Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 611 del 13/4/2005
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(Dichiarazioni di voto)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Grua. Ne ha facoltà.

SAVERIO LA GRUA. Intervengo, signor Presidente, per annunciare il voto contrario sulla mozione Violante 1-00433. Preannuncio, invece, un voto favorevole sulle mozioni Antonio Leone 1-00439 e La Russa 1-00440.
La mozione a prima firma Violante, per la data nella quale è stata presentata, signor Presidente, onorevoli colleghi - 14 marzo 2005, a 20 giorni dalle elezioni regionali -, già tradisce le sue finalità elettoralistiche. D'altra parte, per quanto riguarda il merito della mozione, essa vorrebbe risolvere così, improvvisamente, i problemi dell'agricoltura, chiedendo al Governo un impegno a realizzare, nell'anno di vita che gli resta, tutte i punti indicati. Ciò mi pare significhi veramente che questa mozione aveva soltanto uno scopo propagandistico e che probabilmente avrà avuto il suo effetto, considerato il risultato elettorale.
Ritengo che un numero consistente delle richieste contenute nella mozione Violante ed altri n. 1-00433 siano state state già soddisfatte dal Governo che attualmente guida il paese. Mi riferisco, ad esempio, a tutte le disposizioni oggi approvate in sede di conversione del decreto-legge n. 22 del 2005, concernenti numerosi punti indicati nella mozione presentata dall'opposizione, come quelle relative alla situazione debitoria delle aziende agricole in crisi (anche per il ripetersi delle calamità naturali). Vorrei evidenziare, pertanto, come abbiamo lavorato per favorire la ristrutturazione delle imprese in difficoltà; desidero altresì ricordare che il decreto-legge oggi esaminato reca ulteriori misure, come la possibilità di contrarre mutui per il consolidamento delle passività, anche attraverso la garanzia dell'ISMEA.
C'è di più. La mozione Violante ed altri n. 1-00433 chiede di passare, per quanto concerne i crediti, dal breve al medio-lungo termine; tuttavia, vorrei osservare che si tratta di una misura che è stata già adottata. Inoltre, la mozione chiede di prevedere uno specifico piano per l'ortofrutta, ma si tratta di un progetto di cui il Governo si sta già occupando. Il ministro Alemanno, infatti, sta lavorando alla predisposizione del piano nazionale per l'ortofrutta, e vorrei altresì ricordare che nella seduta odierna, a dimostrazione della volontà dell'esecutivo e della maggioranza


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di procedere in tale direzione, è stato approvato un emendamento presentato dall'opposizione.
Cosa dire, inoltre, dell'estensione a quindici anni della rateizzazione dei debiti dovuti all'INPS chiesta dalla mozione Violante ed altri n. 1-00433? Ebbene, vorrei far osservare che l'abbiamo estesa a dieci anni, raddoppiando il termine originariamente previsto, poiché la legge finanziaria per il 2004 prevedeva la possibilità di rateizzare in cinque anni i debiti verso l'INPS. Pertanto, abbiamo concesso questa ulteriore possibilità agli agricoltori in difficoltà, che non sono stati in grado di onorare i debiti previdenziali, consentendo loro di pagare in un arco temporale più ampio.
Per quanto concerne la richiesta al Governo di impegnarsi per favorire una maggiore aggregazione delle organizzazioni dei produttori, ricordo che il decreto legislativo n. 99 del 2004, varato dall'attuale esecutivo, va proprio in tale direzione. Vorrei altresì segnalare che sono numerosi gli sforzi compiuti dalla maggioranza e dal Governo per cercare di evitare l'eccessiva polverizzazione delle imprese agricole e di favorire l'associazionismo e la cooperazione.
Cosa dire, inoltre, delle strutture logistiche cui si riferisce la mozione dell'opposizione? Alla lettera m) della parte motiva di tale atto di indirizzo, infatti, si chiede di realizzare un piano di infrastrutture in grado di consentire ai prodotti meridionali di raggiungere più facilmente i mercati del nord. Ma come si potrebbe fare se dovessimo dare ascolto all'onorevole Marcora, che si oppone alla realizzazione del ponte sullo Stretto? Si tratta, peraltro, dello stesso ponte sullo Stretto riguardo al quale - guarda caso - l'onorevole Rutelli, nel 2001, venendo in Sicilia, annunciò addirittura la data in cui sarebbe stato inaugurato: il 12 giugno 2012! Per i nostri oppositori la coerenza, evidentemente, non è di casa!
Occorre sottolineare che nel sud si sta lavorando proprio per cercare di migliorare le infrastrutture viarie. Basti pensare, ad esempio, alla modernizzazione dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria ed al completamento, dopo trentacinque anni, dell'autostrada Palermo-Messina. Si pensi anche all'autostrada Siracusa-Catania, all'autostrada Siracusa-Gela, ai porti e agli autoporti e all'aeroporto di Comiso, che si stanno realizzando proprio per consentire ai nostri prodotti di raggiungere il più rapidamente possibile i mercati del nord.
Cosa dire, inoltre, a proposito della battaglia in difesa della qualità e della sicurezza alimentare? Gli sforzi del Governo sono veramente considerevoli, signor Presidente ed onorevoli colleghi. Infatti, sono state approvate delle leggi in tal senso, si promuove la difesa del made in Italy e, soprattutto, si stanno effettuando controlli sulla provenienza delle merci importate dai paesi extracomunitari. L'Istituto centrale per la repressione delle frodi sta compiendo un'opera veramente pregevole per reprimere le importazioni abusive e, soprattutto, per evitare che entrino in Italia prodotti che non presentano caratteristiche fitosanitarie tali da garantire la sicurezza alimentare.
È evidente, allora, che la mozione Violante ed altri n. 1-00433 possiede anche quel contenuto elettoralistico e propagandistico cui ho fatto riferimento all'inizio del mio intervento, ed è per tale ragione che ribadisco il voto contrario sulla stessa del gruppo di Alleanza Nazionale (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, intervengo brevemente, perché molti aspetti riguardanti la mozione Violante ed altri n. 1-00433 sono stati già trattati nel corso dell'esame del decreto-legge recante interventi urgenti nel settore agroalimentare.
Voglio rispondere in maniera molto netta all'onorevole La Grua: se il Governo avesse fatto tutto ciò che lo stesso onorevole La Grua ha appena affermato, non ci troveremmo di fronte alle crisi di mercato


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attualmente esistenti in Italia. Va male il mercato bieticolo, va male quello dei pomodori, va male quello dei cereali, va male quello del latte, va male quello dei formaggi, vanno male i mercati dell'ortofrutta (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale e del deputato Luciano Dussin)!
No, no, caro mio, vallo chiedere ai tuoi elettori, che sono anche agricoltori!
Non sarebbe successo tutto ciò, se il Governo avesse fatto tutto quello che ha dichiarato di aver fatto e per cui ci chiede di riformulare la mozione Violante ed altri n. 1-00433. Il Governo, fino ad oggi, non ha fatto nulla (Una voce dai banchi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana: Ma va là!)!

LUCIANO DUSSIN. Non ti ascolta più nessuno!

LUCA MARCORA. La dimostrazione è lo stato di grave crisi in cui versa l'agricoltura italiana: non solo l'agricoltura meridionale, oggetto della mozione Violante ed altri n. 1-00433, ma anche, onorevoli colleghi della Lega, quella del nord Italia. Con un prezzo del latte che, forse, non arriverà nemmeno a 600 delle vecchie lire, voglio vedere quante aziende agricole saranno in grado di continuare a produrre (Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)!
Manca, in Italia, una politica agricola nazionale degna di tale nome, che sappia individuare i problemi, selezionare le priorità, scegliere gli strumenti e destinare le risorse.
Oggi, ancora una volta, con il decreto-legge recante interventi urgenti per il settore, urgenti, si sono voluti lenire gli effetti della crisi nel mercato agricolo, e non colpirne le cause. Lo abbiamo già detto: i problemi sono rappresentati dalla commercializzazione e dalla competitività. Tutti noi parliamo di qualità. Il ministro Alemanno ne ha fatto una parola d'ordine, ma siamo stati noi, per primi, nel centrosinistra, con il Governo dell'Ulivo e, poi, con il programma elettorale del 2001, ad affermare che la via dell'agricoltura italiana era quella della qualità. Ciò, tuttavia, non basta: la qualità costa. O noi siamo in grado di farcela remunerare con prezzi sufficientemente elevati da permetterci di avere un reddito adeguato, o le nostre aziende dovranno chiudere.
Non basta, quindi, parlare di qualità, di valorizzazione delle produzioni tipiche, delle eccellenze del made in Italy e dei prodotti legati al territorio; bisogna saper mettere in atto politiche agricole concrete, in grado di far sì che la qualità, che è la missione dell'agricoltura italiana, possa diventare fonte di reddito. Per diventare fonte di reddito, la qualità deve essere remunerata con prezzi accettabili. Oggi, in Italia, ciò non avviene. Si era detto che si trattava di un problema di commercializzazione, di organizzazione dell'offerta, di associazionismo di prodotto, di infrastrutture, di trasporti, di piattaforme logistiche, di regole all'interno della filiera e dell'interprofessione.
D'altro lato, ho sempre affermato che, se la qualità costa e non può essere compressa oltre certi limiti ed oltre certi costi, vi sono altri costi che possono essere «aggrediti». Li ho ricordati in precedenza: il credito, il lavoro, il terreno, le assicurazioni, l'energia - il gasolio, in particolare -, i costi di sistema.
Una politica agricola nazionale degna di questo nome è in grado di individuare gli strumenti da utilizzare per «aggredire» i problemi e di metterli in atto. In Francia, vi è stata la crisi del settore caseario e si sono destinati 60 milioni di euro alla soluzione di tale crisi. Si è introdotto il doppio prezzo per risolvere la crisi del settore ortofrutticolo. Si è fatta ricerca. Si sono finanziate ricerche nel settore ortofrutticolo per trovare nuovi cultivar. Tale è un paese moderno, che di fronte ai problemi assume scelte ed iniziative concrete! Voi continuate a dire: «faremo». Questo è il Governo del «faremo», non del fare. Rimandate sempre a domani. «Verificheremo, valuteremo». La riformulazione della mozione che voi ci avete chiesto


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chiarisce bene come la pensate: «valuteremo se». «verificheremo se». Tutto, sempre, al futuro.

STEFANO LOSURDO. Bella fiducia nel futuro!

LUCA MARCORA. L'agricoltura italiana, ormai, è allo stremo. Non si può più permettere un continuo rinvio di tali temi al futuro. Non raccontateci che le operazioni descritte sono state già state messe in atto, perché direste palesi falsità. Lo stato di crisi dell'agricoltura italiana lo dimostra (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.

LUIGI BORRELLI. Ho ascoltato l'intervento del collega Misuraca sul provvedimento esaminato in precedenza, ossia il decreto-legge n. 22 del 2005, in cui egli ha fatto riferimento alla nostra mozione, dicendo che si tratta soltanto di un atto elettoralistico, che noi sosteniamo per fare propaganda.
Poi ho ascoltato il sottosegretario Dozzo, che, invece, ha rivendicato al Governo di aver fatto ciò rispetto a cui il collega Misuraca ci accusava di fare propaganda.
Ho ascoltato, qundi, il collega La Grua, che anch'egli ha rivendicato ciò che noi chiediamo con la nostra mozione e che sarebbe stato portato in fase avanzata dal Governo, se non terminato.
Insomma, non ci si capisce nulla! Invece, a me pare che la gente abbia capito abbastanza bene ciò che ci diciamo in quest'aula. Inviato i colleghi Misuraca e La Grua nonché il Governo a fare mente locale su ciò che è avvenuto due settimane fa e sulla lezione che gli italiani gli hanno impartito quando hanno preteso di continuare a raccontare bugie e di millantare come realizzate cose che, in realtà, non hanno fatto.
La gente si rende conto e vede che le strutture e le infrastrutture non ci sono. La gente vede la nostra agricoltura, che va come va, e quindi decide e poi vota come ha fatto due settimane fa.
Noi abbiamo presentato questa mozione perché siamo convinti che il Parlamento debba occuparsi delle questioni agricole di più e meglio di come ha fatto fino ad ora e, specificatamente, dell'agricoltura del Mezzogiorno. L'agricoltura del Mezzogiorno ha tratti di specificità che vanno capiti, per affrontarli e risolverli e per fare in modo che l'agricoltura meridionale non debba costituire un problema per l'Italia, bensì un elemento qualificante e un mezzo per produrre maggiore ricchezza e dare risposte positive, non transitorie, ai problemi storici del sud, che vanno dall'occupazione, alla cura del territorio, alla prevenzione dei disastri naturali.
Un'agricoltura moderna, che si avvale dei risultati della ricerca, che valorizza appieno le produzioni di qualità e di tipicità, che utilizza una logistica moderna ed avanzata, contribuisce allo sviluppo del paese in maniera piena e positiva, senza assistenzialismi o interventi addirittura di carattere caritatevole. La ricchezza che crea non è soggetta al rischio di delocalizzazione, perché - è proprio il caso di dirlo - ha radici profonde e ben piantate nel territorio.
Sono passati ormai quattro dei cinque anni di cui questa maggioranza dispone per governare l'Italia. I risultati mi sembrano assai scadenti e deludenti, in tutti i campi. Gli elettori, specie quelli del sud, hanno espresso il loro giudizio pesantemente negativo solo qualche giorno fa, come ricordavo.
In agricoltura, il Governo ha mostrato capacità e bravura solamente nella propaganda e nel clientelismo. I problemi reali, in verità, sono rimasti tutti quanti irrisolti. Anche quando è stato assunto qualche impegno innovativo, ci si è limitati a decantare principi, senza essere in grado di affrontare veramente i problemi.
Dal 2001 ad oggi, i fondi destinati al settore agricolo sono costantemente diminuiti,


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mentre i paesi nostri concorrenti, come la Spagna, incrementano di anno in anno il budget agricolo.
Anche sul piano fiscale si è promesso molto, ma non si è usciti dalla logica del contingente.
L'agricoltura meridionale ha avuto scarsissima attenzione da parte di questo Governo. Potrei ricordare, a titolo di esempio, il saccheggio delle quote latte del sud, senza alcuna compensazione reale.
Sappiamo che l'agricoltura del meridione rappresenta il 40 per cento della produzione agricola nazionale e che avrebbe grandi possibilità per un ulteriore sviluppo. L'esportazione dei prodotti agricoli non raggiunge, invece, la percentuale della produzione, ma potrebbe essere notevolmente incrementata se si portasse avanti una diversa politica di sistema, con un maggiore sviluppo, ad esempio, della logistica.
Molte sono le difficoltà dell'agricoltura meridionale, a cominciare dalle tante situazioni di emergenza per le calamità naturali, che hanno provocato danni ingentissimi a centinaia di migliaia di aziende agricole, che non hanno avuto alcun ristoro. Come sappiamo, infatti, si possono anche scrivere cose buone nelle leggi, come è avvenuto nella legge n. 102 del 2004, che sostituisce la n. 185 del 1992, ma se non vi sono risorse sufficienti e se vi è un sostanziale appesantimento burocratico nella gestione, agli agricoltori resta il danno che hanno subìto ed il ministro continua a fare la sua propaganda.
Altro problema grave per l'agricoltura meridionale resta la bassa capacità di concentrazione del prodotto ed una scarsa incidenza sulla filiera, così che il prezzo pagato dagli agricoltori è spesso inferiore al livello della remuneratività, mentre il prezzo che il consumatore paga è salatissimo. Proprio oggi, nel corso dell'esame del decreto-legge n. 22 del 2005, abbiamo posto il problema della trasparenza dei prezzi, proponendo di indicare sui cartellini di vendita anche il prezzo all'origine. Il Governo e la maggioranza hanno bocciato il nostro emendamento rinviando, ancora una volta, il problema a data futura.
La nostra mozione illustra in dettaglio i dati dell'agricoltura meridionale e le difficoltà che si registrano in alcuni comparti, come ad esempio l'ortofrutta. Sappiamo tutti - e dovrebbe saperlo a maggior ragione il Governo - che le difficoltà derivano da insufficienze delle politiche strutturali, fiscali, di mercato, ma non si assumono le decisioni conseguenti ed adeguate.
Nella nostra mozione abbiamo indicato con precisione i punti che riteniamo necessari per rilanciare l'agricoltura meridionale, perché restino agli atti del Parlamento e possano servire per le scelte che si dovranno compiere nel futuro.
Come abbiamo ricordato, il Governo non ha voluto onorare alcuni impegni assunti dal Parlamento. Ad esempio, il Governo è stato impegnato a commisurare il costo contributivo sulla media di quello europeo, abbattendolo del 50 per cento nelle zone a obiettivo 1: tale impegno è rimasto tuttora disatteso.
Prima di concludere, vorrei ricordare che la sofferenza del mondo agricolo meridionale è ancora più forte nelle aree di montagna, soggette a spopolamento ed a privazione dei servizi essenziali come scuole, uffici postali, servizi sanitari: ciò aumenta la marginalità e l'impoverimento di tali zone.
La nostra mozione vuole, dunque, richiamare l'attenzione di tutti, e principalmente di chi ha le maggiori responsabilità, al fine di avviare un'inversione di tendenza per l'agricoltura meridionale. Chiediamo una maggiore attenzione del Governo italiano, dell'Unione europea e delle regioni, dove i cittadini hanno voluto evidenziare il loro dissenso, nei giorni scorsi, richiedendo con forza una gestione diversa da quella che si è avuta nel passato in molte regioni del meridione.
Il Governo centrale deve dare risposte, a cominciare dalle proprie competenze: deve completare la riforma fiscale per sostenere la competitività delle imprese agricole; deve assicurare un sistema contributivo


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in linea con l'Europa e le agevolazioni per i territori più deboli; deve emanare provvedimenti per abbattere i costi di produzione, soprattutto quelli dell'energia, del credito e delle assicurazioni. Inoltre, sono necessarie una politica per il credito, che aiuti le aziende messe in crisi dalle calamità naturali, ed una politica per la concentrazione dell'offerta ed il miglioramento del sistema logistico, che deve essere reso moderno ed efficiente.
Ho richiamato soltanto alcuni degli impegni che abbiamo voluto inserire nella nostra mozione. Si tratta di questioni che bisogna risolvere con urgenza, per rilanciare l'agricoltura del meridione. Chiediamo all'Assemblea di approvare la nostra mozione, affinché l'agricoltura meridionale possa essere un punto di forza del sistema Italia che produce e distribuisce ricchezza con equità (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franci. Ne ha facoltà.

CLAUDIO FRANCI. Per quanto riguarda la dichiarazione di voto per la parte relativa al settore agricolo della mozione, faccio riferimento agli interventi, che condivido, svolti in sede di discussione sulle linee generali dai colleghi del centrosinistra. In questa occasione mi preme sottolineare alcuni aspetti, legati prima di tutto alla crisi che investe il settore della pesca nel centro-sud e le risposte che a nostro avviso sono necessarie per far fronte a tale situazione.
All'onorevole Misuraca, che nel suo intervento sottolineava la volontà demagogica della mozione che abbiamo sottoposto all'esame dell'Assemblea, vorrei far presente quali sono i dati relativi agli occupati nel settore della pesca meridionale nell'ambito del triennio 2000-2003: dai 38.237 occupati nel 2000 (nel centro-sud) si è passati ai 29.598 occupati alla fine del 2003, con una perdita secca di circa 9 mila occupati nel settore. Se questa non è crisi, non capisco bene cosa possa essere definita tale!
Di fronte alle difficoltà del settore, vediamo quali sono le risposte che si è cercato di dare; ciò peraltro in un momento in cui si sta riflettendo su una nuova politica comune della pesca in Europa e mentre nuove strategie sono in atto per il Mediterraneo, nel quale il nostro paese è chiamato ad assolvere un ruolo centrale. Tuttavia, un ruolo centrale ce lo hanno le regioni meridionali, il settore della pesca e la politica del mare, anche in previsione della costruzione del mercato unico euromediterraneo del 2010. L'azione che ha caratterizzato il Governo, con il proprio sottosegretariato alla pesca, che pure aveva creato speranze ed attese al momento del suo insediamento, è stata quella di puntare a dividere il settore, a contrapporre le proprie associazioni, nonché il mondo cooperativo con il sistema imprenditoriale della pesca, consegnandoci oggi un settore diviso e fortemente in crisi.
A nostro avviso era necessario compiere altre scelte. Occorreva lavorare non solo per rafforzare i momenti di unità e per affrontare la riorganizzazione del sistema imprenditoriale del settore della pesca nel nostro paese, ma anche per giocare un ruolo rilevante in Europa, al fine di rafforzare le politiche del mare nel Mediterraneo e di ridurre lo sbilanciamento delle politiche del mare, che fino ad oggi hanno premiato i mari del Nord (Baltico ed Atlantico). Di fronte ad una crisi come questa noi pensiamo che un ruolo centrale debba essere assolto dalla ricerca scientifica. Senza di essa, non è possibile affrontare il problema delle risorse marine e non è possibile affrontare una politica equilibrata del mare e delle sue risorse. Per questo, mettiamo al centro della nostra proposta la creazione di un centro comunitario per la ricerca sull'ambiente marino nel Mediterraneo; da qui infatti può partire una politica nuova per il settore.
Vi sono poi altre scelte, che questo Parlamento ha compiuto. Penso al piano di riconversione delle spadare, che a distanza di qualche anno ha generato due elementi, che occorre tenere presenti: la


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diffusione dell'illegalità oggi presente ed una crisi occupazionale, che ha messo in ginocchio singole marinerie (penso a quelle della Calabria e della Sicilia, ma non solo). Si è operato non certo per favorire una riconversione, giacché questa ha un significato preciso, che è quello di lavorare per cambiare, investendo quindi sulla formazione professionale, sull'innovazione e su altre attività, come ad esempio l'attività multifunzionale del pescatore.
Invece, l'unica scelta che si è fatta è stata quella di dismettere un patrimonio tecnologico ed umano e quest'ultimo si ritrova oggi disoccupato oppure ad operare in un regime di illegalità. La stessa risposta fornita sulla questione delle ferrettare non ha risolto il problema, perché è stata adottata una norma più restrittiva rispetto alla normativa comunitaria.
Per questo motivo, chiediamo l'adeguamento della nostra normativa a quella comunitaria e non la contrapposizione alla medesima.
Riteniamo, inoltre, si debbano affrontare altre tematiche urgenti: mi riferisco alle iniziative da porre in essere anche sotto il profilo comunitario per quanto riguarda il prezzo del gasolio che oggi sta colpendo fortemente il reddito dei pescatori e degli operatori del mare, ad altre questioni rimaste insolute, anche con riferimento a quei provvedimenti, esaminati dal Parlamento e dalla Commissione, che stanno generando colpi pesanti su quegli interventi di riconversione delle attività marine. Penso ai canoni ricognitori per l'acquacoltura e la maricoltura.
Se non affrontiamo il problema in esame, scaricheremo su queste aziende costi rilevanti, mettendo in crisi la loro possibilità di sopravvivenza.
L'ultima questione riguarda le problematiche fiscali. Oggi nel comparto della piccola pesca sono stati compiuti studi di settore che, tuttavia, non rispondono alle esigenze del comparto, in primo luogo, per la labilità con cui è possibile valutare le attività della pesca. Per tale motivo, crediamo si debbano individuare altre soluzioni, come la tonnage tax, che fanno riferimento ad altri processi, vale a dire al prodotto venduto, riconsiderando la base imponibile.
Sono state compiute una serie di scelte di semplificazione del settore e, a tale riguardo, mi riferisco al provvedimento, che giace ancora in Commissione agricoltura, richiesto unitariamente dal settore (non capisco il motivo per cui non se ne sia ancora affrontato l'esame).
Vorrei svolgere, infine, un'ultima considerazione: negli ultimi tre anni si è assistito alla proroga annuale di un piano triennale, scaduto tre anni fa. Un settore in crisi non può vivere di provvisorietà, ma ha bisogno di certezze. Per tale motivo, questo programma, oltre ad essere auspicato, è da noi richiesto con forza, al fine di dare una priorità e definire le risorse in grado di affrontare le emergenze che, oggi, gli operatori del mare avvertono (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Antonio Leone. Ne ha facoltà.

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, poiché alcuni capoversi del dispositivo della mozione sottoscritta dal gruppo di Forza Italia presentano un contenuto analogo a quelli del dispositivo della mozione dell'onorevole La Russa, chiedo di votare congiuntamente i capoversi dal quarto al settimo del dispositivo della mozione Antonio Leone ed altri n. 1-00439 ed i capoversi, primo, secondo e terzo, del dispositivo della mozione La Russa ed altri n. 1-00440.
Preannunzio, inoltre, il voto contrario del gruppo di Forza Italia sulla mozione Violante ed altri n. 1-00433 ed il voto favorevole sulla parte restante (oltre quella sulla quale potremmo votare congiuntamente) della mozione La Russa ed altri n. 1-00440 e sulla mozione Vascon e Cè n. 1-00442.
Vorrei, inoltre, esprimere una considerazione su quanto affermato dal collega Marcora: è stato detto che si tratta di una


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maggioranza e di un Governo del «faremo». È vero; ha ragione, ma faremo di tutto per raddrizzare quello che i Governi di centrosinistra hanno fatto quando hanno svenduto letteralmente le produzioni del Mediterraneo.
Questa è un'accusa che si potrà fare quando il collega Marcora smentirà tale circostanza che non può assolutamente smentire (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia - Commenti del deputato Marcora).

PRESIDENTE. Possiamo procedere alla votazione. Ricordo che il Governo ha proposto alcune riformulazioni sulla mozione Violante. Poiché tali proposte non sono state accolte dai presentatori, il parere del Governo su tale mozione è da intendersi contrario.

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