La Camera,
premesso che:
risulta indispensabile modificare, in termini innovativi, la logica adottata nell'impostare i programmi di intervento nel Mezzogiorno, essendo necessario partire dai punti di forza di cui il Sud è dotato;
le produzioni agricole e agroalimentari meridionali, con le loro specificità legate al territorio, alla cultura e alla storia, costituiscono una grande potenzialità da cogliere, anche nella prospettiva della creazione di un'area di libero scambio euro-mediterranea nel 2010;
l'agricoltura meridionale rappresenta oltre il 40 per cento della produzione agricola nazionale, ma è largamente al di sotto di tale percentuale con riferimento all'export, a causa delle perduranti difficoltà di commercializzazione, logistiche e di «sistema»;
da più anni, a cominciare dal 1999, si sono verificate, con regolarità e non come fenomeni di carattere emergenziale, calamità atmosferiche (siccità ed alluvioni), cui la scarsità delle risorse destinate all'applicazione della legge n. 185 del 1992, il trapasso non «governato» e senza adeguate risorse al decreto legislativo n. 102 del 2004 sulle assicurazioni e la lentezza burocratica delle procedure non hanno consentito un sia pur parziale lenimento ai gravissimi danni subiti dalle colture, né tantomeno un diffuso passaggio al regime assicurativo in termini di prevenzione alle calamità;
resta irrisolto il problema delle infrastrutture irrigue, nel quadro della sostenibilità ambientale e della tutela del territorio, al fine di garantire la disponibilità dell'acqua per le produzioni meridionali di qualità;
il cambiamento delle condizioni del commercio internazionale ha messo in maggiore evidenza le carenze strutturali presenti nel nostro Mezzogiorno, sia sotto il profilo della pubblica amministrazione che sotto quello produttivo, determinando una rilevante caduta del reddito delle imprese agricole meridionali, al punto da comprometterne in molti casi la stessa sopravvivenza;
i costi di produzione (energia, mezzi tecnici, logistica) aumentano in misura inversamente proporzionale alla diminuzione del reddito, compromettendo la competitività delle imprese;
il mercato interno registra una tendenza al ribasso ed un aumento crescente del divario fra il prezzo alla produzione e quello finale, per il dilatarsi delle filiere, aumentando le difficoltà per i consumatori, già colpiti dall'inflazione;
l'esportazione, soprattutto sui mercati forti del nord Europa e degli Stati Uniti, evidenzia difficoltà persino delle produzioni agricole tipicamente italiane, storicamente collaudate come il made in Italy agroalimentare conosciuto, apprezzato ed imitato in tutto il mondo;
l'interazione negativa dei fenomeni evidenziati comporta l'aumento dell'esposizione debitoria delle imprese, con una crescita preoccupante delle insolvenze;
la situazione economica determina allarme sociale, perché in molte zone aumenta sempre più il numero delle famiglie ridotte all'indigenza, come testimonia il monito lanciato delle organizzazioni professionali e dalla stessa magistratura e le ripetute proteste, da ultimo quelle di Taranto, Ragusa, Agrigento e Catania;
sotto il profilo fiscale l'attuale sistema risulta caratterizzato da troppi «trattamenti a termine», con disposizioni che vengono rinnovate di volta in volta (aliquota irap all'1,9 per cento; forfetizzazione iva estesa a tutti gli imprenditori agricoli a prescindere dal reddito; riduzione dell'accisa sul gasolio utilizzato nelle serre; agevolazione sull'imposta di registro per gli acquisti di terreni agricoli);
l'incertezza determinata dalle proroghe si ripercuote sui progetti aziendali e i relativi oneri restano alti, anche in rapporto ad agricolture strutturalmente più forti;
il costo del credito in agricoltura è tra i più alti applicati alle attività produttive: tasso dal 4,49 per cento rispetto al dato medio del 4,19 per cento (operazioni oltre i cinque anni). I tassi di interesse più alti sono quelli applicati alle aziende agricole familiari localizzate nell'Italia insulare e meridionale (rispettivamente 5,52 per cento e 5,64 per cento);
nel 2004 le esportazioni dei prodotti dell'agricoltura dall'Italia verso il mondo sono diminuite del 12,2 per cento. Il deficit della bilancia commerciale agricola è aumentato del 7 per cento. Rispetto al 2003 sono diminuite di quasi il 20 per cento le esportazioni di ortaggi e di uve da tavola, del 14 per cento la frutta;
il crollo dei prezzi all'origine per alcuni prodotti ortofrutticoli è stato il fenomeno più drammatico della campagna agraria 2004, con punte addirittura catastrofiche in alcune zone del meridione, dove non è stato raccolto il prodotto, in quanto i costi di raccolta erano superiori ai prezzi di vendita. Mediamente i prezzi all'origine delle produzioni agricole è calato, nel 2004 rispetto al 2003, del 4,7 per cento. Particolarmente vistosa è stata la diminuzione del prezzo degli ortaggi: -17,7 per cento, con punte del 19 per cento per i pomodori in serra, del 25 per cento per le zucchine in serra, del 41 per cento per i finocchi, del 51 per cento per il radicchio. Solo un terzo del valore al consumo dei prodotti dell'agricoltura consumati allo stato fresco va all'agricoltore. Più precisamente, il 27 per cento per gli ortaggi freschi ed il 34 per cento per la frutta fresca. Ben al di sotto della media si collocano i peperoni (16 per cento), il radicchio (11 per cento), le carote (9 per cento), i kiwi (17 per cento). Mediamente, fatto uguale a 100 il prezzo al consumo di un ortaggio fresco collocato in un mercato a 200 chilometri dall'origine, il valore si ripartisce per il 27 per cento all'agricoltore, per il 17 per cento ciascuno al costo del trasporto e altri costi logistici, per il 30 per cento agli altri operatori della filiera, per il 9 per cento alle spese di imballaggio. Questo squilibrio si ingrandisce man mano che aumentano le distanze tra zona di produzione e mercato al consumo. Le cause sono molteplici: troppi passaggi (mediamente dai 6 agli 8), carenza di infrastrutture, assenza di piattaforme logistiche adeguate, debolezza delle organizzazioni di produttori, assenza o scarsa valorizzazione dei marchi locali;
i costi contributivi in Italia (34,5 per cento circa) sono insopportabili, sia in rapporto al numero di giornate lavorative necessarie per le colture meridionali (specialmente per l'ortofrutta), sia in rapporto ai Paesi concorrenti, Spagna (29,10 per cento),
Portogallo (21,50 per cento), Grecia; in questo quadro risulta, peraltro, inderogabile un processo di modernizzazione del sistema contributivo e delle tutele nel settore agricolo, che il tavolo costituito ormai più di due anni fa presso il ministero del lavoro e delle politiche sociali è ben lungi dall'avere affrontato in termini concreti;
la Camera dei deputati ha approvato un ordine del giorno dell'opposizione che impegna il Governo a commisurare il costo contributivo sulla media di quello europeo, abbattendolo del 50 per cento nelle zone ad obiettivo 1;
non meno gravi sono la crisi e la sofferenza dell'agricoltura di montagna e della zootecnia, in un Meridione che ha dovuto cedere gran parte delle proprie quote di produzione del latte, senza ottenere alcuna attenzione per il rilancio di una zootecnia da carne di qualità (i piani di riconversione previsti dalla legge n. 119 del 2003 di riforma di regime delle quote latte non sono mai decollati);
la manutenzione del territorio, specialmente nelle zone interne ed in presenza di calamità sempre più frequenti, che avrebbe potuto impegnare le aziende agricole a servizio della collettività e costituire un'utile integrazione di reddito, non ha avuto alcuna attenzione da parte del Governo;
lo spazio rurale e la qualità della vita di chi ci abita hanno subito un ulteriore indebolimento, con la soppressione di servizi essenziali, quali scuole, uffici postali, servizi sanitari, rendendoli sempre più marginali;
gli stessi processi negativi si sono registrati nel settore della pesca a partire dalle regioni meridionali, dove si concentra la maggior parte della flotta del nostro Paese, in cui il numero degli occupati si è ridotto dai 38.237 del 2000 a 29.598 nel 2003;
la Commissione europea ha trasmesso al Consiglio una comunicazione relativa alla gestione dei rischi e delle crisi nel settore agricolo, che, alla luce della nuova politica agricola comune e del processo di liberalizzazione degli scambi (che rende gli agricoltori europei sempre più esposti alla concorrenza ed alle fluttuazioni dei prezzi agricoli), propone misure supplementari alla stessa politica agricola comune per sostenere gli agricoltori nella gestione dei rischi e delle crisi;
per la pesca si registra una sempre più marcata precarietà delle microeconomie locali, tipiche di tante marinerie meridionali, nonché una crisi legata all'incertezza del quadro legislativo e fiscale di riferimento, appesantito dal vertiginoso aumento del costo del gasolio (lo stesso tentativo di risposta, fornito con la possibilità di proporre in chiave normativa una riconversione degli addetti mediante l'uso della «ferrettara», si è rivelato insufficiente a frenare l'emorragia di reddito e di occupazione);
a sostenere in sede di Consiglio europeo l'introduzione di misure supplementari alla politica agricola comune tese a sostenere gli agricoltori europei nella gestione dei rischi di crisi;
ad adottare urgenti iniziative per valorizzare un patrimonio agricolo italiano come quello del Mezzogiorno non delocalizzabile e, quindi, l'intero processo della filiera agroalimentare, a partire dal prodotto agricolo e ittico, destinando adeguate risorse finanziarie per lo sviluppo di politiche agricole in grado di dare certezze alle imprese;
ad adottare iniziative, anche normative, volte a:
a) realizzare una riforma fiscale che possa sostenere la competitività delle imprese, in particolare generalizzando il regime forfetario iva e razionalizzando la base imponibile irap;
b) allineare i costi contributivi alla media europea, riducendoli del 50 per cento nelle zone dell'obiettivo 1;
c) abbattere i costi di produzione, con particolare riferimento a quelli energetici (anche mediante l'abbattimento delle accise sul gasolio), del credito, assicurativi e di sistema, derivanti da un eccessivo carico burocratico;
d) affrontare il problema della situazione debitoria delle aziende agricole in crisi, anche per il ripetersi delle calamità naturali, con interventi mirati alla ristrutturazione delle imprese in difficoltà, consentendo la sospensione delle rate in scadenza e la concessione di contributi sugli interessi dei mutui contratti per il consolidamento delle passività;
e) facilitare la realizzazione di condizioni più sostenibili di indebitamento, passando dal credito a breve a quello a medio-lungo termine, anche attraverso lo sviluppo dei consorzi, fidi e l'utilizzo di fondi pubblici di garanzia;
f) prevedere specifici piani di settore, prioritariamente per l'ortofrutta e la serricoltura, finalizzati all'innovazione produttiva e tecnologica, necessarie per sostenere le produzioni sui mercati nazionali ed internazionali;
g) introdurre più efficaci misure di tutela e promozione del made in Italy, per favorire la commercializzazione nel mercato globale dei prodotti agroalimentari italiani;
h) prevedere, per le imprese agricole colpite da calamità naturali o emergenze fitosanitarie, un'estensione a quindici anni della rateizzazione dei debiti dovuti all'Inps, in modo che le somme da restituire non pesino insopportabilmente sui redditi (da tempo esposti a livelli di criticità); prevedere, altresì, la sospensione dei versamenti tributari e contributivi relativi all'anno 2005 per le imprese colpite dalla crisi di mercato;
i) favorire forme di concentrazione dell'offerta, di aggregazione tra produttori agricoli e di organizzazione delle filiere agroalimentari, anche attraverso l'incentivo, all'utilizzo dello strumento cooperativo, al fine di garantire una migliore commercializzazione dei prodotti a partire da un'adeguata remunerazione dei prezzi all'origine e la più evidente trasparenza possibile nella formazione del prezzo finale, anche attraverso l'indicazione al banco del prezzo all'origine e intermedio e l'obbligo per la grande distribuzione organizzata (gdo) di dedicare uno spazio sui banchi dei supermercati all'esposizione di prodotti locali;
l) sostenere con decisione ed efficacia progetti di ricerca pubblica e privata sui prodotti e sui mercati, al fine di interpretare gli orientamenti dei consumatori e di indirizzare conseguentemente le produzioni;
m) realizzare un piano di infrastrutture logistiche finalizzate a rendere più efficaci e meno costose le modalità di trasporto dei prodotti agroalimentari, in particolare freschi e deperibili, verso i mercati del Nord;
n) rilanciare i «quartieri fieristici» del Mezzogiorno, prioritariamente Napoli e Bari, al fine di riposizionare il Sud d'Italia al centro delle iniziative euro-mediterranee, valorizzando la presenza delle produzioni agricole e agroalimentari;
o) individuare adeguate risorse per il miglioramento della qualità delle produzioni meridionali e la loro promozione all'estero;
p) attivare i controlli più efficaci e tempestivi sui prodotti agricoli importati, al fine di garantire la sicurezza alimentare per tutti i cittadini;
q) rilanciare l'agricoltura di montagna, con particolare riferimento alla zootecnia appenninica per la produzione di carni di qualità;
r) prevedere la predisposizione di un piano di manutenzione delle aree montane e collinari per la prevenzione dei dissesti che prevedano l'impiego delle aziende agricole locali;
s) prevedere interventi specifici per combattere l'indebolimento delle aree rurali, con speciale riferimento ai servizi civili essenziali e alla lotta alla criminalità;
t) rifinanziare la legge per i giovani in agricoltura per destinare risorse specifiche al ricambio generazionale in agricoltura;
ad adottare, per il settore della pesca, iniziative, anche normative, volte a:
a) armonizzare la normativa italiana sull'uso della «ferrettara» alla norma comunitaria;
b) stabilizzare il regime di proroghe contenute nella legge finanziaria per il 2005 (legge n. 311 del 2004) e il regime fiscale cooperativo e consortile con provvedimenti legislativi poliennali;
c) risolvere in via definitiva il problema dell'applicazione del canone ricognitorio alle attività di pesca, acquicoltura e marinocoltura;
d) avviare una riforma fiscale del settore che assuma la tonnage tax come sistema di riferimento del settore;
e) promuovere e rafforzare i sistemi di autogestione e di sviluppo della cooperazione;
f) rafforzare il ruolo della ricerca, promuovendo la creazione di un centro comunitario per la ricerca sull'ambiente marino nel Mediterraneo;
g) operare in sede europea al fine di armonizzare la politica dei prezzi, a partite dal gasolio;
h) rafforzare la cooperazione e l'integrazione delle normative europee e dei Paesi rivieraschi per il Mediterraneo;
i) proporre un nuovo piano triennale in grado di far uscire il settore dalla continua incertezza in cui si trova.
(1-00433)
«Violante, Castagnetti, Boato, Giordano, Sgobio, Cusumano, Intini, Zanella, Mazzuca Poggiolini, Rava, Marcora, Franci, De Mita, Pecoraro Scanio, Mastella, Borrelli, Oliverio, Preda, Rossiello, Sandi, Sedioli, Stramaccioni, Fusillo, Monaco, Ria, Ruggieri, Albertini, Dorina Bianchi, Potenza, Adduce, Annunziata, Roberto Barbieri, Enzo Bianco, Gerardo Bianco, Boccia, Bonito, Bova, Burtone, Cabras, Caldarola, Carboni, Cardinale, Carra, Cennamo, Chiaromonte, Cialente, Crisci, D'Antoni, De Franciscis, De Luca, Alberta De Simone, Titti De Simone, Di Gioia, Diana, Finocchiaro, Fioroni, Folena, Gambale, Iannuccilli, Iannuzzi, Ladu, Lettieri, Santino Adamo Loddo, Tonino Loddo, Loiero, Lolli, Lumia, Luongo, Maccanico, Mancini, Marini, Mariotti, Marone, Mattarella, Maurandi, Meduri, Minniti, Molinari, Oricchio, Ostillio, Pappaterra, Parisi, Luigi Pepe, Petrella, Pettinari, Piglionica, Piscitello, Pisicchio, Ranieri, Nicola Rossi, Rotundo, Russo Spena, Ruta, Sasso, Siniscalchi, Sinisi, Soro, Squeglia, Tanoni, Tuccillo, Vendola, Villari, Camo».
(14 marzo 2005)
La Camera,
premesso che:
il settore agroalimentare rappresenta un elemento fondamentale della struttura economico-produttiva del nostro Paese e, in particolare, delle regioni meridionali;
la nostra agricoltura, pur avendo avuto notevoli benefici dalle politiche agricole comunitarie, non ha potuto sfruttare a fondo tutte le opportunità derivanti anche dalla posizione geografica, sia perché nella fase di avvio della Comunità
e dell'Unione Europea gli interessi delle produzioni mediterranee non sono stati adeguatamente tutelati dai Governi e, in particolare, dai Ministri dell'agricoltura della prima Repubblica, sia perché sono stati consentiti degli accordi commerciali con i Paesi mediterranei posti al di fuori dell'Unione europea, che spesso hanno danneggiato le produzioni tipiche dell'agricoltura meridionale;
grazie all'azione dell'attuale Governo questa situazione é stata, mediante durissime trattative, parzialmente corretta, come nel caso emblematico delle quote-latte, che tanto hanno ingiustamente penalizzato i produttori italiani;
le strozzature e le insufficienze nel sistema dei trasporti fra Sud e Nord d'Italia rendono tuttora poco agevole e costosa la commercializzazione dei prodotti agricoli delle regioni meridionali nei ricchi mercati del centro e del nord Europa; questo a causa dei ritardi decennali nella realizzazione delle strutture stradali, ferroviarie, portuali ed aeroportuali, cui il Governo in carica sta ponendo riparo con il programma delle grandi opere;
restano tuttora sensibili le inefficienze del sistema di commercializzazione dei prodotti agricoli, che determinano un allargamento eccessivo della forbice tra prezzi alla produzione e prezzi al consumo, il che penalizza da un lato i produttori e dall'altro i consumatori finali;
l'allargamento dell'Unione europea pone problemi di concorrenza a molti prodotti tipici dell'agricoltura italiana, cui occorrerà far fronte;
a continuare nell'azione di sostegno in ambito europeo degli interessi specifici dell'agricoltura italiana e, in particolare, delle produzioni agricole mediterranee, che per troppo tempo sono state penalizzate nell'ambito della politica agricola comunitaria;
a proseguire, in ambito comunitario, l'azione di tutela dei prodotti agricoli ed agroalimentari tipici e di qualità, che costituiscono la parte più remunerativa e più promettente della nostra produzione agroalimentare;
ad attivarsi per evitare che la nostra agricoltura, già in passato sacrificata, sia chiamata a pagare un prezzo per l'allargamento dell'Unione europea e per gli accordi commerciali con i Paesi extra-comunitari;
a proseguire nell'azione, peraltro già intrapresa, di sostegno alle attività, agricole ed in quelle di commercializzazione e trasformazione dei prodotti agricoli e della pesca;
ad intervenire per migliorare l'efficienza della filiera commerciale dei prodotti agricoli e della pesca, al fine di contenere i costi di intermediazione commerciale, per meglio garantire i redditi dei produttori primari ed il potere d'acquisto dei consumatori finali;
a proseguire nell'opera di potenziamento delle infrastrutture di trasporto, accelerando il programma delle grandi opere previste dalla cosiddetta «legge obiettivo», al fine di rendere più agevole e meno onerosa la commercializzazione dei prodotti dell'agricoltura meridionale in direzione dei mercati del Nord d'Italia e dell'Europa centrale e settentrionale;
a portare avanti con rinnovato impegno l'azione per il potenziamento delle opere irrigue nel Mezzogiorno e nelle Isole, come strumento essenziale per incrementare la produttività dell'agricoltura meridionale, che deve costituire un elemento trainante per lo sviluppo economico complessivo del Sud d'Italia.
(1-00439)
«Antonio Leone, de Ghislanzoni Cardoli, Misuraca, Collavini, Fratta Pasini, Grimaldi, Jacini, Marinello, Masini, Ricciuti, Romele, Scaltritti, Zama».
(7 aprile 2005)
La Camera,
premesso che:
l'economia delle regioni meridionali è fortemente caratterizzata dal rilevante apporto del comparto agroalimentare, la cui produzione è altamente qualificata per la qualità dei prodotti;
nei decenni trascorsi il nostro Paese ha certamente goduto dei benefici derivanti dalla politica agricola comunitaria, ma, nel contempo, è stata penalizzata dalla carente visione di una politica agricola priva di organicità e di una visione strategica, che mirasse alla valorizzazione delle opportunità che le produzioni tipiche dell'agricoltura meridionale offrivano sui mercati dell'Europa continentale;
soprattutto nei decenni scorsi, fino all'avvento dell'attuale Governo di centrodestra, è stata penalizzata la politica delle infrastrutture e del contenimento dei costi in agricoltura, che non ha potuto beneficiare, appunto, di un intervento organico e strategicamente finalizzato allo sviluppo, in un contesto di globalizzazione dei mercati che già si delineava;
l'agricoltura meridionale, soprattutto, è stata penalizzata dall'arretrato sistema di trasporti tra il Sud e il Nord Italia e l'Europa continentale e tale insufficienza ha inciso pesantemente sui costi e sulla commercializzazione dei prodotti agricoli del Sud. È appena il caso di ricordare che solo il Governo in carica sta intervenendo efficacemente sul sistema dei trasporti con il programma di grandi opere, che apporterà, certamente, benefici all'agricoltura meridionale;
la politica agricola dell'attuale Governo si sta caratterizzando per la sua discontinuità con la politica agricola del passato, che adottava un'incomprensibile remissività nei confronti della politica agricola comunitaria, estremamente penalizzante nei confronti dell'agricoltura mediterranea, i cui effetti negativi sono oggi sotto gli occhi di tutti. Il Governo in carica, a differenza del passato, sta caratterizzando la propria politica agricola con una chiara ed organica progettualità innovativa, approntando strumenti legislativi da lungo tempo invocati e mai realizzati, che dispiegheranno nel futuro i loro effetti positivi, contribuendo a modernizzare l'agricoltura italiana e meridionale in particolare. La cosiddetta «legge di orientamento», ad esempio, ha opportunamente concesso ampie deleghe al Governo che le sta esercitando, sotto il controllo del Parlamento, dando vita ad un'autentica «rivoluzione» nelle politiche agricole. La Commissione agricoltura della Camera dei deputati è impegnata nell'elaborazione dei pareri sui decreti legislativi approntati dal Governo su tre aspetti fondamentali, quali: 1) la modernizzazione dei settori dell'agricoltura e delle foreste; 2) la modernizzazione del settore pesca e acquacoltura; 3) la regolazione dei mercati. Da tali provvedimenti non potranno che scaturire effetti positivi per l'agricoltura meridionale in specie;
a proseguire ed accelerare l'azione di sostegno alle attività agricole, favorendo la commercializzazione e la trasformazione dei prodotti, intervenendo, altresì, per una maggiore efficacia nella filiera commerciale dei prodotti agricoli, con l'obiettivo di controllare e contenere i costi esosi dell'intermediazione, al fine di garantire più equi e maggiori redditi ai produttori ed assicurare ai consumatori derrate alimentari a prezzi contenuti;
a continuare nella meritoria politica di potenziamento delle infrastrutture e di trasporto, con particolare riguardo al programma delle grandi opere della cosiddetta «legge obiettivo», che dovranno essere accelerate per contribuire al contenimento dei costi della commercializzazione dei prodotti agricoli meridionali;
a rinnovare l'impegno per il potenziamento delle opere irrigue, soprattutto nelle regioni meridionali, al fine di aumentare la produttività di tale agricoltura,
che, come già detto, costituisce un essenziale elemento portante di tutta la struttura economica del Meridione.
(1-00440)
«La Russa, Losurdo, Patarino, Franz, La Grua, Bellotti, Catanoso, Villani Miglietta, Briguglio, Lisi, Cardiello, Caruso, Cirielli, Coronella, Cristaldi, Gallo, Geraci, Lamorte, Lo Presti, Angela Napoli, Nespoli, Onnis, Paolone, Antonio Pepe, Porcu, Riccio, Taglialatela, Trantino, Zaccheo».
(11 aprile 2005)
La Camera,
premesso che:
dalla metà degli anni ottanta le dinamiche dello sviluppo socio-economico a livello mondiale sono state, principalmente, influenzate dal crescente aumento del grado di interdipendenza tra Paesi e, più in generale, tra sistemi sociali ed economici diversi;
da tale processo, comunemente noto con il termine di globalizzazione, non è rimasta esclusa l'agricoltura, che è stata costretta a calarsi in prospettive progressivamente sempre più complesse, caratterizzate da crescente competitività e da sempre minori garanzie;
in questo quadro, che per quanto riguarda le politiche economiche è sempre più pesantemente condizionato dalle scelte adottate nelle sedi internazionali e, in specie, dalle decisioni assunte in sede di Organizzazione mondiale del commercio, è maturata, nel corso degli anni, una forte e decisiva spinta al ridimensionamento dell'intervento pubblico a sostegno all'agricoltura;
sulla spinta dei forti condizionamenti provenienti, in primo luogo, dall'andamento dei negoziati multilaterali sul commercio, la politica agricola comunitaria, dal 1992 al 2003, ha vissuto tre successive riforme che ne hanno letteralmente stravolto l'originario assetto, trasformandola da politica dai contenuti chiaramente protezionistici in politica ove è stato definitivamente abbandonata ogni forma di sostegno ai prezzi ed alle produzioni e dove le uniche forme di intervento ammesse sono i regimi di aiuto al reddito degli agricoltori;
la nuova politica agricola comunitaria, la cui applicazione è oramai imminente, prevede che la concessione degli aiuti al reddito degli agricoltori avvenga a prescindere dalle loro scelte produttive e, quindi, anche qualora essi decidano di non produrre, purché si impegnino a rispettare alcune norme minime in materia di rispetto ambientale;
una trasformazione così radicale della principale fonte di sostegno all'agricoltura - rappresentata, come è noto, dall'intervento comunitario - avrà, in molti casi, l'effetto di porre gli imprenditori agricoli di fronte alla difficile scelta di continuare la loro attività oppure di cessare la produzione, limitandosi a svolgere quelle pratiche colturali minime, necessarie a procedere, comunque, all'incasso dei premi comunitari;
tra le numerose forme di agricoltura presenti in Italia, nessuna può essere certa di essere competitiva su di un mercato aperto a livello mondiale, dove il grado di competitività lo si misura, in primo luogo, in riferimento ai costi di produzione;
in un quadro generale, oramai definito dalle prospettive della globalizzazione, la nostra agricoltura non può avere realistiche possibilità di sviluppo, se non puntando sul consolidamento dei vantaggi comparati, sui quali può già oggi contare, e, quindi, sulla valorizzazione delle sue peculiarità produttive;
negli ultimi anni l'agricoltura italiana, complice anche l'evoluzione della politica agricola comunitaria, ha manifestato un'evidente tendenza a regolare il suo sviluppo in funzione di modelli chiaramente
orientati verso la qualità dei prodotti e la sostenibilità ambientale dei processi produttivi. Non a caso la nostra agricoltura può vantare il primato, a livello europeo, per alcuni importanti indicatori, quali il numero di prodotti a denominazione di origine, il numero di imprese e di ettari interessati alle produzioni biologiche, il livello di consumo di input chimici, che è il più basso fra tutti Paesi avanzati;
la territorialità delle produzioni, la loro qualità e salubrità e, quindi, il rispetto dei valori della tradizione alimentare e dell'ambiente rappresentano non solo importanti requisiti utilizzabili ai fini della valorizzazione delle produzioni agricole, ma anche gli elementi cui il consumatore presta maggiore attenzione, ai fini dei propri acquisti;
ad individuare, in accordo con le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, gli obiettivi strategici in base ai quali mettere a punto ed attuare una politica di valorizzazione delle peculiarità produttive ambientali e sociali dell'agricoltura italiana, affinché essa possa orientare il proprio sviluppo in modo coerente rispetto sia alle sue caratteristiche, sia alle esigenze ed alle aspettative dei cittadini;
a far rientrare le politiche di sostegno all'agricoltura nel più generale quadro delle politiche economiche nazionali in modo integrato, organico e, laddove è possibile e necessario, complementare con gli interventi destinati alle restanti parti del sistema economico e sociale;
ad attuare un'attenta verifica di adeguatezza degli attuali strumenti di politica agraria nazionale in rapporto al mutato scenario comunitario ed internazionale, così come va delineandosi a seguito della recente riforma della politica agricola comunitaria e dell'andamento dei negoziati multilaterali sul commercio;
ad attivarsi per riformare il sistema delle agevolazioni fiscali e previdenziali in base a modelli innovativi, non più fondati su forme di distribuzione orizzontale degli aiuti, bensì sulla concessione di agevolazioni mirate in funzione degli obiettivi di politica agraria che, in intesa con le regioni, si intenderanno perseguire.
(1-00442) «Vascon, Cè».
(12 aprile 2005)