Allegato A
Seduta n. 604 del 17/3/2005


Pag. 107


MOZIONI CÈ ED ALTRI N. 1-00412, CIMA ED ALTRI N. 1-00411, BIONDI ED ALTRI N. 1-00430 E LANDI DI CHIAVENNA ED ALTRI N. 1-00435 SULL'EMBARGO EUROPEO ALLA VENDITA DEGLI ARMAMENTI VERSO LA CINA

(Sezione 1 - Mozioni)

La Camera,
premesso che:
dopo la sanguinosa repressione di piazza Tien An Men, nel 1989 i Paesi dell'Unione europea hanno deciso di interrompere ogni forma di cooperazione militare e di commercio di armi con la Cina, sulla base di evidenti violazioni dei diritti umani fondamentali da parte del Governo cinese, inaccettabili per un'Europa che riconosce come propri valori fondanti «il rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani»;
dal 1989 ad oggi, di fronte all'emergere di un'economia cinese espansiva ed aggressiva, l'atteggiamento di molti Paesi europei ha segnato una forte apertura verso Pechino;
alla crescita economica non si è accompagnato nessun significativo passo avanti sul piano dei diritti umani. Ad oggi, per Amnesty international, «la situazione dei diritti umani in Cina non è migliore che nel 1989». Secondo i dati diffusi dall'organizzazione, nel territorio cinese vengono eseguite 10 mila condanne a morte ogni anno, una pratica «endemica» della tortura, una durissima repressione dei dissidenti politici e delle minoranze religiose;
la delegazione governativa italiana, in visita a Pechino dal 5 al 9 dicembre 2004, ha garantito appoggio a Pechino in sede europea a favore della revoca dell'embargo, esprimendo una posizione che non era stata discussa né tantomeno avallata dal Parlamento italiano. La mutata posizione dei rappresentanti del Governo italiano a Pechino non trova ragionevole spiegazione in mancanza di garanzie concrete da parte cinese sul tema del rispetto dei diritti umani, non limitate alla sola sottoscrizione di convenzioni internazionali;
l'Unione europea, in apertura del settimo vertice annuale con la Cina l'8 dicembre 2004, non ha ritenuto ancora opportuna la revoca dell'embargo, ma è evidente l'esistenza di forti pressioni in tal senso da parte di Francia, Germania e ora anche dall'Italia;

impegna il Governo:

a non assumere iniziative a favore della revoca dell'embargo europeo alla vendita di armamenti verso la Cina, in assenza di adeguate e tangibili garanzie di una svolta radicale da parte del Governo cinese su tutto ciò che riguarda il rispetto e la tutela dei diritti umani, e ad investire il Parlamento di ogni nuova iniziativa in materia.
(1-00412)
«Cè, Bricolo, Rizzi, Rodeghiero, Guido Giuseppe Rossi, Polledri».
(16 dicembre 2004)

La Camera,
premesso che:
l'embargo dell'Unione europea sulle forniture di materiale militare alla Cina è in vigore da quindici anni, a seguito della


Pag. 108

repressione sanguinosa del movimento democratico, guidato soprattutto dalle proteste degli studenti universitari, che sfociò nella strage di piazza Tien An Men il 4 giugno 1989;
da oltre un anno la Cina preme per la rimozione dell'embargo, sostenuta anche da Francia, Germania e Italia, mentre altre nazioni, come Regno Unito ed Olanda, sono contrarie ad accogliere la richiesta;
in due diverse risoluzioni, la prima del 22 dicembre 2003 e l'ultima del 17 novembre 2004, il Parlamento europeo ha ritenuto opportuno mantenere tale misura, in attesa di «passi concreti» da parte della Cina sul fronte del rispetto dei diritti umani;
Amnesty international, in un documento presentato a Bruxelles, denuncia che la sanzione dei diritti umani in Cina presenta ancora un quadro drammatico: centinaia di migliaia di persone continuano ad essere arrestate in tutto il Paese in violazione dei fondamentali diritti umani, condanne a morte ed esecuzioni hanno luogo puntualmente al termine di processi irregolari, i maltrattamenti e le torture sono tuttora diffusi e sistematici, la libertà di espressione e di informazione resta fortemente limitata;
la Cina è il Paese in testa alla macabra classifica, con il maggior numero di esecuzioni capitali, superiore da solo alla somma di quelle eseguite nel resto del mondo;
nel corso del settimo vertice annuale Unione europea-Cina svoltosi all'Aja in Olanda dal 7 al 9 dicembre 2004, l'Unione europea ha confermato la propria volontà politica di continuare a lavorare a favore di una sospensione dell'embargo alla Cina, che sarà, però, possibile quando saranno operative nuove regole in materia di rispetto dei diritti umani e delle minoranze, ed ha ricordato ai cinesi che queste sono condizioni fondamentali, non solo per i Governi, ma anche per l'opinione pubblica europea;
all'Aja i cinesi hanno firmato la Convenzione Onu in materia di diritti civili, ma l'Europa continua ad essere preoccupata perché la Cina non ha ancora adeguato la legislazione nazionale per recepirla;
dal 6 al 9 dicembre 2004 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi si è recato in missione in Cina, accompagnato, oltre che dai Ministri degli affari esteri, delle attività produttive, dell'ambiente e della tutela del territorio e per i beni e le attività culturali, da una folta delegazione composta da oltre duecento imprenditori, rappresentanti di 19 tra le maggiori imprese del nostro Paese, e da quelli di cinque banche, a dimostrazione dell'enorme interesse economico-commerciale dell'Italia nei riguardi di un Paese che sta vivendo una straordinaria fase di sviluppo in rapida espansione;
è emerso in sede ufficiale che l'Italia guarda con favore all'abolizione dell'embargo sulle esportazioni di armi e lavora attivamente per renderla possibile;
è pronto per essere discusso in assemblea presso la Camera dei deputati, il disegno di legge Atto Camera n. 4811, già approvato in via preliminare dalla Commissione affari esteri e comunitari della Camera dei deputati, con il quale il Governo vuole ratificare un accordo con la Cina «nel campo della tecnologia e degli equipaggiamenti militari», che, tra l'altro, prevede non meglio specificate «acquisizioni e produzioni congiunte» di equipaggiamenti, riconoscendo gli «sforzi e successi della Cina in favore della pace e stabilità interna e in tutta l'area orientale»;
il disegno di legge n. 4811 ratifica un accordo bilaterale stipulato tra i ministeri della difesa di Italia e Cina nel 1999, a rinnovo di un primo accordo decennale del 1989, bloccato dai fatti di Tien An Men, che determinarono l'embargo dell'Unione europea sulle forniture di materiale militare a Pechino;

impegna il Governo:

in qualità di membro dell'Unione europea, ad adottare le opportune iniziative


Pag. 109

affinché i rapporti economico-commerciali con la Cina siano subordinati ad atti concreti verso il pieno rispetto dei diritti umani, richiedendo, in particolare, la sospensione della pena di morte;
a promuovere in ambito europeo azioni che permettano adeguati controlli e monitoraggi in Cina, affinché, alla firma della Convenzione Onu in materia di diritti civili e politici, segua un solerte e dettagliato adeguamento della sua legislazione nazionale.
(1-00411)
«Cima, Cento, Bulgarelli, Lion, Pecoraro Scanio, Zanella, Boato».
(15 dicembre 2004)

La Camera,
premesso che:
dal 1989 vige l'embargo dell'Unione europea sulle forniture di materiale militare alla Cina, introdotto a seguito della repressione del movimento di protesta degli studenti universitari, che sfociò nella strage di piazza Tien An Men;
di recente è stata ipotizzata, anche in sede ufficiale, una possibile apertura da parte dell'Italia verso l'abolizione dell'embargo;
nonostante le proteste internazionali e gli inviti internazionali, non si attenua nella Repubblica popolare cinese la repressione della libertà religiosa, d'opinione e di manifestazione del pensiero;
la tutela dei diritti umani in Cina è peggiorata nella seconda metà del 2004, dopo che il Governo di Pechino ha lanciato una dura offensiva contro gli attivisti religiosi e politici: risulta, infatti, che il Governo arresti chiunque esprime protesta;
il Governo cinese, ufficialmente agnostico, scoraggia qualsiasi pratica di carattere spirituale, al punto che in Cina è praticata una dura repressione delle minoranze religiose, dai tibetani agli uighuri e ai mongoli, ed anche del movimento Falun gong;
le manifestazioni del Falun gong vengono considerate le più importanti e partecipate dopo quella degli studenti del 1989. Questo preoccupa la leadership cinese, che non aveva previsto che un numero così rilevante di persone potesse riunirsi in così poco tempo nel cuore della capitale. A partire da quel momento il Falun gong fu dichiarato ufficialmente illegale in Cina, facendo partire una massiccia campagna governativa, volta alla repressione;
da allora, sono state molte le persone uccise sotto tortura e moltissime le persone arrestate e condannate a pene detentive; poi ancora, molte quelle costrette nei campi di lavoro e negli ospedali psichiatrici; inoltre, i libri del Falun gong sono bloccati in Cina, sebbene nessun adepto abbia usato metodi violenti di lotta;
la Corte suprema e la procura generale cinesi hanno emesso sentenze interpretative dei reati di omicidio e di sovversione che consentirebbero l'uso anche della pena di morte nei confronti dei seguaci del Falun gong;
la Cina, purtroppo, continua a praticare in misura massiccia la pena di morte, con migliaia di esecuzioni che contrastano con la coscienza giuridica più sentita;

impegna il Governo:

a porre, in sede di Unione europea, la questione del rispetto dei diritti umani al centro delle relazioni politiche ed economiche con la Repubblica popolare cinese, che debbono essere proseguite ma non a prezzo di inammissibili acquiescenze;
ad attivarsi affinché la questione della fine dell'embargo delle armi sia posta solo quando verranno introdotte dal Governo cinese vere riforme in materia di diritti civili e sulla moratoria della pena capitale;


Pag. 110


a cogliere l'occasione dell'importanza dello svolgimento dei giochi olimpici del 2008 in Cina per sollevare la questione dei diritti umani, a partire dalla sanzione estrema della pena di morte, che, non solo in Cina, contrasta con i principi universali dell'umanizzazione del diritto;
a far sì che anche la libertà di religione e di culto sia riconosciuta come un diritto.
(1-00430) «Biondi, Grillini, Nan, Boato».
(9 marzo 2005)

La Camera,
premesso che:
l'Unione europea stabilì l'embargo sulla vendita di armi alla Repubblica popolare cinese, all'indomani della sanguinosa repressione di piazza Tien An Men di Pechino, nel 1989;
tale embargo finora è rimasto in vigore perché non si è interrotta la repressione del Governo di Pechino nel campo dei diritti umani verso le minoranze etniche e religiose e ogni forma di dissenso politico, nonché per l'enorme numero di esecuzioni capitali;
la prospettata revoca del menzionato embargo continua a suscitare una vivissima contrarietà in molti Paesi asiatici, in primo luogo Giappone e Taiwan, e negli Stati Uniti, dove il Congresso ha approvato apposite risoluzioni, l'ultima delle quali il 1o febbraio 2005;
il Presidente degli Stati Uniti Bush, durante il vertice con l'Unione europea e la Nato il 22 febbraio 2005, ha reiterato la contrarietà del suo Governo alla revoca dell'embargo dell'Unione europea sulla vendita di armi alla Cina, in quanto tale revoca minerebbe gli equilibri strategici nell'Asia-Pacifico;
nella stessa occasione il nostro Presidente del Consiglio dei ministri Berlusconi ha sottolineato il fatto che le preoccupazioni espresse dagli Stati Uniti sono condivise da molti Paesi europei e il Presidente francese Chirac ha convenuto che l'eventuale revoca dell'embargo debba essere concordata con gli Stati Uniti;
anche il Parlamento europeo, il Bundestag tedesco e diversi Paesi del nord Europa hanno manifestato, con ripetute prese di posizione, contrarietà alla revoca dell'embargo;
a fronte dell'incoraggiante segnale di distensione rappresentato dai collegamenti aerei diretti, stabiliti in occasione del recente capodanno cinese, tra Pechino, Shangai e Canton con Taipei e Kaoshiung, sono seicento i missili installati sulla costa cinese e puntati contro Taiwan, mentre l'Assemblea del popolo a Pechino ha approvato il 14 marzo 2005 la legge cosiddetta «antiseparazione», che costituisce una base «legale» per l'intervento militare cinese a Taiwan;
questi elementi rappresentano un allarmante scenario per la stabilità e la pace nell'area dell'Asia-Pacifico, di cruciale importanza per l'economia mondiale, tanto da giustificare l'opportunità politica di confermare l'embargo della vendita alla Cina di armi, che potrebbero essere utilizzate sia a scopi diretti, sia per la commercializzazione a Paesi, ove sono ancora in essere violente persecuzioni tribali;

impegna il Governo:

ad attivarsi affinché la questione della fine dell'embargo delle armi alla Cina sia posta nell'agenda dell'Unione europea solo quando verranno introdotte, dal Governo cinese, vere riforme in materia di diritti civili e di rispetto dei Paesi vicini.
(1-00435)
«Landi di Chiavenna, Delmastro Delle Vedove, Meroi, Migliori, Ronchi, Garnero Santanché, Gianni Mancuso, Airaghi, Carrara, Coronella, Buontempo».
(15 marzo 2005)