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anche per la soppressione di alcuni indirizzi storici: 13 mila insegnanti in meno nell'organico;
venerdì 18 marzo 2005, insieme al pubblico impiego, si fermerà anche la scuola per due scioperi nazionali, decisi da Cgil, Cisl e Uil, il primo, e dai Cobas scuola, il secondo;
il rinnovo dei contratti dei docenti, l'assunzione dei precari, il rifiuto dei tagli agli organici e alla riforma Moratti sono le rivendicazioni principali di entrambi i fronti;
se le due piattaforme hanno anche posizioni ed obiettivi divergenti su alcuni aspetti, una è la preoccupazione generale: il disinteresse dell'attuale Governo per la scuola pubblica;
un dossier della Cgil scuola evidenzia che negli ultimi anni i fondi per la pubblica istruzione hanno subito un profondo ridimensionamento;
il piano programmatico del 2003 prevedeva 8.320 milioni di euro per un quinquennio, ma ad oggi di questi ne sono stati stanziati solo 465, l'unica voce che è aumentata dal 2001 (+120 milioni di euro) riguarda il personale, ma, come spiega il sindacato, il dato tiene conto del precedente rinnovo del contratto (finanziato in gran parte dal Governo precedente) e delle economie di sistema positive grazie ai tagli di personale;
ma gli altri capitoli della scuola pubblica hanno di che rammaricarsi: -44 per cento per il «funzionamento didattico e amministrativo», ossia tutta la spesa corrente come libri, bollette, manutenzione ed altro; -22 per cento per «formazione», la voce che incide sulla qualità del servizio; -35 per cento degli stipendi del personale supplente;
parallelamente a questi tagli alla scuola pubblica, la scuola privata ha goduto di un incremento di fondi statali pari al 53 per cento;
la mancanza di fondi va a colpire, ovviamente, anche i lavoratori, con pesantissimi tagli agli organici: se nella scuola d'infanzia ci sono state circa 500 assunzioni, nella primaria ora ci sono 4.100 insegnanti in meno e nella secondaria di primo grado ne sono spariti 5.000 in tre anni;
ma è nella scuola secondaria di secondo grado dove si sconta il maggior dazio,
dal decreto n. 128 del 2001 i tagli hanno interessato 30.000 lavoratori circa, fra cui 9.600 collaboratori scolastici;
una menzione a parte merita il sostegno agli alunni disabili: per loro le risorse sono scese dai 18 milioni di euro del 2001 agli 11 milioni del 2004, così che i tagli nel solo 2001 hanno toccato 3.236 insegnanti e, attualmente, il 40 per cento dei posti necessari è coperto da precari;
a tutto ciò si aggiunge il blocco delle assunzioni stabilito dalla legge finanziaria per il 2005;
pertanto, i motivi per scioperare non sono, per i sindacati, né pochi, né di poco conto -:
se non ritenga il Governo di dover modificare l'atteggiamento, secondo l'interrogante, di disinteresse fin qui manifestato nei confronti della scuola pubblica nella sua interezza e di attivarsi per impedire, come viene richiesto dall'intero mondo della scuola, la progressiva precarizzazione dei lavoratori.
(3-04341)
(15 marzo 2005)