Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 611 del 13/4/2005
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Si riprende la discussione del disegno di legge di conversione n. 5671.

(Ripresa esame dell'articolo unico - A.C. 5671)

PRESIDENTE. Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta è stato votato, da ultimo, l'articolo aggiuntivo Marcora 1.022.
Passiamo alla votazione degli identici articoli aggiuntivi Marcora 1.023 e Rava 1.025.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vascon. Ne ha facoltà.

LUIGINO VASCON. Signor Presidente, anche con riferimento agli emendamenti a mia firma, alcuni dei quali sono stati ritirati, va osservato che il provvedimento in esame è atteso da lungo tempo da parte dell'imprenditoria agricola e dell'intera filiera. Ci stiamo avviando alla conclusione dell'esame, utilizzando forme e metodi estremamente accorti e precisi, affinché il provvedimento stesso sia il migliore possibile, come auspicato dal Parlamento e dalla maggioranza, che si è fatta carico delle istanze del mondo agricolo.
Quanto al contenuto del decreto-legge, va sottolineato, come è stato da più parti


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fatto presente, che ci si sta avvicinando a quello che può essere considerato il traguardo di una lunga attesa, che peraltro non è stata determinata dalla volontà politica di questa maggioranza, ma da impedimenti burocratici che contraddistinguono queste fasi preparatorie. Vi sono stati interventi, anche da parte dell'opposizione, diretti a «sezionare» il provvedimento. D'altra parte, come si può constatare, la maggioranza è estremamente unita e compatta, proprio in considerazione della bontà del provvedimento stesso.
Alcune proposte, fra cui quelle presentate dalla Lega Nord, sono state non voglio dire accantonate, ma inserite in un altro contesto. Mi riferisco specificamente alle calamità dovute ad infezioni, in particolare per quanto concerne il comparto ortofrutticolo: si tratta di eventi che, nostro malgrado, non si possono prevedere e che giungono, come si usa dire, tra capo e collo, senza alcuna possibilità di previsione.
Ciò rende difficile la copertura sia fitosanitaria sia assicurativa. A maggior ragione, allora, servono provvedimenti come quello al nostro esame, che siano di aiuto al comparto in oggetto. In più circostanze, infatti, abbiamo ricordato come tale settore sia sottoposto a sollecitazioni non solo di tipo atmosferico, ma anche dovute al mercato, alla concorrenza sleale.
Tutto ciò è fonte di preoccupazioni quotidiane per i nostri imprenditori agricoli, che meritano pari dignità e rispettabilità di qualsiasi altro imprenditore. Non dobbiamo commettere l'errore di ritenere che vi sia un tipo di imprenditoria più qualificata rispetto ad un'altra. Sarebbe miopia politica; non dobbiamo commettere tali errori e ciò a maggior ragione se si tiene conto della risorsa rappresentata dal comparto agricolo.
Ho già affermato in occasione della discussione sulle linee generali che il nostro paese, purtroppo, non dispone di materie prime, se escludiamo l'agricoltura, il turismo e in parte anche la pesca. Dobbiamo acquistare all'estero qualsiasi tipologia di bene primario. Nonostante eccelliamo nel settore della trasformazione, dipendiamo da altri.
Sono queste le motivazioni che spingono il gruppo cui mi onoro di appartenere a compiere mille battaglie - e mille altre ne farà - proprio per ribadire le possibilità di lavoro nel comparto agricolo.
Nello specifico, emerge, ad esempio, il problema della quota comunitaria. Al riguardo, fortunatamente i colleghi condividono la nostra posizione, tesa ad un allargamento delle possibilità di produzione...

PRESIDENTE. Onorevole Vascon, ha esaurito i cinque minuti di tempo a sua disposizione, concluda.

LUIGINO VASCON. Concludo, Presidente, ricordando che la nostra posizione sulla quota è dovuta a due motivazioni: il fabbisogno nazionale ed il diritto a produrre. È per tali motivazioni che restiamo fermi sulle nostre idee (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marinello. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nutriamo perplessità sul merito degli emendamenti al nostro esame. In effetti, la vicenda in esame è stata più volte oggetto di attenzione da parte delle categorie professionali. Spesso i partiti si sono confrontati, sia nella competente Commissione agricoltura, sia nei convegni, con i rappresentati delle associazioni di categoria e del settore del commercio.
In effetti, tale questione assume una rilevanza notevole, anche per la sua ricaduta sulle famiglie, sugli interessi dei consumatori. Non è possibile, quindi, ricondurre tale tematica ad un singolo emendamento, inserito, sia pur con spirito di buona volontà (ma anche con un certo tentativo di «bracconaggio»), all'interno di


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un decreto avente finalità ben precise. Le nostre perplessità sono, pertanto, fondate.
Si consideri, inoltre, che al Senato sono incardinati alcuni provvedimenti aventi ad oggetto proprio queste tematiche. Mentre delle proposte di legge in materia sono state presentate anche alla Camera dei deputati.
Esiste quindi un confronto serio su queste tematiche. Dobbiamo ricercare dei punti di convergenza e, se esistono le condizioni, potremo adottare delle decisioni che agevolino l'iter parlamentare, naturalmente senza prescindere da un confronto e da un'approfondita analisi che tengano conto di quanto avvenuto negli altri paesi europei, dove esperienze di questo genere si sono già verificate senza, peraltro, apprezzabili risultati. Al contrario, sembra addirittura che in alcuni paesi, in particolare la Francia, si sia anche determinata una sorta di boomerang che ha portato addirittura a criminalizzare e a colpire gli interessi dei produttori.
È questo il motivo per cui siamo contrari a questi emendamenti, e per cui abbiamo, prima di annunciare un voto contrario, espresso un invito al ritiro: proprio su questi temi intendiamo aprire un confronto.
Mi sia consentita anche una breve notazione di natura più generale: questo è un decreto-legge al quale pochi credevano e su cui addirittura parecchie cassandre, sparse su tutto il territorio nazionale e, se mi è consentito, anche in questo Parlamento, erano pronte a scommettere ben poche lire.
Si tratta di un decreto-legge sul quale il Governo, la maggioranza e questo Parlamento hanno voluto fortemente credere portandolo avanti e riuscendo anche a trovare adeguate risorse e coperture.
È questa la maniera seria di affrontare le tematiche ed i problemi: noi stasera qui lo stiamo dimostrando e con lo stesso spirito e la stessa serietà rinnoviamo l'invito al ritiro di questi emendamenti, poiché la stessa serietà che stiamo dimostrando nell'approvare questo decreto-legge siamo pronti a dimostrarla anche nell'analisi di un provvedimento legislativo serio che comprenda la questione sollevata dai colleghi della minoranza (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi Marcora 1.023 e Rava 1.025, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 335
Votanti 333
Astenuti 2
Maggioranza 167
Hanno votato
sì 138
Hanno votato
no 195).

Prendo atto che l'onorevole Ranieli non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Rava 1.024.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, attraverso questo emendamento, che si ricollega ad un altro precedente emendamento approvato dall'Assemblea e relativo al piano per il settore ortofrutticolo, noi proponiamo una serie di interventi legati all'innovazione tecnologica e all'adozione di nuove varietà di prodotti effettuati dai produttori agricoli con un contributo pari al 30 per cento della spesa sostenuta.
Nel 2004 vi è stata una crisi molto pesante, che essenzialmente ha riguardato alcune produzioni. Credo che nel 2005, purtroppo, salvo eventi eccezionali, vedremo riconfermate in questo settore una serie di difficoltà: sto solo pensando alla crisi che, accanto al problema avuto nel 2004 per le pesche e l'uva da tavola, sta coinvolgendo, addirittura a livello mondiale, la melicoltura; sto pensando alla


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superproduzione che a livello europeo vi è per alcuni prodotti, soprattutto in alcuni paesi del Mediterraneo, come la Grecia e la Turchia, e sto pensando soprattutto alla nuova stagione critica che vi sarà nel 2005.
Qualcuno nel dibattito di questa mattina affermava che, per le nuove varietà, i produttori italiani sono, purtroppo, costretti, anche per la mancanza di aiuti alla ricerca, a ricorrere ad un paese vicino, come ad esempio alla Francia: le nuove varietà di pesche e di mele devono essere importate da questo paese!
Abbiamo quindi, per la nostra produzione, la necessità di alcuni interventi forti, che superino le attuali difficoltà congiunturali e strutturali della nostra agricoltura. Innovazione tecnologica e adozione di nuove varietà di prodotti significano nuova sperimentazione, nuova ricerca, ma anche aiuti soprattutto per dare la possibilità alle nostre aggregazioni di produttori (ritengo che dobbiamo puntare molto su tali aggregazioni) di partire con nuove esperienze, ad esempio con le piattaforme di cui il nostro paese è quasi totalmente privo. Ritengo vi sia la necessità di intervenire in modo strutturale su alcune deficienze del nostro settore agricolo, in modo che l'innovazione, lo studio e l'applicazione di nuove varietà di prodotti consenta al nostro paese di mantenere la leadership mondiale soprattutto per le varietà dei prodotti e l'innovazione agricola.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carbonella. Ne ha facoltà.

GIOVANNI CARBONELLA. Signor Presidente, desidero svolgere alcune brevi considerazioni sull'importante tematica oggi al nostro esame.
Viene quasi spontaneo affermare che ogni qual volta affrontiamo i problemi riguardanti il settore agricolo non possiamo fare a meno di rilevare l'enorme scarto riscontrabile tra le roboanti affermazioni di principio e gli incondizionati riconoscimenti che il Governo riserva verso tale settore e i miseri, ancorché inefficaci, provvedimenti legislativi che poi per esso sono adottati. Questa mia considerazione è suffragata dal fatto che, a fronte delle gravi emergenze che caratterizzano questo importante settore - vitale, oserei dire, per la vita economica del paese e soprattutto per il Mezzogiorno -, non si riscontra né un'immediatezza degli interventi né la necessaria efficacia degli stessi. Prova ne sia che il provvedimento al nostro esame, che dovrebbe recuperare misure utili per questo settore, visto che le stesse vennero meno in occasione del decreto n. 280, inopinatamente fatto decadere dal Governo nel novembre del 1994, prevede, nonostante i grandi annunci fatti dal Governo, delle misure che obiettivamente non risolvono né i problemi contingenti né i problemi di emergenza né, tanto meno, quelli che si porranno in prospettiva. Si può, infatti, affermare che il provvedimento in esame non prevede misure di ampio respiro e non offre al settore agricolo quelle prospettive e quelle dinamiche di cui lo stesso ha bisogno per essere rilanciato. A questo proposito, ricordo la problematica derivante dal forte calo dei prezzi alla produzione dei prodotti agricoli (superiore al 25 per cento, con punte del 50 per cento), senza che ciò abbia comportato vantaggi per i consumatori. La lamentela a questo riguardo è molto diffusa ed è immediatamente percepibile nel momento in cui si va ad acquistare al banco di vendita alcuni prodotti agricoli. Questo calo dei prezzi deriva da una sempre numerosa e fastidiosa attività di intermediazione - i numerosi passaggi che si frappongono tra il produttore e il consumatore - dura a morire e ad essere individuata per mancanza di volontà politica o proprio per insipienza.
Non è più possibile assistere a situazioni in cui il produttore, che tanto fatica per portare avanti il frutto del proprio lavoro, e il consumatore continuino a rappresentare coloro che in questa situazione sono maggiormente penalizzati. Di questo stato di cose ne beneficia, al contrario, chi svolge un'attività di mediazione, il mediatore che si frappone nei tanti passaggi che insistono fra produttore e


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consumatore. Per avere un'idea di questo problema, occorre considerare che, di quanto pagato dal consumatore, soltanto il 27 per cento va all'imprenditore agricolo.
Vi è poi l'altro l'annoso problema che assilla il settore: i costi contributivi e gli oneri finanziari, problema, questo, tuttora irrisolto. Non c'è nulla per le imprese colpite dalla crisi del 2004 e, comunque, le risorse disponibili non sono effettivamente aggiuntive, ma si rivelano sempre di più partite di giro. Vi sono questioni legate alle calamità ed alla siccità che rimangono sullo sfondo, nonostante siano passati anni e siano intervenute al riguardo dichiarazioni e promesse, ahimè, disilluse.
In sostanza, riteniamo che, operando ad un livello che non soddisfa neanche le minime esigenze vitali del comparto, il provvedimento in esame sia inidoneo a rilanciarlo non soltanto su scala nazionale, ma soprattutto nel Mezzogiorno d'Italia (al quale mi sia consentito guardare con occhio particolare), dove maggiori sono le sofferenze delle imprese agricole e degli operatori, i quali sono ancora in attesa di misure urgenti ed efficaci che permettano di rilanciare l'economia di un'area importante del paese (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Rava 1.024, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 371
Maggioranza 186
Hanno votato
sì 165
Hanno votato
no 206).

Prendo atto che l'onorevole Buontempo non è riuscito a votare.
Passiamo all'emendamento Vascon 2.71.
Chiedo all'onorevole Vascon se acceda all'invito al ritiro.

LUIGINO VASCON. Sì, signor Presidente, e dichiaro di ritirare anche i miei successivi emendamenti 2.108 e 2.139.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Rava 2.17.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, l'emendamento in esame riguarda uno dei punti cruciali del provvedimento in ordine al quale ci siamo battuti molto sia in Commissione sia a livello di opinione pubblica.
Viene in rilievo il famigerato comma 551 (in totale, i commi erano, se non erro, ben 578!) dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria per il 2005), che sembra essere stato ispirato dal ministro Castelli (almeno, così si dice). In materia di quote latte, il comma in parola ha permesso a quanti desideravano percorrere la via giurisdizionale di rivolgersi anche al giudice ordinario e non a quello amministrativo, come avveniva in precedenza. Mi dispiace che non sia presente il ministro, il quale aveva assunto l'impegno di venire in aula a difendere la posizione del Governo. Subito dopo l'approvazione del citato articolo 1, il ministro disse di essere contrario ad introdurre la norma che permetteva di rivolgersi anche alla giustizia ordinaria.
Riteniamo che tale opinione fosse giusta, come abbiamo detto più volte anche in sede di approvazione della legge finanziaria per il 2005; tuttavia, essendo contenuto nel maxiemendamento, non fu possibile espungere il comma 551: esso incrina tutto il meccanismo introdotto con la riforma delle quote latte. Coloro i quali, grazie al disposto del menzionato comma 551, si sono potuti rivolgere al giudice ordinario hanno ottenuto provvedimenti cautelari o addirittura sentenze favorevoli passate in giudicato.


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La giustizia ordinaria non è in grado di giudicare su una materia così intricata e complessa come quella delle quote latte, nella quale sono implicati profili giuridici che riguardano il livello normativo comunitario, quello amministrativo, quello civile e quello penale. Le norme complesse e contraddittorie che sono derivate da dieci anni di interventi legislativi in materia di quote latte non permettono al giudice ordinario di giudicare con piena cognizione di causa.
Gli irriducibili, quelli che ancora vogliono opporsi all'applicazione del sistema delle quote latte, hanno trovato nel comma 551 dell'articolo 1 della legge finanziaria per il 2005 un appiglio, un'ancora di salvezza che permette loro di farsi belli davanti agli oltre 50 mila allevatori che, invece, si sono messi in regola, hanno pagato le quote per aumentare la produzione, non hanno aumentato la produzione se non avevano le quote, hanno pagato le multe ed hanno aderito alla rateizzazione.
Tutti coloro che si sono adeguati alla legge e che hanno creduto che finalmente in Italia vi fosse una giustizia anche nel settore lattiero-caseario, oggi, si vedono presi in giro da un atteggiamento di facciata, duro e rigido, del ministro nell'applicazione della legge, smentito poi da comportamenti contraddittori, come quello che ha portato all'approvazione del comma 551 dell'articolo 1 della legge n. 311 del 2004.
Siamo favorevoli all'abrogazione di questo comma e lo abbiamo sostenuto in tutte le maniere (a dire la verità, anche il ministro si era assunto pubblicamente l'impegno di abrogarlo). Mi risulta che gran parte della maggioranza si fosse spesa su questo tema; in particolare, Forza Italia, nei propri collegi, aveva chiesto uno sforzo comune per arrivare all'abrogazione del comma 551. Oggi, il colpo di scena! Forza Italia ritira le sue proposte emendative ed il relatore esprime un parere contrario. Attendiamo il ministro Alemanno, che dovrebbe darci conto di questa contraddittorietà di comportamento e delle contraddizioni tra quanto era stato annunciato e quanto, invece, si sta verificando oggi in quest'aula.
Abbiamo considerato quello sulle quote latte uno dei pochi provvedimenti positivi di questo ministero. Lo abbiamo sostenuto anche in quest'aula, nonostante rappresentasse un grande sacrificio per l'opposizione esprimere un voto favorevole su alcuni articoli di quel decreto-legge.
Abbiamo portato avanti questa partita coerentemente e correttamente. Ci siamo fidati del ministro che propaganda...

PRESIDENTE. Onorevole Marcora...

LUCA MARCORA. ...la volontà di arrivare finalmente all'applicazione del sistema delle quote latte in Italia. Ci siamo fidati di lui e gli abbiamo fornito anche il nostro appoggio rispetto a quel decreto-legge. Oggi, alla luce dei fatti, ci accorgiamo che allora abbiamo sbagliato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, prima di svolgere il mio intervento, chiedo che su questo emendamento si pronunci il Governo, perché questa mattina il sottosegretario Delfino, su una serie di proposte emendative relative al richiamato articolo 1, comma 551, si è riservato di pronunciarsi. Quindi, chiedo al Governo una risposta, altrimenti non posso intervenire.

GIANPAOLO DOZZO, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANPAOLO DOZZO, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, il Governo si rimette all'Assemblea.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Preda, ha facoltà di parlare.


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ALDO PREDA. Signor Presidente, il Governo si rimette all'Assemblea ed io rivolgo alla stessa un appello molto semplice.
Vorrei evitare di fare battute polemiche che potrebbero essere legate alla mancata presenza del ministro, oggi pomeriggio, proprio durante la discussione dell'articolo 2, con riferimento al quale si chiede principalmente l'abrogazione del comma 551 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria per il 2005). Ricordo che su tale comma si è sviluppato un dibattito in Commissione e che la stessa non ha approvato una risoluzione che avevamo presentato il 19 gennaio 2005. In tale sede, vi è stata una pronuncia largamente favorevole, con il parere contrario - legittimo, sia chiaro - della Lega, in quanto la stessa aveva ottenuto il comma 551 e si era opposta poi alla sua abrogazione.
Il discorso è estremamente serio per la regolarità della legge n. 119 del 2003, approvata con grande consenso in quest'aula e che ha rappresentato una tappa importante verso la normalizzazione del settore delle quote latte. È un provvedimento importante in quanto ha ricondotto i produttori di latte entro le regole imposte dall'Unione europea e dalla legge nazionale. È, altresì, importante perché solo una piccola minoranza dei produttori - forse, non si superano i mille produttori - è interessata favorevolmente dal citato comma 551.
Noi non vogliamo «sfidare» - e ritengo che questa Assemblea non possa farlo - la normativa recata dalla legge n. 119 del 2003; non possiamo, infatti, sfidare i pronunciamenti dell'Alta Corte di giustizia dell'Unione europea, che aveva sancito la piena correttezza delle normative italiane per l'imputazione delle multe e della sentenza della Suprema Corte di cassazione che aveva dichiarato come unico foro competente per i ricorsi sulle quote latte i tribunali amministrativi.
Mi fermo a queste considerazioni, rivolgendo un appello all'Assemblea per una questione, invero importante, di legalità, che è relativa non esclusivamente alle quote latte ma anche a tutta la competenza sulla normativa dell'Unione europea. Rischiamo, per così dire, di avere dei guai, pur dopo avere introdotto nel settore una normativa che ha definito regole, la legge n. 119 del 2003. Stiamo attenti ad approvare questa proposta che difende, forse, mille produttori italiani, i quali, peraltro, non hanno agito regolarmente nel rispetto del regime delle quote latte (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Losurdo. Ne ha facoltà.

STEFANO LOSURDO. Signor Presidente, il gruppo di Alleanza Nazionale invita a votare contro la proposta emendativa in esame (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grillo. Ne ha facoltà.

MASSIMO GRILLO. Signor Presidente, altrettanto fa il gruppo parlamentare dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, anche in considerazione di un impegno assunto durante i lavori svolti in sede di Commissione (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Misuraca. Ne ha facoltà.

FILIPPO MISURACA. Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto contrario anche del gruppo di Forza Italia.

PRESIDENTE. Vi inviterei, onorevoli colleghi, a segnalare la vostra intenzione di intervenire in modo più tempestivo.


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Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franci. Ne ha facoltà.

CLAUDIO FRANCI. Le ultime dichiarazioni di voto pronunciate dai colleghi testé intervenuti mi hanno spinto a chiedere la parola tardivamente - e me ne scuso, Presidente - per sottolineare la seguente circostanza. Mi sembra che l'appello rivolto dall'onorevole Preda all'Assemblea abbia colto nel segno, ponendo con estrema chiarezza la situazione dinanzi alla quale ci troviamo.
Del resto, una proposta emendativa a firma degli onorevoli Misuraca, Losurdo e Grillo - l'emendamento 2.100 - riproponeva, pur ricorrendo ad altre espressioni, la stessa questione che noi, con l'emendamento ora in votazione, stiamo esaminando. Si tratta, ancora una volta, del problema delle quote latte; l'aspetto più assurdo della vicenda è, a mio avviso, costituito da un tentativo che si ripete. Mentre, infatti, da una parte siamo impegnati a scrivere regole per mettere ordine in un settore così complesso - che ha impegnato per molte sedute i lavori dell'Assemblea -, dall'altra stiamo costruendo espedienti affinché quelle stesse regole non possano attuarsi.
Non tenere conto della sentenza della Suprema Corte di cassazione e del pronunciamento dell'Alta Corte dell'Unione europea, non affidare ai giudici amministrativi contenziosi afferenti a materia comunitaria significa soltanto «ingolfare» i tribunali civili, ritardare i pronunciamenti e legittimare un sistema di illegalità che si rinnova di anno in anno.
Per tale motivo, voterò convintamente a favore dell'emendamento Rava 2.17, invitando l'Assemblea a fare altrettanto.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rava 2.17, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si è rimesso all'Assemblea.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 400
Votanti 394
Astenuti 6
Maggioranza 198
Hanno votato
sì 173
Hanno votato
no 221).

Prendo atto che i presentatori degli emendamenti Vascon 2.107 e 2.80 accedono all'invito al ritiro.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Rava 2.14 e Marcora 2.15.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, torno a rivolgere un appello alla maggioranza, in particolare a quanti si sono recati nei rispettivi collegi per dichiarare che si sarebbero impegnati per la soppressione del comma 551 dell'articolo 1 della legge n. 311 del 2004.
Rivolgo, altresì, un appello ai deputati di Alleanza nazionale, che hanno sostenuto la necessità dell'applicazione del sistema delle quote latte in Italia. Rivolgo inoltre un appello ai deputati dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro i quali, nei loro collegi, hanno sostenuto che si trattava di una disposizione da sopprimere.
Rivolgo un appello al relatore perché egli, in sede di Commissione, aveva espresso un parere favorevole su proposte emendative identiche a quelle che oggi ricevono, invece, un parere contrario proprio da parte del relatore stesso.
Questo è uno scandalo: non può esservi una differenza così grande tra quanto si afferma nei collegi e quanto si fa in Parlamento! Tutto ciò avviene unicamente per onorare un patto stretto, evidentemente, tra la maggioranza e il gruppo della Lega Nord Federazione Padana. Tale gruppo, infatti, per consentire la conversione in legge del decreto-legge in esame, ha imposto il mantenimento del comma 551 dell'articolo 1 della legge finanziaria


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per il 2005, e quindi sia il ritiro delle proposte emendative presentate dalla maggioranza su tale questione, sia il voto contrario su quelle da noi presentate.
In questa maniera, si sabota il sistema delle quote latte! Vorrei ricordare che ci siamo battuti, in quest'aula, affinché si giungesse finalmente ad una svolta nel sistema delle quote latte, ma osservo che, mantenendo il comma 551 dell'articolo 1 della legge n. 311 del 2004, si ricomincia tutto daccapo! Non sopprimere tale disposizione significa, per questa maggioranza, assumersi una grande responsabilità (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.

LINO RAVA. Signor Presidente, come hanno già rilevato alcuni colleghi, vorrei sottolineare che nella parte antimeridiana della seduta è stato presente in aula, per circa mezz'ora, il ministro competente, ma questo pomeriggio non lo vediamo più seduto ai banchi del Governo. Non credo si tratti solo di una questione di impegni, perché quando vuole, sulle tematiche che gli interessano, il ministro è presente. Credo di poter affermare con estrema tranquillità che egli non è in quest'aula perché, su questo argomento, ha subito un forte ricatto da parte di una forza politica della maggioranza.
Ora, va tutto bene, poiché in questi anni ci siamo abituati a queste «mosse strategiche» del Governo e della maggioranza. Non intendo lanciare appelli, perché probabilmente non avranno buon esito, e quindi ciascuno voterà secondo la propria coscienza e secondo il proprio modo di intendere la coerenza rispetto ad un lavoro, svolto negli ultimi quattro anni, che ha visto anche l'opposizione sostenere, in numerose occasioni, le ragioni della maggioranza, al fine di ripristinare la legalità nel comparto lattiero-caseario.
Per tornare all'argomento principale, intendo tuttavia sottolineare che le quote sono autorizzazioni amministrative rilasciate dalla pubblica amministrazione, e dunque ogni decisione in merito al contenzioso relativo a processi amministrativi rientra nella competenza dei tribunali amministrativi regionali. Non lo affermiamo noi: lo hanno sostenuto sia la Corte di giustizia europea sia la Corte di cassazione, a sezioni unite, con la sentenza, n. 20254 del 14 ottobre 2004, che qualcuno - anche il collega Vascon - ha richiamato nei giorni scorsi.
È questa, allora, la questione! Oggi, invece, stiamo rinunciando a sopprimere il comma 551 dell'articolo 1 della legge n. 311 del 2004, peraltro inserito in maniera alquanto «strana» nel corso dell'esame del disegno di legge finanziaria per il 2005. Tale comma, utilizzato soltanto in funzione dei ricorsi sulle quote latte, nelle intenzioni di chi lo aveva allora sostenuto aveva punti di riferimento molto precisi. In realtà, sappiamo che esso costituirà un punto di riferimento per tutti i contenziosi che, come recita lo stesso comma 551, riguarderanno provvedimenti amministrativi relativi alle misure comunitarie.
È evidente che ciò comporterà problemi non soltanto con riferimento alle quote latte, ma anche per una miriade di contenziosi, che saranno presentati da soggetti privati che, invece di conoscere il giudizio rapido che i tribunali amministrativi regionali sono in grado di dare, andranno a confluire nel «calderone» della giustizia civile, i cui tempi ben conosciamo.
È pertanto chiaro che si tratta dell'ennesimo escamotage per piegare la legislazione in materia di giustizia ad obiettivi limitati.
Credo che tutto ciò significherà la dilatazione dei tempi necessari alla definizione dei giudizi. Si è assistito all'azione che ha condotto la Lega Nord a presentare un centinaio di emendamenti al provvedimento in discussione e, successivamente, a ritirarli via via che si avvicinava il giudizio positivo dell'altra parte della maggioranza, che ha sentito il dovere di esprimerlo anche in questa sede. Credo che sia molto significativo che il rappresentante di


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gruppo di Alleanza nazionale in Commissione abbia detto di essere d'accordo nel votare contro quest'emendamento, così come hanno fatto i rappresentanti di gruppo dell'UDC e di Forza Italia. Ciò vuol forse significare che tali forze politiche non sono, in realtà, d'accordo, ma subiscono l'iniziativa della Lega Nord.
Tali forze politiche, in sostanza, dicono ai produttori lattiero-caseari del nostro paese che chi ha fatto il furbo fino ad oggi riuscirà a farla franca ancora per i prossimi dieci anni, potendo presentare ricorso nei diversi gradi di giurisdizione ordinaria, con i tempi che conosciamo; mentre a coloro che hanno rispettato da sempre le regole ed a coloro che si sono messi in regola pagando le multe e...

PRESIDENTE. Onorevole Rava, lei ha abbondantemente esaurito il tempo a sua disposizione, perciò concluda!

LINO RAVA. ... che non hanno aderito alla rateizzazione in 14 anni, si dirà che ai furbi si fa un simile regalo! Complimenti!
Noi non siamo assolutamente d'accordo con tale posizione, che credo la maggioranza dovrà giustificare a tutti i centomila produttori in regola, e non certo ai duemila - o, forse, meno - produttori, cui, con il presente provvedimento, sta facendo un favore.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Losurdo. Ne ha facoltà.

STEFANO LOSURDO. Signor Presidente, credo che l'argomento meriti alcune delucidazioni, anche perché si stanno creando, magari non scientemente, «cortine fumogene» su una materia che, invece, mi sembra abbastanza chiara. Si sposta - o si tenta di spostare -, infatti, l'attenzione di tutti sull'applicabilità della legge sulle quote latte, che - molto opportunamente - è stata votata qualche tempo fa, in questo Parlamento. Il problema è la competenza dei tribunali che devono esaminare i ricorsi degli allevatori. Poiché sono stato chiamato in causa, assieme agli altri rappresentanti di gruppo in Commissione agricoltura, voglio sottolineare che noi abbiamo ritirato, convintamente e coscientemente, la firma sull'emendamento che era stato - a suo tempo - presentato in Commissione, perché, a seguito di un confronto leale e franco all'interno della maggioranza, siamo giunti alla conclusione che, in effetti, vi era un motivo serio per ritirare tale emendamento.
Parlo a titolo personale: notiamo una contraddizione tra ciò che l'opposizione afferma su questa materia e ciò che la stessa dice nella mozione a sostegno dell'agricoltura meridionale, che discuteremo tra breve, in quest'aula.
Mi spiego meglio: dove è scritto che si viene meno alla ratio della legge sulle quote latte, se la competenza è del tribunale ordinario anziché del TAR? Cosa vuol dire che centomila allevatori sarebbero in contrasto con i mille allevatori che, invece, hanno sostenuto, fino in fondo, le proprie ragioni, dal loro punto di vista fondate?
Non significa assolutamente nulla! Sono convinto che i centomila allevatori, di fronte al fatto di dover prima o poi, per un qualsiasi motivo, adire le vie legali, preferiscano quelle dei tribunali ordinari, che sono molto meno costose, rispetto a quelle dei TAR, che - parlo da avvocato - sono eccessivamente onerose.
Allora, non si può sostenere che bisogna contenere i costi dell'agricoltura, soprattutto quella meridionale, e poi imporre un giudice che viene privilegiato, ma che è eccessivamente più oneroso e costoso del giudice ordinario. Quest'ultimo è pur sempre una magistratura nella quale - la sinistra ce lo insegna - bisogna avere fiducia assoluta (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana) perché sono anche loro giudici che emettono le sentenze in nome del popolo italiano!
Quindi, secondo me, c'è un contrasto fra ciò che la sinistra dice in questo momento e ciò che sosterrà legittimamente quando si discuterà la mozione sul


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contenimento dei costi, che riguarda particolarmente l'agricoltura meridionale.
Ritengo che si stia cercando di drammatizzare un fatto che non esiste. È meglio il giudice ordinario ed è meno costoso. Il coltivatore, anzi, centomila coltivatori preferiscono andare dal giudice accanto a casa loro, a fianco alla loro cascina, piuttosto che fare un viaggio per recarsi al TAR del Lazio per sostenere le loro buone ragioni.
C'è un problema di costi e di tempo che gli agricoltori normalmente non hanno, perché lavorano 18 ore su 24 e non hanno tempo da perdere. Quindi, ritengo che questa situazione sia eccessivamente drammatizzata e, quindi, la scelta di ritirare l'emendamento, secondo me, è stata saggia perché non pregiudica i diritti di tutti gli allevatori e sicuramente ha un costo minore per gli agricoltori e gli allevatori (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale, di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, con tutte queste carte faccio confusione perché vi sono i fascicoli degli emendamenti numero 1, numero 2, eccetera, ... . Ho trovato una copia del fascicolo degli emendamenti numero 1 e ho visto che è stato ritirato un emendamento firmato da Misuraca, Losurdo e Grillo sul quale il Governo e il relatore avevano espresso un parere favorevole. Tale emendamento ripristinava quanto stabilito dalla legge n. 119 del 2003 e nelle varie sentenze che citavo prima.
Allora, diciamoci la verità. Non c'è nulla di scandaloso a dirci la verità: c'è stata una trattativa. Una parte della maggioranza prima ha convenuto che il comma 551 della legge finanziaria per il 2005 doveva essere abrogato, così come richiesto all'unanimità da tutte le organizzazioni agricole che sono venute in Commissione a chiedercelo; successivamente, la Lega ha vinto questa battaglia nei confronti del resto della maggioranza. Non c'è niente di scandaloso in questo, ma almeno ditecelo senza cercare altre giustificazioni!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Rava 2.14 e Marcora 2.15, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 398
Votanti 396
Astenuti 2
Maggioranza 199
Hanno votato
sì 172
Hanno votato
no 224).

Prendo atto che l'onorevole Vascon ha ritirato gli emendamenti 2.103, 3.71, 3.72, 3.73 e 3.74 e che l'onorevole Grillo ha ritirato l'articolo aggiuntivo 3.08.
Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, si procederà direttamente alla votazione finale.

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