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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Emerenzio Barbieri. Ne ha facoltà.
EMERENZIO BARBIERI. Signor Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo della mia dichiarazione di voto finale.
PRESIDENTE. Onorevole Emerenzio Barbieri, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO. Signor Presidente, la differenza tra me e lei, collega Emerenzio Barbieri, è che lei fa parte della maggioranza. Ritengo che noi dobbiamo dire qualcosa.
Mi lasci dire, Presidente, che forse sugli ordini del giorno sarebbe potuta emergere qualche posizione diversa, ma lei ha riassunto in termini sicuramente lodevoli ma, forse, un po' rapidi.
Intendiamo dichiarare il nostro dissenso su questo decreto-legge in maniera netta, dissenso facilmente comprensibile anche dall'evoluzione che ha avuto il dibattito.
Si tratta di un decreto-legge che, già per sua natura e per volontà esplicita del Governo, contiene una accozzaglia di tante materie disomogenee: si passa dai beni e le attività culturali alle grandi opere strategiche, alla mobilità dei dipendenti pubblici, alla semplificazione delle imposte e degli adempimenti relativi ai bolli e alle concessioni, per poi arrivare al nocciolo della questione, cioè ad un notevole aumento della pressione fiscale realizzato tramite l'imposizione di bolli, di numerose sovrattasse e adempimenti dovuti dai nostri concittadini.
La discussione svoltasi alla Camera e al Senato non ha fatto che peggiorare questo provvedimento, in quanto sono state aggiunte altre norme «confusionarie», il cui esame è stato reso difficile anche in quest'aula, nonostante la buona volontà - ritengo di doverlo dire - dei relatori e dei presidenti delle Commissioni. Si è arrivati infine ad un testo che non corrisponde certo alle esigenze di competitività del paese, tema di cui tutti si riempiono la bocca, salvo poi presentare con difficoltà norme utili alle esigenze dei cittadini e delle imprese.
Concludo auspicando, come ha detto anche il Presidente della Camera, che ciò che è accaduto per questo provvedimento non si ripeta anche in relazione a quello in tema di competitività.
Credo che le premesse per riprendere lo stesso modo di lavorare ci siano tutte, e cioè che il Governo e la maggioranza blindino il testo rispetto alle loro stesse richieste; auspico invece che si dia spazio ad un dibattito serio nei confronti dell'opposizione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grignaffini. Ne ha facoltà.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Avverto la pressione che lei, Presidente, sta diffondendo nell'aula circa la rapidità con cui si dovrà procedere alle operazioni di voto finale, ma, di fronte a questa creatura mostruosa, il diritto di esprimere almeno il nostro pensiero ce lo deve lasciare.
Proverò quindi ad argomentare, anche se brevemente, le ragioni di grande dissenso dei Democratici di sinistra nei confronti di questo provvedimento.
Una creatura mostruosa - un alien - un vero e proprio corpo estraneo ad ogni concetto di buona legislazione e di buongoverno. E ciò riguarda le materie - 103 è stato qui ricordato - che sono state introdotte in questo provvedimento senza nessuna necessità di urgenza, così come invece richiede esplicitamente la legislazione in materia di decreti-legge.
Il metodo affastellato con stratificazioni successive, con aggiunte, correzioni, impossibilità di discutere, di riflettere e di argomentare con cui è stato portato avanti questo provvedimento non sono solo un incidente di percorso, ma ritengo esprimano bene la vostra - del Governo e della maggioranza - incapacità di legiferare e di governare. Penso davvero che questo provvedimento sia uno specchio e una prova
fedele della vostra incapacità di governare. Voi, infatti, continuate a complicare il quadro normativo, non avete un profilo di sistema, non vi ponete in una logica di orizzonte che abbia una sua continuità, ma continuate, con provvedimenti di urgenza, che tornano l'uno sull'altro, ad affastellare norme, provvedimenti e impegni di spesa che poi vengono disattesi nei provvedimenti successivi.
Questo provvedimento, è stato qui ricordato, ha al suo interno una vera e propria mina vagante: il famoso articolo 7. Un articolo che complessivamente aumenta le imposte indirette agli italiani per una cifra calcolata dagli uffici tecnici della Camera dei deputati intorno agli 800 milioni di euro per ogni anno ( 2005, 2006 e 2007). Dunque, attraverso imposte di registro, imposte sul registro delle imprese, sui conti correnti e sulle concessioni governative, voi, di fatto, con questo provvedimento introducete una nuova tassazione. Ma fate anche molto danno non solo nel metodo ma anche nella sostanza rispetto ai tre oggetti che costituivano l'origine fondante di questo provvedimento: l'università, la scuola e i beni culturali.
Sull'università avete provato maldestramente a risolvere, con decreto, la questione dello stato giuridico dei ricercatori. Questo noi ve lo abbiamo impedito, e la cosa ovviamente ci fa piacere. Voi, infatti, non siete riusciti a trovare le risorse per fare la cosa fondamentale, vale a dire adeguare lo stipendio dei ricercatori in entrata, che svolgono importanti funzioni di didattica e di ricerca, allo stipendio dei ricercatori confermati. Un atto di giustizia retributiva che non avete saputo cogliere, però siete riusciti a trovare le risorse per finanziare le università non statali, fuori da qualsiasi criterio di programmazione e di valutazione. Magari fosse stato possibile trasferire queste risorse all'università di Urbino o all'università cattolica, cioè ad università non statali che rientrano a pieno titolo nel sistema pubblico e che hanno dato nel tempo prova di grande radicamento culturale e scientifico!
Ci troviamo invece di fronte all'arbitrio totale circa la destinazione dei finanziamenti: il ministro sottrae risorse al Fondo per il finanziamento ordinario delle università e le destina alle università non statali a proprio piacimento!
Nella scuola avete fatto pasticci. Vi avevamo proposto la delegificazione delle graduatorie - misura che avrebbe portato un po' di certezza del diritto nel campo delle assunzioni dei precari - e vi avevamo indicato una possibilità per uscire con dignità dalla questione delle sanatorie riguardanti i presidi incaricati, ma non ci avete ascoltato.
Avete creato ulteriore confusione nel settore dei beni culturali ed avete pesantemente pasticciato sulla questione delle fondazioni lirico-sinfoniche, sottraendo risorse al Fondo unico dello spettacolo, non reperendo risorse aggiuntive e pensando di scaricare sui lavoratori delle predette fondazioni gli sprechi di cui queste si sono rese responsabili.
Insomma, il provvedimento in esame è un alien, un mostro a cui noi diciamo «no» (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
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