Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 604 del 17/3/2005
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CONSIDERAZIONI INTEGRATIVE DELL'INTERVENTO DEL DEPUTATO LUANA ZANELLA IN SEDE DI DISCUSSIONE SULLE LINEE GENERALI DEL TESTO UNIFICATO DELLE PROPOSTE DI LEGGE N. 27 ED ABBINATE

LUANA ZANELLA. Il tentativo di ripristinare il diritto di caccia contenuto nel


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Testo unico del 1939, corrispondente ad un contesto socio-economico e culturale completamente diverso, già superato dalla vecchia legge n. 968. Perfino l'Arcicaccia ha sottolineato quanto questo testo ignori i problemi essenziali della gestione faunistica così differenziata sul territorio nazionale. Risultati molto positivi si rilevano, ove funziona e migliora la conduzione degli ATC, ma in parte significativa , la legge vigente è rimasta lettera morta.
E allora sarebbe importante, anzi fondamentale incentivare il volontariato per le attività svolte presso gli ATC, prevedere incentivi fiscali per le aziende agricole che partecipino ai piani di recupero ambientale e degli habitat e alla ricostruzione del patrimonio faunistico, introdurre indici di impatto sulla fauna per tutte le opere insistenti sul territorio agro-silvo-pastorale, promuovere la collaborazione delle aziende agricole per le colture a perdere destinate al mantenimento della fauna, potenziare le funzioni degli ambiti territoriali di caccia e dei comprensori alpini, potenziare e articolare l'INFS, favorire la formazione di esperti. La proposta di legge presenta tali esasperazioni normative da rappresentare un vero e proprio pericolo per la conservazione e l'oculata gestione del patrimonio faunistico: possibilità di sparare agli acquatici al buio, sino ad un'ora dopo il tramonto e di inseguire le anatre in mare con il motoscafo sino a 18 chilometri orari; annullamento dei controlli sui richiami vivi di cattura detenuti in piccole gabbie, con la proposta di abrogazione dell'obbligo dell'anello identificativo apposto negli impianti di cattura e rischio di crescita del commercio illecito; abrogazione dell'opzione di caccia in via esclusiva, che oggi obbliga alla scelta tra caccia vagante in zona Alpi, caccia da appostamento fisso con richiami vivi, caccia nelle altre forme ammesse; apertura della caccia in tutte le foreste demaniali statali e regionali; l'ambito territoriale di caccia (ATC) unico provinciale o regionale. L'ATC o il comprensorio alpino a dimensione provinciale è la negazione stessa del concetto di ambito.
Il documento orientativo in relazione ai criteri di omogeneità e congruenza per la pianificazione faunistico-venatoria, redatto dall'INFS ai sensi di legge, indicava di istituire ATC non più grandi di 10-15mila ettari (è rimasto lettera morta e l'articolo 10 della legge n. 157 disapplicato.
Gravissima la proposta di autorizzare l'accesso dei cacciatori in ambiti di caccia di altre regioni e di togliere ogni vincolo all'accesso in altri ATC durante la caccia ai migratori, inaugurando, contro i pareri dell'INFS e le sentenze della Corte costituzionale (n. 4 del 2000), il nomadismo venatorio, quando il legame del cacciatore con il territorio è alla base della gestione programmata della caccia e al miglioramento ambientale.
L'Italia è l'unico paese europeo che, in forza dell'articolo 842, che i Verdi hanno proposto di abrogare in più occasioni, impedisce al proprietario di un fondo di precludere l'accesso del cacciatore sul proprio terreno, obbligandolo a sostenere oneri per la recinzione, assoggettandosi ad un iter burocratico lunghissimo per ottenere il riconoscimento di fondo chiuso a fini venatori, condizionato al fatto che la percentuale stabilita di territorio agro-silvo-pastorale a divieto di caccia non sia già stata superata.
L'articolo 14 del testo, modificando l'articolo 26 della legge n. 157 del 1992, capovolge il principio del risarcimento dei danni provocati dalla fauna selvatica, escludendo quelli provocati dalla fauna «non cacciabile». Il che può comportare, oltre alla evidente penalizzazione degli agricoltori, la crescita di abbattimenti incontrollati e illegali di esemplari di specie protette.
Oltre a ciò, si reintroducono l'abbattimento tutto l'anno nelle zone di addestramento dei cani, l'utilizzo della munizione spezzata, pallettoni, per la caccia al cinghiale, il «controllo» su tutta la fauna tutto l'anno e anche di notte. Inoltre alcuni emendamenti presentati dal relatore vanno nella direzione di ulteriore deregulation e aumento di possibilità di bracconaggio: l'aumento del tipo di calibri per carabina ammessa e mancanza di


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limitazione al numero di colpi nella carabina (in violazione della direttiva Habitat e della Convenzione di Berna, ulteriore dilatazione della giornata di caccia, due ore prima dell'alba e due dopo il tramonto, per non si capisce bene quali attività preparatorie, ulteriore liberalizzazione caccia da natante, con o senza motore, depenalizzazione caccia in periodo di divieto generale).
Non è presente nel testo alcun riferimento all'AEWA (African Eurasian Waterbirds Agreement) accordo sottoscritto da paesi di tutto il mondo, compresa l'Italia, che comporta misure di tutela per le zone umide e l'avifauna migratrice, tra cui il bando entro l'anno duemila dei pallini di piombo nelle armi da caccia. L'effetto collaterale della caccia è l'inquinamento dei terreni e delle acque con 15/20 mila tonnellate di piombo ogni anno. Ogni anno milioni di uccelli selvatici muoiono a causa del saturnismo, dell'avvelenamento delle acque da piombo; non è stata nemmeno accettata la nostra proposta di prevedere il divieto di cartucce non biodegradabili.
Anche rispetto al problema del ripopolamento, il testo non prevede di porre fine a questa pratica di inquinamento genetico, a discapito della biodiversità e di introduzione nel nostro territorio di fauna non autoctona portatrice di malattie anche trasmissibili all'uomo, si pensi alla tularemia delle lepri.
Noi Verdi chiediamo, in conclusione, che ci si ravveda e che questo indecoroso ed inaccettabile testo venga ritirato definitivamente.

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