Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 611 del 13/4/2005
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Si riprende la discussione.

(Dichiarazioni di voto - Doc. IV-ter, n. 11-A-R)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cola. Ne ha facoltà.

SERGIO COLA. Signor Presidente, ho deciso di intervenire in quanto - come affermato dall'onorevole Siniscalchi nella sua relazione -, originariamente ero relatore di tale documento.
Nella relazione del collega Mantini noto qualcosa che non corrisponde assolutamente alla realtà di quanto si è discusso in Giunta.
Leggo testualmente: «la Giunta ha preso atto nella seduta del 7 ottobre dell'opinione dell'onorevole Cola secondo il quale il deputato Sgarbi dovrebbe ritenersi insindacabile se non altro perché ha svolto le sue considerazioni censorie nei confronti di Francesco Rutelli proprio sul terreno dei beni artistici e culturali che gli è così congeniale per esserne lui un esperto». La relazione prosegue affermando che siffatto ragionamento risulterebbe contraddittorio, in quanto l'essere esperti in materie artistici e culturali non comporta assolutamente avere esercitato, nel caso che ci occupa, la funzione parlamentare e che in proposito non vi sarebbe alcun nesso.
Prima di trattare tale argomentazione, vorrei dire che nel caso in esame ci si è troppo intrattenuti sul merito. Indubbiamente, l'onorevole Sgarbi è stato estremamente leggero nel non aver preso atto che l'onorevole Rutelli effettivamente aveva fatto ricorso all'autorità di giustizia amministrativa, comportandosi quindi in maniera più che perfetta. L'onorevole Sgarbi non si è neppure ricordato che esisteva una remissione di querela nei confronti dell'altro coindagato, la quale aveva avuto un effetto estensivo anche nei suoi confronti. Tuttavia, devo anche dire che, nel caso che ci occupa, l'onorevole Sgarbi ha agito nella più perfetta buona fede, perché solamente un folle avrebbe potuto reiterare un'accusa sapendo che la stessa era manifestamente infondata e che come tale era stata giudicata. Ma così si entra nel merito.
Al contrario, in questa sede il discorso da porre - e per questo ho fatto richiamo al mio intervento - è completamente diverso. Pertanto, devo contraddire il relatore, perché quando ho fatto cenno all'insindacabilità non mi sono riferito assolutamente all'attività o alle predisposizioni di carattere culturale dell'onorevole Sgarbi, esperto nella particolare materia, bensì ad una attività parlamentare, ancorché a livello generico, indiscutibile e documentata. Ad esempio, basterebbe fare riferimento alle interrogazioni parlamentari che l'onorevole Sgarbi presentò in relazione alla famosa questione dell'Ara pacis. In tali sedi l'onorevole Sgarbi commentò in termini generali la necessità di tutelare il patrimonio culturale ed artistico della Capitale; lo ricordo per dire, latu sensu, che questa interrogazione parlamentare, peraltro precedente all'epoca in cui si sono verificati i fatti in oggetto, può comportare in via generale una connessione con la funzione parlamentare. Mi pare che questo sia il tema decidendum, al contrario di quanto affermato, per la verità in modo molto sommario; da qui la necessità di un mio chiarimento.
Quindi, se ci attestiamo esclusivamente sull'individuazione di un collegamento con l'attività parlamentare - ancorché l'onorevole Sgarbi sia stato disattento, negligente, ma certo in perfetta buona fede (e ricordo che il merito non è in questione)


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-, queste sue espressioni in un certo senso diffamatorie - se così vogliamo definirle, visto che non esiste alcun problema - nei confronti dell'onorevole Rutelli non rientrano nell'ambito di un'attività privatistica e professionale di esperto in materia di beni culturali ed artistici, bensì nell'ambito di quella parlamentare.
In proposito, ho fatto l'esempio della questione relativa all'Ara pacis in cui l'onorevole Sgarbi, nella premessa e nella motivazione, inserì il problema della tutela del patrimonio storico di Roma. Dunque, chiaramente esiste un collegamento ed è questo il motivo che mi ha indotto - e mi induce tuttora - a proporre l'insindacabilità, e non certamente quello che con troppa superficialità è stato scritto nella relazione.
Per tali ragioni, sento di dover ribadire la mia dichiarazione di voto, che non faccio a titolo personale, bensì a nome del gruppo di Alleanza nazionale, ritenendo inoltre di interpretare il pensiero dell'intera Casa delle libertà.

PRESIDENTE. Sono presenti in tribuna, per la XX giornata di formazione Montecitorio, la V classe dell'Istituto tecnico commerciale per geometri «Baruffi» di Mondovì e la V classe dell'Istituto di istruzione superiore «Maserati» di Voghera, cui rivolgiamo il nostro saluto (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fanfani. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE FANFANI. Signor Presidente, con il garbo che si impone nei confronti di un uomo di cultura, ma con la fermezza doverosa in casi come questi, mi accingo a svolgere alcune considerazioni sulla questione in esame.
Rilevo innanzitutto che, a fronte di una garbata e signorile offerta dell'onorevole Rutelli di definire la controversia in termini di assoluta civiltà, con una semplice esternazione di scuse in un caso che oggettivamente le imponeva, si è assistito a un silenzio che rende necessario affrontare nuovamente la questione da parte dell'Assemblea.
La fattispecie è piuttosto semplice, e nei suoi contorni anche estremamente chiara sotto il profilo giuridico. Vi sono due aspetti da tenere presenti.
In primo luogo, va segnalato che vi fu un primo intervento dell'onorevole Sgarbi nel corso della trasmissione Sgarbi quotidiani di Canale 5 del 10 maggio 1999, che aveva già dato luogo ad una querela, successivamente rimessa dall'onorevole Rutelli nei confronti di Maurizio Costanzo, e gli effetti estensivi di tale rimessione si erano rivolti favorevolmente anche nei confronti dell'onorevole Sgarbi. Si tratta tuttavia di un fatto importante, perché già in tale querela venivano indicati tutti gli elementi dai quali il collega Sgarbi avrebbe diversamente potuto prendere atto di tre circostanze: che già il 30 settembre 1998 l'allora sindaco Rutelli aveva disposto la sospensione dei lavori di demolizione dell'Osteria del pino; che il 24 novembre 1998 la concessione edilizia era stata annullata, per cui l'Osteria del pino conservava tutta la sua integrità; che successivamente soltanto il TAR del Lazio, con provvedimento del 1999, aveva annullato i provvedimenti del sindaco Rutelli, consentendo quindi a coloro che avevano richiesto la concessione edilizia di proseguire nella demolizione e nell'edificazione di un fabbricato che viene definito «orrendo» (su tale definizione posso assolutamente convenire). I fatti esposti dall'onorevole Rutelli nella querela erano noti nella loro evoluzione al collega Sgarbi fin dal 1999, e soprattutto era noto che l'onorevole Rutelli, all'epoca sindaco di Roma, aveva svolto almeno due attività istituzionali volte ad impedire questo scempio: in primo luogo, la sospensione dei lavori e, successivamente, la revoca della concessione edilizia.
Il secondo aspetto, che denota uno spirito accusatorio eccessivo, è costituito dall'articolo pubblicato sul quotidiano Il Giornale del 2 marzo 2001. La data non è irrilevante: la vicenda viene infatti riproposta in termini accusatori esclusivamente perché in quel periodo l'onorevole Rutelli, lasciata la carica di sindaco di Roma, era il candidato dell'Ulivo alla Presidenza del


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Consiglio. Questa ricorrente circostanza, coniugata con la data, non è assolutamente casuale, come non è casuale il fatto che nell'articolo citato venga riproposta una questione sulla quale era già stato steso da parte dell'onorevole Rutelli, con un comportamento certamente generoso, un «velo pietoso», avendo egli rimesso la querela nei confronti del direttore della testata televisiva ed estensivamente anche nei confronti dell'onorevole Sgarbi.
In questo articolo si insiste su un aspetto che credo oggettivamente meriti censura. Anzitutto si definiscono «Talebani di Roma» coloro che si erano occupati di questa vicenda. Questa definizione non rappresenta certamente un complimento da parte di colui che lo scrive accusando terze persone. Ma soprattutto vi è l'accusa di non aver fatto nulla per impedire la demolizione di una straordinaria architettura settecentesca.

PRESIDENTE. Onorevole Fanfani, concluda.

GIUSEPPE FANFANI. Concludo, Presidente. Sono questi i fatti che non consentono di considerare la seconda esternazione come strettamente vincolata alla censura politica svolta nelle sedi istituzionali. Si tratta, piuttosto, di un comportamento esterno, volutamente diretto ad offendere chi, in quel momento, era candidato per una parte che si riteneva avversa.
È sulla base di tali considerazioni che chiediamo la sindacabilità di questo comportamento (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Saluto gli studenti della quinta classe dell'istituto «Canossa» di Brescia, che stanno assistendo ai nostri lavori dalle tribune (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sgarbi. Ne ha facoltà.

VITTORIO SGARBI. Signor presidente, onorevoli colleghi, sono stati esposti molti argomenti, direi più notevoli di quanto non avessi valutato nella confidenziale offerta (o meglio richiesta-offerta) avanzata all'onorevole Rutelli di scrivere un articolo (sul medesimo giornale sul quale sono apparse le note che egli ha ritenuto diffamatorie) per «accettare», per parte sua e da parte mia in piena convinzione, la sua buona fede.
Tutto ciò ancora non si è verificato - rassicuro l'onorevole Fanfani - semplicemente perché le elezioni regionali hanno tenuto impegnata larga parte di questo Parlamento, soprattutto la parte dell'Unione, per il risultato vittorioso che ha poi festeggiato. Non ho quindi trovato il tempo né di incontrare nuovamente Rutelli, né di affrontare un tema così specifico mentre le urgenze della politica erano diverse.
Premesso ciò, e confermando la mia disponibilità a riconoscere la buona fede dell'onorevole Rutelli, mi chiedo cosa c'entri la buona fede con il dibattito democratico di un Parlamento e con le posizioni che ognuno di noi assume per difendere una visione del mondo o una concezione politica nella quale la tutela dei monumenti è al centro di una buona politica, a destra come a sinistra. È questo il tema!
Emergono oggi vari argomenti singolari. Mi rendo conto che i colleghi che entrano ora e che non fanno parte della Giunta, così come quelli presenti alla lettura della relazione dell'onorevole Siniscalchi, non sanno di cosa si parli, né potranno saperlo. Non è consentito, infatti, che siano forniti gli argomenti, né per la difesa del colpevole (preso atto che io sia tale), ma neppure dell'accusa per indicare la sua colpa. Mi chiedo con quale intelligenza dei fatti si potrà intervenire su questa materia, ascoltando un «mozzicone» di lettura di una relazione che il regolamento impedisce venga integralmente esposta ai colleghi parlamentari.
Vi è un secondo aspetto: il problema è la politica. Oggi abbiamo assistito ad uno spostamento dei confini e dei destini dal Parlamento democratico a quelli dell'aula di tribunale: e cioè, se io abbia ragione o torto e se Rutelli sia in buona o cattiva fede. Addirittura, nella confusa relazione scritta dal collega Mantini si entra nel


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merito, sempre richiamato come da evitarsi all'interno del tema sovrano dell'insindacabilità dell'opinione del parlamentare; ciò proprio perché inteso sia che quella è una diffamazione o che quella è una colpa. Altrimenti non vi sarebbe l'insindacabilità; altrimenti non saremmo preservati dal giudizio diretto di un tribunale. Non si discute il merito, ma lo spirito politico dell'intervento del parlamentare, anche quando fazioso, sbagliato o del tutto non dimostrato dai fatti!
Dice Mantini: «Poiché l'accusa di aver distrutto e aver consentito la distruzione dell'Osteria del pino era ed è del tutto falsa...» Cosa c'entra questo? Intanto, ciò che non è falso è che l'Osteria del pino è stata distrutta per consentire ad uno speculatore di realizzare un hotel a quattro stelle, ad un «maiale» di compiere un atto contro la legge, contro la civiltà: questo è il tema!
Rutelli forse non è complice, forse ha svolto alcuni atti; certamente il Ministero dei beni culturali (e qui evoco anche la collega Melandri) poteva intervenire con un vincolo di Stato, bloccando la mano dello speculatore: questo non è accaduto! Non intendo essere querelato anche dalla Meandri, essendo evocata in questo squisito contesto di dibattito democratico, la cui sola lettura dovrebbe far vergognare quanti pensano di far processare un parlamentare per aver detto una verità di fatto, esprimendo una critica politica all'impotenza di un'amministrazione e di un Ministero.
Questa è la sostanza: un'aula di Parlamento divenuta aula di tribunale, un relatore che si occupa del merito, una distruzione su cui accorre una sostanziale amnistia, condannando chi denuncia e non il colpevole della distruzione! Che il mio atto non sia scevro da un significato prima etico che politico lo dimostrano le insistenti, anche in aula, polemiche con lo stesso Rutelli per l'orrore dell'Ara pacis, per l'orrore di un'altra distruzione, voluta dal sindaco per costruire quella pompa di benzina da quartiere americano di periferia che sarà l'Ara pacis, e per avere io denunciato Rutelli davanti all'autorità giudiziaria per la responsabilità oggettiva della distruzione dell'Osteria del pino.
Se mi si consente un ultimo minuto, vorrei leggere le parole che Rutelli ha ritenuto offensive in cui lamento che la mia querela è stata ignorata dalla magistratura: «La rabbia e l'indignazione per la retorica e l'impotenza dello Stato e del comune di Roma sono in me incontenibili (dico e scrivo). Ancora una volta nulla di personale ("nulla di personale", caro Fanfani), ma richiedo con quale faccia Rutelli e la Melandri possano parlare del loro impegno per l'Italia dopo non aver fatto nulla (e forse su questo Rutelli qualcosa aveva fatto) per impedire la demolizione di una straordinaria architettura settecentesca come l'Osteria del pino sulla via Tuscolana. Ho denunciato Rutelli, che poteva anche non esserne a conoscenza (qui lo dico!), ma lo straordinario edificio era nella "carta delle certezze" ed era quindi vincolato. Il Ministero per i beni culturali non ha fatto niente. La magistratura non è stata in grado di individuare i responsabili di un crimine così grave e neppure di impedire l'incredibile seguito». E ribadisco che tanto si loda l'abbattimento del Fuenti e intanto si distrugge un edificio che Goethe aveva ammirato nel suo viaggio in Italia.
Chiederò scusa a Rutelli se era in buona fede, ma ribadisco fino all'ultimo la legittimità di questo Parlamento di affermare che i beni culturali vanno difesi con tutta la nostra forza e tutta la nostra anima. Grazie, cari colleghi!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, avevo ascoltato nella precedente occasione il collega Sgarbi parlare con toni molto più pacati e l'avevamo tutti ascoltato in un momento di transazione, di scuse da rendere in qualche modo per un'accusa erroneamente rivolta all'allora sindaco di Roma di avere contribuito alla distruzione di un bene che invece il comune, per acta, come ammesso da tutti, aveva tentato


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esattamente di preservare e di difendere. Questo era il punto di partenza: si doveva dar luogo ad un gesto in qualche modo simbolico e riparatore. I colleghi erano tutti presenti per chiudere la questione con la disponibilità dello stesso onorevole Rutelli.
Stamani invece siamo ripiombati in un clima da causa di pretura, dove la passione e le arti dialettiche al collega Sgarbi non fanno difetto. Rimane il fatto, comunque, che si invoca l'insindacabilità per qualcosa che, dal punto di vista costituzionale, è ad essa assolutamente contraria.
La competenza artistica dell'onorevole Sgarbi non lo legittima ad accusare di specifici fatti chicchessia, perché altrimenti dovremmo dire che un buon giurista o avvocato qui presente potrebbe diffamare o ingiuriare chiunque in materia di giustizia, e che un ottimo cultore di materie scolastiche potrebbe fare altrettanto nel campo della scuola. Non funziona così! Non si può, a mio avviso, abbassare la dignità del Parlamento qualunque sia la sua composizione politica, così non si può e non si deve recedere da alcuni punti acquisiti. Pertanto, dobbiamo avere dell'insindacabilità una visione corretta e coerente che sia anche un po' in linea con la giurisprudenza della Corte europea di giustizia e della Corte costituzionale; e di queste prerogative, infine, si deve fare un uso che sia sempre coerente con la dignità della politica.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

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