Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 597 del 7/3/2005
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(Repliche dei relatori e del Governo - A.C. 5433)

PRESIDENTE. Prendo atto che il relatore per la maggioranza per la IV Commissione, onorevole Gamba, rinuncia alla replica.
Prendo atto altresì che anche i relatori di minoranza per la II e la IV Commissione rinunciano alla replica.
Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.

FRANCESCO BOSI, Sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, intervengo per replicare ad alcune delle più macroscopiche osservazioni rese in questo dibattito, non ultime anche quelle dell'onorevole Taormina, che non esagero a definire eccessivamente esasperate.


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In tal modo, si farebbe torto non solo all'intelligenza, ma anche alla professionalità e alla capacità giuridica di tutti coloro che hanno predisposto il testo in esame - che è stato esaminato e discusso in consessi scientifici di alto livello - e anche dell'altro ramo del Parlamento, che ce lo ha trasmesso.
Avendo avuto il privilegio di seguire il dibattito inerente il presente provvedimento anche al Senato, non ho mai sentito espressioni così esasperate o contrapposizioni così viscerali.
Ho preso atto di una dichiarazione resa dall'onorevole Ruzzante secondo il quale, per atti legislativi così importanti, si dovrebbe avere la possibilità di misurarsi con spirito costruttivo. Chiedo all'onorevole Ruzzante se abbia letto la relazione di accompagnamento dei relatori di minoranza, nella quale si afferma che questo testo è inemendabile. Sono stati dichiarati principi che sono totalmente contestati; peraltro, questi sì, di dubbia legittimità costituzionale. Infatti, affermare che non deve più esistere la magistratura militare è un'opinione rispettabilissima, ma contraria a quanto contenuto nella Costituzione. Dire che occorre eliminare il codice militare di guerra, come se in un paese civile avanzato non si dovesse contemplare l'esistenza di tale codice, mi pare inopportuno. Si può discutere quando e come applicarlo, ma non si può contestare, come ha fatto l'opposizione - e all'interno dell'opposizione annovero anche l'onorevole Taormina, non in quanto appartenente a tale schieramento politico, ma in quanto si oppone nel senso letterale del termine a questo testo -, l'esistenza della magistratura militare e di un codice militare di guerra!
Allora si dica che esiste una posizione così radicale, ma mi meraviglia che non sia stata espressa nell'altro ramo del Parlamento, come se non esistessero gruppi parlamentari analoghi a quelli presenti alla Camera.
Quindi, mi chiedo se invece non vi sia qualche elemento di irresponsabilità da parte di chi non dice che queste riforme vogliono migliorare quanto già esiste. Onorevole Taormina, qualora non si riformasse nulla e tutto rimanesse fermo, probabilmente esisterebbe un disagio ancora più grave di quello paventato in seguito all'approvazione del nuovo testo. In proposito, bisognerebbe trovare un accordo.
Personalmente ritengo che la politica sia l'arte e la capacità di adattare princìpi, ideali e valori alle situazioni concrete e contingenti. La politica non è il luogo delle astrazioni o delle discussioni accademiche e il Parlamento non è un forum in cui si disquisisce sui massimi sistemi giuridici. Al contrario, ritengo che bisognerebbe parlare in termini concreti, seri e chiari in maniera responsabile, perché stiamo trattando un argomento molto delicato come quello di determinare in quale sistema giuridico ci collochiamo e quale sistema giuridico andiamo a creare con la nuove norme. Non ho mai ascoltato fare questo tipo di comparazione né nelle relazioni di minoranza né durante gli interventi.
In fondo, tutti ritengono necessaria tale riforma. Infatti, come è stato ricordato dagli onorevoli Molinari e Ruzzante, ho ascoltato riecheggiare tale affermazione ogni qualvolta si è parlato dell'applicazione dei codici militari di guerra nel corso delle missioni su cui si è votato. Ebbene, non ha mai ascoltato levarsi voci che teorizzavano un'esigenza contraria. Nessuno lo ha mai fatto!
Allora diciamo che, laddove si manifestino situazioni di combattimento ad alta intensità, con atto avente forza di legge - quindi, con atto spettante inizialmente all'esecutivo e poi trasmesso al Parlamento per il relativo esame, così come fatto in occasione delle missioni - si decide in merito all'applicazione del codice militare di guerra.
Cosa è stato obiettato rispetto a tale tipo di comportamento, reso oggi necessario dalle vicende delle missioni all'estero? In cosa consisterebbe il danno prodotto da una riforma che nel diritto sostanziale, nel diritto processuale, nell'ordinamento penitenziario e nell'ordinamento giudiziario militare è ispirata, come dichiarano le norme dell'articolato, al miglioramento e quindi all'omogeneizzazione


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dei trattamenti e dei comportamenti, alla luce del mutamento dei costumi e del riallineamento ad una cultura giuridica applicata alla società civile di un paese libero, democratico ed avanzato?
Si tratta di riscrivere i testi per omogeneizzare le responsabilità, togliendo anche nei codici militari di pace eventuali ingiusti aggravi di sanzione penale nei confronti dei militari, laddove tale aggravio sia ingiustificato, e appesantendo al contempo i provvedimenti laddove i comportamenti contemplati nel codice non siano sufficienti a sanzionarli in maniera sufficiente rispetto alla sensibilità generale. Mi riferisco al fenomeno del nonnismo e ad altre odiose ipotesi che possono sorgere anche a danno dei soggetti deboli nel corso di un conflitto militare armato.
Quali sono le proposte avanzate in questo senso? Credo di non averne ascoltate e che si intenda probabilmente fare dell'esame del provvedimento un'occasione di scontro artificioso di cui non si avverte assolutamente il bisogno, proprio per il rispetto che si deve ai militari, che rappresentano l'unità nazionale e che sono così fortemente impegnati nelle missioni all'estero, nonché nel contesto nazionale, ogni qual volta si determinino gravi emergenze o necessità.
Ritengo che di fronte allo sforzo compiuto, che è di miglioramento e che viene universalmente riconosciuto come tale (certamente tutto è perfettibile), l'intero Parlamento dovrebbe tributare un omaggio, perlomeno in termini di attenzione e di sdrammatizzazione rispetto a certe iperboli polemiche oratorie che si sono ascoltate. Occorrerebbe pensare che dobbiamo migliorare la magistratura militare, e lo facciamo, riordinandola; occorrerebbe pensare che dobbiamo migliorare i codici, e lo facciamo, riordinandoli.
Non possiamo certamente ipotizzare un azzeramento di quelle che sono previsioni costituzionali: non vedo come si possa eliminare il concetto di reato militare, così come credo non si possa eliminare l'istituto dei codici militari - non è stato fatto da alcun paese al mondo - e non si possa continuare a vivere in uno stato confusionale in cui, per il medesimo reato, intervengono contemporaneamente la magistratura militare e la magistratura ordinaria. Ritengo dunque doverosa la ridefinizione dell'ambito delle competenze. Chiunque ha rapporti con il mondo militare sa quanto sia spiacevole vedere intervenire, per la medesima fattispecie, diverse autorità giudiziarie: ciò crea imbarazzo tanto alla magistratura ordinaria quanto alla magistratura militare ma, soprattutto, crea grave disagio al personale militare.
Il nostro sforzo è dunque volto a riordinare, migliorare, riscrivere e perfezionare la normativa in materia, con l'apertura e la disponibilità che abbiamo dimostrato sia al Senato sia nelle Commissioni e rispetto alle quali le repliche non mi sembrano incoraggianti: me ne dolgo, ma confido che nel prosieguo del dibattito vi sia un diverso atteggiamento, che sarebbe gradito non solo al Governo, ma, soprattutto, al mondo militare e all'opinione pubblica italiana.

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