Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 611 del 13/4/2005
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 5671)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grillo. Ne ha facoltà.

MASSIMO GRILLO. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, il provvedimento che stiamo per votare, così come modificato dall'Assemblea, diviene una risposta significativa per gli operatori del settore.
Per la verità, decaduto il precedente decreto-legge n. 280 del novembre scorso, il ministro Alemanno aveva presentato l'attuale provvedimento come un contenitore aperto al contributo del Parlamento. Così è stato e non credo si possa parlare, come abbiamo ascoltato da qualche autorevole esponente dell'opposizione, di un grave e colpevole ritardo. Al contrario, credo si sia recuperato il tempo perso attraverso il coinvolgimento della stessa opposizione in un lavoro costruttivo che ha permesso di assicurare la necessaria ed adeguata copertura finanziaria ad un provvedimento di tale portata. Ritengo si possa definire un vero e proprio contenitore aperto anche per gli incontri avuti con le diverse delegazioni, per il lavoro svolto in Commissione e per gli emendamenti oggi approvati che assicurano le risposte che gli agricoltori e tutti gli operatori del settore si attendevano.
Quello di oggi è un traguardo realmente importante per ridare respiro alle aziende agricole del nostro paese. Vi è stato un confronto costruttivo con l'opposizione in un momento in cui l'agricoltura del nostro paese, del Mezzogiorno in particolare, attraversa una crisi più grande di quanto si possa immaginare. Ritengo che con il provvedimento odierno il Parlamento abbia dato una buona risposta per quanto riguarda il merito, il metodo e lo spirito di collaborazione, al di là dei diversi schieramenti. Bisogna riconoscere, infatti, che il risultato raggiunto passa anche attraverso il lavoro di mediazione tra le diverse parti.
Alle avversità atmosferiche che hanno creato danni alle produzioni ed alle strutture si aggiunge oggi una grave crisi di mercato che ha reso indispensabile l'introduzione delle modifiche apportate con l'approvazione di alcuni degli emendamenti presentati. Vi è stata una grande sensibilità da parte del Governo nel reperimento delle risorse, ben 120 milioni di euro, che costituiscono una somma adeguata per fronteggiare l'emergenza del mercato e dell'agricoltura. Peraltro, le stesse opposizioni riconoscono che si tratta di uno stanziamento sufficiente per fronteggiare la crisi.
Malgrado le difficoltà del passato ritengo si debba essere fiduciosi delle modifiche sostanziali e migliorative introdotte con il provvedimento. Nel passato abbiamo assistito a tante dichiarazioni di calamità, ma i risultati sono stati poco efficaci rispetto alla gravità dei danni ed alla crisi di mercato.
Oggi, dinanzi alle emergenze da noi indicate, si giustifica il ricorso alla decretazione d'urgenza e si apprezza l'immediata attenzione da parte del Governo, in particolare da parte del ministro Alemanno. Occorre infatti dare certezza ed effetti visibili alle aziende agricole, da


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parte delle quali vi sono moltissime aspettative. Questi riscontri visibili, ottenuti per la filosofia complessiva del provvedimento ed anche a seguito dell'approvazione di alcuni emendamenti, si possono assicurare non solo perché essi sono compatibili con gli indirizzi comunitari, ma anche perché vi è un'adeguata copertura finanziaria; si è così in grado di superare i problemi e gli intoppi di carattere burocratico, che avevano reso vano il precedente intervento del Parlamento e dello stesso Governo.
Sulla copertura finanziaria, come dicevo, il Governo ha dimostrato attenzione nei confronti del settore agricolo, assumendo un impegno che oggi dimostra che, rispetto ad un tema considerato solitamente di secondaria importanza, il Governo effettua un investimento di carattere strategico per lo sviluppo dell'agricoltura nel nostro paese. Le regioni adesso possono avere una forza contrattuale maggiore nei confronti delle banche, perché con il provvedimento odierno non solo si reperiscono le somme necessarie per far fronte alle emergenze alle quali abbiamo fatto riferimento (quindi investimenti opportuni e sufficienti), ma si consente alle regioni - questo è un aspetto che non dobbiamo trascurare - di rinegoziare complessivamente la situazione debitoria delle diverse aziende agricole. Questo non è un aspetto secondario. Scatta quindi questo ulteriore ruolo delle regioni, per attivare quella che viene definita una moral suation nei confronti delle banche in tema di politiche del credito agrario.
Si potrà inoltre dare attuazione - come si diceva a proposito degli intoppi burocratici o delle ragioni tecniche che avevano reso vano il precedente investimento finanziario - al cosiddetto decreto omnibus n. 38 del 2002, che in alcune regioni non ha ancora trovato applicazione, pur essendovi un'adeguata copertura finanziaria. Sarà così possibile sbloccare circa 150 milioni di euro precedentemente investiti. Si tratta di finanziamenti decennali a tasso agevolato, per il pagamento delle rate dell'operazione di credito all'esercizio e per il miglioramento e lo sgravio dei contributi dovuti ai consorzi di bonifica. L'intervento sui mutui è chiaramente finalizzato a consentire alle aziende di alleviare le forti esposizioni verso le banche, dovute anche al ripetersi delle calamità naturali.
Vorrei ricordare che quello al nostro esame è un provvedimento fortemente sollecitato, voluto anche dalla Conferenza Stato-regioni. Vi è poi un altro aspetto non secondario che è il seguente. Nonostante le disposizioni di legge, che prevedevano la possibilità di accedere alla rateizzazione dei debiti contributivi contratti entro il 30 settembre 2003 e nonostante le relative circolari emanate dall'INPS, sono continuati nel tempo ulteriori pignoramenti e sequestri, che continuano a rimanere esecutivi e che hanno pregiudicato ulteriori rapporti degli agricoltori con le banche. Ebbene, ora le iscrizioni ipotecarie accese dai concessionari del servizio di riscossione per crediti previdenziali possono essere sostituite da garanzia fideiussoria.
Non mi pare che tutti questi siano interventi di poco conto, rispetto alle aspettative che vi erano, di fronte a quel pacchetto di proposte emendative aperte al contributo del Parlamento e considerato il lavoro svolto in Commissione.
Mi riferisco alla crisi di mercato, con la sospensione fino al 31 dicembre 2005 dei contributi previdenziali ed assistenziali dei lavori dipendenti dovuti per l'intero anno 2005. Si riconosce, pertanto, lo stato di crisi delle imprese agricole.
Viene, peraltro, attribuita la possibilità di accedere a mutui di lungo termine, assistiti dal contributo pubblico e dalla garanzia ISMEA o, in alternativa, a contributi in conto capitale, con il meccanismo del «de minimis». Si tratta chiaramente di interventi di ristoro per le aziende agricole, in un momento di grave crisi oggi riconosciuto non solo formalmente, ma anche sostanzialmente attraverso l'investimento e l'attenzione dimostrata da parte del Governo.
Concludendo...

PRESIDENTE. Onorevole Grillo, le mancano pochi secondi...


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MASSIMO GRILLO. Bisogna precisare il compiuto lavoro svolto per la proroga della rateizzazione da cinque a dieci anni per il versamento dei contributi agricoli e previdenziali.
Concludendo, e riservandomi anche di chiedere alla Presidenza l'autorizzazione all'eventuale pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna di mie considerazioni integrative, credo che, attraverso la disciplina in esame, le aziende agricole siano messe nella condizione di allinearsi alla strategia del Governo, che mira ad ampliare e rafforzare i legami contrattuali per acquisire una maggiore forza, un maggiore consolidamento e una maggiore organizzazione su distretti e filiera.
Diviene cruciale il perseguimento di tale strategia ed il lavoro svolto risulta in linea con i documenti e le piattaforme su cui lavorano da tanto gli attori interessati al settore agricolo del nostro paese, per divenire protagonisti dell'economia e del lavoro (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e di Forza Italia - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Onorevole Grillo, la Presidenza consentirà, ove richiesta, la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna di considerazioni integrative del suo intervento, sulla base dei criteri costantemente seguiti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, circa un anno fa avevamo previsto ciò che si sarebbe verificato nel 2004, di fronte ad una crisi che, già prima del suo verificarsi, aveva dato segni abbastanza precisi.
La crisi sui prezzi (verificatasi particolarmente nell'ultimo anno, ma che prende le mosse dagli anni passati), che ha determinato una riduzione dei prezzi all'origine, scesi sotto i costi di produzione, è stata originata da uno squilibrio forte tra offerta agricola in eccesso e consumi in progressiva diminuzione, anche a causa del ridotto potere di acquisto, soprattutto in Italia, ma anche in Europa.
Tale crisi congiunturale è stata aggravata da problemi di debolezza contrattuale della parte agricola nei rapporti con la catena distributiva, in uno scenario generale che vede un aumento costante delle importazioni di prodotti ortofrutticoli dai paesi terzi fortemente concorrenziali; le importazioni, inoltre, non sono sempre controllate ed il nostro sistema economico agricolo si è rivelato incapace di aggregarsi ulteriormente rispetto alle esperienze passate.
Vorrei ricordare che nel nostro paese si registra, in media, il 40 per cento di produzione agricola aggregata. Questo è ovviamente un momento di grande debolezza rispetto agli altri paesi dell'Unione europea, che raggiungono percentuali di gran lunga superiori. Vorrei citare la Spagna e l'Olanda, che si attestano sulla percentuale dell'85 per cento, mentre nelle regioni italiane si registrano percentuali di aggregazione che vanno dal 4 per cento della Sicilia al 75, 80 per cento dell'Emilia-Romagna e del Trentino-Alto Adige.
In tale quadro, mi preme evidenziare alcuni concetti fondamentali. In primo luogo, il riconoscimento dei rischi di prezzo e delle conseguenti crisi causate da fattori economici e congiunturali, ossia di mercato. La crisi non è solo congiunturale, ma anche strutturale, il che ci impone - è un auspicio, perché in questo provvedimento non troviamo risposte in tal senso - di intervenire anche sul sistema economico agricolo, che ha bisogno di forti interventi di innovazione e di modifica.
In secondo luogo, la definizione di parametri di accertamento di una crisi grave ed il ventaglio di misure ammissibili al sostegno, che devono trovare una forte condivisione e certezza giuridica sul piano comunitario e non separatamente, nel quadro delle singole legislazioni nazionali.
In terzo luogo, la regolamentazione comune di tutti i rischi dell'imprenditore agricolo. Cito spesso una battuta: l'imprenditore agricolo ha i rischi del cielo e della terra. Ha i rischi atmosferici (la grandine, il vento, le gelate), ma anche i rischi di mercato. Tra l'altro, tutto ciò accade solo per l'imprenditore agricolo, in quanto gli


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altri imprenditori sono coperti e garantiti; oggi, l'imprenditore agricolo è in balia del cielo e della terra!
In tale quadro, la recente memoria della Commissione europea al Consiglio - ed è solo un parere, una sollecitazione, una memoria, non è ancora una regolamentazione - può costituire una base di partenza per individuare nuovi strumenti su entrambi i livelli, comunitario e nazionale, per affrontare la crisi.
Uno dei tre punti contenuti nel parere della Commissione europea, che recepisce un sistema quasi analogo a quello vigente nel sistema agricolo francese, è quello delle casse mutue, proprio per sopperire ad una serie di disagi che l'imprenditore agricolo ha nel nostro paese. Su tale aspetto abbiamo ascoltato con attenzione le organizzazioni agricole, le regioni, le organizzazioni imprenditoriali e la cooperazione, che ci hanno chiesto proposte precise, di ordine congiunturale e strutturale, per superare la crisi, proprio al fine di evitare che i fenomeni verificatisi nel 2004, specie nel settore ortofrutticolo, possano ripetersi negli anni successivi.
In ordine a tale problematica, abbiamo proposto in sede di Commissione una serie di emendamenti che tenevano conto di quanto richiesto dalle organizzazioni agricole in sede di audizione. Si tratta di emendamenti volti ad inserire le crisi di mercato nel fondo di solidarietà nazionale; un fondo di solidarietà nazionale che fronteggiasse una serie di calamità (le avversità atmosferiche, le crisi di mercato), con benefici sulle polizze grandine o multirischio, ma con la stessa logica anche sui rischi di mercato, sugli oneri previdenziali e assistenziali, nonché sul credito. Infatti, le crisi congiunturali si riescono a superare con interventi legati alla crisi immediata, ma obbligano l'imprenditore ad una esposizione creditizia molto elevata.
Tuttavia, nell'iter di questo provvedimento siamo entrati in crisi, in particolare quando la maggioranza ha respinto tutti i nostri emendamenti, riconfermando il testo del Governo, a nostro avviso largamente insufficiente. Siamo poi rimasti perplessi quando la maggioranza ha fatto propri i nostri emendamenti presentandoli in aula; non li ha presentanti il Governo o la Commissione, sono stati sottoscritti dai capigruppo della maggioranza!
Anche se il metodo non può essere condiviso, ritengo che il risultato raggiunto sull'articolo 1 sia estremamente positivo; ci avete ascoltato sull'articolo 1 e ne siamo soddisfatti! Sull'articolo 2, al contrario, anziché prestare ascolto a noi e alle organizzazioni agricole, avete optato per gli emendamenti proposti dalla Lega Nord; tanto è vero che il ministro oggi è assente.
L'intera filiera aveva chiesto l'abrogazione dell'articolo 1, comma 551, della legge finanziaria per il 2005, incontrando a tal proposito i parlamentari di tutte le forze politiche. Ciò non è avvenuto e ne siamo profondamente amareggiati. Infatti, il provvedimento in esame avrebbe potuto pienamente rispondere al momento di difficoltà attraversato oggi dal settore agricolo.
Vorrei ribadire che sul comma suddetto esistono un pronunciamento dell'Alta Corte di giustizia dell'Unione europea ed una sentenza della Suprema Corte di cassazione, con la quale si demanda ai tribunali amministrativi la competenza sui ricorsi in tema di quote latte. Ritengo che questo fosse l'auspicio anche della maggioranza della Commissione, oltre che di tutte le organizzazioni agricole.
Ribadisco che sull'articolo 1 siamo soddisfatti del lavoro svolto, mentre siamo rimasti profondamente delusi dall'articolo 2. Abbiamo chiesto un atto di coraggio contro il gruppo della Lega, ma dobbiamo prendere atto che tale gesto non si è verificato né da parte della maggioranza, né da parte del Governo.
Per i suddetti motivi, esprimeremo un voto di astensione sul provvedimento in oggetto, auspicando che in sede di decreti legislativi, attualmente all'esame della Camera, e quindi sulle deleghe conferite al Governo, vi sia una profonda presa di coscienza da parte della Commissione competente, cui è chiesta l'espressione del parere. Inoltre, chiediamo anche una riflessione da parte del Governo, che dovrà concretamente emanare i decreti legislativi


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definitivi, affinché alcune norme da noi richieste, sia in Assemblea che in Commissione, siano prese in considerazione in sede di adozione dei decreti suddetti.
Il settore agricolo ha bisogno di innovazione e di fantasia, altrimenti scivolerà in maniera inarrestabile verso una crisi più grave di quella verificatasi nel corso del 2004 (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vascon. Ne ha facoltà.

LUIGINO VASCON. Signor Presidente, vorrei andare in soccorso delle delusioni elencate dall'onorevole Preda. D'altra parte, egli dimentica di far parte dell'opposizione, e vorrebbe invece imporre così pedantemente la propria volontà politica!

ALDO PREDA. Tra pochi mesi....

LUIGINO VASCON. Attenzione, uscite con l'ombrello...!
Parimenti, si è cercato di accreditare al proprio schieramento la paternità della parte buona del provvedimento in esame. Tutto ciò non è vero, come ben sappiamo, vero, onorevole Misuraca? D'altra parte, si imita solo quello che vale, mentre il resto non si raccoglie.
Onorevoli colleghi, ho già esaustivamente illustrato le posizioni del gruppo della Lega Nord. Unitamente al resto della maggioranza, abbiamo portato avanti il provvedimento in oggetto verso una direzione univoca, senza sbandate né scivoloni, come invece vorrebbero i colleghi della sinistra. Quindi, siamo convinti della bontà del lavoro svolto e del fatto che, proprio in un momento di gravissima crisi, dobbiamo assumerci la responsabilità politica di varare provvedimenti di questo genere.
Effettivamente, esiste una certa disgregazione all'interno del comparto, ma questo non dipende da noi, bensì dalle tante sigle sindacali che su questi problemi vorrebbero «mettere il cappello». Al contrario, ritengo che l'unità sindacale porterebbe senza ombra di dubbio al raggiungimento di maggiori e più univoci obiettivi. Invece, come appare chiaro, la coperta è corta e, quindi, quando la si tira da una parte, si lascia scoperta l'altra.
Ritengo che il collega Preda, al pari degli altri esponenti dell'opposizione, abbia una visione che nulla ha a che vedere con i contenuti del provvedimento in esame, che, come ho già sottolineato, contiene atti dovuti nei confronti del mondo agricolo. Si tratta di un comparto che è sottoposto a sollecitazioni, a mio avviso, epocali: mai come in questo periodo, infatti, il settore agricolo ha subìto tali sollecitazioni.
Credo, pertanto, che la maggioranza abbia assolto il proprio compito pervenendo all'approvazione del provvedimento in esame. Auspica che la sua applicazione consenta di rimarginare le ferite del mondo agricolo (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Losurdo. Ne ha facoltà.

STEFANO LOSURDO. Signor Presidente, dichiaro il convinto voto favorevole del gruppo di Alleanza Nazionale sul provvedimento in esame e chiedo alla Presidenza di autorizzare la pubblicazione del testo del mio intervento in calce al resoconto della seduta odierna.

PRESIDENTE. La Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franci. Ne ha facoltà.

CLAUDIO FRANCI. Signor Presidente, nel corso del dibattito ho avuto modo di esprimere alcune valutazioni in merito agli emendamenti esaminati. Tali valutazioni sono alla base della decisione dei Comunisti italiani di astenersi nella votazione finale.


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È indubbio che oggi l'agricoltura vive una fase di profonda crisi. Si tratta di una crisi in parte congiunturale, come è stato ricordato dall'onorevole Preda, ma in gran parte strutturale. Con il decreto-legge in esame forniamo una parziale risposta ad alcuni problemi, a nostro avviso insoddisfacente. Se alcuni emendamenti esaminati fossero stati accolti, saremmo riusciti a fornire risposte su questioni strutturali. Mi riferisco, ad esempio, alle proposte emendative relative alla visibilità dei prezzi nella fliera e agli investimenti nel settore ortofrutticolo, nonché a quelle dirette ad intervenire sulle storture di mercato e a sostenere investimenti strutturali.
L'atteggiamento del Governo, non solo nel settore agricolo, è stato guidato, in questi anni, dalla volontà di cambiare radicalmente la legislazione, anziché concentrarsi sulle poche e gravi emergenze a fronte delle quali sussisteva la necessità di investimenti. Ciò ha contribuito ad accentuare una situazione di difficoltà che, nell'ambito della competizione sui mercati internazionali, vede la nostra agricoltura arretrare, non soltanto rispetto a paesi terzi, ma anche nei confronti di importanti paesi europei, per quanto riguarda le esportazioni, i prodotti di qualità e via dicendo. Un colpo grave è indubbiamente determinato anche dal potere d'acquisto delle famiglie, che sono indotte a diminuire i consumi.
Con il provvedimento in esame abbiamo comunque tentato di fornire almeno una risposta, seppur parziale, ad alcuni problemi legati alle crisi di mercato. Il modo in cui queste ultime venivano configurate nel testo originario lasciava indefiniti criteri e modalità di applicazione, con la conseguente impossibilità di rendere il provvedimento realmente efficace. Il meccanismo della solidarietà non veniva esteso ad alcuni aspetti, relativi ad esempio agli oneri assicurativi e previdenziali e al sistema creditizio.
A tali esigenze abbiamo ispirato il nostro lavoro nel corso dell'esame in Commissione, ma le nostre proposte sono state dapprima respinte e successivamente fatte proprie, onorevole Vascon, dalle forze della maggioranza, che hanno ripresentato in Assemblea, con modifiche marginali, alcuni emendamenti, che abbiamo contribuito ad approvare.
Esprimiamo, pertanto, un giudizio positivo sulla prima parte del decreto, giunto in maniera molto raffazzonata all'esame della Commissione e poi profondamente trasformato nel corso dell'esame dell'aula.
Non possiamo esprimere analoga valutazione sull'articolo 2: ancora una volta, si va in soccorso dei più furbi. Coloro che, in questi anni si sono messi in regola, seguendo l'indirizzo del Parlamento, prendono ora nuovamente uno schiaffo dal legislatore, ossia da chi dovrebbe porsi l'obiettivo di far rispettare le regole. Non sopprimere il comma 551 della legge finanziaria per il 2005, equivale ad inviare un messaggio proprio in tale direzione. È questa, pertanto, la parte che più non condividiamo del provvedimento, dopo le positive modifiche introdotte nel corso dell'esame parlamentare. Per tali motivazioni esprimiamo un voto di astensione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, il gruppo della Margherita DL-L'Ulivo si asterrà dal voto finale sul disegno di legge di conversione. Il decreto-legge presenta luci ed ombre, soprattutto in riferimento all'articolo 2, relativo alle quote-latte.
Apprezziamo che il Governo, o meglio, la maggioranza, si sia convinta della bontà delle nostre proposte emendative, riproponendone il contenuto in molte delle proposte di modifica avanzate dalla Commissione e dalla stessa maggioranza. Riteniamo, però, scorretto che sulle nostre proposte emendative si sia espresso un parere negativo in Commissione e che, poi, in aula siano state presentate proposte di modifica aventi analogo tenore.
A parte ciò, evidenzio l'accoglimento di molte delle nostre richieste. Mi riferisco, anzitutto, all'idea di quantificare l'importo delle risorse finanziarie da destinare alle misure in oggetto. Nella prima versione del


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provvedimento non si citava tale cifra, se non per i residui della vecchia Cassa per il Mezzogiorno, non sufficienti a tranquillizzare gli agricoltori sulla reale consistenza delle risorse finanziarie messe a disposizione.
Era, inoltre, assente qualsiasi definizione del concetto di crisi di mercato, successivamente introdotta in conformità alle nostre proposte, basate sulla circolare comunitaria che definisce la crisi del mercato come quel caso in cui il reddito degli agricoltori diminuisca per una quota superiore al 30 per cento.
È stato, quindi, inserito un comma che prevede la moratoria per il pagamento dei ratei dei mutui e degli interessi delle aziende in crisi. Si tratta, parimenti, di una misura da noi auspicata. Si interviene, poi, sugli oneri previdenziali ed assistenziali, con un una riduzione del 50 per cento: esattamente quanto da noi richiesto.
Detto ciò, dovremmo allora esprimere forse un voto favorevole su questo disegno di legge? No: molte delle nostre perplessità permangono e ciò ci impedisce di votare favorevolmente. La prima perplessità, anzi contrarietà, come abbiamo più volte ribadito sia in aula sia in Commissione, è che questo decreto interviene sugli effetti delle crisi del mercato, non sulle cause. Si creano ammortizzatori per il pagamento dei mutui, per gli oneri contributivi previdenziali ed assistenziali, si prevede la possibilità di assicurarsi dai rischi del mercato attingendo risorse finanziarie dal fondo di solidarietà nazionale, ma non si intaccano minimamente le cause delle crisi di mercato.
Anche qualora si completasse l'attuazione di questo decreto, non saremmo al riparo da nuove crisi di mercato; infatti, sono stati predisposti gli strumenti per lenire gli effetti delle crisi ma non per affrontare le loro cause.
Questa è una logica che non ci soddisfa, anche perché sembra quasi voler significare che si equipara, per il fatto di avere utilizzato il fondo di solidarietà nazionale, le crisi di mercato alle calamità naturali. Non abbiamo nulla in contrario rispetto all'utilizzazione del fondo di solidarietà nazionale per questo tipo di partite, però dobbiamo anche specificare che se le calamità naturali non sono prevedibili né prevenibili, diverso discorso deve essere fatto per le crisi di mercato. Non possiamo equiparare, dunque, una crisi di mercato ad una calamità naturale, in quanto si tratta di due effetti esattamente opposti: la calamità naturale non può essere prevenuta né prevista, la crisi di mercato deve essere prevenuta e, in molti casi, può anche essere prevista.
In questo decreto-legge manca tutta una parte relativa ai due problemi magistrali cui oggi si trova di fronte la nostra agricoltura: quello della commercializzazione, da un lato, e quello della competitività dall'altro.
Il primo attiene alla questione delle aggregazioni dell'offerta, dell'associazionismo di prodotto, che sicuramente non è affrontato in questo decreto-legge, in quanto - ci verrà opposto - oggetto di un decreto legislativo frutto della legge delega nel settore dell'agricoltura; noi affermiamo che, anche in quel provvedimento, non si pongono criteri e regole precise per la costituzione di organizzazioni di produttori tali da permettere all'associazionismo di prodotto in Italia di decollare.
Commercializzazione vuol dire investimenti in infrastrutture e trasporti, non certo nel ponte di Messina, che non servirà davvero ad agevolare l'economia della Sicilia, visto anche l'importo economico che lo dovrà caratterizzare e che non consentirà poi di trovare altre risorse per potenziare, invece, le vie di trasporto su strada e su ferro in quella regione e neanche l'accesso dall'Italia alla Sicilia. Mi riferisco alle infrastrutture di trasporto legate ai corridoi internazionali ed a quelli europei.
Commercializzazione vuol dire anche piattaforme logistiche, vuol dire riuscire ad arrivare sui mercati nord-europei con l'efficienza e la velocità che il mercato dell'ortofrutta, ad esempio, richiede.
Ricordiamoci che la battaglia sull'ortofrutta non l'abbiamo persa né con i cinesi né con i magrebini: l'abbiamo persa con gli spagnoli! Andare quindi a sventolare lo


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spauracchio del sud del mondo, come quello che mette in crisi oggi la nostra agricoltura, in particolare quella ortofrutticola, è un errore, poiché dovremmo andare a ricercarne le cause nel confronto con la Spagna, che invece ha conquistato i nostri mercati tradizionali del nord Europa.
Commercializzazione vuol dire fissare regole fra agricoltura e grande distribuzione organizzata: qui non vi è nulla di tutto questo. Noi avevamo chiesto l'esposizione del doppio prezzo, come anche l'obbligo per la grande distribuzione di dedicare uno spazio sui propri banchi ai prodotti locali ed a quelli di denominazione di origine protetta. Tutto questo non c'è nel decreto-legge e noi l'avevamo chiesto!
L'altro versante del problema delle crisi di mercato in agricoltura è quello della competitività. Dico sempre che la qualità costa e che alcuni costi della qualità non sono comprimibili, pena la qualità stessa del prodotto finale. Vi sono però altri costi che possono essere aggrediti da una politica agricola nazionale degna di questo nome: parlo del costo del credito e anche di quello dell'accesso al credito, a parte quello delle imprese agricole. Parlo del costo del terreno o di quello del lavoro, per quanto riguarda gli oneri contributivi e previdenziali, che non devono essere ridotti una volta che la crisi di mercato si sia verificata, ma lo devono essere per fare in modo che la crisi di mercato non si manifesti!
Parlo di costo dell'energia, di quello del gasolio, dell'acqua, delle assicurazioni: la riforma della legge n. 185 del 1992, che avrebbe dovuto portare al regime assicurativo rispetto a quello del rimborso dei danni in caso di calamità naturali, è stato un flop: le risorse finanziarie destinate a questa partita sono state inesistenti, tanto è vero che oggi in Italia è assicurato solo il 4-5 per cento della produzione agricola assicurabile.
Parlo di costi di sistema: il fatto che, ad esempio, in Italia riceviamo i contributi della PAC dopo un anno, mentre in Francia ed in Germania li ricevono dopo due mesi, produce altri costi!
Su tutte queste materie il decreto-legge non interviene. Qualcuno mi potrebbe dire che questi temi verranno trattati nel decreto-legge sulla competitività: in realtà, ciò che abbiamo letto nella prima versione del decreto-legge sulla competitività ci fa pensare che questi problemi non verranno affrontati neanche in quel provvedimento.
Mancano, inoltre, piani di settore specifico: non possiamo pensare di aggredire le crisi senza piani settoriali. Vi è nel testo in esame un generico riferimento al piano ortofrutticolo, grazie al recepimento di un nostro emendamento, che però, tra quelli da noi presentati, era il più leggero, perché non fissava, cioè, risorse finanziarie, non ponendolo come un obbligo per lo Stato ma come una possibilità.
Ci vuole un piano bieticolo, ci vuole un piano agrumicolo, ci vuole un piano per l'uva da tavola, ci vuole un piano per il pomodoro e ci vogliono piani di settore. Se questi piani non saranno predisposti, continueranno ad emergere le crisi di mercato.
Vi è poi il problema della ricerca. Noi non possiamo pensare di avere un'agricoltura competitiva senza che in questo settore sia condotta una ricerca degna di questo nome. Non possiamo però dimenticarci che il CRA è da quattro anni che, fra riforme dello statuto e della pianta organizzativa, commissariamenti e cambi di consigli di amministrazione, è ingessato. Pertanto, è da quattro anni che in Italia non si fa più ricerca perché il CRA è bloccato.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PUBLIO FIORI (ore 17,35)

LUCA MARCORA. Tutto ciò ci porta a dire che, sebbene siano state accolte molte delle nostre proposte, il nostro giudizio su questo provvedimento non può essere positivo. E non lo può essere anche per un altro motivo. Mi riferisco alla mancata abrogazione del comma 551 della legge 30


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dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria). A questo riguardo non torno a ripetere quello che ho già detto nel corso dell'esame dell'emendamento con il quale se ne chiedeva la soppressione, ma non posso non ricordare come il mantenimento di questo comma rechi un grave danno all'efficacia di applicazione del regime delle quote latte. Da parte nostra, ci siamo mossi a più livelli sia in Commissione sia con le organizzazioni professionali di settore affinché questo comma venisse soppresso. Tutta la filiera ce lo chiedeva; tutti coloro che sono stati sentiti nel corso delle audizioni - il presidente e i componenti della Commissione agricoltura lo ricorderanno -, dalle organizzazioni professionali all'associazione dei produttori lattiero-caseari ci chiedevano questa soppressione. Si è preferito invece dare ragione a 500, forse meno, produttori splafonatori, incalliti e irriducibili, e infliggere uno schiaffo a 50 mila produttori onesti, che rispettano le regole sulle quote latte, che hanno acquistato queste quote spendendo dei soldi e che hanno aderito alle rateizzazioni. A questo proposito, ricordo che la rateizzazione, che si svolge nell'arco di 14 anni, è a tasso zero. Una misura, quindi, piuttosto accessibile.

PRESIDENTE. Onorevole Marcora, concluda.

LUCA MARCORA. Concludo, Presidente. Noi avevamo dato un contributo fondamentale all'approvazione di alcuni emendamenti e di alcuni articoli della legge n. 119 del 2003. Oggi ci pentiamo di averlo fatto e di esserci fidati del ministro Alemanno che aveva dichiarato che voleva far sì che il regime delle quote latte fosse applicato in Italia. Oggi, la mancata soppressione del comma 551 della legge finanziaria per il 2005 ci dimostra che questa sua volontà era solo sulla carta (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Misuraca. Ne ha facoltà.

FILIPPO MISURACA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nonostante siamo stati abituati a chiudere subito i nostri lavori consegnando le nostre dichiarazioni di voto finali, oggi io vi chiedo qualche altro minuto di tempo per svolgere il mio intervento.
Mi preme dire ai colleghi della maggioranza che, il fatto di non comunicare e di non prendere la parola ritengo ci abbia penalizzato. Dopo la campagna elettorale per le scorse elezioni regionali, quella odierna è la prima volta che noi ci presentiamo in quest'aula con un provvedimento importante, con il quale la Casa delle libertà dimostra di essere unita e coesa contro le falsità del centrosinistra (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
Colleghi, ho preso la parola per rettificare quanto detto in quest'aula dai colleghi dell'opposizione. L'onorevole Marcora ritengo abbia dimenticato che stiamo parlando del decreto-legge sulla crisi di mercato e che forse si è confuso con le mozioni aventi ad oggetto le misure a sostegno del settore agricolo e della pesca, anch'esse all'ordine del giorno dei lavori dell'Assemblea. Onorevole Marcora, il provvedimento che ci accingiamo ad approvare sulla crisi di mercato è esaustivo di tutte le richieste che in questo momento provengono dal settore agricolo. Deve essere anche chiaro che non è vero che noi abbiamo fatto nostri gli emendamenti presentati dagli onorevoli Marcora, Preda e Rava! A testimonianza di quanto sto dicendo vi sono gli atti parlamentari! Noi abbiamo presentato gli emendamenti, che abbiamo poi ritirato in Commissione.
È vero, su una cosa avevate ragione: avevamo bisogno della copertura finanziaria. A tale proposito, ringrazio il ministro Alemanno ed anche il viceministro Micciché, i quali si sono adoperati per trovare la copertura (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia). Queste cose bisogna dirle!


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Allora, onorevole Marcora, la invito ad essere più prudente e, anche quando parla per dichiarazioni di voto, a dire come stanno i fatti.
Non entro nel merito del provvedimento perché l'onorevole Grillo, in modo particolare, ne ha già illustrato efficacemente il contenuto. Dirò soltanto che esso non si limita a portare ristoro, ma aiuta le imprese agricole a restare sul mercato.
Onorevole Violante, la sua mozione sì che è un proclama elettorale (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

LUCIANO VIOLANTE. Proprio così...!

FILIPPO MISURACA. Quello sì che è un proclama che non potete sicuramente accettare durante la vostra campagna elettorale...!

ELENA MONTECCHI. Calmati!

FILIPPO MISURACA. Noi parliamo di fatti e, da questo punto di vista, il provvedimento darà veramente risultati all'agricoltura in generale ed a quella meridionale in particolare.
Per quanto concerne il tanto discusso tema del doppio prezzo, abbiamo già ascoltato, al riguardo, autorevoli interventi: quello del relatore, quello dell'onorevole Mauro e quello del ministro, al quale dovete credere. Sono in discussione al Senato, ma anche alla Camera provvedimenti che al più presto saranno varati.
Allora, vi rivolgo un appello: se vogliamo rilanciare la nostra economia, la nostra agricoltura, dovete essere con noi. Noi della maggioranza abbiamo la responsabilità di governare, ma concedeteci fiducia esprimendo un voto favorevole! Sono convinto che tutti gli agricoltori italiani ci daranno la loro fiducia per ciò che abbiamo realizzato.
Per questi motivi, annuncio il voto favorevole dei deputati del gruppo di Forza Italia (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e della Lega Nord federazione Padana).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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