Allegato A
Seduta n. 588 del 17/2/2005


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[Sezione 3 - Iniziative per la predisposizione di piani di emergenza e per una corretta informazione della popolazione del nord est Italia in relazione alla centrale elettronucleare di Krsko (Slovenia)]

C)

I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri della salute, degli affari esteri e dell'ambiente e della tutela del territorio, per sapere - premesso che:
nella città di Krsko, in Slovenia, è in funzione una centrale nucleare con un reattore Westinghouse da 632 megawatt, che fin dall'inizio dell'attività, iniziata nel 1983 con 5 anni di ritardo sui tempi previsti, a causa di disfunzioni tecniche, ha manifestato numerosi problemi di funzionamento. Tale centrale nucleare dista solo 150 chilometri dalla città italiana di Trieste e 230 da Venezia ed è costruita in una zona che, per la presenza di faglie, risulta ad alto rischio sismico e, per questo motivo, potrebbe non resistere a una scossa sismica superiore al VI grado della scala Richter;
secondo quanto previsto dal decreto legislativo n. 230 del 17 marzo 1995, modificato e integrato dal decreto legislativo n. 241 del 2000, lo Stato deve provvedere alla tutela della popolazione potenzialmente esposta a eventi incidentali negli impianti nucleari, siti sul territorio nazionale e non, tramite la realizzazione di piani di emergenza (articolo 115), parte fondamentale dei quali è la campagna d'informazione obbligatoria della popolazione, cui deve essere consentito, in ogni momento, l'accesso alle informazioni senza doverle richiedere (articoli 129 e 130);
responsabile dell'attuazione dei dispositivi dei piani di emergenza e dell'informativa alla popolazione previsti dalla legge è il prefetto, che si avvale di un comitato formato da rappresentanti delle forze dell'ordine, dei vigili del fuoco, del servizio sanitario nazionale, del genio civile, dell'esercito, della marina, dell'Anpa e degli enti locali;
il prefetto, dottor Goffredo Sottile, con nota del 25 novembre 2004, in risposta a Roberto Giurastante, presidente provinciale dell'associazione Amici della Terra per il Friuli Venezia Giulia, comunica che: «non sono stati predisposti piani di emergenza espressamente dedicati a eventuali incidenti che dovessero interessare l'impianto elettronucleare di Krsko»;
alla delegazione composta da Sandro Metz, consigliere regionale dei Verdi in Friuli Venezia Giulia, dallo stesso Roberto Giurastante e dal primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo, recatasi il giorno 29 novembre 2004 presso la prefettura di Trieste per avere ulteriori delucidazioni in merito, non veniva fornita alcuna ulteriore chiarificazione da parte del vice prefetto delegato all'incontro. Viceversa, il console sloveno a Trieste, Josef Susmelj, presso la cui sede la medesima delegazione, nella stessa data, si recava, provvedeva a consegnare alla stessa documentazione relativa alla centrale di Krsko e il programma del Governo sloveno relativo alla dismissione dell'impianto (comunque prevista non prima del 2024);
il 3 febbraio 2003 il presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e delle attività illecite ad esso connesse, onorevole Paolo Russo, ritenendo di particolare interesse il dossier degli Amici della Terra, si rivolgeva al procuratore della Repubblica di Trieste (Nicola Maria Pace) per sollecitare un'inchiesta, le cui indagini vennero affidate alla Digos di Trieste. Nonostante dalle indagini emergesse che, a seguito di una grave omissione collettiva da parte delle istituzioni, i cittadini non potevano, come loro diritto, ricevere informazioni essenziali per tutelare la loro salute e la loro vita, il procuratore Pace chiedeva l'archiviazione dell'inchiesta, richiesta accolta dal tribunale di Trieste nell'ottobre 2003;
gli Amici della Terra presentavano anche, il 30 giugno 2003, una denuncia


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alla Commissione europea contro l'Italia per violazione delle direttive 89/618-90/641-92/3-96/29 EURATOM, sulle misure di sicurezza nei confronti di impianti nucleari in funzione e sull'informazione pubblica sui rischi connessi al nucleare. L'inchiesta, tuttora in corso, veniva affidata alla direzione generale energia e trasporti (unità H4 protezione radiazioni);
una commissione internazionale, nominata su pressione di Austria e Italia per verificare gli standard di sicurezza della centrate, già nel 1993 espresse 74 raccomandazioni su cambiamenti tecnici e procedurali necessari per adeguare l'impianto alle più severe normative dell'Unione europea;
il problema della mancata attuazione del decreto rimane ed è confermato anche da Guido Bertolaso, responsabile del dipartimento della protezione civile, che, in una lettera in risposta all'esposto di Amici della Terra, chiarisce che la protezione civile ha svolto quanto di sua competenza e aggiunge che la parte riguardante la campagna informativa è affidata alla commissione permanente del ministero della salute, che, fino a questo momento, è inadempiente;
le conseguenze della mancata campagna di prevenzione sarebbero gravissime in caso di fall-out radioattivo alla centrale di Krsko: la nube radioattiva potrebbe raggiungere Trieste in sole due ore dall'incidente e, complessivamente, verrebbero colpite circa 30 milioni di persone, di cui circa 5 milioni a rischio di vita immediato (dati forniti dall'associazione Amici della Terra);
allo stesso modo l'associazione ambientalista denuncia l'inadeguatezza delle strutture sanitarie, che dovrebbero essere attrezzate con centri di decontaminazione per l'accoglienza delle persone, con sale predisposte appositamente per il lavaggio dei pazienti, che dovrebbero essere, nei casi più gravi, ospedalizzati e curati con iodoprofilassi. Gli interventi di decontaminazione per essere efficaci e avere qualche speranza di successo devono essere realizzati nelle ore immediatamente successive all'irradiazione del paziente -:
se non ritengano urgente e doveroso attuare nel più breve tempo possibile le procedure di applicazione del decreto legislativo n. 230 del 17 marzo 1995, modificato e integrato dal decreto legislativo n. 241 del 2000, in attuazione delle direttive 89/618/Euratom e 96/29/Euratom, articolo 130, riguardante la campagna informativa per la popolazione civile;
se non ritengano di dover accertare i responsabili dei ritardi nell'attuazione di detto decreto, ritardi che si configurano molto gravi a fronte del rischio sempre più elevato a cui la popolazione è ancora esposta;
se non ritengano, anche in sede di Unione europea, di utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per verificare lo stato reale della centrale e l'esistenza di adeguate condizioni di sicurezza e garantire l'incolumità dei cittadini che vivono nelle aree a rischio, per la sicurezza dei quali resta viva la preoccupazione.
(2-01449) «Zanella, Boato».
(8 febbraio 2005)