronde, questa è una maggioranza forte quando deve affermare che la Costituzione si modifica risolutamente a maggioranza e debole quando dichiara la sua impotenza per intervenire sulle politiche economiche e sociali: il Governo non ha più il potere di farlo, come abbiamo appreso, sia ieri sia oggi, dal Presidente del Consiglio. Ecco quale sarà, a nostro avviso, il vostro alibi-bersaglio nell'ultimo anno di legislatura: l'Europa, quel luogo nel quale al nostro Governo è impedito di agire come vorrebbe nell'interesse del popolo italiano.
Anche in questo caso, dimenticate che, se nel cinquantennio passato l'Italia si è ritrovata - bisogna dirlo ai giovani di oggi - da nazione sconfitta a nazione che si
affaccia tra i primi nel mondo, lo dobbiamo alla nostra partecipazione convinta al processo di integrazione europeo (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo). Lo dobbiamo a qualcuno cui lei ha avuto l'ardire di paragonarsi, che ha messo in questione la sua libertà per il bene dell'Italia: Alcide De Gasperi, che ha portato sulla strada dell'integrazione europea. Lo dobbiamo a uomini come Altiero Spinelli, che più di un quarto di secolo fa hanno concepito una Costituzione europea, ed ai meccanismi di integrazione economica che hanno fatto bene all'Italia ed alla sua crescita.
L'euro oggi permette all'Italia di risparmiare ogni anno decine di miliardi di euro per i bassi tassi di interesse che vanno a vantaggio dell'economia e delle famiglie. Se è andato male il cambio, la colpa è di questo Governo che non ha esercitato i controlli ed ha favorito o permesso le speculazioni nei mesi in cui entrava in funzione la nuova moneta unica (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, Misto-SDI-Unità Socialista e Misto-Verdi-l'Unione - Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
Allora, non fate dell'euroscetticismo la bandiera tardiva nell'ultimo anno di campagna elettorale. Cari amici della maggioranza, ci vuole un'Europa più forte, non più debole, in politica estera e nel campo internazionale. Anche in politica economica. Altro che euroscetticismo!
Signor Presidente del Consiglio, lei indica alla sua maggioranza una fase di crescita, ma, a mio avviso, l'unica cosa che sta crescendo nel vostro Governo sono le poltrone (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)! Lei oggi fa impallidire il VII Governo Andreotti per il numero di sottosegretari. È un record storico nella Repubblica italiana! Lei ci rimprovera di esseri pessimisti, ma noi siamo piuttosto sulla linea di Indro Montanelli: gli italiani si devono vaccinare fino in fondo di fronte alla prova di questa maggioranza e di questo premier. Noi intendiamo piuttosto restituire fiducia agli italiani su basi di serietà.
Amico Follini, non è stato Prodi, ma il tuo Presidente del Consiglio, pochi minuti fa, a dire che, se vincesse il centrosinistra, non vi sarebbe più democrazia, perché conquisteremmo tutto! Vorrei ricordarvi che, se oggi governiamo le regioni, è grazie al voto del popolo italiano! Se governiamo le città, è grazie al voto del popolo italiano (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, Misto-SDI-Unità Socialista e Misto-Verdi-l'Unione)! Se voi controllate le televisioni, è perché avete ricevuto le concessioni ed esercitate così il potere...
PRESIDENTE. Onorevole Rutelli, concluda!
FRANCESCO RUTELLI ...sull'informazione pubblica e privata.
Noi vogliamo costruire le condizioni per un nuovo Governo.
Lei, onorevole Berlusconi, ha detto che ci facciamo illusioni sulla certezza della vittoria nelle prossime elezioni. Ha ragione! La stagione delle illusioni è finita. Ora inizia la stagione dell'onesta, della serietà, di una visione coraggiosa rivolta al futuro (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
Per tale motivo, l'Unione di centrosinistra, con Prodi, l'Ulivo, la Margherita ed i nostri partiti e la nostra classe dirigente, si candida a creare le condizioni per un nuovo Governo e per una nuova fiducia da parte del popolo italiano (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista e Misto-Verdi-l'Unione - Congratulazioni)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Russa. Ne ha facoltà.
IGNAZIO LA RUSSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la teoria del declino, tanto cara alla sinistra, si è unita,
nelle parole del collega che mi ha appena preceduto, alla perdurante impressione di essere in piena campagna elettorale.
Certo, tutto è in discesa. Abbiamo visto che vi è una discesa del sistema Italia, ma a noi è sembrato che una cosa sia cresciuta: la presunzione della sinistra ad impartirci lezioni ed a dire il falso, facendo finta che sia vero.
L'onorevole collega che mi ha preceduto ha proposto una serie di argomentazioni propagandistiche, delle quali confuterò solo la prima, perché ha fatto un preciso riferimento al gruppo di Alleanza nazionale. Mi riferisco alla questione della sicurezza; è stato detto che questo Governo ha investito meno nel campo della sicurezza rispetto a quello precedente.
Vorrei ricordare che l'ultimo aumento nei confronti delle forze dell'ordine da parte del Governo di centrosinistra è stato rappresentato dalle famigerate 18 mila lire, mentre il primo degli aumenti di questo Governo a favore di chi deve garantire la sicurezza degli italiani è stato di 400 mila lire (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale, di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana)! Ciò mi pare basti a confutare una serie di boutade.
La verità, onorevole Presidente, onorevoli colleghi, è che si è determinata un'inversione di clima. Quando una maggioranza è costretta a riformulare il proprio Governo ed un Presidente del Consiglio dà le dimissioni, ci si aspetta un clima in cui la maggioranza appare abbacchiata e l'opposizione galvanizzata. Chi ha avuto modo di osservare con occhio distaccato quanto sta accadendo in quest'aula - e credo lo possano fare anche coloro che ci seguono dalla televisione - si è accorto che vi è una sinistra nervosa, una sinistra che crede di non poter più continuare a sperare in una facile vittoria, e vede nel contempo un clima consapevole del centrodestra - certo, serio, ma consapevole - che la riscossa è già iniziata e che per loro sono dolori (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale, di Forza Italia, della Lega Nord Federazione Padana e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)! Questa è la differenza di clima, l'inversione che si vede, mentre il nervosismo produce propaganda e falsità!
La verità è - e lo ha sottolineato l'onorevole Fini, ieri, subito dopo l'intervento del Presidente del Consiglio - che loro speravano che non si riuscisse in tempi brevi a formulare un nuovo programma di Governo, una nuova squadra in grado di individuare cosa fare per riconquistare la fiducia degli elettori. Sta di fatto che, in pochi giorni, si è formato un nuovo Governo con precise discontinuità di programma, con precise convergenze di tutta la Casa delle libertà, che costituiscono esattamente quanto i partiti della coalizione - Alleanza Nazionale è pienamente soddisfatta - avevano chiesto.
Si è parlato di imprese, di famiglie, di sud. È stato predisposto un programma preciso e puntuale su cosa credibilmente e realisticamente - avete sempre accusato il Presidente Berlusconi di aver fatto troppe promesse - intendiamo realizzare in questo ultimo anno di legislatura. Se volete, ve le ricordo.
Per quanto attiene il sud, dopo aver individuato nuove regole con il decreto sulla competitività, non ci sarà bisogno di andare a cercare chissà dove le risorse, perché esistono 22,5 miliardi di euro già a disposizione per essere utilizzati e investiti. Non ci sarà bisogno di inventare cose strane, in quanto siamo convinti che una politica di vantaggio fiscale, già pensata, possa cominciare a fornire al sud quelle risposte che abbiamo già avviato. È mancato il master plan, è mancato il coordinamento degli interventi per il Mezzogiorno, è mancata la precisa volontà politica. La precisa indicazione di un Ministero per il Mezzogiorno va esattamente in tale direzione.
Per quanto riguarda le famiglie, se l'attesa del quoziente familiare è sempre più forte, ritengo che il progetto di deduzioni fiscali sempre più avanzate vada nella direzione giusta. La politica dei redditi, il controllo sui prezzi, che - come lei
ben sa, onorevole Rutelli - appartiene non tanto al Governo quanto agli enti locali, dovrà essere verificato con maggiore rigore da questo esecutivo, e lo faremo!
Così come, accanto ai provvedimenti per il sud e per le famiglie, il rilancio delle imprese parte - e qui vi è una discontinuità ancora più netta - dal destinare le risorse disponibili alla cancellazione in tre anni dell'IRAP. Ciò consentirà un grande aiuto al nord, un grande rilancio in tutto il paese, una grande capacità di assunzione anche al centro e al sud.
Come vedete, programmi semplici, programmi...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vorrei che questo brusio terminasse. Brusio che sicuramente mi si farà notare nel successivo intervento...!
ANTONIO BOCCIA. Come quello di prima!
IGNAZIO LA RUSSA. Presidente, a me piace, mi trovo meglio!
Ringrazio il collega Cè per aver svolto un intervento sulle riforme, che ho apprezzato pienamente. La riforma che tutti insieme abbiamo votato si attesta su un federalismo sostenibile, è una riforma che fa della devoluzione un momento di chiarezza e non un pasticcio come quello combinato dalla sinistra.
Si tratta di una riforma che, accanto alla sistemazione dei guai combinati dalla sinistra, aggiunge alcune novità, rafforzando i poteri dell'esecutivo, inserendo princìpi per noi essenziali per impedire d'ora in poi i ribaltoni, parlando di «Roma capitale» e facendo in modo che non possa mai essere approvata una legge regionale rivolta contro l'interesse nazionale. Si tratta di una riforma salutata positivamente dalla Lega Nord e che al Senato ha visto il capogruppo di Alleanza Nazionale, Nania, insieme ai nostri senatori, esporre striscioni tricolori con sopra scritto: «È finita l'epoca del ribaltone, comincia la nuova era per l'Italia» (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e Forza Italia).
Tuttavia, agli amici della Lega vorrei dire che bisogna stare attenti per non offrire alibi alla propaganda di sinistra, che dimentica come l'Italia abbia cinque regioni a statuto speciale senza che questo abbia minimamente compromesso (anzi semmai ha rafforzato) l'unità nazionale. Ebbene, la sinistra tende a dipingere questa riforma come qualcosa di diverso e voluto dalla Lega, cui la maggioranza del centrodestra sarebbe stata costretta. A volte, qualche errore di comunicazione ha reso credibile la propaganda della sinistra. Quindi, cambiamo modo di comunicare; le parole pronunciate oggi dall'onorevole Cè mi fanno capire che si tratta di una strada nuova iniziata insieme (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale, di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana).
Il Presidente del Consiglio dei ministri ha rivolto un invito per il partito unico. Signor Presidente, oggi questo partito non esiste ancora; tuttavia, bene ha fatto, con il suo tradizionale ottimismo, ad indicarlo come obiettivo da porsi in una data vicina, anche se tutti sappiamo come si tratti di un percorso magari da immaginare, ma che ha bisogno di riflessione e di approfondimenti. Ebbene, le rispondiamo che Alleanza Nazionale è interessata a questo percorso; infatti, da sempre siamo un partito che ha amato il bipolarismo. Anzi, unico o quasi tra la maggioranza, il nostro partito si è speso a favore di un referendum che, se avesse introdotto il sistema maggioritario, avrebbe facilitato tale percorso (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia).
Siamo a disposizione per fare insieme un percorso serio, non precostituito, che a tutti lasci la possibilità di mantenere la propria specifica identità. Nei cori esistono tanti ruoli, ma vi è poi l'armonizzazione. Noi vogliamo non un partito unico, a voce unica, bensì una polifonia che armonizzi le varie voci e, anzi, amplifichi le diversità, le quali rappresentano un momento di unicità una volta armonizzate (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia).
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio dei ministri, oggi lei otterrà la fiducia di Alleanza Nazionale e - ne sono certo - quella dell'intera Casa delle Libertà. Si tratta di una fiducia importante e piena di attesa. Chi la vota è consapevole e non ha avuto remore nell'ammettere la sconfitta elettorale. Inoltre, sa che il baratro non è quello indicato dalla sinistra, ma una distanza che possiamo colmare, se saremo capaci di percorrere insieme questa strada.
Non si tratta di un percorso semplice, ma abbisogna di sacrificio, di unità e - mi rivolgo a tutti gli esponenti della Casa delle Libertà - della necessità a volte di far valere un po' meno le proprie ragioni, ascoltando maggiormente quelle di tutti gli altri.
Ritengo che siamo in grado di far questo. Apprezzo quanto affermato dell'onorevole Follini riguardo alla nostra alternatività assoluta rispetto al sistema della sinistra che, come unico futuro, ripropone Prodi, da lei stessa bocciato tanti anni fa. Ebbene, tutto questo non può che portarci a dire: oggi in Parlamento si vota la fiducia, ma domani, chi dovrà fare il ministro, lo farà benissimo, chi farà il presidente di commissione lo farà altrettanto bene, ma tutti, nei rispettivi partiti, con spirito di movimentismo, dopo avere raccolto e dato la fiducia in Parlamento, dovranno girare nelle città, nei quartieri e all'interno delle categorie per raccogliere quella della gente. Ce la faremo (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e della Lega Nord Federazione Padana - Congratulazioni)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fassino. Ne ha facoltà.
PIERO FASSINO. Signor Presidente del Consiglio dei ministri, ieri, nell'ascoltare il suo intervento, non ho potuto fare a meno di correre con la memoria al 18 giugno 2001. In quel giorno lei venne a presentare il suo Governo, all'indomani di una vittoria elettorale che le aveva dato un'ampia maggioranza in quest'aula.
Sono tornato con la memoria al discorso del 18 giugno di quattro anni fa perché, mano a mano che lei procedeva ieri nel suo intervento, misuravo l'enorme distanza di tono, di clima e perfino di ambizione fra il discorso di allora e l'insicurezza, la genericità e il carattere propagandistico di quanto stava pronunciando. Debbo rilevare che tali caratteri sono stati confermati nella sua esternazione di oggi, come tutti hanno potuto constatare.
Vi è una distanza grande: nel 2001, per milioni di donne e di uomini di questo paese lei - non ho difficoltà a dirlo - era una speranza. Forte del consenso elettorale raccolto nel paese, si presentò in questa Assemblea con un discorso molto ambizioso, che iniziò con queste parole: siamo qui perché il nostro obiettivo è quello di cambiare l'Italia. Lei indicava una prospettiva di modernizzazione che era suggestiva, non solo - anche in tal caso non ho difficoltà a riconoscerlo - per chi l'aveva votata, ma persino per chi non l'aveva votata.
Ora lei si presenta in questa Assemblea con un Governo che è figlio di una secca e dura sconfitta elettorale, che ha cercato di esorcizzare addirittura non parlandone. Infatti, ieri ha derubricato la sconfitta elettorale, definendola con queste parole: le vicende di queste settimane. Invece, quella sconfitta c'è tutta, non soltanto nel fatto che in dodici regioni su quattordici il suo schieramento ha perso e nel fatto che ha perso in otto capoluoghi su nove e nelle due province chiamate a votare; c'è una sconfitta cocente in quei due milioni di voti che si sono spostati dal centrodestra al centrosinistra...
SILVIO BERLUSCONI, Presidente del Consiglio dei ministri. Non è vero...!
PIERO FASSINO. Capisco che lei possieda virtù divinatorie, ma la statistica vale anche in epoca berlusconiana (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-
L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-SDI-Unità Socialista)!
Si tratta di una sconfitta misurata dal fatto - se lo faccia dire anche da Crespi, che è a lei vicino - che Forza Italia ha perso 1 milione 300 mila voti in queste elezioni e che il divario fra il centrodestra e il centrosinistra è a favore del nostro schieramento in tutte le classi di età, nei giovani e fra le donne, ed è più accentuato nelle grandi città e nelle aree urbane, laddove c'è la maggiore e più forte dinamicità sociale, alla quale voi vi rivolgevate quando parlavate di modernizzazione di questo paese. Si tratta di una sconfitta elettorale ancora più grave, perché non è l'unica. Infatti lei può continuare a far finta di niente, ma non può non sapere che ha perso le elezioni nel 2002, nel 2003, nel 2004 e nel 2005: quattro anni di sconfitte sono qualcosa di più di una sconfitta elettorale, e rappresentano la credibilità e il consenso che si erodono nella coscienza del paese.
Signor Presidente del Consiglio, mi rivolgo a lei da uomo politico che svolge attività politica da molto tempo: non c'è peggior difetto per un politico che non guardare con coraggio negli occhi la sconfitta, quando la sconfitta c'è (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista e Misto-Verdi-l'Unione)! Il centrodestra non uscirà da questa sconfitta, se continuerà ad eluderne le ragioni. Non invochi il destino cinico e baro, non compia, come oggi, l'errore di dire che gli elettori non hanno capito, non sanno, sono inconsapevoli, perché non è una buona regola ritenere saggi gli elettori quando ti votano e inconsapevoli e sciocchi quando invece ti tolgono la fiducia (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani e Misto-SDI-Unità Socialista)!
Quella sconfitta, signor Presidente del Consiglio, non è soltanto una sconfitta elettorale (su questo punto la invito a riflettere), ma è la sconfitta di un progetto politico. Nel 2001 lei si presentò agli elettori con un messaggio che aveva una capacità seducente e suggestiva, e per questo vinse, e disse che se avesse vinto e avesse governato il paese sarebbe stato in grado di dare di più a tutti: ciascuno avrebbe avuto più possibilità, più opportunità, più chance rispetto a quelle avute fino a quel momento. Così vinse!
La campagna elettorale lei la svolse all'insegna del «più»: città «più» sicure; pensioni «più» dignitose; adozioni «più» facili; il lavoro che vuoi tu; meno tasse per tutti, il che voleva dire «più» soldi!
«Più» era il suo slogan e vinse perché la gente credette al suo messaggio di maggiori certezze e di maggiori sicurezze. Questo «più» era fondato su un'idea molto semplice (che, peraltro, appartiene anche alle destre degli altri paesi), ossia che si poteva realizzare questo «più» rendendo il paese più leggero. Se il paese fosse stato più leggero, avrebbe volato: da qui seguiva l'idea di Stato minimo. Meno Europa, perché l'Europa è un vincolo soffocante. Questo concetto lo ha ripetuto sia ieri sia oggi. Meno azione pubblica, perché è un ostacolo al mercato; quando il mercato, invece, ha bisogno di forti politiche pubbliche. Meno Stato sociale, perché è un lusso che non ci possiamo più permettere, mentre lo Stato sociale non è soltanto un fattore redistributivo ma è anche il fattore costitutivo di una politica di crescita e di sviluppo. Meno diritti (si ricordi la battaglia sull'articolo 18), presentati come un impedimento alla crescita. Meno regole: è quello che avete fatto nella giustizia, nell'informazione e con la devolution, perché secondo voi le regole comprimono la libertà mentre, invece, sono lo strumento per garantire che la libertà sia uguale per tutti. Meno concertazione con le parti sociali. Meno Parlamento, che lei ieri in modo un po' farisaico ha qui ringraziato. Le potrei rappresentare in quante occasioni ha dato dimostrazione di non rispettare questo Parlamento, di non considerarlo, anzi, di ritenerlo spesso luogo in cui si perde tempo.
Insomma, nella sua strategia il «meno» doveva dare il «più»! Non è così, perché
il «meno» non può che dare il «meno»! Il risultato di quattro anni di questo tipo di Governo è sotto gli occhi di tutti. Lei, le elezioni le ha perse per questo, ossia perché quei cittadini che avevano creduto che lei avrebbe dato di più, hanno misurato in questi quattro anni che il «più» non c'è! L'economia è ferma e i conti pubblici sono in dissesto. Prego il mio amico Siniscalco, anche per l'amicizia personale che ci lega (anche se in questo momento non è presente), di fornirle le cifre, di fargliele leggere e di spiegargliele. La situazione non è quella che lei ha qui rappresentato. Forse non se ne è accorto, ma l'Unione europea ha appena annunciato di voler aprire una procedura di infrazione nei confronti del suo Governo perché il deficit viaggia verso il 5 per cento; altro che patto di stabilità che voi dite di voler rispettare (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!
Questa è la verità! Sono queste le ragioni della sua crisi. Nell'affermare ciò non esprimo alcun pessimismo. E anche questa storia del pessimismo va affrontata: non sono affatto pessimista sul nostro paese, sull'Italia!
MARIO VALDUCCI, Sottosegretario di Stato per le attività produttive. Ma guarda il tuo aspetto!
PIERO FASSINO. Penso che abbia ragione il Presidente Ciampi, che in tutti i suoi discorsi ricorre ad una espressione inusuale nel lessico degli italiani. Se chiediamo agli italiani come definirebbero l'Italia, quasi tutti risponderanno che è un bel paese. L'Italia è un bellissimo paese. Il Presidente Ciampi, però, in ogni suo discorso ci ricorda che l'Italia è un grande paese. Sono assolutamente d'accordo! L'Italia è un grande paese! È il sesto paese industriale di questo pianeta. Se ci guardiamo intorno, noteremo come l'Italia rappresenti uno straordinario patrimonio di competenze, di sapere, di tecnologia, di lavoro, di università, di centri di ricerca e di soldi. È un grande paese (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Verdi-l'Unione e del Presidente del Consiglio dei ministri)!
Ma un grande paese - questo è il punto, caro Presidente del Consiglio - ha bisogno di un Governo all'altezza. La contraddizione che l'Italia paga è che il paese è grande, ma chi lo guida è piccolo, inadeguato ed incapace di governarlo: questo è il tema (Prolungati applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Verdi-l'Unione, Misto-SDI-Unità Socialista e Misto-Popolari-UDEUR)!
Noi non solo non siamo pessimisti, non solo non siamo disfattisti, ma scommettiamo sulla capacità del paese di farcela. E per questo obiettivo il paese ha bisogno di una guida consapevole, capace di compiere le scelte giuste e cambiare gli indirizzi seguiti in questi anni.
Lei, signor Presidente del Consiglio, ieri, leggendo il discorso che le era stato preparato (anche se naturalmente, oggi, quando ha parlato a braccio, è emerso esattamente quello che pensa), ha tentato di spiegarci che...
SILVIO BERLUSCONI, Presidente del Consiglio dei ministri. Li scrivo io i miei discorsi (Commenti)!
PIERO FASSINO. Ma allora le consiglio qualche riflessione, con l'aiuto anche di uno psicologo: lei è il dottor Jekyll e mister Hide allo stesso tempo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo - Si ride)...
Ieri, lei ha qui annunciato una correzione: ha detto che il Governo si rilanciava puntando sulle famiglie, sul sud, sulle imprese. Insomma, tutto quello che lei ci ha detto, ce lo ha presentato, almeno in quel testo, sia pure larvatamente, sia pure velatamente, come una correzione di rotta, come una svolta. Poi, oggi - «voce dal sen fuggita» -, quando ha ritenuto di esternare col tono comiziesco che tutti abbiamo potuto verificare, ci ha detto che
(Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e Forza Italia)...
FABRIZIO CICCHITTO. Il tuo tono...!
BENITO PAOLONE. Non offendere!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi...
PIERO FASSINO. Ci ha detto che lei conferma tutto... Almeno questo!
PRESIDENTE. Onorevole Fassino, concluda!
PIERO FASSINO. Concludo, Presidente.
Lei ha detto che tutto quello che è stato fatto continuerà ad essere fatto e poi, in più, che vi saranno le imprese, il sud...
La verità sa qual è, Presidente del Consiglio? La verità è che lei sa benissimo che questa crisi aveva un solo esito: questa crisi, proprio perché è il fallimento di una politica, aveva come unica risoluzione quella di tornare a votare. Lei non ha avuto il coraggio di andarci, perché sa che, se si andasse a votare adesso, perderebbe; i suoi alleati hanno ritenuto di non andare a votare e sperano di attendere ancora un po' di tempo per cambiare chi li guiderà nel 2006 (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani - Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia)... E il mio non è un processo alle intenzioni!
L'onorevole Follini, nel suo intervento, che ho apprezzato per chiarezza, ha detto che non vi è nulla di scontato, neanche la leadership (Dai banchi dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia si grida: Neanche Prodi!): mi pare che siano parole sufficientemente chiare di cosa maturi nel centrodestra.
Penso - ed ho concluso - che il problema della crisi italiana stia in chi ha guidato in questi anni l'Italia e che il tema vero sia quello di dare al paese l'idea che è possibile cambiare.
Allora, noi vi incalzeremo: vedremo se sarete davvero capaci di fare una politica per le imprese, per il Mezzogiorno, per la famiglia. Non vi lasceremo inerti e avanzeremo le nostre proposte, ma una cosa la faremo certamente!
PRESIDENTE. Onorevole Fassino!
PIERO FASSINO. Noi, di fronte ad un'incapacità che voi ogni giorno dimostrate nel governare questo paese, sentiamo una responsabilità di trasmettere un messaggio di speranza e di fiducia al paese, proprio perché il paese ha le risorse per farcela ma ha bisogno di una guida consapevole, forte e autorevole (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista, Misto-Verdi-l'Unione e Misto-Popolari-UDEUR - Congratulazioni).
SERGIO COLA. Il giovane Prodi!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Presidenza assegna il tempo a disposizione e, quando deroga per qualche istante, lo fa secondo taluni criteri. Ho dato all'onorevole Fassino esattamente il tempo che ho dato all'onorevole Cè, del gruppo della Lega.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bondi. Ne ha facoltà.
Le ricordo, onorevole Bondi, che anche lei ha diritto a questo «bonus», come gli onorevoli Fassino, Cè e Rutelli.
SANDRO BONDI. Signor Presidente, noi, oggi, dopo avere ascoltato il discorso dell'onorevole Fassino, siamo certamente più forti e più convinti che non possiamo consegnare il futuro dell'Italia a questa sinistra (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana).
Vi sono due modi di giudicare il risultato delle elezioni regionali e la formazione del nuovo Governo...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi... Vi prego! Onorevole Bondi, lei stia sereno,
perché può tranquillamente aspettare fintanto che non vi siano le sufficienti condizioni di serenità!
SANDRO BONDI. Il primo è quello di approfittare, da parte dell'opposizione, del momento favorevole e di far prevalere l'arma della propaganda e della spavalda sicurezza di una vittoria annunciata.
Per fortuna, onorevole Fassino, che c'è Berlusconi...
GIORGIO MERLO. Facci ridere, Bondi!
SANDRO BONDI. ...che vi impedirà un'altra volta di conquistare il potere (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)! Il secondo modo è quello di non ignorare da parte della maggioranza (Commenti dei deputati dei gruppi di opposizione)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi...
ALFREDO BIONDI. Fatelo parlare, prepotenti!
SANDRO BONDI. Questo sta a testimoniare il rispetto della democrazia da parte dell'opposizione!
PRESIDENTE. Concordo con lei, onorevole Bondi. Fa benissimo a fermarsi e ad aspettare che vi siano condizioni tali da consentirle di parlare!
SANDRO BONDI. Il secondo modo è quello di non ignorare - lo ripeto - da parte della maggioranza il segnale delle urne e di avere il coraggio e la forza di ricavarne anche qui, in Parlamento, una lezione politica e di trarne tutte le indicazioni utili e necessarie per il futuro.
Lei, onorevole Fassino, ha scelto il primo approccio, quello della propaganda, ma non le gioverà la propaganda né per vincere le elezioni né, tanto meno, per governare. Noi vogliamo adottare il secondo punto di vista: non nascondere le nostre difficoltà ma, al tempo stesso, non rinunciare ai nostri valori, ai nostri programmi, al nostro progetto politico comune.
Chi sostiene che questo ultimo anno della legislatura sarà un anno di agonia elettorale lo fa contando proprio sulle divisioni della nostra maggioranza, e noi dobbiamo dimostrare che sbaglia. È l'Ulivo, piuttosto, che ha condannato l'Italia a molti anni di agonia durante la passata legislatura, cambiando ben tre Presidenti del Consiglio, cambiando perfino le maggioranze parlamentari e i programmi di Governo - e lei, onorevole Fassino, parla di rispetto del Parlamento: ma ci faccia il piacere (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)! -, consegnandoci in eredità un deficit frutto di una scandalosa legge finanziaria elettorale e approvando, con un colpo di mano parlamentare a pochi giorni dall'inizio della campagna elettorale, una devastante riforma della Costituzione a cui noi abbiamo dovuto porre rimedio. Dunque, da questo punto di vista non avete il diritto di impartire lezioni a nessuno!
Voi dite che è finita l'epoca di Berlusconi; anche nel 1996 pronunciaste, coadiuvati dal Corriere della sera, e proprio alla vigilia della vostra crisi e delle più importanti imprese della leadership di Berlusconi, un frettoloso quanto benaugurante de profundis. Questa fase non si è esaurita, così come non sono venute meno le ragioni di questa alleanza e la centralità di Forza Italia. Questo per due semplici ragioni obiettive. La prima ragione è che nel 1993 Berlusconi, fondando Forza Italia, non ha riempito semplicemente un vuoto determinato dalla scomparsa delle forze politiche democratiche. Berlusconi raccolse allora un'esigenza di cambiamento, una nuova politica fondata non soltanto sulla leadership, ma sulla centralità dei programmi, delle istituzioni, delle persone. Una sfida e una speranza che da tempo attendevano di essere raccolte, altrimenti, cari colleghi, non si spiegherebbe il crollo di quei partiti e la scomparsa repentina delle loro classi politiche.
Questa fase nuova perciò non è una parentesi da chiudere al più presto per restituire lo scettro ai professionisti della politica. Non è ciò che gli italiani vogliono! Gli italiani ci chiedono di non deludere le speranze che abbiamo suscitato. Non buttiamo allora la croce solo addosso alla leadership di Berlusconi. Siamo sicuri noi partiti della maggioranza, anche Forza Italia, di non avere nulla da rimproverarci rispetto alle novità politiche introdotte da Berlusconi? Io penso che molto spesso siamo stati indietro rispetto a queste novità politiche e incapaci di realizzarle nel vivo della battaglia politica italiana.
La seconda ragione è che il berlusconismo, come voi lo chiamate, ha fornito l'unica risposta possibile alla necessità di modernizzare l'Italia. Queste sono le vere ragioni della scommessa politica di Berlusconi. Queste ragioni sono ancora tutte presenti (Commenti), e voi lo sapete e non siete ancora in grado di rispondere a queste sfide e di presentarvi come una credibile opposizione di Governo. Voi lo sapete!
Voi sostenete che il piano di riforme non sarebbe stato mai realizzato, e anzi che con questo Governo l'Italia sarebbe andata in rovina. Noi non rispondiamo a queste esagerazioni e a questo catastrofismo in cattiva fede con uno ottimismo di segno contrario. No, noi pensiamo invece che questo Governo in soli quattro anni abbia ben operato ed abbia condotto a termine importanti riforme per ammodernare e rendere più libero e più giusto il nostro paese. Pensiamo che tutti i partiti della maggioranza di questo Governo abbiano il dovere di rivendicare il tanto di buono che è stato fatto da questo Governo durante un periodo travagliato e drammatico. Ecco, forse il nostro errore è stato di non averlo dichiarato subito, di non avere fatto subito un discorso di verità sui mutamenti che erano intervenuti in Europa e nel mondo. Dopo l'11 settembre il mondo è cambiato, è diventato più insicuro.
Soprattutto, sono aumentate le paure e le angosce sociali.
Nonostante le difficoltà, questo Governo ha raddoppiato le pensioni dei più bisognosi, ha aumentato l'occupazione, ha ridotto le tasse, ha incrementato le retribuzioni, ha aumentato, sì, i fondi per il Sud, ha garantito più sicurezza ed ha cominciato a realizzare opere pubbliche indispensabili allo sviluppo del paese (Una voce dai banchi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo: Ma dove vivi?).
Ciò nonostante, gli italiani, complici anche le modalità di introduzione dell'euro e le rigidità di quest'Europa, non hanno avuto la percezione del cambiamento che si attendevano. La verità è che tutti i Governi in carica in Europa, sia di destra sia di sinistra, sono stati puniti, in occasione di consultazioni elettorali intermedie, a causa della difficile situazione economica in cui versa tutto il continente.
Senza dimenticare, cari colleghi, che, come rivela anche il Censis, più della metà degli italiani manifesta una sfiducia nei confronti delle istituzioni europee, soprattutto nella gestione dell'economia. Noi non vogliamo esasperare, caro onorevole Fassino, ma neppure dobbiamo trascurare questa richiesta - che deve valere anche per voi - di un'Europa che aiuti e non mortifichi lo sviluppo. Altrimenti, onorevole Fassino, la conseguenza sarà che si rimarrà sorpresi se un grande paese come la Francia e l'Olanda si scopriranno, improvvisamente, contro quest'Europa.
La crisi di Governo si pone, dunque, in questo contesto.
Le elezioni hanno certamente penalizzato la maggioranza che sostiene il Governo. Ma siete così sicuri che gli italiani abbiano, al tempo stesso, premiato i vostri programmi, le vostre ricette, la vostra affidabilità di opposizione pronta a governare l'Italia? Non ne sarei così sicuro. Conviene anche a voi riflettere e non dare per scontato l'esito delle prossime elezioni politiche. Gli italiani vogliono le riforme, ma non sono a favore né di politiche liberiste né di politiche assistenzialistiche.
Ad essere sinceri, cari colleghi, questo Governo non ha affatto seguito un programma di riforme liberiste ma, semmai,
è stato il Governo più a favore dei ceti sociali più deboli nella storia di questo paese! Non c'è un asse del nord o un asse del sud; non ci sono progetti incompatibili nella nostra maggioranza: abbiamo un unico progetto.
Se non sbaglio, signor Presidente del Consiglio, la sua filosofia politica, che è la filosofia politica dell'intera maggioranza di Governo, è analoga a quella di Blair, a quella di Sarcosi, ai quali lei ha indicato più suggerimenti di quanto non si pensi (Commenti del deputato Lulli). Questo programma - moderato - si può riassumere nella necessità di accettare la sfida del cambiamento, riacquistare il gusto del rischio, della concorrenza, del successo, credere nei meriti, offrire a tutti un'opportunità, ma non lasciare nessuno ai margini della società e dello sviluppo. Questo è il nostro progetto politico e di Governo.
Dobbiamo continuare lungo questa strada fatta di valori e di programmi che ci uniscono, oggi e nel futuro. Questa crisi può essere salutare se riprendiamo questa strada con convinzione, senza personalismi, guardando a ciò che abbiamo fatto ed a ciò che ancora dobbiamo fare nell'interesse dell'Italia.
Se poi, signor Presidente, come ha annunciato ieri, alla Camera, nel suo discorso molto apprezzato, opererà per dare vita ad un nuovo soggetto politico unitario, lei coronerà uno degli obiettivi più importanti, credo, della sua missione politica: favorire la pace politica in questo paese sconquassato dagli odi e dalle divisioni e completare la transizione democratica che si era arrestata dopo l'uccisione di Aldo Moro. E in questo modo, signor Presidente, lei lascerà una traccia indelebile non soltanto nei nostri cuori, ma soprattutto nella storia del nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, della Lega Nord Federazione Padana e Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI)!
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Bondi.
Sono così esauriti gli interventi per i quali era prevista la ripresa televisiva diretta.
Autorizzo la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna, secondo i criteri costantemente seguiti, del testo della dichiarazione di voto dell'onorevole Damiani, il quale ne ha fatto richiesta.
Sono previsti, adesso, tre interventi flash, per i quali concederò a ciascuno dei colleghi un minuto e mezzo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mazzuca Poggiolini. Ne ha facoltà.
Onorevole Mazzuca Poggiolini, coraggio!
CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, questa mattina, nel corso della discussione, ho stigmatizzato la sottovalutazione da lei fatta del Parlamento durante questa crisi, le sue reticenze, l'inadeguatezza del suo programma. Questa sera, tutti abbiamo dovuto assistere non ad una replica, ma ad un comizio costellato di provocazioni, ad una arringa che, ancora una volta, ha inteso svilire quest'aula parlamentare e la sua dignità.
Signor Presidente del Consiglio, quale rappresentante dei Repubblicani europei, conferirò un appassionato voto contrario al suo nuovo Governo non solo per il cumulo di mezze verità, per i fallimenti o per le illusionistiche proiezioni che, ancora oggi, qui, lei e la sua maggioranza avete prodotto. Esprimerò un voto contrario per i mille motivi qui esposti dagli interventi dei colleghi dell'Unione, ma soprattutto per la sua protervia nel perseguire lo stravolgimento della Costituzione repubblicana, in piena sintonia con i perversi desiderata della Lega. Altro che bilanciamento dei poteri! Questa vostra riforma creerà tanti danni a livello locale, un Superpresidente del Consiglio e cancellerà, di fatto, il potere del Parlamento e quello del Presidente della Repubblica.
Esprimerò un voto contrario anche perché - il cuore me lo dice - sono certa che, se fossero qui, voterebbero «no» anche i grandi padri della patria repubblicana:
Ugo La Malfa, Giovanni Spadolini, Bruno Visentini, uomini né pessimisti né vacuamente ottimisti, ma portatori di un solido realismo, uomini coraggiosi, ricchi di ideali che hanno fatto il nostro paese (Dai banchi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale si grida: «Tempo!»).
Infine, a nome dei Repubblicani europei, voterò «no», perché questo suo programma deludente...
GIORGIO JANNONE. Tempo!
CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. ... e, comunque, tardivo servirà solo a prolungare il disagio degli italiani, servirà solo a perdere un tempo prezioso per la soluzione dei tanti problemi messi in luce da tutti i colleghi, sia dell'opposizione sia della maggioranza.
CESARE RIZZI. Tempo, Presidente!
CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Questa perdita di tempo, caro Presidente, è un delitto, un vero e proprio delitto di cui lei porterà la piena responsabilità di fronte alle migliaia di famiglie e ai loro autentici e pesanti problemi (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Onorevole Rizzi, non si lamenti troppo, perché gli errori che oggi ho commesso derivano dalla tolleranza che ho usato nei confronti dell'onorevole Cè, presidente del suo gruppo. Ho consentito agli onorevoli Rutelli, Fassino e Bondi di parlare di più, ma solo in seguito alla protrazione dell'intervento dell'onorevole Cè.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pisicchio. Ne ha facoltà.
PINO PISICCHIO. Signor Presidente, onorevole Presidente del Consiglio, molte sono le ragioni che potrebbero motivare il mio voto contrario sul suo Governo, ragioni schiettamente politiche, come la scelta strategica da lei compiuta di dislocare il fulcro della sua politica all'interno del patto con la Lega, in una deliberata opzione antimeridionalistica, ragioni legate al programma che, senza indulgere alle facili battute sulle spiagge, si offre come un fiacco remake delle cose già ascoltate in questi anni, senza marcare quella discontinuità invocata dai suoi alleati Follini e Fini.
Non mi impegnerò nella complicata contabilità dei battimani che, ieri ed oggi, gli alleati dell'UDC e di Alleanza nazionale non le hanno riservato, ben sapendo che quella tiepidezza di entusiasmi non potrà essere certamente rimontata con l'idea del partito unico in cui nessuno dei suoi sodali mostra di credere. E non evocherò neppure l'immagine, poco elegante per un gentiluomo come lei, Presidente, di quella «carica dei 101» che è stato questo suo nuovo Governo, il più pletorico della Repubblica, che, nella furia di prendere posto a sedere, lascia in piedi le uniche ministre.
Le dirò solo una ragione, forte e chiara, del mio dissenso: la sua determinazione ad andare avanti nella manomissione della Costituzione. No, Presidente; e non per uno spirito di conservazione ma per il metodo: la Costituzione non si cambia a colpi di maggioranza. Ciò vale per il suo Governo, ma anche per quelli di centrosinistra: mai più cambiare le regole del gioco con la forza dei numeri!
Votare «no» al suo Governo, allora, e concludo, vuol dire anche difendere la nostra Costituzione (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Popolari-UDEUR e Misto-Verdi-L'Unione)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sgarbi. Ne ha facoltà.
VITTORIO SGARBI. Onorevole Presidente, oltre a non consentire la ripresa televisiva - quasi questi ultimi interventi fossero di serie C! -, lei tollera che parlino tutti, contrariamente a quando parlava Bondi: tutti, compreso lei. Chieda il silenzio, come per Bondi, anche per noi reietti (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)! Non si parla senza che nessuno ascolti!
PRESIDENTE. Ha ragione, onorevole. Ha ragione.
VITTORIO SGARBI. Certo che ho ragione!
PRESIDENTE. Quando ha ragione, bisogna dargliela. Dunque, onorevoli colleghi, per favore, osservate maggiore silenzio. Però, onorevole Sgarbi, non la remunero con un tempo aggiuntivo; prosegua dunque il suo intervento. Infatti, adesso, il silenzio è quasi sacrale.
VITTORIO SGARBI. Non mi pare sia molto sacrale.
Onorevole Presidente del Consiglio, le sue parole, oggi così diverse da ieri, e l'intervento dell'onorevole Bondi, hanno fatto riferimento ad un cambiamento che - è davanti agli occhi di tutti - non è intervenuto. La percezione del mutamento di cui parlava Bondi non è un fatto di percezione, ma di assenza di mutamento. Nel giorno in cui i suoi ministri giuravano, a Torino, una casa romana di 600 metri quadri veniva abbattuta, senza che il suo Governo muovesse un dito e contemporaneamente il Vicepresidente Tremonti proponeva di vendere le spiagge. Questo non è mutamento: è la viltà delle istituzioni, è l'assenza dello Stato.
Per quanto riguarda poi il voto di fiducia, lei chiede un atto di fede e giustamente ha fatto un intervento che ha rassicurato i suoi scoraggiati; ma il problema di fondo non è chiedere atti di fede, ma scegliere uomini capaci e intelligenti, anche se pericolosi. Lei preferisce gli incapaci, anche più pericolosi (Applausi di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo). Questa è la scelta che lei ha fatto, perdendo migliaia, milioni di voti per la totale assenza di discontinuità rispetto ai Governi precedenti.
Per questo, ritengo che con malinconia e con dolore non possa votare a favore della fiducia, essendo laico; mi asterrò dal voto aspettando che l'annuncio del cambiamento diventi un cambiamento che finora non è intervenuto. Nient'altro. Grazie.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
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