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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Filippo Mancuso, al quale ricordo che ha a disposizione tre minuti. Ne ha facoltà.
FILIPPO MANCUSO. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, rivendico la mia «progenitura» in materia di sfiducia individuale verso un ministro per chiederle, signor Presidente, di concedermi qualche minuto in più.
Comincio proprio da lei, signor Presidente della Camera, se lei presterà un minimo di attenzione alle povere cose che sto per dirle. Mi sto rivolgendo a lei, signor Presidente...
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Filippo Mancuso, ma mi avevano distratto: adesso sono tutto orecchie!
FILIPPO MANCUSO. Spero di avvincerla, signor Presidente (Si ride)!
PRESIDENTE. In passato è capitato a volte, non sempre (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia)!
FILIPPO MANCUSO. Dicevo, signor Presidente, che, in tutta franchezza, ho nutrito qualche dubbio circa l'ammissibilità di questa mozione, e non solo per le ragioni evocate dal Presidente del Consiglio in ordine al dettato della Corte costituzionale, che ha delimitato la materia
deducibile in questo tipo di esperimenti a quella che vede il ministro farsi quasi autonomo rispetto al Governo.
Nell'antica occasione, l'autonomia del ministro sussisteva, e dunque la mozione di sfiducia era almeno ammissibile, poiché il ministro della giustizia, come è noto, gode, in base all'articolo 107 della Costituzione, di un suo status speciale. Nel nostro caso, tuttavia, tale specialità di competenze del ministro «incriminato» non sussiste. Il ministro poteva godere anche di questo altro argomento, taciuto dal signor Presidente del Consiglio, poiché mi sembra che la legge n. 400 del 1988 preveda la possibilità che sia lo stesso Presidente del Consiglio a contestare l'agire di un singolo ministro e ad elevare tale condotta a fatto autonomo rispetto alla responsabilità del Governo.
Ciò non è avvenuto, quindi la sfiducia avrebbe dovuto colpire, casomai, l'intero Governo, e da qui si dimostra la strumentalità dell'esperimento. In altri termini, giuridicamente parlando, vi era l'argomento principe per investire di questo caso il Governo. Invece no: si è voluto imputare ad un singolo ministro, parte integrante di una politica, un fatto specifico. Questo è ciò che la riguarda, signor Presidente.
Quanto al resto, il Presidente del Consiglio ha evocato la sentenza della Corte costituzionale in questa materia. Io non mi permetterò di ricordare le enormi critiche che la dottrina ha sollevato intorno a tale sentenza, che è stata considerata quasi «un caso di rossore» della giurisprudenza costituzionale. Io non sono in grado di essere credibile su ciò; tuttavia ribadisco che sul valore di questa sentenza, che comunque fa stato, vi sono voci di dissenso ben più autorevoli della mia.
Bisognerebbe, quantomeno, ricordare che tale decisione, che ora viene utilizzata, si maturò in un clima di alterazione completa dello stato d'animo del Parlamento e del paese, in cui nessuno - me compreso - si poté chiamare completamente indenne dal dato emozionale. Ciò ebbe una ricaduta sulla qualità giuridica della sentenza. Orbene: ci fermiamo a ciò; non voglio recriminare, ma non possiamo non avvertire che una decisione, giuridicamente opinabile, politicamente controversa, funzionalmente equivoca, non possa essere esaminata che in modo massimamente attento. Perché al ministro Lunardi si deve rimproverare di non aver preveduto in febbraio ciò che sarebbe accaduto a luglio? Che ragionevolezza, che misura, che senso della responsabilità è questo? Del resto, l'intera tessitura della mozione trasuda preconcetto e la volontà di colpire a qualsiasi costo.
Non voglio ironizzare, ma, se potessi farlo, direi che tanto varrebbe imputare ad Ulisse personalmente di essere giunto con dieci anni di ritardo a casa, e non alle tempeste che ne ostacolarono l'omerico ritorno (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Filippo Mancuso.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gibelli. Ne ha facoltà.
ANDREA GIBELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, signor ministro, anche oggi abbiamo assistito all'ennesimo tentativo strumentale di coinvolgere, attraverso una mozione di sfiducia individuale, l'operato dell'intero Governo. Come annunciato in sede di discussione generale, vale la pena ripercorrere brevemente tutte le tappe che hanno contraddistinto l'azione del ministro Lunardi negli ultimi tre anni e mezzo. Va ricordato, anzitutto, che la legge che porta il suo nome è la prima riforma della Casa delle libertà e si innesta in una situazione drammatica, ereditata dai precedenti Governi di centrosinistra, che avevano adottato una serie di provvedimenti con una logica legislativa di natura giudiziaria e burocratica, che aveva - in sostanza - paralizzato il paese.
Non è così per la legge Lunardi, che, invece, ha attivato il progetto delle grandi opere, introducendo norme snelle, che hanno permesso, negli ultimi anni, di aprire i cantieri per la modernizzazione
del paese. Gli ostacoli non sono stati pochi: cito il caso, per rispondere ai colleghi di centrosinistra, di quando ci trovammo di fronte alla necessità di ripristinare la continuità giuridica per riattivare i contratti per la realizzazione delle grandi opere sull'alta velocità e l'alta capacità.
La responsabilità del Governo di centrosinistra di aver bloccato tali lavori pesa oggi sulla vostra parte politica; solo il coraggio del Governo di centrodestra ha consentito di ripristinare una continuità che oggi si può costatare non solo attraverso le quattro pagine delle opere pubbliche indicate dal Presidente del Consiglio, ma anche sulla base della verifica quotidiana di ogni cittadino, che può rendersi conto di come i lavori sull'alta velocità e sull'alta capacità avanzino quotidianamente a ritmi mai visti per questo paese (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana e di Alleanza Nazionale - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
Questo è il motivo politico della presentazione di una mozione di sfiducia assolutamente strumentale! Quel blocco, bisogna sottolinearlo, ha comportato un enorme spreco di denaro. Via via, vanno, poi, elencate le riforme: quella del codice della strada, attivata in questa legislatura e che ha comportato un risparmio in termini di vite umane del più di venti per cento, riducendo i costi sociali relativi. È una riforma nostra, non vostra!
Abbiamo attivato, quindi, le opere sul corridoio 5 e sugli altri principali corridoi con due atteggiamenti. Il primo, introducendo quel meccanismo di natura finanziaria di raccolta dei fondi per la realizzazione delle grandi opere attraverso ISPA, uno strumento nuovo che ha superato quella logica di partnership nella prima versione, che voi non siete stati in grado di superare.
Il secondo atteggiamento è stato quello legato ad una vera azione politica nei confronti di quell'egemonia franco-tedesca, che pretendeva di far transitare la maggior parte del traffico a nord delle Alpi. La capacità di riportare nel corridoio 5, attraverso un'azione politica forte, il nostro paese e, soprattutto, quell'area del paese denominata Padania, che è l'asse portante dell'economia, nonché l'apertura dei cantieri del nord, è un merito del ministro Lunardi. Per questo motivo è stata presentata una mozione di sfiducia (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)!
Vorrei ricordare, tra l'altro, il protocollo trasporti nella Convenzione per la protezione delle Alpi: un provvedimento di natura ideologica ambientalista che avrebbe reso il nostro paese strutturalmente in ritardo rispetto alle infrastrutture realizzate al nord delle Alpi. Questo è contro l'interesse nazionale tante volte sbandierato da voi e, invece, insidiato attraverso provvedimenti di natura ambientalista e ideologica! Toccherà al Parlamento intervenire e correggere quel provvedimento.
Per quanto concerne gli investimenti nel settore ferroviario, si possono elencare le misure straordinarie per modernizzare, attraverso Trenitalia, un sistema che eredita locomotori vecchi di quarant'anni, un sistema che, guarda caso, non ha trovato incentivazioni a breve. Lo voglio sottolineare per segnalare una questione sollevata in più di un'occasione: quella dei tempi.
Vorrei ricordare, colleghi del centrosinistra, che l'acquisto dei treni per metterli in rete non è così veloce come magari acquistare, grazie agli incentivi alla rottamazione approvati dai vostri Governi, macchine per favorire un gruppo industriale in perenne crisi. Guarda caso, le vostre misure a breve erano volte ad aggiungere automobili sulle infrastrutture già congestionate (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)! Parlate di intermodalità ed avete adottato misure per favorire la FIAT. Complimenti!
Anche l'accusa rivolta al ministro sulla tragedia di Linate è assolutamente strumentale. Grazie alla riforma predisposta da questo Governo, abbiamo distinto i ruoli di ENAC, ENAV e società di gestione, per superare quella confusione legislativa
creata da voi nella passata legislatura. Con le vostre leggi, attraverso il principio della legislazione contigua, non è consentito individuare responsabilità precise: di questo vi dovreste vergognare (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana e di Forza Italia)!
Vorrei, inoltre, dare atto al Governo - evidentemente è un tema che riguarda solo la Lega Nord - di aver rispettato un impegno assunto, attraverso un provvedimento che consente alle libertà e alle identità locali di manifestarsi attraverso la cartellonistica bilingue. Grazie, ministro, è stata una battaglia della Lega e l'abbiamo portata a casa grazie a lei (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)!
Le vorrei dare, però, alcuni suggerimenti. Purtroppo, vi è stato qualche ritardo nel completare l'iter sulle grandi opere. Tuttavia, va ricordato, ad esempio, che la commissione VIA ha impiegato qualche mese in più a svolgere le sue funzioni rispetto a quanto previsto dal centrodestra nelle sue intenzioni politiche. Ciò, perché la commissione, che ha lavorato due anni presso il Ministero dell'ambiente, non era stata indicata dal ministro Matteoli, ma era un'eredità del precedente Governo: non ha licenziato i progetti, ha fermato l'istruttoria della legge, ha bruciato i provvedimenti, senza lasciare relazioni (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)! In sei mesi, guarda caso, i lavori di istruttoria sono poi ripartiti da zero.
Quindi, questa è la ragione di parte dei ritardi di cui ci attribuiscono la responsabilità non etica i parlamentari che oggi sono intervenuti, che dimenticano questi aspetti, che non sono dettagli, ma un giudizio politico nei vostri confronti.
Concludo con una serie di aspetti che riguardano chi giudica, perché evidentemente una mozione di questo tipo riguarda complessivamente il Governo. Vorrei ricordare ai colleghi di centrosinistra chi ha fatto le privatizzazioni delle autostrade in questo paese e chi ha creato le condizioni perché società private ponessero delle condizioni che ancora oggi, in alcuni casi, sfuggono al principio di controllo e di indirizzo del Governo. Lo avete fatto voi, probabilmente per favorire qualche vostro amico, e oggi fate i moralisti!
Vorrei ricordare a tutti gli scioperi dei treni di questi giorni (quelli dei macchinisti): ci sono comitati pendolari onestamente arrabbiati per la situazione, ma, guarda caso, ci sono anche notizie di iscritti DS che si infilano nei comitati pendolari per un'opposizione frontale a Trenitalia, non per avere un servizio migliore, ma per ragioni elettorali! Vergogna di questo (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo - Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)!
GIORGIO PANATTONI. Parla per te!
ANDREA GIBELLI. Vergogna!
PRESIDENTE. Onorevole Gibelli, sta esaurendo il tempo, anzi, è esaurito.
ANDREA GIBELLI. Concludo, signor Presidente, in trenta secondi con un invito a sostenere la pragmaticità con cui il ministro Lunardi ha affrontato la questione su quella tragica vicenda che ha coinvolto la Salerno-Reggio Calabria.
Infine, rivolgo un invito, che in realtà è una battuta. Il prossimo Natale farò un regalo ai parlamentari di centrosinistra: una sfera di cristallo per prevedere le condizioni del tempo e il loro futuro di ipocriti (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo), che non danno onore all'atteggiamento pragmatico di questo Governo (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana e di Forza Italia - Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole De Laurentiis. Ne ha facoltà.
RODOLFO DE LAURENTIIS. Ho ascoltato con molta attenzione la relazione nel corso dell'audizione del ministro Lunardi
di fronte alle Commissioni riunite VIII e IX della Camera del 10 febbraio scorso. Allo stesso modo ho ascoltato le argomentazioni dell'opposizione, che oggi sono state di nuovo consegnate alla nostra attenzione in quest'aula.
L'ampio ed articolato intervento del ministro aveva toccato tutti gli aspetti di una complessa e problematica situazione che ci troviamo a dover affrontare affinché il paese possa sostenere una politica dello sviluppo fortemente ancorata e sostenuta da un sistema dei trasporti e della logistica adeguato alla sfida della competizione globale, dell'efficienza e della modernità infrastrutturale ed organizzativa del settore complessivamente inteso, con riferimento sia alle diverse modalità di trasporto, sia alla loro integrazione.
Il filo da lei tracciato richiede di partire da un'analisi del contesto in cui ci troviamo e che sfugge ai più. È ciò che ci interessa e ci appassiona di più rispetto alle sterili polemiche a cui abbiamo assistito in queste settimane, perché è solo dalla profonda comprensione di questo contesto e degli scenari che si possono aprire per il futuro che possiamo tentare di concentrare i nostri sforzi per rendere più comprensibile anche alle forze politiche di questo Parlamento la reale situazione in cui ci troviamo, sia per il posizionamento geo-economico, sia di quello geopolitico.
Solo un'approfondita conoscenza degli scenari ci consente di individuare le problematiche, le criticità di sistema e i fattori di penalizzazione del nostro paese e ci impone conseguentemente la responsabilità istituzionale di individuare strumenti efficaci e azioni forti per eliminarli. Ciò ci dovrebbe indurre - almeno credo - ad una comune adesione tra maggioranza ed opposizione a quel minimo comune denominatore che è l'interesse generale del paese, che francamente mi sembra un po' disatteso nelle argomentazioni addotte dalle opposizioni a sostegno della mozione di sfiducia.
È sui problemi veri del nostro paese che vorrei riportare l'attenzione di tutte le forze politiche di quest'aula. Nel corso degli anni novanta l'Italia ha accumulato un ritardo di crescita di circa 7 punti del PIL rispetto alle altre economie dell'area dell'euro.
La minore crescita dell'economia italiana trova spiegazione nell'insufficiente risposta dell'offerta di trasporto essendo la domanda interna aumentata in Italia in misura analoga a quella degli altri paesi dell'area dell'euro. La perdita di competitività dell'economia italiana è puntualmente registrata dal forte divario tra l'evoluzione delle nostre esportazioni e quella del commercio internazionale da un lato, e dall'accresciuta elasticità delle nostre importazioni rispetto alla domanda dall'altro.
La nostra quota di mercato da una media di 4,7 punti percentuali delle esportazioni mondiali tra il 1986 ed il 1995 è passata rapidamente al 4,1 dell'anno 2000: è la caduta più forte tra quelle rilevate negli ultimi decenni tra i paesi industriali e vede come primo imputato l'insufficiente sistema dei trasporti.
I fattori che determinano il posizionamento più o meno competitivo del nostro sistema dei trasporti sono di carattere strutturale e non sembra che possano significativamente modificarsi nel futuro immediato ed a medio termine se continuiamo a non sostenere uno sforzo ciclopico che si rende necessario e che, fino ad oggi, abbiamo caricato tutto sulle spalle del ministro Lunardi, a meno di non voler penalizzare la crescita economica, il volume ed il valore degli scambi.
Non possiamo esimerci dal ricordare, rispetto a quanto sottolineato da alcuni colleghi dell'opposizione, che la congestione e l'inquinamento delle città sono effetti diretti della mancata politica infrastrutturale del paese nei trascorsi trent'anni. Questi sono i problemi di oggi, ma erano problemi di allora, anche quando nel nostro paese governava il centrosinistra.
La risposta che siamo stati capaci di dare ad un incremento del traffico di merci di oltre il 350 per cento e del circolante di oltre il 330 per cento dagli anni settanta ad oggi è stata quella di
aumentare il livello complessivo delle infrastrutture ad un tasso medio annuo di appena lo 0,3 per cento, contro il 2,4 circa di Regno Unito e Germania ed il 3,3 della Francia. Anche la Spagna, pur dovendo recuperare un gap consistente, si è mossa ad una velocità media annua, nell'adeguamento infrastrutturale, superiore al 2 per cento.
Nelle principali economie industriali europee, quindi, la crescita della dotazione infrastrutturale si è mantenuta in linea o ha addirittura superato, come per la Francia, quella del PIL. Al contrario, in Italia i soli investimenti infrastrutturali stradali non hanno fatto registrare dinamiche di crescita come negli altri paesi europei. In questo settore lo sforzo compiuto dal Governo e dalla sua maggioranza è evidenziato nella relazione del ministro Lunardi nella sua audizione e nel documento che è stato consegnato oggi alla nostra attenzione.
Rispetto ad una caratteristica specifica dei trasporti come settore di rilevanza trasversale, come tessuto connettivo, come elemento di forza dell'intera economia di un paese, un punto di domanda fondamentale riguarda la questione della competitività del sistema dei trasporti, valutata considerando contestualmente agli elementi di prezzo gli elementi che caratterizzano in modo più completo la prestazione dei servizi. Mi riferisco alla competitività del sistema dei trasporti in connessione con la più ampia competitività territoriale determinata, in primo luogo, da una disponibilità infrastrutturale.
Il tema della competitività è al centro della riforma del settore dell'autotrasporto che attendeva da anni le risposte contenute nel provvedimento oggi approvato dal Parlamento. Così il tema della competitività e della sicurezza è al centro della riforma del settore del trasporto aereo che ha ammodernato il codice della navigazione dopo circa sessant'anni. Allo stesso modo, il tema della competitività, dell'efficienza, del miglioramento della qualità dei servizi, dell'accrescimento delle strutture dimensionali delle nostre aziende in grado anche di reggere alla competizione di altri soggetti stranieri, che nel nostro paese stanno acquistando progressivamente sempre più quote di mercato, è al centro del lavoro che la Commissione trasporti della Camera sta svolgendo sul trasporto pubblico locale. I colleghi dell'opposizione hanno sottolineato che tale trasporto è un elemento cruciale per la politica della mobilità nel nostro paese, ma rispetto ad esso non registriamo una reale volontà di dare un contributo serio e fattivo da parte dell'opposizione.
Il tema della sicurezza è al centro della riforma della circolazione stradale che tante vite umane ha risparmiato. Ministro Lunardi, ritengo che questi siano temi non abbastanza noti e né si vogliano approfondire. Vengono ad arte sottovalutati per smorzare ed attenuare il grande sforzo posto in campo con il rilancio infrastrutturale del nostro paese di cui la «legge obiettivo» resta una pietra miliare delle politiche poste in campo dal Governo Berlusconi e rispetto al quale, evidentemente, non posso che condividere le definizioni dei colleghi della maggioranza che mi hanno preceduto.
Alle forze politiche di opposizione non può e non deve sfuggire questo richiamo alle analisi puntuali di un paese che, con grande sforzo, va di nuovo confrontandosi con i grandi mercati internazionali e con gli altri paesi europei, anche in termini di attuazione di politiche di modernizzazione. È per questo obiettivo strategico che bisogna anche essere pronti ad affrontare le difficoltà insite in complessi sistemi di gestione e di rinnovate politiche di relazioni industriali. Agli utenti non dobbiamo trascurare di comunicare e di chiedere, quando è necessario, il loro sacrificio, per rendere più agevolmente perseguibili gli sforzi che stiamo ponendo in campo nel sistema delle infrastrutture. Non dobbiamo avere remore nel chiedere «scusa», come ha fatto il Vicepresidente Follini nei confronti di tutti quei cittadini rispettosi delle normali regole prudenziali, messi in difficoltà da parte di chi queste regole non le ha osservate.
Signor ministro, la fiducia che noi affidiamo alle politiche di ammodernamento
delle infrastrutture di questo paese e al suo operato è ampia ed incondizionata, affinché lei possa portare a termine, nel rispetto dei tempi e delle risorse disponibili, il programma che il Governo e il Parlamento le hanno assegnato. Qualora però dovesse ritenere che lo sforzo che lei sta ponendo in campo non sia sufficiente rispetto alle esigenze che si manifestano, non si risparmi di richiedere a questo Parlamento il sostegno politico necessario, per poter consegnare un'Italia, così come ci viene richiesto dai cittadini, caratterizzata da meno code, meno disagi e da una nuova fase di modernizzazione e di sviluppo, capace di sostenere con forza e determinazione le performance della nostra economia e del sistema paese.
Durante il lavoro necessario per raggiungere questo obiettivo, così strategico per il nostro paese, non le verrà mai meno la fiducia ed il sostegno forte, incisivo e determinato del gruppo dell'UDC (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro - Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pezzella. Ne ha facoltà.
ANTONIO PEZZELLA. Onorevoli colleghi, l'eccezionalità dell'episodio relativo al blocco della circolazione sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria, in occasione dei recenti eventi meteorologici, ha purtroppo alimentato anche - mi si consenta la ripetizione - un'eccezionalità di polemiche politiche. Francamente, il polverone di strumentali accuse, rivolte nella fattispecie al Governo, ed in particolare al ministro Lunardi, dai colleghi del centrosinistra, vanno ben oltre la pur comprensibile e legittima azione di sindacato parlamentare di una forza o di uno schieramento di opposizione.
Anche se il confronto tra i Poli è stato acceso, soprattutto nell'ambito delle Commissioni riunite VIII e IX della Camera, ci siamo lasciati dopo l'audizione del ministro Lunardi con la generale consapevolezza che nessuna responsabilità, sull'eccezionalità degli accadimenti, poteva essere comunque addebitata al Governo. Nella fattispecie, il ministro Lunardi ha infatti fornito tutti gli elementi per il chiarimento dell'esatta dinamica dei fatti. Non contenti di quanto a noi comunicato, alcuni parlamentari dell'opposizione hanno comunque sottoscritto una mozione di sfiducia lunedì 31 gennaio scorso. Leggendo le motivazioni di tale mozione di sfiducia, si denota ancora una volta, in forma recidiva, una strumentalizzazione degli avvenimenti, senza alcun contributo di analisi reale dei fatti e delle azioni poste in campo e, se volete, di analisi di qualche zona d'ombra, che comunque abbiamo dovuto registrare nei giorni degli intensi eventi atmosferici.
Non è pensabile che si addebiti ad un ministro la responsabilità di gestione di strade che non appartengono alle sue direttive. Dunque, ciò significa che l'opposizione si sta inventando ogni giorno nuovi meccanismi, con qualche bugia di troppo, per coprire un lungo periodo di inadempienze, aggiornandole ad oggi, e per metterle in conto a questa maggioranza. Mi domando se al Parlamento, alla politica, a coloro che hanno responsabilità di Governo e di opposizione, interessi risolvere i problemi, affrontando le cause che li hanno creati ed individuando insieme le soluzioni, oppure interessi sempre e soltanto lo scontro politico, a qualsiasi livello esso si ponga, sia che esso riguardi il dialogo con i cittadini, sia che esso riguardi le concezioni che abbiamo della società e della politica.
Questa è l'evidenza dei fatti. Negli anni che vanno dal 1995 al 2001 i Governi precedenti hanno investito annualmente in infrastrutture lo 0,4 per cento del prodotto interno lordo annuo, mentre il traffico, in termini di tonnellate per chilometro e di viaggiatori per chilometro, è aumentato in forma esponenziale.
A fronte di questo quadro, i Governi di centrosinistra non hanno saputo organizzare un processo di riallineamento sul piano infrastrutturale del paese nelle politiche di Governo necessarie a reggere la spinta competitiva degli altri paesi europei
ed a facilitare la nostra economia, le nostre imprese ed a vincere la sfida della globalizzazione dei mercati.
Il ministro Lunardi ed il Governo Berlusconi hanno dovuto lavorare non poco per far comprendere a questa opposizione che, ormai, il paese si allontanava sempre di più dalle economie europee e che era necessario, lo è ancora adesso, ricreare la stessa condizione degli anni del dopoguerra per un grande processo di rilancio della nostra economia.
Il programma degli interventi della «legge obiettivo» del master plan europeo è stato costruito partendo dal nulla. I progetti di infrastruttura del paese erano fermi da anni; non vi era coscienza che i valichi alpini si sarebbero saturati, che i nostri porti ed aeroporti non erano adeguati a sostenere la spinta degli scambi internazionali e che le nostre città andavano verso il collasso.
Oramai, si è spezzato quello spirito di solidarietà civile di dibattito democratico che, in alcuni momenti, è necessario ed indispensabile, soprattutto quando si vanno ad affrontare problemi complessi e difficili di proiezione del sistema paese in un orizzonte temporale di almeno dieci anni. Si tratta di fare scelte che non sono dettate dal contingente (i risultati sono immediatamente visibili), ma che, viceversa, richiedono determinazione, perseveranza, convenzione, con risultati che si vedono lentamente a distanza di anni, laddove il concreto della politica oramai è il quotidiano.
A questo ministro delle infrastrutture dobbiamo riconoscere una grande determinazione nel voler proiettare il paese in un orizzonte prossimo in cui le Alpi siano più facilmente traguardate, i nostri aeroporti riescano a relazionarsi agevolmente con il resto del mondo, i nostri porti siano in grado di accogliere le grandi navi transoceaniche, facendo diventare l'Italia la piattaforma logistica dell'Europa, così come dobbiamo riconoscergli che è stato il primo a lanciare la sfida di una seconda legge obiettivo per le aree urbane.
Quanto si è verificato nei giorni scorsi sulla Salerno Reggio-Calabria necessitava, a nostro avviso, solo di un migliore coordinamento nello stato delle informazioni che si coniugasse alla maggiore sinergia nella dinamica dei soccorsi che sono stati prestati e che sono stati massicci, senza alcun risparmio di energie. È evidente che la tratta Salerno-Reggio Calabria è ancora una autostrada monca e carente; se è priva di caselli all'accesso e, quindi, si può entrare in ogni momento, dobbiamo capire come ciò possa accadere.
Di certo, non si può non negare che il Governo stia lavorando sugli aspetti infrastrutturali per migliorarne la fruibilità e la funzionalità; viceversa, l'opposizione continua a dichiarare tutto e il contrario di tutto sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria. È, infatti, riconosciuto da tutti come la «legge obiettivo» sia una grande legge e come il risultato relativo alle infrastrutture nel nostro paese sia finalmente attuato.
Cari colleghi, nei prossimi anni, se non interverremo subito e massicciamente, i disagi, anche con meno clamore, diventeranno quotidiani, con il rischio di bloccare il paese.
Nelle responsabilità che vengono additate al ministro Lunardi rientrano anche - leggo testualmente la mozione presentata - le «inadeguatezze delle risorse e degli interventi per il trasporto pubblico locale e per la riqualificazione della rete ferroviarie, la mancata attuazione degli impegni annunciati per le grandi opere» e così via. Se commentiamo ciascuno di questi punti anche sulla base degli atti parlamentari delle Commissioni, è facile dimostrare come l'opposizione, proprio su questi temi, sia sempre pronta al rinvio, al blocco, facendo molto più danni di quelli causati dalle nevicate nei giorni scorsi.
Onorevoli colleghi della maggioranza e dell'opposizione, al ministro Lunardi dobbiamo riconoscere il merito della convinzione degli obiettivi che sta faticosamente perseguendo. Alleanza nazionale, come forza politica di maggioranza, non farà mai mancare il proprio sostegno nel difficile cammino intrapreso, chiedendo alle forze politiche di opposizione di ritrovare quello spirito di solidarietà che spesso
accompagna le scelte difficili. Quella delle infrastrutture del paese è una scelta difficile, complessa, faticosa e generazionale che stiamo tutti perseguendo per i nostri figli e per le future generazioni.
Con la stessa forza di questo richiamo, chiediamo al ministro Lunardi di attivare tutti i tavoli istituzionali per rendere il confronto aperto e franco non solo con le forze di opposizione di questo Parlamento, ma anche con le regioni, i comuni ed i grandi decisori delle politiche di trasporto del nostro paese.
Siamo quindi disponibili al confronto leale e costruttivo con tutti, ma non accettiamo lezioni di buongoverno da un centrosinistra che, proprio a partire dall'autostrada Salerno-Reggio Calabria, ha dimostrato tutte le sue incapacità e i sui limiti quando è stato alla guida del paese.
Per queste ragioni, il gruppo di Alleanza Nazionale esprimerà un voto contrario sulla mozione in esame, confermando la fiducia al ministro Lunari (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia - Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pecoraro Scanio. Ne ha facoltà.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, colleghi, mi spiace che il Presidente del Consiglio si sia allontanato in occasione della dichiarazione di voto che svolgo a nome di tutte le forze politiche dell'Unione di centrosinistra. Probabilmente, il Presidente del Consiglio sapeva che avremmo smentito tutte le osservazioni da lui rese in modo imbarazzato. Il Presidente Berlusconi, invece di rispondere sul merito della mozione di sfiducia presentata, prima ne ha contestato l'ammissibilità attraverso una difesa patetica del ministro Lunardi - dimenticando che nella scorsa legislatura le forze dell'attuale Casa delle libertà, quando erano all'opposizione, presentarono diverse mozioni di sfiducia nei confronti di ministri, senza considerarle incostituzionali -, poi ha elencato una serie di dati «a colori», evidentemente errati.
Queste invenzioni sulle presunte opere pubbliche non possono, seppur ripetute, nascondere la realtà. E, visto che avete parlato tanto di un ambientalismo esagerato da parte delle forze dell'Unione, vorrei leggervi quanto affermato dall'Associazione nazionale costruttori, sperando che il ministro Lunardi voglia ascoltare, anche come atto di rispetto verso il Parlamento. L'Associazione nazionale costruttori scrive: «Le prospettive del settore delle opere pubbliche in Italia diventano di anno in anno più preoccupanti. Le scelte del Governo, contraddicendo gli obiettivi più volte dichiarati, vanno nella direzione di un costante e consistente taglio agli investimenti infrastrutturali». Questo è quanto afferma non una qualsiasi associazione ambientalista o le opposizioni, ma l'Osservatorio congiunturale sull'industria delle costruzioni dell'Associazione nazionale costruttori.
La realtà è che i vostri piani sono invenzioni. Quanto affermato dal Presidente del Consiglio sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria è esattamente l'opposto della verità: i 130 chilometri di A3 in via di consegna sono tutti stati appaltati dallo scorso Governo. Non siete riusciti a consegnare nemmeno un chilometro e avete messo in cantiere solo un maxi lotto di poco più di 20 chilometri! I lavori sono iniziati solo dopo 16 mesi e a rilento e non siete stati in grado di consegnare nessun altro maxi lotto! Non continuate a parlare di promesse, perché la gente se ne accorge!
Dunque, non è serio recarsi in aula, in occasione di una circostanziata mozione di sfiducia presentata dall'opposizione, per parlare in modo astratto di opere futuribili; voi continuate a raccontare frottole al paese!
Tutto ciò comporta anche l'imbarazzo dei colleghi del centrodestra; infatti, ci siamo accorti che dopo l'intervento del premier si sono alzati ad applaudire soli i parlamentari di Forza Italia. Il Vicepresidente Follini, durante la disastrosa gestione dell'emergenza neve del 26, 27 e 28 gennaio, si è scusato pubblicamente con gli italiani per le responsabilità del Governo.
Alcune forze della maggioranza hanno chiesto le dimissioni del responsabile dell'ANAS. Bertolaso, capo della Protezione civile, vi ha accusato affermando che già dal 23 gennaio aveva avvisato dell'eccezionale nevicata che si sarebbe verificata, senza che voi faceste nulla. Lo stesso ministro Matteoli si è scusato.
Noi basiamo la mozione di sfiducia sulla gestione dell'emergenza verificatasi dal 26 al 28 gennaio, non sull'intera politica delle opere pubbliche, da noi fortemente contestata ma che porterebbe a chiedere le dimissioni dell'intero Governo, non solo del ministro delle infrastrutture e dei trasporti. La realtà è che riteniamo gravissimo aver lasciato in modo plateale centinaia di cittadini chiusi nelle proprie auto. Forse il ministro ha perso la testa, ma comunque non può ribaltare le accuse sui cittadini bloccati per strada, rimproverando loro di essersi lamentati. Non solo queste persone sono rimaste bloccate, non solo giustamente un «pezzo» del Governo capisce che esistono precise responsabilità, ma il ministro continua a dimenticarsi di essere anche responsabile dei trasporti. Infatti, le infrastrutture comprendono anche i trasporti. Al contrario, dagli aerei ai treni, fino allo smog nelle città rileviamo che esiste una carenza ormai da anni in questo settore.
Il fatto che il Presidente del Consiglio, in grande imbarazzo, si presenti alla Camera dopo tre anni e mezzo di Governo ed accusi l'opposizione, invece di spiegare le buone ragioni dell'esecutivo in carica, dimostra che voi in materia di infrastrutture e trasporti siete un disastro. Le risposte che avete dato in questa sede non sono certamente in grado di rassicurarci.
Pertanto, vi chiediamo di assumervi le vostre responsabilità rispetto alla plateale prova di irresponsabilità e arroganza - e quest'ultima risulta molto grave quando si aggiunge all'irresponsabilità - di aver lasciato i cittadini abbandonati per strada e di averli poi insultati, dicendo che non sarebbero dovuti partire o che sono affetti da «lamentite». Queste persone, quindi, non solo devono restare bloccate sotto la neve, ma non hanno neppure il diritto di lamentarsi!
Allora, di fronte a questi atteggiamenti, non solo l'opposizione ha il dovere di presentare una atto che rappresenti le istanze di tutti cittadini italiani - non solo quelli di centrosinistra - indignati per quanto accaduto, ma voi avreste dovuto avvertire la responsabilità di rassegnare conseguentemente le dimissioni. Avrebbe dovuto avvertirla il ministro e il Governo in quanto tale, ma sappiamo che non possedete un atteggiamento così responsabile. Abbiamo preso atto di tutto ciò e per tali motivazioni abbiamo presentato alla Camera la mozione di sfiducia in oggetto.
Pertanto, chiediamo il voto favorevole su questa mozione con la seria e onesta consapevolezza - come poi esprimeremo in dettaglio - di aver lavorato, negli anni in cui siamo stati al Governo, facendo il possibile per migliorare le infrastrutture vere, quelle che davvero servono, non le promesse come il ponte sullo stretto o quelle «general-generiche». Infatti, esse non rappresentano nulla, se non si riesce neppure a garantire la circolazione degli italiani in presenza di una nevicata, forse eccezionale, ma che non potete descrivere come una sorta di tsunami o di evento estremo. In realtà, in tutta Europa in presenza di siffatte nevicate si interviene con normali attività di manutenzione e di informazione nei confronti dei cittadini. Non lo avete fatto e vi siete assunti una grave responsabilità.
Pertanto, proseguiremo nella nostra battaglia sulle grandi opere, chiarendo che vogliamo infrastrutture utili al nostro paese. Quindi, lavoreremo fino in fondo per realizzare tali infrastrutture perché tutte le forze dell'Unione si sentono dalla parte dei cittadini e delle necessità reali del paese.
Per tutte queste considerazioni ci sentiamo assai indignati per la difesa fatta in quest'aula senza alcuna motivazione concreta e senza sentire il bisogno di scusarsi con i cittadini danneggiati in quei giorni né con tutti gli altri che in occasione di
altre emergenze verificatesi nel settore dei trasporti hanno sperimentato gravi difficoltà.
Signor ministro, lei è molto attento alla sua società, con la quale continua a seguire alcuni lavori in Francia nonostante evidenti problemi di conflitto di interessi da noi più volte denunciati. È sicuramente molto attento al suo lavoro, ma vorremmo un ministro che si occupi degli interessi dell'Italia, lavorando a tempo pieno per risolvere i nostri problemi, lasciando stare al contempo le vicende personali. Se poi dovesse proprio seguirle, allora lasci stare il governo del paese.
Pertanto, a nome di tutte le forze dell'Unione, dichiaro il voto favorevole sulla mozione di sfiducia in oggetto (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-L'Unione, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Rifondazione comunista, Misto-socialisti democratici italiani e Misto-Popolari-UDEUR).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Antonio Leone. Ne ha facoltà.
ANTONIO LEONE. Signor Presidente, esprimeremo voto contrario sulla mozione in esame. Ricordo un episodio risalente esattamente a cinque anni or sono, quando, il 9 febbraio 1999, ebbe a verificarsi un'eccezionale nevicata che bloccò alcuni tratti dell'autostrada A1 per l'intera giornata e per metà della giornata successiva.
In quella occasione, gli organi di informazione ebbero a riportare notizie di gravi disagi lamentati dagli utenti in panne o semplicemente in coda, resi ancor più insopportabili per la grave insufficienza dei sistemi di assistenza e di soccorso e dalle erronee informazioni contenute sui tabelloni elettronici che rappresentavano in modo inadeguato la gravità della situazione. Le conseguenze politiche dell'accaduto furono costituite da una mera interpellanza, presentata peraltro da un deputato dell'Ulivo (all'epoca imperava il presidente D'Alema), finalizzata a sollecitare il ministro in carica a porre in essere ogni iniziativa per impedire il ripetersi di tali disagi. Non si parlò di sfiducia, né si parlò di dimissioni e di responsabilità in genere di chi all'epoca governava il paese (e non era certo il centrodestra).
Ciò premesso, per quanto riguarda la mozione che ci occupa, presentata dai parlamentari dell'opposizione, essa rappresenta chiaramente un atto demagogico, pienamente in linea con la deriva estremistica che sta assumendo sempre di più l'opposizione di centrosinistra. È del tutto evidente, infatti, che l'evento atmosferico che ha creato tanti disagi su uno dei tratti montani dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria è assolutamente eccezionale, e dunque difficilmente prevedibile, almeno nella sua reale consistenza.
Raccontano i presentatori della mozione che vi era stato nei giorni precedenti all'evento un avviso del Dipartimento della protezione civile che segnalava la possibilità di pesanti nevicate sulle regioni Emilia Romagna, Marche, Lazio, Umbria, Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Basilicata, Sicilia e Sardegna: diramare un avviso così generale ne attenua sicuramente il significato, in quanto riguarda circa due terzi del territorio nazionale e quindi due terzi della rete stradale ed autostradale.
Bene ha fatto il Presidente del Consiglio, al pari di altri colleghi che sono intervenuti, a porre alcuni interrogativi e alcune riflessioni sulla mozione in esame.
Una domanda sorge spontanea: può il Parlamento votare la sfiducia ad un ministro costringendolo a dimettersi? Il punto centrale della Costituzione, relativo al rapporto Parlamento- Governo, è l'articolo 94; in tale nobile norma non vi è una sola traccia ed un solo accenno che possa rendere possibile lo «spezzettamento» del meccanismo della fiducia, che riguarda l'intero Governo nell'insieme dei ministri che lo compongono.
L'avere adottato «all'italiana» l'istituto della mozione per le dimissioni di un ministro pone sicuramente una serie di interrogativi e di riflessioni che pur vanno fatte. Siamo nei limiti della costituzionalità?
È contro la concezione attuale di governo e di coalizione elettorale preventiva? È ipotizzabile una nuova forma di destabilizzazione, magari con una maggioranza diversa dal governo di coalizione? Potrebbe essere data al Parlamento una illusione in ordine ai poteri che in effetti non ha? È contro la concezione del governo del Primo ministro?
Vale la pena di riflettere, e anche abbondantemente, sulla sentenza n. 7 della Corte costituzionale del 1996; ma il criterio da adottare per individuare la responsabilità del vertice di un dicastero non può certo essere quello oggettivo, ma certamente quello soggettivo; ed invero, come poter sostenere che il ministro debba rispondere tout court di ogni azione al di fuori del normale, logico e cosciente controllo di una divisione o diverso settore del proprio dicastero? E se responsabilità ci deve essere, è giusto da inquadrarsi nella forma commissiva od omissiva, cosciente e volontaria? Colpa o dolo, in altri termini, sono gli atteggiamenti psicologici minimi e necessari per poter affermare che ad un evento prevedibile, secondo la normale valutazione umana, non è stato opposto alcun rimedio fattuale che abbia impedito il suo verificarsi; o ancor più, dopo il suo verificarsi, non sia stato posto in azione alcunché al fine di impedire il peggiorare della situazione ex ante.
In mancanza di ciò, dovremmo argomentare diversamente: ogni e qualsiasi evento normale od eccezionale, frutto dell'esperienza umana o dell'alea, verrebbe a costituire presupposto per addebitare gli effetti del suo verificarsi, con l'inimmaginabile carico di conseguenze, sulle spalle di un incolpevole ministro.
Cadremmo così nella istituzionalizzazione di un brocardo, che oramai è tanto caro alle opposizioni, quello del «piove, Governo ladro». Solo su questo c'è la vostra unità e solo su questo la vostra «unione». Penso che sia poco per fare opposizione (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
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